“L’archivio dei destini” di Gaëlle Nohant

Titolo: L’archivio dei destini 
Autore: Gaëlle Nohant 
Traduttore: Luigi Maria Sponzilli 
Casa Editrice: Neri Pozza 
Collana: I narratori delle tavole 
Data uscita: 23 Gennaio 2024 
Pagine: 336 
Genere: Romanzo contemporaneo 

In fondo al parco, i moderni edifici ospitano decine di chilometri di archivi e di raccoglitori, lungo i quali si potrebbe procedere per ore senza udire le grida e i silenzi che racchiudono. Ci vuole un orecchio fine e una mano paziente. Bisogna sapere cosa si cerca ed essere pronti a trovare ciò che si era smesso di cercare. 
Irène è sempre emozionata nel vedere la targa discreta degli Archivi di Arolsen. Salendo quelle scale per la prima volta, aveva letto solo le parole <<International Tracing Service>>, senza sapere cosa significassero. 
Allora era solo una ragazzina espatriata per spirito d’indipendenza, ma poi era rimasta per amore, per seguire il fidanzato in una regione contornata da foreste, in cui avrebbe dovuto fare ricorso a tanta buona volontà per essere accettata, senza mai riuscirci del tutto. Alla fine, quel luogo era diventato in qualche modo casa sua. Nemmeno quando l’amore l’aveva abbandonata, e lei si era trasferita ai margini della città con un figlio diviso fra due famiglie, aveva preso in considerazione l’idea di andarsene. Perchè ogni volta che sale quelle scale, si sente al proprio posto. Incaricata di una missione che la trascende e la giustifica. 
Il primo giorno, è stato l’odore a colpirla. Quella mescolanza di muffa, carta ingiallita, inchiostro di fotocopiatrice e caffè freddo. Prima di rendersene conto, ha respirato il mistero custodito fra quelle mura, in quegli innumerevoli cassetti, in quei raccoglitori chiusi in fretta al suo passaggio. 

Questo romanzo prende spunto dagli archivi sulla persecuzione nazista, situati a Bad Arolsen, nel cuore della Germania. 
La protagonista del libro si chiama Irène, di origini francesi, ma vive a Bad Arolsen in Germania. Irène si è separata qualche anno fa, dal marito Wilhelm, figlio di un tedesco che aveva commesso atti deplorevoli. Irène, non ha mai sopportato il passato del suocero, soprattutto, perchè dal 1990, lei lavorava nell’unico centro di documentazione dove, dalla fine della guerra, si conducono ricerche sul destino delle vittime del regime nazista. 
Il vecchio capo Odermatt, un signore distinto e rigoroso, proibiva a tutti i suoi dipendenti di divulgare qualsiasi informazione avesse a che fare con il centro, nessuna persona esterna, ad eccezione dei dipendenti, poteva consultare gli archivi storici. 
E’ così che Irène, per anni ha tenuto segreto il suo lavoro al marito e ai suoceri. Ma da quando Odermatt aveva lasciato il centro, le cose erano cambiate, grazie al nuovo capo Charlotte Rousseau. Charlotte, è una donna determinata che ha rivoluzionato il centro, rendendo accessibile ogni documento, facendo visitare gli archivi agli studenti. 
Da quando Irène aveva comunicato al marito e ai suoceri il suo lavoro, i rapporti con Wilhelm si erano deteriorati, fino ad arrivare alla separazione. 
Irène è soddisfatta del suo lavoro, per lei, quegli archivi sono la sua seconda casa e non riuscirebbe mai a privarsi del centro, anche se questo significa, portarsi a casa il lavoro, come gli fa notare suo figlio Hanno. Hanno è l’unica cosa bella del matrimonio tra lei e Wilhelm, Hanno è un ragazzo intelligente, bello, che studia e vive a Gottinga. 
Anni fa, Irène, aveva trovato sul giornale uno strano annuncio di lavoro che l’aveva incuriosita e spinta a rispondere. E’ così che Irène aveva conosciuto Eva Volmann, una giovane donna che lavorava al centro da quando era stato concepito dalle potenze alleate, che avevano previsto che terminata la guerra, il mondo si sarebbe trovato di fronte a milioni di scomparsi di cui indagare le sorti. 

Quell’istituto era nato dalla preveggenza delle potenze alleate. Prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva capito che la pace sarebbe stata raggiunta al prezzo non solo di decine di milioni di morti, ma anche di milioni di profughi e di scomparsi. Sparato l’ultimo colpo di artiglieria, avrebbero dovuto ritrovare tutte quelle persone e aiutarle a tornare a casa. Nonché stabilire la sorte di quelli che non sarebbero più riusciti a reperire. 

Irène e Eva diventano sin da subito amiche, due donne indipendenti che amano il proprio lavoro. Ma Eva è ebea e porta sul braccio, il numero che le era stato assegnato al campo di concentramento. Irène non ha mai voluto indagare, chiedere a Eva cosa aveva subito in quegli anni di prigionia, ma adesso che la sua amica non c’è più, a causa di un brutto male, Irène si sente in colpa di non aver avuto il coraggio di conoscere la storia di quella donna. 

Solo quando Eva si era rimboccata le maniche per approfittare degli ultimi raggi di sole Irène aveva notato i numeri sul suo avambraccio, e aveva distolto lo sguardo per non ferirla. 
Ma Eva se n’era accorta e aveva risposto alla sua muta domanda:<<Aushwitz. Mi hanno preso tutto, ma non la vita.>>
Colta di sorpresa, Irène era rimasta senza parole. E forse la sua guida non si aspettava alcuna risposta, perchè aveva fatto un ultimo tiro di sigaretta e aveva buttato il mozzicone. 
Per anni, del passato di Eva non si era più parlato. Irène non riesce a perdonarselo. A lungo si è detta che la sua amica preferiva il silenzio. E quando ha capito che quel silenzio non mirava a proteggere Eva, era troppo tardi. 
Ogni volta che pensa a lei, o pensa quanto le manca, è troppo tardi. 

Irène aveva imparato il suo lavoro da Eva, le aveva mostrato ogni angolo di quegli archivi pieni di documenti. Irène ha una vera vocazione nel suo lavoro, è molto meticolosa e al limite dell’ossessione, riesce a ricucire ogni filo tagliato dalla furia di Hitler, cercando le tracce di coloro che non sono più tornati, e ogni giorno si lascia assorbire dalle montagne di carte sulla loro vita e soprattutto sulla loro morte. 
Ma nell’autunno del 2016, Charlotte Rousseau, affida a Irène un compito molto particolare: restituire alle famiglie i migliaia di oggetti presenti nel centro, rinvenuti nei campi di concentramento. Ogni oggetto che si trova nel centro nasconde un segreto, una storia che Irène deve scoprire per dare voce a tutte/i coloro che avevano subito atti di violenza inaudita. 

Quando sono partiti per questo lungo viaggio verso l’ignoto, hanno portato con sé dei preziosi che non pesavano. I loro documenti d’identità, qualche talismano dal grande valore sentimentale. Ricordi di una vita che speravano di ritrovare intatta dopo l’arresto, la prigione, le torture, il vagone piombato. 
La maggior parte apparteneva ai deportati nei campi di Neuengamme o di Dachau. Politici, asociali, omosessuali, condannati ai lavori forzati. Appena arrivati, le loro cose venivano immagazzinate nel deposito degli effetti personali. Sono pochissimi gli ebrei che hanno avuto questo privilegio. La maggior parte di loro veniva uccisa subito, e tutto quello che possedevano veniva razziato e riciclato dalla macchina di guerra nazista. Perfino i capelli, i denti d’oro, il grasso dei loro cadaveri. 
L’Its ha ereditato quasi quattro mila oggetti all’inizio degli anni ’60. Un migliaio è stato restituito in quel periodo. 
Di un oggetto che aspetta di ritrovare il suo proprietario si dice che è in sofferenza. 
Irène ha la sensazione che la stiano chiamando. Deve sceglierne uno, o farsi scegliere. 

E’ così che Irène decide di iniziare la sua ricerca, da un Pierrot di stoffa, che aveva dei numeri scritti sul ventre. 
A chi apparteneva quel Pierrot? 
Che cosa gli è successo? 
Come si è sentito, quel bambino/a quando i nazisti gli/le hanno strappato quel peluche? 
Irène si lascia travolgere da quel Pierrot, dalla storia che nasconde dietro, rivelando ai lettori una vicenda emozionante, piena di umanità. 
Oltre a Pierrot, Irène ritrova un vecchio medaglione con la Vergine e un fazzoletto ricamato, che nascondono un passato oscuro, una storia che deve essere conosciuta dai discendenti. 
Irène sa che ogni oggetto è il simbolo di un corpo che non c’è più, ed è convinta, come il suo capo Charlotte, che restituendo ogni cosa, gli scomparsi ritroveranno posto tra i vivi. 
Grazie a questa ricerca, Irène incontrerà persone che l’aiuteranno, si ritroverà a viaggiare da Lublino a Varsavia, ma anche a Parigi e Berlino. 
Riuscirà Irène a dare voce a ogni storia nascosta negli oggetti presenti nel centro? 

