“La volta giusta” di Lorenza Gentile

Titolo: La volta giusta 
Autore: Lorenza Gentile 
Casa Editrice: Feltrinelli Editore 
Collana: Fluo 
Data uscita: 7 Ottobre 2025 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Sorrido osservando il casolare di pietra con il tetto spiovente che si staglia contro la vallata inondata dalla luce calda del pomeriggio. E’ mal messo, ma perfetto. Qualsiasi catapecchia può trasformarsi in un castello con un po’ di olio di gomito, giusto?
La bellezza sta negli occhi di chi guarda. 
E’ il mio sguardo ora, non riesce ad abituarsi alla bellezza che ha intorno. Il bosco fitto e misterioso, il gregge di casette di pietra arroccate sul versante della montagna, poco più in là, la vallata verdissima davanti, e il mare, laggiù, all’orizzonte. E’ davvero il mare? Una fettuccia blu, sopra i crinali e sotto il cielo. In certi giorni si vede la Corsica, mi hanno garantito. E io mi fido. 
Sulla porta d’ingresso del casolare c’è un’insegna sbiadita, Locanda. 

Una delle prime cose che farò sarà ripassare le lettere con un pennello. Avrò la mano ferma, quando mi impegno le cose mi vengono. Aprirò tutte le finestre, poi, per far entrare la luce e quest’aria tersa che ora mi solletica la faccia. Lo sapevo che qui si respirava. Ce lo siamo detti subito: si respirerà.
Lo sguardo sarà libero. Poche cose che contano. Ci lasciamo alle spalle il mondo. Ricominciamo, da noi e da un posto incontaminato. Altissimo. Puro. 

Chiudete gli occhi e immaginate il profumo di bosco e di miele, ma anche il calore di un caminetto di montagna che scoppietta e vi avvolge in un abbraccio.
La protagonista del libro si chiama Lucilla, una giovane donna insicura che ogni volta, rivoluziona la propria vita quando si innamora, convinta che sarà la volta giusta. Lucilla se lo chiede sempre, ma le cose non vanno mai come dovrebbero. E’ capitato con il primo ragazzo, Beniamino, soprannominato “lo sportivo”, che lei seguiva a ogni gara di kitesurf, annullandosi completamente; ed è capitato anche con il secondo ragazzo, Matteo “il geometra dei sentimenti”. Lucilla era la segretaria dell’azienda di famiglia di Matteo, ragione per cui si sentiva costantemente in difetto e sotto esame, dato che non riusciva a restare incinta. Lucilla si sentiva sbagliata, inadeguata come donna, notava gli sguardi discriminatori che Matteo e la sua famiglia le rivolgevano e si sentiva soffocare. 

Ma rimaneva quel senso di disagio. Quella voglia di essere diversa. E non sapere proprio come. 
Perchè non riesco a essere una donna uguale alle altre, quelle che gli uomini se li tengono, quelle che sono e si sentono abbastanza?
Non che non ci abbia provato. Ho seguito Numero Uno nelle sue gare di kitesurf in giro per il mondo facendo l’assistente ventiquattrore su ventiquattro, sono stata segretaria in tailleur nella ditta della famiglia del Numero Due, ho fatto la fidanzata perfetta in camicetta di seta del Numero Tre… E ora eccomi qui, ma Enrico non è il Numero Quattro, lui non è un numero. E’ Enrico, è quello giusto. Siamo alla pari, in questo sogno. E poi me l’ha giurato: sono la donna per lui. Lo capisco come nessun altro, ha detto, lo ascolto come nessun altro. Siamo in sintonia. […] 
E’ un nuovo inizio diverso dagli altri, però. Mi concentro su questa diversità. Non sento quel senso di disagio, di inadeguatezza quando sono con lui, perlomeno non molto. Diciamo quasi mai. Va bene, a volte lo sento, ma perchè il problema è in me. Sono io il problema. E non devo pensarci. Devo concentrarmi sul da farsi. 

Ma un giorno, Lucilla incontra Pierre, un uomo ricco che si insinua nel suo cuore e lei è convinta che lui, sarà l’uomo della sua vita. Ma Pierre e Lucilla, appartengono a due mondi differenti, proprio lei che è figlia di un giostraio, non può sposarsi con un blasone come Pierre.
E’ così che Lucilla si ritrova di nuovo sola, sbagliata e sente addosso il peso dell’inadeguatezza e del fallimento. Mentre Lucilla, cerca di capire le ragioni dei suoi sbagli, incontra Enrico, un uomo con diversi interessi, con il desiderio di allontanarsi dalla città per respirare l’aria pura di montagna. 
Lucilla ed Enrico si conoscono da poco, ma lei non ha dubbi: Enrico è quello giusto, per questo motivo la protagonista, lo soprannomina “Enrico Grandi Sogni”. 
Enrico, ha dei sogni ben precisi: vivere in una località sperduta di montagna, all’insegna del Green. 
E’ così, che una sera, Enrico mostra a Lucilla un bando per gestire una locanda di un piccolo paesino a rischio spopolamento sulle Alpi Marittime. 

Cercasi coppia per la gestione di una locanda con alimentari, in un affascinante borgo sulle Alpi Marittime. Sono compresi alloggio e contributo mensile. Il progetto fa parte di un ampio piano volto al rilancio economico dei piccoli borghi storici a rischio spopolamento, attraverso iniziative capaci di rispondere ai bisogni dei residenti, promuovere i servizi turistici eccetera… C’era una postilla, dopo le istruzioni per la compilazione della domanda, una sorta di messaggio pubblicitario: Un’ottima occasione per migliorare la qualità della propria vita e abbassare i costi, rimanendo in contatto con il resto del mondo grazie alla tecnologia. 

