“Controcanto di Natale” di Federica Bosco

Titolo: Controcanto di Natale 
Autore: Federica Bosco 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 25 Novembre 2025 
Pagine: 192 
Genere: Romanzo rosa 

<<Si… ehm… è solo che volevo chiederle…dato che è la Vigilia di Natale… un paio d’ore di permesso per andare a prendere mia figlia all’aeroporto. Sa, mio marito si sente poco bene e…>> 
La fisso senza espressione. 
Le parole “Vigilia di Natale” mi infastidiscono come quando il tizio davanti a me al casello non arriva al pulsante del biglietto e deve scendere. Non mi avesse ricordato la feriale ricorrenza glielo avrei anche dato, il permesso, ma siccome detesto questo periodo dell’anno e tutto quello che si porta appresso, cioè auguri, regali e lassismo, non ci penso proprio.
E dire che credevo di essere stato chiaro: ai miei impiegati ho vietato addobbi, albero e rinfreschi, proprio per evitare perdite di tempo, di cui avrei altrimenti decurtato l’equivalente dal loro bonus. 

Il protagonista del libro si chiama Filippo, un uomo di cinquant’anni, CEO di un’importante multinazionale dello shopping online. 
A Filippo non interessa nulla, se non il profitto e disprezza tutto ciò che profuma di affetto, festa e tradizione, soprattutto detesta il Natale. Ai suoi dipendenti è vietata ogni forma di festeggiamento: dagli auguri, ai brindisi, è proibito fare l’albero in ufficio, attività inutili che gli farebbero perdere tempo e soldi, che decurterebbe dallo stipendio dei suoi impiegati. 
Filippo, è il datore di lavoro che nessuno di noi vorrebbe avere, soprattutto, quando si avvicinano le festività natalizie. Alla Vigilia di Natale, la sua storica segretaria, Lidia, gli aveva chiesto un permesso di qualche ora per andare a prendere la figlia all’aeroporto, dato che il marito stava male, ma a Filippo non interessava che era Natale e gli proibì di assentarsi dall’ufficio. 
Filippo è molto cinico, insofferente, solo, senza amici e l’unica che lo sopporta è Alexa. 

Mentre aspetto che l’ascensore riscenda, mi sento tirare un lembo dei pantaloni. Mi volto e c’è un bambino di quattro anni. La madre lo raggiunge e si scusa. Faccio un cenno con la testa e finalmente l’ascensore arriva, ma purtroppo stavolta non posso impedire che i due salgano con me. 
Saliamo in silenzio ma, quando arriviamo al loro piano, uscendo il bambino mi guarda rancoroso e mi dice: <<Guarda che se non fai il bravo Babbo Natale non ti porta i regali!>> 
<<Ti svelo un segreto>>, gli rispondo, sorridendo, mentre le porte si chiudono: <<Babbo Natale non esiste.>>

Ma a Filippo non interessa, declina anche l’invito di sua sorella Anna per il pranzo di Natale, contento di non dover festeggiare quell’assurda festività. 
La sera della Vigilia di Natale, Filippo, incurante della neve, ordina una pizza, che gli viene consegnata dal fattorino in ritardo e fredda. Anche in quest’occasione, il protagonista si rivela prepotente, cinico, rifiutandosi di pagare il povero fattorino, che aveva sfidato la neve pur di tenersi il lavoro. 
E’ così che Filippo, festeggia la vigilia di Natale con i taralli (omaggio di Trenitalia), una bottiglia di vino e una serie Netflix… ma non tutto va secondo i suoi piani, perchè Filippo riceve una strana chiavetta USB, contenente alcuni filmati di quando lui e sua sorella Anna andavano d’accordo, lui era ancora felice, prima della morte della madre. 

Recupero un vecchio pc che per accendersi impiega almeno mezz’ora e poi, finalmente, la inserisco. La cartella si apre e contiene alcuni video. […] Ne apro uno a caso, ma per mia somma sorpresa non ci sono acrobazie erotiche, bensì un video di me vestito da Zorro che sorrido sdentato alla telecamera di mio padre battendo le manine. Ne apro un altro e ci siamo io e mia sorella al mare che scaviamo una buca sulla riva insieme a nostra madre. Mamma si copre la faccia ridendo appena si accorge di essere ripresa. Eccomi che suono una batteria giocattolo mentre tutti si tappano le orecchie. Ed eccomi di nuovo a Natale, mentre io e mia sorella apriamo i regali. 
Sento una strana sensazione alla bocca dello stomaco. 
Come un magone che sale su. […]
Il video successivo mi colpisce coma una fucilata al cuore. La mamma a letto malata, che saluta e sorride a fatica. Lo avevo fatto io, quel video. Sarebbe mancato poco tempo dopo e volevo un suo ricordo. 

E’ così che Filippo si ritrova a pensare al passato, alle scelte fatte che lo hanno portato ad allontanarsi dai familiari e dai suoi amici Luca e Vanessa. Con Luca e Vanessa, avevano sempre condiviso ogni cosa… finché Filippo, non ha deciso di appropriarsi dell’idea di Luca, del sito di shopping online… da allora, la loro amicizia è finita. 
Ma Filippo non ha voglia di pensare al passato, decide di andare sull’app di incontri “Tinder”, dove fa un’improbabile match con una ragazza. 
E’ così che Filippo, invita a casa sua quella sconosciuta e si ritrova davanti una ragazza di nome Laura, che somiglia più a un folletto e si presenta nel suo salotto da rivista con un enorme mastino napoletano di nome Emilio. 

Non ho voglia di parlarne, eppure mi ritrovo a raccontarle cose di cui non mi ricordavo nemmeno più. Le racconto della mia infanzia, della scuola, di quanto la nostra vita fosse semplice e felice, di come eravamo legati, io e mia sorella, prima della malattia di nostra madre, e di come progressivamente, dopo la sua morte, ci siamo allontanati. Le racconto della seconda moglie di mio padre, della rabbia che ho cominciato a covare nel vedere che il ricordo di mamma veniva spezzato via giorno dopo giorno, le foto sparite, la casa ristrutturata in men che non si dica. Mi ritrovo a confessarle che forse è da allora che ho cominciato a evitare quasi scientificamente i sentimenti, convinto che gli altri prima o poi ti feriranno e che è solo una questione di tempo. […] 
Il mio è un monologo lunghissimo, le parole mi escono dalla bocca come fossero state lì ad attendere il loro turno per un’eternità e avessero solo una gran fretta di uscire. […] 
Laura tace, come un rispettoso confessore, ma la sua presenza è un ascolto attivo, potente, che percepisco come un abbraccio e che mi incoraggia ad andare avanti. 
Mi spoglio di tutti i miei peccati, di tutte le cattive azioni, della mia ignoranza, della mia arroganza e presunzione. Della prepotenza da bulletto verso i più deboli, del mio costante sentimento di superiorità, del potere che mi ha dato alla testa inebriandomi come una droga. 

Sarà proprio Laura, una ragazza umile, generosa a fare breccia nel cuore del cinico Filippo. 
Inizia così una corsa contro il tempo per rimediare agli errori, ritrovare chi ha perso e scoprire che il vero regalo di Natale… è l’amore. 
Riuscirà Filippo a ritrovare l’affetto della sua famiglia? 
Riuscirà Filippo a non avere paura di amare? 