La scrittrice Gaëlle Nohant con “L’archivio dei destini”, vincitore del Gran Prix Lire Magazine litéraire 2023, racconta una storia poco conosciuta tra gli archivi di Bad Arolsen, pieni di documenti, fotografie e oggetti che nascondono segreti e storie. 
I temi trattati sono i campi di concentramento, il progetto Lebensborn (un’associazione nazista creata da Himmler, allo scopo di accelerare la creazione di una razza ariana dominante), i Desaparecidos, il matrimonio, l’amicizia, le discriminazioni, la Seconda Guerra Mondiale e gli archivi di Bad Arolsen, che custodiscono milioni di documenti e oggetti delle vittime del nazismo. 
Lo stile di scrittura è intenso, sublime, scorrevole, emozionante e pieno di umanità, la scrittrice Gaëlle Nohant, dona ai lettori un romanzo unico, ricco di intensità emotiva. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni fisiche e psicologiche dei personaggi menzionati nella storia. 
Ogni capitolo presente nel libro, ha un nome, che racconta il passato, la storia della persona coinvolta.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro potente, pieno di umanità, ambientato ai giorni nostri ma che cerca di ricostruire il passato di chi è stato deportato nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere meglio gli archivi di Bad Arolsen, dove sono conservati milioni di documenti delle vittime del nazismo. 
A voi piacerebbe visitare l’archivio di Bad Arolsen? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Controcanto di Natale” di Federica Bosco

Titolo: Controcanto di Natale 
Autore: Federica Bosco 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 25 Novembre 2025 
Pagine: 192 
Genere: Romanzo rosa 

<<Si… ehm… è solo che volevo chiederle…dato che è la Vigilia di Natale… un paio d’ore di permesso per andare a prendere mia figlia all’aeroporto. Sa, mio marito si sente poco bene e…>> 
La fisso senza espressione. 
Le parole “Vigilia di Natale” mi infastidiscono come quando il tizio davanti a me al casello non arriva al pulsante del biglietto e deve scendere. Non mi avesse ricordato la feriale ricorrenza glielo avrei anche dato, il permesso, ma siccome detesto questo periodo dell’anno e tutto quello che si porta appresso, cioè auguri, regali e lassismo, non ci penso proprio.
E dire che credevo di essere stato chiaro: ai miei impiegati ho vietato addobbi, albero e rinfreschi, proprio per evitare perdite di tempo, di cui avrei altrimenti decurtato l’equivalente dal loro bonus. 

Il protagonista del libro si chiama Filippo, un uomo di cinquant’anni, CEO di un’importante multinazionale dello shopping online. 
A Filippo non interessa nulla, se non il profitto e disprezza tutto ciò che profuma di affetto, festa e tradizione, soprattutto detesta il Natale. Ai suoi dipendenti è vietata ogni forma di festeggiamento: dagli auguri, ai brindisi, è proibito fare l’albero in ufficio, attività inutili che gli farebbero perdere tempo e soldi, che decurterebbe dallo stipendio dei suoi impiegati. 
Filippo, è il datore di lavoro che nessuno di noi vorrebbe avere, soprattutto, quando si avvicinano le festività natalizie. Alla Vigilia di Natale, la sua storica segretaria, Lidia, gli aveva chiesto un permesso di qualche ora per andare a prendere la figlia all’aeroporto, dato che il marito stava male, ma a Filippo non interessava che era Natale e gli proibì di assentarsi dall’ufficio. 
Filippo è molto cinico, insofferente, solo, senza amici e l’unica che lo sopporta è Alexa. 

Mentre aspetto che l’ascensore riscenda, mi sento tirare un lembo dei pantaloni. Mi volto e c’è un bambino di quattro anni. La madre lo raggiunge e si scusa. Faccio un cenno con la testa e finalmente l’ascensore arriva, ma purtroppo stavolta non posso impedire che i due salgano con me. 
Saliamo in silenzio ma, quando arriviamo al loro piano, uscendo il bambino mi guarda rancoroso e mi dice: <<Guarda che se non fai il bravo Babbo Natale non ti porta i regali!>> 
<<Ti svelo un segreto>>, gli rispondo, sorridendo, mentre le porte si chiudono: <<Babbo Natale non esiste.>>

Ma a Filippo non interessa, declina anche l’invito di sua sorella Anna per il pranzo di Natale, contento di non dover festeggiare quell’assurda festività. 
La sera della Vigilia di Natale, Filippo, incurante della neve, ordina una pizza, che gli viene consegnata dal fattorino in ritardo e fredda. Anche in quest’occasione, il protagonista si rivela prepotente, cinico, rifiutandosi di pagare il povero fattorino, che aveva sfidato la neve pur di tenersi il lavoro. 
E’ così che Filippo, festeggia la vigilia di Natale con i taralli (omaggio di Trenitalia), una bottiglia di vino e una serie Netflix… ma non tutto va secondo i suoi piani, perchè Filippo riceve una strana chiavetta USB, contenente alcuni filmati di quando lui e sua sorella Anna andavano d’accordo, lui era ancora felice, prima della morte della madre. 

Recupero un vecchio pc che per accendersi impiega almeno mezz’ora e poi, finalmente, la inserisco. La cartella si apre e contiene alcuni video. […] Ne apro uno a caso, ma per mia somma sorpresa non ci sono acrobazie erotiche, bensì un video di me vestito da Zorro che sorrido sdentato alla telecamera di mio padre battendo le manine. Ne apro un altro e ci siamo io e mia sorella al mare che scaviamo una buca sulla riva insieme a nostra madre. Mamma si copre la faccia ridendo appena si accorge di essere ripresa. Eccomi che suono una batteria giocattolo mentre tutti si tappano le orecchie. Ed eccomi di nuovo a Natale, mentre io e mia sorella apriamo i regali. 
Sento una strana sensazione alla bocca dello stomaco. 
Come un magone che sale su. […]
Il video successivo mi colpisce coma una fucilata al cuore. La mamma a letto malata, che saluta e sorride a fatica. Lo avevo fatto io, quel video. Sarebbe mancato poco tempo dopo e volevo un suo ricordo. 

E’ così che Filippo si ritrova a pensare al passato, alle scelte fatte che lo hanno portato ad allontanarsi dai familiari e dai suoi amici Luca e Vanessa. Con Luca e Vanessa, avevano sempre condiviso ogni cosa… finché Filippo, non ha deciso di appropriarsi dell’idea di Luca, del sito di shopping online… da allora, la loro amicizia è finita. 
Ma Filippo non ha voglia di pensare al passato, decide di andare sull’app di incontri “Tinder”, dove fa un’improbabile match con una ragazza. 
E’ così che Filippo, invita a casa sua quella sconosciuta e si ritrova davanti una ragazza di nome Laura, che somiglia più a un folletto e si presenta nel suo salotto da rivista con un enorme mastino napoletano di nome Emilio. 

Non ho voglia di parlarne, eppure mi ritrovo a raccontarle cose di cui non mi ricordavo nemmeno più. Le racconto della mia infanzia, della scuola, di quanto la nostra vita fosse semplice e felice, di come eravamo legati, io e mia sorella, prima della malattia di nostra madre, e di come progressivamente, dopo la sua morte, ci siamo allontanati. Le racconto della seconda moglie di mio padre, della rabbia che ho cominciato a covare nel vedere che il ricordo di mamma veniva spezzato via giorno dopo giorno, le foto sparite, la casa ristrutturata in men che non si dica. Mi ritrovo a confessarle che forse è da allora che ho cominciato a evitare quasi scientificamente i sentimenti, convinto che gli altri prima o poi ti feriranno e che è solo una questione di tempo. […] 
Il mio è un monologo lunghissimo, le parole mi escono dalla bocca come fossero state lì ad attendere il loro turno per un’eternità e avessero solo una gran fretta di uscire. […] 
Laura tace, come un rispettoso confessore, ma la sua presenza è un ascolto attivo, potente, che percepisco come un abbraccio e che mi incoraggia ad andare avanti. 
Mi spoglio di tutti i miei peccati, di tutte le cattive azioni, della mia ignoranza, della mia arroganza e presunzione. Della prepotenza da bulletto verso i più deboli, del mio costante sentimento di superiorità, del potere che mi ha dato alla testa inebriandomi come una droga. 

Sarà proprio Laura, una ragazza umile, generosa a fare breccia nel cuore del cinico Filippo. 
Inizia così una corsa contro il tempo per rimediare agli errori, ritrovare chi ha perso e scoprire che il vero regalo di Natale… è l’amore. 
Riuscirà Filippo a ritrovare l’affetto della sua famiglia? 
Riuscirà Filippo a non avere paura di amare? 

<<Filippo, adesso calmati!>> Mi scuote. <<Calmati! Qui non c’è nessun fallito, non c’è niente di irreparabile. Finché siamo vivi abbiamo la possibilità di rimediare ai nostri errori. Credi che io sia stata sempre una sostenitrice della pace e dell’amore? 
Credi che non me ne sia fregata di tutto e tutti finché potevo contare su uno stipendio da favola? Tappandomi il naso, girandomi dall’altra parte? Neanch’io sono senza peccato, però si può cambiare, diventare migliori versioni di noi stessi>> dichiara con piglio da leader. 
<<Non sei cattivo, Filippo, e te lo dico perchè i cattivi veri li ho conosciuti. Tu sei solo uno che si è separato dalla propria natura per non sentire più dolore, ma finché quel dolore lo eviti, non lo affronti, non lo attraversi e lo elabori, la tua vita sarà una continua fuga, una continua distrazione, e credimi, sarai un’infelice.>>

 

La scrittrice Federica Bosco dopo aver pubblicato “Cercasi amore disperatamente”, la serie dell’Angelo (“Innamorata di un’Angelo”, “Il mio Angelo segreto”, “Un amore di angelo” e “un Angelo per sempre”), “Il mio gatto mi detesta”, “Il diario di Sir Thomas” e “Natale con Sir Thomas”, torna in libreria con “Controcanto di Natale”, una favola di Natale ironica e piena di magia, per chi ha smesso di credere nell’amore e per chi non smetterà mai di crederci. 
La scrittrice Federica Bosco con “Controcanto di Natale”, reinterpreta la classica storia “Canto di Natale” in chiave moderna, donando ai lettori una storia semplice e veloce da leggere sul divano, in compagnia di una gustosa cioccolata calda con panna o tisana di Natale. 
I temi trattati sono la sindrome dell’abbandono, le amicizie, i tradimenti, il Natale e l’amore, in grado di trasformare anche un cinico come Filippo. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice, delicato e romantico, una lettura veloce e perfetta per il periodo natalizio. 
I personaggi sono strutturati bene, all’inizio ho “odiato” il cinismo del protagonista, ma poi, ho capito che dietro al suo atteggiamento arrogante da snob, c’era una grande paura di soffrire e d’amare. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia romantica, delicata e piena di magia, ambientata nel periodo natalizio con un protagonista snob, arrogante e cinico che detesta il Natale… ma anche Filippo è pronto ad aprire il cuore per far entrare la magia del Natale!!
Buona lettura 📚📚!!

