“Contare i passi verso casa” di Laura Cecacci

Titolo: Contare i passi verso casa 
Autore: Laura Cecacci 
Casa Editrice: Salani Editore 
Collana: Le Stanze 
Data uscita: 9 Giugno 2026 
Pagine: 336 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Mamma mi è apparsa in sogno solo due volte. 
La prima volta avevo trentasette anni ed ero alla vigilia della mia settima vita. Otto sono quelle che ho contato finora: una in più dei gatti. Ogni tanto, prima di addormentarmi, le ripasso una a una per assicurarmi che non siano frutto della mia immaginazione. 
Nella prima vita abito in una baracca ai margini della Grande Città. 
Nella seconda sono una minore in attesa di adozione. 
Nella terza scrivo un libro per bambini, ha un po’ di successo e riesco a comprarmi una casa, piccola ma tutta mia. 
Nella quarta c’è un Buco Nero. 
Nella quinta lascio la Grande Città e mi sposo con un architetto; dalla nostra unione nasce Fiore, la mia bambina. 
Nella sesta vado in pezzi e fuggo, abbandono la famiglia per fare ritorno come una ladra nella Grande Città. 
Nella settima sparisco senza lasciare tracce e vado a vivere all’interno di uno zoo, in un appartamento ricavato tra l’area delle scimmie e il padiglione dei fossili. 

La protagonista del libro si chiama Alba, ha trentasette anni e ha già vissuto otto vite, una in più dei gatti. Alba è cresciuta in una baraccopoli sul fiume insieme a sua mamma Anna, a sua sorella gemella Franca e da suo marito Elvio, il tassista senza licenza. 
La baracca si trovava ai margini della Grande Città, insieme ad altre, che vennero rimosse per motivi di decoro. Per qualche tempo, le famiglie rimasero senza una fissa dimora, e poi, Anna, Franca ed Elvio, decisero di ricostruire la loro baracca nello stesso punto, ma per qualche strana ragione, nessuno li mandò via. 
Anna e Franca facevano il mestiere più antico del mondo, si occupavano di far abortire illegalmente e senza pratiche igieniche, qualsiasi ragazza, donna, che si presentava alla loro porta. Prima che nascesse Alba, Franca era rimasta incinta, ma il bambino/a non era del tassista, per questo motivo la sorella Anna, l’aiutò a risolvere il problema. 
Purtroppo, ci furono delle complicazioni, tali da portare Franca d’urgenza in ospedale. Per questo motivo, quando è nata Alba, aveva due mamme: Anna e Franca, che litigavano continuamente tra di loro, per far valere i propri diritti e le loro ragioni. 
Una signora, che aveva un negozietto nei pressi della baracca, vedendo che Alba non aveva nessun riferimento che pensasse veramente a lei, si rivolse alle assistenti sociali, che portarono la bambina in una casa famiglia, la “Casa Zambon”, (chiamata così dalla protagonista, all’interno del libro). 
Alba è cresciuta in quelle quattro mura di Casa Zambon, le poche informazioni che possiede della madre, le erano state date dall’assistente sociale Gemma Autieri Galdi. 

E se Anna, tutto sommato, fosse stata una vera mamma? 
E se, benché alcolizzata e un po’ pazza, nei momenti di lucidità fosse stata capace di chinarsi sulla figlia, guardandola con un amore tale da sopperire a tutti i suoi bisogni? 
Penso a uno di quegli sguardi che non possono essere dimenticati, perchè in essi la luce ha prevalso sulle tenebre, il colore sulla solitudine, il materno sull’eterno, il mammifero sul gelido serpente. 
E se una comunità di baraccati fosse in grado di far sentire una bambina protetta, importante, persino amata?
Prima di rispondere, ricordati che per crescere un bambino ci vuole un villaggio. 

Casa Zambon era gestita da un signore e dalla moglie, che i bambini consideravano i loro genitori (papà e mamma Zambon), oltre che da alcuni educatori, tra cui Gautama, un personaggio molto importante all’interno della storia. 

