“La ladra di parole” di Abi Daré

Titolo: La ladra di parole 
Autore: Abi Darè 
Traduttore: Elisa Banfi 
Casa Editrice: Tea 
Data uscita: 2 Febbraio 2024 
Pagine: 368 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Poi si metteva a piangere, ma piano-piano, così che il papà non la sente. Ci ho messo altre tre settimane a chiedergli perchè piangeva. Ha detto che Mr Ade è di una famiglia ricca. Tanti anni fa abitava a Lagos ma veniva a Ikati dalla nonna per vacanza. La mamma vendeva puff-puff e un giorno Mr Ade li compra e s’innamora d’amore per lei. Cotto. Lei a me ha detto che era il suo primo ragazzo, l’unico uomo che amava. Quei due lì si volevano sposare fra di loro. Ma la mamma non era andata a scuola e la famiglia di Mr Ade aveva detto no, niente matrimonio. […] 
Quel giorno là, la mamma ha detto: <<Adunni, io non ho sposato il mio amore perchè non ero andata a scuola. Ero una che volevo andare via dal villaggio, per farne, di soldi, e leggerne, di libri, ma è stato tutto impossibile.>> 
Poi mi ha preso la mano. <<Adunni, te lo giuro che ti mando a scuola, pure se devo sudare, perchè ti voglio dare una possibilità nella vita. Voglio che parli un inglese bello, perchè in Nigeria tutti lo capiscono, l’inglese, e se lo parli meglio trovi un lavoro meglio.>> 
Dopo fa un colpetto di tosse e cambia la posizione sulla stuoia. <<In questo villaggio qui, se non vai a scuola, ti sposano con quello che ti capita appena che hai quindici anni. L’istruzione è la tua voce, bambina. Parla per te anche se non apri bocca. 
Parla finché Dio non ti chiama per andare da lui.>>
Allora mi prometto che andavo a scuola, anche se non faccio gnente d’altro nella vita per finire la prima e la seconda e l’università e per diventare maestra, perchè non mi bastava una voce come le altre…
Voglio una voce che la sentono forte. 

Il libro è ambientato a Ikati, un villaggio nel cuore della Nigeria, dove il destino delle donne è segnato sin dall’infanzia.
Ogni bambina a Ikati, trascorre l’infanzia a occuparsi della casa e dei fratelli più piccoli, si recano a scuola solo per imparare a leggere e scrivere e poi, vengono date in moglie al miglior offerente. 
La protagonista del libro si chiama Adunni, una ragazzina di quattordici anni, che a differenza delle sue amiche, ama studiare, imparare nuove parole e cose nuove per dare voce ai propri pensieri, per capire il mondo e per immaginare un altro futuro. 
Adunni ha perso la madre da qualche anno, ma ancora adesso, le sembra di sentire la sua voce, che l’invita a studiare, perchè solo attraverso il sapere, la protagonista potrà sfuggire al destino “crudele” di sposarsi. Adunni, desidera studiare per far sentire la propria voce nel mondo, come le diceva sempre la sua mamma. 
A differenza della sua amica Enitan, che desidera sposarsi il prima possibile, Adunni sogna di diventare maestra, di spiegare alle bambine del villaggio, che grazie all’istruzione, potranno fuggire dalla miseria, in cerca della loro strada. 
Ma ben presto, Adunni, dovrà fare i conti con le usanze del suo villaggio e dovrà rispettare il volere del padre. Una mattina, il padre di Adunni, ha deciso di vendere la propria figlia a Morufu, un uomo vecchio che ha già due mogli, con tante figlie femmine ma nessuna delle quali gli aveva dato un figlio maschio.

<<E dove li prendiamo, così tanti soldi?>> gli chiedo.
<<Morufu. Lo sai chi è? E’ venuto qui ieri.>>
<<Morufu? Quello che guida il taxi?>> E’ un vecchio del nostro villaggio che guida il taxi e c’ha la faccia da caprone. A parte le due mogli, ha quattro figlie che nessuna va a scuola. Corrono vicino al torrente tutte sporche e si divertono a tirare i cartoni dello zucchero con lo spago, o giocano a suwe e a battersi le mani finché gli viene via la pelle.
Perchè è venuto a casa nostra, Morufu? Cosa voleva?
<<Sì>>, dice il papà con le labbra tirate. <<E’ un brav’uomo, Morufu. Ieri è arrivato con una sorpresa, mi diceva che ci paga lui il nostro affitto. Tutte le trenta mila.>> […] 
Perchè Morufu ci paga l’affitto a noi? Cosa vuole? […] 
Il papà aspetta, manda giù la saliva e si asciuga il sudore dalla fronte. <<Sì. I soldi dell’affitto è… una parte del tuo owo-ori.>>
<<Il mio owo-ori? Il prezzo da sposarmi?>> 
Nel mio cuore mi viene una crepa, e va avanti a spezzarsi perchè non ho neanche quindici anni e non mi sposo un vecchio scemo, perchè voglio tornare a scuola e imparare il lavoro di maestra e diventare grande e adulta e guadagnare i soldi per una macchina e una bella casa col divano coi cuscini belli e aiutare a mio papà e ai miei due fratelli. 
Non mi voglio sposare nessun uomo o un ragazzo, nessuno-nessuno. 

Il padre aveva deciso di infrangere la promessa, che aveva fatto tanti anni prima, alla moglie in fin di vita, di continuare a far studiare la loro unica figlia femmina. 
Adunni ha sempre cercato di divulgare la sua conoscenza a tutti: dalle bambine del villaggio a suo fratello più piccolo Kayus, ma adesso, deve accettare di sposare un vecchio, che si occuperà di lei e di pagare l’affitto di casa del padre. 

Adunni, devi essere buona con l’altra gente, anche se non stai bene, anche se tutto il mondo attorno a te non sta bene.


Adunni accetta di sposare Morufu, solo perchè è consapevole, che la sua famiglia ha un disperato bisogno di soldi. 
E’ così, che Adunni, sposa Morufu e conoscerà le altre due mogli: Labake e Khadija. 

