“La volta giusta” di Lorenza Gentile

Titolo: La volta giusta 
Autore: Lorenza Gentile 
Casa Editrice: Feltrinelli Editore 
Collana: Fluo 
Data uscita: 7 Ottobre 2025 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Sorrido osservando il casolare di pietra con il tetto spiovente che si staglia contro la vallata inondata dalla luce calda del pomeriggio. E’ mal messo, ma perfetto. Qualsiasi catapecchia può trasformarsi in un castello con un po’ di olio di gomito, giusto?
La bellezza sta negli occhi di chi guarda. 
E’ il mio sguardo ora, non riesce ad abituarsi alla bellezza che ha intorno. Il bosco fitto e misterioso, il gregge di casette di pietra arroccate sul versante della montagna, poco più in là, la vallata verdissima davanti, e il mare, laggiù, all’orizzonte. E’ davvero il mare? Una fettuccia blu, sopra i crinali e sotto il cielo. In certi giorni si vede la Corsica, mi hanno garantito. E io mi fido. 
Sulla porta d’ingresso del casolare c’è un’insegna sbiadita, Locanda. 

Una delle prime cose che farò sarà ripassare le lettere con un pennello. Avrò la mano ferma, quando mi impegno le cose mi vengono. Aprirò tutte le finestre, poi, per far entrare la luce e quest’aria tersa che ora mi solletica la faccia. Lo sapevo che qui si respirava. Ce lo siamo detti subito: si respirerà.
Lo sguardo sarà libero. Poche cose che contano. Ci lasciamo alle spalle il mondo. Ricominciamo, da noi e da un posto incontaminato. Altissimo. Puro. 

Chiudete gli occhi e immaginate il profumo di bosco e di miele, ma anche il calore di un caminetto di montagna che scoppietta e vi avvolge in un abbraccio.
La protagonista del libro si chiama Lucilla, una giovane donna insicura che ogni volta, rivoluziona la propria vita quando si innamora, convinta che sarà la volta giusta. Lucilla se lo chiede sempre, ma le cose non vanno mai come dovrebbero. E’ capitato con il primo ragazzo, Beniamino, soprannominato “lo sportivo”, che lei seguiva a ogni gara di kitesurf, annullandosi completamente; ed è capitato anche con il secondo ragazzo, Matteo “il geometra dei sentimenti”. Lucilla era la segretaria dell’azienda di famiglia di Matteo, ragione per cui si sentiva costantemente in difetto e sotto esame, dato che non riusciva a restare incinta. Lucilla si sentiva sbagliata, inadeguata come donna, notava gli sguardi discriminatori che Matteo e la sua famiglia le rivolgevano e si sentiva soffocare. 

Ma rimaneva quel senso di disagio. Quella voglia di essere diversa. E non sapere proprio come. 
Perchè non riesco a essere una donna uguale alle altre, quelle che gli uomini se li tengono, quelle che sono e si sentono abbastanza?
Non che non ci abbia provato. Ho seguito Numero Uno nelle sue gare di kitesurf in giro per il mondo facendo l’assistente ventiquattrore su ventiquattro, sono stata segretaria in tailleur nella ditta della famiglia del Numero Due, ho fatto la fidanzata perfetta in camicetta di seta del Numero Tre… E ora eccomi qui, ma Enrico non è il Numero Quattro, lui non è un numero. E’ Enrico, è quello giusto. Siamo alla pari, in questo sogno. E poi me l’ha giurato: sono la donna per lui. Lo capisco come nessun altro, ha detto, lo ascolto come nessun altro. Siamo in sintonia. […] 
E’ un nuovo inizio diverso dagli altri, però. Mi concentro su questa diversità. Non sento quel senso di disagio, di inadeguatezza quando sono con lui, perlomeno non molto. Diciamo quasi mai. Va bene, a volte lo sento, ma perchè il problema è in me. Sono io il problema. E non devo pensarci. Devo concentrarmi sul da farsi. 

Ma un giorno, Lucilla incontra Pierre, un uomo ricco che si insinua nel suo cuore e lei è convinta che lui, sarà l’uomo della sua vita. Ma Pierre e Lucilla, appartengono a due mondi differenti, proprio lei che è figlia di un giostraio, non può sposarsi con un blasone come Pierre.
E’ così che Lucilla si ritrova di nuovo sola, sbagliata e sente addosso il peso dell’inadeguatezza e del fallimento. Mentre Lucilla, cerca di capire le ragioni dei suoi sbagli, incontra Enrico, un uomo con diversi interessi, con il desiderio di allontanarsi dalla città per respirare l’aria pura di montagna. 
Lucilla ed Enrico si conoscono da poco, ma lei non ha dubbi: Enrico è quello giusto, per questo motivo la protagonista, lo soprannomina “Enrico Grandi Sogni”. 
Enrico, ha dei sogni ben precisi: vivere in una località sperduta di montagna, all’insegna del Green. 
E’ così, che una sera, Enrico mostra a Lucilla un bando per gestire una locanda di un piccolo paesino a rischio spopolamento sulle Alpi Marittime. 

Cercasi coppia per la gestione di una locanda con alimentari, in un affascinante borgo sulle Alpi Marittime. Sono compresi alloggio e contributo mensile. Il progetto fa parte di un ampio piano volto al rilancio economico dei piccoli borghi storici a rischio spopolamento, attraverso iniziative capaci di rispondere ai bisogni dei residenti, promuovere i servizi turistici eccetera… C’era una postilla, dopo le istruzioni per la compilazione della domanda, una sorta di messaggio pubblicitario: Un’ottima occasione per migliorare la qualità della propria vita e abbassare i costi, rimanendo in contatto con il resto del mondo grazie alla tecnologia. 

