“Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista” di Sara Rattaro

Titolo: Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista 
Autore: Sara Rattaro 
Casa Editrice: Piemme 
Data uscita: 7 Aprile 2026 
Pagine: 304 
Genere: Romanzo storico 

La mia esistenza è stata tutta così: mentre qualcuno portava via, qualcun altro portava dentro. E in quel continuo alternarsi di mani che tolgono e mani che offrono, io ho imparato la mia prima, grande lezione: si sopravvive. 
Sempre. 
Anche quando vieni al mondo senza una coperta. 
Il mio nome è Teresa, ma chiamatemi <<Chicchì.>>

Con “Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista” la scrittrice Sara Rattaro, dà voce a una delle figure italiane più sorprendenti e dimenticate della storia: Teresa Mattei. 
Teresa Mattei (1921-2013) è nata a Genova da una famiglia antifascista, dalla madre Clara Friedmann e dal padre Ugo Mattei. I Mattei si erano trasferiti vicino a Varese, a causa del lavoro di Ugo. Il padre, era un avvocato e dirigente della Società telefonica Elettrica Ligure-Lombarda, chiamata “LA STELLA”, mentre il fascismo si diffondeva in ogni città italiana. 
Mussolini pretendeva una linea telefonica diretta tra Milano e Roma, per diffondere i suoi ordini il più velocemente possibile. Ma Mattei è sempre stato un uomo con una sua identità e non si era mai piegato a nessuna richiesta, nemmeno a quella di Mussolini. 

Perchè il coraggio, quello vero, non fa rumore e non chiede applausi. 

Teresa cresce con gli insegnamenti e ideali del padre, che spesso, la portano a scontrarsi con i dettami dell’epoca. 
La famiglia Mattei era una famiglia numerosa, composta da sette figli: Camillo e Gianfranco, erano i fratelli maggiori, poi c’era Teresa, Giovanni (Nino), Ida, Andrea e Mario. Secondo la madre Clara, dato che la vita era una sfida continua e dolorosa, aver dato alla luce sette figli, li avrebbe aiutati a sostenersi nel momento del bisogno. 
Quando Teresa aveva compiuto dodici anni, i Mattei furono “costretti” a trasferirsi da Varese a Firenze, precisamente a Bagno Ripoli, per allontanarsi dal controllo del regime fascista. Ugo Mattei, aveva capito che presto sarebbe scoppiata la guerra e Firenze, sarebbe stata la città ideale per la loro famiglia. 
Per Teresa, non fu facile lasciare Masnago, salutare i suoi amici, ma il padre le disse: <<Teresa il mondo va avanti solo perchè qualcuno ha il coraggio di non chinare la testa […] Io quella tessera non la prenderò mai. La mia anima non è in vendita.>> 
Grazie a queste parole, Teresa impara l’importanza di credere nelle proprie idee, di non piegare mai la testa. 
A Bagno Ripoli, i Mattei avevano acquistato una piccola tenuta, che gli avrebbe garantito cibo a sufficienza per sfamare l’intera famiglia. 
Ma la loro casa era aperta a tutte/i coloro che volevano raccontare la propria storia, come Giorgio La Pira, Natalia Ginzburg, Piero Calamandrei, Carlo Levi e Adriano Olivetti. 
E’ anche grazie a questi personaggi e ai loro discorsi, che Teresa Mattei aveva imparato a conoscere il significato della parola “libertà”. 

 

Ogni foglio che usciva da quella vecchia Olivetti, ogni parola battuta con pazienza, era un grido contro il regime. Non c’erano applausi, né testimoni. Solo la speranza che qualcuno, leggendo quelle frasi, si sentisse meno solo. 
Il nostro incendio era divampato e per alimentarlo sarebbe bastato tenere aperta una finestra. 

Tutti in paese sapevano che i Mattei non si allineavano ai dettami del regime, e una notte decisero di usare delle teglie per creare delle matrici, servendosi della macchina da scrivere Olivetti, per stampare volantini provocatori, contrari al fascismo che disperdevano nei luoghi pubblici o nelle cassette postali di Firenze. 
Durante la scuola media, Teresa è obbligata a indossare la divisa delle Giovani Italiane, anche se la detesta, ma ogni mercoledì pomeriggio era libera di vestirsi come voleva per andare nella biblioteca comunale, a perdersi tra le pagine dei libri. 
Ma il fascismo, controllava ogni cosa, dai sistemi di comunicazione, alla scuola e i testi, proibendo ed eliminando molti libri, considerati “sovversivi” e contrari al regime. 
Per questo motivo, Teresa sente crescere dentro di lei, una rabbia cieca nei confronti del fascismo, che si insinuava in ogni cosa. 