Lucilla non ha dubbi, decide di seguire e aiutare Enrico a realizzare i suoi sogni e compila il bando. 
Inaspettatamente, Lucilla ed Enrico vincono il bando, ed è l’occasione perfetta per mettere alla prova la loro unione. 
Ma Enrico è in ritardo, ha qualche problema da risolvere prima di partire e Lucilla si ritrova da sola in montagna a 1200 metri di altitudine, in un paesino di soli quindici anime. 
A valle, l’aspetta la dottoressa Parodi, incaricata dal comune a mostrare la locanda e il piano rigoroso, che la coppia dovrà rispettare, pena squalifica e risarcimento. 
La coppia dovrà sistemare l’intera locanda e aprire dopo un mese, un piccolo negozietto con i prodotti locali e genuini per far conoscere a tutti i visitatori le tradizioni e i prodotti locali. Dopo che la coppia, avrà avviato il negoziato, a Natale, dovrà aprire il ristorante e a Pasqua, la locanda dovrà essere completamente disponibile a chiunque vorrà soggiornare lì per qualche giorno. 
La Commissione e la dottoressa Parodi, si impegneranno a visitare la locanda (senza avvisare), che ogni norma sia stata rispettata. 
Mentre Lucilla prende nota di ogni scadenza e aspetta che arrivi Enrico, conosce Eliseo e Libero, due abitanti della valla, che si riveleranno fondamentali per lei. 
Eliseo è l’anziano della comunità, un punto di riferimento per tutti, il custode delle tradizioni locali, che sin da subito insegna a Lucilla le parole dialettali, le tradizioni e alcune pillole di saggezza sulla vita e sull’amore. 

“Dev’essere stata davvero felice per aver vissuto così a lungo,” commento. 
Eliseo ridacchia. “Ha amato molto, questa locanda soprattutto. L’amore è una bella medicina, ti fa venir meno voglia di andare di là. Certo, ci vuole anche fortuna, e il fisico, ma, dico, l’amore fa la sua parte. L’amore è la seconda regola per campare cent’anni felici. ” 
La prima qual è? E poi l’amore quale? Io ne ho avuti tre, prima di Enrico, uno peggio dell’altro. 
Alla fine, glielo chiedo. 
“L’amore,” sospira. “L’amore per un compagno, per l’alpe, per l’animale, per la musica, per l’estate, per il fuoco nel camino, per un figlio…L’amore.”
“Ah, quello.”
Mi avvicina il cestino del pane. “Cotto in uno dei due forni comuni, che ormai usiamo solo per le feste. E il vostro arrivo per noi è una festa.”
Lo ringrazio chinando il capo. Sono orata. Mi dispiace solo che Enrico si stia perdendo tutto questo. E’ come un abbraccio. Quest’uomo sprizza affetto, e non credo che finga. Anzi non finge per niente. Sembra circondato da un’aura. 

Invece, Libero è un ragazzo giovane, un architetto, diviso tra la montagna e la valle, che possiede una simpatica pecora di nome Abside. Libero, diventerà il fornitore di formaggi esclusivo della locanda e farà assaggiare a Lucilla il “bruss”, una crema di formaggio fermentata, tipica della zona. Libero che con Lucilla, sembra capirsi senza bisogno di troppe parole… 

Siamo un bel gruppo, noi. Bambini, adulti e nuovi giovani come me”, si pavoneggia Eliseo, accarezzando la testa di Tobia, che cammina aggrappato alla sua gamba. “Dedichiamo il nostro tempo libero a mettere il vestito della domenica al paese.”
Mi segno mentalmente quest’espressione per poterla raccontare a Enrico. Mi piace. 
“Non vogliamo che si perdano le tradizioni, che il paese si svuoti del tutto, sempre di più, e per sempre…” […] 
“Io ed Enrico siamo qui per questo. Ci rimboccheremo le maniche. Se arriviamo alla chiesa lo chiamo, così ci dice quando arriva e…”

Ma Lucilla, mentre aiuta Libero ad accompagnare dei turisti francesi, riceve un messaggio da parte di Enrico, il suo Enrico, che l’avvisa che non raggiungerà mai la locanda. 
Lucilla si sente spaesata, ogni cosa intorno a lei, all’improvviso non esiste più…esiste solo un grande buco, una voragine che le squarcia il petto. 
Lucilla si ritrova sola, nel sogno di un altro e con un contratto che prevede la presenza di una coppia, con il conto svuotato da Enrico. Lucilla non sa che cosa fare: restare o fuggire?
Nel mentre, Lucilla verrà aiutata dalla gente del luogo, non solo da Eliseo e Libero, ma anche da Nives, esperta di erbe e madre resiliente, da un giapponese misterioso che vive da solo in un paesino spopolato, che comunica con lei attraverso un traduttore simultaneo e Valentina, d’estate apicoltrice e durante l’anno, maestra in valle. 

Ha qualcosa di luminoso, ed è come se ci conoscessimo da sempre. (A volte si diventa amiche, prima ancora di conoscersi. Così quando ci si incontra ci si riconosce al volo.) Peccato che di me non dico niente. Ma non devo preoccuparmi. Avremo tutto l’inverno che l’hanno inventato a fare, se non per stare accanto al fuoco a chiacchierare? (E ogni tanto controllare che i bambini non rompano pezzi di casa o di sé stessi?) 
Poi pare ripensarci, in fondo non siamo nemmeno in autunno, e allora mi lancia qualche domanda, ma senza incalzare per le risposte. 
Quali sono le mie radici? Da quanto stiamo insieme io ed Enrico? Perchè non è ancora arrivato? Perchè abbiamo scelto questo posto? Preferisco il miele e lo sciroppo d’acero? […]
Tutte domanda a cui non trovo risposta. Ma lei non se l’aspetta. La sua è una cantilena, un incantesimo in cui mi trasporta attraverso il mare dei miei pensieri verso la terraferma.
In fondo non c’è altro modo per arrivarci.
Mi sento meglio, poi mi guardo indietro e torno giù, a fondo. In mezzo al naufragio.
Ho avuto conferma che abbiamo la stessa età, proprio la stessa! Lei però ha tre figli, un marito, un lavoro, una casa. Tutte cose che io ho solo sfiorato e mai ottenuto La guardo così adulta, con tutti i sacrifici che fa, e mi sento inadeguata. Non tanto per le cose che non ho, ma per quello che non sono. Come se non fossi riuscita a trovare un giusto compromesso con la vita e mi fossi intestardita a non accontentarmi. O forse è la vita che mi ha respinta, ogni volta. Forse non ho l’abito giusto per l’invito. (O magari l’invito.) […]
Mi dice cosa faremo insieme in questa o quella stagione, in questo o quel mese. Ha in mente il futuro, e in una parte di questo futuro ci sono anch’io. Io la ascolto in silenzio e penso con dolore e un senso di tradimento al fatto che non la vedrò mai più, perchè domani telefonerò alla responsabile del progetto per disdire l’impegno che ho preso per lasciar andare ancora una volta un sogno.
Lasciar andare anche questo. 

