“La rotta delle stelle” di Cristina Caboni

Titolo: La rotta delle stelle
Autore: Cristina Caboni
Casa Editrice: Garzanti
Collana: Narratori moderni
Data uscita: 21 Ottobre 2025
Pagine: 272
Genere: Romanzo contemporaneo

<<Prima ballerina della Scala, Marigold. Lo sai cosa c’è in gioco.>>
<<Sì.>> Annuì, incatenata al suo sguardo, contagiata dall’espressione sul suo volto, assaporando le sue parole. La sua forza persuasiva.
<<Questa sera cambierà tutto, devi essere pronta.>>
<<Lo so.>>
Le avevano assegnato un ruolo da protagonista nonostante la giovane età e dopo un anno appena di permanenza alla Scala, perchè era la migliore… non era mai accaduto prima. Il suo, le avevano detto, era un talento che si vedeva di rado. Inspirò profondamente. Era quasi in cima, il sogno si stava avverando.”

La protagonista del libro si chiama Marigold Icardi, una giovane danzatrice molto talentosa, prima ballerina della Scala di Milano. Marigold ha la capacità di sentire la musica, di associare a ogni nota un colore; per questo motivo si muove con grazia, sinuosità e delicatezza, ed è la più brava ballerina della Scala.
Marigold è stata scelta per rappresentare l’opera di Giselle, un incarico molto prestigioso e che non ammetteva errori. Lei era Giselle e al suo fianco c’era Oscar, nelle vesti di Loys, un ballerino abile che trasmetteva la sua passione sul palco e insieme avevano frequentato la scuola a Londra.
Marigold e Oscar, lavorando ogni giorno insieme e condividendo la stessa passione per la danza, avevano iniziato a frequentarsi. Marigold sapeva benissimo, che mischiare il lavoro con i sentimenti, era pericoloso, glielo ripeteva continuamente la sua amica e truccatrice Vania, ma lei e Oscar si amavano, ed era proprio grazie al loro amore, che riuscivano a trasmettere al pubblico la passione e le emozioni.

Perfetta? Quante volte aveva usato quella parola? Ossessione, ecco cos’era. Eppure, non era meravigliata. Lo conosceva. Sapeva che la perfezione per lui era fondamentale. Un istante nel quale ogni cosa andava al suo posto: la musica, il movimento, il corpo, il respiro. E allora la danza diveniva pura arte, straordinaria bellezza.
Non era forse quello il loro compito?
<<Sarai la migliore, Marigold, dopo mi ringrazierai e festeggeremo insieme. Io e te, pensaci. Il mondo della danza sarà ai nostri piedi. Ci inviteranno ovunque, scriveremo una nuova pagina di storia.>>
La teneva per le spalle, la fissava. In quel momento si guardò con gli occhi di lui.
Perfetta.
Loro due insieme lo erano.
E allora percepì dentro di sé il cedimento, quell’allentarsi della volontà che precedeva la resa.

Ma la sera della prima teatrale, mentre Marigold era una perfetta Giselle, sentì un dolore insopportabile al ginocchio, un dolore così acuto che la fece cadere all’improvviso durante una piccola pausa tra una scena e l’altra.
Marigold fu portata d’urgenza in ospedale, ma lo spettacolo doveva continuare anche senza di lei, venne sostituita da Elaine, una ragazza scaltra, invidiosa e con poco talento.

Il tempo si dilatò, il mondo perse consistenza. Fu adagiata su una barella, qualcuno le sistemò la testa sopra un cuscino.
<<Tranquilla, tesoro, ci sono io con te.>>
Si aggrappò al braccio di Vania.
<<Oscar>> le chiese. L’amica sorrise, ma non rispose. Marigold lo cercò tra le persone che si erano assiepate intorno per salutarla. Lui era lontano, dietro tutti. Elaine era al suo fianco. Parlavano, le teste vicine.
Finalmente Oscar si accorse di lei. Ma restò dov’era.
<<Devo andare, devo cambiarmi…>>
Marigold intuì le parole più che udirle.
Certo, lo spettacolo doveva continuare. Lei doveva capire, doveva accettare. Oscar aveva perso fin troppo tempo e il secondo atto ormai era imminente. Marigold sapeva come andavano queste cose, non era la prima ballerina che si infortunava. Eppure, ebbe l’impressione che, mentre lui si allontanava, il cuore le si fosse fermato, si fosse spezzato.

