“La ladra di parole” di Abi Daré

Titolo: La ladra di parole 
Autore: Abi Darè 
Traduttore: Elisa Banfi 
Casa Editrice: Tea 
Data uscita: 2 Febbraio 2024 
Pagine: 368 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Poi si metteva a piangere, ma piano-piano, così che il papà non la sente. Ci ho messo altre tre settimane a chiedergli perchè piangeva. Ha detto che Mr Ade è di una famiglia ricca. Tanti anni fa abitava a Lagos ma veniva a Ikati dalla nonna per vacanza. La mamma vendeva puff-puff e un giorno Mr Ade li compra e s’innamora d’amore per lei. Cotto. Lei a me ha detto che era il suo primo ragazzo, l’unico uomo che amava. Quei due lì si volevano sposare fra di loro. Ma la mamma non era andata a scuola e la famiglia di Mr Ade aveva detto no, niente matrimonio. […] 
Quel giorno là, la mamma ha detto: <<Adunni, io non ho sposato il mio amore perchè non ero andata a scuola. Ero una che volevo andare via dal villaggio, per farne, di soldi, e leggerne, di libri, ma è stato tutto impossibile.>> 
Poi mi ha preso la mano. <<Adunni, te lo giuro che ti mando a scuola, pure se devo sudare, perchè ti voglio dare una possibilità nella vita. Voglio che parli un inglese bello, perchè in Nigeria tutti lo capiscono, l’inglese, e se lo parli meglio trovi un lavoro meglio.>> 
Dopo fa un colpetto di tosse e cambia la posizione sulla stuoia. <<In questo villaggio qui, se non vai a scuola, ti sposano con quello che ti capita appena che hai quindici anni. L’istruzione è la tua voce, bambina. Parla per te anche se non apri bocca. 
Parla finché Dio non ti chiama per andare da lui.>>
Allora mi prometto che andavo a scuola, anche se non faccio gnente d’altro nella vita per finire la prima e la seconda e l’università e per diventare maestra, perchè non mi bastava una voce come le altre…
Voglio una voce che la sentono forte. 

Il libro è ambientato a Ikati, un villaggio nel cuore della Nigeria, dove il destino delle donne è segnato sin dall’infanzia.
Ogni bambina a Ikati, trascorre l’infanzia a occuparsi della casa e dei fratelli più piccoli, si recano a scuola solo per imparare a leggere e scrivere e poi, vengono date in moglie al miglior offerente. 
La protagonista del libro si chiama Adunni, una ragazzina di quattordici anni, che a differenza delle sue amiche, ama studiare, imparare nuove parole e cose nuove per dare voce ai propri pensieri, per capire il mondo e per immaginare un altro futuro. 
Adunni ha perso la madre da qualche anno, ma ancora adesso, le sembra di sentire la sua voce, che l’invita a studiare, perchè solo attraverso il sapere, la protagonista potrà sfuggire al destino “crudele” di sposarsi. Adunni, desidera studiare per far sentire la propria voce nel mondo, come le diceva sempre la sua mamma. 
A differenza della sua amica Enitan, che desidera sposarsi il prima possibile, Adunni sogna di diventare maestra, di spiegare alle bambine del villaggio, che grazie all’istruzione, potranno fuggire dalla miseria, in cerca della loro strada. 
Ma ben presto, Adunni, dovrà fare i conti con le usanze del suo villaggio e dovrà rispettare il volere del padre. Una mattina, il padre di Adunni, ha deciso di vendere la propria figlia a Morufu, un uomo vecchio che ha già due mogli, con tante figlie femmine ma nessuna delle quali gli aveva dato un figlio maschio.