Mentre gli adulti cominciavano a guardarsi intorno, fui colta da un presentimento. Mi alzai e corsi verso la sua camera da letto, ma lui non c’era. Allora andai in cucina e accesi la luce. Eccolo lì, sul pavimento. 
Sulle piastrelle scure aveva disegnato col gesso una grande figura con i capelli lunghi, e poi ci si era rannicchiato dentro. Ero solo una bambina ma quell’immagine mi trafisse come se avessi avuto un milione di anni. Era troppo bella e troppo dolorosa perchè il mio corpo potesse tollerarla. 
Lui si era raggomitolato come un feto, la mamma lo conteneva tutto, come quando lo portava nella pancia; ebbi davvero l’impressione che lo stesse cullando. Mi scese una lacrima, forse la prima da quando ero a casa Zambon. Il bambino non mi guardava neppure. Si stava ciucciando il pollice, beato. Ebbi l’assoluta certezza che madre e figlio fossero insieme in quel momento. Stavo per lasciarli soli, quando mi ricordai di mamma Zambon. 
Pensai: arriverà, vedrà questa scena, capirà che è un bambino triste, allora chiamerà i servizi sociali per farlo rimuovere dalle liste di adozione. Nessuno vuole un bambino triste. Era un pensiero così terribile che persi il controllo. Chiamai il bambino per nome, gridai forte il suo nome perchè doveva togliersi di sì, alzarsi subito, prima che lo vedessero. Afferrai un canovaccio e mi buttai in ginocchio, volevo cancellare il disegno prima che arrivasse mamma Zambon. Il bambino allora mi guardò con i suoi occhi enormi. La vita era stata incomprensibile con lui, ma mai fino a quel punto. Non capiva che lo stavo facendo per il suo bene. […] 
Non ricordo cosa successe dopo. So che persi il controllo. La testa mi esplose. Per non sentire tutta quella confusione, cercai un pensiero coerente, lineare. Trovai solo questo: “Un giorno il bambino dimenticherà sua madre, come io ho dimenticato la mia.”

Non è stato semplice per Alba, crescere in una casa famiglia, ha imparato a leggere da sola a otto anni, grazie al libro di Jack London “Zanna Bianca”, osservando le illustrazioni che erano presenti all’interno delle pagine. 

Oggi i bambini come me, hanno un nome unschooler. Bambini non scolarizzati. Ho scoperto questo termine grazie a un articolo di giornale. A quanto pare, in America esistono due gruppi di genitori che non credono nel sistema educativo tradizionale e rivendicano il diritto a non mandare a scuola i propri figli. Non credono nemmeno nelle lezioni a casa, però: ai figli mettono a disposizione dei libri, ma senza dirgli cosa studiare e come farlo. Così quei bambini fanno quello che ho fatto io: imparano da soli. E a forza di desiderarlo, succede davvero.
Perchè il desiderio è la chiave dell’apprendimento, e forse di ogni cosa che accade. 

E’ per questo motivo, che una volta fuori dalla casa famiglia, Alba inizia a dedicarsi a scrivere libri per l’infanzia. 
Un giorno, mentre Alba scappava da un ricordo del passato e da se stessa, aveva conosciuto un ragazzo di nome Fabrizio, soprannominato dalla protagonista “Bri”. 

<<Non siamo in un libro di fiabe. Tu non sei il principe, io non sono una principessa. Non incontreremo fate o animali parlanti. Non c’è neppure il bosco. Solo questa piccola città, umida, piena di macchine e persone indifferenti. Noi siamo come loro. Piccoli, tristi. Senza leggende da tramandare, senza antenati da venerare. Non c’è mistero. Solo squallore, solitudine, miseria. Datti pace, Bri. Non sarai tu a salvarmi. Sei perso come me, solo che non lo sai ancora.>>
La sua mano lasciò la mia. Il volto aveva perso colore, un tremito sulla bocca. Mi aveva creduto, aveva capito. Glielo lessi negli occhi. Finalmente potevo sentire dolore. Era il suo dolore. 
Finalmente aveva capito che non poteva salvarmi.

Fabrizio si era insinuato tra le pieghe del cuore fragile di Alba, tanto da diventare sua moglie e madre di Fiore, una bellissima bambina. 
Alba passava ogni giorno con Fiore, scopriva il mondo attraverso gli occhi di quella piccola bambina, e sembrava essere felice…

I bambini sanno. Basta la parola di un bambino a illuminare la via d’uscita dal labirinto. Fiore non mi ha mai chiesto della mia mamma. Nel profondo, sapeva che non ne avevo avuta una, e che questa mancanza incombeva su noi due come una maledizione che forse neppure l’amore avrebbe potuto sciogliere.

Ma un giorno, qualcosa dentro Alba, si spezza, un enorme Buco Nero che sembra risucchiarla. 
Alba decide di fuggire da tutto, anche dal marito Fabrizio e dalla figlia, di soli due anni, per cercare di spegnere la voragine che la stava a poco a poco inghiottendo. 

