“La collana di cristallo” di Cristina Caboni

Titolo: La collana di cristallo 
Autore: Cristina Caboni 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Edizione: 2 
Data uscita: 3 Ottobre 2023 
Genere: Romanzo contemporaneo
Pagine: 336 

Il tramonto a Murano, è rosso rubino, viola ametista, blu zaffiro. Così i vetrai chiamano i colori, con i nomi delle pietre preziose che hanno decretato la loro fortuna. 
Marietta Barovier lo ammira ancora un istante mentre attende che anche l’ultima delle sue lavoranti varchi l’uscita. Il commiato è un sorriso. poi la donna, che discende da una facoltosa famiglia di abili artisti del vetro, sbarra la porta. […] 
D’un tratto, le dita si chiudono intorno alla canna da soffio. Sa di non essere più da sola e quella consapevolezza le fa battere il cuore. Tuttavia non si volta. Conosce chi ha violato la sua solitudine. Di lui percepisce tutto: la presenza, l’odore, il respiro. 

 

Il giorno in cui Juliet Meriwether soffiò per la prima volta dentro la canna cava, la massa incandescente, dalla parte opposta, si gonfiò e divenne una sfera. 
Era piccola, adatta alla mano di una bambina. I cristalli in superficie si erano fusi disegnando un motivo a spirali che lei adorava. Era anche imperfetta, lo sapeva, ma non le importava. Era la prima idea cui aveva dato forma e, affascinata, l’aveva guardata acquisire un peso e una dimensione. Nonostante gli evidenti difetti, Juliet le era molto affezionata per questo la teneva al sicuro in un cassetto. 
Quasi sempre. 

Avete amato “La maestra del vetro” e/o “La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier? 
Allora, il libro “La collana di cristallo” di Cristina Caboni è la lettura ideale per te/voi!
“La collana di cristallo” è un romanzo a più voci: dal passato con Marietta Barovier e Marina, fino ai giorni nostri con Juliet. Queste tre donne, hanno in comune la passione per il vetro soffiato, il lettore si ritroverà a sognare nella città di Murano, famosa per la lunga tradizione della lavorazione del vetro.
La protagonista del libro si chiama Juliet Meriwether, una ragazza profondamente insicura, sensibile, dolce, che vive a Seattle, con la passione per il vetro soffiato.
Juliet è cresciuta in una famiglia di “perfettini”, ogni Meriwether si è sempre comportato alla perfezione in ogni ambito, proseguendo la tradizione di famiglia, ovvero di laurearsi in Medicina per diventare dottore.
Juliet, a differenza dei suoi fratelli Paul e Daniel, entrambi dei “perfetti” dottori, si era resa conto dopo qualche mese, di non essere portata per la facoltà di Medicina e aveva deciso di seguire le sue passioni: l’arte. 

<<Sì. E le somigli in modo impressionante.>> 
Povera Gina, stava invecchiando. In realtà lei era molto diversa da sua madre. Ellen era esile e bruna, lei alta e più rossa che bionda. Aveva preso dalla famiglia del padre. Si rese conto di non sapere quanti anni avesse esattamente la tata. Era arrivata negli Stati Uniti quando era poco più di una bambina insieme alla famiglia di suo nonno, di cui si era sempre presa cura. I Meriwether le erano molto affezionati, lei però l’adorava. Era stata il suo sostegno, l’aveva sempre incoraggiata ad ascoltare la voce del proprio cuore.

Sin da bambina, Juliet si era sempre sentita fuori posto, strana, i suoi familiari non accettavano che la loro unica figlia femmina fosse diversa da loro, tanto da portarla in un centro specializzato per i disturbi infanti quando era ancora piccolissima. 
Juliet non aveva nessun disturbo, non c’era nulla che non andasse in lei, era semplicemente una bambina normale, estremamente sensibile, che subiva le pressioni dei genitori, che pretendevano troppo da lei. Juliet aveva avuto la fortuna, di crescere con la sua tata Gina, che a differenze dei suoi genitori, era l’unica ad appoggiarla in ogni cosa. 

La prima volta che i suoi genitori l’avevano portata in un centro specializzato per i disturbi infantili era piccola. Juliet non ricordava esattamente quanti anni avesse. Le loro espressioni però le ricordava bene: dapprima incredule, dopo affrante. Perchè non c’era nulla che non andasse in lei, e nonostante quello non raggiungeva gli obiettivi.
Era diversa. 
L’avevano abbracciata, ricoperta di attenzioni. Non si sarebbero mai arresi, le avevano detto. […]
Non era più quella bambina; eppure Juliet continuava a sentirsi come allora: inerme, diversa. Strana.

Era stata proprio grazie a Gina, che Juliet, aveva scoperto il significato della bellezza, osservando alcune opere d’arte in un Museo. Gina ha sempre supportato Juliet, invitandola ad ascoltare sempre il suo cuore. 
Juliet ama vedere il vetro soffiato che si gonfia in attesa di prendere forma, è come se con le sue mani realizzasse una piccola magia. 
Juliet aveva ascoltato il suo cuore, partecipando a una selezione molto rigorosa, per accedere in una prestigiosa scuola di maestri del vetro di Murano. Solo dieci studenti in tutto il mondo venivano ammessi nella prestigiosa scuola di Murano, e Juliet era riuscita a vincere il concorso, che le avrebbe permesso di realizzare i suoi sogni e di scoprire le sue radici italiane della sua famiglia. 