<<E dove li prendiamo, così tanti soldi?>> gli chiedo.
<<Morufu. Lo sai chi è? E’ venuto qui ieri.>>
<<Morufu? Quello che guida il taxi?>> E’ un vecchio del nostro villaggio che guida il taxi e c’ha la faccia da caprone. A parte le due mogli, ha quattro figlie che nessuna va a scuola. Corrono vicino al torrente tutte sporche e si divertono a tirare i cartoni dello zucchero con lo spago, o giocano a suwe e a battersi le mani finché gli viene via la pelle.
Perchè è venuto a casa nostra, Morufu? Cosa voleva?
<<Sì>>, dice il papà con le labbra tirate. <<E’ un brav’uomo, Morufu. Ieri è arrivato con una sorpresa, mi diceva che ci paga lui il nostro affitto. Tutte le trenta mila.>> […] 
Perchè Morufu ci paga l’affitto a noi? Cosa vuole? […] 
Il papà aspetta, manda giù la saliva e si asciuga il sudore dalla fronte. <<Sì. I soldi dell’affitto è… una parte del tuo owo-ori.>>
<<Il mio owo-ori? Il prezzo da sposarmi?>> 
Nel mio cuore mi viene una crepa, e va avanti a spezzarsi perchè non ho neanche quindici anni e non mi sposo un vecchio scemo, perchè voglio tornare a scuola e imparare il lavoro di maestra e diventare grande e adulta e guadagnare i soldi per una macchina e una bella casa col divano coi cuscini belli e aiutare a mio papà e ai miei due fratelli. 
Non mi voglio sposare nessun uomo o un ragazzo, nessuno-nessuno. 

Il padre aveva deciso di infrangere la promessa, che aveva fatto tanti anni prima, alla moglie in fin di vita, di continuare a far studiare la loro unica figlia femmina. 
Adunni ha sempre cercato di divulgare la sua conoscenza a tutti: dalle bambine del villaggio a suo fratello più piccolo Kayus, ma adesso, deve accettare di sposare un vecchio, che si occuperà di lei e di pagare l’affitto di casa del padre. 

Adunni, devi essere buona con l’altra gente, anche se non stai bene, anche se tutto il mondo attorno a te non sta bene.


Adunni accetta di sposare Morufu, solo perchè è consapevole, che la sua famiglia ha un disperato bisogno di soldi. 
E’ così, che Adunni, sposa Morufu e conoscerà le altre due mogli: Labake e Khadija. 

Khadija ha detto che la prossima volta la devo mordere, a Labake, se ci riprova ancora. Che il rispetto non serve a niente, con la pazzia di Labake. […] Khadija è quella che mi fa stare un po’ più bene in casa di Morufu. Nei momenti che non deve pensare alle tre figlie e a quello che c’ha in pancia, pensa a me. […] 
Io e Khadija dormiamo in camera insieme, meno le volte che Morufu mi chiama. E’ più facile, se dormo in camera con Khadija. Se i pensieri tristi mi vengono di notte, lei mi accarezza la schiena, mi fa dei cerchi con la mano mentre che mi dice di essere forte, di non perdere la mia ragione. Certe volte, che il bambino gli dà i calci troppo forti, gli metto la bocca sulla pancia dura e gli canto una canzone, al bambino, finché lei e anche lui si addormentano come due sassi, e Khadija dice quando nasce il bambino io gli devo continuare a cantare perchè conosce già la mia voce. 
Appena ieri notte mi consolava e mi diceva: <<Quando hai dei figli tuoi, non sei più triste. Nei primi tempi, quando ho sposato Morufu, non volevo figli. Avevo paura di fare un figlio così presto e di ammalarmi per la fatica. Allora prendevo una cosa, una medicina, per non far venire il pancione. Ma, dopo due mesi, mi sono detta: ‘Khadija, se non gli dai un figlio, Morufu ti rimanda a casa di tuo padre.’ Ho smesso la medicina e quasi subito ho avuto la mia prima figlia, Alafia. Quando l’ho presa in braccio la prima volta, il mio cuore si è riempito di amore. Adesso le mie figlie mi fanno ridere quando neanche ci penso a ridere. I bambini portano gioia, Adunni. Gioia vera.>> 
Ma io non voglio che mi nasce gnente. Come faccio. una come me, a fare figli? Mica voglio riempire il mondo di bambini tristi che non possono andare a scuola. Mica voglio che il mondo diventa un posto brutto e silenzioso perchè i bambini non hanno la voce. 