Lei mi stringe un braccio. E’ tornata quella di prima. Abbiamo dovuto attraversare tutto questo per riavere le sue paillettes e il suo arcobaleno. La simpatia che provo per questa donna non è morale, è corporea. 
<<Per due anni sono stata una madre irreprensibile. Andava tutto bene, eravamo felici. Un giorno ho cominciato a stare male. Passavano i mesi, ed era sempre peggio. Non sono riuscita a cambiare.>>
<<Perchè sei andata via?>>
La sua domanda mi procura un senso di shock. Possibile che non capisca? 
<<Era depressione?>> 
<<No>> rispondo. 
<<Allora, cosa?>>
Mi guarda come se da questa risposta dipendesse ogni cosa, la soluzione all’interno mistero della maternità. 
<<Era guarigione.>> 
La sera riferisco a Gautama questa risposta a effetto. Le ho detto la verità, ma non suonava come verità. Sono delusa da me stessa e non so bene il perchè. 
Lui ascoltava in silenzio, poi dice: <<Aprirsi a metà è come piangere senza lacrime.>>

E’ così che Alba, trova una camera nei pressi di uno zoo, dove vive una sua “vecchia” conoscenza: Gautama. Gautama è sempre stato una figura fondamentale per Alba, l’unico in grado di conoscere la verità su di lei. 

Gautama era il mio amico, il mio angelo. L’unico che avrebbe potuto ricordarmi chi ero. 

Allo zoo, Alba lavora come operatrice, in simbiosi con ogni animale. Tra gli animali, la natura, Alba non ha bisogno di parlare, non ha bisogno di rivelare chi è e la sua storia. 
L’unico che conosce la storia di Alba, è Gautama, un gigante dal cuore mite, capace di lenire i traumi degli altri, attraverso un’empatia silenziosa. 
In questo rifugio sospeso fuori dal mondo, Alba cerca di tenere insieme i frammenti della propria identità e di conquistare una pace che forse non ha mai conosciuto. 
Ma è tutto un’illusione, perchè dopo aver aiutato il veterinario dello zoo, a far nascere un elefantino, si presenta davanti a lei, Fabrizio, che pretende una spiegazione.

Alba è messa con le spalle al muro, è passato un anno da quando era andata via di casa, senza dire niente al marito e alla figlia. 
Fabrizio non avendo più avuto notizie di Alba, aveva assunto un’investigatore privato che l’aveva portato direttamente allo zoo. 
Fabrizio è determinato a capire le intenzioni della moglie, non tanto per lui, quanto per Fiore, che continua ad aspettare che la madre torni a casa. 
Piano piano, Alba troverà il coraggio di guardare in faccia la voragine del proprio dolore e i segreti del passato da cui è scappata.
Ma è davvero possibile rinascere e iniziare una nuova vita?
Che cosa farà Alba: tornerà a casa da Bri e Fiore o resterà allo zoo, insieme a Gautama?

E’ possibile che il pathos sia capace di provare gioia?Io credo di sì. Credo che le cellule che vivono in superficie delle sue foglie possano toccare questa emozione vibrante. Che ora provi felicità per l’esplosione di vita che lo anima, che gioisca dall’essere vivo, all’inizio di qualcosa. Non voglio fare un paragone tra me e il pathos. Non cerco di identificarmi in lui. Io non sono all’inizio di niente e non ho intenzione di impazzire. Però desidero che il pothos sia felice. 
Mi è impossibile immaginare una pianta senza emozioni. Chi ci crede più, a questa storia? 
Non esiste un vivente che non sia immerso in questa corrente di caldi e freddi, gioie e dolori. 

La scrittrice Laura Cecacci esordisce con “Contare i passi verso casa”, esplorando i sentieri tortuosi della maternità e le ferite invisibili che ci portiamo dentro, ricordando al lettore che per guarire è necessario perdonarsi. 
I temi trattati sono il sistema scolastico, le case famiglie, la maternità, la scrittura, la morte, la pedofilia, l’amore, i traumi, la dissociazione, l’apprendimento spontaneo, il perdono, la natura e gli animali, capaci di lenire il dolore e di far vedere un piccolo spiraglio di luce, per affrontare il presente.

C’è un’analogia brutale tra un orfanotrofio e uno zoo, che ha sempre colpito la mia immaginazione. Entrambi questi luoghi sostituiscono la vera casa e tentano di replicarla come possono, talvolta meglio, talvolta peggio. Entrambi ospitano creature innocenti, ma prive della loro identità originale. Il bambino non è figlio, l’animale non è libero. Chi si prende cura di loro dovrebbe sentire il vuoto che li circonda e provare a colmarlo con amore, devozione e fantasia. Altrimenti il mondo d’origine rimarrà perduto, e la dimora diventerà una prigione.
L’orfanotrofio, come lo zoo e il manicomio, ha cambiato nome nel tempo: oggi li chiamiamo casa-famiglia, bio-parco, struttura di salute mentale.
Cambiamo nome alle cose che ci mettono a disagio, quelle che non vogliamo guardare in faccia.