Khadija ha detto che la prossima volta la devo mordere, a Labake, se ci riprova ancora. Che il rispetto non serve a niente, con la pazzia di Labake. […] Khadija è quella che mi fa stare un po’ più bene in casa di Morufu. Nei momenti che non deve pensare alle tre figlie e a quello che c’ha in pancia, pensa a me. […] 
Io e Khadija dormiamo in camera insieme, meno le volte che Morufu mi chiama. E’ più facile, se dormo in camera con Khadija. Se i pensieri tristi mi vengono di notte, lei mi accarezza la schiena, mi fa dei cerchi con la mano mentre che mi dice di essere forte, di non perdere la mia ragione. Certe volte, che il bambino gli dà i calci troppo forti, gli metto la bocca sulla pancia dura e gli canto una canzone, al bambino, finché lei e anche lui si addormentano come due sassi, e Khadija dice quando nasce il bambino io gli devo continuare a cantare perchè conosce già la mia voce. 
Appena ieri notte mi consolava e mi diceva: <<Quando hai dei figli tuoi, non sei più triste. Nei primi tempi, quando ho sposato Morufu, non volevo figli. Avevo paura di fare un figlio così presto e di ammalarmi per la fatica. Allora prendevo una cosa, una medicina, per non far venire il pancione. Ma, dopo due mesi, mi sono detta: ‘Khadija, se non gli dai un figlio, Morufu ti rimanda a casa di tuo padre.’ Ho smesso la medicina e quasi subito ho avuto la mia prima figlia, Alafia. Quando l’ho presa in braccio la prima volta, il mio cuore si è riempito di amore. Adesso le mie figlie mi fanno ridere quando neanche ci penso a ridere. I bambini portano gioia, Adunni. Gioia vera.>> 
Ma io non voglio che mi nasce gnente. Come faccio. una come me, a fare figli? Mica voglio riempire il mondo di bambini tristi che non possono andare a scuola. Mica voglio che il mondo diventa un posto brutto e silenzioso perchè i bambini non hanno la voce. 

Non sarà semplice per Adunni sottomettersi alle numerose violenze di Morufu, il quale ogni sera, la violentava per cercare di farla rimanere incinta per avere un figlio maschio. 
Oltre alle violenze serali, Adunni si ritrova a dover fare i conti con la cattiveria di Labake, la prima moglie di Morufu. Ma perfortuna, in quella casa, c’è Khadija, che cercherà di far star bene la protagonista, nonostante tutto ciò che è costretta subire.
Khadija aveva sposato Morufu a soli quindici anni, perchè il padre diabetico, a seguito dell’amputazione di una gamba, non aveva cibo a sufficienza per il sostentamento della famiglia. E’ così che Khadija, era stata venduta a Morufu, per qualche chicco di riso. 
Khadija aveva avuto tre figlie femmine da Morufu, che lui non voleva, ma adesso, lei era di nuovo incinta, ed era sicura di portare in grembo un figlio maschio. 
Adunni, invece, non vuole rimanere incinta e beve un decotto, una sorta di medicina che le prepara Khadija di nascosto, nella speranza di poter tornare nella propria casa, a causa della sua infertilità. 
Tra Adunni e Khadija si crea un legame speciale, molto forte, tanto da diventare per la protagonista una figura materna. Ma la gravidanza di Khadija, non va come dovrebbe e Adunni, si ritrova a partecipare a una tragedia che la obbligherà a scappare da Ikati, chiedendo aiuto a Iya, una vecchia signora che la madre della protagonista, aveva aiutato tanti anni fa. 

Stringo la borsa e non mi muovo i piedi. Resto lì e lo guardo, perchè che ne so che non è un uomo cattivo? Che ne so che non mi fa delle cose brutte, a Lagos? 
<<Iya>>, gli dico, che gli voglio chiedere se lo conosce proprio bene, anche se è suo fratello, ma le parole mi restano nascoste nel cervello e le cerco, ma si nascondono troppo bene, e allora resto lì a guardare l’uomo, e sbatto le palpebre. 
<<Adunni>>, dice Iya con una voce che vuole darmi il bastone in testa se non mi muovo con questi piedi. <<Meglio che vai con lui, prima che tornano i tuoi. […] A Lagos trovi belle cose, vedrai.>> Mi punta la mano sulla testa. <<Lo spirito di tua mamma è con te. Vai, presto.>>
E dopo che Mr Kola ha acceso il motore della macchina e l’ha portata sulla strada, che il peso di tutto si accumula e mi cade addosso, e mi abbatte lo spirito. 
Vado via da Ikati. 
E’ quello che volevo da tutta la vita, andare via da questo posto e vedere com’è il mondo fuori, ma non così. Non seguita da un cattivo nome. Non come una persona che tutto il villaggio la cerca perchè crede che ha ammazzato una donna. Non con metà del mio cuore che rimane con Kayus e l’altra metà con Khadija.
Abbasso la testa e sento un telo spesso, pesante, che mi copre. Il telo spesso della vergogna, della sofferenza, del dolore che ho dentro. 

E’ così che Iya chiede aiuto a suo fratello Mr Kola, che conosce molte signore ricche a Lagos. Adunni si ritrova a Lagos, a fare la serva a Big Madam, una donna prepotente e crudele, conosciuta da tutti per il negozio più bello di tessuti. 
Nonostante tutte le botte che Adunni riceve da Big Madam, lei continua ad affrontare la vita con forza, cercando parole di coraggio e di speranza, per continuare a credere nel suo sogno di diventare maestra. 
Nella casa di Big Madam, Adunni riceverà il sostegno di Kofu, lo chef personale della signora, che cerca di guadagnare abbastanza denaro per tornare in Ghana dalla figlia. 
E tra un pugno e una scarpa in testa, Adunni, dovrà stare molto attenta al marito di Big Madam, un uomo con il vizio della bottiglia e delle donne più giovani. 
Ma una mattina, Kofu, mostra ad Adunni, un modulo da compilare per richiedere una borsa di studio. Adunni ha paura di fallire, ma grazie alle parole di Kofu e a Mr Tia, una donna inglese che le insegnerà la lingua inglese, la protagonista proverà a richiedere la borsa di studio. 