Lucilla imparerà da ognuno di loro, i segreti e le tradizioni del luogo e forse, per la prima volta, Lucilla si sentirà bene da sola, senza dover affidare la propria vita ad altri. 
Da sola, Lucilla sistemerà la locanda, grazie agli abitanti di questo paesino che le insegneranno ogni cosa. La protagonista si ritroverà con Eliseo a cercare tra i boschi, i funghi o a imparare a tagliare la legna, affidandosi completamente a sé stessa e alla natura. 
Tra i boschi, il profumo della legna, dell’erba, Lucilla imparerà ad ascoltare il proprio cuore e a fare pace con le ombre della sua vita. 
Lucilla non ha mai affrontato il dolore di essere stata abbandonata dalla madre, che da un giorno all’altro, ha lasciato la figlia e il marito, per costruirsi un’altra famiglia a quindici fermate di autobus di distanza. Lucilla è cresciuta con il senso di inadeguatezza, pensando di essere stata la causa dell’allontanamento della madre. 
E sarà grazie alla locanda e alla montagna, che Lucilla, avrà modo di guardare dentro il proprio cuore e perdonarsi. 
Ma Lucilla inizierà a comprendere che, quando si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, non ci sono scelte giuste o sbagliare: in città o in montagna, da soli o in coppia, è solo una questione di sintesi personale. 
Quale sarà quella di Lucilla?
Riuscirà a far funzionare e gestire la locanda?

Il castello è il mio. Il lupo non mi fa più paura. Sono io e non sono più sola.
Chissà se esiste davvero la volta giusta. 
Forse, più che giusta dev’essere nostra.
Bè, se esiste, per me è questa. Non è che lo sento: ora lo so. 

La scrittrice Lorenza Gentile dopo aver pubblicato “Le cose che ci salvano” (2023) e “Tutto il bello che ci aspetta” (2024), editi da Feltrinelli, torna in libreria con “La volta giusta”, una storia di rinascita, il momento in cui smettiamo di adattarci agli altri e iniziamo a vivere davvero. 
I temi trattati sono l’amicizia, il dolore, i cambiamenti, le tradizioni, le cicatrici, l’abbandono della madre, la morte, la rinascita, l’amore e la libertà di vivere senza paura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, luminoso, emozionante e profondo, la scrittrice descrive minuziosamente, sia i personaggi (descrizioni fisiche e psicologiche), sia le ambientazioni; infatti il lettore si ritroverà nei boschi, a sentire il profumo dell’erba, del muschio insieme a Lucilla e a Eliseo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice che permettono al lettore di entrare in empatia con ogni personaggio coinvolto. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro di rinascita, alla riscoperta di sé, a chi sta affrontando un periodo buio e ha bisogno di uno spiraglio di luce, a chi ha bisogno semplicemente di vivere in funzione di sé stesso, senza ricorrere ad altre persone.
Buona lettura 📚📚!!

“Il mio nome è Emilia del Valle” di Isabel Allende

Titolo: Il mio nome è Emilia del Valle 
Autore: Isabel Allende 
Traduttore: Elena Liverani 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 20 Maggio 2025 
Pagine: 320 
Genere: Saghe familiari 

Essere donna è un grave limite per aver successo nel mondo in generale, in particolare in una professione quasi totalmente al maschile. 

Isabel Allende torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile durante la seconda metà del XIX secolo. 
La protagonista del libro si chiama Emilia del Valle, nata a San Francisco nel 1866, sua madre Molly Walsh, di origini irlandesi era stata sedotta da un cileno mentre stava prendendo i voti per diventare una novizia. Molly Walsh ai tempi, era una ragazza molto ingenua e buona, ed era rimasta affascinata da questo ragazzo cileno appartenente all’alta società, che dopo essersi approfittato della ragazza e dei suoi sentimenti, l’ha abbandonata. Molly Walsh ha dovuto ricostruire completamente la sua vita, ritirandosi dal seminario con in grembo il frutto del suo peccato. E’ così che è nata Emilia del valle, cresciuta nel quartiere umile di Mission District, sotto la guida di Francisco Claro, soprannominato dalla protagonista “Papo”, il padre adottivo e maestro di origini messicane, che aveva sposato Molly Walsh quando era incinta. 
Emilia del Valle è una donna dotata di una mente curiosa e brillante, pronta a sfidare le norme sociali pur di seguire la sua passione per la scrittura. Grazie agli insegnamenti e alla guida del padre adottivo, Emilia inizia sin da ragazzina a scrivere dei romanzi d’avventura utilizzando lo pseudonimo maschile di Brandon J. Price. Dopo qualche anno, Emilia, guidata dall’impulsività e dalla sua passione per la scrittura, si presenta nella redazione del “Daily Examiner” per candidarsi per il ruolo di giornalista. 
Il direttore, inizialmente scocciato dalla sfrontatezza della ragazza, decide di farle scrivere un articolo sull’omicidio di un certo Arnold Cole. Emilia da brava giornalista, intervista la sua fonte e scrive un articolo brillante, innovativo, il primo da giornalista all’interno del Daily Examiner con lo pseudonimo di Brandon J. Price. 
Emilia per dimostrare di essere una giornalista, ha dovuto affrontare i pregiudizi di essere donna, ma la protagonista è una donna controcorrente rispetto all’epoca narrata nel libro e non ha paura di niente, nemmeno di recarsi in Cile come corrispondente di guerra, per raccontare ai lettori la devastante guerra civile del 1891. 
La protagonista, a partire dall’agosto del 1891, inizia il suo lavoro di corrispondente in Cile e assiste alla rovinosa battaglia di Concón, descrivendo i fatti cruenti e sanguinosi senza filtri ai suoi lettori. 
In Cile, Emilia sente il richiamo della terra, che la porta a indagare sulle sue origini, cercando di ricostruire la storia della sua famiglia. 
Con la determinazione, la forza e l’indipendenza di Emilia, il lettore assisterà in prima persona alla straziante guerra del Cile, in cui la morte, il dolore e la distruzione sono l’unico risultato della guerra civile. 
Lasciatevi travolgere dalla storia di Emilia del Valle, una storia d’amore e guerra, ma anche di scoperta e redenzione, raccontata da una giovane donna coraggiosa che non ha paura di sfidare le norme sociali del tempo. 