Io credo che la scuola rovini il desiderio. E rovinare il desiderio significa compromettere il processo di apprendimento, soprattutto nei bambini più curiosi, quelli che vorrebbero imparare davvero. 
Certo, la scuola allena il pensiero analitico e la memoria a breve termine, ma è un vantaggio relativo, se nel frattempo soffoca il pensiero intuitivo e la creatività. 
I voti fanno schifo, perchè mettono il rendimento davanti alla conoscenza, i fatti davanti alla verità. L’apprendimento segue leggi caotiche, percorsi invisibili a occhio nudo. 
Forse è per questo che i genitori degli unschooler, diceva l’articolo, non sanno indicare con precisione quando e come i figli abbiano imparato a leggere e a fare i calcoli. Viene da pensare che le parole e i numeri siano manifestazioni di qualcosa che è già dentro di noi, un mondo che aspetta solo di essere riconosciuto.

Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, intenso, vibrante ed evocativo, la scrittrice non ha paura di mostrare al lettore la verità delle emozioni, anche quelle più feroci e difficili da affrontare. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle numerose descrizioni psicologiche e fisiche inserite dalla scrittrice, che permettono al lettore di identificarsi, a poco a poco, nella protagonista Alba, ma anche in Gautama, Fabrizio e Fiore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che hanno sofferto, a chi con coraggio, ha trovato la forza di rialzarsi e di affrontare la vita. 
Non consiglio questo libro a donne che hanno perso da poco il proprio figlio o a chi sta vivendo un periodo complicato di maternità, potrebbe causare delle ferite profonde non necessarie. 
Questo libro può essere letto solo da chi non si impressiona da temi forti (come le morti infantili o dalla pedofilia), da persone che sanno andare “oltre” senza giudicare…
Se vi identificate in queste parole, “Contare i passi verso casa”, allora, è il libro che fa al caso vostro!!
Buona lettura 📖!!

“La fabbricante di stelle” di Mélissa Da Costa

Titolo: La fabbricante di stelle 
Autore: Mélissa Da Costa 
Traduttore: Elena Cappellini 
Casa Editrice: Rizzoli 
Collana: Le narrative 
Data uscita: 8 Aprile 2025 
Pagine: 204 
Genere: Romanzo contemporaneo 

<<Non sei una Custode. Tu disegni. Crei il cielo. Sei una fabbricante di stelle.>> 
Quello fu il giorno in cui battezzai la mamma. 
<<E’ così carino, così poetico. Grazie, Arthur.>>
La fabbricante di stelle. Fu con quel nome che firmò le decine e decine di lettere che inondarono la mia camera dopo la sua partenza. 

Si potrebbe iniziare questa storia con “C’era una volta…”, perchè Clarisse Gagnon, la mamma di Arthur (il protagonista e voce narrante), ogni giorno gli racconta dei racconti magici, proprio come se fosse una fiaba. 
Arthur è un bambino di cinque anni, un giorno sua mamma gli confida un segreto, che cambierà tutta la sua vita. Clarisse, tra qualche giorno dovrà partire per una missione segreta, un lungo e faticoso viaggio, per arrivare su Urano, il pianeta magico. 
Arthur è affascinato, ammaliato dai racconti della madre, che gli descrive nei minimi dettagli Urano. E’ così, che Arthur si immagina un pianeta ghiacciato, dove si trovano molti animali strani e insoliti, come le lumache con il guscio azzurro, che per nutrirsi, mangiano il prezzemolo polare, o alberi-cervo, che hanno appeso un campanello che produce un suono fastidioso, e tante altre creature magiche e straordinarie, che Clarisse racconta e disegna al figlio. 

Non ebbi mai l’assoluta certezza che il ronzio che sentivo non fosse quello delle macchine in strada e il cinguettio quello dei passeri in giardino. In compenso, ciò che rimase intatto fu il ricordo di quella giornata meravigliosa nel bosco e la confidenza che la mamma mi fece la sera, mentre mi rimboccava le coperte: le nuvole su Urano erano di un bel verde acqua e a volte si posavano a terra per bere. Era uno spettacolo raro, assolutamente da non perdere. 

Ma Clarisse deve svolgere una missione ben precisa e importante, che gli ha assegnato il Custode delle Meraviglie, colui che disegna il cielo con il Sole, ma anche l’arcobaleno. 
Il Custode delle Meraviglie, è ormai anziano, ha bisogno di qualcuno che prenda il suo posto e Clarisse, grazie alla sua abilità nel disegnare, ricoprirà quest’incarico. Arthur pende dalle labbra di sua mamma, ogni giorno cerca di farsi raccontare nuove curiosità sulla missione segreta. 

