“Luisa” di Paola Jacobbi

Titolo: Luisa 
Autore: Paola Jacobbi 
Collana: Romanzi 
Data uscita: 22 Ottobre 2024 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Le venne in mente che i giovani innamorati che si scambiavano i baci avrebbero potuto apprezzare una sorpresa dentro i cioccolatini: un foglietto con una frase d’amore. 

Questo libro racconta la storia della grande donna Luisa Spagnoli, che ha rivoluzionato l’imprenditoria italiana con le sue idee rivoluzionarie per l’epoca. 
La scrittrice Paola Jacobbi dona ai lettori, la prima e unica biografia di Luisa Spagnoli, colei che ha creato la Perugina e Luisa Spagnoli. 
Il libro racconta la storia di tre donne: Marina, Ida e Luisa, tre generazioni e tre storie che si intrecciano tra loro.
Ida aveva lavorato per Luisa, prima alla Perugina e successivamente alla Luisa Spagnoli, dove si produceva l’angora. Dopo aver lavorato per la signora Spagnoli, Ida e il marito Dino, avevano deciso di andare in Brasile alla ricerca di fortuna. 
Grazie agli insegnamenti di Luisa, Ida in Brasile, aveva aperto un piccolo negozio di bijou e ogni giorno, trascriveva nei quaderni, il periodo in cui aveva lavorato per gli Spagnoli. 
Ed è grazie a questi quaderni, che il lettore conoscerà la terza protagonista di questo libro, Marina, la nipote di Ida. Marina vive in Brasile, lavora in televisione e un giorno, decide di visitare l’Italia per allontanarsi da una situazione opprimente e dolorosa. Marina sente di dover imparare la lingua italiana, sente di voler conoscere la storia di sua nonna Ida, che aveva trascritto nei quaderni. 
E’ così che il lettore avrà modo di conoscere la figura di Luisa Spagnoli, raccontata non solo dalla scrittrice Paola Jacobbi attraverso l’utilizzo della prima persona, ma anche da Ida e Marina. 

La nonna li aveva conservati in una vecchia latta dei biscotti Aymorè, gialla con la scritta rossa, leggermente arrugginita agli angoli. Nella scatola, insieme ai quaderni, si trovavano anche altri effetti personali, ricordini dell’Italia e del Brasile, alla rinfusa. Un paio di foto in bianco e nero di Ida e suo marito Dino. Una di Ida con la figlia in mezzo ai bijou, vestite uguali, con delle tunichette in colori acidi tipo Pucci. Una dell’apertura del negozio Ida Bijou a Ipanema. Un cartellino aziendale dell’Angora Spagnoli di Perugia, datato 1935. Un ritaglio di giornale italiano dove si annunciava la morte di Luisa Spagnoli.

Luisa Spagnoli viveva a Perugia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il padre era un pescivendolo e la madre una casalinga. Luisa è sempre stata una bellissima ragazza, dotata di un’intelligenza unica, di una mente brillante e rivoluzionaria per l’epoca. 
La vita di Luisa cambia nel 1897, anno in cui conoscerà Annibale Spagnoli, che diventerà suo marito. Dopo aver trascorso un breve periodo a Mantova, Luisa aveva deciso di tornare a Perugia, la sua città natale, potendo contare dell’aiuto della madre e della sorella Gemma. 
Mentre Luisa passeggiava in città, insieme al primo figlio Mario, con in grembo il secondo, si ritrova davanti alla confetteria di via Alessi, il luogo in cui qualche anno prima, Annibale aveva acquistato dei buonissimi confetti per la sorella Gemma. 
Grazie a una conoscente, incontrata per caso, Luisa scopre che i proprietari della caffetteria hanno deciso di cedere l’attività. E’ così che la mente di Luisa inizia a vagare, inizia ad esplorare idee nuove, impossibili da fermare: lei e Annibale avrebbero acquistato la confetteria. 
Luisa, dopo aver fatto due conti, chiede aiuto alla cognata Maria, che aveva un negozio di sartoria, per presentare un’offerta ai proprietari della confetteria. 

La visita di Luisa li sorprese. Vedere una donna, per di più in quelle condizioni, presentarsi per parlare d’affari pareva una cosa inconsueta, ma Luisa ci sapeva fare. Aveva modi simpatici e convincenti, inoltre usò la gravidanza a suo favore. 
<<Mio marito e io compreremo il vostro negozio e renderemo onore all’attività>> attaccò. <<Solo devo attendere il ritorno di Annibale e anche l’arrivo del bambino. Ma, nel frattempo, verrò qui a vedere come lavorate.>> E aggiunse:<<Se me lo permettete.>> 
I due coniugi si guardarono in volto, colpiti dalla determinazione di Luisa. Quanti anni avrà avuto? Non molti più di venti. La forza fisica per lavorare ce l’avrebbe avuta, poco ma sicuro: era robusta, aveva le spalle forti, da atleta. Ma lo spirito di sacrificio? E la pazienza? E la delicatezza? Loro ci avevano messo una vita per impadronirsi di certi gesti, per dominare i segreti del mestiere. Aveva fatto la sarta, che ne sapeva dei confetti? […] 
<<Io vi capisco, signori>> disse Luisa indovinando i loro pensieri. <<Non mi conoscete, ma vi prometto che non vi pentirete. Almeno lasciatemi provare, verrò qui a prendere lezioni. Imparerò in fretta, vedrete.>> […] 
Dall’indomani, Luisa si presentò ogni giorno, puntuale. Affiancava il principale lavorante del negozio, Giuseppe Battaglini, un vero maestro nel fare i confetti. Lo osservava memorizzando i gesti e intanto lo assaliva di domande. In capo a una settimana, aveva imparato ogni cosa, in teoria.

I proprietari della confetteria rimangono molto sorpresi dalla forza e determinazione di quella giovane donna, che inizia a frequentare assiduamente il negozio, per imparare dal lavorante Giuseppe Battaglini, l’arte di fare i confetti. Luisa osservava ogni gesto di Battaglini, cercando di memorizzare ogni passaggio e riempiendolo di domande. 
Dopo la nascita del suo secondogenito Armando, Luisa, ebbe modo di applicare la teoria alla pratica e in poco tempo, riuscì a dimostrate a tutti la sua bravura. 
Giorno dopo giorno, la confetteria di via Alessi diventava sempre più importante, da quando era rientrato dal militare Annibale, lui si occupava dei macchinari e Luisa dei dolciumi. 
Luisa impara a gestire ogni situazione e allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, dato che tutti gli uomini erano al fronte, decide di assumere le loro sorelle, madri e fidanzate. Per la prima volta, le donne hanno modo di dimostrare il loro valore al di fuori delle mura domestiche. 

La guerra aveva reso gli uomini fragili, più che mai consapevoli della propria mortalità, mentre le donne erano diventate importanti: avevano lavorato, si erano impegnate nei servizi d’assistenza come la Croce Rossa, avevano curato ferite e tenuto insieme famiglie, villaggi, comunità. Luisa ricordava di aver letto da qualche parte la frase di una signora istruita, una giornalista che si firmava con lo pseudonimo Donna Paola. Erano parole illuminanti: <<Chi avrebbe mai sognato sino a poco tempo addietro che la guerra, cioè quel complesso di fatti e attività che sembravano i più estranei alle capacità femminili, sarebbe stata di tutti gli eventi della vita nazionale quello che più avrebbe messo in valore il contributo della donna? >>
Proprio così, commentava Luisa. Le loro vicende ne erano la prova. Grazie alle donne, la Perugina era fiorita a dispetto di tutto, come una ginestra che sfida il deserto. 

E’ così che Luisa rivoluziona i dettami dell’epoca, il modo di fare imprenditoria, interessandosi a ogni donna che lavorava per lei, al punto da creare un’asilo interno alla Perugina. 
Gli anni passano e gli Spagnoli entrano in società con i Buitoni, che gli permetterà di fare un salto di qualità. 
Luisa inventa varie creazioni, dalla caramella Rossana alla Banana, fino al Bacio. Quello, che noi consumiamo quasi tutti i giorni e che si regala soprattutto a San Valentino: il Bacio. 
Luisa, in realtà, lo avrebbe voluto chiamare “cazzotto”, per la sua forma a “pugno chiuso”, ma poi aveva deciso di seguire il consiglio di Giovanni Buitoni. 
E’ così che il lettore conoscerà il ritratto di questa grande donna, dotata di una mente brillante che ha rivoluzionato l’imprenditoria italiana.

La scrittrice, giornalista e critica cinematografica, Paola Jacobbi con “Luisa”, vincitore Premio Selezione Bancarella 2025, racconta per la prima volta la storia di Luisa Spagnoli, permettendo ai lettori di far conoscere la figura di questa grande donna, che ha rivoluzionato l’imprenditoria italiana, creando la Perugina e Luisa Spagnoli. 
Luisa Spagnoli era dotata di una mente brillante e rivoluzionaria, ma anche di un cuore grande e di un’umiltà fuori dal comune. Luisa si è sempre interessata a chi lavorava per lei, creando asili all’interno della Perugina, ma anche corsi per imparare le lingue straniere e non solo, Luisa era convinta che per lavorare bene i lavoratori avessero bisogno di ogni confort. 
I temi trattati sono la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, la generosità, l’amicizia, l’amore, le donne, i tradimenti, l’imprenditoria italiana, la moda e i diritti dei lavoratori. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice, che delinea perfettamente la figura di Luisa Spagnoli. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di descrivere minuziosamente ogni personaggio, anche quelli secondari. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere la storia di colei che ha rivoluzionato le sorti dell’imprenditoria italiana: Luisa Spagnoli. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere la storia di una donna che è riuscita a inserirsi in una società prettamente maschile, dimostrando a tutti che una donna è in grado di fare tutto, ed è così che è nata la Perugina e Luisa Spagnoli. 
Lasciatevi travolgere dalle parole di Paola Jacobbi e sedetevi sul divano a leggere “Luisa”, in compagnia di una caramella Rossana o di un Bacio!!
Buona lettura 📚📚!!

“L’archivio dei destini” di Gaëlle Nohant

Titolo: L’archivio dei destini 
Autore: Gaëlle Nohant 
Traduttore: Luigi Maria Sponzilli 
Casa Editrice: Neri Pozza 
Collana: I narratori delle tavole 
Data uscita: 23 Gennaio 2024 
Pagine: 336 
Genere: Romanzo contemporaneo 

In fondo al parco, i moderni edifici ospitano decine di chilometri di archivi e di raccoglitori, lungo i quali si potrebbe procedere per ore senza udire le grida e i silenzi che racchiudono. Ci vuole un orecchio fine e una mano paziente. Bisogna sapere cosa si cerca ed essere pronti a trovare ciò che si era smesso di cercare. 
Irène è sempre emozionata nel vedere la targa discreta degli Archivi di Arolsen. Salendo quelle scale per la prima volta, aveva letto solo le parole <<International Tracing Service>>, senza sapere cosa significassero. 
Allora era solo una ragazzina espatriata per spirito d’indipendenza, ma poi era rimasta per amore, per seguire il fidanzato in una regione contornata da foreste, in cui avrebbe dovuto fare ricorso a tanta buona volontà per essere accettata, senza mai riuscirci del tutto. Alla fine, quel luogo era diventato in qualche modo casa sua. Nemmeno quando l’amore l’aveva abbandonata, e lei si era trasferita ai margini della città con un figlio diviso fra due famiglie, aveva preso in considerazione l’idea di andarsene. Perchè ogni volta che sale quelle scale, si sente al proprio posto. Incaricata di una missione che la trascende e la giustifica. 
Il primo giorno, è stato l’odore a colpirla. Quella mescolanza di muffa, carta ingiallita, inchiostro di fotocopiatrice e caffè freddo. Prima di rendersene conto, ha respirato il mistero custodito fra quelle mura, in quegli innumerevoli cassetti, in quei raccoglitori chiusi in fretta al suo passaggio. 

Questo romanzo prende spunto dagli archivi sulla persecuzione nazista, situati a Bad Arolsen, nel cuore della Germania. 
La protagonista del libro si chiama Irène, di origini francesi, ma vive a Bad Arolsen in Germania. Irène si è separata qualche anno fa, dal marito Wilhelm, figlio di un tedesco che aveva commesso atti deplorevoli. Irène, non ha mai sopportato il passato del suocero, soprattutto, perchè dal 1990, lei lavorava nell’unico centro di documentazione dove, dalla fine della guerra, si conducono ricerche sul destino delle vittime del regime nazista. 
Il vecchio capo Odermatt, un signore distinto e rigoroso, proibiva a tutti i suoi dipendenti di divulgare qualsiasi informazione avesse a che fare con il centro, nessuna persona esterna, ad eccezione dei dipendenti, poteva consultare gli archivi storici. 
E’ così che Irène, per anni ha tenuto segreto il suo lavoro al marito e ai suoceri. Ma da quando Odermatt aveva lasciato il centro, le cose erano cambiate, grazie al nuovo capo Charlotte Rousseau. Charlotte, è una donna determinata che ha rivoluzionato il centro, rendendo accessibile ogni documento, facendo visitare gli archivi agli studenti. 
Da quando Irène aveva comunicato al marito e ai suoceri il suo lavoro, i rapporti con Wilhelm si erano deteriorati, fino ad arrivare alla separazione. 
Irène è soddisfatta del suo lavoro, per lei, quegli archivi sono la sua seconda casa e non riuscirebbe mai a privarsi del centro, anche se questo significa, portarsi a casa il lavoro, come gli fa notare suo figlio Hanno. Hanno è l’unica cosa bella del matrimonio tra lei e Wilhelm, Hanno è un ragazzo intelligente, bello, che studia e vive a Gottinga. 
Anni fa, Irène, aveva trovato sul giornale uno strano annuncio di lavoro che l’aveva incuriosita e spinta a rispondere. E’ così che Irène aveva conosciuto Eva Volmann, una giovane donna che lavorava al centro da quando era stato concepito dalle potenze alleate, che avevano previsto che terminata la guerra, il mondo si sarebbe trovato di fronte a milioni di scomparsi di cui indagare le sorti. 