<<Sei la ragazza più buffa che abbia mai conosciuto. Mi piacerebbe aiutarti, ma io e Florence non andiamo molto d’accordo. Se dovesse scoprire che ti ho dato delle referenze o che ti sto facendo da garante…>> 
<<Non lo scopre mai-mai>>, gli dico, con gli occhi pieni di una sicurezza che sono sicura. <<Diventa un segreto per sempre, in questa casa. E’ una possibilità per me, per essere libera perfavore. […] Mi aiuti?>>
Fa un sospiro. <<Mi sembra il minimo che posso fare, in cambio dell’aiuto che tu hai dato a me.>> Non mi fa chiedergli che aiuto gli ho dato, io, perchè mi dice: <<Devi scrivere un testo di mille parole nelle prossime settimane?>> 
<<Sì, Ma>>, gli rispondo, che il cuore mi batte forte. […] <<Adunni, senti, questa settimana posso liberarmi un pochino, e forse anche qualche giorno della prossima. Dato che la tua padrona non c’è, potrei potrei passare alla sera e insegnarti… sì, insegnarti un po’ di inglese per aiutarti a preparare il tema e perfezionare la conversazione. In questo modo, spero pure di conoscerti abbastanza da poter scrivere delle referenze per te. Se riesci a prenderti del tempo libero alla sera… Mi sembri sorpresa.>> 
Sorpresa, sì. Molta. <<Mi aiuti e mi insegni?>> 
Metto la mano in cima al petto. <<A me?>> 
Non penso se la cosa che faccio è quella giusta, la faccio e basta: la abbraccio e la stringo forte. Ha un odore di sudore di ricchi e qualcosa come foglie di menta. Quando la lascio, è cominciata a ridere. Non è arrabbiata che le ho dato un abbraccio, e io sono triste e anche felice che questa donna ricca non mi ha spinto via e sputato come Big Madam.

Con la dolcezza di Mr Tia, Adunni imparerà a comunicare e scrivere in inglese, ma riceverà anche, per la prima volta nella sua vita, dopo la morte della madre, parole e gesti affettuosi, che si insiederanno nel suo cuore. 
Riuscirà la protagonista, a vincere la borsa di studio per poter realizzare il suo sogno, di diventare maestra?

Sento qualcosa che si muove dentro al mio petto perchè è così buona con me, questa donna? Cosa ci vede in me, che certe volte non vedo niente neanch’io? Mando indietro le lacrime cocciute e stupide che mi pizzicano gli occhi, ma escono fuori lo stesso. 
<<No, non volevo farti piangere.>> Ms Tia mi passa il dito sotto all’occhio sinistro. 
<<Cosa vedi in me, Ms Tia?>>
Lei scuote la testa, mi prende le mie due mani, le mette come delle sbarre, che mi guarda la faccia, la vera Adunni, dietro le sbarre. Mi sembra come se esce da Ms Tia e entra dentro la mia anima, il mio cuore. 
<<Dimmi, qual è la cosa che desideri di più nella vita?>> mi chiede. 
<<Che mia mamma non è morta. Che torna e tutto diventa bello.>>
<<Lo so>>, mi dice con un sorriso dolce e triste. <<Lo so, ma pensa a qualcos’altro.>>
<<Andare a scuola. E, adesso, prendere la borsa di studio.>>
<<E perchè è così importante per te, Adunni?>>
<<Mia mamma mi ha detto che l’istruzione mi dava una voce. Ma io non voglio una voce come le altre, Ms Tia. 
Io voglio una voce forte, una voce che la sentono tutti. Voglio che entro in un posto e le persone mi sentono, anche prima che ho aperto la bocca. Nella vita voglio aiutare tante persone, così, quando divento vecchia e muoio, vivo ancora nelle persone che ho aiutato. Pensa, Ms Tia: se vado a scuola e divento una maestra, mi danno lo stipendio e magari posso anche costruire la mia scuola a Ikati e insegnare alle bambine. Le bambine del mio villaggio non hanno tanta possibilità di andare a scuola. Io voglio cambiarlo, questo, perchè così, quando crescono, le bambine fanno nascere persone brave, che fanno la Nigeria anche meglio di com’è adesso.>>
Mentre che parlo, Ms Tia fa di sì con la testa. <<Puoi farcela. Hai tutte le carte in regola per eccellere, sono tutte dentro di te.>> Lascia andare le mie mani e mi indica un dito sul petto. 
<<Proprio qui, nel tuo cuore, e nella tua mente. E ne sei convinta anche tu, lo so. Devi aggrapparti a questa convinzione e non lasciarla mai andare. Ogni mattina, quando ti svegli, ricorda a te stessa che domani sarà meglio di oggi. Che sei una persona di valore. Che sei importante. Ci devi credere, indipendentemente da cosa succederà con la borsa di studio. Okay?>>

 

