“Le dolci avventure alla locanda Cinnamon Spice. L’amore è la spezia più dolce di tutte” di Harper Graham

Titolo: Le dolci avventure alla locanda di Cinnamon Spice. L’amore è la spezia più dolce di tutte. 
Autore: Harper Graham 
Traduttore: Valentina Legnani, Valentina Lombardi 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 21 Ottobre 2025 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo rosa 

Madison Kelly si strinse le ginocchia al petto. Non riusciva a credere a quello che le stava capitando. Solo quella mattina, stava correndo lungo la sua strada a New York con un croissant e un caffè in mano, diretta a una riunione. E ora si trovava di nuovo nella casa della sua infanzia, la locanda Cinnamon Spice, con una misteriosa lettera sotto il cuscino e il temporale che infuriava contro le finestre. 
La lettera era arrivata quella stessa mattina. Era scritta al computer e senza firma, infilata in una logora busta che sembrava essere rimasta nella tasca di qualcuno per settimane. Fin dall’istante in cui l’aveva presa in mano, aveva capito che era importante. L’aveva aperta con la mente in subbuglio e le mani tremanti, e un aroma terroso di sandalo e vaniglia era emanato dalla carta risvegliando un ricordo. 

Madison, 
Il Cinnamon Spice ha bisogno di te. 
Tuo padre ha bisogno di te. 
Puoi tornare a casa? Solo per un po’. 
Con affetto. 

Se avete bisogno di un libro caldo come un abbraccio o se avete letto la saga ambientata a Dream Harbor di Laurie Gilmore, questo libro è perfetto per voi!
Sedetevi siul divano in compagnia di un gustoso sidro di mele, immaginatevi il profumo di mele croccanti, pere speziate, cannella, vin brûlé e l’immancabile pumpkin spice… ma non dimenticatevi, di adornare la vostra casa con zucche, ghirlande autunnali e… adesso siete pronti a conoscere Maple Falls!!
Maple Falls è una cittadina in riva al lago, circondata da montagne, i cui cittadini sono persone strane ma con un forte senso di solidarietà verso gli altri. Se sei nato a Maple Falls e hai perso i genitori, stai affrontando problemi economici o hai bisogno di verniciare la cucina… non preoccuparti perchè non sarai solo/a, ogni cittadino di Maple Falls, ti aiuterà a superare qualsiasi problema e difficoltà!!

Zach aveva imparato in fretta che la famiglia non si limitava ai legami di sangue. A volte, ne faceva parte chi era pronto a dare una mano senza che qualcuno glielo avesse chiesto. Chi ti tagliava l’erba, ti portava da mangiare o ti insegnava a riparare una caldaia rotta perchè ora eri tu l’uomo di casa. Queste erano le lezioni che gli erano rimaste impresse. 
L’intero paese aveva cresciuto lui ed Emily. I suoi nonni avevano contribuito, certo, ma avevano il loro lavoro nella fattoria, dove si occupavano del meleto. Dopo la loro scomparsa, furono la signora Bishop, il signor Jensen del negozio di ferramenta e metà delle donne della parrocchia, ad assicurarsi che Zach ed Emily non rimanessero mai senza regali di compleanno o cappotti pesanti, soprattutto durante i primi due anni. Era in debito con loro. 
Ecco perchè lasciare Maple Falls non era mai stata un’opzione per lui. Diversamente da Madison. 

La protagonista del libro si chiama Madison Kelly, un’importante giornalista gastronomica di New York, che aveva lasciato Maple Falls per seguire il suo sogno: vivere in città e fare carriera. Madison è una ragazza molto intelligente e bella, con i capelli rosso fuoco e degli splendidi occhi verdi, era cresciuta a Maple Falls, nella locanda di famiglia: “Il Cinnamon Spice”. La locanda Cinnamon Spice, era uno dei luoghi più caratteristici e amati di Maple Falls, dove i turisti potevano soggiornare in una camera per qualche giorno e mangiare le gustosissime girelle alla cannella, preparate da Meredith, la mamma di Madison. 

Il Cinnamon Spice era sempre stato lì. Era parte di Maple Falls tanto quanto la piazza del paese. Ma tutti sapevano quanto George fosse in difficoltà da quando la madre di Madison, Meredith era morta. La locanda non era più come prima. 
<<Comunque, mi chiedevo se il tetto potesse essere un pretesto per convincere George ad accettare un po’ di aiuto. Potresti iniziare da quello e poi vedere cos’altro c’è da fare. E poi, hanno quella baita in più nella proprietà…>>, continuò. 
Anita stava parlando della baita degli innamorati sul lungo lago: una baita rustica con una camera da letto, un angolo cottura e un bagno. Lui e Madison si erano intrufolati lì più di una volta, quando avevano poco più di vent’anni. Ma si guardava bene dal dirlo a sua madre. 
<<Quella baita ha bisogno di lavori di ristrutturazione, come il resto della locanda>>, aggiunse sua madre. <<E tu hai bisogno di un posto dove stare…>>

Nei pressi della locanda, si trova la baita degli innamorati, situati lungo il lago, una baita rustica con una camera da letto, il bagno e l’angolo cottura, il luogo ideale per trascorrere qualche ora in compagnia del/della proprio/propria ragazzo/a. 
Madison è felice di aver lasciato Maple Falls, non ha alcun desiderio di tornarci ed è sempre di corsa tra un articolo e l’altro, ma può contare sulla preziosa amicizia di Jo, una ragazza che sin da subito l’aveva aiutata sei anni prima ad ambientarsi nel mondo della grande mela. 
Ma un giorno, Madison, riceve una lettera inaspettata scritta al computer: “Il Cinnamon Spice ha bisogno di te. Tuo padre ha bisogno di te. Puoi tornare a casa? Solo per un po’. Con affetto.” 
Madison non sa chi potrebbe averle inviato questa lettera misteriosa, la nonna Edith, non avrebbe esitato a chiamarla per chiederle aiuto e il padre George, era troppo impegnato a salvare nuovi animali in difficoltà, per perdere tempo a scrivere. 
E allora, chi può essere stato? Sicuramente, qualcuno che aveva a cuore le sorti della locanda…
Mentre, Madison è curiosa di scoprire l’autore della lettera misteriosa, decide che è giunto il momento di tornare a Maple Falls, il luogo della sua infanzia. 
Appena arriva a casa, Madison, scopre con dispiacere che la locanda di famiglia sta affrontando un periodo di crisi e ha bisogno di essere ristrutturata urgentemente. 
Soprattutto adesso, che una violenta tempesta aveva fatto abbattere un albero sul tetto della locanda. Da quando era piccola, Madison aveva paura delle tempeste e dei temporali, e adesso, si ritrovava a Maple Falls, nella locanda di famiglia con un tetto distrutto e con i piedi bagnati, a causa dell’acqua che era entrata in ogni vano della locanda. 
Il padre George, in compagnia dell’ultimo animale che aveva salvato, un simpatico cagnolino di nome Choco, nel pieno della notte era andato a chiedere aiuto, all’ultima persona che Madison avrebbe voluto rivedere: Zach. 

Madison armeggiò con una paletta arrugginita appesa a un chiodo sopra la sua testa. Aveva i bordi smussati dall’uso, ma era meglio di niente. La porta si aprì con uno scricchiolio e Madison brandì la paletta all’altezza della testa, pronta a colpire. Pregò di non doverla usare ma, come si dice, a mali estremi…
Fu investita da una luce abbagliante.
<<Mads? Che diavolo ci fai qui? Sei tornata?>> La voce dell’uomo era bassa e roca. 
Madison arretrò incespicando, mentre la paletta cadeva a terra con un rumore metallico. 
<<Zach?>>, sussurrò. Sentì lo stomaco sprofondare e il cuore accelerare i battiti. 
L’uomo si avvicinò, la torcia che illuminava la pioggia gocciolante dai capelli color sabbia e dalla camicia di flanella. Teneva le braccia incrociate, la figura ferma e robusta come Madison la ricordava. 
Era lui. 
Il suo ex, il suo primo amore, quello che un tempo era il suo migliore amico. 

Zach era stato il primo ragazzo di Madison, erano cresciuti insieme tra la locanda e la romantica baita, dove trascorrevano di nascosto qualche oretta per stare un po’ da soli. 
Zach è un ragazzo molto affascinante, che non aveva mai preso in considerazione di lasciare Maple Falls, a differenza di Madison, che sin dall’adolescenza sognava di vivere in città e scrivere. 
I due erano sempre stati molto affiatati, certi che sarebbero stati insieme per sempre… ma poi, era arrivata una lettera che aveva cambiato ogni cosa. 
Madison avrebbe dovuto trasferirsi a New York per un periodo, per completare uno stage che gli avrebbe permesso di entrare a far parte del mondo giornalistico gastronomico. 
Zach è sempre stato consapevole dei sogni e delle ambizioni di Madison, l’ha sempre spronata, supportata a trasferirsi a New York. 
E allora, che cosa è successo tra i due?
La distanza, le parole non dette e il destino, si erano insinuati nella loro relazione e i due si erano lasciati. 

Le aveva spezzato il cuore e lei lo aveva sentito frantumarsi in mille pezzi nel petto mentre si allontanava. 

Da quando era arrivata, quella sera, Madison aveva i nervi a fior di pelle. La locanda era in condizioni di gran lunga peggiori di quanto si fosse aspettata. […] 
Un tempo, il Cinnamon Spice era stato il luogo perfetto dove trascorrere una vacanza in autunno. I ricordi della sua infanzia erano legati all’aroma delle celebri girelle alla cannella di sua madre, alla veranda coperta di foglie secche, alla calda sala da pranzo con il soffitto a volta e il caminetto scoppiettante. Nessuno poteva venire lì senza sentirsi avvolgere in un immenso e caloroso abbraccio. Quello era il luogo perfetto per rannicchiarsi con un libro e un caffè accanto alla finestra con vista sul lago e su un panorama di splendidi colori autunnali 
Ora, però, era chiaro che suo padre aveva smesso di occuparsene, e la lista delle faccende che Madison avrebbe dovuto sbrigare era più lunga del menù degustazione di un ristorante francese. 
Ma lei avrebbe sistemato le cose, ci sarebbe riuscita. Avrebbe rimesso in sesto la locanda, avrebbe assunto un direttore e sarebbe tornata in città per il 1 Novembre. 
Doveva semplicemente affrontare un problema alla volta. Preparare una lista e seguirla alla lettera. Madison faceva sempre magie con le liste. 

Madison tornava raramente a Maple Falls, sia perchè sentiva la mancanza della madre, sia perchè voleva evitare di incontrare Zach, l’unico ragazzo che aveva mai amato. 
E adesso, Madison è tornata a Maple Falls per salvare la locanda di famiglia e si ritrova davanti proprio lui, Zach e il suo fascino indiscusso. 
Zach non si aspettava di provare ancora qualcosa per lei, ma George gli aveva chiesto una mano per ristrutturare la locanda e lui non aveva nessuna intenzione di rinunciarvi. 
Madison deve sopportare di vedere ogni giorno Zach, il miglior tuttofare di Maple Falls. 
E’ così che Madison, scopre che a distanza di anni, Zach è ancora capace di farle tremare le ginocchia e mandarla su tutte le furie come nessun altro al mondo. 
Lavorare fianco a fianco per ristrutturare la locanda, è l’ultima cosa che Madison e Zach vorrebbero fare, ma sono disposti a mettere da parte i loro sentimenti per salvare la locanda. 

Perchè per quanto tempo fosse passato, per quanti muri lei avesse provato a costruire, le era bastata un’occhiata a Zach per tornare dritta al punto di partenza. 
Ora la domanda era: che cosa aveva intenzione di fare? 

Oltre a Zach, Madison ritroverà gli affetti, le vecchie amicizie di un tempo: da Emily, la sorella di Zach a Liam, il migliore amico del suo ex. Sia Emily, che Liam e il resto degli abitanti, accolgono Madison con un calore e un affetto indescrivibile, cancellando nella mente di Madison ogni paura di non essere benvoluta. 

Alla fine non aveva chiuso solo con Zach. Aveva chiuso anche con Emily, Liam e il resto di Maple Falls. Ogni chiamata persa e ogni risposta rimandata erano mattoni che, uno dopo l’altro, andavano a costruire un grande muro tra loro. E poi sua madre era morta, e quel muro le era sembrato troppo alto da scalare. 

Madison avrà modo di farsi deliziare dalle leccornie di Emily, che aveva rilevato la storica pasticceria di Maple Falls… e sarà proprio Emily, ad aiutarla a trovare il successore di Maurice, un tempo, il cuoco di Cinnamon Spice ma che adesso, era andato in pensione, lasciando la locanda nei guai. 
Madison è alla ricerca di un degno sostituto e non può permettere che suo padre, negato in cucina, rischi di provocare un incendio nel tentativo di cucinare i pancake. 
Emily ha la soluzione adatta per lei: Kit Riker, la pronipote di Norma Steigler, che si è trasferita da poco a Maple Falls, dopo aver terminato la scuola di cucina. 

Per un istante, si era concessa la possibilità di immaginare una versione alternativa della sua vita. Una in cui non se n’era mai andata. Una in cui faceva una capatina in quel posto ogni sabato, dove lei ed Emily continuavano a dividersi le girelle alla cannella e raccontarsi storie di capi terribili, clienti folli e sogni che non erano sicure di avere il coraggio di inseguire. Madison espirò lentamente. 
Era sciocco piangere per una vita da cui si era allontanata. Eppure, eccola lì. E le era mancato così tanto quel locale. […] 
Basta sognare a occhi aperti. Madison aveva del lavoro da fare, una locanda da salvare. 

 

Con i suoi dolcetti, Kit conquista il palato fine di Madison, diventando la nuova cuoca della locanda.
Madison aveva ancora molte cose da sistemare, era sicura che la locanda sarebbe tornata a splendere come un tempo. 
Maple Falls è in fermento per la storica Festa delle Zucche e Madison e Kit, prima della riapertura della locanda fissata per Halloween, vogliono dimostrare a tutti i cittadini, le abilità culinarie della nuova cuoca del Cinnamon Spice. 

<<Lasciami rimediare, Mads>> 
Madison serrò i denti. Di nuovo quel nomignolo, come fossero ancora tutti e due quelli che erano un tempo. Come se lei non se ne fosse andata. Come se lui non l’avesse lasciata andare. […] 
<<Devo andare.>>
Girò sui tacchi, ma prima che potesse fare due passi, Zach la richiamò. 
<<Hai sempre avuto l’abitudine di scappare via, vero, Mads?>> Madison si immobilizzò, solo per un instante. E allora? Se anche avesse avuto la tendenza a scappare? Ora era lì, no? Era lì davanti a lui, per quanto lui l’avesse ferita e per quanto fosse ancora moribonda. 
Madison si costrinse a continuare a camminare. Ad andarsene prima di fare qualcosa di cui si sarebbe pentita. Tipo gettare ciò che restava del suo caffè su quel volto fastidiosamente attraente. 

E mentre il profumo di cannella aleggia nell’aria, Madison e Zach iniziano a trascorrere sempre più tempo insieme, rivivendo i ricordi dolceamari del loro amore, ma anche battibecchi infuocati tra una partita di biliardo e una dispensa. 

Magari era l’Old Fashioned che le scorreva nelle vene, o magari era il lento fuoco dello sguardo di Zach che seguiva ogni suo movimento, ma tutt’a un tratto Madison non si sentiva più cauta o attenta. 
Si sentiva pericolosa. Vendicativa. Voleva che lui si sentisse come si era sentita lei quando era entrata in quello stesso pub anni prima e lo aveva visto con quell’altra donna: ignorato, rimpiazzato, insignificante. 
Madison prese il gessetto, facendolo rotolare tra le dita prima di passarlo sulla punta della stecca con movimenti lenti e decisi. Il suo sguardo rimase fisso su Zach per tutto il tempo, sfidandolo a interrompere il contatto visivo. 
<<Ti metterò in ginocchio.>> Zach inarcò un sopracciglio. <<E’ una minaccia o una promessa?>> 
Madison inclinò la testa. <<Non ti piacerebbe scoprirlo?>>

Madison dopo tanti anni, scoprirà che Zach non l’aveva mai tradita sei anni fa e non può fare finta dei suoi sentimenti, sempre più intensi verso quel ragazzo. 
Quando, Madison è certa di cosa fare della sua vita e del suo futuro, scopre una notizia sconvolgente sulla locanda di famiglia. 

E forse era questo l’amore: desiderare la felicità dell’altra persona, anche se ciò significava lasciarla andare. 

Madison si trova di fronte a un bivio: tornare a New York o restare tra le braccia dell’uomo che non ha mai smesso di amarla? 
Che cosa sceglierà Madison, l’amore o la carriera? 

E’ casa tua. Ed è tua, se la vuoi. Ovunque tu sia nel mondo, sarà sempre casa tua. 
I tuoi sogni cambieranno e cresceranno con te. Va bene così. Ma non dimenticare di ascoltare il tuo cuore. Non inseguire una strada solo perchè sembra splendente. E non restare per i sensi di colpa o la paura. Resta perchè questo posto ti dà forza, anche quando è difficile. Perchè qui ti senti te stessa più qui che altrove. Perchè c’è amore: un amore vero, ingarbugliato, per cui vale davvero la pena rimanere.

<<La mia mina vagante personale.>>
<<Tu mi fai volare, ma mi tieni ancorata a terra>> Si appoggiò a lui. <<E ogni volta che temo di esagerare, ogni volta che mi sento sopraffatta, penso a te.>> 
La voce di lui si ridusse a un sussurro accanto al suo orecchio. <<Combineremo entrambi qualche casino, ma va bene così. Fino a quando riusciamo a risolverli insieme. E io non voglio una vita perfetta. Voglio una vita vera. Voglio noi.>>
Lei sorrise con le lacrima agli occhi. 
<<E io ti amerò, una stagione dopo l’altra, per il resto della mia vita.>>

La scrittrice Harper Graham con “Le dolci avventure alla locanda Cinnamon Spice. L’amore è la spezia più dolce di tutte”, con un caldo abbraccio avvolge tutti i lettori, trasportandoli a Maple Falls, dove si trova una locanda da salvare, un amore da riscoprire durante la stagione autunnale che cambierà tutto. 
I temi trattati sono i sogni, il giornalismo, le tradizioni, la morte, i ricordi, i rapporti tra genitori- figli, gli animali, il destino, la cucina, le amicizie, i malintesi e l’amore, che nonostante il passare degli anni è rimasto immutato nel cuore di Madison e Zach. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice, romantico, con il giusto tocco di spicy, a rendere la storia più piccante e vivace. 
Con questa storia, il lettore si ritroverà a Maple Falls, verrà avvolto dal profumo speziato della cannella, dai biscotti di Edith… ma anche dall’abbraccio caldo degli abitanti della cittadina. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni fisiche e psicologiche, che permettono al lettore di affezionarsi a Madison, Zach e agli altri personaggi presenti nella storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia d’amore dal gusto speziato della cannella, ma anche dal sidro di mele, dal pumpkin spice caffè, in compagnia di Madison e Zach. 
Non vedo l’ora di conoscere la prossima storia d’amore, ambientata a Maple Falls, e voi? 
Vi piacerebbe abitare a Maple Falls? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📖!!