Lucilla non ha dubbi, decide di seguire e aiutare Enrico a realizzare i suoi sogni e compila il bando. 
Inaspettatamente, Lucilla ed Enrico vincono il bando, ed è l’occasione perfetta per mettere alla prova la loro unione. 
Ma Enrico è in ritardo, ha qualche problema da risolvere prima di partire e Lucilla si ritrova da sola in montagna a 1200 metri di altitudine, in un paesino di soli quindici anime. 
A valle, l’aspetta la dottoressa Parodi, incaricata dal comune a mostrare la locanda e il piano rigoroso, che la coppia dovrà rispettare, pena squalifica e risarcimento. 
La coppia dovrà sistemare l’intera locanda e aprire dopo un mese, un piccolo negozietto con i prodotti locali e genuini per far conoscere a tutti i visitatori le tradizioni e i prodotti locali. Dopo che la coppia, avrà avviato il negoziato, a Natale, dovrà aprire il ristorante e a Pasqua, la locanda dovrà essere completamente disponibile a chiunque vorrà soggiornare lì per qualche giorno. 
La Commissione e la dottoressa Parodi, si impegneranno a visitare la locanda (senza avvisare), che ogni norma sia stata rispettata. 
Mentre Lucilla prende nota di ogni scadenza e aspetta che arrivi Enrico, conosce Eliseo e Libero, due abitanti della valla, che si riveleranno fondamentali per lei. 
Eliseo è l’anziano della comunità, un punto di riferimento per tutti, il custode delle tradizioni locali, che sin da subito insegna a Lucilla le parole dialettali, le tradizioni e alcune pillole di saggezza sulla vita e sull’amore. 

“Dev’essere stata davvero felice per aver vissuto così a lungo,” commento. 
Eliseo ridacchia. “Ha amato molto, questa locanda soprattutto. L’amore è una bella medicina, ti fa venir meno voglia di andare di là. Certo, ci vuole anche fortuna, e il fisico, ma, dico, l’amore fa la sua parte. L’amore è la seconda regola per campare cent’anni felici. ” 
La prima qual è? E poi l’amore quale? Io ne ho avuti tre, prima di Enrico, uno peggio dell’altro. 
Alla fine, glielo chiedo. 
“L’amore,” sospira. “L’amore per un compagno, per l’alpe, per l’animale, per la musica, per l’estate, per il fuoco nel camino, per un figlio…L’amore.”
“Ah, quello.”
Mi avvicina il cestino del pane. “Cotto in uno dei due forni comuni, che ormai usiamo solo per le feste. E il vostro arrivo per noi è una festa.”
Lo ringrazio chinando il capo. Sono orata. Mi dispiace solo che Enrico si stia perdendo tutto questo. E’ come un abbraccio. Quest’uomo sprizza affetto, e non credo che finga. Anzi non finge per niente. Sembra circondato da un’aura. 

Invece, Libero è un ragazzo giovane, un architetto, diviso tra la montagna e la valle, che possiede una simpatica pecora di nome Abside. Libero, diventerà il fornitore di formaggi esclusivo della locanda e farà assaggiare a Lucilla il “bruss”, una crema di formaggio fermentata, tipica della zona. Libero che con Lucilla, sembra capirsi senza bisogno di troppe parole… 

Siamo un bel gruppo, noi. Bambini, adulti e nuovi giovani come me”, si pavoneggia Eliseo, accarezzando la testa di Tobia, che cammina aggrappato alla sua gamba. “Dedichiamo il nostro tempo libero a mettere il vestito della domenica al paese.”
Mi segno mentalmente quest’espressione per poterla raccontare a Enrico. Mi piace. 
“Non vogliamo che si perdano le tradizioni, che il paese si svuoti del tutto, sempre di più, e per sempre…” […] 
“Io ed Enrico siamo qui per questo. Ci rimboccheremo le maniche. Se arriviamo alla chiesa lo chiamo, così ci dice quando arriva e…”

Ma Lucilla, mentre aiuta Libero ad accompagnare dei turisti francesi, riceve un messaggio da parte di Enrico, il suo Enrico, che l’avvisa che non raggiungerà mai la locanda. 
Lucilla si sente spaesata, ogni cosa intorno a lei, all’improvviso non esiste più…esiste solo un grande buco, una voragine che le squarcia il petto. 
Lucilla si ritrova sola, nel sogno di un altro e con un contratto che prevede la presenza di una coppia, con il conto svuotato da Enrico. Lucilla non sa che cosa fare: restare o fuggire?
Nel mentre, Lucilla verrà aiutata dalla gente del luogo, non solo da Eliseo e Libero, ma anche da Nives, esperta di erbe e madre resiliente, da un giapponese misterioso che vive da solo in un paesino spopolato, che comunica con lei attraverso un traduttore simultaneo e Valentina, d’estate apicoltrice e durante l’anno, maestra in valle. 