L’autrice Abi Darè, è cresciuta a Lagos, in Nigeria e con “La ladra di parole” vuole raccontare la violenza e i soprusi che subiscono le ragazzine e le donne del suo paese. 
“La ladra di parole” è il suo romanzo d’esordio, in cui Adunni, la protagonista, cerca di imporsi nel mondo con la sua voce. 
All’inizio del libro, il lettore troverà una nota, che l’informerà che la traduzione di Elisa Banfi, rispetta il parlare inglese diffuso in Nigeria, mantenendo le difficoltà linguistiche della voce narrante con i suoi errori grammaticali e linguistici, che portano il lettore a divertirsi, ma anche a sentire sulla propria pelle i dolori della protagonista, le sue speranze, ma anche le ferite del corpo e dell’anima. Questa scelta si rivela coerente con l’intento del romanzo, ovvero di non snaturare Adunni, ma di presentarla ai lettori per quello che è, una ragazzina che racconta con forza la sua storia, nonostante le proprie difficoltà linguistiche. 
I temi trattati sono la lotta delle donne, la violenza sessuale, i matrimoni combinati, la morte, i sogni, la forza di reagire, i diritti delle donne, libertà e le parole, l’istruzione, che diventano l’unico modo per combattere le discriminazioni e i soprusi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, divertente, realistico, rispettando il broken English parlato in Nigeria. 
I personaggi sono strutturati bene, le descrizioni inserite dalla scrittrice sono molto realistiche e permettono al lettore di entrare in empatia con Adunni e gli altri personaggi. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro ambientato a Ikati, un villaggio della Nigeria, che mette in evidenza le fatiche, le violenze praticate su bambine, ragazze. 
Consiglio questo libro libro, anche a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia raccontata da una bambina di quindici anni, che si ritrova a diventare donna prima del previsto, che vuole far sentire la propria voce. 
Chiudete gli occhi, immaginatevi di essere a Ikati, un villaggio rurale dominato dalla miseria, dall’arretratezza e da una forte cultura patriarcale e lasciatevi travolgere dalla forza delle parole di Adunni, sono sicura che vi affezionerete a lei e a Ms Tia!!
Buona lettura 📚📚!!

“I diavoli piangono vita” di Martina Bertocchi

Titolo: I diavoli piangono vita 
Autore: Martina Bertocchi 
Casa Editrice: Accornero Edizioni 
Data uscita: 5 Marzo 2024 
Pagine: 133 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Diventando un uomo amai altre donne lasciando che si prendessero gioco di me, dei maldestri tentativi di andare avanti e dimenticare. Le feci mie immaginando i suoi occhi di donna, gettando benzina sulle fiamme della mia immaginazione. 
Quante mani ti hanno toccata? 
Chi si è preso ciò che è sempre stato mio? 
Gli anni passavano lenti e inesorabili: costruivo immagini di lei e della sua metamorfosi: una bambina, una ragazza e poi una donna, un fiore meraviglioso. 

❗️❗️❗️❗️ATTENZIONE❗️❗️❗️ Nel libro sono presenti descrizioni disturbanti quali pensieri suicidi, violenza mentale e fisica, abuso di alcool e farmaci.
La lettura è indicata esclusivamente a un pubblico adulto 🔞❗️

I protagonisti del libro sono Alexander Ferri e Annalisa Mariani, che attraverso l’alternarsi dei capitoli, raccontano la loro versione della storia. 
Alexander e Annalisa si erano conosciuti da bambini, quando frequentavano la scuola elementare. 
La madre di Alexander era di Budapest, aveva conosciuto il padre, Claudio Ferri, un’ingegnere piemontese che era in vacanza alla riscoperta di sé stesso e la madre gli faceva da guida. Ma con gli anni, il comportamento di Claudio era peggiorato, con liti sempre più frequenti che sfociavano in violenza. 
Alexander era cresciuto così, tra la violenza domestica e un giorno, era dovuto intervenire per evitare che il padre strangolasse la madre, rimediando un occhio nero e un braccio rotto. In quell’occasione erano intervenuti i vicini per aiutare quel bambino, vittima di una situazione più grande di lui. Il giudice, decise di affidare Alexander alla zia Cinzia Romano. 
Per queste ragioni, i genitori di Annalisa, notando le attenzioni maniacali di Alexander nei confronti della figlia, decisero di trasferirsi e di cambiare ogni recapito telefonico. 

“Il numero del vecchio appartamento non esiste più, lo abbiamo cambiato. E poi, Alex non potrà chiamarti mai più. La sua famiglia, adesso, è meglio lasciarla perdere.”
In quelle occasioni mi guardava con rimprovero e io piangevo, mi sentivo sola con la sera a illuminare casa nostra. Una casa che ho odiato fin dal primo momento. La mamma addolciva lo sguardo e mi abbracciava. Prima di andare a dormire, ogni sera, mi pettinava i capelli con una delicatezza esasperante. 
“Ti farai dei nuovi amici. Non ti preoccupare.”

Nella narrazione, Alexander si racconterà senza filtri, da bambino fino a diventare un uomo adulto, con la certezza di provare dei sentimenti verso Annalisa. 
All’età di tredici anni, Alexander rimane orfano, la madre era morta di cancro a Budapest, mentre il padre era stato colpito da un infarto, che aveva posto fine al dolore del giovane. 
Annalisa e Alexander, nonostante la separazione forzata, cercheranno di andare avanti nella loro vita, ma non sarà così semplice perchè il loro legame è molto forte, che assume un carattere ossessivo-maniacale. 
Alezander ogni volta che deve conoscere una ragazza, cerca di trovare dei tratti di somiglianza di Annalisa.

Qui seduti, in uno dei ristoranti stellati più famosi di Torino, aspetto con impazienza il momento in cui potrò sfogare su di lei tutto il livore della mia anima. Sorseggio il prosecco, la guardo immaginando occhi diversi e mi lecco le labbra. Non vede il mostro che mi abita dentro. Lei non immagina, non si rende conto della crudeltà di cui potrei essere capace ora che la luce della speranza si è spenta.

Invece, Annalisa, spinta dai genitori aveva deciso di sposare Valerio, il ragazzo “perfetto”. Ben presto, Annalisa rimase incinta e dopo poche settimane, provò il dolore immenso di perdere il bambino, un dolore che nessuna madre, nessuna donna dovrebbe provare. E’ così che Annalisa cade in depressione, ritrovandosi a fare i conti con il giudizio pressante della società che considera ogni donna solo se è in grado di sfornare figli. 
La scrittrice Martina Bertocchi, si sofferma molto sul tema dell’infertilità e sul dolore che causa in una donna, analizzando anche la posizione della società. 