Aiutarti…Con un peso sul cuore li osservò uno per uno. Perchè non la capivano? Agitata, i pensieri che le turbinavano in testa, si domandò perchè continuassero a trattarla come se fosse una bambina sconsiderata. Poteva convincerli che si sbagliavano? 
Non sapevano, riflettè. Non la conoscevano. Non era mai stata davvero sincera con loro. Pensò al giorno in cui la tata l’aveva condotta al museo del vetro di Chihuly Garden, al mondo sottomarino sul soffitto, due enormi conchiglie riposavano su letti di alghe. Al giardino incantato che lo circondava. Qualcuno aveva posato tra gli alberi e i cespugli boccioli e corolle trasparenti, enormi opere colorate che reclamavano attenzione con il loro messaggio di fantasia e creatività. Ma era stato davanti al fautore di quella meraviglia, che aveva compreso di aver trovato il suo mondo. Il posto in cui poteva sentirsi a suo agio. Finalmente accettata per ciò che era. 
Ma loro non lo sapevano. 
Se si fosse aperta invece di continuare a nascondersi dietro qualche scarna notizia, l’avrebbero compresa? Lottò contro l’istinto che la scongiurava di tacere. Doveva essere sincera! Sconfiggere la paura del loro giudizio, smettere di farsi dominare dall’insicurezza. Erano i suoi familiari, non le avrebbero mai fatto del male. 
<<Io non sono come voi, è vero. Ma c’è una cosa nella quale io sono brava. Conosco il fuoco. So quanta potassa e soda aggiungere alla sabbia prima di infornare per quanto tempo arde il composto prima di fondere. Come accarezzarlo, il vetro, come blandirlo. Vedo le fattezze, il profilo, la forma perfetta. Percepisco il movimento, lo imprimo nella massa. Io creo. Conosco la materia. E quando sono davanti alla fornace sono felice.>> 
Il cuore le batteva forte. Non aveva mai rivelato a nessuno quelle cose. In quel momento, si sentiva esposta, ma sperava che finalmente la vedessero per ciò che era: una vetraia, un’artista. Una persona che aveva sogni e progetti, e che desiderava raggiungere i propri obiettivi. 
Anche se non era alla loro altezza.

In occasione della cena di famiglia, Juliet, comunica ai suoi familiari che è stata ammessa alla scuola per vetrai più prestigiosa del mondo a Murano. I genitori e suo fratello Paul, non vogliono che Juliet parta per Murano; l’unico che si dimostra felice per lei, è suo fratello Daniel. Ma Juliet, cerca di spiegare ai suoi genitori, i suoi sentimenti, come si sente sicura di sé stessa mentre lavora il vetro… ma i genitori, non accettano che il suo mondo sia fatto di creatività, perchè per loro la cosa più importante è la razionalità. 
Ma Juliet non sente ragioni, per la prima volta decide di ascoltare il suo cuore, non vuole rinunciare all’opportunità di realizzare il suo sogno più grande, anche se questo vuol dire litigare con i suoi genitori, con Paul e anche con Daniel, per trovarsi da sola dall’altra parte dell’Oceano. 
Prima di partire, la sua tata Gina, le aveva consegnato un amuleto, una collana di cristallo, sussurrandole parole misteriose: <<E’ tua, perchè le somigli così tanto.>> 

<<No, tesoro mio. Tu sei solo te stessa. Lo sei sempre stata nonostante i loro tentativi di cambiarti.>> Le accarezzò i capelli. <<Tu sei come lei.>> 
Lei? A chi si riferiva? In quel momento faticava persino a pensare.
<<Non riesco a seguirti.>> 
<<Non ha importanza. Ciò che conta davvero è che andrai a Venezia.>>
<<Io… non lo so, tata. Non so più nulla.>> Ci sarebbe andata davvero? 
<<Devi farlo, gioia mia.>> 
Gina le afferrò la mano e ci posò sopra un astuccio. <<Adesso è nelle tue mani.>>
Non capiva, pensò aprendo il cofanetto. E poi spalancò gli occhi. 
Su un letto di velluto rosa sbiadito dal tempo un filo di perle brillava sotto la luce. <<Perle di Venezia.>> 
Lanciò un’occhiata sorpresa alla tata. Erano montate in oro. Murrine, rosette, sfere a lume. Erano antiche, preziose. Una piccola fortuna. Tra le sue dita divennero improvvisamente calde. 
<<Non posso accettarle.>>
<<Invece puoi e devi. Lei sarebbe contenta che le avessi tu. Riportale a casa, Juliet. Al luogo a cui appartengono.>>

Gina le aveva sempre parlato nella sua lingua madre, un ricordo che apparteneva ai momenti felici della sua infanzia, quelli dei loro segreti. Le aveva sempre detto che era una bambina speciale, fortunata, che discendeva da un’importante stirpe di origine italiana. A differenza di suo padre, che non amava parlarne, la tata l’aveva sempre spronata ad approfondire la sua conoscenza del Bel Paese e a coltivare la sua naturale attitudine per l’arte e la creatività. Le piccole sfere erano asimmetriche, realizzate una per una. Alla luce dei nuovi eventi i racconti della sua infanzia assumevano un contesto diverso. 
Misterioso.
E’ tua da quando sei nata. 
Apparteneva alla sua famiglia da sempre, le aveva detto. 
Ma allora perchè non era stato suo padre a consegnargliela?

Juliet non ha idea di cosa significhi ma, arrivata nella colorata isola attraversata dai canali, sente che la collana le dà la forza di affrontare ogni cosa, anche quando si ritrova senza borsa e senza un posto per dormire. 