Il signor Gori, il bibliotecario, sollevò lo sguardo dal registro. Era un uomo che conosceva i libri e li trattava da amici. […] 
Ma quel giorno, nei suoi occhi c’era qualcosa di diverso. Una stanchezza nuova, pesante. 
Guardai sugli scaffali. C’erano troppi spazi vuoti, denti mancanti in una bocca che non poteva più sorridere. 
Rimasi ferma. Mi sembrava di essere caduta in una favola dove il cattivo aveva rubato i libri invece dei bambini. 
<<Signor Gori?>> sussurrai. 
Lui chiuse il libro con calma. Si guardò intorno, temendo che anche i muri potessero spiarci, poi si chinò verso di me. 
<<Li hanno portati via>> disse piano. quasi senza fiato. <<Hanno detto che quei libri non sono in linea con le idee del fascismo.>> 
Il fascismo. Sempre lui. Quella parola la sentivo tutti i giorni ma lì, nella penombra della biblioteca, suonava come un nemico che ti entra in casa di notte. 
<<Ma erano solo libri…>> balbettai, incredula. Mi sembrava impossibile che qualcuno potesse avere paura di parole stampate su una pagina. 
Il signor Gori fece un sorriso triste.
<<I libri insegnano a pensare, Teresa. E chi comanda con la paura, i pensieri liberi non li sopporta.>> 
Quelle parole si incastrarono dentro di me, come spine sottopelle.

Nel maggio del 1938, Teresa dimostra di avere un coraggio fuori dal comune, durante la lezione del professor Santarelli, non riesce a trattenere la sua opinione contraria alla teoria delle razze. Per questo motivo, Teresa venne espulsa da ogni scuola del Regno e grazie a un’amico avvocato di famiglia, dato che la legge lo prevedeva, la ragazza decise di continuare a studiare da privatista. 

<<E’ un delirio…un’assurdità.>> 
Miriam mi guardò. I suoi occhi erano pieni di un misto di paura e gratitudine. L’aula sembrava congelata, imprigionata dalla paura. Eppure, io non potevo restare senza dire nulla. Non quel giorno, non davanti a quella menzogna travestita da lezione. Mi alzai, sentendo il cuore pulsare nelle tempie. 
<<Io esco. Non posso assistere a queste menzogne.>> La mia voce risuonò forte, quasi stonata nella mia stessa testa, ma non mi fermai a pensare. Uscii dall’aula con passo deciso, senza girarmi. 
Pochi minuti dopo, ero già nell’ufficio del preside, che mi guardava con gli occhi freddi, come se stesse osservando un insetto molesto. 
<<Signorina Mattei>> cominciò stringendo le labbra. <<Il suo comportamento è inaccettabile. Lei ha violato il regolamento scolastico e ha mostrato una grave mancanza di rispetto verso i suoi insegnanti.>> 
<<Ho solo espresso la mia opinione.>> Non cedetti. 
<<Non è un’opinione ammessa.>> Il preside si sporse in avanti. 
<<Ma è quella giusta>> gli risposi. 
Sapevo cosa sarebbe successo questa volta. Non l’avrei passata liscia come quel 6 Maggio trascorso in compagnia del bidello. 
Questa volta mi espulsero. Da tutte le scuole del regno. La decisione fu unanime e veloce, come se fossi un’altra pratica da archiviare. 

 

La guerra scoppiò, Mussolini trasmesse in radio il suo discorso autoritario e pieno di speranza. Da quel momento, ogni città aveva i segni della guerra, della distruzione, oltre che della fame. 
E’ così che Teresa diventa per tutti “Chicchì”, la staffetta partigiana che nascondeva i messaggi nell’orlo della gonna. Ogni chilometro che percorreva Teresa, con la sua bicicletta, era un passo verso la libertà, anche se estremamente pericoloso. 
Teresa venne imprigionata, violentata, ma non si è mai piegata al fascismo, dimostrando di essere una grande donna, disposta a resistere per avere la propria libertà. 