Quell’istituto era nato dalla preveggenza delle potenze alleate. Prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva capito che la pace sarebbe stata raggiunta al prezzo non solo di decine di milioni di morti, ma anche di milioni di profughi e di scomparsi. Sparato l’ultimo colpo di artiglieria, avrebbero dovuto ritrovare tutte quelle persone e aiutarle a tornare a casa. Nonché stabilire la sorte di quelli che non sarebbero più riusciti a reperire. 

Irène e Eva diventano sin da subito amiche, due donne indipendenti che amano il proprio lavoro. Ma Eva è ebea e porta sul braccio, il numero che le era stato assegnato al campo di concentramento. Irène non ha mai voluto indagare, chiedere a Eva cosa aveva subito in quegli anni di prigionia, ma adesso che la sua amica non c’è più, a causa di un brutto male, Irène si sente in colpa di non aver avuto il coraggio di conoscere la storia di quella donna. 

Solo quando Eva si era rimboccata le maniche per approfittare degli ultimi raggi di sole Irène aveva notato i numeri sul suo avambraccio, e aveva distolto lo sguardo per non ferirla. 
Ma Eva se n’era accorta e aveva risposto alla sua muta domanda:<<Aushwitz. Mi hanno preso tutto, ma non la vita.>>
Colta di sorpresa, Irène era rimasta senza parole. E forse la sua guida non si aspettava alcuna risposta, perchè aveva fatto un ultimo tiro di sigaretta e aveva buttato il mozzicone. 
Per anni, del passato di Eva non si era più parlato. Irène non riesce a perdonarselo. A lungo si è detta che la sua amica preferiva il silenzio. E quando ha capito che quel silenzio non mirava a proteggere Eva, era troppo tardi. 
Ogni volta che pensa a lei, o pensa quanto le manca, è troppo tardi. 

Irène aveva imparato il suo lavoro da Eva, le aveva mostrato ogni angolo di quegli archivi pieni di documenti. Irène ha una vera vocazione nel suo lavoro, è molto meticolosa e al limite dell’ossessione, riesce a ricucire ogni filo tagliato dalla furia di Hitler, cercando le tracce di coloro che non sono più tornati, e ogni giorno si lascia assorbire dalle montagne di carte sulla loro vita e soprattutto sulla loro morte. 
Ma nell’autunno del 2016, Charlotte Rousseau, affida a Irène un compito molto particolare: restituire alle famiglie i migliaia di oggetti presenti nel centro, rinvenuti nei campi di concentramento. Ogni oggetto che si trova nel centro nasconde un segreto, una storia che Irène deve scoprire per dare voce a tutte/i coloro che avevano subito atti di violenza inaudita. 

Quando sono partiti per questo lungo viaggio verso l’ignoto, hanno portato con sé dei preziosi che non pesavano. I loro documenti d’identità, qualche talismano dal grande valore sentimentale. Ricordi di una vita che speravano di ritrovare intatta dopo l’arresto, la prigione, le torture, il vagone piombato. 
La maggior parte apparteneva ai deportati nei campi di Neuengamme o di Dachau. Politici, asociali, omosessuali, condannati ai lavori forzati. Appena arrivati, le loro cose venivano immagazzinate nel deposito degli effetti personali. Sono pochissimi gli ebrei che hanno avuto questo privilegio. La maggior parte di loro veniva uccisa subito, e tutto quello che possedevano veniva razziato e riciclato dalla macchina di guerra nazista. Perfino i capelli, i denti d’oro, il grasso dei loro cadaveri. 
L’Its ha ereditato quasi quattro mila oggetti all’inizio degli anni ’60. Un migliaio è stato restituito in quel periodo. 
Di un oggetto che aspetta di ritrovare il suo proprietario si dice che è in sofferenza. 
Irène ha la sensazione che la stiano chiamando. Deve sceglierne uno, o farsi scegliere. 

E’ così che Irène decide di iniziare la sua ricerca, da un Pierrot di stoffa, che aveva dei numeri scritti sul ventre. 
A chi apparteneva quel Pierrot? 
Che cosa gli è successo? 
Come si è sentito, quel bambino/a quando i nazisti gli/le hanno strappato quel peluche? 
Irène si lascia travolgere da quel Pierrot, dalla storia che nasconde dietro, rivelando ai lettori una vicenda emozionante, piena di umanità. 
Oltre a Pierrot, Irène ritrova un vecchio medaglione con la Vergine e un fazzoletto ricamato, che nascondono un passato oscuro, una storia che deve essere conosciuta dai discendenti. 
Irène sa che ogni oggetto è il simbolo di un corpo che non c’è più, ed è convinta, come il suo capo Charlotte, che restituendo ogni cosa, gli scomparsi ritroveranno posto tra i vivi. 
Grazie a questa ricerca, Irène incontrerà persone che l’aiuteranno, si ritroverà a viaggiare da Lublino a Varsavia, ma anche a Parigi e Berlino. 
Riuscirà Irène a dare voce a ogni storia nascosta negli oggetti presenti nel centro? 

La scrittrice Gaëlle Nohant con “L’archivio dei destini”, vincitore del Gran Prix Lire Magazine litéraire 2023, racconta una storia poco conosciuta tra gli archivi di Bad Arolsen, pieni di documenti, fotografie e oggetti che nascondono segreti e storie. 
I temi trattati sono i campi di concentramento, il progetto Lebensborn (un’associazione nazista creata da Himmler, allo scopo di accelerare la creazione di una razza ariana dominante), i Desaparecidos, il matrimonio, l’amicizia, le discriminazioni, la Seconda Guerra Mondiale e gli archivi di Bad Arolsen, che custodiscono milioni di documenti e oggetti delle vittime del nazismo. 
Lo stile di scrittura è intenso, sublime, scorrevole, emozionante e pieno di umanità, la scrittrice Gaëlle Nohant, dona ai lettori un romanzo unico, ricco di intensità emotiva. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni fisiche e psicologiche dei personaggi menzionati nella storia. 
Ogni capitolo presente nel libro, ha un nome, che racconta il passato, la storia della persona coinvolta.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro potente, pieno di umanità, ambientato ai giorni nostri ma che cerca di ricostruire il passato di chi è stato deportato nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere meglio gli archivi di Bad Arolsen, dove sono conservati milioni di documenti delle vittime del nazismo. 
A voi piacerebbe visitare l’archivio di Bad Arolsen? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Le sarte della Villarey” di Elena Pigozzi

Titolo: Le sarte della Villarey 
Autore: Elena Pigozzi 
Collana: Omnibus 
Data uscita: 22 Aprile 2025 
Pagine: 240 
Genere: Romanzo storico 

Quando è scoppiata la guerra, erano una famiglia. 
Vivevano nel loro appartamento di fronte alla caserma, in fondo a via Indipendenza, una strada tracciata con il righello per unire Piazza Cavour con la Villarey e il parco del Cardeto. 
Due stanze grandi a piano terra con una cucina e l’ingresso che si affaccia sulle entrate, così attaccate che è normale sapere tutto di tutti. 
Il padre Luigi insegnava greco e latino nella scuola del centro, la madre sistemava le giacche dei soldati, cuciva le tovaglie, aggiustava gli abiti dei vicini. Il fratello Milo andava alle elementari, lei al liceo. […] 
Per un po’, pareva la solita vita, finché il padre è partito per la Grecia, la madre ha iniziato con la tosse e le cose hanno preso una direzione storta. Sono arrivate le tessere annonarie e le code allo spaccio per un poco di zucchero e del pane nero che ti spezza i denti. I soldati con i fucili che spuntano dalla campagna. La radio con i bollettini di guerra, le notizie di proiettili che tranciano gambe e vite, ma niente dalla Grecia, niente da Luigi, niente da papà. 

La narrazione si svolge nella città di Ancona nel 1943, mentre la guerra semina dolore, si insinua nelle abitazioni di ogni famiglia, spezzando ogni legame. 
La protagonista del libro si chiama Laura, una ragazza di diociotto anni, che si ritrova da sola a crescere e mantenere il fratello Milo, di undici anni. 
Da quando è iniziata la guerra, il loro padre Luigi, è andato a combattere in Grecia e da allora, non si hanno più sue notizie. Ma Laura, Milo e la loro madre Leila, continuano a sperare di vederlo attraversare la porta di casa. 
Come se non bastasse, Laura e Milo, si ritrovano da soli perché la madre Leila, a causa di una forte tosse, provocata da una malattia è mancata da poco. 
Laura ha fatto una promessa alla madre, poco prima di morire: si occuperà di suo fratello Milo e troverà un lavoro che le permetterà di provvedere alla loro sopravvivenza. 
E’ così che interviene Alda, una vedova forte e generosa, amica di Leila, che ha cresciuto da sola quattro figlie. Alda è la sarta tuttofare della caserma Villarey, ogni soldato conosce la sua bravura e il suo buon cuore, che la porta ad aiutare quella giovane ragazza, rimasta da sola, senza i genitori e con un fratellino a cui badare. 

Si erano baciati sulla panchina davanti al mare. La medesima che li aveva fatti incontrare. Che poi è certa sia la stessa su cui è seduta in questa sera di luglio. 
Ora il vociare intorno le arriva attutito: Alda è finita nel ricordo di quel primo bacio, la stretta forte di Cesare sui fianchi e la dolcezza delle labbra che la cercano, le accarezzano il viso, le sussurrano <<Alda>>, come soffi di fiato sulla pelle. E lì, sulla riga dell’orizzonte, Alda vede in fila quel passato che torna indietro con la risacca, il matrimonio sbrigato in fretta, perchè sarebbe nata una figlia e poi un’altra e altre ancora, fino a quattro. […] 
Tornano insieme anche frammenti che aveva scordato, finiti lontano nel tempo, sepolti da un dolore che ha più di venticinque anni.

E’ così che Alda, porta Laura a lavorare in caserma, all’inizio la giovane si occuperà di lavare e stirare le divise dei soldati, data la sua incapacità nel cucire. 
Ma ben presto, grazie alla pazienza di Alda, Laura impara a cucire, impara a tenere l’ago in mano, tanto da diventare la più brava sarta della caserma. 
E mentre Laura impara il mestiere di sarta, accade un fatto storico che rovescerà le sorti del Paese: la caduta del Duce e l’armistizio di Badoglio, che divideranno in due l’Italia. 
Mentre Neno, il capo sarto della Villarey, Alda, Laura e le altre sarte, sono impegnate a lavorare per non pensare, il 15 settembre, la città di Ancona viene occupata dai tedeschi e anche in caserma si respirerà un clima teso. 

A che servono le parole? C’è un mucchio di divise da riparare. Stringere sopprattutto. Scosta un poco lo sguardo e nota Laura, china a imbastire un paio di calzoni. Improvvisa le arriva l’immagine della giovane il primo giorno in caserma. La vede afferrare ago e filo, controllare le dita, aggiustare la stoffa, cucire piano. 
Quanto è diventata rapida. Rapida e sicura. 
E’ così che si va avanti. Perchè è da lì che arriva la forza. 

Infatti, i tedeschi hanno occupato la caserma Villarey, rinchiudendo più di 3000 soldati italiani nella soffitta, in attesa di essere deportati nei campi di lavoro nazisti. Anche Franco, il capo dei soldati, è rinchiuso in soffitta, un uomo bravo, intelligente che anni fa, aveva assunto personalmente Alda. Tra Franco e Alda, è nato un legame di amicizia, di rispetto reciproco, che proibisce ad entrambi di lasciarsi andare ai sentimenti. 
Tra i soldati della Villarey, rinchiusi in soffitta, il lettore conoscerà anche Pietro, un giovane ragazzo che sente una forza dentro di lui, un senso di protezione verso Laura. Laura non ha mai conosciuto l’amore ed è preoccupata per le sorti di quel giovane ragazzo, che le ha rubato il cuore. 
Ma Alda non accetta che 3000 ragazzi così giovani, abbiano il destino già segnato… E’ così, che escogita un piano per salvare quei giovani ragazzi dalla deportazione nazista. Per farlo, Alda avrà bisogno di vestiti da donna, utilizzati come travestimenti per evadere i soldati. E’ così che entrano in gioco tutte le donne del paese, pronte ad aiutare quei giovani ragazzi, che potrebbero essere i loro figli. 
Alda, Laura e tutte le altre sarte, impiegheranno tutto il loro tempo, a creare nuovi travestimenti per salvare dei ragazzi innocenti da un destino segnato a causa della guerra. 
“Le sarte della Villarey” si ispira a una storia realmente accaduta, quella di Alda Renzi Laus e Irma Baldoni di Cola, due sarte della caserma della Villarey di Ancona che salvarono dalla deportazione nazista 400 soldati, tra gli oltre 3000 stipati nella caserma, travestendoli da donne. 