Non sarà semplice per Adunni sottomettersi alle numerose violenze di Morufu, il quale ogni sera, la violentava per cercare di farla rimanere incinta per avere un figlio maschio. 
Oltre alle violenze serali, Adunni si ritrova a dover fare i conti con la cattiveria di Labake, la prima moglie di Morufu. Ma perfortuna, in quella casa, c’è Khadija, che cercherà di far star bene la protagonista, nonostante tutto ciò che è costretta subire.
Khadija aveva sposato Morufu a soli quindici anni, perchè il padre diabetico, a seguito dell’amputazione di una gamba, non aveva cibo a sufficienza per il sostentamento della famiglia. E’ così che Khadija, era stata venduta a Morufu, per qualche chicco di riso. 
Khadija aveva avuto tre figlie femmine da Morufu, che lui non voleva, ma adesso, lei era di nuovo incinta, ed era sicura di portare in grembo un figlio maschio. 
Adunni, invece, non vuole rimanere incinta e beve un decotto, una sorta di medicina che le prepara Khadija di nascosto, nella speranza di poter tornare nella propria casa, a causa della sua infertilità. 
Tra Adunni e Khadija si crea un legame speciale, molto forte, tanto da diventare per la protagonista una figura materna. Ma la gravidanza di Khadija, non va come dovrebbe e Adunni, si ritrova a partecipare a una tragedia che la obbligherà a scappare da Ikati, chiedendo aiuto a Iya, una vecchia signora che la madre della protagonista, aveva aiutato tanti anni fa. 

Stringo la borsa e non mi muovo i piedi. Resto lì e lo guardo, perchè che ne so che non è un uomo cattivo? Che ne so che non mi fa delle cose brutte, a Lagos? 
<<Iya>>, gli dico, che gli voglio chiedere se lo conosce proprio bene, anche se è suo fratello, ma le parole mi restano nascoste nel cervello e le cerco, ma si nascondono troppo bene, e allora resto lì a guardare l’uomo, e sbatto le palpebre. 
<<Adunni>>, dice Iya con una voce che vuole darmi il bastone in testa se non mi muovo con questi piedi. <<Meglio che vai con lui, prima che tornano i tuoi. […] A Lagos trovi belle cose, vedrai.>> Mi punta la mano sulla testa. <<Lo spirito di tua mamma è con te. Vai, presto.>>
E dopo che Mr Kola ha acceso il motore della macchina e l’ha portata sulla strada, che il peso di tutto si accumula e mi cade addosso, e mi abbatte lo spirito. 
Vado via da Ikati. 
E’ quello che volevo da tutta la vita, andare via da questo posto e vedere com’è il mondo fuori, ma non così. Non seguita da un cattivo nome. Non come una persona che tutto il villaggio la cerca perchè crede che ha ammazzato una donna. Non con metà del mio cuore che rimane con Kayus e l’altra metà con Khadija.
Abbasso la testa e sento un telo spesso, pesante, che mi copre. Il telo spesso della vergogna, della sofferenza, del dolore che ho dentro. 