Chiusi gli occhi e cercai di lasciarmi scivolare via, lontano da quella stanza, ma ogni suono mi risucchiava indietro. Iniziarono a parlare tra loro. Poi a ridere finché uno di loro non si slacciò i pantaloni e si chinò su di me. Avvertii il suo fiato caldo e nauseante sul mio viso. Lui mi schiacciò la testa di lato contro il pavimento come se non mi volesse nemmeno guardare. 
Non fu solo dolore fisico, fu il modo in cui spogliarono la mia umanità, pezzo dopo pezzo. Mi sforzai di respirare, ma sembrava che l’aria stessa fosse stata contaminata, troppo densa e sporca per entrare nei polmoni. 
Mi violentarono in cinque. 
Uno dopo l’altro. 
Tanti modi diversi di andare in pezzi 

Fu come aver perso fiducia nelle proprietà delle cose. Nel salire le scale, nel lavarmi la faccia, nel piegare i vestiti. 
Poi, un giorno spalancai la finestra della mia piccola stanza e un profumo meraviglioso mi riempì le narici, i pensieri di quegli ultimi giorni iniziarono a liberarsi come schegge gelate che si staccano da un ghiacciaio. 
Non ero morta. 
Non mi avevano uccisa. 

Finita la guerra, Teresa viene eletta a solo venticinque anni (la più giovane delle ventuno donne presenti), all’Assemblea Costituente, per scrivere la Carta Costituente. 
Non è stato semplice per Teresa e le altre donne, dimostrare agli uomini il valore di una donna, ma ci riuscì battendosi per l’articolo 3 della Costituzione. 
E’ grazie a Teresa Mattei, se oggi l’articolo 3 si presenta così: 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 

Imparai. Imparai che per essere ascoltata, non bastava alzare la voce: bisognava restare. Resistere. Anche lì. 
E poi arrivavano i momenti che più amavo: quelli con le altre. 
Ci cercavamo con lo sguardo, come per ricordarci che non eravamo sole. 
<<Teresa, dobbiamo batterci insieme>> Mi disse Nilde Iotti stringendomi il braccio. Lo fece con una forza che cancellava ogni dubbio. <<Se non ora, quando?>> 
Sentii quella stretta scendere fino al cuore. In aula i dibattiti erano colpi secchi, fendenti che tentavano di zittirci. Ci guardavano con sufficienza, con quelle odiose espressioni da padri pronti a metterci in castigo se avessimo disobbedito. 
Ma quando parlavamo, il tono cambiava. Non era più la voce di una sola donna. 
Eravamo un coro. 
Dignità, diritti, parità. 
Ogni parola si alzava più forte della precedente. Ma quello che tutti gli uomini non capivano era che lì, in quel banco, non ero più soltanto la giovane Teresa, ero una delle ventuno donne incaricate di rappresentare tutte le altre italiane.
E lo avrei fatto. A qualunque costo. 

Teresa aveva lottato, insistito per far inserire nell’articolo 3 la parola “di fatto”, per evidenziare che la Repubblica doveva intervenire in modo concreto, onde evitare l’ineguaglianza tra i cittadini. 
Venne redatta la Costituzione e il 2 Giugno 1946, per la prima volta nella storia, alle donne fu concesso di votare al pari degli uomini. 
Un giorno, Teresa, decide di istituire la Giornata Internazionale della Donna e scelse come fiore: la mimosa, povera e resistente, come ogni donna. 
Ogni diritto che abbiamo noi oggi, è stato lottato, combattuto da Teresa Mattei e da molte altre donne, che hanno rischiato la propria vita per difendere i propri ideali. 

Perchè ci sono battaglie che si combattono lontano dai riflettori. E sono quelle che cambiano davvero le cose. Mi lasciai abbracciare da mio marito. C’è una sensazione di completamento nel finire tra le braccia di chi ami. E’ come il calore di un caminetto che riscalda una stanza o il ritrovare la strada di casa.