In autunno rimasi incinta. Non ero sicura che lui volesse dei figli, ma ingenuamente pensai di vederlo entusiasta. Sistemai il test positivo dentro una scatola argentata con il fuoco celeste e scrissi un biglietto. Valerio lo lesse freddamente, senza alcuna emozione. Mi strinse tra le braccia e mi baciò. Non disse una parola. Alla dodicesima settimana persi il bambino per un distacco della placenta. Il medico provò a salvarci con l’espressione di chi sapeva che le cure non avrebbero funzionato, e così successe. Quella sera stessa precipitai nell’oblio con dieci pillole di sonnifero. 
Mio figlio era morto, vivere non aveva più senso. Essere donna è una prova da oltre un quintale. Fin da piccole ci raccontano che fare un figlio è una delle ambizioni più significative della vita, ma noi donne lo desideriamo per amore o per sentirci adeguate? 
Qual è la differenza tra l’amore per noi stessi e per qualcuno ancora deve nascere?
Non so darmi risposte, ma la maternità è un viaggio difficile, spesso ingiusto. 

Valerio e i genitori di Annalisa, non capiscono il dolore che prova la protagonista, nessuno capisce le cicatrici che si sono poste nel suo corpo. 

Perchè senza figli una donna non sa niente. 
Inizia a capire qualcosa in gravidanza, quando il suo corpo lavora come ci si aspetterebbe. Prima, tutte quante, non sappiamo niente. Il mondo dice così. La società dice così. Le donne senza figli non capiscono niente, ma devono capire tutto di chi i figli li ha messi al mondo. 

Oltre a tutto ciò, Annalisa deve subire anche la violenza di Valerio, che a causa dell’alcool, picchia la moglie.
Ma un giorno, Alexander e Annalisa si ritrovano, ormai sono adulti e nessuno può dirgli che cosa devono fare. E’ così che il sentimento di due bambini, è mutato in qualcosa di più grande, di adulto. 
E adesso che sono adulti, Alexander e Annalisa, dovranno decidere come comportarsi. 
Che cosa accadrà tra i due? 
Può un amore infantile resistere fino da adulti e diventare una vera ossessione?

Rientro a casa con l’energia rovente di Alex su di me, fradicia di pioggia. Sono così sconvolta dalle emozioni da non capirci più niente. Nessun uomo mi ha mai fatto sentire viva come ci è riuscito lui per la prima volta dopo tanto tempo, nonostante la mia infertilità, mi sento di nuovo una donna. Una donna che funziona, che prova piacere, che ha un corpo capace di rispondere agli stimoli. Mi sono sentita normale. 

Non sa delle bottiglie che si svuotano, dei bicchieri di vino che trovo in giro per casa e che faccio sparire ogni volta che qualcuno viene a trovarci. Non sa che mi tratta come se fossi alle sue dipendenze, che ultimamente si prende da me ciò che vuole senza curarsi di come mi sento. Non sa che non parliamo mai della possibilità di avere altri figli, dei test negativi, della depressione che mi travolge alla fine di ogni mese. Non riesce a immaginare il dolore che mi porto dentro per quei bambini mai nati. La minuscola traccia della loro esistenza la custodisco sui test di gravidanza positivi chiudi dentro un sacchetto, nel ripiano più nascosto dell’armadio. Anche adesso, dopo tanto tempo, il battito del loro cuore sull’ecografo mi tormenta ogni volta che chiudo gli occhi. Non sa che sono una donna rotta da tempo, né che Valerio, questi figli mai nati, probabilmente neanche li voleva. Non le ho mai raccontato queste cose per proteggerla, perchè renderla felice mi fa sentire meno sbagliata, come se l’avessi delusa solo a metà. 
Non voglio ingombrare la sua vita con i miei problemi. Ma io esisto, anche se vivo in silenzio. Esisto e ho bisogno di vivere, di esserci…

La scrittrice Martina Bertocchi con “I diavoli piangono vita”, rappresenta la società in cui viviamo e analizza molti temi crudi e difficili da raccontare. 
I temi trattati sono la violenza sulle donne, sia fisica sia psicologica, l’infertilità femminile, la gravidanza, la procreazione medicalmente assistita, la dipendenza sia da sostanze sia da persone, i rapporti con i genitori e la depressione.
Lo stile di scrittura è scorrevole, diretto, fluido, la scrittrice si dimostra abile nel trattare temi difficili con la giusta dose di umanità. 
Questo libro non è adatto a tutte/i, leggete attentamente le avvertenze che ho posto all’inizio della recensione. Se state affrontando un periodo particolare della vostra vita di depressione, è meglio non avventurarsi (al momento) nella lettura di questo libro, che non presenta descrizioni esagerate ma è un pugno allo stomaco, difficile da metabolizzare, soprattutto il finale!!
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura indiscussa della scrittrice di descrivere minuziosamente, sia dal punto di vista fisico (e soprattutto) psicologico ogni personaggio coinvolto nella storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano riflettere sulla nostra società, sulla maternità, sull’infertilità e soprattutto sul significato di essere donna. 
Ringrazio la scrittrice Martina Bertocchi, per avermi donato il suo libro, che mi ha permesso di riflettere su temi pochi analizzati, ma molto importanti e toccanti.
Buona lettura 📚📚!!

L’infinito deve avere lo stesso colore dei suoi occhi.

“Non ti innamorare degli amanti” di Anna Dalton

Titolo: Non ti innamorare degli amanti
Autore: Anna Dalton 
Casa Editrice: Bompiani 
Collana: Narratori italiani
Data uscita: 19 Marzo 2025 
Pagine: 272 
Genere: Romanzo contemporaneo 

E questo è l’inizio della mia storia. 
Chi sono io non è importante, ma se vi fa piacere ve lo dico.
Mi chiamo Eva Marsili. 
Eva come quella Eva, quella del peccato originale. 
Io non credo in Dio e nemmeno nel peccato. […]
Mi chiamo Eva Marsili e tutto ciò che mi è accaduto dopo l’incontro con l’Angelo è scritto in questo libretto che vale nulla, perchè nulla vale se lo si legge con gli occhi chiusi. 
Io, dopo averlo conosciuto, ho aperto gli occhi.
E aprire gli occhi non sarebbe una cosa bella per molti, ma ho imparato che non siamo tutti uguali. 
C’è qualcuno, ho scoperto quel giorno in quel parco di quella villa, in quella sera d’estate dove casualmente la mia vita mi aveva portato, c’è qualcuno che è ancora più diverso degli altri. 
Io, quando l’ho incontrato quel qualcuno, il mio, ho avuto l’accortezza di non perderlo. […] 
L’attenzione non sta nell’aiutare la spiga a entrare, quello lo fa da sola, la vera dedizione, ciò che noi, ospiti, prescelti, dobbiamo assicurarci di fare è non toglierla. Stare fermi. 
Accoglierla.
Questa è la storia di come ho imparato ad accogliere.