La scrittrice Isabel Allende, una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola, torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile, in particolare la guerra civile avvenuta nel 1891. 
I temi trattati sono la storia e la guerra civile in Civile, il giornalismo, i rapporti con i genitori, gli inganni, la religione e i pregiudizi che una donna doveva subire per essere indipendente. 
Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole in alcuni punti la scrittrice si sofferma a descrivere nei minimi dettagli la guerra civile cilena, appesantendo e rallentando il ritmo narrativo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle bravura della scrittrice di contestualizzare i personaggi al periodo narrato. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro profondo, storico, emozionante che evidenzia i fatti tragici della guerra cilena del 1891. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro che ha come protagonista una donna forte, intelligente, disposta a sfidare le norme sociali per essere indipendente. 
Buona lettura 📚!!

“La nebbia e il fuoco” di Roberto Cotroneo

Titolo: La nebbia e il fuoco 
Autore: Roberto Cotroneo 
Casa Editrice: Feltrinelli Editore 
Collana: I narratori 
Data uscita: 15 Aprile 2025 
Pagine: 144 
Genere: Romanzo contemporaneo 

La nebbia e il fuoco sembravano irreali. 
Come se i colpi dei mitragliatori non potessero nuocere a nessuno, incapaci di attraversare la nebbia e anche di prendere qualche direzione. Persino le esplosioni sembrava avessero la sordina. Quel pomeriggio nessuno cadde ucciso. Risalita la nebbia si trovarono soltanto i bossoli. Erano una sessantina. I bambini nei giorni successivi li andavano a cercare e li mettevano dentro scatole di latta. Agitando le scatole diventavano strumenti musicali.
La nebbia spegneva il fuoco e la morte si allontanava come un’ombra.

Avete mai riflettuto sulla parola “insegnamento”? 
Quanti di voi, hanno avuto un insegnante che svolgeva con passione il proprio lavoro?
Sì, perchè insegnare non è solo spiegare un concetto, non è solo interrogare e riempire di compiti i propri alunni; insegnare è un insieme di parole, di concetti, in grado di instaurarsi nella mente di bambini, di adolescenti, che determineranno i propri pensieri e il futuro. 
Insegnare è un atto d’amore, è un fuoco che può bruciare subito, talvolta è necessario più tempo, anche anni, per capire a fondo le parole di un vecchio professore. 
Le parole sono un po’ come delle radici profonde, si insinuano in un angolo della nostra testa e al momento opportuno si ripresentano per farci riflettere e ragionare. 
Questo libro racconta la storia di un vecchio insegnate, diverso dagli altri, che ha fondato il suo insegnamento nella libertà, nella libertà di lasciare che i suoi studenti cercassero autonomamente gli autori, le citazioni che menzionava in classe. 

Se tutti quegli autori che aveva tenuto in disparte era giusto vi rimanessero, o ce li lasciava invece per il nostro futuro. Ce li lasciava perchè quel sistema della libertà era fatto di silenzio, e poi di qualche parola per puntellarlo, certo non per riempirlo. 
Sapeva non romperte l’equilibrio anche quando si metteva a spiegare per due ore.
“Il suono umano più perfetto è la parola; la letteratura, a sua volta, è la forma più perfetta di parola. E il cielo sceglie i più sensibili tra gli uomini e li fa risuonare.”

E’ così che il libro viene raccontato da un narratore, attraverso un flusso di pensieri che pensa al suo vecchio insegnate di inglese del liceo. 
Tutto inizia, quando il narratore dopo quarant’anni ritorna ad Alessandria, il paese in cui è nato, ma che proprio per il suo cielo cupo e grigio, rende le persone e i legami diversi. E’ così che il narratore incontra un suo vecchio amico di nome Giuseppe detto “Gepi”, che con l’indifferenza che contraddistingue Alessandria, si avvicina con la sua bicicletta alla voce narrante per raccontare una vecchia storia dimenticata. 
E’ così che il passato riemerge… In pochi minuti, Gepi racconta che il loro vecchio insegnante Aldo, aveva fatto parte della Resistenza. 

“Era una testa calda”, “Si dice che partecipò a una spedizione dove venne ucciso da un colonnello. Anche se doveva essere solo un’azione dimostrativa. Le cose andarono diversamente. Aldo aveva diciannove anni.” 

Dopo aver pronunciato queste poche parole, Gepi si era allontanato, quasi senza salutare, perchè ad Alessandria le persone non si salutano quasi mai. 
Il narratore si ritrova a riflettere sulle parole di Gepi: come erano arrivati a parlare di Aldo? E perchè Gepi, in pochi minuti aveva recuperato dal suo cervello quella vecchia storia? 
E’ così che il narratore si ritrova a compiere un viaggio nella memoria, storica e personale.

Si trattava di dare voce alla storia. E dare voce lascia sempre un residuo di emozione. Su quel residuo sto scrivendo questo libro. Ma so bene che non si tratta di un residuo. Possibile che io ricordi pochissime immagini dentro la classe? E che le parole che Aldo diceva siano entrate così in profondità nel mio modo di pensare la letteratura e la vita da impedirmi oggi di prenderle, isolarle, spostarle, farne un’immagine raccontabile? 
Mi muovo per frammenti. 

Un viaggio nella città in cui è nato, in cui non sente di essere mai stato felice, una città antieroica, quasi priva di misteri. Questa è Alessandria, con le vaste pianure pianeggianti, il cielo grigio pieno di nebbia, che appesantisce anche gli abitanti. 
E’ così che il narratore racconta Alessandria, la descrive con parole dirette, delineando anche i suoi abitanti. 