<<Su Urano non governa nessuno. Tutte le creature sono libere e vivono come vogliono. […] Ma c’è un Custode delle Meraviglie>> 
<<E chi è?>> 
<<Un anziano signore che veglia su tutti i tesori di Urano.>> 
<<Quali tesori?>> 
<<Gli animali, la banchisa, le piogge ghiacciate, gli alberi-cervo e tante altre cose che non ti ho ancora raccontato, Arthur! Ci sono talmente tanti tesori inestimabili lassù!>> 
Imbambolato, pendevo dalle sue labbra. 
<<Questo vecchio signore non custodisce solo i tesori di Urano. Crea il cielo. […] E’ lui che lo dipinge ogni giorno. Con il Grande Pennello dell’Universo. Quando si annoia, lo cancella con la Grande Gomma dell’Universo e ne crea un altro.>> 
Non riuscivo a parlare, tanto ero meravigliato. 
<<E le nuvole>> continuò la mamma. <<Anche quelle le fa lui. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ne disegna di nuvole, le fa di forme diverse, in modo che chi le guarda non si stufi mai. […] Naturalmente crea anche le stelle. Le stelle cadenti sono particolarmente difficili da disegnare. Si muovono in continuazione, così bisogna finire tutte le punte prima che ti sfuggano tra le dita!>> 

Con la sua fantasia, Clarisse ha inventato questa storia per nascondere la sua malattia al figlio, per evitare di provocargli una ferita troppo grande. Clarisse cerca di trascorrere i suoi ultimi giorni insieme ad Arthur, raccontandogli storie magiche, divertendosi a catturare nei contenitori di plastica il suono degli uccelli, ma anche liberando le barche al lago. 

Quel pomeriggio di primavera, mentre il polline sorvolava il lago, io e la mamma liberammo una delle due barche. La mamma disse che il giorno dopo avremmo liberato l’altra, così avrebbero avuto la possibilità di sgranchirsi le pinne. […]
Non sapevo se il lago fosse felice come diceva la mamma, ma nonostante i miei cinque anni di una cosa ero certo: di quanto fosse felice la mamma quel pomeriggio. E io con lei. 

Clarisse non perde nemmeno un secondo, un minuto, un istante e si gode, ancora per qualche giorno, prima di morire, la compagnia del figlio. 
La narrazione si alterna tra passato e presente, in cui troviamo Arthur adulto, che si trova in ospedale, mentre si prepara a diventare padre e ripensa a sua mamma. 
E’ così che Arthur, rivive i ricordi con sua madre, ripensa agli ultimi giorni che hanno trascorso insieme, quando credeva che sarebbe partita per la missione speciale su Urano. 
Ma Arthur ormai è un adulto, ha acquisito maturità ed esperienza, che lo porta a riflettere sul comportamento della madre. Quando era un bambino, il giorno del suo settimo compleanno, Arthur aveva scoperto la verità e si era allontanato dal proprio padre, che aveva partecipato a quell’inganno. 
Arthur non aveva mai compreso le ragioni della propria madre, il motivo per cui non gli aveva rivelato della sua malattia, ma adesso, Arthur, che sta per diventare padre, capisce che quella bugia meravigliosa era servita per proteggerlo dal dolore. 
In quel corridoio d’ospedale, Arthur è pronto a perdonare la propria madre e a dirle addio per sempre, pronto ad accogliere una nuova vita. 

Essere genitori significava questo. Non avere più il diritto di sbagliare. Non avere più il diritto di sparire. Mai. Temere per la propria vita, forse per la prima volta. Vivere per qualcosa di diverso da sé, per qualcosa di grande, d’immenso, che ci supererà sempre. 
Che ci illuminerà sempre. 

Il suo sguardo contiene tracce d’infinito. Dice quello che dovrei già sapere, quello che scopro solo ora. Dice che ormai sono padre, che se ce ne fosse bisogno sarei pronto a morire per lei, senza un attimo di esitazione. Dice che per lei inventerei vite su Urano, Plutone o Giove, farei nascere alberi-cervo, creerei lumache polari, disegnerei palazzi di ghiaccio, concepirei migliaia e migliaia di meravigliose bugie.
Per lei passerei le notti a scrivere, fogli su fogli, perchè non mi dimentichi, per essere al suo fianco ogni giorno, anche quando sono lontano. 
Senz’ombra di dubbio, per lei mi trasformerei in un fabbricante di stelle. 