Ha qualcosa di luminoso, ed è come se ci conoscessimo da sempre. (A volte si diventa amiche, prima ancora di conoscersi. Così quando ci si incontra ci si riconosce al volo.) Peccato che di me non dico niente. Ma non devo preoccuparmi. Avremo tutto l’inverno che l’hanno inventato a fare, se non per stare accanto al fuoco a chiacchierare? (E ogni tanto controllare che i bambini non rompano pezzi di casa o di sé stessi?) 
Poi pare ripensarci, in fondo non siamo nemmeno in autunno, e allora mi lancia qualche domanda, ma senza incalzare per le risposte. 
Quali sono le mie radici? Da quanto stiamo insieme io ed Enrico? Perchè non è ancora arrivato? Perchè abbiamo scelto questo posto? Preferisco il miele e lo sciroppo d’acero? […]
Tutte domanda a cui non trovo risposta. Ma lei non se l’aspetta. La sua è una cantilena, un incantesimo in cui mi trasporta attraverso il mare dei miei pensieri verso la terraferma.
In fondo non c’è altro modo per arrivarci.
Mi sento meglio, poi mi guardo indietro e torno giù, a fondo. In mezzo al naufragio.
Ho avuto conferma che abbiamo la stessa età, proprio la stessa! Lei però ha tre figli, un marito, un lavoro, una casa. Tutte cose che io ho solo sfiorato e mai ottenuto La guardo così adulta, con tutti i sacrifici che fa, e mi sento inadeguata. Non tanto per le cose che non ho, ma per quello che non sono. Come se non fossi riuscita a trovare un giusto compromesso con la vita e mi fossi intestardita a non accontentarmi. O forse è la vita che mi ha respinta, ogni volta. Forse non ho l’abito giusto per l’invito. (O magari l’invito.) […]
Mi dice cosa faremo insieme in questa o quella stagione, in questo o quel mese. Ha in mente il futuro, e in una parte di questo futuro ci sono anch’io. Io la ascolto in silenzio e penso con dolore e un senso di tradimento al fatto che non la vedrò mai più, perchè domani telefonerò alla responsabile del progetto per disdire l’impegno che ho preso per lasciar andare ancora una volta un sogno.
Lasciar andare anche questo. 

Lucilla imparerà da ognuno di loro, i segreti e le tradizioni del luogo e forse, per la prima volta, Lucilla si sentirà bene da sola, senza dover affidare la propria vita ad altri. 
Da sola, Lucilla sistemerà la locanda, grazie agli abitanti di questo paesino che le insegneranno ogni cosa. La protagonista si ritroverà con Eliseo a cercare tra i boschi, i funghi o a imparare a tagliare la legna, affidandosi completamente a sé stessa e alla natura. 
Tra i boschi, il profumo della legna, dell’erba, Lucilla imparerà ad ascoltare il proprio cuore e a fare pace con le ombre della sua vita. 
Lucilla non ha mai affrontato il dolore di essere stata abbandonata dalla madre, che da un giorno all’altro, ha lasciato la figlia e il marito, per costruirsi un’altra famiglia a quindici fermate di autobus di distanza. Lucilla è cresciuta con il senso di inadeguatezza, pensando di essere stata la causa dell’allontanamento della madre. 
E sarà grazie alla locanda e alla montagna, che Lucilla, avrà modo di guardare dentro il proprio cuore e perdonarsi. 
Ma Lucilla inizierà a comprendere che, quando si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, non ci sono scelte giuste o sbagliare: in città o in montagna, da soli o in coppia, è solo una questione di sintesi personale. 
Quale sarà quella di Lucilla?
Riuscirà a far funzionare e gestire la locanda?

Il castello è il mio. Il lupo non mi fa più paura. Sono io e non sono più sola.
Chissà se esiste davvero la volta giusta. 
Forse, più che giusta dev’essere nostra.
Bè, se esiste, per me è questa. Non è che lo sento: ora lo so. 

La scrittrice Lorenza Gentile dopo aver pubblicato “Le cose che ci salvano” (2023) e “Tutto il bello che ci aspetta” (2024), editi da Feltrinelli, torna in libreria con “La volta giusta”, una storia di rinascita, il momento in cui smettiamo di adattarci agli altri e iniziamo a vivere davvero. 
I temi trattati sono l’amicizia, il dolore, i cambiamenti, le tradizioni, le cicatrici, l’abbandono della madre, la morte, la rinascita, l’amore e la libertà di vivere senza paura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, luminoso, emozionante e profondo, la scrittrice descrive minuziosamente, sia i personaggi (descrizioni fisiche e psicologiche), sia le ambientazioni; infatti il lettore si ritroverà nei boschi, a sentire il profumo dell’erba, del muschio insieme a Lucilla e a Eliseo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice che permettono al lettore di entrare in empatia con ogni personaggio coinvolto. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro di rinascita, alla riscoperta di sé, a chi sta affrontando un periodo buio e ha bisogno di uno spiraglio di luce, a chi ha bisogno semplicemente di vivere in funzione di sé stesso, senza ricorrere ad altre persone.
Buona lettura 📚📚!!

“Una locanda rosso lampone” di Amanda Colombo

Titolo: Una locanda Rosso Lampone 
Autore: Amanda Colombo 
Casa Editrice: Garzanti
Collana: Narratori moderni 
Data uscita: 6 Maggio 2025 
Pagine: 288
Genere: Romanzo contemporaneo 

L’ingresso di Lidia riportò gli ospiti alla realtà. 
<<Io sono Lidia, la locandiera, e sono felice di accogliervi al Rosso Lampone per questa settimana, durante la quale potrete…>> fissò negli occhi tutti i presenti, <<fare quello che vi pare!>>
Un risolino di sollievo uscì spontaneo a tutti i presenti. Lidia li scrutò, cercando in ogni volto le tracce del tormento che l’aveva condotto lì. Presto ne avrebbe saputo di più: le lettere che ognuno di loro le aveva consegnato all’arrivo la attendevano nel suo studio. 
Sapeva bene che ci sarebbe stato da fare, ma per il momento bisognava gettare le basi. 
Fiducia. Serenità. Conforto. 
Ecco cosa serviva. 