Alda non ha dubbi: <<Se sono qui come sarta, c’è un motivo. E non è per stare a guardare che li spediscano tutti e 3000 in Germania.>>

La scrittrice, giornalista e insegnante Elena Pigozzi, dopo il successo di “La signora dell’acqua” (2022, premio Melvin Jones e premio Internazionale di letteratura Città di Como), di cui trovi la recensione sul mio blog: https://deborahcarraro97.com/2023/09/20/la-signora-dellacqua-di-elena-pigozzi/

La scrittrice Elena Pigozzi torna in libreria con “Le sarte della Villarey”, che racconta un episodio storico realmente accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, avendo come protagoniste donne, donne coraggiose, determinate a fare la Resistenza, servendosi dell’ago e del filo. 
La scrittrice Elena Pigozzi, mostra al lettore il genio femminile, l’importanza di aiutarsi tra donne per salvare i propri simili. Le sarte della Villarey non hanno nessun arma, nessun fucile, ma hanno l’ago e il filo che nella storia diventano una sorta di arma, fondamentale per salvare i soldati italiani dalla deportazione nazista. 
I temi trattati sono la morte, la forza delle donne, l’amicizia, l’amore, il fascismo, il nazismo, la resilienza, la Resistenza che diventa un grido di speranza ed esortazione a non rassegnarsi mai al male al buio del mondo. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, emozionante, delicato, sensibile, intenso e unico, grazie al “dono” della scrittrice di raccontare le atrocità della guerra con passione e delicatezza. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni caratteriali e psicologiche inserite dalla scrittrice. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere, una storia realmente accaduta, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha come protagoniste le donne, donne che si uniscono tra di loro, servendosi della loro arte, di ciò che sanno fare con l’ago e il filo per combattere il nazismo. 
Ringrazio la scrittrice Elena Pigozzi e la casa editrice Mondadori, per avermi inviato la copia cartacea del libro che mi ha permesso di conoscere le sarte della Villarey, una storia emozionante e realmente accaduta.
E voi conoscevate la storia di Alda e Irma? 
Fatemelo sapere nei commenti!!


“La volta giusta” di Lorenza Gentile

Titolo: La volta giusta 
Autore: Lorenza Gentile 
Casa Editrice: Feltrinelli Editore 
Collana: Fluo 
Data uscita: 7 Ottobre 2025 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Sorrido osservando il casolare di pietra con il tetto spiovente che si staglia contro la vallata inondata dalla luce calda del pomeriggio. E’ mal messo, ma perfetto. Qualsiasi catapecchia può trasformarsi in un castello con un po’ di olio di gomito, giusto?
La bellezza sta negli occhi di chi guarda. 
E’ il mio sguardo ora, non riesce ad abituarsi alla bellezza che ha intorno. Il bosco fitto e misterioso, il gregge di casette di pietra arroccate sul versante della montagna, poco più in là, la vallata verdissima davanti, e il mare, laggiù, all’orizzonte. E’ davvero il mare? Una fettuccia blu, sopra i crinali e sotto il cielo. In certi giorni si vede la Corsica, mi hanno garantito. E io mi fido. 
Sulla porta d’ingresso del casolare c’è un’insegna sbiadita, Locanda. 

Una delle prime cose che farò sarà ripassare le lettere con un pennello. Avrò la mano ferma, quando mi impegno le cose mi vengono. Aprirò tutte le finestre, poi, per far entrare la luce e quest’aria tersa che ora mi solletica la faccia. Lo sapevo che qui si respirava. Ce lo siamo detti subito: si respirerà.
Lo sguardo sarà libero. Poche cose che contano. Ci lasciamo alle spalle il mondo. Ricominciamo, da noi e da un posto incontaminato. Altissimo. Puro. 

Chiudete gli occhi e immaginate il profumo di bosco e di miele, ma anche il calore di un caminetto di montagna che scoppietta e vi avvolge in un abbraccio.
La protagonista del libro si chiama Lucilla, una giovane donna insicura che ogni volta, rivoluziona la propria vita quando si innamora, convinta che sarà la volta giusta. Lucilla se lo chiede sempre, ma le cose non vanno mai come dovrebbero. E’ capitato con il primo ragazzo, Beniamino, soprannominato “lo sportivo”, che lei seguiva a ogni gara di kitesurf, annullandosi completamente; ed è capitato anche con il secondo ragazzo, Matteo “il geometra dei sentimenti”. Lucilla era la segretaria dell’azienda di famiglia di Matteo, ragione per cui si sentiva costantemente in difetto e sotto esame, dato che non riusciva a restare incinta. Lucilla si sentiva sbagliata, inadeguata come donna, notava gli sguardi discriminatori che Matteo e la sua famiglia le rivolgevano e si sentiva soffocare. 

Ma rimaneva quel senso di disagio. Quella voglia di essere diversa. E non sapere proprio come. 
Perchè non riesco a essere una donna uguale alle altre, quelle che gli uomini se li tengono, quelle che sono e si sentono abbastanza?
Non che non ci abbia provato. Ho seguito Numero Uno nelle sue gare di kitesurf in giro per il mondo facendo l’assistente ventiquattrore su ventiquattro, sono stata segretaria in tailleur nella ditta della famiglia del Numero Due, ho fatto la fidanzata perfetta in camicetta di seta del Numero Tre… E ora eccomi qui, ma Enrico non è il Numero Quattro, lui non è un numero. E’ Enrico, è quello giusto. Siamo alla pari, in questo sogno. E poi me l’ha giurato: sono la donna per lui. Lo capisco come nessun altro, ha detto, lo ascolto come nessun altro. Siamo in sintonia. […] 
E’ un nuovo inizio diverso dagli altri, però. Mi concentro su questa diversità. Non sento quel senso di disagio, di inadeguatezza quando sono con lui, perlomeno non molto. Diciamo quasi mai. Va bene, a volte lo sento, ma perchè il problema è in me. Sono io il problema. E non devo pensarci. Devo concentrarmi sul da farsi. 

Ma un giorno, Lucilla incontra Pierre, un uomo ricco che si insinua nel suo cuore e lei è convinta che lui, sarà l’uomo della sua vita. Ma Pierre e Lucilla, appartengono a due mondi differenti, proprio lei che è figlia di un giostraio, non può sposarsi con un blasone come Pierre.
E’ così che Lucilla si ritrova di nuovo sola, sbagliata e sente addosso il peso dell’inadeguatezza e del fallimento. Mentre Lucilla, cerca di capire le ragioni dei suoi sbagli, incontra Enrico, un uomo con diversi interessi, con il desiderio di allontanarsi dalla città per respirare l’aria pura di montagna. 
Lucilla ed Enrico si conoscono da poco, ma lei non ha dubbi: Enrico è quello giusto, per questo motivo la protagonista, lo soprannomina “Enrico Grandi Sogni”. 
Enrico, ha dei sogni ben precisi: vivere in una località sperduta di montagna, all’insegna del Green. 
E’ così, che una sera, Enrico mostra a Lucilla un bando per gestire una locanda di un piccolo paesino a rischio spopolamento sulle Alpi Marittime. 

Cercasi coppia per la gestione di una locanda con alimentari, in un affascinante borgo sulle Alpi Marittime. Sono compresi alloggio e contributo mensile. Il progetto fa parte di un ampio piano volto al rilancio economico dei piccoli borghi storici a rischio spopolamento, attraverso iniziative capaci di rispondere ai bisogni dei residenti, promuovere i servizi turistici eccetera… C’era una postilla, dopo le istruzioni per la compilazione della domanda, una sorta di messaggio pubblicitario: Un’ottima occasione per migliorare la qualità della propria vita e abbassare i costi, rimanendo in contatto con il resto del mondo grazie alla tecnologia. 

Lucilla non ha dubbi, decide di seguire e aiutare Enrico a realizzare i suoi sogni e compila il bando. 
Inaspettatamente, Lucilla ed Enrico vincono il bando, ed è l’occasione perfetta per mettere alla prova la loro unione. 
Ma Enrico è in ritardo, ha qualche problema da risolvere prima di partire e Lucilla si ritrova da sola in montagna a 1200 metri di altitudine, in un paesino di soli quindici anime. 
A valle, l’aspetta la dottoressa Parodi, incaricata dal comune a mostrare la locanda e il piano rigoroso, che la coppia dovrà rispettare, pena squalifica e risarcimento. 
La coppia dovrà sistemare l’intera locanda e aprire dopo un mese, un piccolo negozietto con i prodotti locali e genuini per far conoscere a tutti i visitatori le tradizioni e i prodotti locali. Dopo che la coppia, avrà avviato il negoziato, a Natale, dovrà aprire il ristorante e a Pasqua, la locanda dovrà essere completamente disponibile a chiunque vorrà soggiornare lì per qualche giorno. 
La Commissione e la dottoressa Parodi, si impegneranno a visitare la locanda (senza avvisare), che ogni norma sia stata rispettata. 
Mentre Lucilla prende nota di ogni scadenza e aspetta che arrivi Enrico, conosce Eliseo e Libero, due abitanti della valla, che si riveleranno fondamentali per lei. 
Eliseo è l’anziano della comunità, un punto di riferimento per tutti, il custode delle tradizioni locali, che sin da subito insegna a Lucilla le parole dialettali, le tradizioni e alcune pillole di saggezza sulla vita e sull’amore. 

“Dev’essere stata davvero felice per aver vissuto così a lungo,” commento. 
Eliseo ridacchia. “Ha amato molto, questa locanda soprattutto. L’amore è una bella medicina, ti fa venir meno voglia di andare di là. Certo, ci vuole anche fortuna, e il fisico, ma, dico, l’amore fa la sua parte. L’amore è la seconda regola per campare cent’anni felici. ” 
La prima qual è? E poi l’amore quale? Io ne ho avuti tre, prima di Enrico, uno peggio dell’altro. 
Alla fine, glielo chiedo. 
“L’amore,” sospira. “L’amore per un compagno, per l’alpe, per l’animale, per la musica, per l’estate, per il fuoco nel camino, per un figlio…L’amore.”
“Ah, quello.”
Mi avvicina il cestino del pane. “Cotto in uno dei due forni comuni, che ormai usiamo solo per le feste. E il vostro arrivo per noi è una festa.”
Lo ringrazio chinando il capo. Sono orata. Mi dispiace solo che Enrico si stia perdendo tutto questo. E’ come un abbraccio. Quest’uomo sprizza affetto, e non credo che finga. Anzi non finge per niente. Sembra circondato da un’aura. 

Invece, Libero è un ragazzo giovane, un architetto, diviso tra la montagna e la valle, che possiede una simpatica pecora di nome Abside. Libero, diventerà il fornitore di formaggi esclusivo della locanda e farà assaggiare a Lucilla il “bruss”, una crema di formaggio fermentata, tipica della zona. Libero che con Lucilla, sembra capirsi senza bisogno di troppe parole… 

Siamo un bel gruppo, noi. Bambini, adulti e nuovi giovani come me”, si pavoneggia Eliseo, accarezzando la testa di Tobia, che cammina aggrappato alla sua gamba. “Dedichiamo il nostro tempo libero a mettere il vestito della domenica al paese.”
Mi segno mentalmente quest’espressione per poterla raccontare a Enrico. Mi piace. 
“Non vogliamo che si perdano le tradizioni, che il paese si svuoti del tutto, sempre di più, e per sempre…” […] 
“Io ed Enrico siamo qui per questo. Ci rimboccheremo le maniche. Se arriviamo alla chiesa lo chiamo, così ci dice quando arriva e…”

Ma Lucilla, mentre aiuta Libero ad accompagnare dei turisti francesi, riceve un messaggio da parte di Enrico, il suo Enrico, che l’avvisa che non raggiungerà mai la locanda. 
Lucilla si sente spaesata, ogni cosa intorno a lei, all’improvviso non esiste più…esiste solo un grande buco, una voragine che le squarcia il petto. 
Lucilla si ritrova sola, nel sogno di un altro e con un contratto che prevede la presenza di una coppia, con il conto svuotato da Enrico. Lucilla non sa che cosa fare: restare o fuggire?
Nel mentre, Lucilla verrà aiutata dalla gente del luogo, non solo da Eliseo e Libero, ma anche da Nives, esperta di erbe e madre resiliente, da un giapponese misterioso che vive da solo in un paesino spopolato, che comunica con lei attraverso un traduttore simultaneo e Valentina, d’estate apicoltrice e durante l’anno, maestra in valle. 

Ha qualcosa di luminoso, ed è come se ci conoscessimo da sempre. (A volte si diventa amiche, prima ancora di conoscersi. Così quando ci si incontra ci si riconosce al volo.) Peccato che di me non dico niente. Ma non devo preoccuparmi. Avremo tutto l’inverno che l’hanno inventato a fare, se non per stare accanto al fuoco a chiacchierare? (E ogni tanto controllare che i bambini non rompano pezzi di casa o di sé stessi?) 
Poi pare ripensarci, in fondo non siamo nemmeno in autunno, e allora mi lancia qualche domanda, ma senza incalzare per le risposte. 
Quali sono le mie radici? Da quanto stiamo insieme io ed Enrico? Perchè non è ancora arrivato? Perchè abbiamo scelto questo posto? Preferisco il miele e lo sciroppo d’acero? […]
Tutte domanda a cui non trovo risposta. Ma lei non se l’aspetta. La sua è una cantilena, un incantesimo in cui mi trasporta attraverso il mare dei miei pensieri verso la terraferma.
In fondo non c’è altro modo per arrivarci.
Mi sento meglio, poi mi guardo indietro e torno giù, a fondo. In mezzo al naufragio.
Ho avuto conferma che abbiamo la stessa età, proprio la stessa! Lei però ha tre figli, un marito, un lavoro, una casa. Tutte cose che io ho solo sfiorato e mai ottenuto La guardo così adulta, con tutti i sacrifici che fa, e mi sento inadeguata. Non tanto per le cose che non ho, ma per quello che non sono. Come se non fossi riuscita a trovare un giusto compromesso con la vita e mi fossi intestardita a non accontentarmi. O forse è la vita che mi ha respinta, ogni volta. Forse non ho l’abito giusto per l’invito. (O magari l’invito.) […]
Mi dice cosa faremo insieme in questa o quella stagione, in questo o quel mese. Ha in mente il futuro, e in una parte di questo futuro ci sono anch’io. Io la ascolto in silenzio e penso con dolore e un senso di tradimento al fatto che non la vedrò mai più, perchè domani telefonerò alla responsabile del progetto per disdire l’impegno che ho preso per lasciar andare ancora una volta un sogno.
Lasciar andare anche questo. 