“Il mondo quello vero” di Francisco X. Stork

Titolo: Il mondo quello vero 
Autore: Francisco X. Stork 
Traduttore: G. Iacobaci 
Casa Editrice: Mondadori 
Collana: Strade blu. Fiction 
Data uscita: 10 Novembre 2009 
Pagine: 310 
Genere: Romanzo di formazione 

<<Voglio che quest’estate tu lavori allo studio legale.>> 
Questa è un’assoluta sorpresa. Ci metto un po’ a trovare delle parole, parole di qualunque tipo. Quando ci riesco, dico: <<Ho un lavoro estivo alla Paterson.>>
<<Darai una mano all’ufficio corrispondenza.>> Non sente, o sceglie di non sentire quel che dico. 
<<Ho già un lavoro>> ripeto. 
<<Siediti, perfavore.>> Indica la sedia. Mi metto seduto. Si sposta in avanti con la sua sedia fino a che le nostre ginocchia quasi si toccano. Abbassa la voce. E’ un padre adesso. <<Figliolo, voglio che tu abbia un lavoro in cui interagisci con gli altri, in cui ti trovi a elaborare cose nuove da solo. In quali attività della Paterson puoi imparare cose che non sai già?>> 
<<Imparerò a addestrare i pony.>>
<<Ma questa è una fase della tua vita in cui devi lavorare accanto alle persone.>>
<<Perchè?>> 
<<E’ un’esperienza che non hai mai vissuto veramente. Alla Paterson sei in un ambiente protetto. I ragazzini che vanno lì non sono… normali. La maggior parte di loro continuerà per tutto il resto della vita a essere così com’è. Tu, invece, sei in grado di crescere e di adattarti. Persino il tuo dottor Malone la pensa così. Lo ha detto sin dalla prima visita che ti ha fatto. Per tutti questi anni non era davvero necessario che tu frequentassi la Paterson. Non è assolutamente il posto per te. Io so che tu stesso te ne rendi conto. Non c’è nulla che non vada in te. Semplicemente ti muovi a una velocità differente rispetto ai ragazzi della tua età. Ma perchè tu possa crescere e non restare bloccato, hai bisogno di vivere in un ambiente normale. E questo è il momento per farlo. Ecco la mia proposta: se lavori allo studio legale quest’estate, alla fine della stagione sarai tu a decidere se vorrai frequentare l’ultimo anno alla Paterson o alla Oak Ridge High.>>
Adesso s’interrompe. Sa che mi occorre un po’ di tempo per elaborare tutto questo. Un’estate allo studio legale in cambio di un anno intero alla Paterson. […] 
<<C’è soltanto una cosa.>> Lo vedo prendere il bicchierino di vino e portarlo alle labbra. Questa volta vengono fuori lentissime. <<Potrai fare quel che vorrai in autunno…>> Attende che il mio sguardo incontri il suo e poi prosegue: <<Ma quest’estate dovrai seguire tutte le regole del… mondo vero.>>
<<Il mondo vero>> dico ad alta voce. E’ una delle espressioni preferite di Arturo. 
<<Sì, esatto. Il mondo vero.>>

Il protagonista del libro si chiama Marcelo Sandoval, un ragazzino di diciasette anni che vive a Boston insieme a suo padre Arturo e a sua sorella Aurora. Marcelo è un ragazzo “speciale”, alcuni ritengono che abbia un disturbo cognitivo, ma la diagnosi più corretta è “eccesso cognitivo”, un modo diverso di percepire la realtà che lo circonda. 
Marcelo sente nella sua testa una musica, la “MI” interiore, una musica che non percepisce con le orecchie, ma con il cervello. Marcelo parla della sua musica nelle sedute con il dottor Malone, ma non riesce a fargli capire realmente cosa sente. 

<<Per la gran parte del tempo ho ripensato a tutto quello che è successo dal momento in cui ho trovato la foto di Ixtel. Queste immagini di ciò che è successo erano come note musicali. Alcune avevano un bel suono, altre no. Mi piace il suono di quando abbiamo rintracciato e trovato Jerry Garcìa. E’ a questo che ho pensato per la maggior parte del tempo, e poi ho pensato alla mia musica interiore e l’ho cercata.>>
<<E che cosa sarebbe… la tua musica interiore?>>
<<Sin da quando avevo sei anni – forse ancora meno, ma il primo ricordo risale ad allora- ho cominciato a sentire della musica, era qualcosa di simile. Jasmine prova delle emozioni quando sente certa musica?>>
<<Sì.>>
<<Immagina di sentire le emozioni prodotte dalla musica ma senza il suono della musica, però sai che la musica c’è. Solo che le emozioni che provi sono sempre positive…come di attesa e di appartenenza, contemporaneamente. La chiamo musica perchè è la parola più adatta a descriverla. Una volta la sentivo quando volevo. Non dovevo far altro che cercarla e la trovavo, ma era qualcosa di più simile a un’attesa che a una ricerca. Ma adesso è più difficile trovarla. E’ quasi del tutto sparita, direi. Speravo che sarebbe venuta almeno mentre ero qui. 

Marcelo parla in terza persona e si sente a suo agio nella sua casetta sull’albero, dove può essere sé stesso. Marcelo frequenta una scuola “speciale”, la Paterson, dove si prende cura dei pony e ha un interesse fortissimo per la religione (sebbene non sia ebreo, si incontra e discute regolarmente con una rabbina davvero originale). 
Ma un giorno, suo padre Arturo, un importante avvocato che non riesce ad accettare la diversità del figlio, decide che durante le vacanze estive, al posto di lavorare alla Paterson per prendersi cura dei pony, il figlio avrebbe lavorato nel suo studio legale. 
Marcelo ha paura ad affrontare questo nuovo incarico, che lo metterà alla prova, sfidando sé stesso a uscire dal “guscio” protetto della sua casetta e della Paterson. 
Arturo gli propone un patto: Marcelo, se svolgerà bene il lavoro presso lo studio legale, provando a mettersi in gioco, potrà decidere, al termine dell’estate, se tornare alla Paterson o frequentare una scuola normale (come desidera il padre.)
Marcelo non vede l’ora di tornare alla Paterson, un luogo “protetto”, sicuro che lo fa sentire a suo agio, dove può stare con i pony… Ma decide di accettare la proposta del padre ed inizia a lavorare nello studio legale, dove incontrerà Jasmine, una ragazza molto bella che si occupa di gestire la corrispondenza dello studio che lo aiuterà ad adattarsi al mondo vero. 
Marcelo dovrà superare una serie di prove difficilissime, come relazionarsi con gli altri, svolgere gli incarichi assegnati dall’ufficio, anche quelli più complicati delegati dal figlio del socio di Arturo, Wendell. 
Wendell è il classico ragazzo “potente”, convinto che con il proprio fascino e i soldi, riesca a conquistare tutte le ragazze, anche Jasmine. Ma Jasmine, si tiene alla larga dalle avance di Wendell, perchè in tutto l’ufficio gira la voce che è un Don Giovanni, che cambia ogni giorno una ragazza. Wendell non è abituato a essere rifiutato da una ragazza e decide di ricattare Marcelo, per uscire con Jasmine. 
Marcelo è un ragazzo speciale, buono, che si affeziona fin da subito a Jasmine, con cui può essere sé stesso, senza bisogno di nascondere il suo disturbo e non ha nessuna intenzione di aiutare Wendell. 

Non ho la più pallida idea di come rispondere. Mi piace stare con Jasmine. Mi piacciono la serenità e la spontaneità e il fatto di non dovermi preoccupare di cosa sembro o di cosa dico quando sto con lei. Mi piace sentire le cose che dice e mi piace il modo in cui risponde alle mie domande. Mi piace quello che capisco grazie a lei, mi piacciono le cose che mi spinge a scoprire, e ciò che la sua presenza mi spalanca. Mi piace parlare di musica con lei e mi piace essere qui con lei. Sono “trasportato” verso di lei in un modo che somiglia al trasporto verso la MI. 

Ma la situazione si complica, quando Marcelo, trova in una scatola piena di fogli da archiviare, una fotografia di una ragazza sfigurata in un incidente per colpa della Vidromek, un’azienda che è tra i principali clienti dello studio legale di Arturo. 
Questa ragazza si chiama Ixtel Jaetz, vive in convento dalle suore, i genitori sono morti e lei si ritrova da sola, ad affrontare la terribile situazione, senza avere i soldi necessari per l’intervento facciale. 

Ho visto la foto di una ragazza che dev’essere rimasta sfigurata per colpa dei produttori di parabrezza che Arturo rappresenta. La foto era nella scatola della cartastraccia e può darsi che non ci sia finito per errore. La ragazza rappresentava qualcosa che non contava, qualcosa di non significativo per lo studio legale… per Arturo?

 

Adesso, qui nell’oscurità, la busta con la foto della ragazza sulla mia scrivania, capisco cos’era a catturare la mia attenzione nell’immagine di Gesù così tanto che ogni qualvolta entravo nella camera di Abba non potevo smettere di guardarla. C’era qualcosa nell’immagine che non quadrava, qualcosa fuori posto. Gli occhi di Gesù avevano la tenerezza di quello che consideravo lo sguardo dell’amore, ma la fiamma nel Suo cuore bruciava così ardente che ti saresti scottato a toccarla. Se sostituisco lo sguardo di Gesù con quello della ragazza nella foto, l’immagine di Gesù infine acquista un senso, gli occhi riflettono finalmente l’intensità che brucia nel suo cuore. 

Marcelo non riesce a capire perchè il padre non aiuti quella ragazza, che non è stata solo danneggiata esteticamente, ma non riesce a parlare e a masticare…
Marcelo non può fare finta di niente e non riesce a dimenticare il viso e gli occhi di quella ragazza e deve decidere cosa fare: aiutare Ixtel che si ritrova a lottare da sola contro un’azienda potente o tradire il padre, che perderà ogni cosa, tra cui lo studio legale. 
Marcelo dovrà decidere cosa fare, si ritroverà schiacciato nel mondo degli adulti, pieno di scelte dolorose e irrevocabili, di conflitti e responsabilità. 
E per la prima volta, Marcelo, scoprirà il significato della parola “amore”,grazie a Jasmine, colei che lo fa sentire sé stesso. 
Che cosa accadrà? 
Che decisione prenderà il protagonista: aiuterà la ragazza sfregiata o coprirà le menzogne del padre? 

Il termine “disturbo cognitivo” implica che ci sia qualcosa di sbagliato nel modo in cui penso o nel modo in cui percepisco la realtà. 
La realtà la percepisco bene. 
Anzi, a volte ne percepisco più degli altri. 

L’avvocato e scrittore Francisco Stork con “Il mondo quello vero”, racconta la storia di un’adolescente “speciale”, che esce dal guscio protetto e si relaziona con gli altri, alla scoperta di sé stesso e del mondo vero. 
I temi trattati sono i disturbi cognitivi, le amicizie, la religione, i rapporti tra genitori e figli, gli interessi, i pregiudizi, l’amore e la musica. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante, lo scrittore affronta temi complessi con la giusta dose di umanità e sensibilità. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni psicologiche e fisiche inserite dallo scrittore, che permettono al lettore di entrare in empatia con il protagonista, ma anche con Jasmine e gli altri personaggi coinvolti nella storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro struggente, emozionante, che affronta il tema dei disturbi cognitivi senza risultare banale ma con umanità e sensibilità, arrivando al cuore di ogni lettore. 
Buona lettura 📚📚!!

“La città e le sue mura incerte” di Murakami Haruki

Titolo: La città e le sue mura incerte 
Autore: Murakami Haruki 
Traduttore: Antonietta Pastore 
Casa Editrice: Einaudi 
Collana: Supercoralli 
Data uscita: 1 Ottobre 2024 
Pagine: 560 
Genere: Romanzo dispotico 

Non esiste nessuno che non abbia dei segreti. I segreti sono qualcosa di cui abbiamo bisogno per vivere in questo mondo. 

Immaginatevi di abitare in una città murata, un posto tranquillo, senza energia elettrica e tubature del gas, in cui, in cima alla torre si trova un orologio senza lancette, perchè agli abitanti di questa città non ha importanza il trascorrere del tempo. E’ proprio lì, che all’ultimo piano della torre, si trova una biblioteca speciale, una biblioteca senza libri ma che contiene scatole piene di sogni da leggere, sommerse dalla polvere. 
Chi può leggere questi sogni? 
Il Lettore dei Sogni, che si è liberato della propria ombra per entrare nella città murata. 

-Per te, lì c’è sempre un posto a disposizione, -mi hai detto. 
-C’è un posto per me? 
-Sì. C’è una funzione vacante, nella città, una sola, a cui sarai assegnato. 
-E che tipo di lavoro è? 
-Sarai il Lettore dei Sogni, – mi hai risposto abbassando la voce. Come se mi confidassi un segreto. 
Alle tue parole, mi è scappato da ridere. 
-Ma se non mi ricordo nemmeno i miei, di sogni! Come faccio a diventare un Lettore dei Sogni? Non mi sembra possibile. 
-No, il Lettore non ha bisogno di ricordare i propri sogni. Basta che legga quelli che sono conservati nell’archivio della biblioteca, sogni vecchi. Però non è una cosa che riesca a fare chiunque. 
-Io invece sì? 
Hai annuito. 
-Sì, tu ne sei capace. Ce l’hai, questo requisito. E poi ci sarò io, ti potrò aiutare. Starò vicino a te ogni sera. […] -Se ti rivedrò all’interno della città, non mi ricorderò di averti già incontrato, non ne avrò la più pallida reminiscenza. 
-Ma perchè? 
-Non lo capisci? 
Sì, certo che lo capivo. Perchè quella che stavo stringendo a me, era solo un’immagine che ha preso il tuo posto. Tu quella reale -vivi dentro la città. 
In quella lontana, lontanissima e misteriosa città circondata da alte mura. 

In questa città, ci sono delle regole ferree e precise: 
-chiunque, decida di entrare, deve separarsi dalla propria ombra, la quale vivrà molto poco e sorvegliata dal Guardiano della Città; 
-una volta, entrati nella città, non si può più oltrepassare le mura. 
Solo il Guardiano della città, ha il permesso di oltrepassare le mura per raccogliere le mele, con cui sazia grande parte degli abitanti. 
Il Guardiano, oltre a sorvegliare gli abitanti, ha il compito di chiamare con un flauto speciale, degli animali che si trovano solo in questo luogo: gli unicorni. 

Le mura della città hanno solo un portone. Aprirlo e chiuderlo è compito del Guardiano. E’ un portone pesante, massiccio, rinforzato di spesse lastre di ferro. Eppure il Guardiano ne spinge i battenti avanti e indietro con sorprendente facilità. A parte lui, nessuno può toccarlo. Il Guardiano è un uomo vigoroso, grande e grosso, di assoluta lealtà nel suo lavoro. Ha la testa completamente rasata, la fronte sporgente, il viso glabro e liscio. […] 
La sua età è indefinibile. Chiamare le bestie a raccolta mattina e sera fa parte delle sue mansioni. Sale su una torre alta un paio di metri davanti alla sua baracca, e rivolto al cielo suona il flauto di corno. Com’è possibile che quell’uomo burbero, dall’aspetto quasi selvatico, riesca a produrre delle note tanto dolci e melodiose, da dove le tira fuori? 
Ogni volta che lo sento suonare resto stupefatto. 

E’ proprio in questa Città, che si sviluppa la narrazione di questo libro, in cui il protagonista ha abbandonato ogni cosa, anche la sua ombra, per entrare nella città murata per ritrovare una ragazza, che aveva conosciuto anni fa e che non era riuscito a dimenticare. 
Lui aveva diciassette anni, lei sedici anni, si erano conosciuti in occasione di un concorso letterario aperto alle scuole della circoscrizione. Lui era rimasto colpito da quella ragazza e aveva sfidato la sua timidezza, lasciandole il suo indirizzo per iniziare uno scambio epistolare. 

Tu invece, nelle tue lettere, mi parlavi soprattutto dei sentimenti che provavi, non di banalità. Oppure mi raccontavi i tuoi sogni, le tue fantasie -brevi storie che immaginavi. Alcuni dei tuoi sogni mi lasciavano un’impressione profonda, duratura. Spesso erano molto lunghi, ma tu te li ricordavi vividamente nei minimi particolari, come fatti davvero accaduti. […] 
-Sai, io tengo vicino al cuscino un quaderno e una matita, e appena apro gli occhi annoto quello che ho sognato durante la notte. Anche se devo sbrigarmi a fare tante cose. Se poi un sogno molto realistico mi sveglia in piena notte, lo racconto subito nel modo più preciso possibile senza aspettare il mattino, anche se casco dal sonno. Perchè di solito si tratta di un sogno significativo, che mi insegna cose importanti. 
-Cose importanti?- ripetei. 
-Cose di me che ignoravo. 
I sogni non svanivano dalla tua mente, li mettevi sullo stello livello dei fatti che ti accadevano nella vita reale e non li dimenticavi. Ti comunicavano qualcosa ed erano una fonte preziosa per il tuo spirito. 
-E’ una capacità che si acquisisce con l’esercizio. Se tu ti alleni, vedrai che anche tu riuscirai a ricordare i sogni in dettaglio. Quindi sforzati, perchè io vorrei sapere che sogni fai. 