Chiudete gli occhi e immaginate di essere sul Lago Maggiore, dove si trova una ex casa cantoniera che spicca per il colore inusuale della sua facciata. Un rosso talmente caldo che, unito al profumo di lampone che emana, crea un’atmosfera magica. Il Rosso Lampone, un tempo una casa cantoniera, oggi è una locanda, una locanda per anime perse, che hanno bisogno di ritrovare sé stesse. 
I proprietari di questa locanda sono Lidia, Michele e la loro “figlioccia” Ortensia Petunia Grappi. 
Lidia è un ex bibliotecaria, che possiede una grande dote: riuscire a osservare le persone, cercando di capire la loro frattura, il dolore che stanno vivendo, provando ad aiutarle. 
E’ così che Lidia, aveva conosciuto tanti anni fa, Ortensia, una bambina, che si recava ogni giorno in biblioteca per imparare a memoria ogni libro. La mamma di Ortensia, si era ritrovata a crescere da sola quella bambina, quando era ancora una ragazza molto giovane, non aveva un lavoro stabile e non poteva permettersi di mandare sua figlia alla scuola materna. Per questo motivo, affidava Ortensia, alla vicina, che aveva preso l’abitudine di portare la bambina in biblioteca quasi tutti i giorni. 
Durante le scuole elementari, Ortensia aveva continuato a recarsi in biblioteca, diventata per lei un “rifugio”, il luogo in cui poteva essere semplicemente sé stessa. 
Lidia aveva trent’anni, quando ha conosciuto Ortensia, una bambina “speciale” di dieci anni, che conosceva a memoria ogni libro presente nella biblioteca. 
La mamma di Ortensia non si era mai preoccupata di scoprire, analizzare il disturbo della figlia (forse Asperger, neurodivergente o autistica), anche perchè negli anni Novanta, non vi era molta attenzione per i bambini con i bisogni speciali, soprattutto a scuola. Per la scuola, era inconcepibile che una bambina come Ortensia, bravissima in tutte le discipline, non riuscisse a creare un legame con gli altri bambini. 

Ortensia è parte della famiglia, ormai, Ha ragione, era una delle persone che entravano spaesate nella biblioteca, ma ha iniziato a farlo molto prima che arrivassi io. Vede, Ortensia è – o meglio, era- figlia  di una ragazza un po’ scapestrata, che faticava a trovare una collocazione nel mondo e che si era ritrovata, giovanissima, con una figlia da crescere, da sola. Non so di preciso come fosse arrivata a Verbania, so solo che aveva preso un minuscolo bilocale in affitto e che si arrabattava facendo le pulizie in settimana e la barista nel weekend. Da quello che mi hanno raccontato, per la madre la scuola materna era una spesa inaffrontabile, perciò affidava Ortensia a una vicina, che aveva preso l’abitudine di portare la bambina in biblioteca tutti i giorni. Quando poi aveva iniziato la scuola, la biblioteca era diventata l’unico posto dove potesse studiare o anche solo passare del tempo in compagnia di persone se non amiche, almeno non ostili. Era già chiaro quanto fosse… speciale, e lei sa come possano essere crudeli i bambini…
Per farla breve, quando io ho preso servizio, a trent’anni, Ortensia ne aveva dieci e conosceva a menadito ogni antefatto di quelle stanze. Anzi di più: sapeva a memoria ogni singolo libro che avesse letto. […] 
Asperger, neurodivergente, autistica ad alto funzionamento… Le dia la definizione che preferisce. La verità è che nessuno ha mai indagato la condizione di Ortensia. La madre era troppo occupata a mettere insieme il pranzo con la cena per consultare specialisti. All’epoca, nei primi anni Novanta, l’attenzione per i bambini con bisogni speciali non era quella che abbiamo oggi, e un’alunna come Ortensia -bravissima in tutte le materie ma incapace di instaurare un qualsiasi tipo di rapporto con i compagni- veniva vista come una bambina dal carattere timido e ansioso, niente di più. 

Da quando, Lidia aveva conosciuto Ortensia, l’aveva osservata ogni giorno e aveva capito sin da subito, quanto quella bambina fosse speciale. 
Lidia, a poco a poco, ha iniziato a creare un legame con quella bambina, riuscendo ad entrare nel suo mondo e nel suo cuore. Ortensia aveva difficoltà a comunicare con le persone, ma grazie alla sua memoria e ai libri, oltre che alla costanza, dolcezza e umanità di Lidia, quella bambina aveva iniziato a comunicare con la bibliotecaria, servendosi delle frasi di scrittori/scrittrici, che aveva imparato in tutti quegli anni. 
Ma ben presto, Ortensia, si era ritrovata da sola… la madre l’aveva abbandonata appena compiuti i diciotto anni, ed è allora che Lidia e suo marito Michele, l’hanno accolta nella loro casa. 
Ortensia ha creato sin da subito un legame speciale con Costanza, la figlia di Lidia e Michele, diventando per lei, una sorella maggiore. 

Voleva sapere se Ortensia si sentisse mai sola, se avesse trovato un equilibrio fra ciò che desiderava e ciò che poteva ottenere, se venisse mai presa dallo sconforto per non essere capita, se temesse mai la solitudine o se la cercasse. Voleva chiederle se, insomma, si sentisse come lui spaesata, persa, in affanno, incompresa, a volte desolatamente sola e a volte fortunatamente sodissima. 
Con tutto questo in testa e nel cuore se ne uscì con un: <<Ortensia, lei è felice?>> […] 
<<Per dare degna replica a cotanta petizione giunga in mio soccorso il celebre Vate di Cellino San Marco, che esplicò l’inafferrabile sentimento con le sue imperiture parole…>> 
Un piedino che batteva il tempo si unì a naso, occhio e bocca mentre Ortensia iniziava a cantare: 

<<Felicità 
E’ un cuscino di piume, l’acqua del fiume che passa e che va 
E’ la pioggia che scende dietro alle tende, la felicità 
E’ abbassare la luce per fare pace, la felicità 
Felicità…>>

Veloci come erano comparsi, quei frammenti di Ortensia sparirono, lasciando lo scrittore davanti a una porta chiusa e a tutti i suoi dubbi. 