Lucilla imparerà da ognuno di loro, i segreti e le tradizioni del luogo e forse, per la prima volta, Lucilla si sentirà bene da sola, senza dover affidare la propria vita ad altri. 
Da sola, Lucilla sistemerà la locanda, grazie agli abitanti di questo paesino che le insegneranno ogni cosa. La protagonista si ritroverà con Eliseo a cercare tra i boschi, i funghi o a imparare a tagliare la legna, affidandosi completamente a sé stessa e alla natura. 
Tra i boschi, il profumo della legna, dell’erba, Lucilla imparerà ad ascoltare il proprio cuore e a fare pace con le ombre della sua vita. 
Lucilla non ha mai affrontato il dolore di essere stata abbandonata dalla madre, che da un giorno all’altro, ha lasciato la figlia e il marito, per costruirsi un’altra famiglia a quindici fermate di autobus di distanza. Lucilla è cresciuta con il senso di inadeguatezza, pensando di essere stata la causa dell’allontanamento della madre. 
E sarà grazie alla locanda e alla montagna, che Lucilla, avrà modo di guardare dentro il proprio cuore e perdonarsi. 
Ma Lucilla inizierà a comprendere che, quando si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, non ci sono scelte giuste o sbagliare: in città o in montagna, da soli o in coppia, è solo una questione di sintesi personale. 
Quale sarà quella di Lucilla?
Riuscirà a far funzionare e gestire la locanda?

Il castello è il mio. Il lupo non mi fa più paura. Sono io e non sono più sola.
Chissà se esiste davvero la volta giusta. 
Forse, più che giusta dev’essere nostra.
Bè, se esiste, per me è questa. Non è che lo sento: ora lo so. 

La scrittrice Lorenza Gentile dopo aver pubblicato “Le cose che ci salvano” (2023) e “Tutto il bello che ci aspetta” (2024), editi da Feltrinelli, torna in libreria con “La volta giusta”, una storia di rinascita, il momento in cui smettiamo di adattarci agli altri e iniziamo a vivere davvero. 
I temi trattati sono l’amicizia, il dolore, i cambiamenti, le tradizioni, le cicatrici, l’abbandono della madre, la morte, la rinascita, l’amore e la libertà di vivere senza paura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, luminoso, emozionante e profondo, la scrittrice descrive minuziosamente, sia i personaggi (descrizioni fisiche e psicologiche), sia le ambientazioni; infatti il lettore si ritroverà nei boschi, a sentire il profumo dell’erba, del muschio insieme a Lucilla e a Eliseo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice che permettono al lettore di entrare in empatia con ogni personaggio coinvolto. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro di rinascita, alla riscoperta di sé, a chi sta affrontando un periodo buio e ha bisogno di uno spiraglio di luce, a chi ha bisogno semplicemente di vivere in funzione di sé stesso, senza ricorrere ad altre persone.
Buona lettura 📚📚!!

“Una locanda rosso lampone” di Amanda Colombo

Titolo: Una locanda Rosso Lampone 
Autore: Amanda Colombo 
Casa Editrice: Garzanti
Collana: Narratori moderni 
Data uscita: 6 Maggio 2025 
Pagine: 288
Genere: Romanzo contemporaneo 

L’ingresso di Lidia riportò gli ospiti alla realtà. 
<<Io sono Lidia, la locandiera, e sono felice di accogliervi al Rosso Lampone per questa settimana, durante la quale potrete…>> fissò negli occhi tutti i presenti, <<fare quello che vi pare!>>
Un risolino di sollievo uscì spontaneo a tutti i presenti. Lidia li scrutò, cercando in ogni volto le tracce del tormento che l’aveva condotto lì. Presto ne avrebbe saputo di più: le lettere che ognuno di loro le aveva consegnato all’arrivo la attendevano nel suo studio. 
Sapeva bene che ci sarebbe stato da fare, ma per il momento bisognava gettare le basi. 
Fiducia. Serenità. Conforto. 
Ecco cosa serviva. 

Chiudete gli occhi e immaginate di essere sul Lago Maggiore, dove si trova una ex casa cantoniera che spicca per il colore inusuale della sua facciata. Un rosso talmente caldo che, unito al profumo di lampone che emana, crea un’atmosfera magica. Il Rosso Lampone, un tempo una casa cantoniera, oggi è una locanda, una locanda per anime perse, che hanno bisogno di ritrovare sé stesse. 
I proprietari di questa locanda sono Lidia, Michele e la loro “figlioccia” Ortensia Petunia Grappi. 
Lidia è un ex bibliotecaria, che possiede una grande dote: riuscire a osservare le persone, cercando di capire la loro frattura, il dolore che stanno vivendo, provando ad aiutarle. 
E’ così che Lidia, aveva conosciuto tanti anni fa, Ortensia, una bambina, che si recava ogni giorno in biblioteca per imparare a memoria ogni libro. La mamma di Ortensia, si era ritrovata a crescere da sola quella bambina, quando era ancora una ragazza molto giovane, non aveva un lavoro stabile e non poteva permettersi di mandare sua figlia alla scuola materna. Per questo motivo, affidava Ortensia, alla vicina, che aveva preso l’abitudine di portare la bambina in biblioteca quasi tutti i giorni. 
Durante le scuole elementari, Ortensia aveva continuato a recarsi in biblioteca, diventata per lei un “rifugio”, il luogo in cui poteva essere semplicemente sé stessa. 
Lidia aveva trent’anni, quando ha conosciuto Ortensia, una bambina “speciale” di dieci anni, che conosceva a memoria ogni libro presente nella biblioteca. 
La mamma di Ortensia non si era mai preoccupata di scoprire, analizzare il disturbo della figlia (forse Asperger, neurodivergente o autistica), anche perchè negli anni Novanta, non vi era molta attenzione per i bambini con i bisogni speciali, soprattutto a scuola. Per la scuola, era inconcepibile che una bambina come Ortensia, bravissima in tutte le discipline, non riuscisse a creare un legame con gli altri bambini. 

Ortensia è parte della famiglia, ormai, Ha ragione, era una delle persone che entravano spaesate nella biblioteca, ma ha iniziato a farlo molto prima che arrivassi io. Vede, Ortensia è – o meglio, era- figlia  di una ragazza un po’ scapestrata, che faticava a trovare una collocazione nel mondo e che si era ritrovata, giovanissima, con una figlia da crescere, da sola. Non so di preciso come fosse arrivata a Verbania, so solo che aveva preso un minuscolo bilocale in affitto e che si arrabattava facendo le pulizie in settimana e la barista nel weekend. Da quello che mi hanno raccontato, per la madre la scuola materna era una spesa inaffrontabile, perciò affidava Ortensia a una vicina, che aveva preso l’abitudine di portare la bambina in biblioteca tutti i giorni. Quando poi aveva iniziato la scuola, la biblioteca era diventata l’unico posto dove potesse studiare o anche solo passare del tempo in compagnia di persone se non amiche, almeno non ostili. Era già chiaro quanto fosse… speciale, e lei sa come possano essere crudeli i bambini…
Per farla breve, quando io ho preso servizio, a trent’anni, Ortensia ne aveva dieci e conosceva a menadito ogni antefatto di quelle stanze. Anzi di più: sapeva a memoria ogni singolo libro che avesse letto. […] 
Asperger, neurodivergente, autistica ad alto funzionamento… Le dia la definizione che preferisce. La verità è che nessuno ha mai indagato la condizione di Ortensia. La madre era troppo occupata a mettere insieme il pranzo con la cena per consultare specialisti. All’epoca, nei primi anni Novanta, l’attenzione per i bambini con bisogni speciali non era quella che abbiamo oggi, e un’alunna come Ortensia -bravissima in tutte le materie ma incapace di instaurare un qualsiasi tipo di rapporto con i compagni- veniva vista come una bambina dal carattere timido e ansioso, niente di più. 

Da quando, Lidia aveva conosciuto Ortensia, l’aveva osservata ogni giorno e aveva capito sin da subito, quanto quella bambina fosse speciale. 
Lidia, a poco a poco, ha iniziato a creare un legame con quella bambina, riuscendo ad entrare nel suo mondo e nel suo cuore. Ortensia aveva difficoltà a comunicare con le persone, ma grazie alla sua memoria e ai libri, oltre che alla costanza, dolcezza e umanità di Lidia, quella bambina aveva iniziato a comunicare con la bibliotecaria, servendosi delle frasi di scrittori/scrittrici, che aveva imparato in tutti quegli anni. 
Ma ben presto, Ortensia, si era ritrovata da sola… la madre l’aveva abbandonata appena compiuti i diciotto anni, ed è allora che Lidia e suo marito Michele, l’hanno accolta nella loro casa. 
Ortensia ha creato sin da subito un legame speciale con Costanza, la figlia di Lidia e Michele, diventando per lei, una sorella maggiore. 

Voleva sapere se Ortensia si sentisse mai sola, se avesse trovato un equilibrio fra ciò che desiderava e ciò che poteva ottenere, se venisse mai presa dallo sconforto per non essere capita, se temesse mai la solitudine o se la cercasse. Voleva chiederle se, insomma, si sentisse come lui spaesata, persa, in affanno, incompresa, a volte desolatamente sola e a volte fortunatamente sodissima. 
Con tutto questo in testa e nel cuore se ne uscì con un: <<Ortensia, lei è felice?>> […] 
<<Per dare degna replica a cotanta petizione giunga in mio soccorso il celebre Vate di Cellino San Marco, che esplicò l’inafferrabile sentimento con le sue imperiture parole…>> 
Un piedino che batteva il tempo si unì a naso, occhio e bocca mentre Ortensia iniziava a cantare: 

<<Felicità 
E’ un cuscino di piume, l’acqua del fiume che passa e che va 
E’ la pioggia che scende dietro alle tende, la felicità 
E’ abbassare la luce per fare pace, la felicità 
Felicità…>>

Veloci come erano comparsi, quei frammenti di Ortensia sparirono, lasciando lo scrittore davanti a una porta chiusa e a tutti i suoi dubbi. 

Lidia, Michele e Ortensia sono il cuore, l’anima della locanda, una locanda per chi ha bisogno di rifugiarsi, allontanarsi dalla routine soffocante, dagli smartphone e qualsiasi Device tecnologico, che gli ospiti devono consegnare obbligatoriamente al loro arrivo. 
Per gli ospiti, il Rosso Lampone, è l’opportunità di ritrovare sé stessi, di recuperare fiducia, di compiere scelte, di leggere buoni libri, consigliati dalla proprietaria Lidia, ma anche di gustare le leccornie preparate da Ortensia. 
Ma per accedere al Rosso Lampone, ogni ospite dovrà rispettare le seguenti regole: 

  1. L’arrivo è previsto per la domenica pomeriggio, rigorosamente alle 15, la partenza per la domenica seguente, dopo colazione. Per l’intera settimana deciderai tu quanto tempo condividere con noi e con gli altri ospiti ( a parte i pasti, di cui parleremo dopo): se vorrai, potrai fare meravigliose passeggiate nei boschi e sul lago; prendere il sole in giardino; rintanarti in biblioteca; scendere in spiaggia o gironzolare per i nostri borghi. Oppure stare con noi e raccontarti. 
  2. Appena arrivato, dovrai consegnare cellulare, tablet e ogni tipo di Device, che ti verrà restituito a fine vacanze. Per ogni emergenza, c’è il vecchio telefono fisso in salotto a disposizione dei clienti. Ricorda di lasciare il nostro numero a chi potrebbe aver bisogno di parlarti. 
  3. Ogni giorno si fanno colazione e merenda insieme, inderogabilmente. Siamo infatti convinti che – se la serenità dello spirito la daranno i boschi e i libri- quella del corpo la possono dare solo i favolosi dolci di Ortensia. Per pranzo potrai chiedere un cestino da pic-nic, per cena scendere in paese in uno dei ristoranti convenzionati. 
  4. All’arrivo, ci consegnerai una lettera scritta a mano in cui ci racconti chi sei e perchè hai sentito il bisogno di venire da noi. Questo aiuterà noi a capirti e a fare il meglio per il tuo soggiorno, e aiuterà te a mettere a fuoco le tue necessità. 
  5. La sala lettura è sempre aperta e la libreria è a tua totale disposizione, così come Lidia, che si professa una <<custode di storie>>: quelle dei libri che per anni ha consegnato come bibliotecaria e che ora può suggerirti, e quelle che tu vorrai affidare a lei. La troverai lì ogni pomeriggio, dopo la merenda. 
  6. Il sabato prima della partenza, la merenda viene sostituita da una cena, di cui ogni ospite sceglierà una portata, perchè per noi è una festa della famiglia: quella di cui anche tu fai parte. 