Oltre alle lettere, i due ragazzini, si incontravano e si scambiavano baci, abbracci, lontano dagli occhi indiscreti delle persone. 
Ed è proprio, in uno di questi incontri, tra una chiacchiera e un bacio, che la ragazzi gli descrive una città circondata da mura altissime: con un bel fiume, tre ponti di pietra, una torre di guardia, basse colline, un orologio senza lancette che sovrasta la piazza principale, unicorni dal mantello dorato, invisibili uccelli notturni. 

Per tutta l’estate (l’estate dei miei diciassette anni, dei tuoi sedici anni), mi avevi descritto con fervore quella città. Era un’estate splendida. Io ero innamorato di te, e tu di me (credo). Ogni volta che ci incontravamo ci tenevamo per mano, ci baciavamo lontano dagli occhi della gente. Poi, le teste vicine, parlavamo di quella città senza mai stancarci. 
La solida cinta di mura che protegge la città è alta otto metri, esiste da tempi antichissimi ed è fatta di mattoni speciali assemblati con estrema cura. Ancora adesso di quei mattoni non ne manca neanche uno. Un fiume tranquillo serpeggia sul suo territorio e lo divide in una parte settentrionale e una meridionale, pressapoco di uguale estensione. Il fiume è attraversato da tre bei ponti di pietra. Vicino al Ponte Vecchio, riccamente decorato, nella corrente c’è un grande isolotto dove crescono degli splendidi salici di fiume, i cui rami flessibili si adagiano sull’acqua. 
Sul lato settentrionale delle mura c’è il portone d’ingresso. Un tempo ce n’era uno uguale anche sul lato orientale, ma adesso è stato condannato, bloccato per sempre. Il portone a nord -l’unico accesso attuale della città- è sorvegliato da un Guardiano inflessibile, e viene aperto due volte al giorno, il mattino e la sera, per lasciar passare le bestie. Bestie silenziose dal mantello dorato e un solo corno appuntito, che il mattino formano spontaneamente una fila per entrare nella città e la notte dormono tutte insieme, vicine, nel territorio destinato a loro fuori dalle mura. Sono animali leggendari che esistono solo in questo posto. Perchè possono nutrirsi esclusivamente delle foglie e delle bacche degli alberi che crescono all’interno della città. Sono bellissimi, ma poco resistenti, mancano di energia vitale. Il loro corpo è acuminato, ma non attaccano o feriscono mai gli abitanti della città. Le persone che vivono all’interno della cinta muraria non possono mai uscire, e quelle che si trovano all’esterno non sono autorizzate a entrare. E’ la regola. Perchè chi sta dentro non può avere un’ombra, e chi sta fuori la deve avere. Anche il Guardiano è un abitante della città e non ha la sua ombra, ma ha il permesso di uscire dalle mura per svolgere il suo lavoro. Così può prendere le mele che crescono nei vasti boschi di meli all’esterno e mangiarne quante ne vuole. E anche distribuire con generosità ai suoi concittadini quelle che gli avanzano; conquistandosi così la gratitudine di molti, perchè sono deliziose. Le bestie invece soffrono di una cronica carenza di cibo, hanno sempre fame, ma non mangiano mai le mele. Per loro è una sfortuna, perchè intorno al terreno dove passano la notte ci sono tantissimi meli. 
Non si sa con precisione quante persone abitino nella città -e forse a nessuno interessa saperlo-, ma non sono molte. Vivono quasi tutte nella zona nordorientale, il cosiddetto <<quartiere operaio>> lungo il canale prosciugato, oppure raggruppati nel <<quartiere dei funzionari>>, sul dolce declivio della collina a occidente. Gli abitanti dei due quartieri di solito restano ognuno nel proprio, non vanno mai nell’altro. 

Il ragazzo rimane incantato dalle descrizioni di quella città, dove le persone conducono un’esistenza frugale, ma senza privazioni. 

Il sentore di una vita semplice, una vita in cui ognuno si dedica al proprio lavoro, apportandovi a volte delle innovazioni. 

Ma la ragazza, di cui è innamorato e che ha davanti a lui, in realtà è soltanto un’immagine sbiadita, un’ombra che ha preso il suo posto. In realtà, la “vera” lei, si trova in quella città speciale e lavora in biblioteca: dalle cinque del pomeriggio fino alle dieci di sera e aiuta il Lettore dei Sogni. 
La ragazza, gli rivela che lui, sarebbe perfetto a ricoprire quel ruolo perchè possiede i rari requisiti richiesti per la misteriosa lettura dei sogni. 
Nei mesi che si frequentano, lui annota ogni dettaglio di quel luogo misterioso e particolare, un luogo che conoscono solo loro e che stanno costruendo insieme. 

Ho annuito. Probabilmente aveva ragione. Poteva darsi che la città si fondasse su una contraddizione, e che vi circondassero storie inventate di sana pianta. Perchè in ultima analisi esiste solo nella fantasia, l’abbiamo costruita tu e io, durante un’estate intera, nella nostra immaginazione. Eppure non è escluso che possa portarsi via la vita reale della persone. Perchè ormai ci è sfuggita di mano, si è sviluppata in maniera autonoma. Da quando si è mossa, non è più in mio potere controllare o trasformare la sua forza. Nessuno lo può fare. 

Il ragazzo è sempre più convinto di voler abitare in quella città, per poter trascorrere tutto il giorno, insieme alla ragazza che gli ha rubato il cuore. 
Ma un giorno, la ragazza non si presenta all’appuntamento e lui non sa come rintracciarla… 
Dopo qualche settimana, il ragazzo riceve una lettera da parte di lei, in cui gli comunicava che la sua ombra stava per scomparire e che presto si sarebbero riuniti in quella città dalle mura incerte. 

La tua lettera mi arrivò una settimana dopo. Una lettera bellissima. L’avrò letta almeno venti volte. Poi mi sedetti alla scrivania e con la penna stilografica nuova che avevo ricevuto in premio scrissi una lunga risposta. Così iniziò la nostra corrispondenza, la nostra relazione esclusiva. Eravamo una coppia di innamorati? E’ lecito definirci così? Non lo so. Ma perlomeno in quel periodo, per quasi un anno, tu e io legammo con lealtà i nostri cuori. E alla fine costruimmo un mondo speciale, segreto, un mondo soltanto nostro che potevamo condividere -una misteriosa città circondata da alte mura. 

Il ragazzo prova ad andare avanti con la sua vita, esce con delle ragazze, ma nessuna è lei, nessuna riesce ad entrare nel suo cuore. 
Dopo essersi laureato, il ragazzo, continua a pensare a quella ragazza e a quella città… all’improvviso si ritrova davanti a sé il Guardiano, che gli pone la fatidica domanda: E’ consapevole che per entrare in questo luogo, dovrà abbandonare la sua ombra e non potrà più tornare indietro? 
Sì, ne è consapevole, ma il ragazzo è disposto a rinunciare alla sua vita “misera” per incontrare il suo grande amore. 
Il ragazzo, oltrepassando quelle mura, lascerà la sua ombra al Guardiano e diventerà il Lettore dei Sogni. 

Un’ombra separata dalla persona è come un albero senza radici. Non può vivere a lungo. […] Anche la sua ombra morirà lontano da lei. E quando l’ombra muore, si porta via i pensieri tristi, resta solo la quiete. 

E’ così che il Lettore dei Sogni (il protagonista), ritroverà quella ragazza che aveva baciato a lungo anni fa…Ma adesso, questa ragazza, è una donna che non si ricorda di lui. 
Il Lettore dei Sogni, oltre al suo incarico, ha un nuovo obiettivo: conquistare quella donna e cercare di farle ricordare i loro incontri. 
Il Lettore dei Sogni riuscirà a conquistare il suo grande amore? 
Riuscirà a rinunciare alla sua ombra? 
E se, all’interno di quella città, in realtà si nascondessero solo le loro ombre e la “vera” vita si svolgesse all’esterno di quelle mura?

Ma può darsi che la realtà non sia una sola. La realtà è forse qualcosa che noi dobbiamo scegliere fra tante possibilità. 

“La città e le sue mura incerte” è un romanzo dominato dalle atmosfere ipnotiche e rarefatte che conquistano ogni lettore. 
Lo scrittore Murakami Haruki, autore di numerosi romanzi, racconti e saggi di successo, come “Norwegian Wood”, “L’uccello che girava le viti del mondo”, “Kafka sulla spiaggia”, “IQ84”, “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio”, “L’assassinio del Commendatore”, “Abbandonare un gatto” e “Prima persona singolare”, torna in libreria con una nuova storia onirica, ricca di malinconia ed emozioni. 
“La città e le mura incerte” è un romanzo distopico e allo stesso tempo riflessivo, che porta il lettore a riflettere su molti temi come: il confine tra realtà e irrealtà, sullo scorrere del tempo, sul rimpianto di ciò che abbiamo perduto, sugli sconfinamenti della verità e sul senso della nostra esistenza. 
Lo stile di scrittura è poetico, magistrale, sublime, scorrevole, ma anche filosofico, che si fonde con lo stile classico. 
I personaggi sono strutturati molto bene, grazie alla bravura dello scrittore, di donargli quel tocco “magico”, in cui il reale si fonde con l’irrealtà. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano una storia impegnativa, che fa riflettere ogni lettore, su ciò che è reale da ciò che non lo è, ma anche sullo scorrere del tempo e sull’esistenza. 
Buona lettura 📚📚!!

“Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati. A volte il vero amore arriva quando meno te lo immagini” di Laurie Gilmore

Titolo: Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati. A volte il vero amore arriva quando meno te lo immagini
Autore: Laurie Gilmore 
Traduttore: Laura Mastroddi 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 5 Maggio 2026 
Pagine: 288 
Genere: Romanzo rosa 

Daisy Scott, attuale proprietaria del negozio di fiori Daisy Chain, era solo l’ultima di una lunga serie di Daisy. […] Le donne della sua famiglia si tramandavano il nome e il negozio di fiori con la stessa diligenza con cui si prendevano cura dei loro boccioli. Era una cosa molto stravagante e lei aveva smesso di opporsi da anni. Ma, per quanto ne sapeva, lei era la prima a essere vittima di una maledizione.

Siete pronti a tornare a Dream Harbor, con una nuova incredibile storia d’amore? 
Il primo volume della serie “Amori e segreti al Pumpkin Spice Café. Un caffellatte speziato può cambiarti la vita”, ambientato a Dream Harbor, ha fatto sognare ad occhi aperti ogni lettore, per la storia d’amore tra Jeanie e Logan. 
Se non hai ancora letto la recensione del primo volume, puoi recuperarla qui: https://deborahcarraro97.com/2024/11/29/amori-e-segreti-al-pumkin-spice-caffe-un-caffellatte-speziato-puo-cambiarti-la-vita-di-laurie-gilmore/

Il secondo volume “Dolci misteri alla libreria Cinnamon Bun. Basta un po’ di zucchero e cannella”, il lettore torna a Dream Harbor per la storia d’amore tra Hazel, la direttrice della libreria “Cinnamon Bun” e Noah, un marinaio molto sexy, che si è invaghito della libraia. 
Ma se non hai ancora letto la recensione del secondo volume, puoi recuperarla qui: https://deborahcarraro97.com/2025/03/28/dolci-misteri-alla-libreria-cinnamon-bun-basta-solo-un-po-di-zucchero-e-cannella-di-laurie-gilmore/

Con il terzo volume “Nuovi inizi a Strawberry Patch Pancake House. L’amore può sbocciare nei posti più inaspettati…”, Laurie Gilmore ha incantato tutti i lettori con la storia di Archer Bear, uno chef di successo che si era trasferito da Parigi a Dream Harbor, per prendersi cura di Olive, sua figlia. Archer, non potendo occuparsi da solo della figlia, aveva assunto Iris Fraeser come tata… ed è così, che tra i due, era nata una bellissima storia d’amore. 
Se non hai ancora letto la recensione del terzo volume, puoi recuperarla qui: https://deborahcarraro97.com/2025/07/11/nuovi-inizi-a-strawberry-patch-pancake-house-lamore-puo-sbocciare-nei-posti-piu-inaspettati-di-laurie-gilmore/

Con il quarto volume “Una dolce magia a Dream Harbor. Un bacio sotto la neve può cambiare tutto”, il lettore si è ritrovato a trascorrere il Natale a Dream Harbor, un luogo magico e affascinante allo stesso tempo, in cui gli abitanti si sostengono e aiutano, soprattutto nei momenti di difficoltà. Con il quarto volume, il lettore ha potuto sognare ad occhi aperti con la storia d’amore tra Kira North, una ragazza che si è trasferita da poco, dalla Georgia a Dream Harbor, acquistando una fattoria di alberi di Natale e Bennet, il fratello di Jeanie. 
Se non hai ancora letto la recensione del quarto volume, puoi recuperarla qui: https://deborahcarraro97.com/2026/01/09/una-dolce-magia-a-dream-harbor-un-bacio-sotto-la-neve-puo-cambiare-tutto-di-laurie-gilmore/

Con il quinto volume “Un amore al profumo di zenzero. Le cose più dolci richiedono pazienza”, il lettore si è ritrovato (finalmente), ad essere protagonista dell’attesissima storia d’amore tra Annie Andrews, la proprietaria della pasticceria Gingerbread e Macaulay Sullivan, il ragazzo più desiderato di Dream Harbor. Ma tra un litigio e l’altro, Annie e Mac, avevano iniziato a trascorrere molto tempo insieme, a causa dell’imminente matrimonio dei loro migliori amici Jeanie e Logan. 
Se non hai letto la recensione del quinto volume, puoi recuperarla qui: https://deborahcarraro97.com/2026/08/07/un-amore-al-profumo-di-zenzero-le-cose-piu-dolci-richiedono-pazienza-di-laurie-gilmore/

Quale sarà, la nuova storia d’amore, ambientata nella strana cittadina di Dream Harbor? 
Lo so, che siete curiosi… ma vi consiglio di mettervi comodi sul divano, in compagnia di un bel mazzo di fiori, delicati e romantici, proprio come la nuova storia d’amore ambientata a Dream Harbor. 
Come reagireste, se il vostro ex, piombasse all’improvviso, nel vostro negozio di fiori con la sua futura sposa? 
Questo, è ciò che accade alla protagonista del libro, Daisy Scott, che si ritrova davanti David, il ragazzo che un anno prima l’aveva lasciata. 
David era andato avanti, era pronto per sposarsi con una ragazza bellissima, con un fisico scolpito, di nome Hailey, che voleva convolare a nozze proprio a Dream Harbor, la città di Daisy. 
Daisy non riusciva a crederci, a David non era mai piaciuto Dream Harbor.
E adesso cos’era cambiato? 
Quando Daisy e David, stavano insieme, lei aveva rivoluzionato ogni cosa: aveva lasciato la sua città, il negozio di fiori di famiglia e i suoi amici, perchè David doveva avere al suo fianco familiari e amici. 
Daisy aveva sacrificato ogni cosa per David, e lui, non aveva esitato un secondo nel scaricarla, come se fosse stata un vecchio mazzo di fiori secchi da buttare via. 

<<Mi ci è voluto molto tempo per superarlo, per andare avanti, poi ho incontrato David e ho pensato… ho pensato che fosse quello giusto, capisci? Eravamo adulti, prendevamo decisioni da adulti, vivevamo insieme e stavamo insieme, e poi lui semplicemente… così, di punto in bianco ha cambiato idea.>> I singhiozzi si stavano trasformando in un pianto convulso, ed Elliot non ce la faceva più. Attirò Daisy a sé, e lei affondò il viso nel suo petto mentre lui la stringeva tra le braccia. 
<<E mi sono sentita così stupida. Come ho fatto a non capirlo? Come ho fatto a non capire che non mi amava più? E poi sono dovuta tornare a vivere nello stesso appartamento di merda in cui vivevo con Matty, ed è stato come se le mie terribili decisioni avessero chiuso il cerchio. E’ stato come tornare indietro. Come se fossi bloccata.>>
Mentre parlava, la sua voce era attutita dalla camicia di Elliot, bagnata di lacrime. Quel giorno consumava camicie a ritmo serrato, ma Daisy gli stava aprendo il suo cuore e lui voleva offrirle qualcosa in cambio. La donna che piangeva tra le sue braccia non era esattamente la rovina-matrimoni che la città aveva dipinto. 

Daisy, a differenza di David, non era riuscita ad andare avanti, era tornata a Dream Harbor, il luogo in cui tutto era iniziato. 
A Dream Harbor, Daisy, aveva dovuto fare i conti con tutte le sue delusioni sentimentali: da Matthew a David, che le avevano spezzato completamente il cuore. 
E da quando il sindaco Kelly, dopo aver visto in sogno, una nuvola nera che avvolgeva il suo negozio di fiori, tutta la città, pensava che lei e il suo negozio fossero maledette. 

L’idea era assurda nel suo complesso, e lei non era nemmeno sicura che la città se ne sarebbe preoccupata se il sindaco Kelly sei mesi prima, durante un’affollata assemblea cittadina, non avesse accennato vagamente a uno dei suoi sogni. Gli era parso di vedere una nuvola scura aleggiare sopra il negozio di fiori, e questo era bastato agli abitanti della città per dare la stura alle chiacchiere. I pettegolezzi sul suo squallido passato e sulla scia di relazioni fallite che si era lasciata alle spalle erano stati notevolmente esagerati e, come c’era da aspettarsi, si erano diffusi a macchia d’olio. Da allora Daisy aveva ricevuto solo ordini per funerali, a eccezione del matrimonio di Jeanie e Logan, che però era stato tutto merito di Annie. Quella donna riusciva a ottenere qualsiasi cosa. Il sindaco, che si sentiva in colpa per averle causato una tale riduzione del volume d’affari, comprava ogni sabato un bouquet di fiori misti, per rimediare. Ma un bouquet alla settimana non compensava le mancate entrate per i matrimoni. 

E adesso, ci mancava David e la sua nuova ragazza, che volevano organizzare a Dream Harbor il loro matrimonio… 
Ma proprio in quel momento, entra nel negozio di Daisy, il nuovo arrivato: Elliot. 
Elliot è un ragazzo di trentadue anni, molto timido che si è trasferito a Dream Harbor, per ricostruire la propria vita dopo un matrimonio fallito. 