La scrittrice più venduta in Francia negli ultimi due anni, Mélissa Da Costa, dopo l’incredibile successo di “I quaderni botanici di Madame Lucie” (2021), “Tutto il blu del cielo” (2022), “Bucaneve” (2023) e “All’incrocio dei nostri destini” (2024), torna in libreria con “La fabbricante di stelle”, una storia emozionante, che riesce a trasformare il dolore in poesia e la morte, in una bellissima fiaba. 
“La fabbricante di stelle” è una storia commuovente, in cui ogni parola penetra nel cuore e nell’anima del lettore. 
I temi trattati sono la perdita e l’immaginazione, che si fondono nella storia tra la realtà e la fantasia, creando dei luoghi incantati, magici. Ma sono molto importanti anche i temi come l’amore, il legame tra genitori e sorelle, la memoria e la natura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, struggente, emozionante, intenso e delicato, in cui ogni parola è poesia, scelta accuratamente dalla scrittrice per fare breccia nel cuore dei suoi lettori. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni e dialoghi inseriti dalla scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia con ognuno di loro.
Mi sono affezionata molto alla sorella di Clarisse, Cassie che con la sua intelligenza e dolcezza, riesce a far divertire Arthur, donandogli attimi di felicità e serenità. Cassie è un personaggio fondamentale all’interno della narrazione, che assume un ruolo molto importante nella vita di Arthur, proprio come se fosse una “seconda mamma”. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia struggente, dolorosa e commuovente, che ha la capacità di insegnare e far riflettere che per dirsi un addio, a volte, c’è bisogno di una storia meravigliosa, ambientata in luoghi incantati. 
“La fabbricante di stelle” è un pugno allo stomaco, durante la lettura mi sono commossa, sono rimasta incantata dalle parole di Clarissa, dalla sua immaginazione nell’inventare una fiaba incantata, capace di trasformare il dolore nella bellezza della natura. 
E voi, riuscireste per il bene di vostro/a figlio/a a inventarvi una storia magica, per nascondere una malattia? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Lara vuole essere felice” di Margot Sikabonyi

Titolo: Lara vuole essere felice 
Autore: Margot Sikabonyi 
Casa editrice: Cairo edizioni 
Data uscita: 1 Novembre 2024
Genere: Romanzo zen 
Pagine: 256

Perchè una vita si deve spezzare per entrare nelle scatole, penso. Da dove? Da dove inizia lo sfondamento? Che cosa tengo e che cosa porto con me? […] 
Ecco, queste due voci si accavallano ora nel mio cervello. Una è la voce del <<senza dubbio>>, della donna che ha un compito e lo porta a termine senza perdersi in un bicchier d’acqua, un approccio da soldatino che ho ricevuto in eredità da mia madre, leader indiscussa di concretezza dall’alto del suo studio immacolato di dentista della Napoli bene. 
L’altra voce invece è quella della malinconia, del legame che sento con ogni oggetto di quella casa. La testa contro il cuore, potremmo anche dire. Il cuore non vuole lasciare andare mentre la testa è senza cuore. Appunto. E io in mezzo. 

La protagonista del libro si chiama Lara Pace, vive a Torino e si ritrova all’improvviso a fare i conti con la verità: chi è veramente Lara Pace? 
Lara Pace è una donna che è cresciuta con l’immagine perfetta della madre, convinta che nella vita non si possono commettere degli sbagli. Lara non ha mai sbagliato un colpo. E’ sempre stata coerente con l’immagine della società, una donna “giusta”, “perfetta”, che ha sempre tutto sotto controllo, anche quando dentro di lei, tutto sembra sgretolarsi. 
Lara si ritrova a fare i conti con un matrimonio finito, proprio lei che aveva sempre creduto nell’amore e nella felicità. All’improvviso, Lara capisce che il suo sogno si è spezzato e tutto ciò che la circonda, sembra volerle comunicare qualcosa. 
Lara deve solamente chiudere gli occhi ed imparare ad ascoltare il suo cuore e la sua anima; solo così ritroverà sé stessa. Lo deve fare per sé stessa e per le sue bellissime figlie, due gemelle di nome Alice e Alina. 
Lara si ritroverà immersa negli scatoloni del trasloco, piena di oggetti che raccontano la sua storia, il suo passato da ballerina e la fine del suo matrimonio. 

Aveva in testa questa immagine di sé sorridente con addosso il grembiule che cucina piatti buonissimi in una casa tutta carina. Proprio come nei film che l’avevano cresciuta da bambina. 
E invece.
Nulla di tutto quello era successo, tanto meno dopo la nascita delle sue, di bambine. Il quadretto della casalinga felice si era rivelato un’illusione.

Insieme alle sue due bellissime bimbe, si ritroverò ad inscatolare tutta la sua vita, ad affrontare la realtà. Tra una scatola e l’altra, Lara incontrerà molte persone importanti come guru vestiti di bianco, uomini-sole con le mani sporche di terra, commesse del supermercato che sanno ridere e amiche speciali che sanno giocare. 
A poco a poco, Lara trova il coraggio e la forza di svestire i panni della brava bambina, imparando ad amarsi per ciò che è. Impara a lasciar andare tutto ciò che credeva importante, per ascoltare il rumore del ruscello e il profumo dell’orto.
Lara imparerà ad ascoltarsi, a lasciarsi guidare dalla bellezza della natura e a non dare già niente per scontato. Lara troverà una casa in periferia con un terrazzo con molte piante, perfetta per lei e le sue bambina, per godersi l’inizio di una nuova vita. 