 

La scrittrice Sara Rattaro, autrice di numerosi romanzi di successo come “Sulla sedia sbagliata”, “Un uso qualunque di te”, “Non volare via” (Premio Città di Rieti, 2014), “Niente è come te” (Premio Bancarella 2015). “Splendi più che puoi” (Premio Rapallo Carige, 2016), “L’amore addosso” (Premio Letteraria 2018), “Uomini che restano” (Premio Cimitile 2018), “Andiamo a vedere il giorno, “La giusta distanza”, “Una felicità semplice” e “Io sono Marie Curie”. 
La scrittrice Sara Rattaro torna in libreria con “Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista”, dando voce a una grande donna, di cui si parla troppo poco: Teresa Mattei. Teresa, non ha mai abbassato la testa, non ha mai scelto la strada più facile, ha sempre scelto la direzione coerente con i suoi principi. 
L’abilità e la bravura della scrittrice Sara Rattaro, sono evidenti sin da subito e dona al lettore la figura di Teresa, descritta minuziosamente, sempre presente e mai distante, vera, piena di passione, ideali, rabbia e paura. 
La storia è strutturata da capitoli brevi, ben documentati e che penetrano nel cuore e nell’anima di ogni lettore. 
I temi trattati sono molteplici: dalla Seconda Guerra Mondiale, ai pregiudizi, all’amicizia, la violenza, i libri, lo studio, la Resistenza, la libertà, i diritti, la Costituzione e la forza delle donne. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, profondo, intenso, umano, in grado di far catturare i lettori sin dalla prima pagina. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice che riesce a donargli tratti umani realistici. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere una donna forte come Teresa, che con coraggio si è battuta contro il fascismo, per far valere le sue idee.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia incisiva, capace di entrare nell’anima di ogni lettore. 
Ringrazio la scrittrice Sara Rattaro per avermi inviato la copia cartacea del libro, che mi ha permesso di approfondire la storia di Teresa Mattei, colei da cui ogni donna deve apprendere molte cose, tra cui il coraggio di non arrendersi. 
Buona lettura 📖!!

“Elettra” di Gian Carlo Fanori

Titolo: Elettra 
Autore: Gian Carlo Fanori
Casa Editrice: Giovane Holden Edizioni 
Collana: Battitore Libero 
Data uscita: 10 Aprile 2021 
Pagine: 200 
Genere: Romanzo contemporaneo

Ma non mi pesava; stavo facendo il lavoro dei miei sogni, con l’ulteriore soddisfazione di averlo ottenuto con le mie sole forze. Ed ero felice di farlo. 
Non potrebbe essere diversamente, mi dissi, pensando alla strada che avevo percorso per arrivare sino a lì. Una strada lunga e tutta in salita. A partire dal fatto che provenivo da una famiglia modesta, nonché da un minuscolo, anche se per me incantevole borgo ligure: San Rocco delle Fonti, un paesello popolato da meno di cinque mila anime situato nel comprensorio di Altea, la cui unica ricchezza era il mare. A San Rocco (che doveva il suo nome a un miracolo attribuito al Santo, il quale nel corso di un anno di feroce siccità pareva aver fatto sgorgare dal terreno decide di fonti di acqua purissima) le possibilità per un giovane di costruirsi un futuro erano pressoché inesistenti; specie per una visionaria come me, che da quando ero bambina desideravo diventare giornalista. 

La protagonista del libro si chiama Elettra Bonaccorsi, una ragazza molto bella e intelligente. Elettra è nata in un bellissimo borgo ligure, San Rocco delle Fonti, situato nel comprensorio di Altea. 
Sin da bambina, Elettra, aveva le idee chiare: sognava di diventare una giornalista. Infatti, ora che è una giovane donna, Elettra è determinata a diventare una giornalista e grazie alla sua ostinazione, determinazione e passione, viene assunta in una redazione locale ed inizia a scrivere per “Il giornale di Altea”. 
Ma ben presto, Elettra capisce che per essere una giornalista, non basta saper scrivere bene gli articoli o avere passione e serietà, perchè agli editori contano le conoscenze personali. Ed è così, che il posto di Elettra viene dato a una ragazza con meno capacità, ma che aveva delle conoscenze importanti, che avrebbero aiutato le sorti del giornale. 

Il posto disponibile mi fu sottratto da un’altra persona, che a detta dello stesso Magenes forniva al giornale un contributo di qualità inferiore al mio, ma che a differenza mia vantava relazioni influenti. 
“Dovrei tenerlo per me”, mi disse il capo quando mi chiamò per comunicarmi la decisione presa ai vertici del giornale, “e non sognarti di spifferare ciò che sto per dirti, negherei di averlo fatto: per il talento e la passione che hai, se potessi scegliere io chi assumere non avrei dubbi, Elettra, sceglierei te. Purtroppo, non sono nella condizione di farlo. Per tagliar corto: devo dare la precedenza a Fiorano.”