Lidia, Michele ed Ortensia sono pronti ad accogliere i nuovi ospiti della settimana, che hanno scelto di soggiornare al Rosso Lampone per ritrovare sé stessi, le proprie radici e per trascorrere momenti di pace e serenità. 
Tra gli ospiti del Rosso Lampone, c’è la famiglia Coci, ovvero Pietro Coci, i suoi figli, Veronica e Filippo e la moglie Gisella. Gisella si è sempre occupata da sola dei figli, ha lasciato il lavoro per dedicare tutta sé stessa a Veronica e Filippo, che sono molto affezionati alla madre, ma non hanno nessun legame, rapporto con il proprio padre. Per questo motivo, Gisella, ha accompagnato il marito e i figli al Rosso Lampone, nella speranza che Pietro riesca per una volta a fare il padre, senza pensare al lavoro. 
Pietro è agitato, non ha mai trascorso del tempo da solo con i suoi figli, figuriamoci passare una settimana con loro, senza utilizzare il suo smartphone per sentire Valentina, il suo capo. 
Ma Valentina, non è solo il suo capo perchè è da qualche tempo, che Pietro si rifugiava negli abbracci di quella donna, per nascondere i propri problemi famigliari. 
Al Rosso Lampone, Pietro ha l’opportunità di allontanarsi dal proprio lavoro, da Valentina, per imparare a conoscere davvero i suoi figli… ma non sarà facile, soprattutto con Veronica, la figlia maggiore, che cercherà in tutti i modi di mettere in difficoltà il proprio padre. 
E’ così che Pietro mette alla prova le sue capacità di padre e di marito, ha solo una settimana per dimostrare a Gisella e ai suoi figli, che è in grado di ricostruire la loro famiglia. 
Ci riuscirà? 

Fuori dalla porta bianca lo aspettavano i suoi figli, il mistero più grande della sua vita: due esseri distinti, lontani da lui ma nello stesso tempo simili: imprevedibili ma intuibili a livello profondo; quello che muove le corde dell’anima e che lui aveva dimenticato da tempo. Veronica, ad esempio: credeva di averla persa nei meandri dell’adolescenza, che ormai si dirigesse verso rotte che non contemplavano più la presenza dei genitori, e invece- in quei pochi giorni- l’aveva osservata e ci aveva ritrovato la sua stessa timidezza con gli estranei; il suo desiderio di isolarsi da tutti, anche dagli affetti più cari, e la sua insofferenza per le situazioni forzate. Era proprio sua figlia: un pezzo della sua anima celata dietro agli occhi di sua moglie. 
E Filippo!  Filippo e la sua gioia ancora bambina, l’entusiasmo uguale a quello di Gisella, così come la sua passione per le novità, i cambiamenti, le sorprese… Filippo che aveva il carattere della madre, ma somigliava a lui nei gesti un po’ stizzosi e nella camminata un po’ dinoccolata e ne aveva ereditato gli occhi scuri con le ciglia lunghe. 

 

Oltre alla famiglia Croci, tra gli ospiti del Rosso Lampone, troviamo una giovane coppia, Gregorio Altieri e Altea Gregori. 
Altea Gregori è una ragazza di ventidue anni, di Piacenza, che studia storia dell’arte a Milano. Altea non ha amici, amiche, non ha mai avuto un ragazzo e non si sente nemmeno bella. 
Altea vive, “isolandosi” dai suoi coetanei, dato che i suoi genitori sono molto oppressivi e le proibiscono di conoscere ogni persona. Altea aveva scoperto su Internet, dell’esistenza del Rosso Lampone e dopo aver convinto i suoi genitori, che sarebbe stato il luogo perfetto per rifugiarsi nello studio, in prossimità degli esami, aveva deciso di soggiornare alla locanda per ritrovare sé stessa, per vivere per la prima volta libera, senza la pressione dei genitori. 
Ed è proprio Altea, che aveva invitato al Rosso Lampone, Gregorio Altieri, un ragazzo che aveva conosciuto da poco sui social. Altea aveva trovato su Instagram, una fotografia che la ritraeva mentre era all’università, ed era stata scattata proprio da Gregorio, da sempre appassionato di fotografia. 
Dopo una serie di messaggi, scambiati sui social, Altea e Gregorio, avevano deciso di incontrarsi per prendere un caffè e scambiarsi due chiacchiere. E’ in quell’occasione, che Altea, aveva invitato Gregorio ad accompagnarla al Rosso Lampone, anche se era uno sconosciuto, la ragazza aveva sentito qualcosa dentro di lei, che l’aveva spinta a fidarsi di lui. 

Io credo molto al destino. Credo che esiste una forza, un qualcosa che ci spinge nella giusta direzione, quando noi non siamo in grado di vederla. E io non la vedo mai, credimi. 
E’ stato il destino a farmi scoprire il sito, e io ho deciso di assecondarlo prenotando una settimana, per stare da sola con i miei pensieri e i miei libri d’arte. 

Quando Gregorio era sceso a cercarla, l’aveva trovata sulla piccola sedia, le luci spente, in lacrime. Si era avvicinato come avrebbe fatto con un cerbiatto ferito, perchè lo sguardo di Altea sembrava proprio atterrito come quello di un animale braccato. 
Lui, invece di chiederle cosa fosse successo e abbracciarla come avrebbe voluto fare, si era seduto sul pavimento e aveva posato la testa sulle sue ginocchia. In silenzio. 
Lei, invece di fuggire come avrebbe voluto fare, era rimasta e aveva allungato una mano per fare una carezza a quei capelli così simili ai suoi. 
In quell’ora buia che era già quasi giovedì, nel salotto del Rosso Lampone, due giovani ragazzi capirono cosa è l’amore, restare, quando sarebbe molto più facile fuggire. 

Ma a soggiornare al Rosso Lampone, vi è anche uno scrittore affermato di nome Cesare Marescalchi. Cesare è uno scrittore di mezza età, che si rifugia alla locanda per “scappare” dalla pressione della propria casa editrice, che continua a chiedergli notizie sul nuovo romanzo. Cesare, non riesce più a scrivere, da quando ha conosciuto “Luce” e si è innamorato per la prima volta. 
Cesare ha paura, ha paura dei suoi sentimenti e non riesce a comunicare a nessuno che si è innamorato… sarà grazie all’amore di Lidia, Michele e Ortensia, se riuscirà a fare pace con il proprio cuore e i suoi sentimenti senza vergognarsi. 

<<I miei genitori, il mio agente, il 90% delle mie conoscenze hanno un passato segnato da divorzi e separazioni e un presente fatto di piccole passioni effimere, nate sui social o in palestra. In questo secolo, l’amore è una meteora nella vita delle persone.
Poi arrivo qui e… trovo voi. Che vi capite con uno sguardo. Che fate gli stessi gesti, ridete delle stesse cose… Come fate? […] Come avete fatto? Come si fa a capire che la persona che hai davanti passerà il resto della sua vita con te? Come si fa a capire se è amore eterno?>> […] 
<<Vede Cesare, io non so se esiste un modo universale per certificare l’amore… E tolga l’eterno, che di eterno non c’è nulla… A mio avviso non è questione di sapere, piuttosto di sentire. Quando ho conosciuto Michele fra di noi non è scattato il classico colpo di fulmine, almeno non da parte mia… Ci siamo conosciuti in biblioteca, non mi chieda il giorno perchè non me lo ricordo. Probabilmente ci siamo parlati più volte prima che io mi accorgessi di lui e lui di me, chi lo sa… Quello che so, è che un giorno mi sono accorta di aspettarlo. 
Speravo arrivasse.>> 
Lidia sorride al ricordo. <<Sa, io sono un tipo piuttosto pragmatico, il romanticismo non è proprio nelle mie corde. Eppure ogni volta che vedevo Michele,  sentivo che eravamo fatti per stare insieme. Sentivo che il nostro destino era questo. […] Quando poi ci siamo messi insieme, ho capito che mi completava.>>

L’ultima coppia di ospiti, sono i fratelli Erika e Hank Kramer, che dalla Germania hanno deciso di recarsi alla locanda per ritrovare le proprie radici. La loro nonna è mancata da poco ed Erika e Hans, avevano ritrovato una vecchia fotografia che ritraeva il nonno in Italia. 
Per tutta la vita, Erika e Hans, avevano creduto che il nonno fosse stato un nazista, che avesse compiuto atti deplorevoli, ma in realtà, il loro nonno era un disertore, che si era rifiutato di uccidere i suoi simili. 
Per Erika e Hans, il Rosso Lampone sarà l’opportunità per conoscere realmente la storia del nonno e per fare chiarezza sulle loro radici. 

Il 20 Giugno 1944 quarantatré partigiani -rastrellati dai nazisti in Val Grande- furono fucilati nei pressi del canale che unisce il lago Maggiore al lago di Mergozzo. Prima, i nazisti li avevano fatti sfilare in corteo da Intra, in modo che la popolazione vedesse che fine faceva chi osava mettersi contro gli invasori In effetti, l’eccidio fu la vendetta per i fascisti del presidio di Fondotoce catturati, ma non uccisi, dal gruppo partigiano Valdossola. […] 
Da questo e da altri scatti abbiamo scoperto che il nonno partecipò ai rastrellamenti, e quel giorno assistette alla fucilazione, di cui si occuparono i suoi commilitoni. Rimase sconvolto da tanta crudeltà, e si rese conto di non volerne più farne parte. Il giorno dopo approfittò del movimento di truppe per darsi alla macchia, dirigendosi verso le montagne. 

Ortensia e Lidia hanno solo una settimana per aiutare i propri ospiti a lavorare sulle paure che ingombrano la loro mente e il loro cuore. Una settimana al termine della quale ognuno di loro possa fare spazio in valigia alla versione migliore di sé. 
Riusciranno Pietro, Veronica, Filippo, Gregorio, Altea, Cesare e i fratelli Kramer, a ritrovare sé stessi al Rosso Lampone? 
E a voi piacerebbe soggiornare in una locanda come quella del Rosso Lampone? 
Riuscireste a privarvi per una settimana dello smartphone? 

Ecco, l’ho detto. La mia famiglia. 

Perchè è questa la grande novità. Oggi io sono la casa di una famiglia! 
E non solo. Sono anche la casa di tantissime persone che vengono qui per stare meglio, per ritrovarsi, come dice la Signora. Capite? Non è incredibile? Un tempo ospitavo persone che si occupavano di riparare strade e tenere in comunicazione i paesi, oggi sono il luogo in cui si riparano i cuori e si mettono in comunicazione le anime! […] 
Oggi posso guardare negli occhi le persone che arrivano, e vedere lo smarrimento che le accompagna e che conosco molto bene. Posso osservarle muoversi al mio interno alla ricerca di ciò che gli ridarà il sorriso, e a volte riesco a influenzare il loro destino, facendo cigolare una porta o indirizzando il riflesso di un vetro. Sono qui quando alla fine se ne vanno, ed è sempre come se andasse via un amico a cui vuoi bene, che sai che ti mancherà tantissimo ma non puoi impedire che accada. 
Oggi, ad esempio, sto seguendo la partenza di questo gruppo fantastico che mi ha abitato durante la settimana. […] 
Ecco, un attimo, scusate…
Dovevo mettermi in posa per la foto di addio. Non voglio che alle spalle del gruppo sorridente ci sia una casa sfuocata!
Che belli gli abbracci degli esseri umani… Si vede che unendosi è come se si ricomponessero i pezzi che hanno dentro…

La scrittrice Amanda Colombo, autrice di “Meno male che ci siete voi”, tradotto anche in Germania, torna in libreria con “Una locanda Rosso Lampone”, una storia felice che traccia un cammino verso ciò che si dovrebbe sempre recuperare: il coraggio di riscoprirsi. 
Il Rosso Lampone è la locanda perfetta per anime alla riscoperta di sé stessi, una finestra per anime fragili, imperfette che si incontrano per caso, aiutandosi tra di loro e godendosi la serenità del luogo, oltre che della compagnia dei proprietari. 
I temi trattati sono la tecnologia, i rapporti umani, l’amicizia, la riscoperta di sé, i libri che possono essere un rifugio, l’abbandono, l’omosessualità, i tradimenti, i rapporti con i genitori, la libertà, la fotografia, la scrittura, la Seconda Guerra Mondiale e il presidio Fondo Toce e l’amore, non solo per gli altri, ma soprattutto per sé stessi. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, semplice, emozionante e profondo, una vera coccola per l’anima e il cuore!!
I personaggi sono strutturati bene grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni fisiche e psicologiche, oltre ai dialoghi, che permettono al lettore di affezionarsi a ognuno di loro. 
Personalmente, mi sono affezionata particolarmente alla storia di Ortensia, personaggio che ha un ruolo cruciale e fondamentale all’interno della storia, che dispensa consigli ai suoi ospiti, servendosi delle frasi di scrittori/scrittrici, imparate a memoria sui libri. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia profonda, piacevole, in grado di riscoprire voi stessi, di donarvi una coccola al cuore e all’anima.
Lasciatevi travolgere dalle parole di Amanda Colombo, vi ritroverete sulle sponde del Lago Maggiore, alla locanda Rosso Lampone a gustare le prelibatezze preparate da Ortensia!!
Buona lettura 📚📚!!

“Controcanto di Natale” di Federica Bosco

Titolo: Controcanto di Natale 
Autore: Federica Bosco 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 25 Novembre 2025 
Pagine: 192 
Genere: Romanzo rosa 

<<Si… ehm… è solo che volevo chiederle…dato che è la Vigilia di Natale… un paio d’ore di permesso per andare a prendere mia figlia all’aeroporto. Sa, mio marito si sente poco bene e…>> 
La fisso senza espressione. 
Le parole “Vigilia di Natale” mi infastidiscono come quando il tizio davanti a me al casello non arriva al pulsante del biglietto e deve scendere. Non mi avesse ricordato la feriale ricorrenza glielo avrei anche dato, il permesso, ma siccome detesto questo periodo dell’anno e tutto quello che si porta appresso, cioè auguri, regali e lassismo, non ci penso proprio.
E dire che credevo di essere stato chiaro: ai miei impiegati ho vietato addobbi, albero e rinfreschi, proprio per evitare perdite di tempo, di cui avrei altrimenti decurtato l’equivalente dal loro bonus. 