E’ così che Iya chiede aiuto a suo fratello Mr Kola, che conosce molte signore ricche a Lagos. Adunni si ritrova a Lagos, a fare la serva a Big Madam, una donna prepotente e crudele, conosciuta da tutti per il negozio più bello di tessuti. 
Nonostante tutte le botte che Adunni riceve da Big Madam, lei continua ad affrontare la vita con forza, cercando parole di coraggio e di speranza, per continuare a credere nel suo sogno di diventare maestra. 
Nella casa di Big Madam, Adunni riceverà il sostegno di Kofu, lo chef personale della signora, che cerca di guadagnare abbastanza denaro per tornare in Ghana dalla figlia. 
E tra un pugno e una scarpa in testa, Adunni, dovrà stare molto attenta al marito di Big Madam, un uomo con il vizio della bottiglia e delle donne più giovani. 
Ma una mattina, Kofu, mostra ad Adunni, un modulo da compilare per richiedere una borsa di studio. Adunni ha paura di fallire, ma grazie alle parole di Kofu e a Mr Tia, una donna inglese che le insegnerà la lingua inglese, la protagonista proverà a richiedere la borsa di studio. 

<<Sei la ragazza più buffa che abbia mai conosciuto. Mi piacerebbe aiutarti, ma io e Florence non andiamo molto d’accordo. Se dovesse scoprire che ti ho dato delle referenze o che ti sto facendo da garante…>> 
<<Non lo scopre mai-mai>>, gli dico, con gli occhi pieni di una sicurezza che sono sicura. <<Diventa un segreto per sempre, in questa casa. E’ una possibilità per me, per essere libera perfavore. […] Mi aiuti?>>
Fa un sospiro. <<Mi sembra il minimo che posso fare, in cambio dell’aiuto che tu hai dato a me.>> Non mi fa chiedergli che aiuto gli ho dato, io, perchè mi dice: <<Devi scrivere un testo di mille parole nelle prossime settimane?>> 
<<Sì, Ma>>, gli rispondo, che il cuore mi batte forte. […] <<Adunni, senti, questa settimana posso liberarmi un pochino, e forse anche qualche giorno della prossima. Dato che la tua padrona non c’è, potrei potrei passare alla sera e insegnarti… sì, insegnarti un po’ di inglese per aiutarti a preparare il tema e perfezionare la conversazione. In questo modo, spero pure di conoscerti abbastanza da poter scrivere delle referenze per te. Se riesci a prenderti del tempo libero alla sera… Mi sembri sorpresa.>> 
Sorpresa, sì. Molta. <<Mi aiuti e mi insegni?>> 
Metto la mano in cima al petto. <<A me?>> 
Non penso se la cosa che faccio è quella giusta, la faccio e basta: la abbraccio e la stringo forte. Ha un odore di sudore di ricchi e qualcosa come foglie di menta. Quando la lascio, è cominciata a ridere. Non è arrabbiata che le ho dato un abbraccio, e io sono triste e anche felice che questa donna ricca non mi ha spinto via e sputato come Big Madam.

Con la dolcezza di Mr Tia, Adunni imparerà a comunicare e scrivere in inglese, ma riceverà anche, per la prima volta nella sua vita, dopo la morte della madre, parole e gesti affettuosi, che si insiederanno nel suo cuore. 
Riuscirà la protagonista, a vincere la borsa di studio per poter realizzare il suo sogno, di diventare maestra?