Alessandria non era una città per Aldo, c’è troppa pianura. Aldo era vissuto fino a sei anni in un luogo di montagne. Le montagne ti mettono di fronte a un problema da risolvere, varcano il tempo e ti rendono invulnerabile. Per questo la guerra partigiana è una storia di montagne, di una natura impervia che ti difende, ti nasconde. Le pianure al contrario sono spazi slavati, semplificano lo sguardo. Tutta Alessandria era uno spazio slavato, semplificato. 
Aldo invece non aveva niente di semplice, niente di prevedibile. 
Ma una cosa c’era, di Alessandria, che gli assomigliava: la nebbia. Anche la nebbia ti nasconde e ti difende. 

Ma Aldo, il vecchio insegnante d’inglese, aveva fatto veramente parte della Resistenza?
E’ impossibile ricostruire con certezza, dato che ai suoi alunni non gliene aveva mai parlato, non ci sono nemmeno documenti scritti, che riportano il suo nome…
Ma ciò che importa, non è tanto arrivare a quella verità, quanto ripercorrere i luoghi della memoria per arrivare alla memoria dei luoghi.
E’ così che il narratore, racconterà della lotta partigiana, della costruzione del primo GAP (Gruppo d’azione patriottica) del Nord Italia, della piccola impresa del nonno a Cittadella, ma anche della Borsalino, un tempo il centro nevralgico della città per la produzione di cappelli in feltro.
E’ così che il narratore giunge al fuoco della nostra mente, delle nostre passioni e dell’insegnamento…. ma non solo, il narratore racconta un episodio molto importante avvenuto ad Alessandria, in cui il fuoco e la nebbia sono stati i protagonisti della guerra di liberazione dai nazifascisti.

Aldo è il silenzio, l’oblio che è un diritto di tutti. Non quello di essere dimenticati, ma quello di lasciarsi ricordare davvero.
E’ l’ultimo soldato, l’ultimo partigiano sulle montagne, che però sa bene che la guerra è finita. 
Ma non vuole stare in prima fila.

Lo scrittore Roberto Cotroneo, autore di molti romanzi di successo come “Presto con fuoco” (1995, Premio selezione Campiello, Premio Fiesole), “Otranto” (1997), “Questo amore” (2006) e “Loro” (2021), giusto per citare qualche suo libro, torna in libreria con “La nebbia e il fuoco”. 
Roberto Cotroneo in “La nebbia e il fuoco”, racconta la storia di Aldo, il suo insegnante d’inglese del liceo che ha alle spalle un passato da partigiano. Cotroneo ripercorre un viaggio, un viaggio alla riscoperta della storia e dell’insegnamento. 
I temi trattati sono la storia, il GAP (Gruppo d’azione patriottica), l’importanza delle parole, il passato, il presente e il futuro, la scrittura, la libertà, Alessandria e l’insegnamento. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, diretto; questo libro non è una biografia, è molte cose, un flusso di parole, di ricordi dello scrittore che ha deciso di raccontare l’importanza dell’insegnamento e come le parole si insediano nella mente. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro in cui l’insegnamento, le parole e la storia sono i protagonisti. E’ così che il lettore imparerà a conoscere Alessandria, ma anche il professore Aldo, un uomo che insegnava la letteratura tra i banchi, senza dare nessun voto. 
Aldo, poneva delle domande ai suoi alunni su alcuni autori da Antonio Tabucchi a Javier Marías, lasciando che le loro parole entrassero nella loro mente, in modo libero. 
Avete mai avuto un insegnante come Aldo?
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Le cose che ci salvano” di Lorenza Gentile

Titolo: Le cose che ci salvano 
Autore: Lorenza Gentile 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: Universale Economica 
Formato: Tascabile *
Data uscita: 21 Maggio 2024 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo

Non possiamo evitare gli ostacoli, né pensare di non fallire mai, ma i nostri limiti sono la nostra ricchezza: ci dicono chi siamo e dove possiamo arrivare se troviamo il coraggio. Raccontano la nostra storia e ci aiutano a scrivere il seguito. 
Sbagliamo, a volte per proteggerci, altre per farci spazio, facciamo del male agli altri, spesso a noi stessi, non riusciamo a far andare il passato, manchiamo il presente, perdiamo la speranza nel futuro, ma sappiamo anche ascoltarci, tenderci la mano, credere in un progetto e, magari, provare a realizzarlo. In qualsiasi caso, esserci l’uno per l’altro. 
Queste, ora lo so, sono le cose che ci salvano.

La protagonista del libro si chiama Gea, una ragazza tuttofare di ventisette anni, che abita in un condominio sui Navigli di Milano. Gea ha avuto un’infanzia molto difficile, è cresciuta in un posto sperduto insieme alla sua famiglia. Suo padre, dopo una brutta delusione a lavoro, si era allontanato insieme alla sua famiglia, in un posto isolato, di nome “La Rocca”. 
La Rocca è sempre stato un rifugio per Gea e la sua famiglia… ma non si può vivere con la paura, il terrore di vivere. 

Il mondo là fuori, ti aspetta. E’ lì per te. Non puoi limitarti a guardarlo dalla finestra. Ogni minuto vissuto nel mondo sarà intenso e prezioso. Potrà essere doloroso, correrai dei pericoli; ma sarà solo la dimostrazione che sei viva. E lo scopo della vita è vivere, non avere paura.

Per questo motivo la protagonista, dopo la morte della madre, trova la forza e il coraggio di lasciare il padre e il fratello per provare a vivere per davvero.  E’ così che Gea, si arrangia come tuttofare nel condominio in cui abita. 
Gea crede nel riciclo e nel dare nuova vita alle cose che aggiusta e che distribuisce, insieme a pillole per lo spirito -poesie, origami. Gea pratica l’economia circolare di quartiere, un modo per riutilizzare e dar vita alle cose, all’interno del quartiere dove abita che non oltrepassa mai. 

Buttare è sprecare un’opportunità, spesso la migliore. A cosa possono mai servirmi un mix assortito di cavi connettori? […] 
Bè, è proprio questo il punto: tutto può tornare utile prima o poi. Se salvi una cosa, questa un giorno può salvare te. 