<<Filippo, adesso calmati!>> Mi scuote. <<Calmati! Qui non c’è nessun fallito, non c’è niente di irreparabile. Finché siamo vivi abbiamo la possibilità di rimediare ai nostri errori. Credi che io sia stata sempre una sostenitrice della pace e dell’amore? 
Credi che non me ne sia fregata di tutto e tutti finché potevo contare su uno stipendio da favola? Tappandomi il naso, girandomi dall’altra parte? Neanch’io sono senza peccato, però si può cambiare, diventare migliori versioni di noi stessi>> dichiara con piglio da leader. 
<<Non sei cattivo, Filippo, e te lo dico perchè i cattivi veri li ho conosciuti. Tu sei solo uno che si è separato dalla propria natura per non sentire più dolore, ma finché quel dolore lo eviti, non lo affronti, non lo attraversi e lo elabori, la tua vita sarà una continua fuga, una continua distrazione, e credimi, sarai un’infelice.>>

 

La scrittrice Federica Bosco dopo aver pubblicato “Cercasi amore disperatamente”, la serie dell’Angelo (“Innamorata di un’Angelo”, “Il mio Angelo segreto”, “Un amore di angelo” e “un Angelo per sempre”), “Il mio gatto mi detesta”, “Il diario di Sir Thomas” e “Natale con Sir Thomas”, torna in libreria con “Controcanto di Natale”, una favola di Natale ironica e piena di magia, per chi ha smesso di credere nell’amore e per chi non smetterà mai di crederci. 
La scrittrice Federica Bosco con “Controcanto di Natale”, reinterpreta la classica storia “Canto di Natale” in chiave moderna, donando ai lettori una storia semplice e veloce da leggere sul divano, in compagnia di una gustosa cioccolata calda con panna o tisana di Natale. 
I temi trattati sono la sindrome dell’abbandono, le amicizie, i tradimenti, il Natale e l’amore, in grado di trasformare anche un cinico come Filippo. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice, delicato e romantico, una lettura veloce e perfetta per il periodo natalizio. 
I personaggi sono strutturati bene, all’inizio ho “odiato” il cinismo del protagonista, ma poi, ho capito che dietro al suo atteggiamento arrogante da snob, c’era una grande paura di soffrire e d’amare. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia romantica, delicata e piena di magia, ambientata nel periodo natalizio con un protagonista snob, arrogante e cinico che detesta il Natale… ma anche Filippo è pronto ad aprire il cuore per far entrare la magia del Natale!!
Buona lettura 📚📚!!

“La piccola biblioteca dei segreti” di Jenny Colgan

Titolo: La piccola biblioteca dei segreti 
Autore: Jenny Colgan 
Traduttore: Valentina Legnani, Valentina Lombardi 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 28 Ottobre 2025 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo rosa 

Mirren era sempre stata una lettrice accanita, perennemente convinta di non avere libri a sufficienza, incapace di sentirsi davvero a suo agio senza almeno una mezza dozzina di tascabili ancora da leggere sistemati sul comodino, tre tessere della biblioteca, due Kindle, e una serie di Douglas Adams in bagno come soluzione di emergenza, nel caso in cui si fosse rotta la serratura. 
Aveva passato il Natale precedente sulle tracce di un libro che la prozia Violet ricordava dall’infanzia, e che la donna, ormai in fin di vita, l’aveva supplicata di rintracciare. Insieme a Theo Palliser, un uomo dall’incredibile fascino che lavorava per un rivenditore di libri antichi, avevano setacciato le librerie da un capo all’altro del Paese, finché non era stata lei stessa a scovare infine il volume, nascosto nel borsone del suo pro-prozio. 

La protagonista del libro si chiama Mirren Sutherland, vive a Londra e lavora come geometra per una ditta sull’orlo del fallimento. Mirren è una ragazza triste ed infelice, ha paura di perdere il suo lavoro, fondamentale per ricoprire alcune spese fisse, come il mutuo della casa e le bollette. 
Mirren non è solo una geometra, ma è una lettrice accanita, e proprio un anno fa, è riuscita a ritrovare un prezioso libro antico nella soffitta della prozia Violet. 
E’ così, che Mirren si era imbattuta in Theo Palliser, un uomo molto affascinante che lavorava per un rivenditore di libri antichi. Mirren e Theo, si erano ritrovati a visitare ogni libreria… ma alla fine, Mirren aveva trovato il prezioso libro nella soffitta della zia. Il libro, adesso è custodito al British Museum e Mirren è orgogliosa di essere diventata una delle cacciatrici di libri rari più rinomate del Regno Unito. 
Eppure, Mirren è una ragazza infelice, piena di incertezze, non solo per il lavoro, ma anche sulla sfera sentimentale, soprattutto dopo l’ennesima delusione con Theo Palliser. 
A pochi giorni dal Natale, Mirren riceve una misteriosa richiesta da parte di Jamie McKinnon, un giovane erede di un antico clan scozzese e proprietario di un castello in rovina. 
Prima dell’eredità, Jamie viveva a Edimburgo e lavorava al Giardino Botanico, e non si era mai interessato molto alle incombenze familiari.
Il nonno di Jamie, da sempre appassionato di libri (una tradizione di famiglia), quando era in vita aveva acquistato ogni genere di libro, dai libri rari a non, sperperando tutti i soldi in manuali, ritrovandosi a vendere una fetta di patrimonio per continuare a procurarsi nuovi volumi. Un giorno, il nonno di Jamie, ha scelto di addentrarsi nella neve e di morire lì da solo; lasciando a suo nipote Jamie, il peso dell’eredità, oltre che una serie di indizi, indovinelli da risolvere per trovare un libro raro, talmente di valore da poter salvare l’intera tenuta. 
E’ così che Jamie, affida questo delicato incarico a Mirren, che si ritrova sul treno privato della famiglia McKinnon per andare in Scozia. 

<<E’ una proposta divertente, ma non posso andarmene così, su due piedi.>> 
Era la cosa giusta da fare, si disse. Non aveva alcun valido motivo per bighellonare in mezzo al nulla in Scozia con uno sconosciuto, per di più senza copertura telefonica. […] Ma non credeva che fosse un assassino, non proprio. Lo vedeva più come un eccentrico amante dei libri, e lei non poteva permettersi di farsi coinvolgere. Non di nuovo. Non quando, l’ultima volta che era andata a caccia di un libro, le si era spezzato il cuore. 
Si era divertita, però… 
No! Maledetto Theo Palliser. Lui sarebbe stato entusiasta, si sarebbe lanciato a capofitto senza pensarci due volte. Con ogni probabilità avrebbe già ottenuto il lavoro. Ma lei non poteva. 
Non era una cercatrice di libri. Quello non era nemmeno un lavoro. Aveva avuto fortuna una volta, tutto qui. 

 

Mirren era già stata in Scozia in inverno, e aveva pensato di essere preparata, ma non lo era. Si allacciò il caban fino alla gola, si avvolse nella sua sciarpa e si calcò in testa il berretto, ma non era sufficiente. […] Mirren trasse un respiro profondo. Anche se faceva freddo, l’aria era pura, trasparente, frizzante e fantastica. Respirò di nuovo e piano piano sentì le spalle rilassarsi un poco. Non aveva il telefono per scattare una foto o parlare con qualcuno o pubblicare un post da qualche parte, ma in un certo qual modo le pareva giusto così. 
Come se si trovasse in un mondo fuori dal tempo. […] Che strana notte aveva appena passato. Si sentiva, si rese conto, viva per la prima volta da molto tempo. 

Peccato che sul treno per la Scozia, Mirren si imbatte in una sua vecchia conoscenza, colui che un anno prima le aveva rubato il cuore: Theo Palliser. 
Mirren dovrà mettere da parte i suoi sentimenti e collaborerà con Theo, uno dei più affascinanti cercatori di libri rari. 
Mirren, Theo, Jamie insieme a sua sorella Esme e alla domestica Bonnie, si ritroveranno a risolvere gli indizi criptici lasciati dal nonno, da sempre appassionato di indovinelli. 

Nella parte anteriore, erano posizionate due guardiole quadrate, in semplice pietra grigia, collegate da un ponte sulla strada, davanti all’edificio principale vero e proprio, mentre la parte bianca includeva una serie di bassi edifici in pietra: stalle, fienili e vari cottage. Era più di un castello: di fatto era una città. Dalla torretta più alta sventolava fiera una croce di Sant’Andrea scozzese; da un’altra, invece, pendeva un lungo stendardo rosso e giallo che assecondava la brezza verso il mare. Mirren non riusciva a staccare gli occhi dalla struttura. Era di un romanticismo devastante. I suoi occhi incantati scorrevano le mura del castello. Una torre con uno stendardo sventolava, come una principessa in un libro di fiabe.
Era magnifico. 

E’ così che Mirren, Theo, Jamie e Esme si ritrovano tra biblioteche polverose con ogni genere di libro, ma anche passaggi segreti che conducono direttamente sulla scogliera, paesaggi innevati e un labirinto… che nasconderà l’ultimo indizio. 
Dopo aver superato ogni sfida, ogni indovinello, Mirren è sempre più vicina a ritrovare il misterioso libro.. ma all’improvviso, la protagonista si rende conto che il vero tesoro potrebbe non essere un oggetto fatto di carta e inchiostro appartenente alla famiglia McKinnon, ma un amore tutto da scrivere… 
Che cosa accadrà?
Riuscirà Mirren a trovare il prezioso libro raro?
Jamie, riuscirà a salvare il prezioso castello della famiglia McKinnon dalla rovina?
E che cosa accadrà tra Mirren e Theo Palliser? 