“Il mio nome è Emilia del Valle” di Isabel Allende

Titolo: Il mio nome è Emilia del Valle 
Autore: Isabel Allende 
Traduttore: Elena Liverani 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 20 Maggio 2025 
Pagine: 320 
Genere: Saghe familiari 

Essere donna è un grave limite per aver successo nel mondo in generale, in particolare in una professione quasi totalmente al maschile. 

Isabel Allende torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile durante la seconda metà del XIX secolo. 
La protagonista del libro si chiama Emilia del Valle, nata a San Francisco nel 1866, sua madre Molly Walsh, di origini irlandesi era stata sedotta da un cileno mentre stava prendendo i voti per diventare una novizia. Molly Walsh ai tempi, era una ragazza molto ingenua e buona, ed era rimasta affascinata da questo ragazzo cileno appartenente all’alta società, che dopo essersi approfittato della ragazza e dei suoi sentimenti, l’ha abbandonata. Molly Walsh ha dovuto ricostruire completamente la sua vita, ritirandosi dal seminario con in grembo il frutto del suo peccato. E’ così che è nata Emilia del valle, cresciuta nel quartiere umile di Mission District, sotto la guida di Francisco Claro, soprannominato dalla protagonista “Papo”, il padre adottivo e maestro di origini messicane, che aveva sposato Molly Walsh quando era incinta. 
Emilia del Valle è una donna dotata di una mente curiosa e brillante, pronta a sfidare le norme sociali pur di seguire la sua passione per la scrittura. Grazie agli insegnamenti e alla guida del padre adottivo, Emilia inizia sin da ragazzina a scrivere dei romanzi d’avventura utilizzando lo pseudonimo maschile di Brandon J. Price. Dopo qualche anno, Emilia, guidata dall’impulsività e dalla sua passione per la scrittura, si presenta nella redazione del “Daily Examiner” per candidarsi per il ruolo di giornalista. 
Il direttore, inizialmente scocciato dalla sfrontatezza della ragazza, decide di farle scrivere un articolo sull’omicidio di un certo Arnold Cole. Emilia da brava giornalista, intervista la sua fonte e scrive un articolo brillante, innovativo, il primo da giornalista all’interno del Daily Examiner con lo pseudonimo di Brandon J. Price. 
Emilia per dimostrare di essere una giornalista, ha dovuto affrontare i pregiudizi di essere donna, ma la protagonista è una donna controcorrente rispetto all’epoca narrata nel libro e non ha paura di niente, nemmeno di recarsi in Cile come corrispondente di guerra, per raccontare ai lettori la devastante guerra civile del 1891. 
La protagonista, a partire dall’agosto del 1891, inizia il suo lavoro di corrispondente in Cile e assiste alla rovinosa battaglia di Concón, descrivendo i fatti cruenti e sanguinosi senza filtri ai suoi lettori. 
In Cile, Emilia sente il richiamo della terra, che la porta a indagare sulle sue origini, cercando di ricostruire la storia della sua famiglia. 
Con la determinazione, la forza e l’indipendenza di Emilia, il lettore assisterà in prima persona alla straziante guerra del Cile, in cui la morte, il dolore e la distruzione sono l’unico risultato della guerra civile. 
Lasciatevi travolgere dalla storia di Emilia del Valle, una storia d’amore e guerra, ma anche di scoperta e redenzione, raccontata da una giovane donna coraggiosa che non ha paura di sfidare le norme sociali del tempo. 

La scrittrice Isabel Allende, una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola, torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile, in particolare la guerra civile avvenuta nel 1891. 
I temi trattati sono la storia e la guerra civile in Civile, il giornalismo, i rapporti con i genitori, gli inganni, la religione e i pregiudizi che una donna doveva subire per essere indipendente. 
Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole in alcuni punti la scrittrice si sofferma a descrivere nei minimi dettagli la guerra civile cilena, appesantendo e rallentando il ritmo narrativo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle bravura della scrittrice di contestualizzare i personaggi al periodo narrato. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro profondo, storico, emozionante che evidenzia i fatti tragici della guerra cilena del 1891. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro che ha come protagonista una donna forte, intelligente, disposta a sfidare le norme sociali per essere indipendente. 
Buona lettura 📚!!

“Aspettami al Caffè Napoli” di Chiara Gily

Titolo: Aspettami al Caffè Napoli
Autore: Chiara Gily 
Casa Editrice: Mondadori 
Collana: Omnibus 
Data uscita: 18 Marzo 2025 
Pagine: 252 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Arrivo in via dei Mille alle dieci spaccate. Sono venuta a piedi nonostante il caldo, costeggiando i palazzi del centro alla ricerca di un po’ d’ombra. 
Stamattina papà mi ha proposto di fare colazione da lui, in negozio. Nel quartiere il suo caffè è una specie d’istituzione ed è da sempre l’elemento caratteristico della sua bottega. Per questo l’hanno ribattezzata Caffè Napoli. 
Ogni mattina, subito dopo aver aperto, invece di mettere in ordine le vetrine o sistemare la cassa, papà accende il fornello a gas che ha allestito nel retro, e offre una tazzina a chiunque entri, anche se non compra nulla. Lo prepara con la cuccuma e ha un sapore inconfondibile, intenso e morbido, il cui profumo ti entra nelle narici e ti accompagna fino a quando nella tazzina non resta neppure una goccia. 

La protagonista del libro è Lidia Gambardella, vive a Trieste da anni insieme al suo compagno Pietro e lavora come insegnante. Lidia, si era trasferita a Trieste da Napoli molti anni fa, una città che ha sempre amato per la sua allegria e metodicità, ma lei aveva bisogno di rompere ogni schema del passato, lontano dai suoi genitori per trovare la sua strada. 
A Trieste, Lidia, dopo la laurea, ha iniziato a svolgere il lavoro d’insegnante con passione, cercando di trasmettere ai suoi alunni l’entusiasmo della sua materia, trascorrendo ogni sera a cercare dei nuovi libri da poter inserire nella biblioteca scolastica. Ma dopo anni, Lidia non riesce più a provare passione, entusiasmo per il lavoro d’insegnante, e proprio come i suoi alunni, attende il suono della campanella per essere libera e tornare a casa. 

Poteva dipingerle il cielo, ma lei trovava sempre qualcosa da dire. Negli ultimi tempi, invece, neanche quello. Si limitava a fare spallucce. 
Non che siano mai andati d’amore e d’accordo, credo di non essere mai stata testimone di slanci passionali, ma, chissà perchè, ho sempre pensato che con il mio trasferimento a Trieste si sarebbero riavvicinati. Forse inconsciamente ho scelto di andarmene così lontano proprio per questo. Perché in una casa senza amore si muore un poco alla volta. 
Ho voluto iniziare daccapo, volevo una pagina bianca da riempire a modo mio, dove parole come astio, disistima e rassegnazione fossero vietate. 
Solo di una cosa non potevo privarmi: del mare. E’ sempre stata la mia medicina, mi basta sentire il suo odore e guardare le onde che si infrangono sulla battigia che il magone si attenua. Il mare è capace di cancellare la malinconia come fa con le scritte sulla sabbia. Il motivo per cui ho scelto Trieste è stato questo, perchè davanti al mare le città si assomigliano un po’ tutte. 
Volevo allontanarmi dal dolore, ma non da Napoli. 
E io, questa cosa, non l’ho mai detta a nessuno. 

Ma adesso, Lidia sta tornando nella sua città a Napoli, in occasione del terzo matrimonio di sua cugina con Gregorio. Alice, soprannominata da tutti “Cece”, ha scelto Lidia come damigella d’onore, regalandole un bellissimo vestito eseguito dal sarto Gennaro, conosciuto in tutta Napoli. 
Lidia non ha scuse per evitare le nozze e il suo fidanzato Pietro, (come sempre) non riuscirà ad accompagnarla a Napoli, dato che dovrà partecipare all’ennesimo convegno di lavoro. 
Per Lidia, tornare a Napoli sarà l’occasione per fare chiarezza sui suoi sentimenti, passioni, ma anche per ritrovare alcune amicizie d’infanzia. 
Appena arriva a Napoli, Lidia rimane colpita dalla maestosità della stazione di Napoli Centrale, che non ricordava così bella, e osserva attentamente tutte le persone che la circondano. 
Ad attenderla in stazione, c’è sua cugina Alice che l’accoglie calorosamente con un bel vassoio di frolle. Lidia è molto diversa da Alice, Alice riesce sempre a ottenere ciò che vuole da quando era piccola, ha sempre trovato con facilità degli uomini perfetti, anche grazie al suo bellissimo fisico slanciato. 
Lidia invece, ha qualche chilo di troppo e si sente inadeguata, se paragonata alla perfezione di Alice. 
Ma tra Lidia e Alice, c’è un bellissimo rapporto sin dall’infanzia, tanto che i famigliari le hanno sempre soprannominate “‘e sore cugine”.