Gea è una ragazza diversa dalla sua età, a causa dell’infanzia difficile ha molte insicurezze e paure, ma non ha amici della sua età. Gea può contare sull’affetto e amicizia di Dalia, una signora di ottant’anni, ma anche dell’amicizia di un ragazzino di tredici anni, che sogna di diventare autista di corriera.

Ciò che accomuna i semi, a prescindere dalla tipologia, è che possiedono tutto il necessario al loro interno. Fin dal principio a vederli possono apparire senza peso, ma si piò star certi che dentro hanno un cuore in cui pulsa ogni cosa che può essergli utile in futuro. 
Le persone sono semi. Ognuna ha dentro di sé tutto ciò di cui avrà bisogno al momento opportuno, il suo vero destino ha già sedimentato nell’intimo. Non importa quanto tempo ci vuole: il momento della crescita, alla fine, arriva.

Ma un giorno Gea, vede la saracinesca alzata del “Nuovo Mondo”, una vecchia bottega di rigattiere, in cui era stata da bambina insieme alla nonna. Da allora Gea, ha sempre sognato di ritornare nel Nuovo Mondo, anche per rispettare una vecchia promessa… Ma la proprietaria del negozio Dorothy, non c’è più e il Nuovo Mondo è in pericolo, dato che è stato messo in vendita per assenza di eredi, cancellando per sempre l’unico ricordo felice dell’infanzia di Gea. 
All’interno del Nuovo Mondo, ci sono ancora molti oggetti antichi, ogni oggetto ha una sua storia e Gea, grazie ad alcune nuove amicizie, cercherà di salvare questo piccolo negozietto di quartiere. 
Grazie al Nuovo Mondo, Gea ha la possibilità di mettersi in gioco. di stringere nuove amicizie come con Adelaide, una ragazza madre che si è appena trasferita, insieme alla figlia Aria nel condominio di Gea, per ritrovare la propria libertà e indipendenza, dopo la fine di una relazione tossica, ma anche con Priscilla, un avvocato che sta cercando di modificare il suo lussuoso appartamento per cancellare ogni ricordo del suo ex. 

Una persona mi ha fatto male davvero, in passato. Voleva che gli appartenessi, mi faceva sentire un’immagine senza contorno. I contorni li disegnava lui per me. All’inizio mi piaceva, mi dava sicurezza. Finalmente mi sentivo qualcuno. Ma poi quei contorni hanno cominciato a starmi stretti, perchè mi imponevano di essere solo quello che decideva lui. 
Volevo andare oltre, ridipingerli con i miei colori. Volevo essere anche altro, di più. Ma non mi era permesso. Ero stretta fra le linee che erano state disegnate per me. […] 
Ho scelto il colore, ho scelto di sentirmi leggera, ho scelto di esser tutti i personaggi che voglio, di cambiare contorni ogni giorno, se lo desidero. Non voglio più permettere a nessuno di ingabbiarmi, definirmi, possedermi. Io e Aria siamo sole ora. Ma siamo libere e siamo insieme. 

Per la prima volta Gea, si mette in gioco per salvare il Nuovo Mondo, perchè tutto ciò che salviamo finisce a sua volta per salvare noi, magari dandoci il coraggio di ritagliare il nostro spazio nel mondo. 
Riuscirà Gea a salvare il Nuovo Mondo? 
Riuscirà Gea a vivere senza paura?

La scrittrice Lorenza Gentile dopo il successo di “Le piccole libertà” (Feltrinelli, 2021), pubblica “Le cose che ci salvano”, mostrando al lettore un modo diverso di vivere, proprio come la protagonista della storia. 
I temi trattati sono le fragilità, le paure, il riscatto, l’infanzia, l’amicizia, l’amore, le relazioni tossiche, i rapporti con i genitori, il consumismo, l’economia circolare di quartiere e le cose, tutti gli oggetti “vecchi”, che hanno una storia e che grazie alla protagonista, tornano a vivere. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante, profondo, ricco di positività e di spunti di riflessione per il lettore. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice che permettono di entrare in empatia con Gea e gli altri personaggi. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro emozionante, in grado di toccare il cuore e l’anima di ogni lettore. Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che hanno un blocco del lettore, la penna della scrittrice vi trasporterà nel mondo di Gea, alla riscoperta di sé e della bontà delle persone. 
Buona lettura 📚📚!!

“Tutti hanno dei segreti a Natale” di Benjamin Stevenson

Titolo: Tutti hanno dei segreti a Natale 
Autore: Benjamin Stevenson 
Traduttore: Elena Cantoni 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 29 Ottobre 2024 
Pagine: 224 
Genere; Romanzo giallo 

Quindi cominciamo da lì: i regali. 
Sette, per l’esattezza, accatastati sotto un abete spelacchiato. Squadrati, sferici, a prisma. Uno è impacchettato nella carta di giornale e strozzato con lo spago; un altro è una grossa confezione azzurra e lucida; un altro ancora è avvolto in una quantità tale di nastro adesivo da sembrare una mummia. […]
Sei sospettati. Sette regali.
Scartiamoli. 

Il protagonista del libro è Ernest Cunningham, un fan dei gialli dell’Epoca d’oro che si ritrova a risolvere i casi d’omicidio, utilizzando i trucchi dei più grandi investigatori della letteratura. 
Ernest si ritrova a dover risolvere un caso d’omicidio a ridosso delle festività natalizie, nella bellissima cornice australiana. 
La sua ex moglie Erin Gillford, è stata accusata di aver ucciso il suo compagno Lyle Pearse. Erin Gillford, era stata ritrovata a casa sul luogo del delitto, piena di sangue sul volto e sulle mani. 
Ernest si ritroverà ad indagare sull’associazione di Lyle, ex attore che aveva deciso di fondare la “Pearse Foundation”, per aiutare tutti i/le ragazzi/e affetti da dipendenze, avvicinandoli al mondo teatrale. 
E’ così che Ernest si ritroverà nel backstage dello spettacolo del mago di fama mondiale Rylan Blaze, il cui committente era proprio Lyle Pearse. 
I sospettati di Ernest sono tutti imbroglioni professionisti: oltre al mago, c’è un esperto di trucchi e travestimenti, un’ipnotista, una responsabile finanziaria, una gemella, uno psicologo, un tecnico delle luci e degli effetti speciali. 
Ernest cercherà di risolvere il caso analizzando i pochi indizi a disposizione: un disperato messaggio di aiuto, un omicidio commesso senza mettere piede nella stanza in cui accade e un calendario dell’avvento. 
Riuscirà Ernest a scagionare la sua ex moglie? 
Riuscirà Ernest a vedere oltre le illusioni e risolvere il caso? 