Nel buio, l’unico suono che sentivano era il loro respiro, ed entrambi rimasero immobili. La luna proiettava una debole luce biforcuta che filtrava attraverso le enormi finestre; la neve continuava a cadere. Così vicini tra loro, così vicini al calore emanato dal letto. Mirren teneva tra le mani il libro, le cui pagine erano intrise di passione e desiderio, reali e immaginari, e narravano di due storie d’amore, entrambe finite. Le sue dita, nel buio, sfiorarono quelle lunghe di Jamie, e i polpastrelli di lui trovarono quelli di lei. 
Mirren si domandò se Jamie sarebbe stato crudele come suo nonno era stato accusato di essere. Ma poi un pensiero la fece arrossire: le sarebbe importato, in quel caso? 
<<Non è solo il libro. […] C’è qualcosa al suo interno.>>

 

La scrittrice Jenny Colgan, dopo aver pubblicato i bestseller “La piccola libreria dei segreti”, “L’isola degli incontri segreti” e “Mezzanotte alla piccola libreria dei segreti”, torna in libreria con “La piccola biblioteca dei segreti”, un romance ambientato ai giorni nostri durante il periodo natalizio, che si tinge di mistero, di sfide e d’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, fluido e semplice, ricco di descrizioni non solo sul paesaggio di Londra e della Scozia, ma anche sui personaggi, che permettono al lettore di entrare in empatia con Mirren e gli altri personaggi coinvolti. 
Nonostante il libro sia un romance, la scrittrice Jenny Colgan, non descrive nei minimi dettagli le scene romantiche, rendendo la storia dolce, senza troppo spicy, una lettura adatta a tutte le età. 
I temi trattati sono il lavoro, i sogni, i libri, la biblioteca, il Natale, gli affetti, gli indovinelli e l’amore, che può nascere all’improvviso tra libri impolverati e paesaggi innevati. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla scelta della scrittrice di inserire numerose descrizioni e dialoghi di ogni personaggio coinvolto. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia ambientata tra la Scozia e Londra, in cui due cacciatori di libri rari si ritrovano in un castello diroccato, pieno di libri, di enormi biblioteche piene di segreti e di indizi da risolvere. 
Buona lettura 📚📚!!

“Tutta questa felicità” di Roberto Emanuelli

Titolo: Tutta questa felicità 
Autore: Roberto Emanuelli 
Casa Editrice: Feltrinelli Editore 
Collana: Fluo 
Data uscita: 4 Giugno 2025 
Pagine: 288 
Genere: Narrativa contemporanea 

Osservo i loro visi, i loro occhi, i loro sguardi. Quindi mi alzo, mi volto, vado alla lavagna e scrivo: SIETE FELICI? 
Poso il gessetto e mi giro di nuovo verso i ragazzi. Nei loro occhi leggo incredulità, dubbio…
“Oggi non ci sarà l’esercitazione per la maturità, potete rilassarvi…” Sorrido, ma i loro volti, invece di essere più distesi per la notizia, sembrano, se possibile, più confusi. Si guardano fra di loro perplessi. “Oggi io vi chiedo scusa!” e mentre lo dico indico la scritta sulla lavagna dietro di me. “In questi anni abbiamo studiato tanto, abbiamo studiato i poeti, la letteratura, la storia. Vi ho chiesto di imparare tantissime date, guerre, armistizi… Di imparare a memoria moltissime nozioni. Abbiamo analizzato poesie, romanzi… Vi ho chiesto di rispettare una gerarchia. Di essere composti, educati. Vi ho imposto delle regole. Vi ho obbligato a rispondere a determinate domande durante le interrogazioni. Vi ho sottoposto test più o meno complessi. Vi ho ricordato che con lo studio e l’impegno di oggi potrete costruire e ipotecare un pezzo del vostro futuro. Vi ho giudicato con dei voti, con dei numeri che raccontavano solo una parte, una piccolissima parte, di voi e della vostra vita. Numeri che avranno un peso nelle vostre esistenze. Vi ho chiesto di credere nel potere della cultura, dei libri, della disciplina, così, a scatola chiusa. 
Ecco, ragazzi, però… Scusatemi! Perchè in tutti questi anni non vi ho mai parlato della felicità. Ho dimenticato di chiedervi se siete felici! E credetemi, non c’è niente che sia più importante di questo. Non la scuola, non la disciplina, non le regole, gli schemi, le gerarchie, le date, la storia e i poeti. Nulla di tutto ciò conta più della vostra felicità. Alcune di queste cose, sì, potrebbero aiutarvi a raggiungerla. Ma prima di tutto dovete chiedervelo: sono felice? […] Fatevela tutti i giorni, anche più volte al giorno, chiedetevi: sono felice? E tutte le volte che la risposta è no, fate qualcosa per migliorare la situazione, urlate, scappate, correte al mare, di notte, all’alba, buttate l’ombrello e sfidate la pioggia, fate qualunque cosa vi regali un brivido. Qualunque cosa vi faccia sentire vivi. E se non ce la fate da soli chiedete aiuto, chiamate un amico, un cugino, un passante. E poi… Buttatevi nelle cose in cui credete! Proteggete i vostri sogni! Custoditeli segretamente, Difendeteli! Buttatevi nell’amore! E amate! Amate tanto, e forte, senza paura!

I protagonisti del libro sono Gabriele e Noemi Monteleone, vivono in due quartieri diversi di Roma e hanno due vite apparentemente distinte… eppure, c’è un filo rosso invisibile che li unisce e che nel corso della narrazione li farà incontrare. 
Gabriele ha quarant’anni, è un insegnante di lettere e ha una figlia piccola di nome Alba che vive con lui, da quanto il protagonista ha scoperto che la sua ex moglie Ginevra lo tradiva a casa sua. 
Da quel momento, Gabriele, ha cercato di essere per sua figlia Alba, una presenza certa, stabile (a differenza della madre, che vede raramente), ma isolandosi dal resto del mondo. 

Non è stato affatto facile in questi anni affrontare tutto sostanzialmente da solo, e non soltanto per le difficoltà pratiche. Mille volte ho temuto di non essere all’altezza sotto il profilo emotivo. Di non saperle dare l’amore e le attenzioni di cui ha bisogno. Ho avuto avuto paura mi potesse sfuggire qualcosa. Che potessi non vedere segnali importanti. O di non essere abbastanza. Abbastanza come padre, come madre, e perchè no, come amico. Nei momenti delicati, in alcuni passaggi critici. In quei frangenti nei quali bisogna tenersi al riparo da ogni cosa. Ci sono stati giorni in cui ho avuto la sensazione di non riuscire a essere tutto. Eppure, non sarei capace di immaginare un sentimento più grande, immenso e potente di quello che provo per mia figlia.


Gabriele vive a Casetta Mattei, nel quartiere in cui è nato quarant’anni fa, una periferia immersa nel verde e nel degrado, il luogo in cui è cresciuta e vive anche Marta, una donna con cui esce di trentacinque anni. Marta è una donna molto bella e intelligente, ha un ottimo rapporto con Alba ma Gabriele non riesce a lasciarsi travolgere dall’amore. Dopo il tradimento di Ginevra, Gabriele ha costruito un’armatura che non gli permette di godersi le cose belle, di viverle fino in fondo senza aver paura, proprio come accade con Marta. A Gabriele piace Marta, ma non riesce a sbloccarsi, non riesce a cancellare le cicatrici più profonde che risiedono nel suo cuore. 

Nell’aria sento il profumo di Marta, come se l’assenza lo rendesse più potente, me lo sento addosso, sulla giacca, sulla pelle, sulle mani, lo sento dentro agli occhi, nel cuore, fra i pensieri, un vortice di pensieri a cui non riesco a dare né senso né ordine, e che mi parlano solo di lei. Anche se poi mi racconto che in fondo Marta non è così importante. Che le voglio bene, certo ma nulla di più. Che non siamo fatti l’uno per l’altra. Che non è lei quella giusta. Non è lei, mi ripeto, che saprà rimettere insieme quello che dentro di me è stato fatto a pezzi nove anni fa. 