A Elliot non piaceva che gli venisse ricordato come aveva abbandonato la ditta che avevano costruito insieme -non che Caleb ne parlasse mai- o quanto si fosse sentito distrutto dopo il divorzio. Non gli piaceva che gli venisse ricordato che Caleb era sempre stato alto e robusto, e probabilmente la madre non gli aveva mai detto che sembrava sciupato. Certo, erano pensieri assurdi per un uomo adulto, ma era difficile superare le ferite dell’infanzia. Caleb era sempre stato quello che aveva più probabilità di avere successo in qualsiasi cosa. Eppure, per un breve periodo, Elliot si era sentito vincente in qualcosa. Aveva una moglie. Aveva una casa e un giardino. Gli sembrava che, secondo alcuni criteri arbitrari, per un po’ sarebbe stato in vantaggio. 
La fine del suo matrimonio non aveva fatto altro che riportare le cose al loro stato naturale, con Caleb sulla cresta dell’onda ed Elliot che riusciva a malapena ad arrancare. 

Elliot aveva cercato di evitare il negozio di Daisy, a tutti i costi, dopo il matrimonio di Jeanie e Logan, per paura di innamorarsi di quella ragazza vestita sempre di nero. Ma adesso, sua madre sarebbe arrivata a Dream Harbor, per controllare come stava e lui aveva bisogno di alcune piante per abbellire la casa. 
Appena, Daisy notò Elliot, non ci pensò nemmeno un secondo, e istintivamente, presentò al suo ex, il suo nuovo ragazzo. 
Dopo un breve momento di imbarazzo, Elliot, stette al gioco, fingendo di essere il ragazzo di Daisy. 

Il campanello sopra la porta tintinnò, segnalando l’arrivo di un altro cliente, il che concesse a Daisy un breve momento di tregua. Doveva averlo visto da qualche parte. Al bar, forse? O al matrimonio di Jeanie! Elliot. Ecco come si chiamava. Il tizio con gli occhiali che non la smetteva di fissarla. Un po’ come stava facendo anche in quel momento. Quando Daisy incrociò il suo sguardo, le parve un cervo abbagliato dai fari. Ma un cervo carino, con un leggero rossore sulle guance e i capelli arruffati come se si fosse appena svegliato. Daisy non seppe mai se a spingerla a fare ciò che fece dopo fosse stato lo stupido viso affascinante di David, o il sedere perfettamente tonico di Hailey, o il ricordo di come Elliot l’aveva guardata quella sera al matrimonio, come se forse la desiderasse. 
Di sicuro, il suo non fu un pensiero razionale. Ma quando si lotta contro una maledizione, forse è meglio abbandonare del tutto la razionalità. 
<<Davvero, David, per me va bene. Come hai detto tu, abbiamo entrambi voltato pagina.>> Daisy sorrise e salutò Elliot sulla soglia. 
<<Anzi, ecco il mio nuovo ragazzo. Elliot, vieni a salutare!>>

E’ così che i due iniziano a frequentarsi, per dimostrare alla città, che Daisy non porta sfortuna, ma anche per rassicurare la madre di Elliot. 
E tra un mazzo di fiori e una coroncina di fiori per la festa di Dream Harbor, Daisy inizia a provare dei sentimenti molto forti per Elliot, ma ha paura di soffrire di nuovo…
Invece, Elliot, è consapevole di amare quella ragazza, che tutta la città considera maledetta, quando in realtà ha un cuore fragile, come se fosse di cristallo. 
Elliot cercherà di aiutare Daisy, a dimostrare a tutta Dream Harbor, che non è maledetta, risalendo alla storia del locale di famiglia… 
E’ così che ritroveranno una vecchia fotografia, che raffigura la prozia di Daisy e un signore che assomiglia ad Elliot… 
Che significa quella fotografia? 
Che legame c’era tra i due?
Daisy è determinata ad indagare il passato, anche se la nonna la sprona a non pensarci. 
Che cosa scoprirà? 
Che cosa accadrà tra Daisy ed Elliot? 
Riuscirà Daisy a sciogliere la maledizione? 

Daisy non aveva seguito il consiglio di sua nonna di non perdersi nel passato. Ci si era buttata a capofitto. Forse avrebbe dovuto ascoltarla. Forse avrebbe dovuto mettere da parte quella vecchia scatola e concentrarsi sul lavoro. Avrebbe dovuto creare cose belle con le mani, prendere un caffè con sua madre, andare a trovare Iris e tenere in braccio il piccolo Owen. Avrebbe dovuto vivere la sua vita, invece di passare tutto quel tempo a rovistare in una scatola di cartone, sprofondando sempre più nel passato. Ma non poteva farne a meno. Aveva bisogno di sapere tutto, di capire perchè si sentiva così legata alla sua prozia. Zia D. aveva preso residenza stabile nella testa di Daisy. 
La veniva a trovare in sogno, sempre triste, sempre in cerca di qualcosa, spingendola a scavare più a fondo, a inseguire altre risposte. 
La sua prozia aveva bisogno di lei. 
E pazienza che fosse morta da tempo. 
Daisy doveva aiutarla.

Era solo contento di essere stato abbastanza coraggioso da smettere di nascondersi. E che lei fosse stata abbastanza coraggiosa da ricominciare da capo. Qualunque cosa li avesse fatti incontrare Elliot sapeva che quella volta sarebbe durata. Daisy aveva rimesso insieme i pezzi del suo cuore, e ora tutto ciò che desiderava era lei. 
<<Andiamo a casa>> Saltò giù dal bancone e gli prese la mano. <<Vieni, Goldie>> La loro cagnolina li seguì mentre uscivano nell’aria tiepida. 
Daisy gli strinse la mano. 
Quel giorno indossava un vestito giallo ed era perfetta. 
Come il sole, i fiori e le giornate estive. 
Elliot pensò che sembrava il futuro. 
Il suo futuro. 

La scrittrice Laurie Gilmore, conosciuta da tutti i lettori per le sue appassionanti storie d’amore ambientate nella piccola cittadina di Dream Harbor, dopo il successo di “Amori e segreti al Pumpkin Spice Café”, “Dolci misteri alla libreria Cinnamon Bun”, “Nuovi inizi a Strawberry Patch Pancake House”, “Una dolce magia a Dream Harbor” e “Un amore al profumo di zenzero”, torna in libreria con “Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati. A volte il vero amore arriva quando meno te lo immagini.”
Con “Il negozio dei fiori e degli amori inaspettati. A volte il vero amore arriva quando meno te lo immagini”, il lettore si ritroverà ad indagare sulla vecchia prozia di Daisy, ma anche a partecipare alla nuova storia d’amore inaspettata tra Daisy ed Elliot. 
I temi trattati sono il divorzio, le delusioni amorose, le maledizioni, l’adolescenza, le paure, le fragilità, le amicizie, i fiori, il passato, i pregiudizi, i rapporti tra fratelli e l’amore, che può arrivare all’improvviso e cambiare ogni cosa. 
Con questa storia, il lettore imparerà che a volte è necessario cadere, soffrire, ma che bisogna combattere ogni minuto, ogni ora, ogni giorno per i propri sogni e che non bisogna avere paura di ascoltare il proprio cuore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice e romantico, con il giusto tocco di spicci, a rendere la storia più piccante e vivace. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni fisiche e psicologiche, inserite dalla scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia con tutti gli abitanti di Dream Harbor. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una serie/un libro piacevole, in compagnia di una bella tisana e un bel plaid. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia d’amore piena di fiori, di dolci e di serenità. 
Non vedo l’ora di conoscere la prossima storia d’amore, ambientata in questa cittadina, a cui mi sono affezionata e che “sento” un po’ mia. 
Vi piacerebbe vivere a Dream Harbor?
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Miss Be & il giardino avvelenato” di Alessia Gazzola

Titolo: Miss Be & il giardino avvelenato 
Autore: Alessia Gazzola 
Casa Editrice: Longanesi Editore 
Collana: La Gaja scienza 
Edizione: 4 
Data uscita: 25 Novembre 2025 
Pagine: 256 
Genere: Romanzo Giallo 

Di sera, Beatrice cessava di essere Miss Bernabò e diventava Mrs Blackburn. 
E la faccenda si faceva complicata. 
Tuttavia, pensò Beatrice in quel momento, accogliere il suggerimento puntuto della sorella e rientrare in Yeoman’s Row poteva offrirle la scusa per scoprire qualche particolare sul misterioso trasloco in atto in Queen’s Gate. 

Ci siamo affezionati alla protagonista Beatrice Bernabò (soprannominata da tutti Miss Be), nei volumi precedenti, che dal 2024 fino ad oggi, hanno conquistato e appassionato milioni di lettori. 
Tutto è iniziato con “Miss Be & il cadavere in biblioteca” (Longanesi, 2024), “Miss Be & il principe d’inverno” (Longanesi, 2025) e “Miss Be & il fantasma dell’ambasciata” (Longanesi, 2025), di cui vi lascio i link per recuperare le recensioni dei libri precedenti: 

– Recensione primo volume “Miss Be & Il cadavere in biblioteca” https://deborahcarraro97.com/2024/12/20/miss-be-il-cadavere-in-biblioteca-di-alessia-gazzola/

-Recensione secondo volume “Miss Be & Il principe d’inverno”: https://deborahcarraro97.com/2025/05/21/miss-be-il-principe-dinverno-di-alessia-gazzola/

-Recenzione terzo volume “Miss Be & Il fantasma dell’ambasciata”: https://deborahcarraro97.com/2025/06/04/miss-be-il-fantasma-dellambasciata-di-alessia-gazzola/

Se non hai letto i libri precedenti, ti consiglio di non proseguire la lettura perchè potrebbe contenere spoiler!! 

In “Miss Be & Il giardino avvelenato”, il lettore si ritroverà a Londra nell’agosto del 1925 e dovrà risolvere, insieme a Beatrice Bernabò, una nuova indagine e un nuovo mistero. 
Beatrice si è sposata da poco con l’ispettore di Scotland Yard, Archer Blackburn, per evitare che la ragazza venisse accusata di spionaggio contro l’ex ambasciatore italiano Gianandrea, (un tempo amico del padre Leonida Bernabò), o rimpatriata in Italia, per questo l’ispettore, aveva deciso di correre ai ripari sposandola. 
In realtà, ad Archer piaceva Miss Be, ma era consapevole di non aver nulla di interessante da offrire, se non il suo cognome e la possibilità di non finire nei guai o di tornare a Firenze, la città d’origine di Beatrice. 

Primo, gli sarebbe sembrato un vile accerchiamento. Seconda cosa, cosa poteva offrirle, se non il nome che le aveva già dato? 
Non vedeva l’ora che il matrimonio venisse annullato. Eppure, al colmo di un’incoerenza che non sapeva né spiegarsi né affrontare, l’idea che quel giorno sarebbe arrivato lo devastava. E questa era la situazione in cui si trovava.
Non lo aiutava quello che Mr Sigmund Freud chiamava inconscio, dal momento che negli unici brevi istanti in cui aveva preso sonno aveva sognato di far scivolare lentamente dalle asole, uno a uno, i bottoni della camicia da notte di Beatrice. Un bacio per ciascun bottone. E le labbra di sua moglie, nel sogno, erano morbide e dolci come certe pesche di fine giugno, proprio come lo erano la prima e l’unica volta in cui le aveva toccate. 

Nel corso dei volumi precedenti, il cuore di Beatrice si era diviso tra il primo amore per Christopher Ashbury (“Kit”)  e l’undicesimo visconte di Warthmore, Julian Lennox. Ma Beatrice Bernabò, aveva dovuto accettare la realtà: Julian avrebbe sposato Lady Octavia Charteris, la sua migliore amica, altrimenti suo padre, l’avrebbe promessa a un vecchio. 

Il matrimonio tra Julian Lennox e Octavia sarebbe dovuto avvenire tre mesi prima, ma era stato rinviato a causa dell’intempestiva morte di una zia di Octavia, sorella del padre, che le aveva fatto da madre, e la cui perdita era inconciliabile con qualsivoglia festeggiamento. 

E’ così che Beatrice aveva sposato Archer, che nei confronti della moglie ha sempre avuto un comportamento molto rispettoso, limitandosi a conversare con lei, evitando ogni forma di contatto fisico che possa nuocere alla reputazione di Miss Bee, perchè prima o poi, sarebbe stata scagionata da quell’accusa ingiusta e loro due, avrebbero chiesto il divorzio e lei, sarebbe stata libera. 
La giornata di Beatrice da donna sposata, non era cambiata molto rispetto a prima, Archer la lasciava libera di fare ciò che voleva, a differenza di Leonida che desiderava per lei un lavoro d’ufficio. Beatrice ha sempre avuto la passione di creare i paralumi e grazie alla bontà del marito, poteva continuare la sua attività indisturbata. 
Beatrice, trascorreva grande parte della giornata a reperire il materiale per costruire i suoi paralumi e in casa Bernabò, in compagnia del padre, della sorella maggiore Clara e da Lucilla, piccola di casa. 
Clara a seguito di un aborto, che aveva compromesso irrimediabilmente la possibilità di diventare madre, era stata lasciata e abbandonata dal marito Hugh. Clara aveva trovato il conforto della famiglia, oltre che l’amore di Federico Scandiani, con cui si era concessa senza pensare al futuro. Ma adesso, Hugh è tornato e Clara, deve sopprimere ogni sentimento che prova per Federico, perchè per la legge è impensabile che una donna lasci il proprio marito. 
Beatrice invita la sorella ad ascoltare il proprio cuore e a ripensare al comportamento scorretto di Hugh, che non aveva esitato un secondo e l’aveva abbandonata, come se fosse stata una bambola rotta. 

<<E tuttavia… la cosa migliore per me è che io torni con lui. Non ho mai voluto essere una divorziata. Me la raccontavo così perchè non avevo alternative, ma hai idea dello stigma che ne conseguirebbe?>> Quelle parole colpirono Beatrice come uno schiaffo. Il divorzio era esattamente ciò cui lei andava incontro. << Per quanto sia evoluta l’Inghilterra, il divorzio resta un’onta e uno scandalo.>>
<<Bè, almeno qui esiste. In Italia sarebbe impensabile.>>
<<Difatti non aveva trovato nemmeno il coraggio di dirlo ai nonni. Nè a nessun altro. E sebbene papà faccia l’eroe liberale, anche a lui era preso un colpo, all’inizio.>> 
E di nuovo, Beatrice impallidì pensando a come il padre avrebbe preso la notizia sua e di Archer, quando mai gliel’avrebbero data. Il cuore accelerò i battiti quando riflette per l’ennesima volta sulle proprie azioni. Di fronte alla scelta tra tornare in Italia o sposarsi per poi divorziare appena possibile, aveva deciso a favore della seconda. Di tanto in tanto, come in quel momento, era sfiorata dal dubbio. Era stata la scelta giusta? Cosa ne sarebbe stato di lei, in qualità di divorziata? Chi l’avrebbe voluta? Ma del resto, chi avrebbe voluto in Italia una persona rimpatriata con l’accusa di spionaggio? Era insomma con le spalle al muro e così restava, a dispetto di ogni pretesa di libertà. Non c’era una vera soluzione. 
<<E quindi>> riprese Clara, <<cosa dovrei fare, secondo te? Finché era Hugh a volere la separazione, non potevo che accettare la sua scelta e farmene una ragione. Sforzarmi di vedere il buono. Ma adesso che vuole riprendermi con sé, dovrei essere io a voler divorziare? Per la legge nemmeno è possibile. L’unica ragione sarebbe l’infedeltà dimostrata. Ed è pure una conquista recente, prima non era possibile nemmeno questo. Atteso dunque che non potrei ottenerlo, cosa mi resterebbe? Fare l’adultera con Federico Scandiani?>> Pronunciò quel nome con sarcasmo, come se fosse improponibile. <<Che qui è precario più di noi e che in Italia non può più tornare? Che senso avrebbe, spiegamelo.>> 
<<Il senso di scegliere per te stessa…>> replicò stancamente Beatrice, ma Clara la interruppe.
<<Come predichi bene, sorellina. Tu puoi dire di aver scelto per te stessa? Ti sei sposata perchè Blackburn ti ha lanciato un salvagente e tu ti ci sei aggrappata, e tanti cari saluti a Julian Lennox per cui ti saresti lanciata nel fuoco. Che ne siamo consapevoli o no, non facciamo che questo: provare a salvarci.>>
Beatrice, che a sentire il nome di Julian aveva accusato il colpo, disse soltanto: <<La situazione non è paragonabile proprio perchè tu non hai bisogno di nessun salvagente. Sei tu il tuo salvagente. Tu sei andata enormemente avanti e questo sarebbe un tremendo passo indietro.>>

Quella sera, di ritorno a casa Blackburn, Beatrice riceve l’invito del marito di accompagnarlo nel Norfolk, presso la storica dimora di un vecchio amico di Archer. 
Beatrice si ritrova nella bellissima residenza nobiliare immersa in un giardino da favola… ma ben presto si ritroverà invischiata in un enigma, che riguarda da vicino una sua vecchia conoscenza, ovvero Kit Ashbury. 
Kit Ashbury, di ritorno dall’India, si era sposato con Milou e si trovava nel Norfolk, per acquistare la meravigliosa residenza nobiliare, dove era cresciuto Archer. 
Beatrice si ritroverà faccia a faccia con il suo primo amore, che aveva già dimenticato da tempo, grazie a Julian, con cui aveva capito il vero significato della parola amore. 
Ma una mattina, tutti gli ospiti di Wroxham Hall, apprendono la terribile notizia: Kit è morto nel giardino a seguito di una puntura d’ape. 
Archer e Beatrice si ritrovano a risolvere questo complicato mistero: e se Kit fosse stato avvelenato? Chi poteva volere la sua morte? 
A complicare ulteriormente le cose, a Wroxham Hall, arriva il visconte di Warthmore, Julian Lennox in compagnia della sua futura moglie Octavia. 
Non sarà semplice per Beatrice rivedere Julian… 
Riuscita Beatrice ad accantonare passioni ed emozioni e a portare alla luce la verità? 