Poche persone sono sorprendenti come mia cugina. Un giorno sembra una ragazzina viziata e capricciosa, un altro una donna capace di smuovere il mondo per ottenere quello che vuole. 
Ancora non ci posso credere che abbia piantato il povero Gregorio da solo in viaggio di nozze per starmi vicino. Mi chiedo se una sorella lo avrebbe fatto.
Forse, quando fin da piccole ci hanno chiamato ‘e sore cugine (le cugine-sorelle) intendevano proprio questo: un rapporto più forte della sorellanza. 

Il rapporto tra Lidia e Alice è uno dei temi nevralgici di questo libro, la scrittrice cerca di trasmettere al lettore l’importanza dei legami familiari. 
Oltre ad Alice, Lidia a Napoli avrà modo di rivedere il padre Felice, con cui ha un bellissimo rapporto, addirittura “morboso”, secondo il suo fidanzato Pietro. 
Il padre Felice è una persona molto buona, intelligente e ottimista, proprietario di una bottega in via Carovita, situata nel cuore della città. 
La bottega Caravita, conosciuta da tutti come “Caffè Napoli”, è una vera istituzione nel borgo, un luogo caratteristico, dove è possibile sorseggiare un buon caffè preparato dal signor Felice con la sua cuccuma per 12 tazzine, senza dover obbligatoriamente acquistare qualcosa. 
Il Caffè Napoli è una bottega di rigattiere originale, in cui è possibile trovare vecchi oggetti come pellicce, vestiti antichi, mobili, ma anche quadri meravigliosi, realizzati dal signor Felice. 
Il signor Felice, non ha potuto studiare perchè la propria madre Lidia, aveva deciso la sorte di tutti i suoi figli, a lui era toccato lavorare come garzone nella bottega Caravita, per poter guadagnare i soldi necessari per l’università di suo fratello Gianni. 
Felice ha imparato a poco a poco il mestiere, rifugiandosi in quelle quattro mura, perfette per dipingere i suoi quadri. L’arte per Felice, era la sua passione, il suo modo di vedere il mondo. 

Caffè Napoli, del resto, è famoso in tutto il quartiere, anche se nessuno lo conosce con il suo vero nome. Da fuori può sembrare un anonimo robivecchi con le pareti scrostate, qualche mobile esposto sul marciapiede e l’insegna BOTTEGA CARAVITA ormai illeggibile. All’interno però l’atmosfera è speciale, sembra di essere in quei caffè di una volta, dove darsi appuntamento fra quadri e oggetti antichi per chiacchierare senza fretta, sorseggiando una bella tazzina fumante. Anni fa durante uno dei suoi giri per approvvigionare il negozio, in una casa da sgomberare, papà si era innamorato di una vecchia cuccuma di rame da dodici tazze. 
La figlia della defunta, vedendolo così entusiasta per quell’oggetto che sicuramente lei non avrebbe mai utilizzato gliel’aveva regalata. 
Mamma, appena l’aveva vista, aveva sentenziato: “‘Feli’ siamo già pieni, è roba inutile, e qui non la voglio”, e così lui se l’era portata in bottega. 
Tutto il negozio si era impregnato dell’aroma di caffè, che papà amava triturare da solo con un macinino, bottino di qualche altro suo girovagare.
Altro che “caffè sospeso”, al Caffè Napoli ce n’era sempre uno per tutti. Era vietato entrare di cattivo umore o trafelati, papà faceva calmare chiunque con un sorriso e la sua famosa tazzulella. Il simbolo di quella lentezza era proprio quella caffettiera, ‘a cuccumella ‘e Felice, come ormai veniva soprannominata. 

A Lidia era mancato molto il proprio padre, ed è grazie ad Alice se è ritornata un fine settimana nella sua terra. Il giorno del matrimonio di Alice e Gregorio si avvicina e Lidia sarà una bellissima damigella d’onore, grazie a sua cugina.
Ma dopo il matrimonio, accade un episodio che sconvolgerà la vita di Lidia e dei suoi familiari…
Durante il pranzo del matrimonio, all’improvviso Felice si sente male e dopo il tempestivo aiuto di Gregorio, che è un medico è stato portato d’urgenza in ospedale. 
Lidia sente un vuoto dentro di lei, si sente in colpa per non aver trascorso più tempo con il proprio padre, da quando era tornata a Napoli. 
Non sarà facile per Lidia, affrontare la perdita del proprio padre, l’unica persona che la supportava e amava veramente. Ma è con il dolore, che Lidia ritrova il legame con sua cugina Alice e una “vecchia” amicizia d’infanzia, Francesco. Francesco, adesso è diventato un brillante avvocato, ma quando lui e Lidia erano piccoli, si divertivano a essere una coppia con molti figli. 
Il destino a volte è beffardo e ha in serbo per noi una strada, talvolta faticosa e in salita, ma con una vista meravigliosa. Ed è quello che accade a Lidia, che per caso, incontra Mila, una giovane fotografa che deve ritirare un quadro dipinto da Felice, commissionato da sua madre Adriana per l’anniversario di matrimonio. 
Quel quadro, rappresenta una marina e ha un cielo spettacolare, pieno di sfumature tra il blu e il viola, lo stesso cielo che non convinceva il signor Felice. 

Mi avvolgo nei colori di tutti quei dipinti ed è come se sentissi la carezza di papà. Il mio sguardo si posa infine su un quadro messo su un cavalletto. La sfumatura del cielo è incredibile, tra l’indaco e il blu. Ed è una marina. Mi viene un nodo alla gola fortissimo, sono sicura che è il dipinto di cui non era convinto e che voleva farmi vedere prima di venderlo. Papà era così, rinunciava anche ai soldi se una sua opera non gli piaceva. 
Stavolta, però, faceva male a dubitare di se stesso: è uno dei quadri più belli che abbia mai realizzato.
Ed è pronto per far felice altre persone. Sapere che mio padre continuerà a vivere attraverso la sua arte, nelle case delle persone, mi dà sollievo. 

Accettando i soldi di Mila, Lidia ha accettato automaticamente l’eredità del padre con l’ipoteca del negozio e un grosso debito da estinguere. Lidia è disperata, non sa come risolvere la situazione, ma una sera per caso, prende una decisione:  Caffè Napoli ha bisogno di continuare a vivere. 
E’ così che Lidia, insieme a sua cugina Alice e Mila, trasformano Caffè Napoli, e per fare soldi organizzano una mostra fotografica, vendono vestiti online sul loro sito. 
Lidia è fortunata ad avere accanto persone come Alice, Mila e Francesco, che non esitano nemmeno un istante per aiutarla. 
Ed è così che la bottega che tutti davano per persa si trasforma così nel sogno di tre giovani donne, determinate a farla rinascere dalle macerie. 
Che cosa accadrà? 
Riuscirà Lidia a ritrovare sé stessa e a ripagare i debiti del padre? 
E che cosa accadrà tra lei Pietro e Francesco? 

Non l’ho mai vista così felice, e dice che è il bambino a darle l’energia per lavorare al nostro progetto. Devo ammettere che è bravissima: tutti i corsi di design che ha frequentato nella vita- e che io ho sempre deriso perchè reputavo per gente ricca e annoiata- alla fine sono serviti. Senza tutta la sua preparazione questo posto assomiglierebbe ancora a un deposito di robe vecchie e cianfrusaglie. Ogni tanto il suo fare “comandino” viene fuori ma, se prima mi sarei innervosita, adesso la guardo, con gli occhi della tenerezza. 
Si vede lontano un miglio che ci crede in questa nuova versione di Caffè Napoli. Se sin dall’inizio non ci fosse stato il suo entusiasmo, io avrei mollato. 
Anzi, non avrei neppure cominciato. 
Il merito è anche di Mila. Dispensa consigli, sistema gli oggetti -“scusa ma ho l’occhio fotografico e quando una cosa è storta la devo aggiustare”. Senza contare che grazie al sito che lei ha creato in tempi record, a fine giornata posso contare su un bell’incasso. 
Tutta questa energia nuova è un balsamo sul cuore. 
Non basta a farlo guarire, ma mi aiuta a districare almeno un po’ i nodi che ho dentro. 
Papà c’è ancora in negozio, ma ho voluto cancellare la sua parte remissiva che gli faceva dire di sì a tutto quello che gli offrivano, che pagava più del dovuto e poi non riusciva a rivendere a un prezzo congruo.

La scrittrice e giornalista Chiara Gily, napoletana di nascita e triestina per scelta, ambienta la nuova storia del suo romanzo “Aspettami al Caffè Napoli”, nelle due città che ama. 
“Aspettami al Caffè Napoli” è un romanzo intenso e pieno di calore, ambientato tra i vicoli colorati di Napoli. 
I temi trattati sono la famiglia e le radici, le seconde opportunità, la solidarietà femminile, la morte, il matrimonio, la maternità, l’arte, le passioni, l’amicizia, il tradimento, la rinascita personale, la libertà, la felicità e l’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, intenso, caldo e dolce come una bella tazza di caffè ben zuccherato e frizzante come un calice di spritz. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia e affezionarsi a ognuno di loro. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro piacevole, che scalda il cuore come una buona tazza di caffè. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia basata sui legami familiari, sull’amore, sul destino e sulle seconde possibilità. 
Lasciatevi avvolgere dal profumo intenso del caffè, e preparatevi a leggere una storia profonda ed emozionante!!
Buona lettura 📚📚!!