La protagonista del libro si chiama Eva Marsili, vive a Roma e lavora come traduttrice presso “l’Editoriale de la Ladra Editrice”.  La direttrice dell’Editoriale è Enrica, una donna rigorosa nel suo lavoro, appassionata di astrologia, che aveva assunto Eva, dopo averle domandato: Di che segno sei? 
Eva Marsili è del segno della Vergine, ma a lei non interessa dell’astrologia e non crede nemmeno in un Dio, i suoi genitori avevano deciso di non battezzarla per lasciarla libera, libera di scegliere cosa fare. 
Ma Eva, in questo momento della sua vita, non si sente libera… 
Sono tre mesi, che Eva è impegnata con una nuova traduzione del “Conte di Montecristo”, tre mesi di duro lavoro andati in fumo a causa di un litigio con il suo ragazzo. 
Eva è fidanzata da molti anni, con Lui, così viene chiamato all’interno del libro. Lui rappresenta tutto per Eva, è la sua famiglia, soprattutto da quando i suoi genitori sono morti sette mesi prima.  
Eppure per Lui, Eva è troppo lenta, disordinata e quando Lui non trova qualcosa in casa, la colpa è esclusivamente di lei. 
Per questo motivo, i due avevano litigato e Lui aveva scaraventato il computer di Eva per terra, rompendolo in mille pezzi perché non trovava un documento importante di lavoro. 
Eva deve ricominciare dall’inizio con la traduzione del “Conte di Montecristo”, anche se soffre ancora per la perdita dei suoi genitori, anche se Lui, il suo grande amore e la sua unica famiglia, non la capisce. 

Non parlavo molto del mio rapporto con Lui, né al lavoro né fuori, ero cresciuta con l’idea che ciò che succede in famiglia rimane in famiglia. E Lui, dopo anni di vita insieme, era la mia famiglia. Che mi mettessi paura non contava. Anche mio padre mi metteva paura, a volte. Eppure mica era mai successo niente di male, mica eravamo finiti sul telegiornale. 
Alla fine, la paura era mia, era solo una colpa mia. 
Ma era successo, negli ultimi anni, qualcosa di strano.
Un cambiamento che forse aveva radici lontane e che, come tutte le cose che mi riguardavano, era accaduto lentamente. Perchè io ero lenta. Facevo piano. Accettavo le cose solo esplorandole un pochino per volta, soffermandomi sempre un po’ più del dovuto. 
Lui, la mia lentezza, la odiava. O forse odiava me. 
Passava le sue giornate a dirmi che mi amava, a ripetermi che mi desiderava da morire, però poi.
Era il suo sguardo, a volte. Bastava quello a farmi capire. Gli si riempivano di tensione gli occhi, le pupille si dilatavano. 
Negli anni avevo imparato come comportarmi per evitarle, quelle pupille.

Ma una sera d’estate, nel parco di Villa Sciarra, Eva incontra l’Angelo, colui che la guiderà, ascolterà e proteggerà da tutto, anche dagli amori sbagliati. 
L’Angelo non vuole nulla da lei, se non ascoltarla, appassionarsi alla sua vita, esortarla a cercare, a volere di più. Le dà solo un consiglio, che suona come un ordine: non ti innamorare degli amanti.

Ma Eva, questo consiglio, non sa rispettarlo…
E grazie all’Angelo, troverà il coraggio e la forza di lasciare Lui, con cui aveva una relazione sbagliata e possessiva. 
Eva è disposta a mettere tutto in discussione, a provare dolore per tutto il tempo che le serve a metabolizzare la fine della relazione con Lui. 

Lo avrei fatto, di mangiare, di guarire, ma con calma. Avevo addosso una sensazione strana. E si era fatta strada in me una certezza: non dovevo aggiustarlo subito, il vaso rotto. 
Non volevo precipitarmi a prendere della colla per unire i pezzi e farlo funzionare di nuovo, metterci dentro l’acqua e dei fiori freschi. Non c’era fretta. Non dovevo rendere conto a nessuno, nemmeno a me stessa. 
Volevo studiarli ancora un po’ i miei cocci, vedere di che cosa erano fatti. 

L’Angelo le starà vicino come una guida, sarà un cammino difficile e tortuoso ma Eva, decide di ascoltare il suo consiglio: inizia a leggere le poesie. 

La poesia non giudica e concede spazio a tutti.
La poesia si può comprenderla solo dopo che le cose si sono rotte. 
Prima no.
Prima scivola,
Ci vogliono le crepe per farla entrare.

E’ così che Eva, seguirà il prezioso consiglio dell’Angelo, ritrovando nelle poesie la cura per il suo dolore. 

Quanto coraggio serve per vivere, però, mica me l’avevano detto.

La scrittrice e attrice Anna Dalton, dopo aver esordito nel 2018 con “l’Apprendista geniale” (Garzanti), cui sono seguiti “La ragazza con la parole in tasca” (2019), “Tutto accade per una ragione” (2020), e “Le tre figlie” (2022), torna in libreria con “Non ti innamorare degli amanti”. 
“Non ti innamorare degli amanti” è un romanzo intenso, profondo e “spirituale”, che bisogna leggerlo attentamente, lasciandosi trasportare dalla storia e dai messaggi contenuti all’interno della trama. 
La scrittrice Anna Dalton, inserisce nella storia la figura dell’Angelo, una vera e propria guida per la protagonista, dai tratti Faustiani come un Lucifero innamorato, capace di salvare dalle onde del disamore la giovane donna che incontra in una sera d’estate. 

