“I diavoli piangono vita” di Martina Bertocchi

Titolo: I diavoli piangono vita 
Autore: Martina Bertocchi 
Casa Editrice: Accornero Edizioni 
Data uscita: 5 Marzo 2024 
Pagine: 133 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Diventando un uomo amai altre donne lasciando che si prendessero gioco di me, dei maldestri tentativi di andare avanti e dimenticare. Le feci mie immaginando i suoi occhi di donna, gettando benzina sulle fiamme della mia immaginazione. 
Quante mani ti hanno toccata? 
Chi si è preso ciò che è sempre stato mio? 
Gli anni passavano lenti e inesorabili: costruivo immagini di lei e della sua metamorfosi: una bambina, una ragazza e poi una donna, un fiore meraviglioso. 

❗️❗️❗️❗️ATTENZIONE❗️❗️❗️ Nel libro sono presenti descrizioni disturbanti quali pensieri suicidi, violenza mentale e fisica, abuso di alcool e farmaci.
La lettura è indicata esclusivamente a un pubblico adulto 🔞❗️

I protagonisti del libro sono Alexander Ferri e Annalisa Mariani, che attraverso l’alternarsi dei capitoli, raccontano la loro versione della storia. 
Alexander e Annalisa si erano conosciuti da bambini, quando frequentavano la scuola elementare. 
La madre di Alexander era di Budapest, aveva conosciuto il padre, Claudio Ferri, un’ingegnere piemontese che era in vacanza alla riscoperta di sé stesso e la madre gli faceva da guida. Ma con gli anni, il comportamento di Claudio era peggiorato, con liti sempre più frequenti che sfociavano in violenza. 
Alexander era cresciuto così, tra la violenza domestica e un giorno, era dovuto intervenire per evitare che il padre strangolasse la madre, rimediando un occhio nero e un braccio rotto. In quell’occasione erano intervenuti i vicini per aiutare quel bambino, vittima di una situazione più grande di lui. Il giudice, decise di affidare Alexander alla zia Cinzia Romano. 
Per queste ragioni, i genitori di Annalisa, notando le attenzioni maniacali di Alexander nei confronti della figlia, decisero di trasferirsi e di cambiare ogni recapito telefonico. 

“Il numero del vecchio appartamento non esiste più, lo abbiamo cambiato. E poi, Alex non potrà chiamarti mai più. La sua famiglia, adesso, è meglio lasciarla perdere.”
In quelle occasioni mi guardava con rimprovero e io piangevo, mi sentivo sola con la sera a illuminare casa nostra. Una casa che ho odiato fin dal primo momento. La mamma addolciva lo sguardo e mi abbracciava. Prima di andare a dormire, ogni sera, mi pettinava i capelli con una delicatezza esasperante. 
“Ti farai dei nuovi amici. Non ti preoccupare.”

Nella narrazione, Alexander si racconterà senza filtri, da bambino fino a diventare un uomo adulto, con la certezza di provare dei sentimenti verso Annalisa. 
All’età di tredici anni, Alexander rimane orfano, la madre era morta di cancro a Budapest, mentre il padre era stato colpito da un infarto, che aveva posto fine al dolore del giovane. 
Annalisa e Alexander, nonostante la separazione forzata, cercheranno di andare avanti nella loro vita, ma non sarà così semplice perchè il loro legame è molto forte, che assume un carattere ossessivo-maniacale. 
Alezander ogni volta che deve conoscere una ragazza, cerca di trovare dei tratti di somiglianza di Annalisa.

Qui seduti, in uno dei ristoranti stellati più famosi di Torino, aspetto con impazienza il momento in cui potrò sfogare su di lei tutto il livore della mia anima. Sorseggio il prosecco, la guardo immaginando occhi diversi e mi lecco le labbra. Non vede il mostro che mi abita dentro. Lei non immagina, non si rende conto della crudeltà di cui potrei essere capace ora che la luce della speranza si è spenta.

Invece, Annalisa, spinta dai genitori aveva deciso di sposare Valerio, il ragazzo “perfetto”. Ben presto, Annalisa rimase incinta e dopo poche settimane, provò il dolore immenso di perdere il bambino, un dolore che nessuna madre, nessuna donna dovrebbe provare. E’ così che Annalisa cade in depressione, ritrovandosi a fare i conti con il giudizio pressante della società che considera ogni donna solo se è in grado di sfornare figli. 
La scrittrice Martina Bertocchi, si sofferma molto sul tema dell’infertilità e sul dolore che causa in una donna, analizzando anche la posizione della società. 