E un giorno, mentre Gabriele e Marta sono seduti su una panchina, Marta lo mette davanti a un bivio: o il loro rapporto cambia e lui si mette veramente in gioco, o la loro relazione è finita. 
Gabriele non si era mai sentito pronto di rivelare a tutti la sua relazione con Marta, ad eccezione del suo più caro amico Flavio, e adesso, Marta non è più disposta a vivere nell’ombra. 
E’ così, che Gabriele si ritrova solo, a pensare alle sue cicatrici, al suo dolore e ai sentimenti che prova per Marta. 
Oltre a Gabriele, il lettore conoscerà anche l’altra protagonista, Noemi Monteleone, una ragazza di ventitré anni che crede ancora nell’amore. 
Noemi vive nella parte Nord della città, un contesto tutt’altro che umile, che la fa sentire a disagio, sottopressione per le aspettative dei suoi genitori, ma anche per l’atteggiamento giudicante di Rachele, la sua più cara amica. Noemi è fidanzata con Edoardo, un ragazzo bellissimo, che per a volte sembra riempirla di finte attenzioni senza mai davvero comprenderla davvero. 

La verità è che non ci riesco. Le mille donne che gli girano intorno. Lui così sicuro e un po’ pieno di sè… Ho paura di essere una delle tante, una di passaggio. Mi chiedo di continuo se faccia sul serio con me o stia solo giocando. In certi momenti ho come la sensazione di non inquadrarlo per bene, a volte non lo capisco. 
La verità è che sono tanto gelosa e insicura, e ho paura di farmi male e di soffrire ancora. 

Sin dalle medie, Noemi si è sempre rifugiata nella scrittura, la sua unica fonte di salvezza. Noemi ha un blog, dove pubblica i suoi pensieri, stati d’animo, con lo pseudonimo “Nasten”. 
Nessuno, nemmeno il suo ragazzo Edoardo, riesce a capire la sua passione, ad eccezione del suo amico Christian. Christian, vive in periferia a Casetta Mattei e condivide con Noemi, il fuoco, la passione per la scrittura. 

La verità è che scrivere mi ha salvata. Mi salva sempre. Ho una natura profondamente inquieta, sento qualcosa ribollirmi dentro da quando ero piccola, un fuoco, un magma, il veleno, l’ansia, la rabbia, la tristezza, qualcosa a cui non ho ancora saputo dare un nome, ma che mi corrode, e a volte mi fa sentire in trappola, e mi rende una bomba a orologeria, ma non è solo angoscia, non è solo malinconia, forse sono davvero folle, come dice Rachele. Anche perchè sulla carta non mi manca niente: la mia è una famiglia unita, che mi vizia da quando ero piccola. Forse il fuoco che sento dentro è la passione che metto in ogni cosa che faccio, ci metto sempre il cuore, vivo tutto fino in fondo, fino al midollo, senza freni, senza filtri o paracadute, e a volte sentire di aver superato il limite mi consuma. Ecco, spesso la mia vita è un gran casino.
E la scrittura è l’unica cosa che riesca a placarlo. La mia cura. L’ossigeno. Senza la scrittura non potrei vivere. Ed è così da quando ho memoria. 

All’apparenza, Noemi e Christian sono distanti anni luce, ma in realtà sono molto simili e si completano. Per Noemi, l’amicizia segreta con Christian è fondamentale per essere sé stessa, senza dover giustificare le sue scelte. 
Gabriele e Noemi, due vite che scorrono parallele, ma che il destino li farà incontrare. Un incontro che rappresenterà l’occasione di ritrovare sé stessi. 
Di tornare ad amare e di essere felici senza paura. 

Sai… ho sempre creduto nel fatto che esista qualcosa di molto più grande di noi, e che siamo un po’ tutti interconnessi, come dire, in sintonia. Non faccio che ripeterlo! 
I segnali sono ovunque, basta vederli. E credo che da un lato esista il destino, e dall’altra le nostre scelte, e sono convinta del fatto che tutto quello che ci accade sia il frutto del delicato equilibrio fra questi due pesi vitali! Ed è come se adesso riuscissi a visualizzare nella mia testa porte che si aprono, che si chiudono, dietro le quali sono nascosti universi infiniti, e penso che le nostre decisioni determinino quali porte apriamo e a quali mondi diamo vita. 
Ecco, Gabriele, grazie per aver scelto, quel giorno, di aprire quella porta, di creare quel mondo che mi ha salvata.

Lo scrittore Roberto Emanuelli torna in libreria con “Tutta questa felicità”, un romanzo intenso con personaggi realistici e racconti che arrivano direttamente al cuore del lettore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, emozionante, intenso con l’alternarsi della narrazione tra i due protagonisti (Gabriele e Noemi), che permette al lettore di conoscerli in profondità. 
Al termine di ogni capitolo, lo scrittore ha inserito delle note di Gabriele o Noemi, dei pensieri, riflessioni molto toccanti ed emozionanti, che permetteranno al lettore di riflettere sulla sua vita. 

Sai, quando ci penso mi vengono i brividi. 
Quando penso a noi due e a quanto potrebbe essere bello. 
Solo che poi arriva la paura. 
Solo che poi, improvvisamente, ho il terrore di perderti. 
Come se tutte le cose belle della mia vita fossero destinate a perdersi.
Come se le cose belle io non le meritassi.
Quando ci penso, però, mi vengono i brividi…

I temi trattati sono il tradimento, l’amicizia, l’insegnamento, la letteratura, la paura d’amare, il rapporto tra genitori e figli, il destino e il significato della parola “felicità”. 
A volte per essere felici basta poco, basta essere sé stessi, lasciarsi guidare dall’istinto, dall’irrazionalità senza paura. Ma si può essere felici e credere nell’amore, dopo che si è stati traditi e con il cuore a mille pezzi? 
Questa è la domanda che lo scrittore Roberto Emanuelli, pone ai suoi lettori, una riflessione profonda sull’amore, sulla felicità e sul destino che può cambiare completamente la nostra vita. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dallo scrittore, che permettono al lettore di vivere insieme ai protagonisti ogni emozione e stato d’animo, come la gioia, la tristezza, la rabbia, la speranza e molte riflessioni profonde. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che hanno bisogno di ritrovare fiducia nell’amore e nei sentimenti, a chi ha bisogno di una storia che arrivi dritta al cuore. 
E voi, quando è stata l’ultima volte che siete stati felici? 
Che peso date alla parola “felicità”? 
Buona lettura!!

“L’amante perduta di Shakespeare” di Felicia Kingsley

Titolo: L’amante perduta di Shakespeare 
Autore: Felicia Kingsley 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Edizione: 3
Data uscita: 8 Aprile 2025 
Genere: Romanzo rosa 
Pagine: 320 

Non ho detto che colleziono solo libri antichi. Ho parlato di libri importanti per la storia dell’umanità. […] 
C’è un solo libro, però, che negli anni è sempre sfuggito dalle dita di mio padre per un soffio. Come lui sono in contatto con tutti i maggiori mercanti di libri al mondo, non c’è copia che si muova senza che io lo sappia, ma ogni volta che stavamo per mettere le mani su quel testo qualcun altro è arrivato prima. L’ultima volta è stato Arrigo Martines, un barone decaduto e pirata del collezionismo privo di scrupoli, che me lo ha sottratto durante una trattativa con un venditore di Dresda vent’anni fa. […] 
Ho saputo che Martinis è morto. Il figlio, idiota ignorante, non ha alcun interesse nel proseguire l’attività collezionista del padre, e sicuramente si libererà di tutti i volumi per incassarne il valore. 
Ed ecco perchè mi servi tu: devi recuperare il mio libro. […] 
Il First Folio di Shakespeare.