Marigold si ritrovò da sola a dover metabolizzare il grave infortunio, una pausa forzata dalla danza che era tutta la sua vita. Marigold pensava che l’uomo che amava, l’avrebbe aiutata e sostenuta, che sarebbe stato al suo fianco in questo momento difficile, ma non fu così, perchè Oscar era convinto che Marigold non aveva voluto fermarsi in tempo, quando la situazione non era così grave.

<<Solo chi sa di non valere nulla teme di perdere tutto. Tu no, Marigold. Tu sai chi sei, cosa sei capace di fare. Sei migliore delle persone che si ostinano a difendere ciò che non gli è mai appartenuto.>>
No che non lo era. Eppure quelle parole franche, quasi brutali, ebbero l’effetto di una doccia gelata. Marigold chinò il capo rincorrendo le briciole sulla tovaglia con la punta del dito.
<<Ero convinta di vivere in una realtà grande e meravigliosa. Pensavo che sarebbe stato così per sempre.>>
Vania annuì. <<Lo so. Ma vedi tesoro, l’unica cosa davvero certa della vita è che tutto cambia.>>

Marigold è sola a Milano, deve trovare al più presto una sistemazione perchè aveva disdetto l’affitto della casa a causa della tournée teatrale in giro per il mondo. Marigold non ha più certezze, non ha più i genitori, morti in un incidente autostradale qualche anno fa, ha solo una persona a cui chiedere aiuto, l’anziano zio Domenico.
Lo zio Domenico vive a Draconia, un piccolo paesino della Sicilia, il luogo in cui è nata e conserva la storia della sua famiglia.
Appena lo zio, sente che la sua adorabile nipote ha bisogno di lui, prende il primo aereo per Milano. E’ così che Domenico convince la nipote a tornare a Draconia, il luogo ideale per rimettersi in forma dopo l’intervento e riflettere.
Immaginatevi un piccolo paesino siciliano affacciato sul mare, caratterizzato da paesaggi pittoreschi e profumi intensi, pieno di miti e leggende che permeano la storia.

Draconia sorgeva a poca distanza da Taormina ed era divisa in due parti, una affacciata sul mare, una più in alto, abbarbicata sulla collina e dominata dalla chiesa barocca in pietra chiara. Un ponte di roccia che aveva tutta l’aria di esserci sempre stato, collegava la città alta alla spiaggia. […]
Osservò il tramonto e per un istante, mentre il sole si immergeva infiammando il blu, tutto si quietò. Era come avvertire il silenzio più profondo, era come quando Desy le indicava le stelle e Marigold aveva l’impressione di rimpicciolire, diventare un granello di polvere dell’universo. E nulla aveva più importanza.
Fu allora che sentì la campana. Era un rintocco lontano, che le entrava dentro, un ritmo dolente, capace di accarezzarle l’anima e di attirarla a sé. Si voltò verso la chiesa alle sue spalle. Strano, non proveniva da lì e non era nemmeno una di quelle registrazioni che si udivano di frequente in città. Il suono si smorzò fino a cessare del tutto, come il vento. I pensieri adagio riacquistarono consistenza. Una nave segnalò il suo passaggio al largo della costa.

Marigold è affascinata dalla storia di Draconia, soprattutto perchè da quando è tornata, sembra sia la sola a sentire il suono di una campana, che pare provenire dal mare.
Marigold si sente fuori posto, anche se a Draconia è stata accolta con affetto dallo zio e da Carmela, che la vizia con i suoi piatti tradizionali.
Marigold continua a pensare alla vita che ha perduto, alle fatiche e rinunce che aveva fatto per tutta la vita, per arrivare a diventare la prima ballerina della Scala. E adesso, che cosa avrebbe fatto?
Lei era nata per danzare, per stare sul palco, ma al momento il tutore non le permetteva di fare nulla.
Ed è proprio a Draconia, che conosce un gruppo di ragazze: Emma, Rosanna, Teresa, Anna, Calogera, Mina, Agata e Grazia, che si vedevano tutti i giorni verso l’alba per passeggiare insieme.
Marigold inizia a prendere parte a queste passeggiate, in compagnia del suo bastone da passeggio, ogni passo rappresentava una piccola vittoria sul tutore.
Insieme alle sue nuove amiche, Marigold si sente pronta a lasciarsi alle spalle il passato e aprire il suo cuore a nuove opportunità e a nuovi amori.
A Draconia, conosce un ragazzo di nome Jonathan Miller, che ama il mare e si occupa di ascoltare il canto delle balene… Jonathan risveglierà in Marigold, emozioni che non aveva mai provato, fino a farle vibrare l’anima.