“La morte non paga doppio” di Bruno Morchio

Titolo: La morte non paga doppio 
Autore: Bruno Morchio 
Casa Editrice: Rizzoli 
Collana: Nero Rizzoli 
Data uscita: 10 Giugno 2025 
Pagine: 240
Genere: Romanzo giallo 

<<Eh sì, morte non paga doppio.>>
Come un flash, la frase mi catapulta nel sogno del giorno prima. Senza saperlo, Anghel sta giocando con le parole sussurrate da Michelino, la frase pronunciata quando Milca stava per aprire la porta della camera da letto dove, quindici anni fa, ho trovato la mamma in un lago di sangue. 
Non sei contento? La morte paga doppio. 
<<Cosa vuoi dire?>> domando.
<<Anton è morto e nessuno può riportare lui in vita>> attacca, stringendosi nelle spalle e lasciando intendere che si aspetta un mio cenno di assenso. 
<<Lo so.>> 
<<Tu non hai ucciso Anton. […] Perciò puoi avere Alina e fare lei felice. […] Morte paga.>>

Dopo il successo di “La fine è ignota”, libro vincitore del Premio Giorgio Scerbenenco 2023, torna l’investigatore genovese Mariolino Migliaccio. 
Il protagonista Mariolino Migliaccio ha poco più di trent’anni, non è un poliziotto ed è un investigatore privato senza licenza, che riceve i suoi clienti in un bar situato nei carruggi. 
Mariolino conosce ogni angolo di Genova, individua tutti i pregi e i difetti di quella città, che contemporaneamente ama e odia. 

Provo a tendere l’orecchio, con la speranza di afferrare le note del magico violino di Anghel, ma non percepisco altro che il cicalare dei negozianti sulla soglia delle loro botteghe e il ronzio dei veicoli elettrici che raccolgono la aumenta nei carruggi. 
Le bancarelle di piazza Soziglia sono già state allestite, cappelli, borse e sciarpe colorate stanno lì in bella vista, ma non ci sono genovesi né foresti interessati ad acquistarli. Siamo in un periodo morto e la città vecchia può tirare il fiato dopo che torme chiassose di turisti vomitate dalle navi da crociera hanno imperversato nei vicoli durante il ponte dei Santi.

Mariolino è solo, un uomo ai margini, da quando ha perso la madre Wanda Lagomarsino, una prostituta, ammazzata probabilmente da un cliente. Da quel momento, Mariolino si è ritrovato solo, senza soldi e con un obiettivo preciso: trovare chi ha ammazzato sua madre. 
Grazie al suo informatore e amico Anghel, entra in contatto con un veggente, che gli consiglia di cercare una certa “Alice”, un’amica della madre e colei che le aveva procurato l’ultimo cliente. 

Una volta appurato che la Wanda Lagomarsino aveva buoni rapporti con tutti, non era coinvolta in giri criminali, lavorava in proprio senza farsi sfruttare da alcun pappone e non aveva nemici che la volessero morta, il magistrato inquirente ha concluso che si è trattato di un omicidio a sfondo sessuale perpetrato da un sadico la cui identità era destinata a restare sconosciuta. Queste conclusioni hanno determinato di fatto l’archiviazione del “caso”. 
Da quel momento non mi sono dato pace. Trovare l’uomo che mi aveva reso orfano è diventato lo scopo della mia vita. Così, dopo il diploma, non potendo permettermi di iscrivermi all’università, ho deciso di cominciare a lavorare e che il mio lavoro sarebbe stato questo: il detective privato. 

E anche se Mariolino ha perso tutto, possiede un fiuto straordinario, che gli aveva permesso di salvare Liveta, una delle “ragazze” del boss Luigi Il Vecchio. Luigi il Vecchio era una vecchia conoscenza della Wanda,  e nel volume precedente, aveva assoldato Mariolino per ritrovare Liveta. 
E’ così che Mariolino, salva una ragazzina albanese Milca Hoxha, venduta dalla famiglia alla mafia albanese e costretta per anni a prostituirsi e a subire violenze. 
Milca, grazie al protagonista, vive insieme a Soledad Mareira Flores, soprannominata da tutti “Sole”, l’amica ecuadorennia di Mariolino. Milca ha abbandonato per sempre la sua vecchia vita e frequenta il liceo turistico Edoardo Firpo, come tutti/e i/le ragazzi/e della sua età. 

Siamo arrivati alla fermata di San Giorgio e dobbiamo scendere. Usciti dalla metro la luce ci investe violenta. Qui fa meno freddo che in val Bisagno. Sbuchiamo in piazza Raibetta e ho la netta sensazione che entrambi abbiamo paura di approfondire. Se ci mettiamo a scavare chissà cosa potrebbe venir fuori. Siamo due orfani a cui la vita ha indurito il cuore perchè la nostra pelle è troppo sottile per proteggerci dal dolore: quindici anni fa, quando avevo la sua età, sono tornato da scuola e ho trovato mia mamma in un lago di sangue, assassinata da un cliente che non è mai stato identificato, quanto a Milca, i suoi l’hanno venduta per poche centinaia di euro alla mafia albanese. Con gente come noi parlare di sentimenti è come giocare alla roulette russa. 

Una mattina dopo scuola, Milca e Migliaccio si incontrano e la ragazza gli chiede di indagare sulla morte sospetta di Anton Mitrescu, un rumeno morto recentemente, Tutti i giornali e la polizia sono convinti, che Anton sia morto di overdose, ma la moglie Alina Mitrescu, nutre dei dubbi e chiede a Migliaccio di scoprire la verità. 
Mariolino non può tirarsi indietro e decide di “lavorare” gratuitamente per non appesantire le condizioni economiche della vedova rumena, che deve crescere da sola un figlio piccolo di nome Michelino. E’ così, che Mariolino scopre che la scena del crimine è contaminata e nasconde un muro di silenzi dietro cui si intravede un intreccio torbido di speculazioni edilizie, lavoro in nero e minacce. 
Con l’aiuto di un’ispettore scorbutico, Antonio Spaggiari, Migliaccio cerca di scoprire la verità. 
Ma il passato e la cicatrice della perdita della madre ritornano, Mariolino è sempre più determinato a scoprire chi ha ucciso sua madre. 
Tra i carruggi e i quartieri popolari della Superba, si svolge la nuova storia dell’investigatore Migliaccio, un uomo che inciampa, dubita, si sporca le mani ma non smette mai di cercare la verità, anche quando fa male. 

Entropia.

Ci sono nella vita circostanze in cui il cammino che ci aspetta sembra già segnato, tante sono le linee che convergono in uno stesso punto, che risulta difficile immaginare che le cose andranno in un altro modo rispetto all’esito prefigurato. Qualcuno le chiama calcolo delle probabilità, qualcun altro destino.

Lo scrittore, psicologo e psicoterapeuta Bruno Morchio, dopo il successo dei suoi libri con protagonista Bacci Pagano, torna in libreria con “La morte non paga doppio”, una nuova storia ambientata a Genova e con un nuovo protagonista, l’investigatore Mariolino Migliaccio. 
Il lettore, si ritroverà a percorrere i carruggi di Genova insieme al protagonista alla ricerca della verità. 
I temi trattati sono la prostituzione, l’amore, la violenza, la tossicodipendenza, l’amicizia, i pregiudizi, il lavoro in nero, le speculazioni edilizie, la mafia, i sogni, la morte e le cicatrici più profonde. 

<<Non sei contento? La morte paga doppio>> sussurrava Michelino nel sogno.
Ma perchè ho messo in bocca queste parole proprio a lui, un bambino di tre anni? E, soprattutto, come mai esse suonano come un invito ad aprire la porta sull’orrore?
Ho letto da qualche parte che nei sogni il nostro campo visivo si allarga. Secondo quell’articolo, contenuto in un libro raccattato al bookcrossing, durante il sonno allentiamo gli ormeggi del nostro controllo e questo ci permette di accedere a verità che nella veglia tendiamo a censurare. Se il tizio che l’ha scritto -di cui non ricordo il nome- ha ragione, dovrei prendere molto sul serio queste domande. 

Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, pieno di suspence. Ho apprezzato la scelta dello scrittore di inserire alcune parole dialettali genovesi, ma non condivido la scelta di riportare immediatamente la traduzione in italiano perchè rompe il ritmo, il pathos della lettura. In molti libri ambientati a Napoli e non solo, molti scrittori inseriscono parole dialettali ma raramente, riportano le traduzioni in italiano (e se avviene, viene inserita una nota a piè di pagina o alla fine del libro). 
I personaggi sono strutturati bene, dal protagonista ai personaggi secondari, grazie all’impostazione adottata dallo scrittore.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro giallo, pieno di mistero e coinvolgente, ambientato nei carruggi genovesi. 
E’ arrivato il momento di percorrere i carruggi di Genova insieme all’investigatore Mariolino Migliaccio e di scoprire la verità!!
Buona lettura 📚📚!!

“La Giulia dei Morini” di Clara Negro

Titolo: La Giulia dei Morini 
Autore: Clara Negro 
Casa Editrice: Morellini editore 
Collana: Varianti 
Data uscita: 2 Maggio 2025 
Pagine: 455 
Genere: Romanzo storico 

Il Bellingeri le aveva mostrato le regole della tavola e quelle della buona società, Giulia ci passava delle mezz’ore davanti allo specchio a provare saluti e riverenze, inchini e baciamani sulle note secche di qualche vecchia nobildonna. 
Grazie a lui la Morina fu introdotta in una cerchia diversa dalla schiera di personaggi goderecci frequentati fino ad allora, niente più festini di soli uomini, o insieme a donne compiacenti più di lei.
Dopo qualche tempo che si frequentavano il giudice iniziò a portarla a teatro, al ristorante, la scortava all’opera, e, negli ultimi tempi, l’aveva introdotta anche alle feste private della Bologna bene, quella dei nomi altisonanti, e non si curava delle occhiate malevoli di mogli, madri e fidanzate, fossero esse blasonate o no. 
Fu proprio all’opera che il Bellingeri presentò la sua giovane compagna a una vecchia amica: la contessa Elvira Sampieri. 