Il protagonista del libro è Nick Montecristo, un personaggio che i lettori di Felicia Kingsley hanno già incontrato nel libro bestseller “Due cuori in affitto”. 
Nick Montecristo è un ragazzo di ventisei anni, che grazie all’amicizia e mentore Josè Farias, il detenuto più anziano, riesce a evadere dal carcere. Josè Farias gli aveva insegnato ogni trucchetto, ogni mossa per essere un buon ladro di opere d’arte su commissione. 
Nick Montecristo è un ragazzo molto intelligente, colto, bello, qualità fondamentali per svolgere il lavoro che gli aveva insegnato in carcere il suo mentore e una volta evaso, suor Helena si era dedicata a proteggerlo, ad allenarlo per aumentare la sua forza fisica e resistenza. 
Nick è pronto per mettere in pratica tutto ciò che ha imparato, in poco tempo dimostra a tutti di essere il miglior ladro di opere d’arte. 
Il primo committente che richiede i suoi servizi di “consulenza”, è un ricco collezionista inglese di libri rari. Nick dovrà recuperare per lui un libro preziosissimo, di cui sono disponibili pochissime copie: il First Folio di Shakespeare. 
Vent’anni prima il padre del collezionista, stava per impossessarsi della rara copia del First Folio di Shakespeare, ma un barone decaduto di nome Arrigo Martinis, si era intromesso nella vendita, soffiandogli dalle mani il prezioso libro. Ora che Martinis è deceduto e i suoi beni sonno passati al figlio Roberto, è il momento giusto per pareggiare i conti. 
Nick, si reca così nella villa del barone situata ad Armarola, un paesino che si affaccia sul Lago di Como per portare a termine il suo incarico. Ha un piano preciso e accurato, solo che non aveva considerato l’intromissione di Angelica Goodwin, la figlia di Martinis, che il barone aveva riconosciuto legalmente poco prima di morire. 
Roberto, il figlio legittimo di Martinis, ha contattato Nick Montecristo per valutare tutti i libri del padre per venderli e incassare i soldi, che legalmente spetterebbero alla sorellastra Angelica. 

Non lasciare mai che il tuo cuore diventi troppo grande da non poterlo infilare in valigia. 

Angelica è una ragazza giovane, bellissima e impulsiva, determinata a far valere i propri diritti, disposta a farsi aiutare da uno sconosciuto come Nick Montecristo che si intende più di lei di libri antichi. 
Il protagonista dovrà risolvere un enigma molto complicato… Ci riuscirà? 
E quando Nick Montecristo pensa di aver risolvo l’enigma, capisce di essere caduto nelle braccia di Angelica, l’ereditiera che gli farà infrangere tutte le regole che gli erano state insegnate da Josè Farias e Suor Helena. 
Riuscirà Nick a trovare il First Folio e soddisfare la richiesta del suo committente?
E che cosa accadrà tra Nick e Angelica?

<<Se provassi a baciarti io, mi fermeresti?>>
<<Te la devi rischiare.>>
Lei abbassa il volto, nello spazio tra i nostri corpi. 
<<Non dirmi che ora, all’improvviso ti vergogni?>>, la sfido. 
<<No.>> Ma è una bugia, lo vedo da come, ora che ha risollevato il viso, i suoi occhi hanno una velatura liquida e le labbra tremano appena. Deglutisce a vuoto, a corto di battute taglienti. Il rapace notturno è diventato una preda in fuga. 
<<Vuoi che ti baci?>>, le chiedo.
Annuisce con un cenno impercettibile del capo. Non dovrei, ma ormai ho contravvenuto a così tante regole che una in più non fa la differenza. Alla fine della nostra schermaglia, abbiamo le armature a pezzi, arrenderci è più facile che continuare a batterci; quando la mia bocca incontra la sua, sulle sue labbra il sapore pastoso del rossetto insieme al retrogusto del caffè. 
Ricambia appassionata, offrendomi accesso per esplorarla. Ogni traccia di quell’arroganza furba si dissolve nel mugolio che le sfugge appena le nostre lingue si incontrano. 

Alla prima nota che vibra nell’aria, l’Angelica pasticciona, trasandata, impacciata, disordinata scompare, lasciando posto a una creatura eterea, dalla grazia ultraterrena. 
La concentrazione, il controllo, la padronanza di sé le donano un’aura quasi mistica: sa cosa sta facendo, è nella sua dimensione, come una sirena che viene ributtata in acqua dopo giorni sulla riva. Le sue dita, le sue braccia ondeggiano su e giù, avanti e indietro, spandendo nell’aria una magia antica che mi ubriaca. E’ una melodia fluida e densa, avvolgente e sensuale, un miele caldo e speziato. 
Attimo dopo attimo, mi entra in testa, ossessionante. 
Non so nemmeno più dove siamo, se questa stanza abbia pareti o un soffitto; potremmo trovarci in una foresta o ai piedi di una cascata…

La scrittrice Felicia Kingsley torna in libreria con “L’amante perduta di Shakespeare”, un romanzo rosa che si intreccia con la letteratura e le indagini del protagonista Nick Montecristo. 
“L’amante perduta Shakespeare” è un romanzo ricco d’amore, di fascino e mistero, scritto dall’autrice più letta in Italia.
I temi trattati sono la letteratura, l’amicizia, il carcere, l’eredità, la musica e l’amore che può trasformare anche un ladro gentiluomo, proprio come il protagonista. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, coinvolgente, con salti temporali tra passato e presente per raccontare nel dettaglio la storia di Nick Montecristo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie all’inserimento di dialoghi scorrevoli, a quel tocco di mistero che è in grado di affascinare e coinvolgere il lettore.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro poco impegnativo, a chi desidera leggere una storia avvincente, in cui l’amore si fonde con l’indagine e la letteratura. 
Buona lettura📚📚!!

“Il mio nome è Emilia del Valle” di Isabel Allende

Titolo: Il mio nome è Emilia del Valle 
Autore: Isabel Allende 
Traduttore: Elena Liverani 
Casa Editrice: Feltrinelli 
Collana: I narratori 
Data uscita: 20 Maggio 2025 
Pagine: 320 
Genere: Saghe familiari 

Essere donna è un grave limite per aver successo nel mondo in generale, in particolare in una professione quasi totalmente al maschile. 

Isabel Allende torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile durante la seconda metà del XIX secolo. 
La protagonista del libro si chiama Emilia del Valle, nata a San Francisco nel 1866, sua madre Molly Walsh, di origini irlandesi era stata sedotta da un cileno mentre stava prendendo i voti per diventare una novizia. Molly Walsh ai tempi, era una ragazza molto ingenua e buona, ed era rimasta affascinata da questo ragazzo cileno appartenente all’alta società, che dopo essersi approfittato della ragazza e dei suoi sentimenti, l’ha abbandonata. Molly Walsh ha dovuto ricostruire completamente la sua vita, ritirandosi dal seminario con in grembo il frutto del suo peccato. E’ così che è nata Emilia del valle, cresciuta nel quartiere umile di Mission District, sotto la guida di Francisco Claro, soprannominato dalla protagonista “Papo”, il padre adottivo e maestro di origini messicane, che aveva sposato Molly Walsh quando era incinta. 
Emilia del Valle è una donna dotata di una mente curiosa e brillante, pronta a sfidare le norme sociali pur di seguire la sua passione per la scrittura. Grazie agli insegnamenti e alla guida del padre adottivo, Emilia inizia sin da ragazzina a scrivere dei romanzi d’avventura utilizzando lo pseudonimo maschile di Brandon J. Price. Dopo qualche anno, Emilia, guidata dall’impulsività e dalla sua passione per la scrittura, si presenta nella redazione del “Daily Examiner” per candidarsi per il ruolo di giornalista. 
Il direttore, inizialmente scocciato dalla sfrontatezza della ragazza, decide di farle scrivere un articolo sull’omicidio di un certo Arnold Cole. Emilia da brava giornalista, intervista la sua fonte e scrive un articolo brillante, innovativo, il primo da giornalista all’interno del Daily Examiner con lo pseudonimo di Brandon J. Price. 
Emilia per dimostrare di essere una giornalista, ha dovuto affrontare i pregiudizi di essere donna, ma la protagonista è una donna controcorrente rispetto all’epoca narrata nel libro e non ha paura di niente, nemmeno di recarsi in Cile come corrispondente di guerra, per raccontare ai lettori la devastante guerra civile del 1891. 
La protagonista, a partire dall’agosto del 1891, inizia il suo lavoro di corrispondente in Cile e assiste alla rovinosa battaglia di Concón, descrivendo i fatti cruenti e sanguinosi senza filtri ai suoi lettori. 
In Cile, Emilia sente il richiamo della terra, che la porta a indagare sulle sue origini, cercando di ricostruire la storia della sua famiglia. 
Con la determinazione, la forza e l’indipendenza di Emilia, il lettore assisterà in prima persona alla straziante guerra del Cile, in cui la morte, il dolore e la distruzione sono l’unico risultato della guerra civile. 
Lasciatevi travolgere dalla storia di Emilia del Valle, una storia d’amore e guerra, ma anche di scoperta e redenzione, raccontata da una giovane donna coraggiosa che non ha paura di sfidare le norme sociali del tempo. 