All’inizio era stata talmente concentrata su sé stessa da non vedere altro; poi, quando aveva creduto che fosse tutto finito, quando non sapeva più chi era, tra le crepe che la ricoprivano era penetrato qualcosa: una carezza, una parola gentile, una sgarbata che l’aveva sconvolta e spronata a reagire.
E lei aveva iniziato a cambiare, o forse semplicemente a crescere.

Grazie alle sue nuove amiche e a Jonathan, Marigold cercherà di indagare sui miti e leggende che dominano Draconia, in particolare è determinata a trovare la campana, che custodisce un segreto della sua famiglia.
Marigold si ritrova in una ricerca che la spingerà a interrogarsi sul senso dell’appartenenza, sul peso dei pregiudizi. Perché a volte, conoscere il passato, porta con sé a verità sconvolgenti che rischiano di rompere ogni equilibrio.
E mentre il sole si alza e il mare riflette i primi bagliori del mattino, Marigold prova a fare pace con i suoi fantasmi e della sua famiglia.
Perchè bisogna aprire il proprio cuore e fare pace con il passato, per lasciarsi andare a nuove opportunità.
Riuscirà Marigold a cancellare i pregiudizi sulla sua famiglia?
Riuscirà Marigold a costruirsi una nuova vita?

Tacque assaporando il momento. Dopo un lungo minuto le parole trovarono da sole la strada. <<Sto ricominciando la mia vita da capo.>>
Era un concetto vago, avrebbe dovuto spiegarsi meglio. In realtà Marigold non sapeva nemmeno perchè glielo stesse raccontando, ma aveva desiderato dirglielo, mostrarsi com’era.
Jonah la guardava, in attesa che lei continuasse.
<<Ero qualcuno, adesso non sono più nulla. Eppure, non mi sono mai sentita tanto viva. Questa sera è stato… non trovo le parole. Sembra che la vita ti risarcisca di quello che ti ha preso.>> […]
<<Credo che tu sia molto coraggiosa, ci vuole una grande forza d’animo per trovare una strada nuova. Quando hai superato un ostacolo il mondo ti fa più paura, ma allo stesso tempo non ha più i confini tanto tenuti.>>
<<Ci sei passato anche tu.>>
<<Credo che sia capitato a tutti di rivalutare le proprie convinzioni. Gli schemi di vita ogni tanto falliscono o richiedono un aggiustamento.>>
Sì, era vero. Era una rotta che aveva bisogno di essere perfezionata. Ma ciò che sorprese davvero Marigold era il fatto che in quei mesi lei aveva creduto di essere al centro del mondo: come se solo lei fosse caduta, come se solo lei fosse stata tradita, come se solo lei avesse perduto ogni cosa. Invece non era speciale, non in quel senso almeno. In un modo o nell’altro le persone sostenevano il peso delle proprie esistenze. E la meraviglia. La gioia. Tutto quel dolore che l’aveva afflitta si stava ritirando un po’ alla volta lasciando uno spazio che adesso era libero, per contenere qualcosa di nuovo.
Cosa ci avrebbe messo dentro dipendeva dalle sue scelte.