Camminò perchè non poteva stare ferma, o sarebbe stata investita dalla marea di turisti che le si affollavano intorno. Circondata dal vociare indistinto della gente, dallo sciabordio delle acque solcate dagli scafi, guardò alla sua sinistra. Doveva raggiungere la parte opposta del canale. Salì sul Ponte degli Scalzi, così diceva la cartina che aveva acquistato all’aeroporto. 
E poi fu come se tutto si allontanasse. I pensieri, le preoccupazioni. Niente aveva più importanza mentre camminava avvolta dall’odore salmastro dell’acqua. Era come se gli occhi non gli bastassero, non riuscissero a cogliere l’immensità di ciò che la circondava. 
La bellezza era sempre stata nella sua vita. Le aveva permesso di notare aspetti che agli altri sfuggivano, e che per lei erano puntelli sui quali costruire il suo avvenire. Credeva di essere preparata alla bellezza. Di conoscerla. Ma adesso che attraversava le stradine sulle quali si affacciavano vetrine, botteghe artigiane, ristoranti ne era travolta. E più si inoltrava nel cuore della città, più le emozioni diventavano intense, come se dopo averne sfiorato la superficie, vi si fosse immersa uno strato alla volta. 
Quanti passi avevano percorso il selciato delle calli per consumarlo a quel modo? Aveva l’impressione che le smussature addolcissero la pietra, e le persone che l’avevano preceduta vi avessero segnato le loro storie. La strada si restrinse e istintivamente Juliet allargò le pareti dei palazzi che si levavano verso il cielo uno di fronte all’altro. Calle Varisco. 
Era come trovarsi in un’altra dimensione, una bolla temporale. Non c’era differenza tra lei e qualsiasi altra donna che secoli prima aveva compiuto il medesimo gesto.

E’ così che il lettore conoscerà Marcus Quintavalle, il figlio di Jacopo, titolare della prestigiosa scuola di vetrai. Marcus è un ragazzo molto intelligente, bello, che dopo essersi laureato in ingegneria a Vienna, aveva deciso di aiutare il padre con la scuola. 
Marcus cerca di rassicurare sin da subito Juliet, offrendole l’opportunità di alloggiare una settimana prima dall’inizio delle lezioni nella sua scuola. 
Juliet rimane affascinata dalla premura e dalla cortesia di Marcus, che le farà conoscere ogni angolo di Murano. 

Gli si lanciò tra le braccia! Fu puro istinto, e quando lui le accarezzò i capelli in un gesto dolorosamente familiare si irrigidì. <<Scusami>>, mormorò indietreggiando. […] 
Posò la mano sul suo palmo e quando lui l’avvolse nella propria rabbrividì. Non era a disagio, ma non era nemmeno abituata a stare così vicino a qualcuno. Invece Marcus sembrava affrontare il mondo con le braccia spalancate.

 

<<Sei una ragazza particolare, Juliet Meriwether.>>
<<Sono anche mezza italiana. Mio nonno lasciò l’Italia quando era giovane…>> 
<<Dunque il tuo è un ritorno?>>
Lo era? Si chiese Juliet. <<No, francamente nessuno è interessato alle nostre origini a parte Gina.>>
<<Tua nonna?>> 
<<Una specie. E’ lei che mi ha dato la collana.>> La tirò fuori, facendola dondolare davanti a sé. 
<<Rideresti se ti dicessi che indossarla mi fa stare… meglio?>>
<<Perchè dovrei farlo? Ognuno ha i suoi portafortuna. Io, per esempio, colleziono vecchie musicassette.>> 
La sfiorò con le punta delle dita, studiandola con attenzione. <<E’ molto antica…direi almeno un paio di secoli.>> […] 
<<La mia famiglia è molto… orgogliosa di quello che ha realizzato. Il passato per loro non conta. Sono tutti medici di grande successo, a parte me. >>
<<Loro non apprezzano il fatto che tu sia un’artista?>> Il sorriso le morì sulle labbra. 
<<GIà. Non sono esattamente orgogliosi di quello che faccio.>> Marcus aveva compreso ogni cosa senza dovergliela spiegare. 

Dopo una settimana trascorsa a Murano, Juliet sente di appartenere a quella città ed è determinata a dimostrare a Marcus e a Jacopo, la sua bravura. Ma Juliet è l’unica ragazza ammessa al corso della scuola di vetrai, e dovrà affrontare molti pregiudizi e ostilità, soprattutto da parte del maestro Jacopo, che cerca di ostacolarla in ogni modo. 
Jacopo a differenza del figlio, ritiene che una donna non debba lavorare in una fornace e cerca di sminuire la bravura di Juliet. 

Jacopo fece per parlare, poi si allontanò dal figlio, fermandosi davanti a uno dei forni. Controllò il calore e accostò lo sportello all’imboccatura. 
<<Certo, se aveva proprio bisogno…> bofonchiò.
<<Ma sai come la penso. Ero contrario fin da subito alla sua ammissione.>>
Marcus si limitò a sollevare un sopracciglio continuando a tracciare segni sul blocco. Davanti a lui c’erano diversi prospetti, disegni che suddividevano lo spazio. <<Ho altri problemi al momento, papà. E francamente non riesco a capire perchè continui a ragionare in termini così antiquati.>>
<<Guarda che ti sbagli. Io penso solo alle difficoltà oggettive. La fornace non è un luogo adatto a ragazzine che non sono nemmeno in grado di sollevare una canna da soffio. E se inciampasse? A parte il pericolo per sé stessa manderebbe a fuoco tutto, ti rendi conto?>> 
<<E’ accaduto solo una volta e non mi pare fosse coinvolta una ragazza.>>
<<Vedi che ho ragione? Adesso sarà ancora più pericoloso!>> 
<<Rilassati, papà. Abbiamo gli estintori e siamo in grado di affrontare ogni emergenza.>> 
<<Per te è facile parlare così. Ma io sono il proprietario… sempre io quello che è responsabile di tutto. Significherà pur qualcosa.>>
La penna di Marcus si arrestò, lui sollevò lo sguardo. 
<<Sì, papà, vuol dire che sei in una posizione difficile… e io sono qui per risolverla. E’ per questo che mi hai fatto venire a Venezia, giusto?>>