Forse stare bene è una decisione. Io decido di stare bene o decido di stare male. Quando mi succede qualcosa posso decidere io come affrontarla. Come percepirla dentro. Se incastrarmici dentro tutta fino a sentire solo quella cosa lì e cancellarmi. Oppure se restare dentro nella percezione di me e non diventarla, quella cosa lì, non identificarmi del tutto con lei. 
Decidere che nulla potrà infilarsi dentro a portarmi via dalle mie bimbe e dalla nostra gioia insieme. 
Perchè nulla è scontato.

L’attrice Margot Sikabonyi pubblica “Lara vuole essere felice”, un romanzo di rinascita, alla riscoperta di sé stessi e della verità. “Lara vuole essere felice” racconta la storia di molte donne che si ritrovano ad un bivio, in una vita apparentemente perfetta e piena di perfezione, ma che è solo un’illusione.
I temi trattati sono la potenza del sacro, l’amicizia, la famiglia, il significato di essere madre, la paura di restare da sola, i sogni, il matrimonio, la separazione, la forza della natura e la riscoperta di sé stessi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, riflessivo, la narrazione è strutturata da capitoli brevi, diretti, che rendono la lettura fluida. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle numerose descrizioni sui loro sentimenti, stati d’animo e fisiche, inserite dall’autrice. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono compiere un viaggio profondo, emozionante, alla riscoperta di sé e dei propri sentimenti.

Lasciate che queste mani prendano il vostro cuore. Sentite il cuore attraverso le mani e sentite le mani calde appoggiate sopra il cuore. Lasciate che sia il cuore a guidarvi, a mostrarvi la via. Mettetevi in ascolto, in apertura. Cosa ha da dire questo cuore, chiedetegli di mostrarvi le ferite, ce ne sono? Come sono? 
Le vostre mani mandano al vostro cuore il messaggio che può fidarsi, che può lasciarsi andare, che è amato e ascoltato, e che questo è uno spazio sicuro. 

Buona lettura 📚📚!!

“All’ombra della Grande Quercia” di Christian Malvicini

Titolo: All’ombra della Grande Quercia
Autore: Christian Malvicini 
Casa Editrice: Indipendently Published 
Data uscita: 29 Aprile 2022
Pagine: 183 
Genere: Romanzo di formazione 
Acquista: https://www.amazon.it/Allombra-Grande-Quercia-Christian-Malvicini/dp/B09YRQ5R8N

Tutto sembrava uguale a prima, ma c’era qualcosa di diverso in quella scena così familiare. E non era stata la Grande Quercia o il sorgere del sole ad essere diverso dal solito, ciò che c’era di diverso erano gli occhi con cui stava guardando. Il peso che aveva in petto era sparito. Lui era cambiato. Finalmente si sentiva libero da un peso che si era sempre voluto tenere dentro.
Era stata una liberazione. 
Una liberazione di sé stesso. 

I protagonisti sono tre ragazzi: Saverio Colombo, Guido Archetti e Beatrice Boneschi. Ognuno di loro ha una vita diversa, ma un giorno le loro strade si sono unite a causa di un brutto incidente stradale. 
Guido Archetti era riuscito a tirare fuori dalla macchina un ragazzo, di nome Dante Soldini, grazie all’aiuto di Saverio. L’incidente era stato provocato a causa di un malore, da una ragazza di nome Silvia, la migliore amica di Beatrice. 
Guido, Saverio e Beatrice si ritroveranno in ospedale, ma anche in mezzo alla natura, dove si trova una Grande Quercia maestosa. 
La Grande Quercia rappresenta l’elemento centrale della storia, in cui ogni personaggio si ritrova a pensare ai suoi problemi, ad un passato doloroso alle spalle, che rischia di compromettere anche il futuro. 

Il mondo non guarda in faccia a nessuno, buoni o cattivi…è il modo con cui questo mondo è giusto ed equo con tutti. Di fronte alla morte siamo tutti uguali. 

Beatrice Boneschi si ritrova a dover superare il tradimento del suo ragazzo, mentre Saverio deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte. 
Il personaggio di Guido è rimasto “incatenato” in un vortice, che lo ha portato a compiere delle scelte, finendo per annullarsi completamente. Guido cerca di soffocare il suo dolore nell’alcool e nelle sigarette, convinto che distruggere la propria vita sia l’unica strada. 

Quante cose nella sua vita, non aveva voluto accettare? Molte. Troppe, forse. Proprio per quella ragione, era diventato un ubriacone. Per alleviare il peso di cose che non voleva accettare. 
Di cose che pesavano sulla sua esistenza. 

Ma l’incidente cambierà totalmente la vita di Guido, ma anche di Saverio e Beatrice, riuscendo ad affrontare i propri problemi e a far luce sul loro passato. 
Riusciranno ad imparare ad amarsi? 
Riusciranno a cambiare la loro vita?