La scrittrice Cristina Caboni dopo aver pubblicato numerosi bestseller venduti in tutto il mondo, torna in libreria con una nuova storia fatta di suoni, atmosfere incantevoli, ma anche di sogni infranti e di rinascite.
Con “La rotta delle stelle”, Cristina Caboni conferma di avere una sensibilità fuori dal comune e dona al lettore una storia profonda, umana, rammentando al lettore l’importanza di custodire le proprie radici, anche quando il passato è insidioso, oscuro e traumatico, perchè a volte le risposte alle domande più intime si trovano nei luoghi più impensabili.
I temi trattati sono la danza, la forza delle donne, la famiglia, la guerra, la speranza, il mare, i miti e le leggende, la riscoperta di sé, i tradimenti, ma anche l’amore e l’amicizia che possono curare le cicatrici del cuore.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante e profondo, ogni capitolo si apre con una citazione che riguarda il mare, l’oceano e le creature che abitano i mari.
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni psicologiche e fisiche, che permettono al lettore di affezionarsi non solo alla protagonista Marigold, ma anche all’anziano zio, all’affascinante Jonathan e al simpatico gruppo di donne di Draconia.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro che racconti una storia di rinascita, perchè è proprio quando la vita ti spezza in due, che bisogna trovare la forza di rialzarsi e reagire.
Buona lettura 📖!!


“La ragazza senza radici” di Cristina Caboni

Titolo: La ragazza senza radici 
Autore: Cristina Caboni 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Edizione: 2
Data uscita: 22 Ottobre 2024 
Pagine: 288 
Genere: Romanzo contemporaneo 

La figura sovrasta le altre. Un uomo alto e biondo. Lo segue con gli occhi. C’è qualcosa in lui, nel modo in cui cammina, nel modo in cui affronta lo spazio, che l’affascina.
Un ricordo affiora. Un altro uomo. Un altro tempo.
Il cuore prende a batterle forte. 
<<Non è possibile>>, si dice. <<Non è possibile>>, ripete. Eppure, continua a fissare lo sconosciuto che adesso si volta e l’osserva a sua volta. Gli occhi, le labbra sottili, l’espressione grave che in un istante diventa beffarda e derisoria. […]
<<Era lui, Nikolaj. Era mio figlio.>>
Riccardo apre la bocca, poi la chiude. Le sorride. C’è una pena infinita nei suoi occhi.
<<Miranda, tuo figlio è morto.>>

La narrazione si sviluppa nel 2007, tra Sanremo, Nizza e Parigi. La protagonista del libro si chiama Adeline Weber, una ragazza che lavora presso gli archivi del comune di Nizza. 
Adeline era molto brava nel suo lavoro, oltre ad incrociare i dati statistici, si lasciava guidare dalla passione della sua occupazione, al punto da farsi coinvolgere nella vita delle persone che si recavano in comune alla ricerca di un genitore, un figlio o un parente. 
Ma una mattina, si presenta in comune una donna anziana di nome Miranda Gravisi Barbieri, che vuole avere informazioni su un figlio che credeva morto alla nascita. Miranda vive a Sanremo, insieme a suo marito Riccardo, e in occasione del concorso enologico tenuto nella sua proprietà, la donna aveva incrociato lo sguardo di un uomo alto e biondo. Miranda l’ha riconosciuto subito: è Nikolaj, suo figlio. Quando, Miranda aveva partorito era minorenne, non era sposata e aveva dato alla luce un bellissimo bambino di nome Nikolaj. Purtroppo, dopo qualche ora dal parto, le condizioni di salute di Miranda si erano aggravate, tanto da entrare in coma e al suo risveglio, le avevano comunicato che suo figlio Nikolaj, era morto. Da allora, Miranda ha cercato di superare il dolore della morte del figlio, rifugiandosi nella sua tenuta e nella vigna. 
Ma adesso, Miranda vuole conoscere la verità, sente che suo figlio Nikolaj è vivo. Per questo motivo, Miranda si era recata in comune a Nizza, per avere informazioni su suo figlio. 

Miranda si lasciò abbracciare. Era quello il rimedio per un cuore spezzato: l’amore e gli abbracci. E lei, per fortuna, li aveva entrambi. Così, mise da parte la disperazione che continuava a stringerle la gola, la relegò nel luogo in cui l’aveva confinata anni prima, nel momento in cui aveva deciso di vivere. Continuava a sentirla, naturalmente. Era là, ai limiti della coscienza. Ma ora al dolore profondo e antico della perdita si era unita un’ombra, vischiosa, oscura e gelida; erano l’incertezza, il sospetto e il dubbio che qualcuno le avesse portato via suo figlio. 
Ma perchè? Chi avrebbe potuto farle una cosa tanto crudele? 
Non riusciva a concepire una tale mostruosità. Forse le cose erano andate diversamente. Forse c’era una spiegazione. 
E poi comprese che non le importava. 
Voleva solo ritrovare suo figlio.