Clara dovette aspettare a lungo prima che la centralinista la mettesse in contatto con il Norfolk, e dovette impiegare diversi preziosi scellini, al punto che si disse: Che diamine, non è che un capriccio, tornerà domenica e potrò parlarle quanto vorrò. Tanto più che quando finalmente parlò con Wroxham Hall dovette aspettare ancora, prima che dall’altro capo del filo udisse Beatrice, afflitta. 
<<Hai già saputo?>> 
<<Sapere cosa?>> domandò Clara.
<<Kit è…>> Beatrice non riusciva a dirlo. Come si faceva a dare una notizia simile? Qual era la parola migliore? E’ mancato. Se n’è andato. 
<<E’ morto stanotte, Clara.>>
<<Kit?!>> trasecolò Clara. <<Qui?>> 
<<No, era a Wroxham Hall! Credevo che mi stessi chiamando per questo, che avessi appreso la notizia non so, da Minerva…>>
<<Ma che ci faceva Kit a Wroxham Hall?>> 
<<E’ una lunga storia, non ti basterebbero i soldi. Ma se non mi chiami per questo…allora…>>
<<No, niente stai tranquilla. Volevo solo sentirti, ma tutto adesso sembra meno importante… Dio mio, Kit.>>
<<E’ terribile. Lo ha punto un’ape. Ci crederesti mai?>>
<<Un’ape?>>
<<Sì. E’ la fine più assurda che si possa immaginare.>>

La scrittrice Alessia Gazzola, autrice di numerosi libri di successo, da cui sono state tratte le serie televisive dell’Allieva e di Costanza Macallè, trasmesse su Rai Uno, torna in libreria con l’attesissimo ritorno di Miss Bee. 
“Miss Be & Il giardino avvelenato” è quarto volume di questa bellissima serie, ambientata a Londra tra il 1924/1925. 
I temi trattati sono i rapporti tra sorelle, la gelosia, l’amicizia, la libertà, le passioni, l’amore e il divorzio, che è uno degli argomenti cruciali della storia. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, pieno di suspence, il lettore cercherà di risolvere il mistero della morte di Kit insieme alla protagonista e ad Archer. 
I protagonisti sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni dei personaggi coinvolti. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro ricco di colpi di scena, perfetto per chi adora Jane Austen e Agatha Christie, perchè la scrittrice Alessia Gazzola, grazie alla sua maestria, riesce a intrecciare due generi: il rosa e il giallo. 
E vi ricordo, che il 24 Novembre 2026 uscirà il quinto volume di Miss Be, ovvero “Miss Be & L’inganno in prima classe”. Chissà quali saranno le nuove avventure di Miss Be? 
Non ci resta che preordinare il continuo di questa bellissima saga ambientata a Londra, con una protagonista brillante come Beatrice Bernabò!!
Buona lettura 📚📚!!

“La ladra di parole” di Abi Daré

Titolo: La ladra di parole 
Autore: Abi Darè 
Traduttore: Elisa Banfi 
Casa Editrice: Tea 
Data uscita: 2 Febbraio 2024 
Pagine: 368 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Poi si metteva a piangere, ma piano-piano, così che il papà non la sente. Ci ho messo altre tre settimane a chiedergli perchè piangeva. Ha detto che Mr Ade è di una famiglia ricca. Tanti anni fa abitava a Lagos ma veniva a Ikati dalla nonna per vacanza. La mamma vendeva puff-puff e un giorno Mr Ade li compra e s’innamora d’amore per lei. Cotto. Lei a me ha detto che era il suo primo ragazzo, l’unico uomo che amava. Quei due lì si volevano sposare fra di loro. Ma la mamma non era andata a scuola e la famiglia di Mr Ade aveva detto no, niente matrimonio. […] 
Quel giorno là, la mamma ha detto: <<Adunni, io non ho sposato il mio amore perchè non ero andata a scuola. Ero una che volevo andare via dal villaggio, per farne, di soldi, e leggerne, di libri, ma è stato tutto impossibile.>> 
Poi mi ha preso la mano. <<Adunni, te lo giuro che ti mando a scuola, pure se devo sudare, perchè ti voglio dare una possibilità nella vita. Voglio che parli un inglese bello, perchè in Nigeria tutti lo capiscono, l’inglese, e se lo parli meglio trovi un lavoro meglio.>> 
Dopo fa un colpetto di tosse e cambia la posizione sulla stuoia. <<In questo villaggio qui, se non vai a scuola, ti sposano con quello che ti capita appena che hai quindici anni. L’istruzione è la tua voce, bambina. Parla per te anche se non apri bocca. 
Parla finché Dio non ti chiama per andare da lui.>>
Allora mi prometto che andavo a scuola, anche se non faccio gnente d’altro nella vita per finire la prima e la seconda e l’università e per diventare maestra, perchè non mi bastava una voce come le altre…
Voglio una voce che la sentono forte. 

Il libro è ambientato a Ikati, un villaggio nel cuore della Nigeria, dove il destino delle donne è segnato sin dall’infanzia.
Ogni bambina a Ikati, trascorre l’infanzia a occuparsi della casa e dei fratelli più piccoli, si recano a scuola solo per imparare a leggere e scrivere e poi, vengono date in moglie al miglior offerente. 
La protagonista del libro si chiama Adunni, una ragazzina di quattordici anni, che a differenza delle sue amiche, ama studiare, imparare nuove parole e cose nuove per dare voce ai propri pensieri, per capire il mondo e per immaginare un altro futuro. 
Adunni ha perso la madre da qualche anno, ma ancora adesso, le sembra di sentire la sua voce, che l’invita a studiare, perchè solo attraverso il sapere, la protagonista potrà sfuggire al destino “crudele” di sposarsi. Adunni, desidera studiare per far sentire la propria voce nel mondo, come le diceva sempre la sua mamma. 
A differenza della sua amica Enitan, che desidera sposarsi il prima possibile, Adunni sogna di diventare maestra, di spiegare alle bambine del villaggio, che grazie all’istruzione, potranno fuggire dalla miseria, in cerca della loro strada. 
Ma ben presto, Adunni, dovrà fare i conti con le usanze del suo villaggio e dovrà rispettare il volere del padre. Una mattina, il padre di Adunni, ha deciso di vendere la propria figlia a Morufu, un uomo vecchio che ha già due mogli, con tante figlie femmine ma nessuna delle quali gli aveva dato un figlio maschio.

<<E dove li prendiamo, così tanti soldi?>> gli chiedo.
<<Morufu. Lo sai chi è? E’ venuto qui ieri.>>
<<Morufu? Quello che guida il taxi?>> E’ un vecchio del nostro villaggio che guida il taxi e c’ha la faccia da caprone. A parte le due mogli, ha quattro figlie che nessuna va a scuola. Corrono vicino al torrente tutte sporche e si divertono a tirare i cartoni dello zucchero con lo spago, o giocano a suwe e a battersi le mani finché gli viene via la pelle.
Perchè è venuto a casa nostra, Morufu? Cosa voleva?
<<Sì>>, dice il papà con le labbra tirate. <<E’ un brav’uomo, Morufu. Ieri è arrivato con una sorpresa, mi diceva che ci paga lui il nostro affitto. Tutte le trenta mila.>> […] 
Perchè Morufu ci paga l’affitto a noi? Cosa vuole? […] 
Il papà aspetta, manda giù la saliva e si asciuga il sudore dalla fronte. <<Sì. I soldi dell’affitto è… una parte del tuo owo-ori.>>
<<Il mio owo-ori? Il prezzo da sposarmi?>> 
Nel mio cuore mi viene una crepa, e va avanti a spezzarsi perchè non ho neanche quindici anni e non mi sposo un vecchio scemo, perchè voglio tornare a scuola e imparare il lavoro di maestra e diventare grande e adulta e guadagnare i soldi per una macchina e una bella casa col divano coi cuscini belli e aiutare a mio papà e ai miei due fratelli. 
Non mi voglio sposare nessun uomo o un ragazzo, nessuno-nessuno. 

Il padre aveva deciso di infrangere la promessa, che aveva fatto tanti anni prima, alla moglie in fin di vita, di continuare a far studiare la loro unica figlia femmina. 
Adunni ha sempre cercato di divulgare la sua conoscenza a tutti: dalle bambine del villaggio a suo fratello più piccolo Kayus, ma adesso, deve accettare di sposare un vecchio, che si occuperà di lei e di pagare l’affitto di casa del padre. 

Adunni, devi essere buona con l’altra gente, anche se non stai bene, anche se tutto il mondo attorno a te non sta bene.


Adunni accetta di sposare Morufu, solo perchè è consapevole, che la sua famiglia ha un disperato bisogno di soldi. 
E’ così, che Adunni, sposa Morufu e conoscerà le altre due mogli: Labake e Khadija. 

Khadija ha detto che la prossima volta la devo mordere, a Labake, se ci riprova ancora. Che il rispetto non serve a niente, con la pazzia di Labake. […] Khadija è quella che mi fa stare un po’ più bene in casa di Morufu. Nei momenti che non deve pensare alle tre figlie e a quello che c’ha in pancia, pensa a me. […] 
Io e Khadija dormiamo in camera insieme, meno le volte che Morufu mi chiama. E’ più facile, se dormo in camera con Khadija. Se i pensieri tristi mi vengono di notte, lei mi accarezza la schiena, mi fa dei cerchi con la mano mentre che mi dice di essere forte, di non perdere la mia ragione. Certe volte, che il bambino gli dà i calci troppo forti, gli metto la bocca sulla pancia dura e gli canto una canzone, al bambino, finché lei e anche lui si addormentano come due sassi, e Khadija dice quando nasce il bambino io gli devo continuare a cantare perchè conosce già la mia voce. 
Appena ieri notte mi consolava e mi diceva: <<Quando hai dei figli tuoi, non sei più triste. Nei primi tempi, quando ho sposato Morufu, non volevo figli. Avevo paura di fare un figlio così presto e di ammalarmi per la fatica. Allora prendevo una cosa, una medicina, per non far venire il pancione. Ma, dopo due mesi, mi sono detta: ‘Khadija, se non gli dai un figlio, Morufu ti rimanda a casa di tuo padre.’ Ho smesso la medicina e quasi subito ho avuto la mia prima figlia, Alafia. Quando l’ho presa in braccio la prima volta, il mio cuore si è riempito di amore. Adesso le mie figlie mi fanno ridere quando neanche ci penso a ridere. I bambini portano gioia, Adunni. Gioia vera.>> 
Ma io non voglio che mi nasce gnente. Come faccio. una come me, a fare figli? Mica voglio riempire il mondo di bambini tristi che non possono andare a scuola. Mica voglio che il mondo diventa un posto brutto e silenzioso perchè i bambini non hanno la voce. 

Non sarà semplice per Adunni sottomettersi alle numerose violenze di Morufu, il quale ogni sera, la violentava per cercare di farla rimanere incinta per avere un figlio maschio. 
Oltre alle violenze serali, Adunni si ritrova a dover fare i conti con la cattiveria di Labake, la prima moglie di Morufu. Ma perfortuna, in quella casa, c’è Khadija, che cercherà di far star bene la protagonista, nonostante tutto ciò che è costretta subire.
Khadija aveva sposato Morufu a soli quindici anni, perchè il padre diabetico, a seguito dell’amputazione di una gamba, non aveva cibo a sufficienza per il sostentamento della famiglia. E’ così che Khadija, era stata venduta a Morufu, per qualche chicco di riso. 
Khadija aveva avuto tre figlie femmine da Morufu, che lui non voleva, ma adesso, lei era di nuovo incinta, ed era sicura di portare in grembo un figlio maschio. 
Adunni, invece, non vuole rimanere incinta e beve un decotto, una sorta di medicina che le prepara Khadija di nascosto, nella speranza di poter tornare nella propria casa, a causa della sua infertilità. 
Tra Adunni e Khadija si crea un legame speciale, molto forte, tanto da diventare per la protagonista una figura materna. Ma la gravidanza di Khadija, non va come dovrebbe e Adunni, si ritrova a partecipare a una tragedia che la obbligherà a scappare da Ikati, chiedendo aiuto a Iya, una vecchia signora che la madre della protagonista, aveva aiutato tanti anni fa. 

Stringo la borsa e non mi muovo i piedi. Resto lì e lo guardo, perchè che ne so che non è un uomo cattivo? Che ne so che non mi fa delle cose brutte, a Lagos? 
<<Iya>>, gli dico, che gli voglio chiedere se lo conosce proprio bene, anche se è suo fratello, ma le parole mi restano nascoste nel cervello e le cerco, ma si nascondono troppo bene, e allora resto lì a guardare l’uomo, e sbatto le palpebre. 
<<Adunni>>, dice Iya con una voce che vuole darmi il bastone in testa se non mi muovo con questi piedi. <<Meglio che vai con lui, prima che tornano i tuoi. […] A Lagos trovi belle cose, vedrai.>> Mi punta la mano sulla testa. <<Lo spirito di tua mamma è con te. Vai, presto.>>
E dopo che Mr Kola ha acceso il motore della macchina e l’ha portata sulla strada, che il peso di tutto si accumula e mi cade addosso, e mi abbatte lo spirito. 
Vado via da Ikati. 
E’ quello che volevo da tutta la vita, andare via da questo posto e vedere com’è il mondo fuori, ma non così. Non seguita da un cattivo nome. Non come una persona che tutto il villaggio la cerca perchè crede che ha ammazzato una donna. Non con metà del mio cuore che rimane con Kayus e l’altra metà con Khadija.
Abbasso la testa e sento un telo spesso, pesante, che mi copre. Il telo spesso della vergogna, della sofferenza, del dolore che ho dentro. 

E’ così che Iya chiede aiuto a suo fratello Mr Kola, che conosce molte signore ricche a Lagos. Adunni si ritrova a Lagos, a fare la serva a Big Madam, una donna prepotente e crudele, conosciuta da tutti per il negozio più bello di tessuti. 
Nonostante tutte le botte che Adunni riceve da Big Madam, lei continua ad affrontare la vita con forza, cercando parole di coraggio e di speranza, per continuare a credere nel suo sogno di diventare maestra. 
Nella casa di Big Madam, Adunni riceverà il sostegno di Kofu, lo chef personale della signora, che cerca di guadagnare abbastanza denaro per tornare in Ghana dalla figlia. 
E tra un pugno e una scarpa in testa, Adunni, dovrà stare molto attenta al marito di Big Madam, un uomo con il vizio della bottiglia e delle donne più giovani. 
Ma una mattina, Kofu, mostra ad Adunni, un modulo da compilare per richiedere una borsa di studio. Adunni ha paura di fallire, ma grazie alle parole di Kofu e a Mr Tia, una donna inglese che le insegnerà la lingua inglese, la protagonista proverà a richiedere la borsa di studio. 

<<Sei la ragazza più buffa che abbia mai conosciuto. Mi piacerebbe aiutarti, ma io e Florence non andiamo molto d’accordo. Se dovesse scoprire che ti ho dato delle referenze o che ti sto facendo da garante…>> 
<<Non lo scopre mai-mai>>, gli dico, con gli occhi pieni di una sicurezza che sono sicura. <<Diventa un segreto per sempre, in questa casa. E’ una possibilità per me, per essere libera perfavore. […] Mi aiuti?>>
Fa un sospiro. <<Mi sembra il minimo che posso fare, in cambio dell’aiuto che tu hai dato a me.>> Non mi fa chiedergli che aiuto gli ho dato, io, perchè mi dice: <<Devi scrivere un testo di mille parole nelle prossime settimane?>> 
<<Sì, Ma>>, gli rispondo, che il cuore mi batte forte. […] <<Adunni, senti, questa settimana posso liberarmi un pochino, e forse anche qualche giorno della prossima. Dato che la tua padrona non c’è, potrei potrei passare alla sera e insegnarti… sì, insegnarti un po’ di inglese per aiutarti a preparare il tema e perfezionare la conversazione. In questo modo, spero pure di conoscerti abbastanza da poter scrivere delle referenze per te. Se riesci a prenderti del tempo libero alla sera… Mi sembri sorpresa.>> 
Sorpresa, sì. Molta. <<Mi aiuti e mi insegni?>> 
Metto la mano in cima al petto. <<A me?>> 
Non penso se la cosa che faccio è quella giusta, la faccio e basta: la abbraccio e la stringo forte. Ha un odore di sudore di ricchi e qualcosa come foglie di menta. Quando la lascio, è cominciata a ridere. Non è arrabbiata che le ho dato un abbraccio, e io sono triste e anche felice che questa donna ricca non mi ha spinto via e sputato come Big Madam.

Con la dolcezza di Mr Tia, Adunni imparerà a comunicare e scrivere in inglese, ma riceverà anche, per la prima volta nella sua vita, dopo la morte della madre, parole e gesti affettuosi, che si insiederanno nel suo cuore. 
Riuscirà la protagonista, a vincere la borsa di studio per poter realizzare il suo sogno, di diventare maestra?