E’ così che una sera, Juliet, troverà nella sua stanza un vecchio taccuino, che apparteneva a un vetraio, con tutte le spiegazioni necessarie per lavorare il vetro. 
E sarà grazie alla sua collana e al suo taccuino, che Juliet dimostrerà a tutti la sua bravura, aiutando anche gli altri ragazzi del corso. 
Ma quella collana nasconde la storia della sua famiglia, e in una perla di cristallo è incastonato lo stesso stemma che spicca sul Palazzo che ospita la fornace. 
Juliet deve scoprire quale è il segreto che si cela su quella collana e sulla sua famiglia. Ed è così, che entrano in gioco le altre due protagoniste femminili: Marietta Barovier e Marina, due donne del passato che hanno dimostrato la loro intelligenza e bravura nel lavorare il vetro. 
Tra una pagine e l’altra, il lettore si ritroverà tra calli incantate in cerca del passato. 

Marcus era a poca distanza, la guardava. L’aveva seguita, era stato lì tutto il tempo?
Lo raggiunse. Lui allargò le braccia e lei si rifugiò nel suo calore, abbandonandosi al conforto della sua stretta. 
<<Va tutto bene?>> 
Annuì. Come le era mancato il suo profumo. 
<<Ti va di andare a bere qualcosa?>>
Juliet si scostò, gli occhi nei suoi. <<Perchè?>>
Lui aggrottò la fronte. 
<<Per quale ragione?>> Chiese lentamente. 
Le accarezzò il viso con la punta delle dita. <<Perchè mi piace stare in tua compagnia, mi piace come ridi, come parli e persino quando mescoli le frasi così tanto che non capisco nulla.>> 
Non continuò, Juliet si era sollevata in punta di piedi, gli aveva circondato il viso con le mani e adesso lo stava baciando come aveva desiderato fare fin dalla prima sera, quando lui l’aveva guardata, l’aveva vista ed era rimasto al suo fianco.

La scrittrice Cristina Caboni con “La collana di cristallo” intreccia il fascino di Murano, con la storia di una ragazza che scopre la propria forza guardando alle donne che, prima di lei hanno provato a farsi strada, e a un futuro che non le fa più paura, ma è pieno di voglia di vivere. 
I temi trattati sono il cristallo di Venezia, il coraggio, i pregiudizi, la bellezza, l’arte, i rapporti con i genitori, la morte e l’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, leggero e magico, grazie alla bravura della scrittrice di trasmettere al lettore la maestosità e bellezza del vetro. 
I personaggi sono strutturati bene, con ampie descrizioni e trasportando il lettore tra le vie di Murano, emozionandolo fino alla fine della storia. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere la storia di Murano, a chi desidera leggere una storia che ha come protagoniste donne forti e coraggiose, che hanno sfidato la società maschile. 
Buona lettura 📚📚!!

“La rotta delle stelle” di Cristina Caboni

Titolo: La rotta delle stelle
Autore: Cristina Caboni
Casa Editrice: Garzanti
Collana: Narratori moderni
Data uscita: 21 Ottobre 2025
Pagine: 272
Genere: Romanzo contemporaneo

<<Prima ballerina della Scala, Marigold. Lo sai cosa c’è in gioco.>>
<<Sì.>> Annuì, incatenata al suo sguardo, contagiata dall’espressione sul suo volto, assaporando le sue parole. La sua forza persuasiva.
<<Questa sera cambierà tutto, devi essere pronta.>>
<<Lo so.>>
Le avevano assegnato un ruolo da protagonista nonostante la giovane età e dopo un anno appena di permanenza alla Scala, perchè era la migliore… non era mai accaduto prima. Il suo, le avevano detto, era un talento che si vedeva di rado. Inspirò profondamente. Era quasi in cima, il sogno si stava avverando.”

La protagonista del libro si chiama Marigold Icardi, una giovane danzatrice molto talentosa, prima ballerina della Scala di Milano. Marigold ha la capacità di sentire la musica, di associare a ogni nota un colore; per questo motivo si muove con grazia, sinuosità e delicatezza, ed è la più brava ballerina della Scala.
Marigold è stata scelta per rappresentare l’opera di Giselle, un incarico molto prestigioso e che non ammetteva errori. Lei era Giselle e al suo fianco c’era Oscar, nelle vesti di Loys, un ballerino abile che trasmetteva la sua passione sul palco e insieme avevano frequentato la scuola a Londra.
Marigold e Oscar, lavorando ogni giorno insieme e condividendo la stessa passione per la danza, avevano iniziato a frequentarsi. Marigold sapeva benissimo, che mischiare il lavoro con i sentimenti, era pericoloso, glielo ripeteva continuamente la sua amica e truccatrice Vania, ma lei e Oscar si amavano, ed era proprio grazie al loro amore, che riuscivano a trasmettere al pubblico la passione e le emozioni.

Perfetta? Quante volte aveva usato quella parola? Ossessione, ecco cos’era. Eppure, non era meravigliata. Lo conosceva. Sapeva che la perfezione per lui era fondamentale. Un istante nel quale ogni cosa andava al suo posto: la musica, il movimento, il corpo, il respiro. E allora la danza diveniva pura arte, straordinaria bellezza.
Non era forse quello il loro compito?
<<Sarai la migliore, Marigold, dopo mi ringrazierai e festeggeremo insieme. Io e te, pensaci. Il mondo della danza sarà ai nostri piedi. Ci inviteranno ovunque, scriveremo una nuova pagina di storia.>>
La teneva per le spalle, la fissava. In quel momento si guardò con gli occhi di lui.
Perfetta.
Loro due insieme lo erano.
E allora percepì dentro di sé il cedimento, quell’allentarsi della volontà che precedeva la resa.