Elettra è triste per aver perso il lavoro ma continua a credere nel suo sogno, ed inizia a inviare il suo curriculum a tutte le redazioni.
Ogni volta che Elettra inviava il suo curriculum, continuava a ripetere a sé stessa: ” Non mollare mai, credi in te stessa. Tutte le strade che portano dove il cuore desidera sono lunghe.” 
E dopo aver inviato l’ennesimo curriculum, ed essersi presentata a molti colloqui, Elettra viene contattata da una redazione di Milano, che si occupa di moda dal nome “Stile & Società” per sostenere un colloquio conoscitivo e appurare le sue competenze. 
Elettra per seguire il suo sogno e la sua passione, dopo essere stata assunta da “Stile & Società”, decide di trasferirsi nella città di Milano. Non è facile per lei abbandonare gli affetti, come la dolce madre che ha dovuto crescerla da sola, a causa della morte prematura del padre. Ma Elettra vuole inseguire i suoi sogni e decide di trasferirsi a Milano per fare la giornalista. 
Elettra vuole dimostrare a tutti la sua bravura, si reca a lavoro con vestiti modesti, fin quando il suo direttore Luciano Schiavo, un uomo ambiguo, non inizia a “pretendere” dei vestiti più femminili. 
E’ così che Elettra si ritrova a cambiare il proprio look per inseguire il suo sogno…

Sto solo dicendo che si tratta di un’occasione promozionale molto importante. E se per una volta rinunciassi al tuo abituale abbigliamento casual…” disse, facendomi vergognare all’istante dei jeans e delle scarpe da tennis che portavo, abbinati a un golf di media qualità.
Sgranai gli occhi, “Cosa vuol dire, dottor Schiavo: che giudica il mio modo di vestire inadeguato?”
“No, no. In generale non lo è. In questo caso, tuttavia credo che dovresti…”
“Tanto per essere concreti: come si aspetta che mi vesta, domani?”
“Questo non lo so, dovrai deciderlo tu. Dico solo che una mise più… Non vorrei dire sexy; quantomeno più femminile, ti valorizzerebbe parecchio. Sei una bella donna, e non capisco la ragione per cui ti ostini a portare abiti così modesti. Allo stesso tempo gioverebbe all’immagine del giornale. Stile & Società si occupa di bellezza, di moda; per noi la forma è fondamentale, no? E tutti si aspettano che lo dimostriamo anche nel modo di presentarci. 

Ma un giorno, il suo capo inizia a molestarla ed Elettra si sente sporca, si vergogna e non sa che cosa fare. Denunciarlo o tentare di dimenticare e ricominciare ancora una volta?

Io e Schiavo eravamo affiancati all’estremità di quello spazio esiguo. Alle nostre spalle distributori di bevande calde e fredde ronzavano a basso regime. Mentre stava parlando con uno dei cameraman, Schiavo prese ad accarezzarmi la schiena e la vita.
Poi più in giù.
Ebbi un sussulto come fossi stata colpita da una scarica elettrica.
Che sta facendo? Pensai arrossendo. […]
Mi sentivo paralizzata. Non sapevo che fare, se reagire o meno. Temevo che si accorgessero del suo comportamento, e mi vergognai. Meglio: avrei voluto sprofondare. 

Dopo la delusione sentimentale con Alessandro, Elettra non sa cosa fare e ha paura di non avere la forza necessaria per ricominciare. 
Ma Elettra è una donna forte, coraggiosa e determinata, che crede in sé stessa e nelle sue capacità, ed è per lei arrivato il momento di dimostrare a tutti il suo talento, imparando a dire “NO” al suo capo, anche a costo di perdere il lavoro.
Che cosa accadrà? 

Che fosse quella la spiegazione di tanti atteggiamenti della mia simpatica collega? La ragione per cui portava gonne più corte dei suoi tacchi? Che era stata confermata prima che il suo tirocinio naturale? 
Non ci avevo pensato

Sulle pagine di Equilibrio e Benessere avevo letto che non è la ricchezza materiale a generare la felicità, una volta soddisfatti i bisogni di base. 
Per catturare la felicità serve uno scopo a cui dedicarsi, la voglia di realizzare i propri sogni. 