Sento qualcosa che si muove dentro al mio petto perchè è così buona con me, questa donna? Cosa ci vede in me, che certe volte non vedo niente neanch’io? Mando indietro le lacrime cocciute e stupide che mi pizzicano gli occhi, ma escono fuori lo stesso. 
<<No, non volevo farti piangere.>> Ms Tia mi passa il dito sotto all’occhio sinistro. 
<<Cosa vedi in me, Ms Tia?>>
Lei scuote la testa, mi prende le mie due mani, le mette come delle sbarre, che mi guarda la faccia, la vera Adunni, dietro le sbarre. Mi sembra come se esce da Ms Tia e entra dentro la mia anima, il mio cuore. 
<<Dimmi, qual è la cosa che desideri di più nella vita?>> mi chiede. 
<<Che mia mamma non è morta. Che torna e tutto diventa bello.>>
<<Lo so>>, mi dice con un sorriso dolce e triste. <<Lo so, ma pensa a qualcos’altro.>>
<<Andare a scuola. E, adesso, prendere la borsa di studio.>>
<<E perchè è così importante per te, Adunni?>>
<<Mia mamma mi ha detto che l’istruzione mi dava una voce. Ma io non voglio una voce come le altre, Ms Tia. 
Io voglio una voce forte, una voce che la sentono tutti. Voglio che entro in un posto e le persone mi sentono, anche prima che ho aperto la bocca. Nella vita voglio aiutare tante persone, così, quando divento vecchia e muoio, vivo ancora nelle persone che ho aiutato. Pensa, Ms Tia: se vado a scuola e divento una maestra, mi danno lo stipendio e magari posso anche costruire la mia scuola a Ikati e insegnare alle bambine. Le bambine del mio villaggio non hanno tanta possibilità di andare a scuola. Io voglio cambiarlo, questo, perchè così, quando crescono, le bambine fanno nascere persone brave, che fanno la Nigeria anche meglio di com’è adesso.>>
Mentre che parlo, Ms Tia fa di sì con la testa. <<Puoi farcela. Hai tutte le carte in regola per eccellere, sono tutte dentro di te.>> Lascia andare le mie mani e mi indica un dito sul petto. 
<<Proprio qui, nel tuo cuore, e nella tua mente. E ne sei convinta anche tu, lo so. Devi aggrapparti a questa convinzione e non lasciarla mai andare. Ogni mattina, quando ti svegli, ricorda a te stessa che domani sarà meglio di oggi. Che sei una persona di valore. Che sei importante. Ci devi credere, indipendentemente da cosa succederà con la borsa di studio. Okay?>>

 

L’autrice Abi Darè, è cresciuta a Lagos, in Nigeria e con “La ladra di parole” vuole raccontare la violenza e i soprusi che subiscono le ragazzine e le donne del suo paese. 
“La ladra di parole” è il suo romanzo d’esordio, in cui Adunni, la protagonista, cerca di imporsi nel mondo con la sua voce. 
All’inizio del libro, il lettore troverà una nota, che l’informerà che la traduzione di Elisa Banfi, rispetta il parlare inglese diffuso in Nigeria, mantenendo le difficoltà linguistiche della voce narrante con i suoi errori grammaticali e linguistici, che portano il lettore a divertirsi, ma anche a sentire sulla propria pelle i dolori della protagonista, le sue speranze, ma anche le ferite del corpo e dell’anima. Questa scelta si rivela coerente con l’intento del romanzo, ovvero di non snaturare Adunni, ma di presentarla ai lettori per quello che è, una ragazzina che racconta con forza la sua storia, nonostante le proprie difficoltà linguistiche. 
I temi trattati sono la lotta delle donne, la violenza sessuale, i matrimoni combinati, la morte, i sogni, la forza di reagire, i diritti delle donne, libertà e le parole, l’istruzione, che diventano l’unico modo per combattere le discriminazioni e i soprusi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, divertente, realistico, rispettando il broken English parlato in Nigeria. 
I personaggi sono strutturati bene, le descrizioni inserite dalla scrittrice sono molto realistiche e permettono al lettore di entrare in empatia con Adunni e gli altri personaggi. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro ambientato a Ikati, un villaggio della Nigeria, che mette in evidenza le fatiche, le violenze praticate su bambine, ragazze. 
Consiglio questo libro libro, anche a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia raccontata da una bambina di quindici anni, che si ritrova a diventare donna prima del previsto, che vuole far sentire la propria voce. 
Chiudete gli occhi, immaginatevi di essere a Ikati, un villaggio rurale dominato dalla miseria, dall’arretratezza e da una forte cultura patriarcale e lasciatevi travolgere dalla forza delle parole di Adunni, sono sicura che vi affezionerete a lei e a Ms Tia!!
Buona lettura 📚📚!!

“I diavoli piangono vita” di Martina Bertocchi

Titolo: I diavoli piangono vita 
Autore: Martina Bertocchi 
Casa Editrice: Accornero Edizioni 
Data uscita: 5 Marzo 2024 
Pagine: 133 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Diventando un uomo amai altre donne lasciando che si prendessero gioco di me, dei maldestri tentativi di andare avanti e dimenticare. Le feci mie immaginando i suoi occhi di donna, gettando benzina sulle fiamme della mia immaginazione. 
Quante mani ti hanno toccata? 
Chi si è preso ciò che è sempre stato mio? 
Gli anni passavano lenti e inesorabili: costruivo immagini di lei e della sua metamorfosi: una bambina, una ragazza e poi una donna, un fiore meraviglioso. 

❗️❗️❗️❗️ATTENZIONE❗️❗️❗️ Nel libro sono presenti descrizioni disturbanti quali pensieri suicidi, violenza mentale e fisica, abuso di alcool e farmaci.
La lettura è indicata esclusivamente a un pubblico adulto 🔞❗️

I protagonisti del libro sono Alexander Ferri e Annalisa Mariani, che attraverso l’alternarsi dei capitoli, raccontano la loro versione della storia. 
Alexander e Annalisa si erano conosciuti da bambini, quando frequentavano la scuola elementare. 
La madre di Alexander era di Budapest, aveva conosciuto il padre, Claudio Ferri, un’ingegnere piemontese che era in vacanza alla riscoperta di sé stesso e la madre gli faceva da guida. Ma con gli anni, il comportamento di Claudio era peggiorato, con liti sempre più frequenti che sfociavano in violenza. 
Alexander era cresciuto così, tra la violenza domestica e un giorno, era dovuto intervenire per evitare che il padre strangolasse la madre, rimediando un occhio nero e un braccio rotto. In quell’occasione erano intervenuti i vicini per aiutare quel bambino, vittima di una situazione più grande di lui. Il giudice, decise di affidare Alexander alla zia Cinzia Romano. 
Per queste ragioni, i genitori di Annalisa, notando le attenzioni maniacali di Alexander nei confronti della figlia, decisero di trasferirsi e di cambiare ogni recapito telefonico. 

“Il numero del vecchio appartamento non esiste più, lo abbiamo cambiato. E poi, Alex non potrà chiamarti mai più. La sua famiglia, adesso, è meglio lasciarla perdere.”
In quelle occasioni mi guardava con rimprovero e io piangevo, mi sentivo sola con la sera a illuminare casa nostra. Una casa che ho odiato fin dal primo momento. La mamma addolciva lo sguardo e mi abbracciava. Prima di andare a dormire, ogni sera, mi pettinava i capelli con una delicatezza esasperante. 
“Ti farai dei nuovi amici. Non ti preoccupare.”

Nella narrazione, Alexander si racconterà senza filtri, da bambino fino a diventare un uomo adulto, con la certezza di provare dei sentimenti verso Annalisa. 
All’età di tredici anni, Alexander rimane orfano, la madre era morta di cancro a Budapest, mentre il padre era stato colpito da un infarto, che aveva posto fine al dolore del giovane. 
Annalisa e Alexander, nonostante la separazione forzata, cercheranno di andare avanti nella loro vita, ma non sarà così semplice perchè il loro legame è molto forte, che assume un carattere ossessivo-maniacale. 
Alezander ogni volta che deve conoscere una ragazza, cerca di trovare dei tratti di somiglianza di Annalisa.

Qui seduti, in uno dei ristoranti stellati più famosi di Torino, aspetto con impazienza il momento in cui potrò sfogare su di lei tutto il livore della mia anima. Sorseggio il prosecco, la guardo immaginando occhi diversi e mi lecco le labbra. Non vede il mostro che mi abita dentro. Lei non immagina, non si rende conto della crudeltà di cui potrei essere capace ora che la luce della speranza si è spenta.

Invece, Annalisa, spinta dai genitori aveva deciso di sposare Valerio, il ragazzo “perfetto”. Ben presto, Annalisa rimase incinta e dopo poche settimane, provò il dolore immenso di perdere il bambino, un dolore che nessuna madre, nessuna donna dovrebbe provare. E’ così che Annalisa cade in depressione, ritrovandosi a fare i conti con il giudizio pressante della società che considera ogni donna solo se è in grado di sfornare figli. 
La scrittrice Martina Bertocchi, si sofferma molto sul tema dell’infertilità e sul dolore che causa in una donna, analizzando anche la posizione della società. 

In autunno rimasi incinta. Non ero sicura che lui volesse dei figli, ma ingenuamente pensai di vederlo entusiasta. Sistemai il test positivo dentro una scatola argentata con il fuoco celeste e scrissi un biglietto. Valerio lo lesse freddamente, senza alcuna emozione. Mi strinse tra le braccia e mi baciò. Non disse una parola. Alla dodicesima settimana persi il bambino per un distacco della placenta. Il medico provò a salvarci con l’espressione di chi sapeva che le cure non avrebbero funzionato, e così successe. Quella sera stessa precipitai nell’oblio con dieci pillole di sonnifero. 
Mio figlio era morto, vivere non aveva più senso. Essere donna è una prova da oltre un quintale. Fin da piccole ci raccontano che fare un figlio è una delle ambizioni più significative della vita, ma noi donne lo desideriamo per amore o per sentirci adeguate? 
Qual è la differenza tra l’amore per noi stessi e per qualcuno ancora deve nascere?
Non so darmi risposte, ma la maternità è un viaggio difficile, spesso ingiusto. 

Valerio e i genitori di Annalisa, non capiscono il dolore che prova la protagonista, nessuno capisce le cicatrici che si sono poste nel suo corpo. 

Perchè senza figli una donna non sa niente. 
Inizia a capire qualcosa in gravidanza, quando il suo corpo lavora come ci si aspetterebbe. Prima, tutte quante, non sappiamo niente. Il mondo dice così. La società dice così. Le donne senza figli non capiscono niente, ma devono capire tutto di chi i figli li ha messi al mondo. 

Oltre a tutto ciò, Annalisa deve subire anche la violenza di Valerio, che a causa dell’alcool, picchia la moglie.
Ma un giorno, Alexander e Annalisa si ritrovano, ormai sono adulti e nessuno può dirgli che cosa devono fare. E’ così che il sentimento di due bambini, è mutato in qualcosa di più grande, di adulto. 
E adesso che sono adulti, Alexander e Annalisa, dovranno decidere come comportarsi. 
Che cosa accadrà tra i due? 
Può un amore infantile resistere fino da adulti e diventare una vera ossessione?

Rientro a casa con l’energia rovente di Alex su di me, fradicia di pioggia. Sono così sconvolta dalle emozioni da non capirci più niente. Nessun uomo mi ha mai fatto sentire viva come ci è riuscito lui per la prima volta dopo tanto tempo, nonostante la mia infertilità, mi sento di nuovo una donna. Una donna che funziona, che prova piacere, che ha un corpo capace di rispondere agli stimoli. Mi sono sentita normale. 

Non sa delle bottiglie che si svuotano, dei bicchieri di vino che trovo in giro per casa e che faccio sparire ogni volta che qualcuno viene a trovarci. Non sa che mi tratta come se fossi alle sue dipendenze, che ultimamente si prende da me ciò che vuole senza curarsi di come mi sento. Non sa che non parliamo mai della possibilità di avere altri figli, dei test negativi, della depressione che mi travolge alla fine di ogni mese. Non riesce a immaginare il dolore che mi porto dentro per quei bambini mai nati. La minuscola traccia della loro esistenza la custodisco sui test di gravidanza positivi chiudi dentro un sacchetto, nel ripiano più nascosto dell’armadio. Anche adesso, dopo tanto tempo, il battito del loro cuore sull’ecografo mi tormenta ogni volta che chiudo gli occhi. Non sa che sono una donna rotta da tempo, né che Valerio, questi figli mai nati, probabilmente neanche li voleva. Non le ho mai raccontato queste cose per proteggerla, perchè renderla felice mi fa sentire meno sbagliata, come se l’avessi delusa solo a metà. 
Non voglio ingombrare la sua vita con i miei problemi. Ma io esisto, anche se vivo in silenzio. Esisto e ho bisogno di vivere, di esserci…

La scrittrice Martina Bertocchi con “I diavoli piangono vita”, rappresenta la società in cui viviamo e analizza molti temi crudi e difficili da raccontare. 
I temi trattati sono la violenza sulle donne, sia fisica sia psicologica, l’infertilità femminile, la gravidanza, la procreazione medicalmente assistita, la dipendenza sia da sostanze sia da persone, i rapporti con i genitori e la depressione.
Lo stile di scrittura è scorrevole, diretto, fluido, la scrittrice si dimostra abile nel trattare temi difficili con la giusta dose di umanità. 
Questo libro non è adatto a tutte/i, leggete attentamente le avvertenze che ho posto all’inizio della recensione. Se state affrontando un periodo particolare della vostra vita di depressione, è meglio non avventurarsi (al momento) nella lettura di questo libro, che non presenta descrizioni esagerate ma è un pugno allo stomaco, difficile da metabolizzare, soprattutto il finale!!
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura indiscussa della scrittrice di descrivere minuziosamente, sia dal punto di vista fisico (e soprattutto) psicologico ogni personaggio coinvolto nella storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano riflettere sulla nostra società, sulla maternità, sull’infertilità e soprattutto sul significato di essere donna. 
Ringrazio la scrittrice Martina Bertocchi, per avermi donato il suo libro, che mi ha permesso di riflettere su temi pochi analizzati, ma molto importanti e toccanti.
Buona lettura 📚📚!!

L’infinito deve avere lo stesso colore dei suoi occhi.

“La collana di cristallo” di Cristina Caboni

Titolo: La collana di cristallo 
Autore: Cristina Caboni 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Edizione: 2 
Data uscita: 3 Ottobre 2023 
Genere: Romanzo contemporaneo
Pagine: 336 

Il tramonto a Murano, è rosso rubino, viola ametista, blu zaffiro. Così i vetrai chiamano i colori, con i nomi delle pietre preziose che hanno decretato la loro fortuna. 
Marietta Barovier lo ammira ancora un istante mentre attende che anche l’ultima delle sue lavoranti varchi l’uscita. Il commiato è un sorriso. poi la donna, che discende da una facoltosa famiglia di abili artisti del vetro, sbarra la porta. […] 
D’un tratto, le dita si chiudono intorno alla canna da soffio. Sa di non essere più da sola e quella consapevolezza le fa battere il cuore. Tuttavia non si volta. Conosce chi ha violato la sua solitudine. Di lui percepisce tutto: la presenza, l’odore, il respiro. 

 

Il giorno in cui Juliet Meriwether soffiò per la prima volta dentro la canna cava, la massa incandescente, dalla parte opposta, si gonfiò e divenne una sfera. 
Era piccola, adatta alla mano di una bambina. I cristalli in superficie si erano fusi disegnando un motivo a spirali che lei adorava. Era anche imperfetta, lo sapeva, ma non le importava. Era la prima idea cui aveva dato forma e, affascinata, l’aveva guardata acquisire un peso e una dimensione. Nonostante gli evidenti difetti, Juliet le era molto affezionata per questo la teneva al sicuro in un cassetto. 
Quasi sempre. 

Avete amato “La maestra del vetro” e/o “La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier? 
Allora, il libro “La collana di cristallo” di Cristina Caboni è la lettura ideale per te/voi!
“La collana di cristallo” è un romanzo a più voci: dal passato con Marietta Barovier e Marina, fino ai giorni nostri con Juliet. Queste tre donne, hanno in comune la passione per il vetro soffiato, il lettore si ritroverà a sognare nella città di Murano, famosa per la lunga tradizione della lavorazione del vetro.
La protagonista del libro si chiama Juliet Meriwether, una ragazza profondamente insicura, sensibile, dolce, che vive a Seattle, con la passione per il vetro soffiato.
Juliet è cresciuta in una famiglia di “perfettini”, ogni Meriwether si è sempre comportato alla perfezione in ogni ambito, proseguendo la tradizione di famiglia, ovvero di laurearsi in Medicina per diventare dottore.
Juliet, a differenza dei suoi fratelli Paul e Daniel, entrambi dei “perfetti” dottori, si era resa conto dopo qualche mese, di non essere portata per la facoltà di Medicina e aveva deciso di seguire le sue passioni: l’arte. 

<<Sì. E le somigli in modo impressionante.>> 
Povera Gina, stava invecchiando. In realtà lei era molto diversa da sua madre. Ellen era esile e bruna, lei alta e più rossa che bionda. Aveva preso dalla famiglia del padre. Si rese conto di non sapere quanti anni avesse esattamente la tata. Era arrivata negli Stati Uniti quando era poco più di una bambina insieme alla famiglia di suo nonno, di cui si era sempre presa cura. I Meriwether le erano molto affezionati, lei però l’adorava. Era stata il suo sostegno, l’aveva sempre incoraggiata ad ascoltare la voce del proprio cuore.

Sin da bambina, Juliet si era sempre sentita fuori posto, strana, i suoi familiari non accettavano che la loro unica figlia femmina fosse diversa da loro, tanto da portarla in un centro specializzato per i disturbi infanti quando era ancora piccolissima. 
Juliet non aveva nessun disturbo, non c’era nulla che non andasse in lei, era semplicemente una bambina normale, estremamente sensibile, che subiva le pressioni dei genitori, che pretendevano troppo da lei. Juliet aveva avuto la fortuna, di crescere con la sua tata Gina, che a differenze dei suoi genitori, era l’unica ad appoggiarla in ogni cosa. 

La prima volta che i suoi genitori l’avevano portata in un centro specializzato per i disturbi infantili era piccola. Juliet non ricordava esattamente quanti anni avesse. Le loro espressioni però le ricordava bene: dapprima incredule, dopo affrante. Perchè non c’era nulla che non andasse in lei, e nonostante quello non raggiungeva gli obiettivi.
Era diversa. 
L’avevano abbracciata, ricoperta di attenzioni. Non si sarebbero mai arresi, le avevano detto. […]
Non era più quella bambina; eppure Juliet continuava a sentirsi come allora: inerme, diversa. Strana.

Era stata proprio grazie a Gina, che Juliet, aveva scoperto il significato della bellezza, osservando alcune opere d’arte in un Museo. Gina ha sempre supportato Juliet, invitandola ad ascoltare sempre il suo cuore. 
Juliet ama vedere il vetro soffiato che si gonfia in attesa di prendere forma, è come se con le sue mani realizzasse una piccola magia. 
Juliet aveva ascoltato il suo cuore, partecipando a una selezione molto rigorosa, per accedere in una prestigiosa scuola di maestri del vetro di Murano. Solo dieci studenti in tutto il mondo venivano ammessi nella prestigiosa scuola di Murano, e Juliet era riuscita a vincere il concorso, che le avrebbe permesso di realizzare i suoi sogni e di scoprire le sue radici italiane della sua famiglia. 