Il nuovo romanzo storico della scrittrice Clara Negro, è ambientato durante il ventennio fascista tra la Toscana, Genova, Bologna e Sanremo. 
La protagonista del libro di chiama Giulia Corsini, soprannominata da tutti “la Morina”, per via del colore della pelle e dei capelli della famiglia a cui appartiene, (anche se Giulia, ha i capelli biondi). 
La Giulia (così viene chiamata nel libro, con l’articolo davanti al nome proprio, per l’influenza toscana), è la più bella della famiglia Morini, bionda, alta e sottile, dallo spirito ribelle e ambizioso che la porta a commettere azioni sconsiderate per entrare a far parte di una stretta cerchia di nobili. 
La famiglia di Giulia ha origini toscane, il padre Alfredo si è sempre battuto per difendere i suoi ideali, anche a costo di abbandonare il proprio lavoro e le sue origini, insieme alla sua famiglia. 
Giulia e la sua famiglia, composta dalla madre Giovanna, il padre Alfredo, le sue sorelle Ersilia, Adalgisa e Colomba, e i suoi fratelli Moro e Colombo, sono stati costretti a lasciare la Toscana per trasferirsi a Genova, alla Rimessa. Pontedecimo è una frazione di Genova, lontana dal fronte e grazie alle Ferriere, offre agli abitanti numerosi posti di lavoro. 

Come sarà la nostra vita adesso? Una terra nuova, nuova gente, e chissà com’è la loro parlata? La Rimessa, Pontedecimo, Genova, ho sentito quei nomi dall’Alfredo, e mi fanno un po’ paura. Ci sono monti aspri e sassosi dove stiamo andando, nella campagna alle spalle della città, una città lontana dal fronte, ha detto il babbo, ma che dà l’acciaio e il ferro per la guerra. Per questa ragione il lavoro non manca. In quella valle, Polcevera, l’ha chiamata l’Alfredo, ci sono le Ferriere, ferrovie dove c’è bisogno di braccia buone. 

Possiamo dividere essenzialmente, la vita della protagonista Giulia, in quattro tappe principali, quattro come le città in cui ha dovuto trasferirsi (Toscana, Genova, Bologna e Sanremo). 
Ogni tappa, mostra con chiarezza lo spirito ribelle della protagonista e il suo desiderio di conquistare le vette più alte della società. A Giulia, non piaceva vivere alla Rimessa, desiderava una vita agiata che le garantisse tutti i comfort. Per questo motivo, proprio durante l’alluvione del novembre del 1921, che ha visto aumentare notevolmente le dimensioni del fiume Polvevera, suo fratello Moro, aveva invitato a casa un uomo di nome Otello Manzi. 
Otello Manzi, come Moro, lavora nelle ferrovie e vive a Bologna, insieme alle sue sorelle Fedelma e Aminta, che lo riveriscono come un Re. 

Odio l’inverno, e l’inverno alla Rimessa mi è insopportabile. Giorno dopo giorno questo posto diventa sempre più triste e squallido. Siamo a novembre e sono ormai due settimane che piove, giorno e notte, senza tregua, tanto che il Polcevera sembra un fiume vero, e non quel rigagnolo che striscia verdastro tra i sassi in estate. Le onde marroni di terra si abbattono contro le murate, e l’acqua ha saltato gli argini in qualche punto lasciando fango e terra sulle strade, buttando alberi spezzati dal vento e ghiaia e rocce contro le porte delle case. 

Otello Manzi anche se è “un uomo fatto e finito”, con il doppio degli anni di Giulia, rimane colpito dalla sua bellezza, tanto da decidere di sposarla. Per Giulia, il matrimonio con Otello, è l’occasione per lasciare la vita “sciatta”, umile della Rimessa, a favore di una nuova vita a Bologna. 

<<Certo che a s’è scistemâ a Morina, a l’ha faeto bên, a saia na scignôa, e sénsa fâ ninte!>>
<<Tanto non l’è mai andato di faticare a quella lì!>>
Le donnette, spettegolando a gruppi, aspettavano che gli sposi uscissero dalla chiesa. Gli uomini che vedevano passare la Giulia, sottile e pallida, fasciata in quell’abituccio di mussola bianca che Giovanna le aveva cucito addosso, avrebbero voluto vestire i panni dell’Otello. 
Di quel giorno alla Morina rimasero negli occhi le lacrime della madre, il pianto dirotto dell’Ersilia e sulla pelle l’abbraccio robusto di Colomba, che le aveva sussurrato all’orecchio, ” il mondo è pieno di gente più furba di te”. 
Era salita sul treno con il marito che la mangiava con gli occhi, con una valigia, il baule del corredo, e una scatola di libri. Erano il regalo della vecchia maestra della Rimessa, la Nerina, ed era merito suo se Giulia sapeva leggere e far di conto.

A Bologna, vivrà insieme alle cognate Fedeltà e Aminta, che le mostreranno un nuovo modo di fare soldi, senza coinvolgere il marito. E’ così che Giulia, partecipa a feste altolocate e conosce delle personalità importanti come nobili decaduti, borghesi arricchiti e donne, mogli invidiose della sua bellezza. 
Giulia fa della bellezza un vero e proprio strumento di potere, in un clima molto difficile e rigido per le donne, viste solo come “mogli” e “madri”, senza poter godere della propria libertà. 

D’altra parte erano gli anni in cui tutti gli uomini avevano il dovere di esibire coraggio e amor di patria, e le donne di figliare e a dare al paese prole sana e numerosa. Erano gli anni dei sogni disillusi, di un’Italia umiliata e povera che raschiava il fondo di un barile già vuoto da un pezzo. Tutti facevano un gran parlare di scioperi e sommosse e scontri fra socialisti e nazionalisti. […]
Le tornò in mente l’Alfredo, sarebbe stato felice delle ribellioni degli operai, orgoglioso di vedere i contadini battersi per il possesso della terra. 
Quello era il momento che suo padre aveva aspettato per tanto tempo: combattere l’autorità e le istituzioni e con la lotta aperta contrastare il fascismo. 

A complicare il clima e la situazione in Italia, si sviluppa il fascismo, un movimento oppressivo guidato da Mussolini, con l’obiettivo di sterminare gli ebrei, ritenuti inferiori ed eliminare qualsiasi persona contraria alle idee del Duce e del Regime. 
Giulia frequenta sempre più assiduamente salotti e feste mondane, entrando nelle grazie della contessa Elvira Sampieri, che le farà conoscere molte persone importanti, anche un nobile di nome Edoardo Belotti. Giulia si innamorerà di Edoardo, mettendo in dubbio la sua vita, i suoi ideali e il matrimonio con l’Otello. 
Ma Bologna, sarà solamente una tappa all’interno della storia, perchè la protagonista e suo marito Otello, si trasferiranno a Sanremo, il luogo in cui la Morina troverà definitivamente la sua strada, sotto le torri del Casinò. 
Un romanzo storico che intreccia magistralmente l’emancipazione femminile, la vita, le passioni e l’identità, ambientato durante il fascismo. 
Lasciatevi travolgere dalla penna sublime di Clara Negro, che vi farà conoscere una donna brillante, ribelle e ambiziosa!

A differenza della magnolia però Giulia non aveva radici che la legassero alla terra. Non ne aveva mai avute. Mai si era sentita parte di un luogo. Tutti i dove che aveva abitato, li aveva trasformati in casa, e altrettanto facilmente li aveva abbandonati senza rimpianti. 
In fondo, abbandonare i luoghi era molto più facile che lasciar indietro una famiglia. 
La Morina aveva fatto anche questo per sopravvivere via da San Giovanni, dalla Rimessa e da Bologna. 

La scrittrice di gialli, genovese Clara Negro, pubblica “La Giulia dei Morini”, in cui la vita della protagonista si intreccia agli avvenimenti storici narrati nel libro. 
I temi trattati sono l’emancipazione femminile, la passione, la libertà, la ricerca d’identità, le maschere, gli ideali, i dialetti italiani, il giudizio degli altri, il fascismo, le amicizie e l’amore. 

Dopo i primi tempi di entusiasmo, aveva capito che tutti lì indossavano una maschera, e forse nascondevano dietro falsi sorrisi e il vuoto dell’anima. Era come muoversi sulla scena di un grande teatro dove ognuno giocava un ruolo che spesso neppure si era scelto, e che forse altri avevano deciso per lui. L’unica cosa vera, concreta era il denaro, a cui tutti agognavano. Lei compresa.
“E che maschera ho scelto di indossare, io?” Sorrise, e delicatamente si passò una mano sul viso.
“Quella della bellezza”, pensò. 

Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, magistrale ed emozionante, in grado di far commuovere il lettore. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dall’autrice, che permettono al lettore di affezionarsi alla protagonista Giulia, ma anche alla simpatia e spontaneità di  Fedelma e Aminta. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro ambientato durante il fascismo, che tratta con delicatezza l’emancipazione femminile, la ricerca d’identità e le maschere. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano conoscere una protagonista brillante, intelligente, con uno spirito ribelle e ambizioso. 
Buona lettura 📚📚!!