Il protagonista del libro si chiama Filippo, un uomo di cinquant’anni, CEO di un’importante multinazionale dello shopping online. 
A Filippo non interessa nulla, se non il profitto e disprezza tutto ciò che profuma di affetto, festa e tradizione, soprattutto detesta il Natale. Ai suoi dipendenti è vietata ogni forma di festeggiamento: dagli auguri, ai brindisi, è proibito fare l’albero in ufficio, attività inutili che gli farebbero perdere tempo e soldi, che decurterebbe dallo stipendio dei suoi impiegati. 
Filippo, è il datore di lavoro che nessuno di noi vorrebbe avere, soprattutto, quando si avvicinano le festività natalizie. Alla Vigilia di Natale, la sua storica segretaria, Lidia, gli aveva chiesto un permesso di qualche ora per andare a prendere la figlia all’aeroporto, dato che il marito stava male, ma a Filippo non interessava che era Natale e gli proibì di assentarsi dall’ufficio. 
Filippo è molto cinico, insofferente, solo, senza amici e l’unica che lo sopporta è Alexa. 

Mentre aspetto che l’ascensore riscenda, mi sento tirare un lembo dei pantaloni. Mi volto e c’è un bambino di quattro anni. La madre lo raggiunge e si scusa. Faccio un cenno con la testa e finalmente l’ascensore arriva, ma purtroppo stavolta non posso impedire che i due salgano con me. 
Saliamo in silenzio ma, quando arriviamo al loro piano, uscendo il bambino mi guarda rancoroso e mi dice: <<Guarda che se non fai il bravo Babbo Natale non ti porta i regali!>> 
<<Ti svelo un segreto>>, gli rispondo, sorridendo, mentre le porte si chiudono: <<Babbo Natale non esiste.>>

Ma a Filippo non interessa, declina anche l’invito di sua sorella Anna per il pranzo di Natale, contento di non dover festeggiare quell’assurda festività. 
La sera della Vigilia di Natale, Filippo, incurante della neve, ordina una pizza, che gli viene consegnata dal fattorino in ritardo e fredda. Anche in quest’occasione, il protagonista si rivela prepotente, cinico, rifiutandosi di pagare il povero fattorino, che aveva sfidato la neve pur di tenersi il lavoro. 
E’ così che Filippo, festeggia la vigilia di Natale con i taralli (omaggio di Trenitalia), una bottiglia di vino e una serie Netflix… ma non tutto va secondo i suoi piani, perchè Filippo riceve una strana chiavetta USB, contenente alcuni filmati di quando lui e sua sorella Anna andavano d’accordo, lui era ancora felice, prima della morte della madre. 

Recupero un vecchio pc che per accendersi impiega almeno mezz’ora e poi, finalmente, la inserisco. La cartella si apre e contiene alcuni video. […] Ne apro uno a caso, ma per mia somma sorpresa non ci sono acrobazie erotiche, bensì un video di me vestito da Zorro che sorrido sdentato alla telecamera di mio padre battendo le manine. Ne apro un altro e ci siamo io e mia sorella al mare che scaviamo una buca sulla riva insieme a nostra madre. Mamma si copre la faccia ridendo appena si accorge di essere ripresa. Eccomi che suono una batteria giocattolo mentre tutti si tappano le orecchie. Ed eccomi di nuovo a Natale, mentre io e mia sorella apriamo i regali. 
Sento una strana sensazione alla bocca dello stomaco. 
Come un magone che sale su. […]
Il video successivo mi colpisce coma una fucilata al cuore. La mamma a letto malata, che saluta e sorride a fatica. Lo avevo fatto io, quel video. Sarebbe mancato poco tempo dopo e volevo un suo ricordo. 

E’ così che Filippo si ritrova a pensare al passato, alle scelte fatte che lo hanno portato ad allontanarsi dai familiari e dai suoi amici Luca e Vanessa. Con Luca e Vanessa, avevano sempre condiviso ogni cosa… finché Filippo, non ha deciso di appropriarsi dell’idea di Luca, del sito di shopping online… da allora, la loro amicizia è finita. 
Ma Filippo non ha voglia di pensare al passato, decide di andare sull’app di incontri “Tinder”, dove fa un’improbabile match con una ragazza. 
E’ così che Filippo, invita a casa sua quella sconosciuta e si ritrova davanti una ragazza di nome Laura, che somiglia più a un folletto e si presenta nel suo salotto da rivista con un enorme mastino napoletano di nome Emilio. 

Non ho voglia di parlarne, eppure mi ritrovo a raccontarle cose di cui non mi ricordavo nemmeno più. Le racconto della mia infanzia, della scuola, di quanto la nostra vita fosse semplice e felice, di come eravamo legati, io e mia sorella, prima della malattia di nostra madre, e di come progressivamente, dopo la sua morte, ci siamo allontanati. Le racconto della seconda moglie di mio padre, della rabbia che ho cominciato a covare nel vedere che il ricordo di mamma veniva spezzato via giorno dopo giorno, le foto sparite, la casa ristrutturata in men che non si dica. Mi ritrovo a confessarle che forse è da allora che ho cominciato a evitare quasi scientificamente i sentimenti, convinto che gli altri prima o poi ti feriranno e che è solo una questione di tempo. […] 
Il mio è un monologo lunghissimo, le parole mi escono dalla bocca come fossero state lì ad attendere il loro turno per un’eternità e avessero solo una gran fretta di uscire. […] 
Laura tace, come un rispettoso confessore, ma la sua presenza è un ascolto attivo, potente, che percepisco come un abbraccio e che mi incoraggia ad andare avanti. 
Mi spoglio di tutti i miei peccati, di tutte le cattive azioni, della mia ignoranza, della mia arroganza e presunzione. Della prepotenza da bulletto verso i più deboli, del mio costante sentimento di superiorità, del potere che mi ha dato alla testa inebriandomi come una droga. 

Sarà proprio Laura, una ragazza umile, generosa a fare breccia nel cuore del cinico Filippo. 
Inizia così una corsa contro il tempo per rimediare agli errori, ritrovare chi ha perso e scoprire che il vero regalo di Natale… è l’amore. 
Riuscirà Filippo a ritrovare l’affetto della sua famiglia? 
Riuscirà Filippo a non avere paura di amare? 

<<Filippo, adesso calmati!>> Mi scuote. <<Calmati! Qui non c’è nessun fallito, non c’è niente di irreparabile. Finché siamo vivi abbiamo la possibilità di rimediare ai nostri errori. Credi che io sia stata sempre una sostenitrice della pace e dell’amore? 
Credi che non me ne sia fregata di tutto e tutti finché potevo contare su uno stipendio da favola? Tappandomi il naso, girandomi dall’altra parte? Neanch’io sono senza peccato, però si può cambiare, diventare migliori versioni di noi stessi>> dichiara con piglio da leader. 
<<Non sei cattivo, Filippo, e te lo dico perchè i cattivi veri li ho conosciuti. Tu sei solo uno che si è separato dalla propria natura per non sentire più dolore, ma finché quel dolore lo eviti, non lo affronti, non lo attraversi e lo elabori, la tua vita sarà una continua fuga, una continua distrazione, e credimi, sarai un’infelice.>>

 

La scrittrice Federica Bosco dopo aver pubblicato “Cercasi amore disperatamente”, la serie dell’Angelo (“Innamorata di un’Angelo”, “Il mio Angelo segreto”, “Un amore di angelo” e “un Angelo per sempre”), “Il mio gatto mi detesta”, “Il diario di Sir Thomas” e “Natale con Sir Thomas”, torna in libreria con “Controcanto di Natale”, una favola di Natale ironica e piena di magia, per chi ha smesso di credere nell’amore e per chi non smetterà mai di crederci. 
La scrittrice Federica Bosco con “Controcanto di Natale”, reinterpreta la classica storia “Canto di Natale” in chiave moderna, donando ai lettori una storia semplice e veloce da leggere sul divano, in compagnia di una gustosa cioccolata calda con panna o tisana di Natale. 
I temi trattati sono la sindrome dell’abbandono, le amicizie, i tradimenti, il Natale e l’amore, in grado di trasformare anche un cinico come Filippo. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice, delicato e romantico, una lettura veloce e perfetta per il periodo natalizio. 
I personaggi sono strutturati bene, all’inizio ho “odiato” il cinismo del protagonista, ma poi, ho capito che dietro al suo atteggiamento arrogante da snob, c’era una grande paura di soffrire e d’amare. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia romantica, delicata e piena di magia, ambientata nel periodo natalizio con un protagonista snob, arrogante e cinico che detesta il Natale… ma anche Filippo è pronto ad aprire il cuore per far entrare la magia del Natale!!
Buona lettura 📚📚!!

“La piccola biblioteca dei segreti” di Jenny Colgan

Titolo: La piccola biblioteca dei segreti 
Autore: Jenny Colgan 
Traduttore: Valentina Legnani, Valentina Lombardi 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 28 Ottobre 2025 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo rosa 

Mirren era sempre stata una lettrice accanita, perennemente convinta di non avere libri a sufficienza, incapace di sentirsi davvero a suo agio senza almeno una mezza dozzina di tascabili ancora da leggere sistemati sul comodino, tre tessere della biblioteca, due Kindle, e una serie di Douglas Adams in bagno come soluzione di emergenza, nel caso in cui si fosse rotta la serratura. 
Aveva passato il Natale precedente sulle tracce di un libro che la prozia Violet ricordava dall’infanzia, e che la donna, ormai in fin di vita, l’aveva supplicata di rintracciare. Insieme a Theo Palliser, un uomo dall’incredibile fascino che lavorava per un rivenditore di libri antichi, avevano setacciato le librerie da un capo all’altro del Paese, finché non era stata lei stessa a scovare infine il volume, nascosto nel borsone del suo pro-prozio. 

La protagonista del libro si chiama Mirren Sutherland, vive a Londra e lavora come geometra per una ditta sull’orlo del fallimento. Mirren è una ragazza triste ed infelice, ha paura di perdere il suo lavoro, fondamentale per ricoprire alcune spese fisse, come il mutuo della casa e le bollette. 
Mirren non è solo una geometra, ma è una lettrice accanita, e proprio un anno fa, è riuscita a ritrovare un prezioso libro antico nella soffitta della prozia Violet. 
E’ così, che Mirren si era imbattuta in Theo Palliser, un uomo molto affascinante che lavorava per un rivenditore di libri antichi. Mirren e Theo, si erano ritrovati a visitare ogni libreria… ma alla fine, Mirren aveva trovato il prezioso libro nella soffitta della zia. Il libro, adesso è custodito al British Museum e Mirren è orgogliosa di essere diventata una delle cacciatrici di libri rari più rinomate del Regno Unito. 
Eppure, Mirren è una ragazza infelice, piena di incertezze, non solo per il lavoro, ma anche sulla sfera sentimentale, soprattutto dopo l’ennesima delusione con Theo Palliser. 
A pochi giorni dal Natale, Mirren riceve una misteriosa richiesta da parte di Jamie McKinnon, un giovane erede di un antico clan scozzese e proprietario di un castello in rovina. 
Prima dell’eredità, Jamie viveva a Edimburgo e lavorava al Giardino Botanico, e non si era mai interessato molto alle incombenze familiari.
Il nonno di Jamie, da sempre appassionato di libri (una tradizione di famiglia), quando era in vita aveva acquistato ogni genere di libro, dai libri rari a non, sperperando tutti i soldi in manuali, ritrovandosi a vendere una fetta di patrimonio per continuare a procurarsi nuovi volumi. Un giorno, il nonno di Jamie, ha scelto di addentrarsi nella neve e di morire lì da solo; lasciando a suo nipote Jamie, il peso dell’eredità, oltre che una serie di indizi, indovinelli da risolvere per trovare un libro raro, talmente di valore da poter salvare l’intera tenuta. 
E’ così che Jamie, affida questo delicato incarico a Mirren, che si ritrova sul treno privato della famiglia McKinnon per andare in Scozia. 

<<E’ una proposta divertente, ma non posso andarmene così, su due piedi.>> 
Era la cosa giusta da fare, si disse. Non aveva alcun valido motivo per bighellonare in mezzo al nulla in Scozia con uno sconosciuto, per di più senza copertura telefonica. […] Ma non credeva che fosse un assassino, non proprio. Lo vedeva più come un eccentrico amante dei libri, e lei non poteva permettersi di farsi coinvolgere. Non di nuovo. Non quando, l’ultima volta che era andata a caccia di un libro, le si era spezzato il cuore. 
Si era divertita, però… 
No! Maledetto Theo Palliser. Lui sarebbe stato entusiasta, si sarebbe lanciato a capofitto senza pensarci due volte. Con ogni probabilità avrebbe già ottenuto il lavoro. Ma lei non poteva. 
Non era una cercatrice di libri. Quello non era nemmeno un lavoro. Aveva avuto fortuna una volta, tutto qui. 

 

Mirren era già stata in Scozia in inverno, e aveva pensato di essere preparata, ma non lo era. Si allacciò il caban fino alla gola, si avvolse nella sua sciarpa e si calcò in testa il berretto, ma non era sufficiente. […] Mirren trasse un respiro profondo. Anche se faceva freddo, l’aria era pura, trasparente, frizzante e fantastica. Respirò di nuovo e piano piano sentì le spalle rilassarsi un poco. Non aveva il telefono per scattare una foto o parlare con qualcuno o pubblicare un post da qualche parte, ma in un certo qual modo le pareva giusto così. 
Come se si trovasse in un mondo fuori dal tempo. […] Che strana notte aveva appena passato. Si sentiva, si rese conto, viva per la prima volta da molto tempo. 