Lidia, Michele e Ortensia sono il cuore, l’anima della locanda, una locanda per chi ha bisogno di rifugiarsi, allontanarsi dalla routine soffocante, dagli smartphone e qualsiasi Device tecnologico, che gli ospiti devono consegnare obbligatoriamente al loro arrivo. 
Per gli ospiti, il Rosso Lampone, è l’opportunità di ritrovare sé stessi, di recuperare fiducia, di compiere scelte, di leggere buoni libri, consigliati dalla proprietaria Lidia, ma anche di gustare le leccornie preparate da Ortensia. 
Ma per accedere al Rosso Lampone, ogni ospite dovrà rispettare le seguenti regole: 

  1. L’arrivo è previsto per la domenica pomeriggio, rigorosamente alle 15, la partenza per la domenica seguente, dopo colazione. Per l’intera settimana deciderai tu quanto tempo condividere con noi e con gli altri ospiti ( a parte i pasti, di cui parleremo dopo): se vorrai, potrai fare meravigliose passeggiate nei boschi e sul lago; prendere il sole in giardino; rintanarti in biblioteca; scendere in spiaggia o gironzolare per i nostri borghi. Oppure stare con noi e raccontarti. 
  2. Appena arrivato, dovrai consegnare cellulare, tablet e ogni tipo di Device, che ti verrà restituito a fine vacanze. Per ogni emergenza, c’è il vecchio telefono fisso in salotto a disposizione dei clienti. Ricorda di lasciare il nostro numero a chi potrebbe aver bisogno di parlarti. 
  3. Ogni giorno si fanno colazione e merenda insieme, inderogabilmente. Siamo infatti convinti che – se la serenità dello spirito la daranno i boschi e i libri- quella del corpo la possono dare solo i favolosi dolci di Ortensia. Per pranzo potrai chiedere un cestino da pic-nic, per cena scendere in paese in uno dei ristoranti convenzionati. 
  4. All’arrivo, ci consegnerai una lettera scritta a mano in cui ci racconti chi sei e perchè hai sentito il bisogno di venire da noi. Questo aiuterà noi a capirti e a fare il meglio per il tuo soggiorno, e aiuterà te a mettere a fuoco le tue necessità. 
  5. La sala lettura è sempre aperta e la libreria è a tua totale disposizione, così come Lidia, che si professa una <<custode di storie>>: quelle dei libri che per anni ha consegnato come bibliotecaria e che ora può suggerirti, e quelle che tu vorrai affidare a lei. La troverai lì ogni pomeriggio, dopo la merenda. 
  6. Il sabato prima della partenza, la merenda viene sostituita da una cena, di cui ogni ospite sceglierà una portata, perchè per noi è una festa della famiglia: quella di cui anche tu fai parte. 

Lidia, Michele ed Ortensia sono pronti ad accogliere i nuovi ospiti della settimana, che hanno scelto di soggiornare al Rosso Lampone per ritrovare sé stessi, le proprie radici e per trascorrere momenti di pace e serenità. 
Tra gli ospiti del Rosso Lampone, c’è la famiglia Coci, ovvero Pietro Coci, i suoi figli, Veronica e Filippo e la moglie Gisella. Gisella si è sempre occupata da sola dei figli, ha lasciato il lavoro per dedicare tutta sé stessa a Veronica e Filippo, che sono molto affezionati alla madre, ma non hanno nessun legame, rapporto con il proprio padre. Per questo motivo, Gisella, ha accompagnato il marito e i figli al Rosso Lampone, nella speranza che Pietro riesca per una volta a fare il padre, senza pensare al lavoro. 
Pietro è agitato, non ha mai trascorso del tempo da solo con i suoi figli, figuriamoci passare una settimana con loro, senza utilizzare il suo smartphone per sentire Valentina, il suo capo. 
Ma Valentina, non è solo il suo capo perchè è da qualche tempo, che Pietro si rifugiava negli abbracci di quella donna, per nascondere i propri problemi famigliari. 
Al Rosso Lampone, Pietro ha l’opportunità di allontanarsi dal proprio lavoro, da Valentina, per imparare a conoscere davvero i suoi figli… ma non sarà facile, soprattutto con Veronica, la figlia maggiore, che cercherà in tutti i modi di mettere in difficoltà il proprio padre. 
E’ così che Pietro mette alla prova le sue capacità di padre e di marito, ha solo una settimana per dimostrare a Gisella e ai suoi figli, che è in grado di ricostruire la loro famiglia. 
Ci riuscirà? 

Fuori dalla porta bianca lo aspettavano i suoi figli, il mistero più grande della sua vita: due esseri distinti, lontani da lui ma nello stesso tempo simili: imprevedibili ma intuibili a livello profondo; quello che muove le corde dell’anima e che lui aveva dimenticato da tempo. Veronica, ad esempio: credeva di averla persa nei meandri dell’adolescenza, che ormai si dirigesse verso rotte che non contemplavano più la presenza dei genitori, e invece- in quei pochi giorni- l’aveva osservata e ci aveva ritrovato la sua stessa timidezza con gli estranei; il suo desiderio di isolarsi da tutti, anche dagli affetti più cari, e la sua insofferenza per le situazioni forzate. Era proprio sua figlia: un pezzo della sua anima celata dietro agli occhi di sua moglie. 
E Filippo!  Filippo e la sua gioia ancora bambina, l’entusiasmo uguale a quello di Gisella, così come la sua passione per le novità, i cambiamenti, le sorprese… Filippo che aveva il carattere della madre, ma somigliava a lui nei gesti un po’ stizzosi e nella camminata un po’ dinoccolata e ne aveva ereditato gli occhi scuri con le ciglia lunghe. 