La scrittrice Isabel Allende, una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola, torna in libreria con “Il mio nome è Emilia del Valle”, che racconta i fatti realmente accaduti in Cile, in particolare la guerra civile avvenuta nel 1891. 
I temi trattati sono la storia e la guerra civile in Civile, il giornalismo, i rapporti con i genitori, gli inganni, la religione e i pregiudizi che una donna doveva subire per essere indipendente. 
Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole in alcuni punti la scrittrice si sofferma a descrivere nei minimi dettagli la guerra civile cilena, appesantendo e rallentando il ritmo narrativo. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle bravura della scrittrice di contestualizzare i personaggi al periodo narrato. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro profondo, storico, emozionante che evidenzia i fatti tragici della guerra cilena del 1891. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro che ha come protagonista una donna forte, intelligente, disposta a sfidare le norme sociali per essere indipendente. 
Buona lettura 📚!!

“Aspettami al Caffè Napoli” di Chiara Gily

Titolo: Aspettami al Caffè Napoli
Autore: Chiara Gily 
Casa Editrice: Mondadori 
Collana: Omnibus 
Data uscita: 18 Marzo 2025 
Pagine: 252 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Arrivo in via dei Mille alle dieci spaccate. Sono venuta a piedi nonostante il caldo, costeggiando i palazzi del centro alla ricerca di un po’ d’ombra. 
Stamattina papà mi ha proposto di fare colazione da lui, in negozio. Nel quartiere il suo caffè è una specie d’istituzione ed è da sempre l’elemento caratteristico della sua bottega. Per questo l’hanno ribattezzata Caffè Napoli. 
Ogni mattina, subito dopo aver aperto, invece di mettere in ordine le vetrine o sistemare la cassa, papà accende il fornello a gas che ha allestito nel retro, e offre una tazzina a chiunque entri, anche se non compra nulla. Lo prepara con la cuccuma e ha un sapore inconfondibile, intenso e morbido, il cui profumo ti entra nelle narici e ti accompagna fino a quando nella tazzina non resta neppure una goccia. 

La protagonista del libro è Lidia Gambardella, vive a Trieste da anni insieme al suo compagno Pietro e lavora come insegnante. Lidia, si era trasferita a Trieste da Napoli molti anni fa, una città che ha sempre amato per la sua allegria e metodicità, ma lei aveva bisogno di rompere ogni schema del passato, lontano dai suoi genitori per trovare la sua strada. 
A Trieste, Lidia, dopo la laurea, ha iniziato a svolgere il lavoro d’insegnante con passione, cercando di trasmettere ai suoi alunni l’entusiasmo della sua materia, trascorrendo ogni sera a cercare dei nuovi libri da poter inserire nella biblioteca scolastica. Ma dopo anni, Lidia non riesce più a provare passione, entusiasmo per il lavoro d’insegnante, e proprio come i suoi alunni, attende il suono della campanella per essere libera e tornare a casa. 

Poteva dipingerle il cielo, ma lei trovava sempre qualcosa da dire. Negli ultimi tempi, invece, neanche quello. Si limitava a fare spallucce. 
Non che siano mai andati d’amore e d’accordo, credo di non essere mai stata testimone di slanci passionali, ma, chissà perchè, ho sempre pensato che con il mio trasferimento a Trieste si sarebbero riavvicinati. Forse inconsciamente ho scelto di andarmene così lontano proprio per questo. Perché in una casa senza amore si muore un poco alla volta. 
Ho voluto iniziare daccapo, volevo una pagina bianca da riempire a modo mio, dove parole come astio, disistima e rassegnazione fossero vietate. 
Solo di una cosa non potevo privarmi: del mare. E’ sempre stata la mia medicina, mi basta sentire il suo odore e guardare le onde che si infrangono sulla battigia che il magone si attenua. Il mare è capace di cancellare la malinconia come fa con le scritte sulla sabbia. Il motivo per cui ho scelto Trieste è stato questo, perchè davanti al mare le città si assomigliano un po’ tutte. 
Volevo allontanarmi dal dolore, ma non da Napoli. 
E io, questa cosa, non l’ho mai detta a nessuno. 

Ma adesso, Lidia sta tornando nella sua città a Napoli, in occasione del terzo matrimonio di sua cugina con Gregorio. Alice, soprannominata da tutti “Cece”, ha scelto Lidia come damigella d’onore, regalandole un bellissimo vestito eseguito dal sarto Gennaro, conosciuto in tutta Napoli. 
Lidia non ha scuse per evitare le nozze e il suo fidanzato Pietro, (come sempre) non riuscirà ad accompagnarla a Napoli, dato che dovrà partecipare all’ennesimo convegno di lavoro. 
Per Lidia, tornare a Napoli sarà l’occasione per fare chiarezza sui suoi sentimenti, passioni, ma anche per ritrovare alcune amicizie d’infanzia. 
Appena arriva a Napoli, Lidia rimane colpita dalla maestosità della stazione di Napoli Centrale, che non ricordava così bella, e osserva attentamente tutte le persone che la circondano. 
Ad attenderla in stazione, c’è sua cugina Alice che l’accoglie calorosamente con un bel vassoio di frolle. Lidia è molto diversa da Alice, Alice riesce sempre a ottenere ciò che vuole da quando era piccola, ha sempre trovato con facilità degli uomini perfetti, anche grazie al suo bellissimo fisico slanciato. 
Lidia invece, ha qualche chilo di troppo e si sente inadeguata, se paragonata alla perfezione di Alice. 
Ma tra Lidia e Alice, c’è un bellissimo rapporto sin dall’infanzia, tanto che i famigliari le hanno sempre soprannominate “‘e sore cugine”.

Poche persone sono sorprendenti come mia cugina. Un giorno sembra una ragazzina viziata e capricciosa, un altro una donna capace di smuovere il mondo per ottenere quello che vuole. 
Ancora non ci posso credere che abbia piantato il povero Gregorio da solo in viaggio di nozze per starmi vicino. Mi chiedo se una sorella lo avrebbe fatto.
Forse, quando fin da piccole ci hanno chiamato ‘e sore cugine (le cugine-sorelle) intendevano proprio questo: un rapporto più forte della sorellanza. 

Il rapporto tra Lidia e Alice è uno dei temi nevralgici di questo libro, la scrittrice cerca di trasmettere al lettore l’importanza dei legami familiari. 
Oltre ad Alice, Lidia a Napoli avrà modo di rivedere il padre Felice, con cui ha un bellissimo rapporto, addirittura “morboso”, secondo il suo fidanzato Pietro. 
Il padre Felice è una persona molto buona, intelligente e ottimista, proprietario di una bottega in via Carovita, situata nel cuore della città. 
La bottega Caravita, conosciuta da tutti come “Caffè Napoli”, è una vera istituzione nel borgo, un luogo caratteristico, dove è possibile sorseggiare un buon caffè preparato dal signor Felice con la sua cuccuma per 12 tazzine, senza dover obbligatoriamente acquistare qualcosa. 
Il Caffè Napoli è una bottega di rigattiere originale, in cui è possibile trovare vecchi oggetti come pellicce, vestiti antichi, mobili, ma anche quadri meravigliosi, realizzati dal signor Felice. 
Il signor Felice, non ha potuto studiare perchè la propria madre Lidia, aveva deciso la sorte di tutti i suoi figli, a lui era toccato lavorare come garzone nella bottega Caravita, per poter guadagnare i soldi necessari per l’università di suo fratello Gianni. 
Felice ha imparato a poco a poco il mestiere, rifugiandosi in quelle quattro mura, perfette per dipingere i suoi quadri. L’arte per Felice, era la sua passione, il suo modo di vedere il mondo. 