Sento qualcosa che si muove dentro al mio petto perchè è così buona con me, questa donna? Cosa ci vede in me, che certe volte non vedo niente neanch’io? Mando indietro le lacrime cocciute e stupide che mi pizzicano gli occhi, ma escono fuori lo stesso. 
<<No, non volevo farti piangere.>> Ms Tia mi passa il dito sotto all’occhio sinistro. 
<<Cosa vedi in me, Ms Tia?>>
Lei scuote la testa, mi prende le mie due mani, le mette come delle sbarre, che mi guarda la faccia, la vera Adunni, dietro le sbarre. Mi sembra come se esce da Ms Tia e entra dentro la mia anima, il mio cuore. 
<<Dimmi, qual è la cosa che desideri di più nella vita?>> mi chiede. 
<<Che mia mamma non è morta. Che torna e tutto diventa bello.>>
<<Lo so>>, mi dice con un sorriso dolce e triste. <<Lo so, ma pensa a qualcos’altro.>>
<<Andare a scuola. E, adesso, prendere la borsa di studio.>>
<<E perchè è così importante per te, Adunni?>>
<<Mia mamma mi ha detto che l’istruzione mi dava una voce. Ma io non voglio una voce come le altre, Ms Tia. 
Io voglio una voce forte, una voce che la sentono tutti. Voglio che entro in un posto e le persone mi sentono, anche prima che ho aperto la bocca. Nella vita voglio aiutare tante persone, così, quando divento vecchia e muoio, vivo ancora nelle persone che ho aiutato. Pensa, Ms Tia: se vado a scuola e divento una maestra, mi danno lo stipendio e magari posso anche costruire la mia scuola a Ikati e insegnare alle bambine. Le bambine del mio villaggio non hanno tanta possibilità di andare a scuola. Io voglio cambiarlo, questo, perchè così, quando crescono, le bambine fanno nascere persone brave, che fanno la Nigeria anche meglio di com’è adesso.>>
Mentre che parlo, Ms Tia fa di sì con la testa. <<Puoi farcela. Hai tutte le carte in regola per eccellere, sono tutte dentro di te.>> Lascia andare le mie mani e mi indica un dito sul petto. 
<<Proprio qui, nel tuo cuore, e nella tua mente. E ne sei convinta anche tu, lo so. Devi aggrapparti a questa convinzione e non lasciarla mai andare. Ogni mattina, quando ti svegli, ricorda a te stessa che domani sarà meglio di oggi. Che sei una persona di valore. Che sei importante. Ci devi credere, indipendentemente da cosa succederà con la borsa di studio. Okay?>>

 

L’autrice Abi Darè, è cresciuta a Lagos, in Nigeria e con “La ladra di parole” vuole raccontare la violenza e i soprusi che subiscono le ragazzine e le donne del suo paese. 
“La ladra di parole” è il suo romanzo d’esordio, in cui Adunni, la protagonista, cerca di imporsi nel mondo con la sua voce. 
All’inizio del libro, il lettore troverà una nota, che l’informerà che la traduzione di Elisa Banfi, rispetta il parlare inglese diffuso in Nigeria, mantenendo le difficoltà linguistiche della voce narrante con i suoi errori grammaticali e linguistici, che portano il lettore a divertirsi, ma anche a sentire sulla propria pelle i dolori della protagonista, le sue speranze, ma anche le ferite del corpo e dell’anima. Questa scelta si rivela coerente con l’intento del romanzo, ovvero di non snaturare Adunni, ma di presentarla ai lettori per quello che è, una ragazzina che racconta con forza la sua storia, nonostante le proprie difficoltà linguistiche. 
I temi trattati sono la lotta delle donne, la violenza sessuale, i matrimoni combinati, la morte, i sogni, la forza di reagire, i diritti delle donne, libertà e le parole, l’istruzione, che diventano l’unico modo per combattere le discriminazioni e i soprusi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, divertente, realistico, rispettando il broken English parlato in Nigeria. 
I personaggi sono strutturati bene, le descrizioni inserite dalla scrittrice sono molto realistiche e permettono al lettore di entrare in empatia con Adunni e gli altri personaggi. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro ambientato a Ikati, un villaggio della Nigeria, che mette in evidenza le fatiche, le violenze praticate su bambine, ragazze. 
Consiglio questo libro libro, anche a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia raccontata da una bambina di quindici anni, che si ritrova a diventare donna prima del previsto, che vuole far sentire la propria voce. 
Chiudete gli occhi, immaginatevi di essere a Ikati, un villaggio rurale dominato dalla miseria, dall’arretratezza e da una forte cultura patriarcale e lasciatevi travolgere dalla forza delle parole di Adunni, sono sicura che vi affezionerete a lei e a Ms Tia!!
Buona lettura 📚📚!!