Lo scrittore Gian Carlo Fanori con “Elettra”, racconta la storia di una giovane donna che vuole emanciparsi, analizzandola anche dal punto di vista psicologico per far comprendere al lettore le sue fragilità ed emozioni. Lo scrittore con questo libro, evidenzia le difficoltà che ha una donna di fare carriera, specie nel mondo giornalistico, dove oggi sono più importanti gli espedienti e gli indumenti a discapito dell’intelligenza e della padronanza linguistica. 
Gian Carlo Fanori con “Elettra”, vuole dimostrare a tutte le donna che c’è sempre un modo per ricominciare, che bisogna imparare a dire “NO”, anche a costo di perdere il posto di lavoro. 
Lo stile di scrittura  scorrevole, piacevole, profondo, riflessivo e psicologico, grazie alle ampie descrizioni inserite dallo scrittore, che permettono al lettore di entrare in empatia con Elettra. 
I temi trattati sono i sogni, l’emancipazione, le ambizioni personali, il giornalismo, l’amore, il tradimento, le molestie sessuali sul luogo di lavoro, l’insegnamento, la società, ma anche le difficoltà di ogni donna di farsi strada, di essere assunta in una redazione, dopo aver dovuto rispondere all’ennesima domanda: “Sei fidanzata?” “Hai figli?” 
Per ogni donna non è facile inserirsi nel mondo del lavoro, specialmente in alcuni settori, come il giornalismo, in cui oggi è sempre più evidente l’aspetto fisico di ogni giornalista a discapito della serietà, della bravura e delle doti linguistiche. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla scelta dello scrittore di analizzarli dal punto di vista psicologico. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro, che evidenzia le difficoltà delle donne di inserirsi nel mondo del lavoro. 
Consiglio questo libro anche a tutte quelle donne che hanno paura di ricominciare, perchè grazie a Gian Carlo Fanori e alla sua analisi realistica di Elettra, non avrete più paura e vi sentirete forti, proprio come la protagonista. 
Ringrazio lo scrittore Gian Carlo Fanori per avermi inviato la copia cartacea del libro, che mi ha toccato particolarmente perchè affronta una tematica a me vicina, ovvero la difficoltà di una donna di diventare una giornalista al giorno d’oggi, rimanendo reale e integra con sé stessa, senza dover dire “Si'”, o senza doversi svestire per ottenere un posto di lavoro. 
Buona lettura 📚📚!!

“Scelte di luce. Racconti del coraggio” di Lucia Tiziani

Titolo: Scelte di luce. Racconti del coraggio 
Autore: Lucia Tiziani 
Casa Editrice: Macchione Editore 
Data uscita: 2 Aprile 2023 
Pagine: 144
Genere: Racconti di genere 
Acquista: https://www.macchionepietroeditore.it/scheda_SCELTE-DI-LUCE–Racconti-del-coraggio-di-Lucia-Tiziani_5-44-45-0-0-0-1-1-10-1-764.html

Linda era felice. Dopo tanti anni e tante umiliazioni aveva ottenuto il suo scopo: strapparsi di dosso il grembiule, l’emblema di sudditanza, di inferiorità ai colleghi maschi. 
Pensava di aver combattuto una battaglia per sé stessa e per tutte le altre colleghe che, come lei, si erano sempre lamentate del grembiule che dovevano indossare; pensava che la sua lotta a quella ingiusta discriminazione avrebbe aperto la strada a una nuova dignità per tutte, ma si sbagliava. 

Il libro è formato da otto racconti, ambientati tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo. Ogni racconto, ha come protagonista una donna, una donna molto coraggiosa che deve affrontare le difficoltà della vita. 
I racconti di Letizia, Lara, Lena, Linda, Lavinia, Losanna, Luisa e Lilia, sebbene siano storie diverse, hanno in comune il coraggio di prendere delle decisioni dolorose, ma anche necessarie. Ognuna di loro, possiede una forza, una determinazione e un carattere, che deve utilizzare per far valere i propri diritti. 
Ogni donna deve fare i conti con il proprio passato, che rischia di danneggiare il presente e il futuro. Otto racconti profondi, pieni di sentimento, che raccontano storie di emancipazione femminile, di lotta per far valere i propri diritti, di discriminazione e di violenza. 