Caffè Napoli, del resto, è famoso in tutto il quartiere, anche se nessuno lo conosce con il suo vero nome. Da fuori può sembrare un anonimo robivecchi con le pareti scrostate, qualche mobile esposto sul marciapiede e l’insegna BOTTEGA CARAVITA ormai illeggibile. All’interno però l’atmosfera è speciale, sembra di essere in quei caffè di una volta, dove darsi appuntamento fra quadri e oggetti antichi per chiacchierare senza fretta, sorseggiando una bella tazzina fumante. Anni fa durante uno dei suoi giri per approvvigionare il negozio, in una casa da sgomberare, papà si era innamorato di una vecchia cuccuma di rame da dodici tazze. 
La figlia della defunta, vedendolo così entusiasta per quell’oggetto che sicuramente lei non avrebbe mai utilizzato gliel’aveva regalata. 
Mamma, appena l’aveva vista, aveva sentenziato: “‘Feli’ siamo già pieni, è roba inutile, e qui non la voglio”, e così lui se l’era portata in bottega. 
Tutto il negozio si era impregnato dell’aroma di caffè, che papà amava triturare da solo con un macinino, bottino di qualche altro suo girovagare.
Altro che “caffè sospeso”, al Caffè Napoli ce n’era sempre uno per tutti. Era vietato entrare di cattivo umore o trafelati, papà faceva calmare chiunque con un sorriso e la sua famosa tazzulella. Il simbolo di quella lentezza era proprio quella caffettiera, ‘a cuccumella ‘e Felice, come ormai veniva soprannominata. 

A Lidia era mancato molto il proprio padre, ed è grazie ad Alice se è ritornata un fine settimana nella sua terra. Il giorno del matrimonio di Alice e Gregorio si avvicina e Lidia sarà una bellissima damigella d’onore, grazie a sua cugina.
Ma dopo il matrimonio, accade un episodio che sconvolgerà la vita di Lidia e dei suoi familiari…
Durante il pranzo del matrimonio, all’improvviso Felice si sente male e dopo il tempestivo aiuto di Gregorio, che è un medico è stato portato d’urgenza in ospedale. 
Lidia sente un vuoto dentro di lei, si sente in colpa per non aver trascorso più tempo con il proprio padre, da quando era tornata a Napoli. 
Non sarà facile per Lidia, affrontare la perdita del proprio padre, l’unica persona che la supportava e amava veramente. Ma è con il dolore, che Lidia ritrova il legame con sua cugina Alice e una “vecchia” amicizia d’infanzia, Francesco. Francesco, adesso è diventato un brillante avvocato, ma quando lui e Lidia erano piccoli, si divertivano a essere una coppia con molti figli. 
Il destino a volte è beffardo e ha in serbo per noi una strada, talvolta faticosa e in salita, ma con una vista meravigliosa. Ed è quello che accade a Lidia, che per caso, incontra Mila, una giovane fotografa che deve ritirare un quadro dipinto da Felice, commissionato da sua madre Adriana per l’anniversario di matrimonio. 
Quel quadro, rappresenta una marina e ha un cielo spettacolare, pieno di sfumature tra il blu e il viola, lo stesso cielo che non convinceva il signor Felice. 

Mi avvolgo nei colori di tutti quei dipinti ed è come se sentissi la carezza di papà. Il mio sguardo si posa infine su un quadro messo su un cavalletto. La sfumatura del cielo è incredibile, tra l’indaco e il blu. Ed è una marina. Mi viene un nodo alla gola fortissimo, sono sicura che è il dipinto di cui non era convinto e che voleva farmi vedere prima di venderlo. Papà era così, rinunciava anche ai soldi se una sua opera non gli piaceva. 
Stavolta, però, faceva male a dubitare di se stesso: è uno dei quadri più belli che abbia mai realizzato.
Ed è pronto per far felice altre persone. Sapere che mio padre continuerà a vivere attraverso la sua arte, nelle case delle persone, mi dà sollievo. 

Accettando i soldi di Mila, Lidia ha accettato automaticamente l’eredità del padre con l’ipoteca del negozio e un grosso debito da estinguere. Lidia è disperata, non sa come risolvere la situazione, ma una sera per caso, prende una decisione:  Caffè Napoli ha bisogno di continuare a vivere. 
E’ così che Lidia, insieme a sua cugina Alice e Mila, trasformano Caffè Napoli, e per fare soldi organizzano una mostra fotografica, vendono vestiti online sul loro sito. 
Lidia è fortunata ad avere accanto persone come Alice, Mila e Francesco, che non esitano nemmeno un istante per aiutarla. 
Ed è così che la bottega che tutti davano per persa si trasforma così nel sogno di tre giovani donne, determinate a farla rinascere dalle macerie. 
Che cosa accadrà? 
Riuscirà Lidia a ritrovare sé stessa e a ripagare i debiti del padre? 
E che cosa accadrà tra lei Pietro e Francesco? 

Non l’ho mai vista così felice, e dice che è il bambino a darle l’energia per lavorare al nostro progetto. Devo ammettere che è bravissima: tutti i corsi di design che ha frequentato nella vita- e che io ho sempre deriso perchè reputavo per gente ricca e annoiata- alla fine sono serviti. Senza tutta la sua preparazione questo posto assomiglierebbe ancora a un deposito di robe vecchie e cianfrusaglie. Ogni tanto il suo fare “comandino” viene fuori ma, se prima mi sarei innervosita, adesso la guardo, con gli occhi della tenerezza. 
Si vede lontano un miglio che ci crede in questa nuova versione di Caffè Napoli. Se sin dall’inizio non ci fosse stato il suo entusiasmo, io avrei mollato. 
Anzi, non avrei neppure cominciato. 
Il merito è anche di Mila. Dispensa consigli, sistema gli oggetti -“scusa ma ho l’occhio fotografico e quando una cosa è storta la devo aggiustare”. Senza contare che grazie al sito che lei ha creato in tempi record, a fine giornata posso contare su un bell’incasso. 
Tutta questa energia nuova è un balsamo sul cuore. 
Non basta a farlo guarire, ma mi aiuta a districare almeno un po’ i nodi che ho dentro. 
Papà c’è ancora in negozio, ma ho voluto cancellare la sua parte remissiva che gli faceva dire di sì a tutto quello che gli offrivano, che pagava più del dovuto e poi non riusciva a rivendere a un prezzo congruo.

La scrittrice e giornalista Chiara Gily, napoletana di nascita e triestina per scelta, ambienta la nuova storia del suo romanzo “Aspettami al Caffè Napoli”, nelle due città che ama. 
“Aspettami al Caffè Napoli” è un romanzo intenso e pieno di calore, ambientato tra i vicoli colorati di Napoli. 
I temi trattati sono la famiglia e le radici, le seconde opportunità, la solidarietà femminile, la morte, il matrimonio, la maternità, l’arte, le passioni, l’amicizia, il tradimento, la rinascita personale, la libertà, la felicità e l’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, intenso, caldo e dolce come una bella tazza di caffè ben zuccherato e frizzante come un calice di spritz. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia e affezionarsi a ognuno di loro. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro piacevole, che scalda il cuore come una buona tazza di caffè. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia basata sui legami familiari, sull’amore, sul destino e sulle seconde possibilità. 
Lasciatevi avvolgere dal profumo intenso del caffè, e preparatevi a leggere una storia profonda ed emozionante!!
Buona lettura 📚📚!!

“Una parola per non morire” di Sara Bonzi

Titolo: Una parola per non morire 
Autore: Sara Bonzi 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Data uscita: 29 Aprile 2025 
Pagine: 352 
Genere: Romanzo giallo 

La storia del quinto senso e mezzo era stata un gioco del vecchio caporedattore, appassionato lettore di Dylan Dog. Ma chi ha affiancato Elena negli anni sa che Carlo Bazzo aveva ragione. Il segreto del lavoro di Elena, infatti, non sta nella metodicità (anzi, quella non è proprio una sua caratteristica) bensì nelle sue intuizioni. E’ come se lei, di tanto in tanto, annusando l’aria, percepisse qualcosa alla quale razionalmente non sa dare un nome. Il suo cervello registra l’informazione, lavora sottobraccio e spinge Elena a dire cose o compiere azioni apparentemente senza senso o fuori contesto. 
Ma alla fine quell’intuizione iniziale, nove su dieci, si rivela giusta e l’accompagna, più o meno consapevolmente, alla soluzione del caso a cui sta lavorando. 