Ma la sera della prima teatrale, mentre Marigold era una perfetta Giselle, sentì un dolore insopportabile al ginocchio, un dolore così acuto che la fece cadere all’improvviso durante una piccola pausa tra una scena e l’altra.
Marigold fu portata d’urgenza in ospedale, ma lo spettacolo doveva continuare anche senza di lei, venne sostituita da Elaine, una ragazza scaltra, invidiosa e con poco talento.

Il tempo si dilatò, il mondo perse consistenza. Fu adagiata su una barella, qualcuno le sistemò la testa sopra un cuscino.
<<Tranquilla, tesoro, ci sono io con te.>>
Si aggrappò al braccio di Vania.
<<Oscar>> le chiese. L’amica sorrise, ma non rispose. Marigold lo cercò tra le persone che si erano assiepate intorno per salutarla. Lui era lontano, dietro tutti. Elaine era al suo fianco. Parlavano, le teste vicine.
Finalmente Oscar si accorse di lei. Ma restò dov’era.
<<Devo andare, devo cambiarmi…>>
Marigold intuì le parole più che udirle.
Certo, lo spettacolo doveva continuare. Lei doveva capire, doveva accettare. Oscar aveva perso fin troppo tempo e il secondo atto ormai era imminente. Marigold sapeva come andavano queste cose, non era la prima ballerina che si infortunava. Eppure, ebbe l’impressione che, mentre lui si allontanava, il cuore le si fosse fermato, si fosse spezzato.

Marigold si ritrovò da sola a dover metabolizzare il grave infortunio, una pausa forzata dalla danza che era tutta la sua vita. Marigold pensava che l’uomo che amava, l’avrebbe aiutata e sostenuta, che sarebbe stato al suo fianco in questo momento difficile, ma non fu così, perchè Oscar era convinto che Marigold non aveva voluto fermarsi in tempo, quando la situazione non era così grave.

<<Solo chi sa di non valere nulla teme di perdere tutto. Tu no, Marigold. Tu sai chi sei, cosa sei capace di fare. Sei migliore delle persone che si ostinano a difendere ciò che non gli è mai appartenuto.>>
No che non lo era. Eppure quelle parole franche, quasi brutali, ebbero l’effetto di una doccia gelata. Marigold chinò il capo rincorrendo le briciole sulla tovaglia con la punta del dito.
<<Ero convinta di vivere in una realtà grande e meravigliosa. Pensavo che sarebbe stato così per sempre.>>
Vania annuì. <<Lo so. Ma vedi tesoro, l’unica cosa davvero certa della vita è che tutto cambia.>>

Marigold è sola a Milano, deve trovare al più presto una sistemazione perchè aveva disdetto l’affitto della casa a causa della tournée teatrale in giro per il mondo. Marigold non ha più certezze, non ha più i genitori, morti in un incidente autostradale qualche anno fa, ha solo una persona a cui chiedere aiuto, l’anziano zio Domenico.
Lo zio Domenico vive a Draconia, un piccolo paesino della Sicilia, il luogo in cui è nata e conserva la storia della sua famiglia.
Appena lo zio, sente che la sua adorabile nipote ha bisogno di lui, prende il primo aereo per Milano. E’ così che Domenico convince la nipote a tornare a Draconia, il luogo ideale per rimettersi in forma dopo l’intervento e riflettere.
Immaginatevi un piccolo paesino siciliano affacciato sul mare, caratterizzato da paesaggi pittoreschi e profumi intensi, pieno di miti e leggende che permeano la storia.

Draconia sorgeva a poca distanza da Taormina ed era divisa in due parti, una affacciata sul mare, una più in alto, abbarbicata sulla collina e dominata dalla chiesa barocca in pietra chiara. Un ponte di roccia che aveva tutta l’aria di esserci sempre stato, collegava la città alta alla spiaggia. […]
Osservò il tramonto e per un istante, mentre il sole si immergeva infiammando il blu, tutto si quietò. Era come avvertire il silenzio più profondo, era come quando Desy le indicava le stelle e Marigold aveva l’impressione di rimpicciolire, diventare un granello di polvere dell’universo. E nulla aveva più importanza.
Fu allora che sentì la campana. Era un rintocco lontano, che le entrava dentro, un ritmo dolente, capace di accarezzarle l’anima e di attirarla a sé. Si voltò verso la chiesa alle sue spalle. Strano, non proveniva da lì e non era nemmeno una di quelle registrazioni che si udivano di frequente in città. Il suono si smorzò fino a cessare del tutto, come il vento. I pensieri adagio riacquistarono consistenza. Una nave segnalò il suo passaggio al largo della costa.

Marigold è affascinata dalla storia di Draconia, soprattutto perchè da quando è tornata, sembra sia la sola a sentire il suono di una campana, che pare provenire dal mare.
Marigold si sente fuori posto, anche se a Draconia è stata accolta con affetto dallo zio e da Carmela, che la vizia con i suoi piatti tradizionali.
Marigold continua a pensare alla vita che ha perduto, alle fatiche e rinunce che aveva fatto per tutta la vita, per arrivare a diventare la prima ballerina della Scala. E adesso, che cosa avrebbe fatto?
Lei era nata per danzare, per stare sul palco, ma al momento il tutore non le permetteva di fare nulla.
Ed è proprio a Draconia, che conosce un gruppo di ragazze: Emma, Rosanna, Teresa, Anna, Calogera, Mina, Agata e Grazia, che si vedevano tutti i giorni verso l’alba per passeggiare insieme.
Marigold inizia a prendere parte a queste passeggiate, in compagnia del suo bastone da passeggio, ogni passo rappresentava una piccola vittoria sul tutore.
Insieme alle sue nuove amiche, Marigold si sente pronta a lasciarsi alle spalle il passato e aprire il suo cuore a nuove opportunità e a nuovi amori.
A Draconia, conosce un ragazzo di nome Jonathan Miller, che ama il mare e si occupa di ascoltare il canto delle balene… Jonathan risveglierà in Marigold, emozioni che non aveva mai provato, fino a farle vibrare l’anima.