E’ così, che Miranda conosce Adeline, che l’aiuterà a trovare suo figlio, lasciandosi trasportare dalla storia del suo passato. Adeline, sa che non dovrebbe assecondare le richieste di Miranda, perchè il passato è passato e va lasciato dov’è. E questo Adeline lo sa bene…
Adeline è cresciuta in una casa famiglia, non ha mai conosciuto i suoi genitori che l’hanno abbandonata appena nata. Non è stato facile per Adeline, ma adesso è una donna realizzata e non deve voltarsi indietro, come continua a ripeterle il suo amico e assistente sociale Damien Martinelle. 

<<Se anche la questione di questo presunto figlio fosse vera, e ho qualche dubbio, cosa avrebbe a che vedere con te?>> 
Adeline battè le palpebre. Perché le faceva quella domanda? Damien conosceva il suo passato, sapeva che era stata abbandonata dalla nascita. Sapeva anche che trovare la sua famiglia d’origine era stato il suo unico obiettivo per molto tempo finché… […]
Per un istante pensò di opporsi, di dare voce all’emozione sorda che la spingeva a ribellarsi a quelle parole. Poi chinò il capo, le dita che si intrecciavano nervosamente. Spinse con la punta della scarpa una pallina, si chinò e la prese in mano stringendola forte. 
Damien aveva ragione. Era tutto vero quello che le aveva detto. 
Il passato non aveva importanza. 
Glielo aveva promesso. Lo aveva giurato quando si era lasciata Parigi alle spalle e aveva iniziato una nuova vita, là a Nizza.

Damien è “l’unica famiglia” di Adeline, per lei è una guida, un faro e un padre. Ma questa volta, Adeline non riesce ad ascoltare le parole di Damien, e decide di aiutare Miranda. In lei, nota la sua stessa emozione, disperazione, lo stesso dolore che prova da quando è nata. 

Eppure, mentre Damien le stava dicendo esattamente quello che lei voleva sentire, qualcosa infondo alla sua anima si era ribellato. Le aveva scalpitato dentro raggiungendo la superficie della volontà: speranza… brillante, profonda e potente. Suo malgrado si era sentita come in passato, mentre, nel buio della notte, circondata dai respiri degli altri bambini, immaginava che presto la sua mamma sarebbe corsa da lei e, dopo averla abbracciata, l’avrebbe riportata a casa. Al luogo a cui apparteneva, dove la sua famiglia l’aspettava. 
Ci aveva creduto così tanto che, non appena ne era stata capace, l’aveva cercata lei stessa, la sua famiglia. Per molto tempo quello era stato il suo unico obiettivo… ecco perchè si era sentita così vicino a Miranda. In lei aveva visto sé stessa. Il medesimo tormento, lo stesso dubbio feroce.

Adeline, da sempre affascinata alla genealogia, inizia a frugare tra vecchi documenti e carte dimenticate alla ricerca di un’indizio, di qualcosa che porti a Nikolaj. Ad aiutarla, sarà proprio il suo ex ragazzo, nonché il suo nuovo capo di nome Juan. 
Sarà l’occasione per Adeline, di analizzare sé stessa, di smettere di vergognarsi del suo passato e di iniziare ad aprirsi… 
Riuscirà Adeline ad accettare il suo passato? 
Riuscirà a raccontare a Juan, che i suoi genitori l’avevano abbandonata?
Riuscirà a trovare Nikolaj? 
Ma Adeline, non sa che ogni famiglia nasconde dei segreti, dei segreti che possono mettere tutto in discussione. 

Quanto potevano essere banali le parole, quanto era immenso e sconfinato ciò che nascondevano. Avrebbe voluto dirgli che le era mancato ogni giorno, che dopo di lui non c’era stato nessun altro con cui avesse voluto trascorrere più di una sera. Voleva dirgli che le dispiaceva per come era andata tra di loro e che con lui era stata felice. Invece si affrettò a prendere le sue cose. Allora sentì un lieve spostamento d’aria seguito dal tonfo della porta che si chiudeva. 
La tentazione di tornare indietro e continuare a parlare con Juan era forte, troppo. Lui ci aveva visto giusto, era stata a un soffio da abbracciarlo. 