In autunno rimasi incinta. Non ero sicura che lui volesse dei figli, ma ingenuamente pensai di vederlo entusiasta. Sistemai il test positivo dentro una scatola argentata con il fuoco celeste e scrissi un biglietto. Valerio lo lesse freddamente, senza alcuna emozione. Mi strinse tra le braccia e mi baciò. Non disse una parola. Alla dodicesima settimana persi il bambino per un distacco della placenta. Il medico provò a salvarci con l’espressione di chi sapeva che le cure non avrebbero funzionato, e così successe. Quella sera stessa precipitai nell’oblio con dieci pillole di sonnifero. 
Mio figlio era morto, vivere non aveva più senso. Essere donna è una prova da oltre un quintale. Fin da piccole ci raccontano che fare un figlio è una delle ambizioni più significative della vita, ma noi donne lo desideriamo per amore o per sentirci adeguate? 
Qual è la differenza tra l’amore per noi stessi e per qualcuno ancora deve nascere?
Non so darmi risposte, ma la maternità è un viaggio difficile, spesso ingiusto. 

Valerio e i genitori di Annalisa, non capiscono il dolore che prova la protagonista, nessuno capisce le cicatrici che si sono poste nel suo corpo. 

Perchè senza figli una donna non sa niente. 
Inizia a capire qualcosa in gravidanza, quando il suo corpo lavora come ci si aspetterebbe. Prima, tutte quante, non sappiamo niente. Il mondo dice così. La società dice così. Le donne senza figli non capiscono niente, ma devono capire tutto di chi i figli li ha messi al mondo. 

Oltre a tutto ciò, Annalisa deve subire anche la violenza di Valerio, che a causa dell’alcool, picchia la moglie.
Ma un giorno, Alexander e Annalisa si ritrovano, ormai sono adulti e nessuno può dirgli che cosa devono fare. E’ così che il sentimento di due bambini, è mutato in qualcosa di più grande, di adulto. 
E adesso che sono adulti, Alexander e Annalisa, dovranno decidere come comportarsi. 
Che cosa accadrà tra i due? 
Può un amore infantile resistere fino da adulti e diventare una vera ossessione?

Rientro a casa con l’energia rovente di Alex su di me, fradicia di pioggia. Sono così sconvolta dalle emozioni da non capirci più niente. Nessun uomo mi ha mai fatto sentire viva come ci è riuscito lui per la prima volta dopo tanto tempo, nonostante la mia infertilità, mi sento di nuovo una donna. Una donna che funziona, che prova piacere, che ha un corpo capace di rispondere agli stimoli. Mi sono sentita normale. 

Non sa delle bottiglie che si svuotano, dei bicchieri di vino che trovo in giro per casa e che faccio sparire ogni volta che qualcuno viene a trovarci. Non sa che mi tratta come se fossi alle sue dipendenze, che ultimamente si prende da me ciò che vuole senza curarsi di come mi sento. Non sa che non parliamo mai della possibilità di avere altri figli, dei test negativi, della depressione che mi travolge alla fine di ogni mese. Non riesce a immaginare il dolore che mi porto dentro per quei bambini mai nati. La minuscola traccia della loro esistenza la custodisco sui test di gravidanza positivi chiudi dentro un sacchetto, nel ripiano più nascosto dell’armadio. Anche adesso, dopo tanto tempo, il battito del loro cuore sull’ecografo mi tormenta ogni volta che chiudo gli occhi. Non sa che sono una donna rotta da tempo, né che Valerio, questi figli mai nati, probabilmente neanche li voleva. Non le ho mai raccontato queste cose per proteggerla, perchè renderla felice mi fa sentire meno sbagliata, come se l’avessi delusa solo a metà. 
Non voglio ingombrare la sua vita con i miei problemi. Ma io esisto, anche se vivo in silenzio. Esisto e ho bisogno di vivere, di esserci…

La scrittrice Martina Bertocchi con “I diavoli piangono vita”, rappresenta la società in cui viviamo e analizza molti temi crudi e difficili da raccontare. 
I temi trattati sono la violenza sulle donne, sia fisica sia psicologica, l’infertilità femminile, la gravidanza, la procreazione medicalmente assistita, la dipendenza sia da sostanze sia da persone, i rapporti con i genitori e la depressione.
Lo stile di scrittura è scorrevole, diretto, fluido, la scrittrice si dimostra abile nel trattare temi difficili con la giusta dose di umanità. 
Questo libro non è adatto a tutte/i, leggete attentamente le avvertenze che ho posto all’inizio della recensione. Se state affrontando un periodo particolare della vostra vita di depressione, è meglio non avventurarsi (al momento) nella lettura di questo libro, che non presenta descrizioni esagerate ma è un pugno allo stomaco, difficile da metabolizzare, soprattutto il finale!!
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura indiscussa della scrittrice di descrivere minuziosamente, sia dal punto di vista fisico (e soprattutto) psicologico ogni personaggio coinvolto nella storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano riflettere sulla nostra società, sulla maternità, sull’infertilità e soprattutto sul significato di essere donna. 
Ringrazio la scrittrice Martina Bertocchi, per avermi donato il suo libro, che mi ha permesso di riflettere su temi pochi analizzati, ma molto importanti e toccanti.
Buona lettura 📚📚!!

L’infinito deve avere lo stesso colore dei suoi occhi.

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