Lo scrittore Christian Malvicini con “All’ombra della Grande Quercia”, racconta una storia di tre ragazzi, che si intreccia ai piedi della Grande Quercia. Il lettore si ritroverà a scoprire ogni carattere, ogni storia dei personaggi, finendo per compiere un viaggio introspettivo di sé stesso. 
Ogni capitolo è caratterizzato da pensieri molto profondi, diretti che hanno l’obiettivo di far riflettere il lettore. 
I temi trattati sono i traumi, i pregiudizi, la riscoperta di sé, i tradimenti, la fotografia, l’amore e la Grande Quercia, il luogo in cui i protagonisti si sentono al sicuro e protetti. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, semplice, piacevole e diretto, riuscendo a trasmettere al lettore la sensazione di pace e di liberazione della Grande Quercia. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni di ognuno di loro, che permettono di far conoscere il loro punto di vista al lettore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che hanno bisogno di un libro che trasmetti positività, a chi vuole emozionarsi e riflettere su sé stesso. 
Ringrazio lo scrittore Christian Malvicini, per avermi inviato la copia cartacea del suo libro, curata nei minimi dettagli,  che mi ha permesso di riflettere molto su me stessa e di imparare ad amarmi giorno dopo giorno, in modo da instaurare dei legami solidi con le persone. 
Buona lettura 📚📚!!

“Il tempo di trovarsi” di Giorgia Pascucci

Titolo: Il tempo di trovarsi
Autore: Giorgia Pascucci
Editore: Bookabook
Data uscita: 10 Maggio 2023
Pagine: 128
Genere: Romanzo rosa
Acquista: https://www.amazon.it/tempo-trovarsi-Giorgia-Pascucci-ebook/dp/B0C4YQV562

Quella vicinanza, che poco prima le sarebbe apparsa assurda solo a pensarci, divenne improvvisamente naturale, come nata in un istinto primordiale che le sembrò di avere dentro da sempre. In quella specie di abbraccio fu rassicurato il cavallo ma anche Olivia, che ritrovò come un frammento di sé che mai avrebbe immaginato di riuscire a trovare in quella circostanza: la fiducia. 

La protagonista del libro è Olivio Tornio, una ragazza piena di sogni che si ritrova in Thailandia per condurre alcune ricerche sul posto. Olivia è stata inserita nel gruppo di ricerca del museo Burma e chiama i suoi genitori per comunicargli la bella notizia.
Ma nel giro di pochi minuti la felicità, l’adrenalina si trasformano in sconcerto e dolore. Olivia apprende dal padre, che sua mamma è morta nella notte.

<<La mamma se n’è andata…stanotte>> rivelò infine l’uomo con la voce che si ruppe in gola. 
A quelle parole l’angoscia che aveva pervaso la giovane ricercatrice si tramutò in sconcerto; tuto ciò che la circondava le sembrò lontanissimo e si dimenticò dove si trovasse e cosa stesse facendo.

Olivia sapeva che la madre aveva un carcinoma, ma stava reagendo positivamente alle terapie e per questo motivo era partita per la Thailandia. Olivia prende il primo aereo e rientra in Italia, dove ritrova l’affetto del padre e di suo fratello Raoul. 
Olivia si sente in colpa nei confronti della madre, per non averla salutata un’ultima volta, ma anche nei confronti del padre e di suo fratello, che hanno dovuto organizzare il funerale da soli. 
A causa dei sensi di colpa e dell’ansia, Olivia prende la macchina per dirigersi nell’unico luogo, capace di tranquillizzarla, finendo per addormentarsi. 
A risvegliarla sarà un ragazzo di nome Alessio, il titolare della tenuta agricola. 

Olivia si ritroverà a dover combattere con il proprio dolore, cercando di capire cosa fare del proprio futuro. Dovrà decidere se partire di nuovo per la Thailandia, per terminare le ricerche o rimanere a casa sua, tra gli affetti famigliari e un nuovo amore.
Che cosa deciderà Olivia? 

La scrittrice Giorgia Pascucci con “Il tempo di trovarsi”, racconta una storia profonda, piena d’amore e immersa nella natura. 
Il lettore percorrerà il dolore, ma anche la rinascita insieme alla protagonista, rimanendo travolto nella storia e nella bellezza della natura. 
I temi trattati sono i sogni, le paure, il rapporto genitori-figli, l’amore e la natura, che riesce a tranquillizzare la protagonista e il lettore.
I protagonisti sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni della scrittrice, che permette al lettore di entrare in empatia con Olivia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro semplice e contemporaneamente profondo e travolgente!!
Ringrazio la scrittrice Giorgia Pascucci per avermi inviato il suo libro cartaceo, che mi ha permesso di tuffarmi nella natura, di farmi vivere una bellissima storia d’amore e di rinascita. 
La vita è piena di eventi belli e brutti, che stravolgono completamente i nostri piani e progetti futuri, ma sta a noi andare avanti, superandoli e cercando di guardare sempre il bello da ognuno di essi.
Buona lettura 📚📚!!