Un Angelo è una creatura che guida. 
Un Angelo è una creatura che protegge. 
Un Angelo è una creatura che ascolta. 
Un Angelo è una creatura che non ha le ali. 
Ma ha delle braccia così magre che non riuscirebbero a sollevarlo da terra nemmeno per gioco. Un Angelo ha dei denti imperfetti che si accavallano un pochino sul davanti. 
Ha un fiato leggero, delle orecchie grandi, un collo rasato male. 
Ci sono delle cose che un Angelo fa e che non sapevi si potessero fare. Le fa al tuo corpo ma anche alla tua anima e scopri, forse, che sono la stessa cosa.

I temi trattai sono il desiderio, l’amore, l’anima, il corpo, la fede cristiana, l’astrologia, l’amicizia, la morte dei genitori, i libri, il dolore, la violenza sulle donne e i primi segnali “di allarme” da parte di un uomo violento, la rinascita, la felicità e ascoltare sé stessi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, intenso, emozionante, poetico e travolgente. Il lettore si ritroverà a vivere ogni emozione, tormento della protagonista, lasciandosi guidare dalla forza travolgente delle parole. 
I personaggi sono strutturati molto bene, grazie alla scelta della scrittrice di descrivere minuziosamente ogni loro emozione e tormento. 
E’ un libro che si legge velocemente, tutto d’un fiato, grazie alla scelta della scrittrice di costruire la trama con frasi brevi, dirette, in grado di entrare nel cuore e nell’anima del lettore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro emozionante, struggente, riflessivo, in grado di stravolgere completamente la vostra anima. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che stanno affrontando un periodo difficile, a chi ha bisogno di vedere un fascio di luce in un mondo dominato da ombre… la scrittura di Anna Dalton sarà per voi, una cura per ritrovare la vostra felicità. 
Buona lettura 📚📚!!

“Scelte di luce. Racconti del coraggio” di Lucia Tiziani

Titolo: Scelte di luce. Racconti del coraggio 
Autore: Lucia Tiziani 
Casa Editrice: Macchione Editore 
Data uscita: 2 Aprile 2023 
Pagine: 144
Genere: Racconti di genere 
Acquista: https://www.macchionepietroeditore.it/scheda_SCELTE-DI-LUCE–Racconti-del-coraggio-di-Lucia-Tiziani_5-44-45-0-0-0-1-1-10-1-764.html

Linda era felice. Dopo tanti anni e tante umiliazioni aveva ottenuto il suo scopo: strapparsi di dosso il grembiule, l’emblema di sudditanza, di inferiorità ai colleghi maschi. 
Pensava di aver combattuto una battaglia per sé stessa e per tutte le altre colleghe che, come lei, si erano sempre lamentate del grembiule che dovevano indossare; pensava che la sua lotta a quella ingiusta discriminazione avrebbe aperto la strada a una nuova dignità per tutte, ma si sbagliava. 

Il libro è formato da otto racconti, ambientati tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo. Ogni racconto, ha come protagonista una donna, una donna molto coraggiosa che deve affrontare le difficoltà della vita. 
I racconti di Letizia, Lara, Lena, Linda, Lavinia, Losanna, Luisa e Lilia, sebbene siano storie diverse, hanno in comune il coraggio di prendere delle decisioni dolorose, ma anche necessarie. Ognuna di loro, possiede una forza, una determinazione e un carattere, che deve utilizzare per far valere i propri diritti. 
Ogni donna deve fare i conti con il proprio passato, che rischia di danneggiare il presente e il futuro. Otto racconti profondi, pieni di sentimento, che raccontano storie di emancipazione femminile, di lotta per far valere i propri diritti, di discriminazione e di violenza. 

La scrittrice Lucia Tiziani con “Scelte di luce. Racconti del coraggio”, racconta attraverso otto racconti, la vita quotidiana di donne comuni, reali, facendo emergere alcune tematiche sociali attuali. 
I temi trattati sono le scelte, i conflitti, il rapporto genitori/figli, i traguardi professionali, i sacrifici, i diritti, i ricordi dolorosi, l’invidia tra donne, la morte, l’amore, i traumi, la violenza sulle donne e l’emancipazione femminile. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, fluido, semplice e diretto, che arriva dritto al cuore del lettore. 
Le protagoniste sono strutturate bene, grazie alle descrizioni e all’impostazione della scrittrice di utilizzare delle donne comuni, ognuna con le proprie fragilità, che devono ritrovare sé stesse e il proprio cammino. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono emozionarsi; a chi desidera leggere un libro con protagoniste reali, ma soprattutto a chi sta attraversando un periodo buio, complicato e imparerà che alla fine di un tunnel c’è sempre la luce. 
Ringrazio la scrittrice Lucia Tiziani per avermi inviato la copia cartacea del libro, che mi ha permesso di emozionarmi e di riflettere sulle luce delle nostre scelte, che possono modificare completamente la nostra vita. 
Buona lettura 📚📚!!

“Splendi più che puoi” di Sara Rattaro

Titolo: Splendi più che puoi
Autore: Sara Rattaro
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni
Edizione: 2
Data uscita: 31 Marzo 2016
Pagine: 222
Genere: Romanzo contemporaneo/Narrativa di genere
Acquista: https://www.ibs.it/splendi-piu-che-puoi-libro-sara-rattaro/e/9788811672944?lgw_code=1122-B9788811672944&gad_source=1&gclid=CjwKCAiAvJarBhA1EiwAGgZl0EAZxDZMCZTZX4uCt-P5EsFyvqZB-X1OB9CaeTpGS2x1VYgxCYTymhoC01YQAvD_BwE

Fu lì la prima volta. Quella di cui ogni donna potrebbe parlare in eterno perché, anche se il livido passa, la ferita è destinata a rimanere. 
Lo fece con il bastone dell’ombrellone da spiaggia che avevo scelto proprio io. Sulle gambe e sulla testa. 
Senza spiegazione e senza motivo. 