Lo scrittore Benjamin Stevenson dopo il successo di “Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” (Feltrinelli, 2022), e “Tutti su questo treno sono sospetti” (Feltrinelli, 2024) pubblica “Tutti hanno dei segreti a Natale”, un giallo diverso dal solito, orchestrato con maestria, inserendo in ogni capitolo un indizio all’interno di una casellina del calendario dell’avvento per coinvolgere il lettore nell’indagine. 
Il lettore si ritroverà a risolvere questo difficile caso d’omicidio insieme al protagonista, analizzando i pochi indizi a disposizione. 
I temi trattati sono le dipendenze, i soldi, le amicizie, l’amore, la morte, il Natale e l’illusionismo.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, grazie alle abilità dello scrittore di aver creato una trama originale, ambientata durante il periodo natalizio e piena di magia. 
I personaggi sono strutturati bene grazie alle ampie descrizioni, oltre a quel tocco di mistero e magia, inseriti dallo scrittore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano un libro giallo leggero, ambientato durante il periodo natalizio, a chi desidera divertirsi ad investigare insieme al protagonista. 
Buona lettura 📚📚!!

“L’amica della sposa” di Nicolas Barreau

Titolo: L’amica della sposa 
Autore: Nicolas Barreau 
Traduttore: Monica Pesetti 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 7 Maggio 2024 
Pagine: 192 
Genere: Romanzo rosa 

Ti sembrerà impossibile, ma di recente, mentre riordinavo alcune cose, ho trovato il sacchetto con la sabbia della Dune du Pilat che abbiamo raccolto quell’estate. E all’improvviso mi è sembrato di tenere tra le mani un tesoro prezioso. Non voglio perdere tutto quello che abbiamo vissuto insieme da bambini, da adolescenti e da ragazzi che si credevano i re del mondo, ma in fondo della vita sapevano ancora poco o niente. 
Una cosa però la so: vorrei mettere da parte i vecchi rancori, di cui mi assumo l’intera responsabilità. Vorrei che fossimo di nuovo amici come prima. E penso che per farlo non esista momento migliore del mio matrimonio.

Il protagonista del libro si chiama Jean-Pierre Morel, il proprietario di un cafè littèraire nel Marais, a Parigi. Jean-Pierre è da sempre appassionato alla letteratura e grazie alla nonna (Mamie), riesce a realizzare il suo sogno ed apre il suo cafè littèraire: Café des Poetes. 
Durante un’insolita giornata primaverile di pioggia, Jean-Pierre riceve un invito per un matrimonio, che gli cambierà la vita. Paul, il suo ex migliore amico, colui che non sentiva e vedeva da molti anni, lo s al suonava invitando al suo matrimonio nel Sud della Francia. 
Jean-Pierre e Paul sono sempre stati inseparabili sin dai tempi della scuola; insieme progettavano molte cose, ma hanno sempre avuto gli stessi gusti in fatto di donne. 
Jean-Pierre e Paul sono sempre stati molto diversi, ma insieme si completavano alla perfezione, come una cosa sola. La loro amicizia era un valore aggiunto, trascorrevano tutto il tempo insieme e crescendo, iniziarono ad avere gli stessi gusti in fatto di donne. Ad entrambi, piacevano le ragazze bionde e se all’inizio poteva essere divertente, con il tempo la situazione diventò sempre più complicata, compromettendo definitivamente la loro amicizia. 
Perchè adesso, dopo tutti questi anni, Paul invita Pierre al matrimonio?
Dopo anni, Paul ha capito di aver sbagliato e di essersi comportato male con il suo migliore amico e lo ha invitato al suo matrimonio, perché continua a credere nella loro amicizia. Jean-Pierre decide di partecipare al matrimonio, ma il giorno della festa va tutto storto. 
Ocèan, la sua ex ragazza, si presenta all’improvviso a casa e gli ruba di nascosto l’invito del matrimonio. Come se non bastasse, sua nonna si sloga una caviglia ed è costretto ad accompagnarla al pronto soccorso. 
Jean-Pierre è in ritardo, e nel trambusto della partenza non trova l’invito del matrimonio. Ricorda il nome dello chateau, ma il castello dove si terrà la cerimonia è a Tabanac, Bergerac o Grèzillac? 
Jean-Pierre, cerca di farsi aiutare dalla sorella e seppur in ritardo, arriva al ricevimento.
Jean-Pierre si mimetizza tra gli ospiti e capisce di essere alla festa sbagliata.
Ma è proprio durante questa festa sbagliata, che incontra Juliette, una donna giovane con i capelli rossi che dice tutto quello che le passa per la testa. 
E anche se Juliette non ha i capelli biondi, Jean-Pierre è completamente affascinato da lei e forse una nuova storia d’amore sta per cominciare.

Non dormimmo quella notte.
Eravamo un uomo e una donna che avevano cercato una penna e un fuoco in una stanza al chiaro di luna, come nella vecchia canzone popolare, e per incanto avevano trovato altro. 
Avevamo trovato noi stessi. 