All’inizio era stata talmente concentrata su sé stessa da non vedere altro; poi, quando aveva creduto che fosse tutto finito, quando non sapeva più chi era, tra le crepe che la ricoprivano era penetrato qualcosa: una carezza, una parola gentile, una sgarbata che l’aveva sconvolta e spronata a reagire.
E lei aveva iniziato a cambiare, o forse semplicemente a crescere.

Grazie alle sue nuove amiche e a Jonathan, Marigold cercherà di indagare sui miti e leggende che dominano Draconia, in particolare è determinata a trovare la campana, che custodisce un segreto della sua famiglia.
Marigold si ritrova in una ricerca che la spingerà a interrogarsi sul senso dell’appartenenza, sul peso dei pregiudizi. Perché a volte, conoscere il passato, porta con sé a verità sconvolgenti che rischiano di rompere ogni equilibrio.
E mentre il sole si alza e il mare riflette i primi bagliori del mattino, Marigold prova a fare pace con i suoi fantasmi e della sua famiglia.
Perchè bisogna aprire il proprio cuore e fare pace con il passato, per lasciarsi andare a nuove opportunità.
Riuscirà Marigold a cancellare i pregiudizi sulla sua famiglia?
Riuscirà Marigold a costruirsi una nuova vita?

Tacque assaporando il momento. Dopo un lungo minuto le parole trovarono da sole la strada. <<Sto ricominciando la mia vita da capo.>>
Era un concetto vago, avrebbe dovuto spiegarsi meglio. In realtà Marigold non sapeva nemmeno perchè glielo stesse raccontando, ma aveva desiderato dirglielo, mostrarsi com’era.
Jonah la guardava, in attesa che lei continuasse.
<<Ero qualcuno, adesso non sono più nulla. Eppure, non mi sono mai sentita tanto viva. Questa sera è stato… non trovo le parole. Sembra che la vita ti risarcisca di quello che ti ha preso.>> […]
<<Credo che tu sia molto coraggiosa, ci vuole una grande forza d’animo per trovare una strada nuova. Quando hai superato un ostacolo il mondo ti fa più paura, ma allo stesso tempo non ha più i confini tanto tenuti.>>
<<Ci sei passato anche tu.>>
<<Credo che sia capitato a tutti di rivalutare le proprie convinzioni. Gli schemi di vita ogni tanto falliscono o richiedono un aggiustamento.>>
Sì, era vero. Era una rotta che aveva bisogno di essere perfezionata. Ma ciò che sorprese davvero Marigold era il fatto che in quei mesi lei aveva creduto di essere al centro del mondo: come se solo lei fosse caduta, come se solo lei fosse stata tradita, come se solo lei avesse perduto ogni cosa. Invece non era speciale, non in quel senso almeno. In un modo o nell’altro le persone sostenevano il peso delle proprie esistenze. E la meraviglia. La gioia. Tutto quel dolore che l’aveva afflitta si stava ritirando un po’ alla volta lasciando uno spazio che adesso era libero, per contenere qualcosa di nuovo.
Cosa ci avrebbe messo dentro dipendeva dalle sue scelte.

La scrittrice Cristina Caboni dopo aver pubblicato numerosi bestseller venduti in tutto il mondo, torna in libreria con una nuova storia fatta di suoni, atmosfere incantevoli, ma anche di sogni infranti e di rinascite.
Con “La rotta delle stelle”, Cristina Caboni conferma di avere una sensibilità fuori dal comune e dona al lettore una storia profonda, umana, rammentando al lettore l’importanza di custodire le proprie radici, anche quando il passato è insidioso, oscuro e traumatico, perchè a volte le risposte alle domande più intime si trovano nei luoghi più impensabili.
I temi trattati sono la danza, la forza delle donne, la famiglia, la guerra, la speranza, il mare, i miti e le leggende, la riscoperta di sé, i tradimenti, ma anche l’amore e l’amicizia che possono curare le cicatrici del cuore.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante e profondo, ogni capitolo si apre con una citazione che riguarda il mare, l’oceano e le creature che abitano i mari.
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni psicologiche e fisiche, che permettono al lettore di affezionarsi non solo alla protagonista Marigold, ma anche all’anziano zio, all’affascinante Jonathan e al simpatico gruppo di donne di Draconia.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro che racconti una storia di rinascita, perchè è proprio quando la vita ti spezza in due, che bisogna trovare la forza di rialzarsi e reagire.
Buona lettura 📖!!