Perché spiegazioni e motivi non esistono. Mai.

La protagonista del libro si chiama Emma, una donna che si innamora perdutamente di Tommaso. L’amore che prova per lui, è molto forte, tanto da farla allontanare dai suoi genitori, che non approvavano questo legame per la differenza d’età. 
Emma lascia gli studi all’università, e trova un lavoro, vivendo insieme a Tommaso per dieci anni.
La loro relazione sembrava perfetta, ma l’amore è un sentimento che cambia all’improvviso. 
E così è stato per Emma e Tommaso, che dopo dieci anni decidono di lasciarsi. Emma si ritrova da sola, senza forze e durante una cena con amici, incontra un ragazzo di nome Marco. 
Marco è un collezionista d’arte, che rivolge molte attenzioni a Emma, persuadendola con le sue parole e il suo sguardo affascinante.
Emma si consola con Marco, sperando di far ingelosire il suo ex; ma alla fine rimane affascinata dai gesti insistenti di Marco. I fiori, le attenzioni, i piccoli gesti del ragazzo, fanno innamorare Emma, tanto da decidere di sposare Marco, dopo sei mesi. 
Ma come si può conoscere veramente una persona?
Ben presto, Emma capisce di aver commesso uno sbaglio a sposarsi… ma ormai è troppo tardi per tornare indietro, e si ritrova a dover fare i conti con i continui sbalzi d’umore di suo marito. 

Durante il viaggio di nozze, il padre di Marco muore all’improvviso; da quel momento mostra il suo vero carattere aggressivo ad Emma, oltre a una gelosia ossessiva, maniacale. 
Emma giustifica il suo comportamento ossessivo, ma in realtà cosa conosce veramente di lui? 

Rimasi ghiacciata. Avrei voluto alzare la voce, dirgli che mi stava offendendo e che non lo potevo accettare, ma qualcosa mi fermò, forse l’istinto. Fu così da subito. 
Io ho sempre cercato di evitare lo scontro. Anche prima che tutto precipitasse, prima che fosse tutto chiaro, ma soprattutto prima di avere la peggio. 
Era come se l’avessi intuito, senza esserne consapevole. 

Marco sopprime ogni libertà di Emma, vietando le trasferte di lavoro, tanto da farla licenziare.

Ed è così, che un giorno, arrivano i primi calci, pugni, ed Emma non sa come comportarsi. 
Nel mentre, Emma scopre di essere incinta e adesso, deve pensare a come proteggere sua figlia. 
Sua figlia Martina, è la luce dei suoi occhi, ed è grazie a lei, che trova il coraggio e la forza di affrontare la vita. Emma trova il coraggio di affrontare la verità e di dire “basta” agli atteggiamenti violenti del marito. 

Si chiama femminicidio, e significa che ti uccidono perché sei donna. Non so se è il nome più corretto e nemmeno se un nome fosse davvero necessario per identificare un fenomeno che esiste da sempre. Quello che so è che, come tutte le cose che un nome lo possiedono, esiste, ha delle origini, una cultura, delle motivazioni, troppe vittime ma quasi mai una vera giustizia. 

La scrittrice Sara Rattaro con “Splendi più che puoi”, racconta una storia vera di una sua amica, ma è anche la storia di molte donne, che ogni giorno si ritrovano vittime di violenze. Ma non inizia subito con le botte, ma con “piccoli gesti”, con una parola cattiva, ma anche con una lite che si trasforma in violenza fisica e mentale. 
La violenza che è costretta a subire una donna, porta con sé delle conseguenze evidenti, come la bassa autostima e la vergogna. 

La vergogna è il peggiore dei sentimenti quando sei in pubblico. Finché rimanevo chiusa tra quattro mura sembrava più facile da sopportare, ma fuori c’erano gli sguardi che sanno chi sei e che sfuggono quando sei tu a cercarli. 
Dietro c’ero io, terrorizzata e con una bambina piccola da portare in salvo. Sono poche le parole che servono per spiegare questa situazione e può pronunciarle solo chi c’è passato. 

Ma ogni donna, deve trovare la forza, il coraggio di dire “BASTA”, perché ha bisogno di ricevere una carezza sul volto, e non un pugno, non un offesa. Una donna va amata ogni giorno, e non è di proprietà di nessuno, perché la donna appartiene solo a sé stessa. 
Il lettore si ritroverà a leggere una storia molto emozionante e riflessiva, perché ogni giorno purtroppo, accadono episodi di violenza sulle donne. 
I temi trattati sono la violenza sulle donne, sia fisica che psicologica, i rapporti famigliari e a come reagisce la società, di fronte alla violenza. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, emozionante, delicato, profondo e autentico, grazie alla bravura della scrittrice Sara Rattaro, di riuscire a raccontare una storia vera, molto toccante, riuscendo a toccare il cuore e l’anima del lettore. 
I personaggi sono strutturati bene, in grado di far emozionare, arrabbiare, ma anche sperare il lettore. 
La storia viene raccontata attraverso alcuni salti temporali, che permettono al lettore di appassionarsi sempre di più della trama. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono leggere una storia forte, in grado di toccare il cuore e l’anima di ogni lettore, che si sentirà vittima della violenza, proprio come la protagonista. 
Ma alla fine, il lettore insieme a Emma, riuscirà ad uscire dal buio, dall’oscurità perché ogni donna deve ricordarsi di splendere e di volersi bene. 
Ringrazio la scrittrice Sara Rattaro, per aver raccontato questa storia vera, che sarà d’aiuto a molte donne vittime di violenza, ma anche per cercare di metterle in guardia. 
Mi auguro che questo libro, venga letto non solo da donne, ma anche dagli uomini, per capire che la donna non è come un trofeo, un oggetto da possedere, ma è una persona libera e come tale, va rispettata ogni singolo giorno. 
Buona lettura 📚📚!!