Aiutarti…Con un peso sul cuore li osservò uno per uno. Perchè non la capivano? Agitata, i pensieri che le turbinavano in testa, si domandò perchè continuassero a trattarla come se fosse una bambina sconsiderata. Poteva convincerli che si sbagliavano? 
Non sapevano, riflettè. Non la conoscevano. Non era mai stata davvero sincera con loro. Pensò al giorno in cui la tata l’aveva condotta al museo del vetro di Chihuly Garden, al mondo sottomarino sul soffitto, due enormi conchiglie riposavano su letti di alghe. Al giardino incantato che lo circondava. Qualcuno aveva posato tra gli alberi e i cespugli boccioli e corolle trasparenti, enormi opere colorate che reclamavano attenzione con il loro messaggio di fantasia e creatività. Ma era stato davanti al fautore di quella meraviglia, che aveva compreso di aver trovato il suo mondo. Il posto in cui poteva sentirsi a suo agio. Finalmente accettata per ciò che era. 
Ma loro non lo sapevano. 
Se si fosse aperta invece di continuare a nascondersi dietro qualche scarna notizia, l’avrebbero compresa? Lottò contro l’istinto che la scongiurava di tacere. Doveva essere sincera! Sconfiggere la paura del loro giudizio, smettere di farsi dominare dall’insicurezza. Erano i suoi familiari, non le avrebbero mai fatto del male. 
<<Io non sono come voi, è vero. Ma c’è una cosa nella quale io sono brava. Conosco il fuoco. So quanta potassa e soda aggiungere alla sabbia prima di infornare per quanto tempo arde il composto prima di fondere. Come accarezzarlo, il vetro, come blandirlo. Vedo le fattezze, il profilo, la forma perfetta. Percepisco il movimento, lo imprimo nella massa. Io creo. Conosco la materia. E quando sono davanti alla fornace sono felice.>> 
Il cuore le batteva forte. Non aveva mai rivelato a nessuno quelle cose. In quel momento, si sentiva esposta, ma sperava che finalmente la vedessero per ciò che era: una vetraia, un’artista. Una persona che aveva sogni e progetti, e che desiderava raggiungere i propri obiettivi. 
Anche se non era alla loro altezza.

In occasione della cena di famiglia, Juliet, comunica ai suoi familiari che è stata ammessa alla scuola per vetrai più prestigiosa del mondo a Murano. I genitori e suo fratello Paul, non vogliono che Juliet parta per Murano; l’unico che si dimostra felice per lei, è suo fratello Daniel. Ma Juliet, cerca di spiegare ai suoi genitori, i suoi sentimenti, come si sente sicura di sé stessa mentre lavora il vetro… ma i genitori, non accettano che il suo mondo sia fatto di creatività, perchè per loro la cosa più importante è la razionalità. 
Ma Juliet non sente ragioni, per la prima volta decide di ascoltare il suo cuore, non vuole rinunciare all’opportunità di realizzare il suo sogno più grande, anche se questo vuol dire litigare con i suoi genitori, con Paul e anche con Daniel, per trovarsi da sola dall’altra parte dell’Oceano. 
Prima di partire, la sua tata Gina, le aveva consegnato un amuleto, una collana di cristallo, sussurrandole parole misteriose: <<E’ tua, perchè le somigli così tanto.>> 

<<No, tesoro mio. Tu sei solo te stessa. Lo sei sempre stata nonostante i loro tentativi di cambiarti.>> Le accarezzò i capelli. <<Tu sei come lei.>> 
Lei? A chi si riferiva? In quel momento faticava persino a pensare.
<<Non riesco a seguirti.>> 
<<Non ha importanza. Ciò che conta davvero è che andrai a Venezia.>>
<<Io… non lo so, tata. Non so più nulla.>> Ci sarebbe andata davvero? 
<<Devi farlo, gioia mia.>> 
Gina le afferrò la mano e ci posò sopra un astuccio. <<Adesso è nelle tue mani.>>
Non capiva, pensò aprendo il cofanetto. E poi spalancò gli occhi. 
Su un letto di velluto rosa sbiadito dal tempo un filo di perle brillava sotto la luce. <<Perle di Venezia.>> 
Lanciò un’occhiata sorpresa alla tata. Erano montate in oro. Murrine, rosette, sfere a lume. Erano antiche, preziose. Una piccola fortuna. Tra le sue dita divennero improvvisamente calde. 
<<Non posso accettarle.>>
<<Invece puoi e devi. Lei sarebbe contenta che le avessi tu. Riportale a casa, Juliet. Al luogo a cui appartengono.>>

Gina le aveva sempre parlato nella sua lingua madre, un ricordo che apparteneva ai momenti felici della sua infanzia, quelli dei loro segreti. Le aveva sempre detto che era una bambina speciale, fortunata, che discendeva da un’importante stirpe di origine italiana. A differenza di suo padre, che non amava parlarne, la tata l’aveva sempre spronata ad approfondire la sua conoscenza del Bel Paese e a coltivare la sua naturale attitudine per l’arte e la creatività. Le piccole sfere erano asimmetriche, realizzate una per una. Alla luce dei nuovi eventi i racconti della sua infanzia assumevano un contesto diverso. 
Misterioso.
E’ tua da quando sei nata. 
Apparteneva alla sua famiglia da sempre, le aveva detto. 
Ma allora perchè non era stato suo padre a consegnargliela?

Juliet non ha idea di cosa significhi ma, arrivata nella colorata isola attraversata dai canali, sente che la collana le dà la forza di affrontare ogni cosa, anche quando si ritrova senza borsa e senza un posto per dormire. 

Camminò perchè non poteva stare ferma, o sarebbe stata investita dalla marea di turisti che le si affollavano intorno. Circondata dal vociare indistinto della gente, dallo sciabordio delle acque solcate dagli scafi, guardò alla sua sinistra. Doveva raggiungere la parte opposta del canale. Salì sul Ponte degli Scalzi, così diceva la cartina che aveva acquistato all’aeroporto. 
E poi fu come se tutto si allontanasse. I pensieri, le preoccupazioni. Niente aveva più importanza mentre camminava avvolta dall’odore salmastro dell’acqua. Era come se gli occhi non gli bastassero, non riuscissero a cogliere l’immensità di ciò che la circondava. 
La bellezza era sempre stata nella sua vita. Le aveva permesso di notare aspetti che agli altri sfuggivano, e che per lei erano puntelli sui quali costruire il suo avvenire. Credeva di essere preparata alla bellezza. Di conoscerla. Ma adesso che attraversava le stradine sulle quali si affacciavano vetrine, botteghe artigiane, ristoranti ne era travolta. E più si inoltrava nel cuore della città, più le emozioni diventavano intense, come se dopo averne sfiorato la superficie, vi si fosse immersa uno strato alla volta. 
Quanti passi avevano percorso il selciato delle calli per consumarlo a quel modo? Aveva l’impressione che le smussature addolcissero la pietra, e le persone che l’avevano preceduta vi avessero segnato le loro storie. La strada si restrinse e istintivamente Juliet allargò le pareti dei palazzi che si levavano verso il cielo uno di fronte all’altro. Calle Varisco. 
Era come trovarsi in un’altra dimensione, una bolla temporale. Non c’era differenza tra lei e qualsiasi altra donna che secoli prima aveva compiuto il medesimo gesto.

E’ così che il lettore conoscerà Marcus Quintavalle, il figlio di Jacopo, titolare della prestigiosa scuola di vetrai. Marcus è un ragazzo molto intelligente, bello, che dopo essersi laureato in ingegneria a Vienna, aveva deciso di aiutare il padre con la scuola. 
Marcus cerca di rassicurare sin da subito Juliet, offrendole l’opportunità di alloggiare una settimana prima dall’inizio delle lezioni nella sua scuola. 
Juliet rimane affascinata dalla premura e dalla cortesia di Marcus, che le farà conoscere ogni angolo di Murano. 

Gli si lanciò tra le braccia! Fu puro istinto, e quando lui le accarezzò i capelli in un gesto dolorosamente familiare si irrigidì. <<Scusami>>, mormorò indietreggiando. […] 
Posò la mano sul suo palmo e quando lui l’avvolse nella propria rabbrividì. Non era a disagio, ma non era nemmeno abituata a stare così vicino a qualcuno. Invece Marcus sembrava affrontare il mondo con le braccia spalancate.

 

<<Sei una ragazza particolare, Juliet Meriwether.>>
<<Sono anche mezza italiana. Mio nonno lasciò l’Italia quando era giovane…>> 
<<Dunque il tuo è un ritorno?>>
Lo era? Si chiese Juliet. <<No, francamente nessuno è interessato alle nostre origini a parte Gina.>>
<<Tua nonna?>> 
<<Una specie. E’ lei che mi ha dato la collana.>> La tirò fuori, facendola dondolare davanti a sé. 
<<Rideresti se ti dicessi che indossarla mi fa stare… meglio?>>
<<Perchè dovrei farlo? Ognuno ha i suoi portafortuna. Io, per esempio, colleziono vecchie musicassette.>> 
La sfiorò con le punta delle dita, studiandola con attenzione. <<E’ molto antica…direi almeno un paio di secoli.>> […] 
<<La mia famiglia è molto… orgogliosa di quello che ha realizzato. Il passato per loro non conta. Sono tutti medici di grande successo, a parte me. >>
<<Loro non apprezzano il fatto che tu sia un’artista?>> Il sorriso le morì sulle labbra. 
<<GIà. Non sono esattamente orgogliosi di quello che faccio.>> Marcus aveva compreso ogni cosa senza dovergliela spiegare. 

Dopo una settimana trascorsa a Murano, Juliet sente di appartenere a quella città ed è determinata a dimostrare a Marcus e a Jacopo, la sua bravura. Ma Juliet è l’unica ragazza ammessa al corso della scuola di vetrai, e dovrà affrontare molti pregiudizi e ostilità, soprattutto da parte del maestro Jacopo, che cerca di ostacolarla in ogni modo. 
Jacopo a differenza del figlio, ritiene che una donna non debba lavorare in una fornace e cerca di sminuire la bravura di Juliet. 

Jacopo fece per parlare, poi si allontanò dal figlio, fermandosi davanti a uno dei forni. Controllò il calore e accostò lo sportello all’imboccatura. 
<<Certo, se aveva proprio bisogno…> bofonchiò.
<<Ma sai come la penso. Ero contrario fin da subito alla sua ammissione.>>
Marcus si limitò a sollevare un sopracciglio continuando a tracciare segni sul blocco. Davanti a lui c’erano diversi prospetti, disegni che suddividevano lo spazio. <<Ho altri problemi al momento, papà. E francamente non riesco a capire perchè continui a ragionare in termini così antiquati.>>
<<Guarda che ti sbagli. Io penso solo alle difficoltà oggettive. La fornace non è un luogo adatto a ragazzine che non sono nemmeno in grado di sollevare una canna da soffio. E se inciampasse? A parte il pericolo per sé stessa manderebbe a fuoco tutto, ti rendi conto?>> 
<<E’ accaduto solo una volta e non mi pare fosse coinvolta una ragazza.>>
<<Vedi che ho ragione? Adesso sarà ancora più pericoloso!>> 
<<Rilassati, papà. Abbiamo gli estintori e siamo in grado di affrontare ogni emergenza.>> 
<<Per te è facile parlare così. Ma io sono il proprietario… sempre io quello che è responsabile di tutto. Significherà pur qualcosa.>>
La penna di Marcus si arrestò, lui sollevò lo sguardo. 
<<Sì, papà, vuol dire che sei in una posizione difficile… e io sono qui per risolverla. E’ per questo che mi hai fatto venire a Venezia, giusto?>>

E’ così che una sera, Juliet, troverà nella sua stanza un vecchio taccuino, che apparteneva a un vetraio, con tutte le spiegazioni necessarie per lavorare il vetro. 
E sarà grazie alla sua collana e al suo taccuino, che Juliet dimostrerà a tutti la sua bravura, aiutando anche gli altri ragazzi del corso. 
Ma quella collana nasconde la storia della sua famiglia, e in una perla di cristallo è incastonato lo stesso stemma che spicca sul Palazzo che ospita la fornace. 
Juliet deve scoprire quale è il segreto che si cela su quella collana e sulla sua famiglia. Ed è così, che entrano in gioco le altre due protagoniste femminili: Marietta Barovier e Marina, due donne del passato che hanno dimostrato la loro intelligenza e bravura nel lavorare il vetro. 
Tra una pagine e l’altra, il lettore si ritroverà tra calli incantate in cerca del passato. 

Marcus era a poca distanza, la guardava. L’aveva seguita, era stato lì tutto il tempo?
Lo raggiunse. Lui allargò le braccia e lei si rifugiò nel suo calore, abbandonandosi al conforto della sua stretta. 
<<Va tutto bene?>> 
Annuì. Come le era mancato il suo profumo. 
<<Ti va di andare a bere qualcosa?>>
Juliet si scostò, gli occhi nei suoi. <<Perchè?>>
Lui aggrottò la fronte. 
<<Per quale ragione?>> Chiese lentamente. 
Le accarezzò il viso con la punta delle dita. <<Perchè mi piace stare in tua compagnia, mi piace come ridi, come parli e persino quando mescoli le frasi così tanto che non capisco nulla.>> 
Non continuò, Juliet si era sollevata in punta di piedi, gli aveva circondato il viso con le mani e adesso lo stava baciando come aveva desiderato fare fin dalla prima sera, quando lui l’aveva guardata, l’aveva vista ed era rimasto al suo fianco.

La scrittrice Cristina Caboni con “La collana di cristallo” intreccia il fascino di Murano, con la storia di una ragazza che scopre la propria forza guardando alle donne che, prima di lei hanno provato a farsi strada, e a un futuro che non le fa più paura, ma è pieno di voglia di vivere. 
I temi trattati sono il cristallo di Venezia, il coraggio, i pregiudizi, la bellezza, l’arte, i rapporti con i genitori, la morte e l’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, leggero e magico, grazie alla bravura della scrittrice di trasmettere al lettore la maestosità e bellezza del vetro. 
I personaggi sono strutturati bene, con ampie descrizioni e trasportando il lettore tra le vie di Murano, emozionandolo fino alla fine della storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere la storia di Murano, a chi desidera leggere una storia che ha come protagoniste donne forti e coraggiose, che hanno sfidato la società maschile. 
Buona lettura 📚📚!!

“Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” di Alice Basso

Titolo: Le ventisette sveglie di Atena Ferraris 
Autore: Alice Basso 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Data uscita: 21 Gennaio 2025 
Pagine: 368 
Genere: Romanzo giallo

Voi direte: chi è che si dimentica di richiamare il proprio scemo ma pur sempre amato fratello per verificare una cosa importante come che sia ancora in vita?
E io risponderò: io. Moi. Et voilà. 

Perchè la mia memoria funziona così. Posso ricordarmi per tutta la vita, dopo averlo letto una volta a vent’anni, che -che ne so- il formaggio Tilsit è considerato svizzero perchè è stato inventato nel tardo Ottocento da immigrati svizzeri seppur nella città di Tilsit all’epoca appartenente alla Prussia Occidentale, e posso anche dimenticarmi di mangiare, o di avere un appuntamento dal dentista, o appunto di controllare che mio fratello sia vivo. 
Vi sembra roba da pazzi, vero? 
Già. 
Benvenuti nella mia vita. 

La protagonista del libro si chiama Atena Ferraris, una ragazza di trent’anni che vive a Torino. Atena è una ragazza che sembra un po’ “sbandata”, si dimentica ogni cosa e organizza la sua vita impostando ventisette sveglie al giorno, salvo quando il fratello gemello Febo, le chiede richiamarlo dopo un’ora e anche in quel caso, la protagonista imposterà una sveglia per ricordarsi di contattarlo. 
In realtà, Atena è neurodivergente, un tema su cui la scrittrice si sofferma molto e che cerca di sensibilizzare il lettore durante la storia. 
La madre di Atena ha sempre cercato di guidare la figlia, di farle capire il mondo, dato che condivideva con la figlia lo stesso problema. Ma un giorno, la madre aveva avuto un incidente mortale sul lavoro, causando in Atena un vuoto enorme. 
Dalla morte della madre, Atena, oltre ad aver perso la figura nevralgica di un genitore, aveva perso la sua guida, il faro che le spiegava il mondo. 
La scrittrice, durante la storia, non si sofferma molto nel raccontare i dettagli della morte della madre della protagonista, avvenuta dieci anni prima e il lettore rimarrà con un tassello mancante della storia. 

<<Non devi sommergere la gente di informazioni, figlia. Alle persone non piace essere travolte di chiacchiere, o di dati da elaborare.>> […] 
<<Come faccio a sapere quando gli altri pensano che sto dicendo troppe cose?>> 
<<Devi guardare in faccia le persone. Ci sono delle cose che fanno, con gli occhi e con gli angoli della bocca, a volte anche con le mani e coi piedi, che significano che le stai annoiando.>> 
<<E non possono semplicemente dirlo?>> 
<<Hanno paura di offendere.>> 
<<Ma, se tanto lo fanno capire lo stesso con gli occhi e con la faccia, non è uguale, anzi, peggio? Perchè così io rischio comunque di capirlo troppo tardi, e loro nel frattempo di annoiarsi tantissimo!>> 
<<Sai, purtroppo la gente non è sempre logica, Atena>>
<<Non sono brava a guardare in faccia le persone, mamma.>> 

 

Atena è una ragazza diversa dalle altre, veste fuori moda, odia le sorprese, con ventisette sveglie impostate al giorno, per ricordarsi di lavorare, di mangiare, di andare a letto e di smettere di pensare, dato che la sua mente è piena di “voci” che la portano a riflettere ogni secondo della sua vita. 

<<Che tu avessi la testa vuota, Febo, non è una novità per nessuno.>> […]
No, io no. Mai successo. La mia di testa, è sempre stata piena strapiena pienissima di roba. Di correnti: una stanza tutta spifferi che soffiano da ogni direzione e creano vortici e tornadi. Di luci sempre accese e lampeggianti come in un megastore a Natale. Di chiacchiericcio incessante. Di voi. In questo momento siete voi le presenze, le voci nella mia testa, per esempio. Il pubblico a cui sto parlando. Io ho sempre un pubblico che mi commenta dall’interno, che mi accompagna, osserva, distrae, ispira, contesta; che mi sconsiglia e consiglia e dibatte con me e talvolta (spesso) mi critica e mi giudica. Un coro greco portatile intracranico. Non è che senta letteralmente le voci, eh: non sono schizofrenica (almeno credo); penso di avere semplicemente un notevolissimo, costante, turbinoso dibattito interiore. E infatti ho bisogno di tutte queste mie sveglie, scansioni e tabelle di marcia per disciplinare e gestire il caos, come campanelle in una scuola elementare. 
Mi spiego? Nah. Probabilmente no. 
A lungo ho pensato che fosse così per tutti, che fosse roba normale, fino a quando non ho iniziato a sospettare che non lo fosse, ma ci torniamo poi. Però per me, sì, è sempre stato così. E pensavo che lo fosse anche per Febo, che però quel giorno là di un paio d’anni fa piangeva sulla mia spalla perchè aveva scoperto il silenzio. 
Il silenzio nella testa: chissà che bello. 