 

Oltre alla famiglia Croci, tra gli ospiti del Rosso Lampone, troviamo una giovane coppia, Gregorio Altieri e Altea Gregori. 
Altea Gregori è una ragazza di ventidue anni, di Piacenza, che studia storia dell’arte a Milano. Altea non ha amici, amiche, non ha mai avuto un ragazzo e non si sente nemmeno bella. 
Altea vive, “isolandosi” dai suoi coetanei, dato che i suoi genitori sono molto oppressivi e le proibiscono di conoscere ogni persona. Altea aveva scoperto su Internet, dell’esistenza del Rosso Lampone e dopo aver convinto i suoi genitori, che sarebbe stato il luogo perfetto per rifugiarsi nello studio, in prossimità degli esami, aveva deciso di soggiornare alla locanda per ritrovare sé stessa, per vivere per la prima volta libera, senza la pressione dei genitori. 
Ed è proprio Altea, che aveva invitato al Rosso Lampone, Gregorio Altieri, un ragazzo che aveva conosciuto da poco sui social. Altea aveva trovato su Instagram, una fotografia che la ritraeva mentre era all’università, ed era stata scattata proprio da Gregorio, da sempre appassionato di fotografia. 
Dopo una serie di messaggi, scambiati sui social, Altea e Gregorio, avevano deciso di incontrarsi per prendere un caffè e scambiarsi due chiacchiere. E’ in quell’occasione, che Altea, aveva invitato Gregorio ad accompagnarla al Rosso Lampone, anche se era uno sconosciuto, la ragazza aveva sentito qualcosa dentro di lei, che l’aveva spinta a fidarsi di lui. 

Io credo molto al destino. Credo che esiste una forza, un qualcosa che ci spinge nella giusta direzione, quando noi non siamo in grado di vederla. E io non la vedo mai, credimi. 
E’ stato il destino a farmi scoprire il sito, e io ho deciso di assecondarlo prenotando una settimana, per stare da sola con i miei pensieri e i miei libri d’arte. 

Quando Gregorio era sceso a cercarla, l’aveva trovata sulla piccola sedia, le luci spente, in lacrime. Si era avvicinato come avrebbe fatto con un cerbiatto ferito, perchè lo sguardo di Altea sembrava proprio atterrito come quello di un animale braccato. 
Lui, invece di chiederle cosa fosse successo e abbracciarla come avrebbe voluto fare, si era seduto sul pavimento e aveva posato la testa sulle sue ginocchia. In silenzio. 
Lei, invece di fuggire come avrebbe voluto fare, era rimasta e aveva allungato una mano per fare una carezza a quei capelli così simili ai suoi. 
In quell’ora buia che era già quasi giovedì, nel salotto del Rosso Lampone, due giovani ragazzi capirono cosa è l’amore, restare, quando sarebbe molto più facile fuggire. 

Ma a soggiornare al Rosso Lampone, vi è anche uno scrittore affermato di nome Cesare Marescalchi. Cesare è uno scrittore di mezza età, che si rifugia alla locanda per “scappare” dalla pressione della propria casa editrice, che continua a chiedergli notizie sul nuovo romanzo. Cesare, non riesce più a scrivere, da quando ha conosciuto “Luce” e si è innamorato per la prima volta. 
Cesare ha paura, ha paura dei suoi sentimenti e non riesce a comunicare a nessuno che si è innamorato… sarà grazie all’amore di Lidia, Michele e Ortensia, se riuscirà a fare pace con il proprio cuore e i suoi sentimenti senza vergognarsi. 

<<I miei genitori, il mio agente, il 90% delle mie conoscenze hanno un passato segnato da divorzi e separazioni e un presente fatto di piccole passioni effimere, nate sui social o in palestra. In questo secolo, l’amore è una meteora nella vita delle persone.
Poi arrivo qui e… trovo voi. Che vi capite con uno sguardo. Che fate gli stessi gesti, ridete delle stesse cose… Come fate? […] Come avete fatto? Come si fa a capire che la persona che hai davanti passerà il resto della sua vita con te? Come si fa a capire se è amore eterno?>> […] 
<<Vede Cesare, io non so se esiste un modo universale per certificare l’amore… E tolga l’eterno, che di eterno non c’è nulla… A mio avviso non è questione di sapere, piuttosto di sentire. Quando ho conosciuto Michele fra di noi non è scattato il classico colpo di fulmine, almeno non da parte mia… Ci siamo conosciuti in biblioteca, non mi chieda il giorno perchè non me lo ricordo. Probabilmente ci siamo parlati più volte prima che io mi accorgessi di lui e lui di me, chi lo sa… Quello che so, è che un giorno mi sono accorta di aspettarlo. 
Speravo arrivasse.>> 
Lidia sorride al ricordo. <<Sa, io sono un tipo piuttosto pragmatico, il romanticismo non è proprio nelle mie corde. Eppure ogni volta che vedevo Michele,  sentivo che eravamo fatti per stare insieme. Sentivo che il nostro destino era questo. […] Quando poi ci siamo messi insieme, ho capito che mi completava.>>

L’ultima coppia di ospiti, sono i fratelli Erika e Hank Kramer, che dalla Germania hanno deciso di recarsi alla locanda per ritrovare le proprie radici. La loro nonna è mancata da poco ed Erika e Hans, avevano ritrovato una vecchia fotografia che ritraeva il nonno in Italia. 
Per tutta la vita, Erika e Hans, avevano creduto che il nonno fosse stato un nazista, che avesse compiuto atti deplorevoli, ma in realtà, il loro nonno era un disertore, che si era rifiutato di uccidere i suoi simili. 
Per Erika e Hans, il Rosso Lampone sarà l’opportunità per conoscere realmente la storia del nonno e per fare chiarezza sulle loro radici. 