“La ragazza senza radici” di Cristina Caboni

Titolo: La ragazza senza radici 
Autore: Cristina Caboni 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Edizione: 2
Data uscita: 22 Ottobre 2024 
Pagine: 288 
Genere: Romanzo contemporaneo 

La figura sovrasta le altre. Un uomo alto e biondo. Lo segue con gli occhi. C’è qualcosa in lui, nel modo in cui cammina, nel modo in cui affronta lo spazio, che l’affascina.
Un ricordo affiora. Un altro uomo. Un altro tempo.
Il cuore prende a batterle forte. 
<<Non è possibile>>, si dice. <<Non è possibile>>, ripete. Eppure, continua a fissare lo sconosciuto che adesso si volta e l’osserva a sua volta. Gli occhi, le labbra sottili, l’espressione grave che in un istante diventa beffarda e derisoria. […]
<<Era lui, Nikolaj. Era mio figlio.>>
Riccardo apre la bocca, poi la chiude. Le sorride. C’è una pena infinita nei suoi occhi.
<<Miranda, tuo figlio è morto.>>

La narrazione si sviluppa nel 2007, tra Sanremo, Nizza e Parigi. La protagonista del libro si chiama Adeline Weber, una ragazza che lavora presso gli archivi del comune di Nizza. 
Adeline era molto brava nel suo lavoro, oltre ad incrociare i dati statistici, si lasciava guidare dalla passione della sua occupazione, al punto da farsi coinvolgere nella vita delle persone che si recavano in comune alla ricerca di un genitore, un figlio o un parente. 
Ma una mattina, si presenta in comune una donna anziana di nome Miranda Gravisi Barbieri, che vuole avere informazioni su un figlio che credeva morto alla nascita. Miranda vive a Sanremo, insieme a suo marito Riccardo, e in occasione del concorso enologico tenuto nella sua proprietà, la donna aveva incrociato lo sguardo di un uomo alto e biondo. Miranda l’ha riconosciuto subito: è Nikolaj, suo figlio. Quando, Miranda aveva partorito era minorenne, non era sposata e aveva dato alla luce un bellissimo bambino di nome Nikolaj. Purtroppo, dopo qualche ora dal parto, le condizioni di salute di Miranda si erano aggravate, tanto da entrare in coma e al suo risveglio, le avevano comunicato che suo figlio Nikolaj, era morto. Da allora, Miranda ha cercato di superare il dolore della morte del figlio, rifugiandosi nella sua tenuta e nella vigna. 
Ma adesso, Miranda vuole conoscere la verità, sente che suo figlio Nikolaj è vivo. Per questo motivo, Miranda si era recata in comune a Nizza, per avere informazioni su suo figlio. 

Miranda si lasciò abbracciare. Era quello il rimedio per un cuore spezzato: l’amore e gli abbracci. E lei, per fortuna, li aveva entrambi. Così, mise da parte la disperazione che continuava a stringerle la gola, la relegò nel luogo in cui l’aveva confinata anni prima, nel momento in cui aveva deciso di vivere. Continuava a sentirla, naturalmente. Era là, ai limiti della coscienza. Ma ora al dolore profondo e antico della perdita si era unita un’ombra, vischiosa, oscura e gelida; erano l’incertezza, il sospetto e il dubbio che qualcuno le avesse portato via suo figlio. 
Ma perchè? Chi avrebbe potuto farle una cosa tanto crudele? 
Non riusciva a concepire una tale mostruosità. Forse le cose erano andate diversamente. Forse c’era una spiegazione. 
E poi comprese che non le importava. 
Voleva solo ritrovare suo figlio.

E’ così, che Miranda conosce Adeline, che l’aiuterà a trovare suo figlio, lasciandosi trasportare dalla storia del suo passato. Adeline, sa che non dovrebbe assecondare le richieste di Miranda, perchè il passato è passato e va lasciato dov’è. E questo Adeline lo sa bene…
Adeline è cresciuta in una casa famiglia, non ha mai conosciuto i suoi genitori che l’hanno abbandonata appena nata. Non è stato facile per Adeline, ma adesso è una donna realizzata e non deve voltarsi indietro, come continua a ripeterle il suo amico e assistente sociale Damien Martinelle. 

<<Se anche la questione di questo presunto figlio fosse vera, e ho qualche dubbio, cosa avrebbe a che vedere con te?>> 
Adeline battè le palpebre. Perché le faceva quella domanda? Damien conosceva il suo passato, sapeva che era stata abbandonata dalla nascita. Sapeva anche che trovare la sua famiglia d’origine era stato il suo unico obiettivo per molto tempo finché… […]
Per un istante pensò di opporsi, di dare voce all’emozione sorda che la spingeva a ribellarsi a quelle parole. Poi chinò il capo, le dita che si intrecciavano nervosamente. Spinse con la punta della scarpa una pallina, si chinò e la prese in mano stringendola forte. 
Damien aveva ragione. Era tutto vero quello che le aveva detto. 
Il passato non aveva importanza. 
Glielo aveva promesso. Lo aveva giurato quando si era lasciata Parigi alle spalle e aveva iniziato una nuova vita, là a Nizza.

Damien è “l’unica famiglia” di Adeline, per lei è una guida, un faro e un padre. Ma questa volta, Adeline non riesce ad ascoltare le parole di Damien, e decide di aiutare Miranda. In lei, nota la sua stessa emozione, disperazione, lo stesso dolore che prova da quando è nata. 

Eppure, mentre Damien le stava dicendo esattamente quello che lei voleva sentire, qualcosa infondo alla sua anima si era ribellato. Le aveva scalpitato dentro raggiungendo la superficie della volontà: speranza… brillante, profonda e potente. Suo malgrado si era sentita come in passato, mentre, nel buio della notte, circondata dai respiri degli altri bambini, immaginava che presto la sua mamma sarebbe corsa da lei e, dopo averla abbracciata, l’avrebbe riportata a casa. Al luogo a cui apparteneva, dove la sua famiglia l’aspettava. 
Ci aveva creduto così tanto che, non appena ne era stata capace, l’aveva cercata lei stessa, la sua famiglia. Per molto tempo quello era stato il suo unico obiettivo… ecco perchè si era sentita così vicino a Miranda. In lei aveva visto sé stessa. Il medesimo tormento, lo stesso dubbio feroce.

Adeline, da sempre affascinata alla genealogia, inizia a frugare tra vecchi documenti e carte dimenticate alla ricerca di un’indizio, di qualcosa che porti a Nikolaj. Ad aiutarla, sarà proprio il suo ex ragazzo, nonché il suo nuovo capo di nome Juan. 
Sarà l’occasione per Adeline, di analizzare sé stessa, di smettere di vergognarsi del suo passato e di iniziare ad aprirsi… 
Riuscirà Adeline ad accettare il suo passato? 
Riuscirà a raccontare a Juan, che i suoi genitori l’avevano abbandonata?
Riuscirà a trovare Nikolaj? 
Ma Adeline, non sa che ogni famiglia nasconde dei segreti, dei segreti che possono mettere tutto in discussione. 

Quanto potevano essere banali le parole, quanto era immenso e sconfinato ciò che nascondevano. Avrebbe voluto dirgli che le era mancato ogni giorno, che dopo di lui non c’era stato nessun altro con cui avesse voluto trascorrere più di una sera. Voleva dirgli che le dispiaceva per come era andata tra di loro e che con lui era stata felice. Invece si affrettò a prendere le sue cose. Allora sentì un lieve spostamento d’aria seguito dal tonfo della porta che si chiudeva. 
La tentazione di tornare indietro e continuare a parlare con Juan era forte, troppo. Lui ci aveva visto giusto, era stata a un soffio da abbracciarlo. 

Adeline si voltò, il cuore in subbuglio. Lui la guardava come se le leggesse dentro, come se riuscisse a vedere le parti che lei cercava disperatamente di nascondere, di riportare all’ordine, di ridurre al silenzio.

La scrittrice Cristina Caboni, dopo l’incredibile successo del libro “Il sentiero dei profumi”, un bestseller venduto in tutto il mondo, adorato dai lettori e dalla stampa, che ha conquistato la vetta delle classifiche italiane e straniere, torna in libreria con “La ragazza senza radici”. 
“La ragazza senza radici” racconta una storia emozionante, intensa, molto commuovente, incentrata sul passato e sulle proprie radici, che definiscono e determinano ciò che siamo. Questo, vale anche per la protagonista Adeline, che si sente diversa e smarrita, perchè non conosce le sue radici. 
La scrittrice Cristina Caboni con “La ragazza senza radici”, torna ad emozionare i suoi lettori, con una nuova storia emozionante e profonda. 
I temi trattati sono le relazioni, l’amore, il passato, la casa famiglia, la morte, il vino e la vigna, l’amicizia, la famiglia, il senso di abbandono, la Seconda guerra mondiale, il nazionalismo e le radici, che determinano chi siamo. 

Adeline si irrigidì. Aveva fatto delle ricerche, sapeva che dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti italiani erano stati cacciati dall’Istria e i loro averi confiscati e nazionalizzati. Sapeva anche che i genitori di Miranda erano scomparsi. […]
<<C’era chi credeva davvero nel nazionalismo, nella proprietà collettiva, e poi c’era chi desiderava unicamente vendicarsi e non solo dei torti subiti: era gente violenta, per incorrere nella loro rabbia bastava portare un nome diverso. Appartenere a un’etnia differente[…]
Le persone tendono a riunirsi in gruppi omogenei, si sentono al sicuro all’interno di quei confini, e così facendo escludono gli altri. E’ facile, in seguito, incolparli delle proprie miserie. Comodo, no? […]
Quella gente… non li dimenticherò mai. 
Arrivarono con dei carri e trasportarono all’interno della mia casa dei miei genitori, i loro mobili. C’erano donne che si contendevano gli abiti di mia madre, si pavoneggiavano con i suoi gioielli. […]
Ero furiosa, io… non so cosa mi prese, ma iniziai a urlare, a strappare loro ciò che avevano rubato.

La narrazione è in terza persona, in cui quasi ogni capitolo viene raccontato dalla protagonista Adeline, ma sono presenti anche dei capitoli narrati da Miranda. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, appassionante, profondo, emozionante e commuovente, che evidenziano le relazioni (da quelle familiari, a quelle amorose e d’ amicizia), ma anche le radici profonde di ognuno di noi. 
Ho apprezzato molto, l’idea della scrittrice di inserire all’inizio di ogni capitolo, delle frasi inerenti alla storia e ad alcune curiosità sul vino. 