Atena dirige una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca, che la fa sentire al sicuro. 

Mi ha rovinato la partenza della sessione di ricerche per la Wunderkammer, che sarebbe la pagina delle curiosità della <<Gara degli indovini>>. 
(Parentesi: <<La gara degli indovini>> è la mia rivista online, mia proprio, nel senso: la mia attività preferita al mondo. L’ho chiamata così, <<La gara degli indovini>>, perchè oltre a suonare bene è il nome della prima rivista di enigmistica d’Italia, nata proprio in questa città, Torino, nella seconda metà dell’Ottocento. Che a sua volta è la mia epoca preferita -ma ci torno, ci torno dopo, scusate, tendo a divagare, lo so.) 
In pratica: adesso chi si concentra più. Mi ci vuole un’attività sostitutiva più meccanica. Disegnare dei rebus: li ho già inventati, devo solo illustrarli, e quando si tratta di disegnare non faccio fatica a concentrarmi come su quasi tutte le altre cose. Mi sembra una buona idea, quindi mi metto su un caffè. 
Dico quindi perchè la moka è il mio timer per i rebus. Disegnare rebus è una cosa che adoro e che potrei fare per ore, però per la rivista non ha senso che io produca troppi rebus, così per quelli ho sviluppato un tipo speciale di sveglia: quando inizio a disegnare, metto su una moka da due. A fuoco basso, a casa mia, il caffè per salire impiega sette minuti e mezzo, che è proprio il tempo che mi serve per disegnare un rebus. Poi la moka inizia a gorgogliare e io devo per forza alzarmi a spegnere il gas e quella è la fine della sessione. 
Capite, le sveglie potrei sempre ignorarle, la lavatrice che ha finito il ciclo pure […]; il caffè che esonda sul fornello no. 

Ma a scombinare, la tranquillità di Atena sarà proprio il fratello gemello Febo, uno scrittore di romanzi gialli in crisi, che si diverte a sperimentare ogni sport, attività, pericolosa per poi, trascriverlo nei suoi taccuini. 
Questa volta, Febo, si è iscritto a una scuola serale di magia, ed è convinto di aver assistito all’omicidio dell’assistente del mago, una giovane ragazza molto bella, che aveva catturato il suo interesse durante la prima lezione del corso. 
Febo, è convinto che il mago, tra un gioco di prestigio e un’illusione, abbia ammazzato la sua assistente e supplica la sorella, di frequentare insieme a lui, il corso serale di magia per risolvere il mistero. 
Ad Atena non piace sconvolgere la sua routine, non le piace conversare e soprattutto, detesta la confusione, ma ha una capacità fuori dal comune di notare alcuni particolare che le altre persone non riescono a percepire, soprattutto suo fratello Febo. 
Ed è solo per suo fratello, che decide di uscire di casa di sera, per aiutarlo a fare luce sull’accaduto. 
Durante il corso di magia, Atena, conoscerà alcune persone che la porteranno ad “uscire” dal suo equilibrio, evitando di mimetizzarsi tra la gente. 
Ma forse, il corso di magia, si rivelerà fondamentale per Atena, per sbloccarsi definitivamente e mettere in pratica, tutto ciò che la madre le aveva insegnato, perchè essere unici, non significa per forza essere strani. 

<<Febo ha ragione. Perchè non capisco mai niente?>> 
<<Soffiati il naso. Tu capisci tantissime cose. Ci sono cose che capisci meglio degli altri. E’ solo che a volte non coincidono, e hai bisogno di qualcuno che ti faccia da traduttore. Come un dizionario, ecco. A tutti succede di avere bisogno di un dizionario, quando per esempio vanno in un paese straniero.>> 
<<Solo che non sono in un paese straniero, mamma. Ero al parco qua fuori con i nostri compagni di scuola.>> 
<<Le cose si imparano e si aggiustano. Devi solo avere pazienza fino alla prossima occasione.

E’ così che Febo racconta a due ragazzi del corso di magia, ovvero Gemma e Jacopo, i suoi sospetti e formano un gruppo segreto per ritrovare l’assistente del mago. 
Per risolvere il caso, Atena, dovrà abbattere ogni armatura, che aveva eretto per non lasciarsi coinvolgere da qualsiasi sentimento, compreso l’amicizia e l’amore. 
E forse, per la prima volta, Atena capirà il significato della parola “amore”. 
Atena e il simpatico gruppetto, riusciranno a ritrovare l’assistente del mago? 
Che cosa le è accaduto? 
Il mago ha davvero commesso un omicidio? 

So cos’avrebbe detto mamma. Regole: ci vogliono, non c’è niente da fare. Chiare ed efficaci. Da stabilire con gli altri e in primis con noi stessi. Non bisogna vergognarsi di avere bisogno di regole: è così che il mondo va avanti senza esplodere. E’ così che il caos primordiale diventa cosmo. Così decido che è il momento di reinserire delle regole nella mia vita, e di fare ordine almeno dove posso. Limitare i danni. 
<<Jacopo, io apprezzo, davvero, che tu sia convinto che io sia -com’è che dici?- la persona meno noiosa di tua conoscenza, ma la verità è che io, semplicemente, ho qualcosa che non va. Non so neanch’io cosa e non lo dico per sembrare misteriosa e affascinante, in me non credo proprio che ci sia un tubo. Io semplicemente so di non essere come le altre persone. L’ho sempre saputo, ma per un pezzo almeno ho avuto mia madre che mi insegnava come sembrare il più possibile, uh, normale, e ho creduto di poterci riuscire. Meglio per certe cose, peggio per altre, ma tutto sommato di potercela fare. Col manuale d’istruzioni, come piaceva a lei a me.>> 
Mi fermo perchè non sono più sicuro di come andare avanti. O meglio, lo so ma non mi va che non ci siano scappatoie. 
<<Mia madre era un’ingegnera. Era rigorosa, scientifica, ordinata, pratica. Ed era… boh. Come me. Non so che altra definizione esista. Sapeva tutto quello che avevo bisogno di sentirmi insegnare. Lei c’era passata prima e faceva il possibile per mostrarmi la strada. E’ grazie a lei se ho avuto degli amici, un’infanzia e un’adolescenza tutto sommato felici, se mi sono diplomata e laureata. Grazie a lei e a mio padre, che a suo modo è stato il suo perfetto complemento: mio padre è un vero hippie, uno che non ha mai giudicato nessuno, per cui nessuno è strano e la parola “normalità” non ha senso, anzi, se ce l’ha è brutto e noioso. Io e Febo siamo stati fortunati, ad avere una mamma e un papà come loro. Ma con me è stata soprattutto la mamma a fare il grosso.>> 
Pausa. Dai, Atena, hai fatto trenta, fai trentuno, 
<<Poi dieci anni fa è morta. A seguito di un’incidente sul lavoro. […] Proprio lei, che viveva di leggi e di regole, che era attentissima in ogni campo, a cosa fare e cosa non fare, che non si concedeva mai l’impulsività, la perdita di controllo. Hanno detto che era stata colpa sua. Che era in un posto in cui non doveva essere, che aveva infranto delle regole. Io non sono mai riuscita a crederci: è un’incongruenza folle, un buco nel cosmo, mi uccide da allora e cerco di non pensarci mai. […] 
Il fatto è che da allora, da quando è mancata lei, io ho perso il faro. Non ho più nessuno che mi spieghi le cose, che legga il mondo per me, nessuno che mi chiarisca quel che mi succede, che mi faccia da interprete. E lo so, dentro di me lo so che non può essere la norma. Voglio dire, tutti -o quasi- perdono un genitore prima o poi, un riferimento, una guida, ecc… Però io lo vedo che per gli altri non è come me. Io non ho perso solo una mamma: ho perso il filtro che riusciva a mettermi in contatto con il resto del mondo.>>
Prendo fiato. Tutto questo per arrivare a dire che. <<Pietro ha ragione quando dice che se una persona è incasinata non dovrebbe pesare su un’altra persona che è incasinata anche lei. Io non voglio che nessuno si senta costretto a prendere il posto di mia madre. A diventare il mio interprete, anzi, peggio: il mio babysitter. Quindi non posso fare finta di non essere lusingata del tuo interesse verso di me, Jacopo. Mentirei se ti dicessi che mi dà fastidio, o anche solo che mi sia indifferente.>>

L’autrice  da mezzo milione di copie vendute, Alice Basso, dopo aver fatto sognare i suoi lettori con le avventure di Vania Sara e Anita Bo, torna in libreria con una nuova protagonista: Atena Ferraris. 
Con “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, la scrittrice racconta le fragilità delle persone, ma anche la forza che custodiamo segretamente dentro di noi. 
I temi trattati sono le abitudini, l’enigmistica, la morte, i rapporti tra genitori e fratelli, le fragilità, la diversità, l’amore e l’amicizia. 
Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole, a tratti macchinoso, costituito da frasi brevi, spezzate, con capitoli dedicati ai dialoghi tra la protagonista e la madre, con cui cercava di farle conoscere il mondo e le sue fragilità. 
I protagonisti sono strutturati nel complesso bene, anche se a mio avviso, manca qualcosa che faccia avvicinare ogni lettore ai personaggi, da identificarsi in Atena, Febo ecc…
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia basata sulle fragilità, sulle diversità che contraddistinguono Atena e che portano il lettore a riflettere su alcune parole come “diversità”, “normale” e “strano”. 
Rispetto ai libri precedenti, il lettore troverà una protagonista e una storia completamente diversa, in cui il tema del giallo risulta forzato e poco dinamico. 
Personalmente, ho apprezzato l’intento della scrittrice di voler dare “giustizia” a chi soffre di disturbi mentali, ma purtroppo non è riuscita a far entrare Atena e gli altri personaggi all’interno del mio cuore, mi auguro che nel successivo libro riesca a svilupparla meglio dal punto di vista descrittivo ed umano. 
Buona lettura 📚📚!!

“Un padre bugiardo” di Maria Luisa Mosele

Titolo: Un padre bugiardo 
Autore: Maria Luisa Mosele 
Casa Editrice: Morellini Editore 
Pagine: 216 
Data uscita: 30 Gennaio 2026 
Genere: Narrativa su famiglia e relazioni 

Avevo diciotto anni quando mi chiusi per sempre la porta alle spalle. Nitido il ricordo di quel giorno. La memoria ha cristallizzato la mia immagine di ragazza che fugge senza voltarsi indietro. Se chiudo gli occhi posso ancora sentire il profumo delle rose in giardino. Le avevo sfiorate solo un attimo prima di andarmene per sempre. 
Ma a un tratto, ecco che il tempo si ferma. Un incidente, come un colpo d’accetta, tronca con un taglio netto il mio presente e, all’improvviso, ripiombo nel passato. 
Quel passato, che credevo di avere seppellito per sempre dentro di me, inaspettatamente, ritorna così, un giorno per caso. 

La protagonista del libro si chiama Sofia Sartori, una ragazza che dieci anni prima, aveva rivoluzionato completamente la sua vita, lasciando il “porto” sicuro della casa dei genitori e un lavoro in banca per proseguire con gli studi all’Università di Padova, dove si trovava la vecchia zia. Non è stato semplice per Sofia, lasciare Cerrina Monferrato, il luogo della sua infanzia, lasciare la madre Enza, da cui aveva ereditato i capelli, gli occhi e ogni tratto, ma il padre Adelio non le aveva lasciato nessuna alternativa. 

<<Sofia, sai bene come la penso, ma fai sempre finta di non sapere. Sono studi inutili, che non offrono nessun futuro. Te l’ho ripetuto mille volte. Cosa farai dopo? Starai in mezzo ai drogati o a gente fuori di testa? Una Sartori? Scordatelo.>>
Si fermò, come per prendere un respiro e sembrò improvvisamente addolcirsi, prima di continuare: <<Ma benedetta figlia, vuoi ragionare? Dopo la maturità c’è un posto in banca che ti aspetta. Io e zio Tullio ci daremo da fare per sistemarti. Non ci mancano certo le conoscenze giuste. Sono già d’accordo con mio fratello. Tu pensa a prendere un buon voto alla maturità. Al resto pensiamo noi. E fatti passare i grilli per la testa. Tanto non avrai mai il mio permesso.>> […] 
Invece si limitò a rispondere a testa bassa: <<Io non voglio lavorare in banca.>>
E subito aggiunse: <<Potrei frequentare Magistero a Padova. Ti prego, papà!>> E alzò la testa per guardarlo negli occhi.
La reazione violenta fu immediata:<<Tu sei pazza! Una ragazza da sola in una città sconosciuta! Ma in che razza di mondo viviamo?>>
<<Ma non ci sono mica solo io. In tantissimi si spostano. Padova raccoglie studenti da ogni regione d’Italia! Mi sono informata>> osò replicare.
<<Non mi interessa cosa fanno gli altri. A me interessa quello che fai tu. E tu non ci vai!>> gridò con tono perentorio, mentre paonazzo in volto, colpiva il tavolo con un pugno.  

Adelio è un padre severo, autoritario e aveva già deciso per la figlia il suo futuro: un posto in banca, che gli avrebbe garantito un futuro solido, certo. Sofia, dopo aver superato a pieni voti la maturità, aveva supplicato il padre di poter studiare Psicologia presso l’Università di Padova, dove si trovava la zia (sorella di Adelio), ma il padre era stato categorico: se fosse uscita da quella porta, Sofia non sarebbe più potuta tornare a casa, dimenticando di avere due genitori. 
E’ così, che Sofia, aveva oltrepassato la porta di casa per respirare la propria libertà e lasciarsi guidare dal destino. 

Aveva rinunciato all’agio di una vita comoda per la sua libertà.

Libertà… Accarezzando il suono dolce di quella parola si aprì uno spiraglio di luce su un nuovo orizzonte: l’Università!

Ma a distanza di dieci anni, in un’estate afosa come quella del 1985, Sofia riceva una telefonata che sconvolgerà ogni cosa: i genitori sono morti in un incidente stradale. 
Sofia non riesce a credere alle parole del poliziotto, che durante la chiamata le aveva comunicato la scomparsa dei genitori. 

Neppure quando sento pronunciare il mio cognome mi arrendo. Certo, sono una Sartori, rispondo, ma sono figlia unica. Ci dev’essere un’errore. Insisto. 
Continuo a non capire. O forse, non voglio capire. E’ a questo punto che Adelio Sartori risorge dall’abisso temporale in cui era sepolto e come un masso cade su di me travolgendomi. Mi schiaccia e non posso muovermi. Anche le mascelle sono serrate. Le mille domande muoiono in gola. Ma dall’altra parte il tono si fa sempre più alto. 
Allora, d’un fiato, sputo fuori quel nome, lo ripeto come un disco incantato e chiedo di ripetermelo ancora e poi ancora. Quando il suono agghiacciante “Audi ribaltata” mi colpisce, le gambe non mi reggono più. 

 

Dopo dieci anni di lontananza e silenzio, Sofia è costretta a tornare nella casa d’infanzia a Cerrina Monferrato, dove troverà segreti sepolti e verità nascoste. 
E’ così che durante la narrazione, il lettore avrà modo di conoscere le dinamiche della famiglia Sartori… appassionandosi alla storia e scoprendo alcuni segreti di un padre bugiardo. 
Nella casa della sua infanzia, Sofia rivive i ricordi della sua fanciullezza, fino al giorno dell’addio. 
Sofia fruga tra le carte dei suoi genitori, vuole sapere, come mai erano in macchina… forse, avevano deciso di andare a trovarla a Padova? Tra i documenti dei genitori, Sofia scopre movimenti bancari misteriosi, lettere segrete e un passato che non aveva mai conosciuto. 
Chi era davvero suo padre? 
Cosa nascondevano quegli anni di rancore e incomprensione? 
Dove andavano i suoi genitori? 

Mentre già vedo in lontananza le colline del Monferrato, domande su domande si accavallano, ma una, in particolare, attanaglia il mio cervello, bombardandolo senza sosta: dove stavano andando in quel caldo giorno di luglio i miei genitori? Perchè è successo? Perchè proprio a loro? Di chi è stata la colpa? Cosa è accaduto prima dell’urto, prima che l’eternità li rapisse? 
Forse viaggiavano in silenzio. […] 
Forse si sono lasciati così, con le solite parole ripetute per anni, sempre le stesse, fino alla morte. Chissà… 
Chissà com’è andata veramente.

La scrittrice Maria Luisa Mosele, dopo aver pubblicato diverse antologie, torna in libreria con “Un padre bugiardo”, un viaggio nella memoria familiare, dove l’amore e l’orgoglio si intrecciano in un nodo che solo la verità potrà sciogliere. 
I temi trattati sono la famiglia, l’abuso di alcool, la marina, la verità, i conflitti generazionali, il perdono e la libertà, il dono più prezioso che dobbiamo proteggere e custodire ogni giorno. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, diretto e veloce da leggere. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di aver descritto fisicamente e psicologicamente ogni personaggio.
Consiglio questo libro a tutte/i quelli che hanno bisogno di leggere un libro incentrato sui conflitti generazionali e sul rapporto, spesso difficile con i propri genitori. 
A quanti di voi, è capitato di aver litigato con i propri genitori? 
A quanti di voi, è capitato di aver avuto un padre autoritario che limitava la propria libertà? 
Se anche a voi, come la protagonista, avete avuto un padre come Adelio, sono sicura che riuscirete ad identificarvi in Sofia e vi spingerà a riflettere sul rapporto con i vostri genitori. 
Ringrazio la scrittrice Maria Luisa Mosele, per avermi inviato la copia cartacea del suo libro che mi ha permesso di riflettere sui conflitti generazionali e i rapporti con i genitori. 
Buona lettura 📚📚!!