La scrittrice Lucia Tiziani con “Scelte di luce. Racconti del coraggio”, racconta attraverso otto racconti, la vita quotidiana di donne comuni, reali, facendo emergere alcune tematiche sociali attuali. 
I temi trattati sono le scelte, i conflitti, il rapporto genitori/figli, i traguardi professionali, i sacrifici, i diritti, i ricordi dolorosi, l’invidia tra donne, la morte, l’amore, i traumi, la violenza sulle donne e l’emancipazione femminile. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, fluido, semplice e diretto, che arriva dritto al cuore del lettore. 
Le protagoniste sono strutturate bene, grazie alle descrizioni e all’impostazione della scrittrice di utilizzare delle donne comuni, ognuna con le proprie fragilità, che devono ritrovare sé stesse e il proprio cammino. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono emozionarsi; a chi desidera leggere un libro con protagoniste reali, ma soprattutto a chi sta attraversando un periodo buio, complicato e imparerà che alla fine di un tunnel c’è sempre la luce. 
Ringrazio la scrittrice Lucia Tiziani per avermi inviato la copia cartacea del libro, che mi ha permesso di emozionarmi e di riflettere sulle luce delle nostre scelte, che possono modificare completamente la nostra vita. 
Buona lettura 📚📚!!

“Le colline di Santa Cruz” di Amèrica Moy Mata

Titolo: Le colline di Santa Cruz 
Autore: Amèrica Moy Mata
Editore: Rossini Editore
Data uscita: 21 Aprile 2020
Pagine: 282
Genere: Romanzo contemporaneo
Acquista: https://www.amazon.it/colline-Santa-Cruz-America-Mata/dp/8831469274

Puoi fare tutti i piani che vuoi per quanto riguarda la propria vita, ma è sempre il destino ad avere la parola finale. Esso ti bracca e nel momento che meno te l’aspetti, ti tende l’agguato e scarica su di te il dopo che frastona e annulla tutti i tuoi progetti.” 

Il libro è ambientato nella bellissimo isola di Santa Cruz, situata di fronte alle coste del Messico. La protagonista del romanzo è una ragazza molto giovane, di nome Kelly, a soli diciannove anni conosce Glenn, un uomo molto ricco di cui si innamora, nonostante gli anni di differenza e decidono di sposarsi. 
Ma ben presto l’uomo gentile e dolce, che l’aveva fatta innamorare scomparse. Poco dopo il matrimonio, Glenn iniziò a manifestare un atteggiamento violento, all’inizio con una violenza psicologica nei suoi confronti. 
Per festeggiare le vacanze di Natale, decidono di andare a trovare la famiglia di Glenn a Santa Cruz. Durante il soggiorno, la famiglia di Glenn si affeziona facilmente a quella ragazza fragile, tanto da intuire i problemi coniugali tra i due, diventati insostenibili dopo che si erano verificati atti di violenza fisica. 
Kelly si rifugerà nella famiglia del marito, per cercare di riprendere in mano la propria vita, la propria libertà. Ma all’improvviso, si ritrova faccia a faccia con l’amore, quello vero, che non lascia nessun segno sul tuo corpo, che non ti fa sentire sbagliata. 
Kelly riuscirà ad ascoltare il suo cuore? 
Riuscirà ad allontanarsi dal marito? 
L’autrice Amèrica Moy Mata con “Le colline di Santa Cruz”, riesce a far sentire il lettore un abitante del posto.
I temi affrontati sono molto delicati, come la violenza sulle donne, la paura, la perdita della mamma da bambina, ma anche l’amore vero.
Lo stile di scrittura è scorrevole, l’autrice è madrelingua spagnola e ha avuto notevoli difficoltà con la lingua italiana e non è stata aiutata dalla casa editrice, durante la fase di editing, di revisione del romanzo.
Si trovano refusi, errori grammaticali e qualche parola in spagnolo, come se non fosse stato nemmeno letto dalla casa editrice, questo mi fa rammaricare perché la trama è molto bella. 
La protagonista è strutturata molto bene, il lettore riesce a sentire il dolore e la paura che prova nei confronti del marito. 
Vi ho fatto venire voglia di fare un viaggio su un’isola deserta, pur rimanendo seduti sul vostro divano? 
Ringrazio l’autrice, per avermi inviato il suo libro e per le delucidazioni che mi ha fornito in merito alle imperfezioni linguistiche, che si trovano sul libro.
Buona lettura 📚📚!!