Peccato che sul treno per la Scozia, Mirren si imbatte in una sua vecchia conoscenza, colui che un anno prima le aveva rubato il cuore: Theo Palliser. 
Mirren dovrà mettere da parte i suoi sentimenti e collaborerà con Theo, uno dei più affascinanti cercatori di libri rari. 
Mirren, Theo, Jamie insieme a sua sorella Esme e alla domestica Bonnie, si ritroveranno a risolvere gli indizi criptici lasciati dal nonno, da sempre appassionato di indovinelli. 

Nella parte anteriore, erano posizionate due guardiole quadrate, in semplice pietra grigia, collegate da un ponte sulla strada, davanti all’edificio principale vero e proprio, mentre la parte bianca includeva una serie di bassi edifici in pietra: stalle, fienili e vari cottage. Era più di un castello: di fatto era una città. Dalla torretta più alta sventolava fiera una croce di Sant’Andrea scozzese; da un’altra, invece, pendeva un lungo stendardo rosso e giallo che assecondava la brezza verso il mare. Mirren non riusciva a staccare gli occhi dalla struttura. Era di un romanticismo devastante. I suoi occhi incantati scorrevano le mura del castello. Una torre con uno stendardo sventolava, come una principessa in un libro di fiabe.
Era magnifico. 

E’ così che Mirren, Theo, Jamie e Esme si ritrovano tra biblioteche polverose con ogni genere di libro, ma anche passaggi segreti che conducono direttamente sulla scogliera, paesaggi innevati e un labirinto… che nasconderà l’ultimo indizio. 
Dopo aver superato ogni sfida, ogni indovinello, Mirren è sempre più vicina a ritrovare il misterioso libro.. ma all’improvviso, la protagonista si rende conto che il vero tesoro potrebbe non essere un oggetto fatto di carta e inchiostro appartenente alla famiglia McKinnon, ma un amore tutto da scrivere… 
Che cosa accadrà?
Riuscirà Mirren a trovare il prezioso libro raro?
Jamie, riuscirà a salvare il prezioso castello della famiglia McKinnon dalla rovina?
E che cosa accadrà tra Mirren e Theo Palliser? 

Nel buio, l’unico suono che sentivano era il loro respiro, ed entrambi rimasero immobili. La luna proiettava una debole luce biforcuta che filtrava attraverso le enormi finestre; la neve continuava a cadere. Così vicini tra loro, così vicini al calore emanato dal letto. Mirren teneva tra le mani il libro, le cui pagine erano intrise di passione e desiderio, reali e immaginari, e narravano di due storie d’amore, entrambe finite. Le sue dita, nel buio, sfiorarono quelle lunghe di Jamie, e i polpastrelli di lui trovarono quelli di lei. 
Mirren si domandò se Jamie sarebbe stato crudele come suo nonno era stato accusato di essere. Ma poi un pensiero la fece arrossire: le sarebbe importato, in quel caso? 
<<Non è solo il libro. […] C’è qualcosa al suo interno.>>

 

La scrittrice Jenny Colgan, dopo aver pubblicato i bestseller “La piccola libreria dei segreti”, “L’isola degli incontri segreti” e “Mezzanotte alla piccola libreria dei segreti”, torna in libreria con “La piccola biblioteca dei segreti”, un romance ambientato ai giorni nostri durante il periodo natalizio, che si tinge di mistero, di sfide e d’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, fluido e semplice, ricco di descrizioni non solo sul paesaggio di Londra e della Scozia, ma anche sui personaggi, che permettono al lettore di entrare in empatia con Mirren e gli altri personaggi coinvolti. 
Nonostante il libro sia un romance, la scrittrice Jenny Colgan, non descrive nei minimi dettagli le scene romantiche, rendendo la storia dolce, senza troppo spicy, una lettura adatta a tutte le età. 
I temi trattati sono il lavoro, i sogni, i libri, la biblioteca, il Natale, gli affetti, gli indovinelli e l’amore, che può nascere all’improvviso tra libri impolverati e paesaggi innevati. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla scelta della scrittrice di inserire numerose descrizioni e dialoghi di ogni personaggio coinvolto. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia ambientata tra la Scozia e Londra, in cui due cacciatori di libri rari si ritrovano in un castello diroccato, pieno di libri, di enormi biblioteche piene di segreti e di indizi da risolvere. 
Buona lettura 📚📚!!

“Tutta questa felicità” di Roberto Emanuelli

Titolo: Tutta questa felicità 
Autore: Roberto Emanuelli 
Casa Editrice: Feltrinelli Editore 
Collana: Fluo 
Data uscita: 4 Giugno 2025 
Pagine: 288 
Genere: Narrativa contemporanea 

Osservo i loro visi, i loro occhi, i loro sguardi. Quindi mi alzo, mi volto, vado alla lavagna e scrivo: SIETE FELICI? 
Poso il gessetto e mi giro di nuovo verso i ragazzi. Nei loro occhi leggo incredulità, dubbio…
“Oggi non ci sarà l’esercitazione per la maturità, potete rilassarvi…” Sorrido, ma i loro volti, invece di essere più distesi per la notizia, sembrano, se possibile, più confusi. Si guardano fra di loro perplessi. “Oggi io vi chiedo scusa!” e mentre lo dico indico la scritta sulla lavagna dietro di me. “In questi anni abbiamo studiato tanto, abbiamo studiato i poeti, la letteratura, la storia. Vi ho chiesto di imparare tantissime date, guerre, armistizi… Di imparare a memoria moltissime nozioni. Abbiamo analizzato poesie, romanzi… Vi ho chiesto di rispettare una gerarchia. Di essere composti, educati. Vi ho imposto delle regole. Vi ho obbligato a rispondere a determinate domande durante le interrogazioni. Vi ho sottoposto test più o meno complessi. Vi ho ricordato che con lo studio e l’impegno di oggi potrete costruire e ipotecare un pezzo del vostro futuro. Vi ho giudicato con dei voti, con dei numeri che raccontavano solo una parte, una piccolissima parte, di voi e della vostra vita. Numeri che avranno un peso nelle vostre esistenze. Vi ho chiesto di credere nel potere della cultura, dei libri, della disciplina, così, a scatola chiusa. 
Ecco, ragazzi, però… Scusatemi! Perchè in tutti questi anni non vi ho mai parlato della felicità. Ho dimenticato di chiedervi se siete felici! E credetemi, non c’è niente che sia più importante di questo. Non la scuola, non la disciplina, non le regole, gli schemi, le gerarchie, le date, la storia e i poeti. Nulla di tutto ciò conta più della vostra felicità. Alcune di queste cose, sì, potrebbero aiutarvi a raggiungerla. Ma prima di tutto dovete chiedervelo: sono felice? […] Fatevela tutti i giorni, anche più volte al giorno, chiedetevi: sono felice? E tutte le volte che la risposta è no, fate qualcosa per migliorare la situazione, urlate, scappate, correte al mare, di notte, all’alba, buttate l’ombrello e sfidate la pioggia, fate qualunque cosa vi regali un brivido. Qualunque cosa vi faccia sentire vivi. E se non ce la fate da soli chiedete aiuto, chiamate un amico, un cugino, un passante. E poi… Buttatevi nelle cose in cui credete! Proteggete i vostri sogni! Custoditeli segretamente, Difendeteli! Buttatevi nell’amore! E amate! Amate tanto, e forte, senza paura!

I protagonisti del libro sono Gabriele e Noemi Monteleone, vivono in due quartieri diversi di Roma e hanno due vite apparentemente distinte… eppure, c’è un filo rosso invisibile che li unisce e che nel corso della narrazione li farà incontrare. 
Gabriele ha quarant’anni, è un insegnante di lettere e ha una figlia piccola di nome Alba che vive con lui, da quanto il protagonista ha scoperto che la sua ex moglie Ginevra lo tradiva a casa sua. 
Da quel momento, Gabriele, ha cercato di essere per sua figlia Alba, una presenza certa, stabile (a differenza della madre, che vede raramente), ma isolandosi dal resto del mondo. 

Non è stato affatto facile in questi anni affrontare tutto sostanzialmente da solo, e non soltanto per le difficoltà pratiche. Mille volte ho temuto di non essere all’altezza sotto il profilo emotivo. Di non saperle dare l’amore e le attenzioni di cui ha bisogno. Ho avuto avuto paura mi potesse sfuggire qualcosa. Che potessi non vedere segnali importanti. O di non essere abbastanza. Abbastanza come padre, come madre, e perchè no, come amico. Nei momenti delicati, in alcuni passaggi critici. In quei frangenti nei quali bisogna tenersi al riparo da ogni cosa. Ci sono stati giorni in cui ho avuto la sensazione di non riuscire a essere tutto. Eppure, non sarei capace di immaginare un sentimento più grande, immenso e potente di quello che provo per mia figlia.


Gabriele vive a Casetta Mattei, nel quartiere in cui è nato quarant’anni fa, una periferia immersa nel verde e nel degrado, il luogo in cui è cresciuta e vive anche Marta, una donna con cui esce di trentacinque anni. Marta è una donna molto bella e intelligente, ha un ottimo rapporto con Alba ma Gabriele non riesce a lasciarsi travolgere dall’amore. Dopo il tradimento di Ginevra, Gabriele ha costruito un’armatura che non gli permette di godersi le cose belle, di viverle fino in fondo senza aver paura, proprio come accade con Marta. A Gabriele piace Marta, ma non riesce a sbloccarsi, non riesce a cancellare le cicatrici più profonde che risiedono nel suo cuore. 

Nell’aria sento il profumo di Marta, come se l’assenza lo rendesse più potente, me lo sento addosso, sulla giacca, sulla pelle, sulle mani, lo sento dentro agli occhi, nel cuore, fra i pensieri, un vortice di pensieri a cui non riesco a dare né senso né ordine, e che mi parlano solo di lei. Anche se poi mi racconto che in fondo Marta non è così importante. Che le voglio bene, certo ma nulla di più. Che non siamo fatti l’uno per l’altra. Che non è lei quella giusta. Non è lei, mi ripeto, che saprà rimettere insieme quello che dentro di me è stato fatto a pezzi nove anni fa. 

E un giorno, mentre Gabriele e Marta sono seduti su una panchina, Marta lo mette davanti a un bivio: o il loro rapporto cambia e lui si mette veramente in gioco, o la loro relazione è finita. 
Gabriele non si era mai sentito pronto di rivelare a tutti la sua relazione con Marta, ad eccezione del suo più caro amico Flavio, e adesso, Marta non è più disposta a vivere nell’ombra. 
E’ così, che Gabriele si ritrova solo, a pensare alle sue cicatrici, al suo dolore e ai sentimenti che prova per Marta. 
Oltre a Gabriele, il lettore conoscerà anche l’altra protagonista, Noemi Monteleone, una ragazza di ventitré anni che crede ancora nell’amore. 
Noemi vive nella parte Nord della città, un contesto tutt’altro che umile, che la fa sentire a disagio, sottopressione per le aspettative dei suoi genitori, ma anche per l’atteggiamento giudicante di Rachele, la sua più cara amica. Noemi è fidanzata con Edoardo, un ragazzo bellissimo, che per a volte sembra riempirla di finte attenzioni senza mai davvero comprenderla davvero. 

La verità è che non ci riesco. Le mille donne che gli girano intorno. Lui così sicuro e un po’ pieno di sè… Ho paura di essere una delle tante, una di passaggio. Mi chiedo di continuo se faccia sul serio con me o stia solo giocando. In certi momenti ho come la sensazione di non inquadrarlo per bene, a volte non lo capisco. 
La verità è che sono tanto gelosa e insicura, e ho paura di farmi male e di soffrire ancora. 

Sin dalle medie, Noemi si è sempre rifugiata nella scrittura, la sua unica fonte di salvezza. Noemi ha un blog, dove pubblica i suoi pensieri, stati d’animo, con lo pseudonimo “Nasten”. 
Nessuno, nemmeno il suo ragazzo Edoardo, riesce a capire la sua passione, ad eccezione del suo amico Christian. Christian, vive in periferia a Casetta Mattei e condivide con Noemi, il fuoco, la passione per la scrittura. 

La verità è che scrivere mi ha salvata. Mi salva sempre. Ho una natura profondamente inquieta, sento qualcosa ribollirmi dentro da quando ero piccola, un fuoco, un magma, il veleno, l’ansia, la rabbia, la tristezza, qualcosa a cui non ho ancora saputo dare un nome, ma che mi corrode, e a volte mi fa sentire in trappola, e mi rende una bomba a orologeria, ma non è solo angoscia, non è solo malinconia, forse sono davvero folle, come dice Rachele. Anche perchè sulla carta non mi manca niente: la mia è una famiglia unita, che mi vizia da quando ero piccola. Forse il fuoco che sento dentro è la passione che metto in ogni cosa che faccio, ci metto sempre il cuore, vivo tutto fino in fondo, fino al midollo, senza freni, senza filtri o paracadute, e a volte sentire di aver superato il limite mi consuma. Ecco, spesso la mia vita è un gran casino.
E la scrittura è l’unica cosa che riesca a placarlo. La mia cura. L’ossigeno. Senza la scrittura non potrei vivere. Ed è così da quando ho memoria. 

All’apparenza, Noemi e Christian sono distanti anni luce, ma in realtà sono molto simili e si completano. Per Noemi, l’amicizia segreta con Christian è fondamentale per essere sé stessa, senza dover giustificare le sue scelte. 
Gabriele e Noemi, due vite che scorrono parallele, ma che il destino li farà incontrare. Un incontro che rappresenterà l’occasione di ritrovare sé stessi. 
Di tornare ad amare e di essere felici senza paura. 