Tutto possiede un’anima, ne è convinta. Nel caso del vino si tratta di una serie di elementi che si combinano nel terroir, un insieme di fattori ambientali e umani che interagiscono determinando la sua unicità. Chi pensa che il vino sia una semplice bevanda ottenuta dalla fermentazione del succo d’uva si inganna. E’ ben altro: identità, tradizione, natura, abilità. Ma soprattutto mistero. 
Perchè tocca l’anima e la conduce in luoghi inesplorati, dove tutto è possibile. 

Grazie a Miranda, il lettore esplorerà anche il mondo affascinante del vino, della coltivazione della vite, che fanno da sfondo alla storia, una storia che racconta di tutti noi, perchè tutti siamo un intreccio di relazioni, legami familiari e affettivi. 
I personaggi sono strutturati bene, molto profondi ed emozionanti, come la storia raccontata dalla protagonista Adeline, in grado di entrare nel cuore del lettore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano un romanzo profondo, emozionante ed intenso, incentrato sulle radici e sulla famiglia. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che vogliono perdersi nella coltivazione della vite, vi sembrerà di sentire il profumo del vino “speciale” che Miranda ha regalato ad Adeline, un vino pregiato che riposa sul fondale sabbioso del mare, cullato dalle onde. 
Lasciatevi travolgere dalla scrittura delicata di Cristina Caboni… non ve ne pentirete!!
Buona lettura 📚📚!!

“L’amica della sposa” di Nicolas Barreau

Titolo: L’amica della sposa 
Autore: Nicolas Barreau 
Traduttore: Monica Pesetti 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 7 Maggio 2024 
Pagine: 192 
Genere: Romanzo rosa 

Ti sembrerà impossibile, ma di recente, mentre riordinavo alcune cose, ho trovato il sacchetto con la sabbia della Dune du Pilat che abbiamo raccolto quell’estate. E all’improvviso mi è sembrato di tenere tra le mani un tesoro prezioso. Non voglio perdere tutto quello che abbiamo vissuto insieme da bambini, da adolescenti e da ragazzi che si credevano i re del mondo, ma in fondo della vita sapevano ancora poco o niente. 
Una cosa però la so: vorrei mettere da parte i vecchi rancori, di cui mi assumo l’intera responsabilità. Vorrei che fossimo di nuovo amici come prima. E penso che per farlo non esista momento migliore del mio matrimonio.

Il protagonista del libro si chiama Jean-Pierre Morel, il proprietario di un cafè littèraire nel Marais, a Parigi. Jean-Pierre è da sempre appassionato alla letteratura e grazie alla nonna (Mamie), riesce a realizzare il suo sogno ed apre il suo cafè littèraire: Café des Poetes. 
Durante un’insolita giornata primaverile di pioggia, Jean-Pierre riceve un invito per un matrimonio, che gli cambierà la vita. Paul, il suo ex migliore amico, colui che non sentiva e vedeva da molti anni, lo s al suonava invitando al suo matrimonio nel Sud della Francia. 
Jean-Pierre e Paul sono sempre stati inseparabili sin dai tempi della scuola; insieme progettavano molte cose, ma hanno sempre avuto gli stessi gusti in fatto di donne. 
Jean-Pierre e Paul sono sempre stati molto diversi, ma insieme si completavano alla perfezione, come una cosa sola. La loro amicizia era un valore aggiunto, trascorrevano tutto il tempo insieme e crescendo, iniziarono ad avere gli stessi gusti in fatto di donne. Ad entrambi, piacevano le ragazze bionde e se all’inizio poteva essere divertente, con il tempo la situazione diventò sempre più complicata, compromettendo definitivamente la loro amicizia. 
Perchè adesso, dopo tutti questi anni, Paul invita Pierre al matrimonio?
Dopo anni, Paul ha capito di aver sbagliato e di essersi comportato male con il suo migliore amico e lo ha invitato al suo matrimonio, perché continua a credere nella loro amicizia. Jean-Pierre decide di partecipare al matrimonio, ma il giorno della festa va tutto storto. 
Ocèan, la sua ex ragazza, si presenta all’improvviso a casa e gli ruba di nascosto l’invito del matrimonio. Come se non bastasse, sua nonna si sloga una caviglia ed è costretto ad accompagnarla al pronto soccorso. 
Jean-Pierre è in ritardo, e nel trambusto della partenza non trova l’invito del matrimonio. Ricorda il nome dello chateau, ma il castello dove si terrà la cerimonia è a Tabanac, Bergerac o Grèzillac? 
Jean-Pierre, cerca di farsi aiutare dalla sorella e seppur in ritardo, arriva al ricevimento.
Jean-Pierre si mimetizza tra gli ospiti e capisce di essere alla festa sbagliata.
Ma è proprio durante questa festa sbagliata, che incontra Juliette, una donna giovane con i capelli rossi che dice tutto quello che le passa per la testa. 
E anche se Juliette non ha i capelli biondi, Jean-Pierre è completamente affascinato da lei e forse una nuova storia d’amore sta per cominciare.

Non dormimmo quella notte.
Eravamo un uomo e una donna che avevano cercato una penna e un fuoco in una stanza al chiaro di luna, come nella vecchia canzone popolare, e per incanto avevano trovato altro. 
Avevamo trovato noi stessi. 

La scrittrice Nicolas Barreau, dopo aver raggiunto il successo internazionale con “Gli ingredienti segreti dell’amore” (2011), pubblica “L’amica della sposa”, rivelando la sua vera identità e raccontando una storia coinvolgente piena di imprevisti, tra decisioni sbagliate e la forza imprevedibile dell’amore vero. 
Con Nicolas Barreau preparatevi ad immergervi nel clima romantico francese. Il lettore si ritroverà a vagare per le strade francesi, ai piedi della maestosa e romantica Torre Eiffel e tra un croissant e un pain au chocolat, nascerà un nuovo amore. 
I temi trattati sono il destino, gli amori sbagliati, i tradimenti, la letteratura e la poesia, l’adolescenza, i sogni, il matrimonio, il colpo di fulmine, il perdono, l’amore e la vera amicizia. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante e in grado di coinvolgere il lettore sin dalle prime pagine. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano perdersi tra le strade francesi, a chi desidera una lettura piacevole in grado di far sognare ad occhi aperti e a chi crede nel destino. 
E voi, credete nel destino? 
Fatemi sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Tempesta solare. I giorni del sole” di Rosalba Mio

Titolo: Tempesta solare. I giorni del sole
Autore: Rosalba Mio
Editore: Booksprint
Data uscita: 9 Febbraio 2022
Pagine: 418
Genere: Romanzo fantasy/distopico
Acquista: https://www.amazon.it/Tempesta-solare-giorni-del-sole-ebook/dp/B09T5WHG4K

<<Un evento di proporzioni titaniche si è abbattuto sulla Terra questo pomeriggio. Dopo le tempeste degli ultimi cinque giorni, una grossa C.M.E (N.d.A Espulsione di Massa Coronale), si è staccata dal Sole e ha viaggiato verso la Terra a una velocità tale da trapassare la magnetosfera e l’atmosfera raggiungendo il suolo e distruggendo, o meglio, bruciando all’istante, tutto ciò che di elettrico esiste sulla faccia della Terra>>

Siamo nella città immaginaria di Bering, la protagonista si chiama Zoe e sta lavorando insieme alla sua amica Nicole, nella caffetteria di Bob, il ragazzo della loro coinquilina Amy. Quando all’improvviso la luce scompare, e a poco a poco la situazione diventa paradossale. 
Niente elettricità, niente cellulare, niente smartphone, qualsiasi tipologia di tecnologia moderna era inadoperabile. 
Zoe, Amy, Nicole, Bob e Daniel non sanno come mettersi in contatto con i propri amici, non sanno come staranno i propri famigliari ma soprattutto, solo Daniel capisce realmente cosa sta succedendo. Daniel cerca di spiegare ai suoi compagni, che non si tratta di un normale blackout, ma di qualcosa di più grave e catastrofico. Sulla Terra si è abbattuta una grossa massa, che ha creato il secondo Evento di Carrington. 
Da questo momento, in città inizia a dominare l’anarchia, la violenza, ma solo poche persone capiscono la tragicità della situazione. 
Zoe e gli altri, devono cercare di recuperare tutto il necessario come armi, ma anche cibo in scatola, delle tende da campeggio, ma anche dei medicinali, per iniziare un nuovo viaggio. Un viaggio alla ricerca di un bunker, la sola struttura in grado di contrastare le radiazioni del Sole, che alla successiva tempesta Solare avrebbero procurato dei seri danni alle persone, agli animali e alla vegetazione. 
Ma i protagonisti dovranno fare i conti con alcuni individui, molto pericolosi, che conoscono solo il linguaggio della violenza. 
Riusciranno a sconfiggerli? 
Riusciranno a trovare il bunker e a salvarsi? Il genere umano continuerà a esistere?
La scrittrice Rosalba Mio con “Tempesta solare. I giorni del sole”, porta il lettore a vivere un evento catastrofico che cambia totalmente la vita dei protagonisti.
Immaginatevi di stare a casa vostra, quando all’improvviso la luce scompare, i cellulari sono completamente fuori uso, non sapendo minimamente cosa fare. Il lettore si ritroverà incollato alla storia, grazie alla suspence della trama. 
I temi trattati sono la fantascienza, l’amore e alcuni elementi distopici. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, la scrittrice si dimostra molto esperta nelle nozioni della fisica, infatti riesce a raccontarli e descriverli al lettore senza utilizzare parole complicate. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle numerose descrizioni da parte della scrittrice. 
Ringrazio l’autrice Rosalba Mio, per avermi inviato il suo libro, che mi ha permesso di fare un viaggio distopico senza precedenti. 
Conoscete cosa è l’Evento di Carrington? 
Se non lo conoscete, dovete assolutamente leggere il libro di Rosalba Mio per capire di che cosa si tratta!!
Buona lettura 📚📚!!