Il 20 Giugno 1944 quarantatré partigiani -rastrellati dai nazisti in Val Grande- furono fucilati nei pressi del canale che unisce il lago Maggiore al lago di Mergozzo. Prima, i nazisti li avevano fatti sfilare in corteo da Intra, in modo che la popolazione vedesse che fine faceva chi osava mettersi contro gli invasori In effetti, l’eccidio fu la vendetta per i fascisti del presidio di Fondotoce catturati, ma non uccisi, dal gruppo partigiano Valdossola. […] 
Da questo e da altri scatti abbiamo scoperto che il nonno partecipò ai rastrellamenti, e quel giorno assistette alla fucilazione, di cui si occuparono i suoi commilitoni. Rimase sconvolto da tanta crudeltà, e si rese conto di non volerne più farne parte. Il giorno dopo approfittò del movimento di truppe per darsi alla macchia, dirigendosi verso le montagne. 

Ortensia e Lidia hanno solo una settimana per aiutare i propri ospiti a lavorare sulle paure che ingombrano la loro mente e il loro cuore. Una settimana al termine della quale ognuno di loro possa fare spazio in valigia alla versione migliore di sé. 
Riusciranno Pietro, Veronica, Filippo, Gregorio, Altea, Cesare e i fratelli Kramer, a ritrovare sé stessi al Rosso Lampone? 
E a voi piacerebbe soggiornare in una locanda come quella del Rosso Lampone? 
Riuscireste a privarvi per una settimana dello smartphone? 

Ecco, l’ho detto. La mia famiglia. 

Perchè è questa la grande novità. Oggi io sono la casa di una famiglia! 
E non solo. Sono anche la casa di tantissime persone che vengono qui per stare meglio, per ritrovarsi, come dice la Signora. Capite? Non è incredibile? Un tempo ospitavo persone che si occupavano di riparare strade e tenere in comunicazione i paesi, oggi sono il luogo in cui si riparano i cuori e si mettono in comunicazione le anime! […] 
Oggi posso guardare negli occhi le persone che arrivano, e vedere lo smarrimento che le accompagna e che conosco molto bene. Posso osservarle muoversi al mio interno alla ricerca di ciò che gli ridarà il sorriso, e a volte riesco a influenzare il loro destino, facendo cigolare una porta o indirizzando il riflesso di un vetro. Sono qui quando alla fine se ne vanno, ed è sempre come se andasse via un amico a cui vuoi bene, che sai che ti mancherà tantissimo ma non puoi impedire che accada. 
Oggi, ad esempio, sto seguendo la partenza di questo gruppo fantastico che mi ha abitato durante la settimana. […] 
Ecco, un attimo, scusate…
Dovevo mettermi in posa per la foto di addio. Non voglio che alle spalle del gruppo sorridente ci sia una casa sfuocata!
Che belli gli abbracci degli esseri umani… Si vede che unendosi è come se si ricomponessero i pezzi che hanno dentro…

La scrittrice Amanda Colombo, autrice di “Meno male che ci siete voi”, tradotto anche in Germania, torna in libreria con “Una locanda Rosso Lampone”, una storia felice che traccia un cammino verso ciò che si dovrebbe sempre recuperare: il coraggio di riscoprirsi. 
Il Rosso Lampone è la locanda perfetta per anime alla riscoperta di sé stessi, una finestra per anime fragili, imperfette che si incontrano per caso, aiutandosi tra di loro e godendosi la serenità del luogo, oltre che della compagnia dei proprietari. 
I temi trattati sono la tecnologia, i rapporti umani, l’amicizia, la riscoperta di sé, i libri che possono essere un rifugio, l’abbandono, l’omosessualità, i tradimenti, i rapporti con i genitori, la libertà, la fotografia, la scrittura, la Seconda Guerra Mondiale e il presidio Fondo Toce e l’amore, non solo per gli altri, ma soprattutto per sé stessi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, semplice, emozionante e profondo, una vera coccola per l’anima e il cuore!!
I personaggi sono strutturati bene grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni fisiche e psicologiche, oltre ai dialoghi, che permettono al lettore di affezionarsi a ognuno di loro. 
Personalmente, mi sono affezionata particolarmente alla storia di Ortensia, personaggio che ha un ruolo cruciale e fondamentale all’interno della storia, che dispensa consigli ai suoi ospiti, servendosi delle frasi di scrittori/scrittrici, imparate a memoria sui libri. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia profonda, piacevole, in grado di riscoprire voi stessi, di donarvi una coccola al cuore e all’anima.
Lasciatevi travolgere dalle parole di Amanda Colombo, vi ritroverete sulle sponde del Lago Maggiore, alla locanda Rosso Lampone a gustare le prelibatezze preparate da Ortensia!!
Buona lettura 📚📚!!

“Le cose che ci salvano” di Lorenza Gentile

Titolo: Le cose che ci salvano 
Autore: Lorenza Gentile 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: Universale Economica 
Formato: Tascabile *
Data uscita: 21 Maggio 2024 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo

Non possiamo evitare gli ostacoli, né pensare di non fallire mai, ma i nostri limiti sono la nostra ricchezza: ci dicono chi siamo e dove possiamo arrivare se troviamo il coraggio. Raccontano la nostra storia e ci aiutano a scrivere il seguito. 
Sbagliamo, a volte per proteggerci, altre per farci spazio, facciamo del male agli altri, spesso a noi stessi, non riusciamo a far andare il passato, manchiamo il presente, perdiamo la speranza nel futuro, ma sappiamo anche ascoltarci, tenderci la mano, credere in un progetto e, magari, provare a realizzarlo. In qualsiasi caso, esserci l’uno per l’altro. 
Queste, ora lo so, sono le cose che ci salvano.