“La ragazza senza radici” di Cristina Caboni

Titolo: La ragazza senza radici 
Autore: Cristina Caboni 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Edizione: 2
Data uscita: 22 Ottobre 2024 
Pagine: 288 
Genere: Romanzo contemporaneo 

La figura sovrasta le altre. Un uomo alto e biondo. Lo segue con gli occhi. C’è qualcosa in lui, nel modo in cui cammina, nel modo in cui affronta lo spazio, che l’affascina.
Un ricordo affiora. Un altro uomo. Un altro tempo.
Il cuore prende a batterle forte. 
<<Non è possibile>>, si dice. <<Non è possibile>>, ripete. Eppure, continua a fissare lo sconosciuto che adesso si volta e l’osserva a sua volta. Gli occhi, le labbra sottili, l’espressione grave che in un istante diventa beffarda e derisoria. […]
<<Era lui, Nikolaj. Era mio figlio.>>
Riccardo apre la bocca, poi la chiude. Le sorride. C’è una pena infinita nei suoi occhi.
<<Miranda, tuo figlio è morto.>>

La narrazione si sviluppa nel 2007, tra Sanremo, Nizza e Parigi. La protagonista del libro si chiama Adeline Weber, una ragazza che lavora presso gli archivi del comune di Nizza. 
Adeline era molto brava nel suo lavoro, oltre ad incrociare i dati statistici, si lasciava guidare dalla passione della sua occupazione, al punto da farsi coinvolgere nella vita delle persone che si recavano in comune alla ricerca di un genitore, un figlio o un parente. 
Ma una mattina, si presenta in comune una donna anziana di nome Miranda Gravisi Barbieri, che vuole avere informazioni su un figlio che credeva morto alla nascita. Miranda vive a Sanremo, insieme a suo marito Riccardo, e in occasione del concorso enologico tenuto nella sua proprietà, la donna aveva incrociato lo sguardo di un uomo alto e biondo. Miranda l’ha riconosciuto subito: è Nikolaj, suo figlio. Quando, Miranda aveva partorito era minorenne, non era sposata e aveva dato alla luce un bellissimo bambino di nome Nikolaj. Purtroppo, dopo qualche ora dal parto, le condizioni di salute di Miranda si erano aggravate, tanto da entrare in coma e al suo risveglio, le avevano comunicato che suo figlio Nikolaj, era morto. Da allora, Miranda ha cercato di superare il dolore della morte del figlio, rifugiandosi nella sua tenuta e nella vigna. 
Ma adesso, Miranda vuole conoscere la verità, sente che suo figlio Nikolaj è vivo. Per questo motivo, Miranda si era recata in comune a Nizza, per avere informazioni su suo figlio. 

Miranda si lasciò abbracciare. Era quello il rimedio per un cuore spezzato: l’amore e gli abbracci. E lei, per fortuna, li aveva entrambi. Così, mise da parte la disperazione che continuava a stringerle la gola, la relegò nel luogo in cui l’aveva confinata anni prima, nel momento in cui aveva deciso di vivere. Continuava a sentirla, naturalmente. Era là, ai limiti della coscienza. Ma ora al dolore profondo e antico della perdita si era unita un’ombra, vischiosa, oscura e gelida; erano l’incertezza, il sospetto e il dubbio che qualcuno le avesse portato via suo figlio. 
Ma perchè? Chi avrebbe potuto farle una cosa tanto crudele? 
Non riusciva a concepire una tale mostruosità. Forse le cose erano andate diversamente. Forse c’era una spiegazione. 
E poi comprese che non le importava. 
Voleva solo ritrovare suo figlio.

E’ così, che Miranda conosce Adeline, che l’aiuterà a trovare suo figlio, lasciandosi trasportare dalla storia del suo passato. Adeline, sa che non dovrebbe assecondare le richieste di Miranda, perchè il passato è passato e va lasciato dov’è. E questo Adeline lo sa bene…
Adeline è cresciuta in una casa famiglia, non ha mai conosciuto i suoi genitori che l’hanno abbandonata appena nata. Non è stato facile per Adeline, ma adesso è una donna realizzata e non deve voltarsi indietro, come continua a ripeterle il suo amico e assistente sociale Damien Martinelle. 

<<Se anche la questione di questo presunto figlio fosse vera, e ho qualche dubbio, cosa avrebbe a che vedere con te?>> 
Adeline battè le palpebre. Perché le faceva quella domanda? Damien conosceva il suo passato, sapeva che era stata abbandonata dalla nascita. Sapeva anche che trovare la sua famiglia d’origine era stato il suo unico obiettivo per molto tempo finché… […]
Per un istante pensò di opporsi, di dare voce all’emozione sorda che la spingeva a ribellarsi a quelle parole. Poi chinò il capo, le dita che si intrecciavano nervosamente. Spinse con la punta della scarpa una pallina, si chinò e la prese in mano stringendola forte. 
Damien aveva ragione. Era tutto vero quello che le aveva detto. 
Il passato non aveva importanza. 
Glielo aveva promesso. Lo aveva giurato quando si era lasciata Parigi alle spalle e aveva iniziato una nuova vita, là a Nizza.

Damien è “l’unica famiglia” di Adeline, per lei è una guida, un faro e un padre. Ma questa volta, Adeline non riesce ad ascoltare le parole di Damien, e decide di aiutare Miranda. In lei, nota la sua stessa emozione, disperazione, lo stesso dolore che prova da quando è nata. 

Eppure, mentre Damien le stava dicendo esattamente quello che lei voleva sentire, qualcosa infondo alla sua anima si era ribellato. Le aveva scalpitato dentro raggiungendo la superficie della volontà: speranza… brillante, profonda e potente. Suo malgrado si era sentita come in passato, mentre, nel buio della notte, circondata dai respiri degli altri bambini, immaginava che presto la sua mamma sarebbe corsa da lei e, dopo averla abbracciata, l’avrebbe riportata a casa. Al luogo a cui apparteneva, dove la sua famiglia l’aspettava. 
Ci aveva creduto così tanto che, non appena ne era stata capace, l’aveva cercata lei stessa, la sua famiglia. Per molto tempo quello era stato il suo unico obiettivo… ecco perchè si era sentita così vicino a Miranda. In lei aveva visto sé stessa. Il medesimo tormento, lo stesso dubbio feroce.