Sai… ho sempre creduto nel fatto che esista qualcosa di molto più grande di noi, e che siamo un po’ tutti interconnessi, come dire, in sintonia. Non faccio che ripeterlo! 
I segnali sono ovunque, basta vederli. E credo che da un lato esista il destino, e dall’altra le nostre scelte, e sono convinta del fatto che tutto quello che ci accade sia il frutto del delicato equilibrio fra questi due pesi vitali! Ed è come se adesso riuscissi a visualizzare nella mia testa porte che si aprono, che si chiudono, dietro le quali sono nascosti universi infiniti, e penso che le nostre decisioni determinino quali porte apriamo e a quali mondi diamo vita. 
Ecco, Gabriele, grazie per aver scelto, quel giorno, di aprire quella porta, di creare quel mondo che mi ha salvata.

Lo scrittore Roberto Emanuelli torna in libreria con “Tutta questa felicità”, un romanzo intenso con personaggi realistici e racconti che arrivano direttamente al cuore del lettore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, emozionante, intenso con l’alternarsi della narrazione tra i due protagonisti (Gabriele e Noemi), che permette al lettore di conoscerli in profondità. 
Al termine di ogni capitolo, lo scrittore ha inserito delle note di Gabriele o Noemi, dei pensieri, riflessioni molto toccanti ed emozionanti, che permetteranno al lettore di riflettere sulla sua vita. 

Sai, quando ci penso mi vengono i brividi. 
Quando penso a noi due e a quanto potrebbe essere bello. 
Solo che poi arriva la paura. 
Solo che poi, improvvisamente, ho il terrore di perderti. 
Come se tutte le cose belle della mia vita fossero destinate a perdersi.
Come se le cose belle io non le meritassi.
Quando ci penso, però, mi vengono i brividi…

I temi trattati sono il tradimento, l’amicizia, l’insegnamento, la letteratura, la paura d’amare, il rapporto tra genitori e figli, il destino e il significato della parola “felicità”. 
A volte per essere felici basta poco, basta essere sé stessi, lasciarsi guidare dall’istinto, dall’irrazionalità senza paura. Ma si può essere felici e credere nell’amore, dopo che si è stati traditi e con il cuore a mille pezzi? 
Questa è la domanda che lo scrittore Roberto Emanuelli, pone ai suoi lettori, una riflessione profonda sull’amore, sulla felicità e sul destino che può cambiare completamente la nostra vita. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dallo scrittore, che permettono al lettore di vivere insieme ai protagonisti ogni emozione e stato d’animo, come la gioia, la tristezza, la rabbia, la speranza e molte riflessioni profonde. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che hanno bisogno di ritrovare fiducia nell’amore e nei sentimenti, a chi ha bisogno di una storia che arrivi dritta al cuore. 
E voi, quando è stata l’ultima volte che siete stati felici? 
Che peso date alla parola “felicità”? 
Buona lettura!!

“L’amante perduta di Shakespeare” di Felicia Kingsley

Titolo: L’amante perduta di Shakespeare 
Autore: Felicia Kingsley 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Edizione: 3
Data uscita: 8 Aprile 2025 
Genere: Romanzo rosa 
Pagine: 320 

Non ho detto che colleziono solo libri antichi. Ho parlato di libri importanti per la storia dell’umanità. […] 
C’è un solo libro, però, che negli anni è sempre sfuggito dalle dita di mio padre per un soffio. Come lui sono in contatto con tutti i maggiori mercanti di libri al mondo, non c’è copia che si muova senza che io lo sappia, ma ogni volta che stavamo per mettere le mani su quel testo qualcun altro è arrivato prima. L’ultima volta è stato Arrigo Martines, un barone decaduto e pirata del collezionismo privo di scrupoli, che me lo ha sottratto durante una trattativa con un venditore di Dresda vent’anni fa. […] 
Ho saputo che Martinis è morto. Il figlio, idiota ignorante, non ha alcun interesse nel proseguire l’attività collezionista del padre, e sicuramente si libererà di tutti i volumi per incassarne il valore. 
Ed ecco perchè mi servi tu: devi recuperare il mio libro. […] 
Il First Folio di Shakespeare.

Il protagonista del libro è Nick Montecristo, un personaggio che i lettori di Felicia Kingsley hanno già incontrato nel libro bestseller “Due cuori in affitto”. 
Nick Montecristo è un ragazzo di ventisei anni, che grazie all’amicizia e mentore Josè Farias, il detenuto più anziano, riesce a evadere dal carcere. Josè Farias gli aveva insegnato ogni trucchetto, ogni mossa per essere un buon ladro di opere d’arte su commissione. 
Nick Montecristo è un ragazzo molto intelligente, colto, bello, qualità fondamentali per svolgere il lavoro che gli aveva insegnato in carcere il suo mentore e una volta evaso, suor Helena si era dedicata a proteggerlo, ad allenarlo per aumentare la sua forza fisica e resistenza. 
Nick è pronto per mettere in pratica tutto ciò che ha imparato, in poco tempo dimostra a tutti di essere il miglior ladro di opere d’arte. 
Il primo committente che richiede i suoi servizi di “consulenza”, è un ricco collezionista inglese di libri rari. Nick dovrà recuperare per lui un libro preziosissimo, di cui sono disponibili pochissime copie: il First Folio di Shakespeare. 
Vent’anni prima il padre del collezionista, stava per impossessarsi della rara copia del First Folio di Shakespeare, ma un barone decaduto di nome Arrigo Martinis, si era intromesso nella vendita, soffiandogli dalle mani il prezioso libro. Ora che Martinis è deceduto e i suoi beni sonno passati al figlio Roberto, è il momento giusto per pareggiare i conti. 
Nick, si reca così nella villa del barone situata ad Armarola, un paesino che si affaccia sul Lago di Como per portare a termine il suo incarico. Ha un piano preciso e accurato, solo che non aveva considerato l’intromissione di Angelica Goodwin, la figlia di Martinis, che il barone aveva riconosciuto legalmente poco prima di morire. 
Roberto, il figlio legittimo di Martinis, ha contattato Nick Montecristo per valutare tutti i libri del padre per venderli e incassare i soldi, che legalmente spetterebbero alla sorellastra Angelica. 

Non lasciare mai che il tuo cuore diventi troppo grande da non poterlo infilare in valigia. 

Angelica è una ragazza giovane, bellissima e impulsiva, determinata a far valere i propri diritti, disposta a farsi aiutare da uno sconosciuto come Nick Montecristo che si intende più di lei di libri antichi. 
Il protagonista dovrà risolvere un enigma molto complicato… Ci riuscirà? 
E quando Nick Montecristo pensa di aver risolvo l’enigma, capisce di essere caduto nelle braccia di Angelica, l’ereditiera che gli farà infrangere tutte le regole che gli erano state insegnate da Josè Farias e Suor Helena. 
Riuscirà Nick a trovare il First Folio e soddisfare la richiesta del suo committente?
E che cosa accadrà tra Nick e Angelica?

<<Se provassi a baciarti io, mi fermeresti?>>
<<Te la devi rischiare.>>
Lei abbassa il volto, nello spazio tra i nostri corpi. 
<<Non dirmi che ora, all’improvviso ti vergogni?>>, la sfido. 
<<No.>> Ma è una bugia, lo vedo da come, ora che ha risollevato il viso, i suoi occhi hanno una velatura liquida e le labbra tremano appena. Deglutisce a vuoto, a corto di battute taglienti. Il rapace notturno è diventato una preda in fuga. 
<<Vuoi che ti baci?>>, le chiedo.
Annuisce con un cenno impercettibile del capo. Non dovrei, ma ormai ho contravvenuto a così tante regole che una in più non fa la differenza. Alla fine della nostra schermaglia, abbiamo le armature a pezzi, arrenderci è più facile che continuare a batterci; quando la mia bocca incontra la sua, sulle sue labbra il sapore pastoso del rossetto insieme al retrogusto del caffè. 
Ricambia appassionata, offrendomi accesso per esplorarla. Ogni traccia di quell’arroganza furba si dissolve nel mugolio che le sfugge appena le nostre lingue si incontrano. 

Alla prima nota che vibra nell’aria, l’Angelica pasticciona, trasandata, impacciata, disordinata scompare, lasciando posto a una creatura eterea, dalla grazia ultraterrena. 
La concentrazione, il controllo, la padronanza di sé le donano un’aura quasi mistica: sa cosa sta facendo, è nella sua dimensione, come una sirena che viene ributtata in acqua dopo giorni sulla riva. Le sue dita, le sue braccia ondeggiano su e giù, avanti e indietro, spandendo nell’aria una magia antica che mi ubriaca. E’ una melodia fluida e densa, avvolgente e sensuale, un miele caldo e speziato. 
Attimo dopo attimo, mi entra in testa, ossessionante. 
Non so nemmeno più dove siamo, se questa stanza abbia pareti o un soffitto; potremmo trovarci in una foresta o ai piedi di una cascata…

La scrittrice Felicia Kingsley torna in libreria con “L’amante perduta di Shakespeare”, un romanzo rosa che si intreccia con la letteratura e le indagini del protagonista Nick Montecristo. 
“L’amante perduta Shakespeare” è un romanzo ricco d’amore, di fascino e mistero, scritto dall’autrice più letta in Italia.
I temi trattati sono la letteratura, l’amicizia, il carcere, l’eredità, la musica e l’amore che può trasformare anche un ladro gentiluomo, proprio come il protagonista. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, coinvolgente, con salti temporali tra passato e presente per raccontare nel dettaglio la storia di Nick Montecristo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie all’inserimento di dialoghi scorrevoli, a quel tocco di mistero che è in grado di affascinare e coinvolgere il lettore.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro poco impegnativo, a chi desidera leggere una storia avvincente, in cui l’amore si fonde con l’indagine e la letteratura. 
Buona lettura📚📚!!

“Il mio nome è Emilia del Valle” di Isabel Allende

Titolo: Il mio nome è Emilia del Valle 
Autore: Isabel Allende 
Traduttore: Elena Liverani 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 20 Maggio 2025 
Pagine: 320 
Genere: Saghe familiari 

Essere donna è un grave limite per aver successo nel mondo in generale, in particolare in una professione quasi totalmente al maschile. 

Isabel Allende torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile durante la seconda metà del XIX secolo. 
La protagonista del libro si chiama Emilia del Valle, nata a San Francisco nel 1866, sua madre Molly Walsh, di origini irlandesi era stata sedotta da un cileno mentre stava prendendo i voti per diventare una novizia. Molly Walsh ai tempi, era una ragazza molto ingenua e buona, ed era rimasta affascinata da questo ragazzo cileno appartenente all’alta società, che dopo essersi approfittato della ragazza e dei suoi sentimenti, l’ha abbandonata. Molly Walsh ha dovuto ricostruire completamente la sua vita, ritirandosi dal seminario con in grembo il frutto del suo peccato. E’ così che è nata Emilia del valle, cresciuta nel quartiere umile di Mission District, sotto la guida di Francisco Claro, soprannominato dalla protagonista “Papo”, il padre adottivo e maestro di origini messicane, che aveva sposato Molly Walsh quando era incinta. 
Emilia del Valle è una donna dotata di una mente curiosa e brillante, pronta a sfidare le norme sociali pur di seguire la sua passione per la scrittura. Grazie agli insegnamenti e alla guida del padre adottivo, Emilia inizia sin da ragazzina a scrivere dei romanzi d’avventura utilizzando lo pseudonimo maschile di Brandon J. Price. Dopo qualche anno, Emilia, guidata dall’impulsività e dalla sua passione per la scrittura, si presenta nella redazione del “Daily Examiner” per candidarsi per il ruolo di giornalista. 
Il direttore, inizialmente scocciato dalla sfrontatezza della ragazza, decide di farle scrivere un articolo sull’omicidio di un certo Arnold Cole. Emilia da brava giornalista, intervista la sua fonte e scrive un articolo brillante, innovativo, il primo da giornalista all’interno del Daily Examiner con lo pseudonimo di Brandon J. Price. 
Emilia per dimostrare di essere una giornalista, ha dovuto affrontare i pregiudizi di essere donna, ma la protagonista è una donna controcorrente rispetto all’epoca narrata nel libro e non ha paura di niente, nemmeno di recarsi in Cile come corrispondente di guerra, per raccontare ai lettori la devastante guerra civile del 1891. 
La protagonista, a partire dall’agosto del 1891, inizia il suo lavoro di corrispondente in Cile e assiste alla rovinosa battaglia di Concón, descrivendo i fatti cruenti e sanguinosi senza filtri ai suoi lettori. 
In Cile, Emilia sente il richiamo della terra, che la porta a indagare sulle sue origini, cercando di ricostruire la storia della sua famiglia. 
Con la determinazione, la forza e l’indipendenza di Emilia, il lettore assisterà in prima persona alla straziante guerra del Cile, in cui la morte, il dolore e la distruzione sono l’unico risultato della guerra civile. 
Lasciatevi travolgere dalla storia di Emilia del Valle, una storia d’amore e guerra, ma anche di scoperta e redenzione, raccontata da una giovane donna coraggiosa che non ha paura di sfidare le norme sociali del tempo. 

La scrittrice Isabel Allende, una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola, torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile, in particolare la guerra civile avvenuta nel 1891. 
I temi trattati sono la storia e la guerra civile in Civile, il giornalismo, i rapporti con i genitori, gli inganni, la religione e i pregiudizi che una donna doveva subire per essere indipendente. 
Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole in alcuni punti la scrittrice si sofferma a descrivere nei minimi dettagli la guerra civile cilena, appesantendo e rallentando il ritmo narrativo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle bravura della scrittrice di contestualizzare i personaggi al periodo narrato. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro profondo, storico, emozionante che evidenzia i fatti tragici della guerra cilena del 1891. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro che ha come protagonista una donna forte, intelligente, disposta a sfidare le norme sociali per essere indipendente. 
Buona lettura 📚!!