La protagonista del libro si chiama Gea, una ragazza tuttofare di ventisette anni, che abita in un condominio sui Navigli di Milano. Gea ha avuto un’infanzia molto difficile, è cresciuta in un posto sperduto insieme alla sua famiglia. Suo padre, dopo una brutta delusione a lavoro, si era allontanato insieme alla sua famiglia, in un posto isolato, di nome “La Rocca”. 
La Rocca è sempre stato un rifugio per Gea e la sua famiglia… ma non si può vivere con la paura, il terrore di vivere. 

Il mondo là fuori, ti aspetta. E’ lì per te. Non puoi limitarti a guardarlo dalla finestra. Ogni minuto vissuto nel mondo sarà intenso e prezioso. Potrà essere doloroso, correrai dei pericoli; ma sarà solo la dimostrazione che sei viva. E lo scopo della vita è vivere, non avere paura.

Per questo motivo la protagonista, dopo la morte della madre, trova la forza e il coraggio di lasciare il padre e il fratello per provare a vivere per davvero.  E’ così che Gea, si arrangia come tuttofare nel condominio in cui abita. 
Gea crede nel riciclo e nel dare nuova vita alle cose che aggiusta e che distribuisce, insieme a pillole per lo spirito -poesie, origami. Gea pratica l’economia circolare di quartiere, un modo per riutilizzare e dar vita alle cose, all’interno del quartiere dove abita che non oltrepassa mai. 

Buttare è sprecare un’opportunità, spesso la migliore. A cosa possono mai servirmi un mix assortito di cavi connettori? […] 
Bè, è proprio questo il punto: tutto può tornare utile prima o poi. Se salvi una cosa, questa un giorno può salvare te. 

Gea è una ragazza diversa dalla sua età, a causa dell’infanzia difficile ha molte insicurezze e paure, ma non ha amici della sua età. Gea può contare sull’affetto e amicizia di Dalia, una signora di ottant’anni, ma anche dell’amicizia di un ragazzino di tredici anni, che sogna di diventare autista di corriera.

Ciò che accomuna i semi, a prescindere dalla tipologia, è che possiedono tutto il necessario al loro interno. Fin dal principio a vederli possono apparire senza peso, ma si piò star certi che dentro hanno un cuore in cui pulsa ogni cosa che può essergli utile in futuro. 
Le persone sono semi. Ognuna ha dentro di sé tutto ciò di cui avrà bisogno al momento opportuno, il suo vero destino ha già sedimentato nell’intimo. Non importa quanto tempo ci vuole: il momento della crescita, alla fine, arriva.

Ma un giorno Gea, vede la saracinesca alzata del “Nuovo Mondo”, una vecchia bottega di rigattiere, in cui era stata da bambina insieme alla nonna. Da allora Gea, ha sempre sognato di ritornare nel Nuovo Mondo, anche per rispettare una vecchia promessa… Ma la proprietaria del negozio Dorothy, non c’è più e il Nuovo Mondo è in pericolo, dato che è stato messo in vendita per assenza di eredi, cancellando per sempre l’unico ricordo felice dell’infanzia di Gea. 
All’interno del Nuovo Mondo, ci sono ancora molti oggetti antichi, ogni oggetto ha una sua storia e Gea, grazie ad alcune nuove amicizie, cercherà di salvare questo piccolo negozietto di quartiere. 
Grazie al Nuovo Mondo, Gea ha la possibilità di mettersi in gioco. di stringere nuove amicizie come con Adelaide, una ragazza madre che si è appena trasferita, insieme alla figlia Aria nel condominio di Gea, per ritrovare la propria libertà e indipendenza, dopo la fine di una relazione tossica, ma anche con Priscilla, un avvocato che sta cercando di modificare il suo lussuoso appartamento per cancellare ogni ricordo del suo ex. 

Una persona mi ha fatto male davvero, in passato. Voleva che gli appartenessi, mi faceva sentire un’immagine senza contorno. I contorni li disegnava lui per me. All’inizio mi piaceva, mi dava sicurezza. Finalmente mi sentivo qualcuno. Ma poi quei contorni hanno cominciato a starmi stretti, perchè mi imponevano di essere solo quello che decideva lui. 
Volevo andare oltre, ridipingerli con i miei colori. Volevo essere anche altro, di più. Ma non mi era permesso. Ero stretta fra le linee che erano state disegnate per me. […] 
Ho scelto il colore, ho scelto di sentirmi leggera, ho scelto di esser tutti i personaggi che voglio, di cambiare contorni ogni giorno, se lo desidero. Non voglio più permettere a nessuno di ingabbiarmi, definirmi, possedermi. Io e Aria siamo sole ora. Ma siamo libere e siamo insieme. 

Per la prima volta Gea, si mette in gioco per salvare il Nuovo Mondo, perchè tutto ciò che salviamo finisce a sua volta per salvare noi, magari dandoci il coraggio di ritagliare il nostro spazio nel mondo. 
Riuscirà Gea a salvare il Nuovo Mondo? 
Riuscirà Gea a vivere senza paura?

La scrittrice Lorenza Gentile dopo il successo di “Le piccole libertà” (Feltrinelli, 2021), pubblica “Le cose che ci salvano”, mostrando al lettore un modo diverso di vivere, proprio come la protagonista della storia. 
I temi trattati sono le fragilità, le paure, il riscatto, l’infanzia, l’amicizia, l’amore, le relazioni tossiche, i rapporti con i genitori, il consumismo, l’economia circolare di quartiere e le cose, tutti gli oggetti “vecchi”, che hanno una storia e che grazie alla protagonista, tornano a vivere. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante, profondo, ricco di positività e di spunti di riflessione per il lettore. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice che permettono di entrare in empatia con Gea e gli altri personaggi. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro emozionante, in grado di toccare il cuore e l’anima di ogni lettore. Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che hanno un blocco del lettore, la penna della scrittrice vi trasporterà nel mondo di Gea, alla riscoperta di sé e della bontà delle persone. 
Buona lettura 📚📚!!