Adeline, da sempre affascinata alla genealogia, inizia a frugare tra vecchi documenti e carte dimenticate alla ricerca di un’indizio, di qualcosa che porti a Nikolaj. Ad aiutarla, sarà proprio il suo ex ragazzo, nonché il suo nuovo capo di nome Juan. 
Sarà l’occasione per Adeline, di analizzare sé stessa, di smettere di vergognarsi del suo passato e di iniziare ad aprirsi… 
Riuscirà Adeline ad accettare il suo passato? 
Riuscirà a raccontare a Juan, che i suoi genitori l’avevano abbandonata?
Riuscirà a trovare Nikolaj? 
Ma Adeline, non sa che ogni famiglia nasconde dei segreti, dei segreti che possono mettere tutto in discussione. 

Quanto potevano essere banali le parole, quanto era immenso e sconfinato ciò che nascondevano. Avrebbe voluto dirgli che le era mancato ogni giorno, che dopo di lui non c’era stato nessun altro con cui avesse voluto trascorrere più di una sera. Voleva dirgli che le dispiaceva per come era andata tra di loro e che con lui era stata felice. Invece si affrettò a prendere le sue cose. Allora sentì un lieve spostamento d’aria seguito dal tonfo della porta che si chiudeva. 
La tentazione di tornare indietro e continuare a parlare con Juan era forte, troppo. Lui ci aveva visto giusto, era stata a un soffio da abbracciarlo. 

Adeline si voltò, il cuore in subbuglio. Lui la guardava come se le leggesse dentro, come se riuscisse a vedere le parti che lei cercava disperatamente di nascondere, di riportare all’ordine, di ridurre al silenzio.

La scrittrice Cristina Caboni, dopo l’incredibile successo del libro “Il sentiero dei profumi”, un bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere, torna in libreria con “La ragazza senza radici”. 
“La ragazza senza radici” racconta una storia emozionante, intensa, molto commuovente, incentrata sul passato e sulle proprie radici, che definiscono e determinano ciò che siamo. Questo, vale anche per la protagonista Adeline, che si sente diversa e smarrita, perchè non conosce le sue radici. 
La scrittrice Cristina Caboni con “La ragazza senza radici”, torna ad emozionare i suoi lettori, con una nuova storia emozionante e profonda. 
I temi trattati sono le relazioni, l’amore, il passato, la casa famiglia, la morte, il vino e la vigna, l’amicizia, la famiglia, il senso di abbandono, la Seconda guerra mondiale, il nazionalismo e le radici, che determinano chi siamo. 

Adeline si irrigidì. Aveva fatto delle ricerche, sapeva che dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti italiani erano stati cacciati dall’Istria e i loro averi confiscati e nazionalizzati. Sapeva anche che i genitori di Miranda erano scomparsi. […]
<<C’era chi credeva davvero nel nazionalismo, nella proprietà collettiva, e poi c’era chi desiderava unicamente vendicarsi e non solo dei torti subiti: era gente violenta, per incorrere nella loro rabbia bastava portare un nome diverso. Appartenere a un’etnia differente[…]
Le persone tendono a riunirsi in gruppi omogenei, si sentono al sicuro all’interno di quei confini, e così facendo escludono gli altri. E’ facile, in seguito, incolparli delle proprie miserie. Comodo, no? […]
Quella gente… non li dimenticherò mai. 
Arrivarono con dei carri e trasportarono all’interno della mia casa dei miei genitori, i loro mobili. C’erano donne che si contendevano gli abiti di mia madre, si pavoneggiavano con i suoi gioielli. […]
Ero furiosa, io… non so cosa mi prese, ma iniziai a urlare, a strappare loro ciò che avevano rubato.

La narrazione è in terza persona, in cui quasi ogni capitolo viene raccontato dalla protagonista Adeline, ma sono presenti anche dei capitoli narrati da Miranda. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, appassionante, profondo, emozionante e commuovente, che evidenziano le relazioni (da quelle familiari, a quelle amorose e d’ amicizia), ma anche le radici profonde di ognuno di noi. 
Ho apprezzato molto, l’idea della scrittrice di inserire all’inizio di ogni capitolo, delle frasi inerenti alla storia e ad alcune curiosità sul vino. 

Tutto possiede un’anima, ne è convinta. Nel caso del vino si tratta di una serie di elementi che si combinano nel terroir, un insieme di fattori ambientali e umani che interagiscono determinando la sua unicità. Chi pensa che il vino sia una semplice bevanda ottenuta dalla fermentazione del succo d’uva si inganna. E’ ben altro: identità, tradizione, natura, abilità. Ma soprattutto mistero. 
Perchè tocca l’anima e la conduce in luoghi inesplorati, dove tutto è possibile. 

Grazie a Miranda, il lettore esplorerà anche il mondo affascinante del vino, della coltivazione della vite, che fanno da sfondo alla storia, una storia che racconta di tutti noi, perchè tutti siamo un intreccio di relazioni, legami familiari e affettivi. 
I personaggi sono strutturati bene, molto profondi ed emozionanti, come la storia raccontata dalla protagonista Adeline, in grado di entrare nel cuore del lettore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano un romanzo profondo, emozionante ed intenso, incentrato sulle radici e sulla famiglia. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che vogliono perdersi nella coltivazione della vite, vi sembrerà di sentire il profumo del vino “speciale” che Miranda ha regalato ad Adeline, un vino pregiato che riposa sul fondale sabbioso del mare, cullato dalle onde. 
Lasciatevi travolgere dalla scrittura delicata di Cristina Caboni… non ve ne pentirete!!
Buona lettura 📚📚!!