Adeline si voltò, il cuore in subbuglio. Lui la guardava come se le leggesse dentro, come se riuscisse a vedere le parti che lei cercava disperatamente di nascondere, di riportare all’ordine, di ridurre al silenzio.

La scrittrice Cristina Caboni, dopo l’incredibile successo del libro “Il sentiero dei profumi”, un bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere, torna in libreria con “La ragazza senza radici”. 
“La ragazza senza radici” racconta una storia emozionante, intensa, molto commuovente, incentrata sul passato e sulle proprie radici, che definiscono e determinano ciò che siamo. Questo, vale anche per la protagonista Adeline, che si sente diversa e smarrita, perchè non conosce le sue radici. 
La scrittrice Cristina Caboni con “La ragazza senza radici”, torna ad emozionare i suoi lettori, con una nuova storia emozionante e profonda. 
I temi trattati sono le relazioni, l’amore, il passato, la casa famiglia, la morte, il vino e la vigna, l’amicizia, la famiglia, il senso di abbandono, la Seconda guerra mondiale, il nazionalismo e le radici, che determinano chi siamo. 

Adeline si irrigidì. Aveva fatto delle ricerche, sapeva che dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti italiani erano stati cacciati dall’Istria e i loro averi confiscati e nazionalizzati. Sapeva anche che i genitori di Miranda erano scomparsi. […]
<<C’era chi credeva davvero nel nazionalismo, nella proprietà collettiva, e poi c’era chi desiderava unicamente vendicarsi e non solo dei torti subiti: era gente violenta, per incorrere nella loro rabbia bastava portare un nome diverso. Appartenere a un’etnia differente[…]
Le persone tendono a riunirsi in gruppi omogenei, si sentono al sicuro all’interno di quei confini, e così facendo escludono gli altri. E’ facile, in seguito, incolparli delle proprie miserie. Comodo, no? […]
Quella gente… non li dimenticherò mai. 
Arrivarono con dei carri e trasportarono all’interno della mia casa dei miei genitori, i loro mobili. C’erano donne che si contendevano gli abiti di mia madre, si pavoneggiavano con i suoi gioielli. […]
Ero furiosa, io… non so cosa mi prese, ma iniziai a urlare, a strappare loro ciò che avevano rubato.

La narrazione è in terza persona, in cui quasi ogni capitolo viene raccontato dalla protagonista Adeline, ma sono presenti anche dei capitoli narrati da Miranda. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, appassionante, profondo, emozionante e commuovente, che evidenziano le relazioni (da quelle familiari, a quelle amorose e d’ amicizia), ma anche le radici profonde di ognuno di noi. 
Ho apprezzato molto, l’idea della scrittrice di inserire all’inizio di ogni capitolo, delle frasi inerenti alla storia e ad alcune curiosità sul vino. 

Tutto possiede un’anima, ne è convinta. Nel caso del vino si tratta di una serie di elementi che si combinano nel terroir, un insieme di fattori ambientali e umani che interagiscono determinando la sua unicità. Chi pensa che il vino sia una semplice bevanda ottenuta dalla fermentazione del succo d’uva si inganna. E’ ben altro: identità, tradizione, natura, abilità. Ma soprattutto mistero. 
Perchè tocca l’anima e la conduce in luoghi inesplorati, dove tutto è possibile. 

Grazie a Miranda, il lettore esplorerà anche il mondo affascinante del vino, della coltivazione della vite, che fanno da sfondo alla storia, una storia che racconta di tutti noi, perchè tutti siamo un intreccio di relazioni, legami familiari e affettivi. 
I personaggi sono strutturati bene, molto profondi ed emozionanti, come la storia raccontata dalla protagonista Adeline, in grado di entrare nel cuore del lettore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano un romanzo profondo, emozionante ed intenso, incentrato sulle radici e sulla famiglia. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che vogliono perdersi nella coltivazione della vite, vi sembrerà di sentire il profumo del vino “speciale” che Miranda ha regalato ad Adeline, un vino pregiato che riposa sul fondale sabbioso del mare, cullato dalle onde. 
Lasciatevi travolgere dalla scrittura delicata di Cristina Caboni… non ve ne pentirete!!
Buona lettura 📚📚!!