La scrittrice Nicolas Barreau, dopo aver raggiunto il successo internazionale con “Gli ingredienti segreti dell’amore” (2011), pubblica “L’amica della sposa”, rivelando la sua vera identità e raccontando una storia coinvolgente piena di imprevisti, tra decisioni sbagliate e la forza imprevedibile dell’amore vero. 
Con Nicolas Barreau preparatevi ad immergervi nel clima romantico francese. Il lettore si ritroverà a vagare per le strade francesi, ai piedi della maestosa e romantica Torre Eiffel e tra un croissant e un pain au chocolat, nascerà un nuovo amore. 
I temi trattati sono il destino, gli amori sbagliati, i tradimenti, la letteratura e la poesia, l’adolescenza, i sogni, il matrimonio, il colpo di fulmine, il perdono, l’amore e la vera amicizia. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante e in grado di coinvolgere il lettore sin dalle prime pagine. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano perdersi tra le strade francesi, a chi desidera una lettura piacevole in grado di far sognare ad occhi aperti e a chi crede nel destino. 
E voi, credete nel destino? 
Fatemi sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Tutto il bello che ci aspetta” di Lorenza Gentile

Titolo: Tutto il bello che ci aspetta 
Autore: Lorenza Gentile 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 4 Giugno 2024 
Pagine: 320 

Mi manca il fiato. Qual è stato il mio ultimo giorno felice? Lo so, non ho alcun dubbio. L’ho saputo per tutto questo tempo. Ho cercato di dimenticarlo ostinandomi in questa direzione, ma una parte di me è rimasta lì. 
Quando qualcosa non va fai un movimento contrario, ho letto da qualche parte. E quando sei sommerso dalle cose che non vanno, quando ti sembra di non avere più scampo, che cosa puoi fare per salvarti?
Tutt’a un tratto lo so. So cosa devo fare.
Anzi, cosa voglio fare. 
Sì, amici della notte. Solo un salto nel vuoto può salvarmi, una pazzia: tornare alle cose com’erano prima. […] 
Tornare al posto in cui sono cresciuta, alle persone che erano con me, alla felicità che mi sono lasciata dietro. Lì sono rimasti impigliati i miei sogni, le mie aspirazioni, i frammenti di me stessa che non riesco a rimettere insieme. 

Avete mai pensato al significato della parola “felicità”? La felicità viene associata a un insieme di emozioni, che ci producono soddisfazione e benessere. 
La protagonista del libro, una ragazza di trentaquattro anni di nome Selene, vive a Milano e sta affrontando un periodo difficile a causa delle poche entrare del suo ristorante. Mentre Selene riflette sui suoi fallimenti, ascolta un programma serale alla radio e si ritrova a pensare all’ultima volta che è stata veramente felice. Quando ha smesso di essere felice? 
Selene decide di allontanarsi da Milano, dai suoi problemi e dal ristorante, per ritornare nel luogo in cui era cresciuta: la Puglia. 
Dopo un lungo e faticoso viaggio, Selene arriva in Puglia e sente di essere tornata a casa, nel paesino bianco che l’aveva resa veramente felice. Selene era cresciuta in un ashram (comunità spirituale induista), circondata dall’affetto degli amici e della sua famiglia. 
Chi vive negli ashram ha uno stile di vita semplice, basato sulla cooperazione e condivisione: si lavora insieme, si aiuta chi ha bisogno, si agisce con compassione e senso etico, con spazi riservati alla Meditazione e alla Yoga. 
Per lei, la Puglia rappresenterà il luogo in cui ritrovare sé stessa, la felicità perduta e gli affetti come gli amici e l’anziana tata di famiglia Flora. Flora è una donna anziana, un punto di riferimento per la protagonista, grazie a lei Flora scopre nuovamente i profumi e i sapori culinari pugliesi. 
Tra le radici della sua terra, Selene imparerà a godersi la vita nel bene e nel male. Perchè anche i fallimenti, le delusioni fanno parte della vita e bisogna imparare a viverli con serenità, scoprendo la parte interiore di noi stessi. 
Riuscirà Selene a ritrovare sé stessa?
Riuscirà Selene a godere di tutto il bello che l’aspetta?

Ma cosa vuol dire fallire? E’ il concetto di fallimento a essere fuorviante. Viviamo nell’epoca della ricerca ossessiva della realizzazione, intesa come risultato tangibile, come numero. Viviamo per diventare un numero. Il fallimento è concepibile solo come un incidente di percorso verso il successo. 
Ma il fallimento è parte della vita, esiste e basta. Quando la rosa perde i petali non pensa certo “sto fallendo”, così come il bruco diventa farfalla non si gode il trionfo. Semplicemente si adeguano al proprio destino.
Il problema sta nell’idea che si possa sbagliare. Che le nostre, chiamiamole deviazioni, siano degli errori o che si stia perdendo tempo, che ci sia fretta di arrivare da qualche parte. 
Bisogna amare le nostre deviazioni, invece.
Ci rendono noi.

La scrittrice Lorenza Gentile dopo aver pubblicato molti romanzi di successo, pubblica “Tutto il bello che ci aspetta”, attraverso il percorso interiore di Selene, il lettore comprenderà le traiettorie della vita, la difficoltà di affrontare gli errori e le scelte intraprese. Il lettore si ritroverà a riflettere sul reale significato della parola “fallimento”. La vita ci pone quotidianamente a delle scelte, decisioni che possono essere sbagliate e bisogna avere il coraggio di rialzarsi. Bisogna imparare a vedere lo sbaglio, il fallimento come un nuovo inizio, una possibilità per arrivare a inseguire i propri sogni. 

Flora ha ragione, quando tutto intorno a te pare grigio e smorto, se guardi bene c’è sempre qualcosa magari di piccolo, che invece brilla, e non bisogna permettere che passi inosservato.

I temi trattati sono l’ashrama, la famiglia, il ristorante, i debiti, le amicizie e gli affetti, la Yoga, la felicità e il fallimento. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante e riflessivo, grazie alle abilità della scrittrice di catturare l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine. 
I personaggi sono strutturati bene, ad iniziare dalla protagonista Selene, una donna che ha paura di aver sbagliato tutto dalla vita e viene descritta dalla scrittrice in modo realistico, ma anche gli altri personaggi “secondari” della storia sono molto importanti come Flora, Guido, Marco, Dante e Oronzo. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano fare un viaggio interiore tra le emozioni, gli affetti e i ricordi, immerso nelle bellissime coste pugliesi. 

Ti svelo un segreto: l’inattività, che non produce nulla, rappresenta una forma intensa e preziosa di vita. E’ alla base della felicità. 

Buona lettura 📚📚!!