Nel primo volume “Nove giorni e mezzo” (Garzanti, 2022), abbiamo conosciuto e ci siamo affezionati alla protagonista Elena Donati, una giornalista con la passione per il mistero che la porta a investigare come una detective.
Ma se non avete ancora letto il primo volume “Nove giorni e mezzo”, vi consiglio di recuperarlo per comprendere meglio alcune dinamiche e l’indagine che aveva condotto Elena direttamente in ospedale. 

Ma siete pronti/e a conoscere il nuovo caso di Elena Donati? 
Il secondo libro “Una parola per non morire” di Sandra Bonzi, è il libro del momento con una protagonista brillante, intelligente, capace di trascinare il lettore nelle sue indagini.

Ma chi è Elena Donati?
Elena Donati è una giornalista di cronaca, per il principale quotidiano della città di Milano, che ha un nuovo caporedattore Giorgio Scotti, un trentenne che ha rivoluzionato completamente la redazione. 
Giorgio Scotti ha eliminato la versione cartacea, dato che la riteneva superata e obsoleta, creando una versione digitale, moderna e rivoluzionando le risorse umane, i contenuti, la deontologia e l’etica del giornalismo, oltre che l’aspetto degli uffici. 
Le tre parole al centro della linea editoriale di Scotti sono: storytelling, social ed interattività. Elena appartiene a quella generazione di giornalisti, che divulga la notizie, dopo avere verificato la veridicità della fonte, a differenza di Scotti, che ha come unico obiettivo: fare scoop, ottenendo il maggior numero di visualizzazioni e di mi piace. 

<<Sei fuori tempo massimo. Il giornale può brillantemente fare a meno di te, ma tu non lo vuoi ammettere. Sei incollata alla poltrona, incapace di cedere il passo a chi non può interpretare la realtà meglio di quanto tu possa anche solo immaginare. Sei legata a vecchi schemi di pensiero, a valori morali senza senso e metodi di lavoro che puzzano di archeologia industriale. Sei lenta, incapace anche solo di comprendere la velocità alla quale tu sei totalmente inadatta. Guardati allo specchio. Cosa aspetti a farti da parte? 

La violenza verbale con cui Scotti l’ha aggredita è un pugno allo stomaco che lascia Elena senza fiato. Vorrebbe saltare alla giugulare di quell’uomo così crudele, che purtroppo riesce a solleticare i suoi peggiori pensieri e liberare la voce interiore che anni di analisi sembrano non essere stati sufficienti a disinnescare o almeno a intercettare e annientare prima che dilaghi e affoghi. 
Quella maledetta voce che le sussurra che sì, il mondo è cambiato il suo tempo è finito. La velocità di cui parla Scotti lei l’ha sempre liquidata come superficialità, ma forse non è così, forse non è in grado di comprenderla e deve mettersi da parte. 

Da quando era arrivato Scotti, ad Elena era stato proposto il pensionamento anticipato, ma lei non si sente ancora pronta a lasciare la redazione, che considera a tutti gli effetti una seconda casa. 
E’ così che Elena, divide la sua vita, tra lavoro, indagini e casa. 
Elena ha due figli di vent’anni, di nome Anna e Marco, è sposata da trent’anni con Ettore, un professore universitario, che non vede l’ora (a differenza di Elena), di andare in pensione per trasferirsi nella casa di campagna tra le colline piacentine. 
Ma Elena, può contare sull’appoggio e il sostegno della sua migliore amica dai tempi della quarta ginnasio, Claudia Dal Pozzo. 
Claudia è una stimata magistrata della procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. A differenza di Elena, Claudia è single, vive la vita con leggerezza e ha un aspetto molto femminile, proprio come Margherita, la madre della protagonista. 
Claudia e Margherita sono molto simili, pur appartenendo a due generazioni diverse, entrambe condividono la consapevolezza e l’uso manipolatorio del proprio fascino. 

Ma Claudia è molto più che un’amica. E’ sorella, anima gemella, compagna di vita. E’ la persona che la conosce meglio di chiunque altro e che, pur essendo a diecimila chilometri di distanza, ha le antenne per esserci quando lei ne ha bisogno e la capacità di unire i puntini, fare collegamenti e quindi comporre per approssimazione una foto parziale che, di solito, non è lontanissima dall’originale.

Sua madre e Claudia si erano intese fin da subito, fin dalla prima volta in cui era venuta a casa sua a studiare. Pur appartenendo a due generazioni diverse, condividevano la consapevolezza del proprio fascino e l’uso manipolatorio che ne facevano. Sua madre, ne è certa, avrebbe preferito avere lei come figlia.
Margherita e Claudia attraversavano la vita con la stessa leggerezza e determinazione, lo sguardo maschile sul loro corpo le rivitalizzava e il gioco della seduzione non aveva alcun segreto per loro. 
Tutta roba che invece lei, proprio perché figlia di Margherita, faceva fatica a maneggiare. Quella madre così femminile era stata, per Elena adolescente, molto faticosa, tanto che per sopravvivere e per trovare una sua identità si era inconsapevolmente allontanata da tutto ciò che era l’armamento classico del femminile, dalla scarpa con il tacco alla scollatura, al vestito che accarezza il corpo e al rossetto che sottolinea il sorriso. 
Era stato grazie a Claudia, alla complicità che le due ragazze avevano sviluppato, se poi negli anni Elena aveva recuperato qualche pezzo di quel bagaglio a lungo negato. 

Ma Elena deve fare i conti, anche con la separazione dei suoi genitori, Margherita e Mario, che all’età di ottant’anni, hanno capito di voler prendere due strade diverse. 
Da quel momento, Margherita vive insieme alle simpaticissime sorelle Giuffrida, che insieme al loro volpino, formano un gruppetto molto spiritoso, che farà divertire il lettore. 
Invece, Mario, dopo aver sofferto per l’allontanamento di Margherita, si è innamorato di Maria, la portinaia del suo palazzo. Mario e la Maria condividono molte cose, ad iniziare dall’amore e passione per i libri, che li ha spinti ad aprire Scenù, una sorta di biblioteca-bistrot, in cui è possibile leggere i libri in negozio o prenderli in prestito. Da Scenù, oltre a leggere i libri, c’è un bar gestito dall’agente Russo, che cerca di accontentare i clienti più esigenti, proprio come Margherita, che frequenta assiduamente il locale per trovare dei difetti. 

NoLo, North of Loreto. A Milano la densità media di pubblicitari, influenzerà e strateghi del marketing, ha prodotto un fiorire di nuovi quartieri. O meglio, loro sono sempre gli stessi ma, con quel nome lì che fa tanto NYC, sono diventati improvvisamente cool. 
Ed è qui in piazza Morbegno -che fino a qualche anno fa era periferia e nessuno voleva venirci a vivere e che invece adesso is the place to be e gli appartamenti hanno prezzi proibitivi- che Mario e la Maria hanno coronato il loro sogno e aperto un piccolo locale. 
E’ uno spazio molto gradevole, accolto con affetto dalla gente del quartiere. Qui hanno portato i loro libri e chiunque voglia può portare i propri e metterli a disposizione di chi entra in questo piacevole salotto dove i libri non si comprano né si vendono. Una sorta di bookcrossing, perchè il desiderio della coppia è che gli avventori condividano il loro amore per la letteratura. Quindi, qui si può chiacchierare, leggere, incontrare gli autori, assistere a piccole performance, partecipare a gruppi di lettura. 

Scenù è il luogo in cui ogni persona è libera di essere sé stessa, frequentato da persone appartenenti a estrazioni sociali diverse, dalla signora Rosetta Cerri, benestante e snob, che controlla a vista il figlio Valentino, soprattutto, quando incontrano da Scenù, Albachiara, una prostituta che grazie alla Maria, si è appassionata ai libri e alle storie d’amore. 

Sull’amore sono stati versati fiumi d’inchiostro, fin dai tempi antichi. L’amore è stato celebrato, reclamato, sbugiardato, esaltato e tradito da scrittori di tutte le epoche e di tutti i continenti.
E’ il tema per eccellenza per la letteratura alta e colta, ma anche per quella più popolare e d’intrattenimento. 
Anna sa che la Maria non fa differenza tra il feuilleton semplicistico e il grande romanzo. 
L’unica cosa che le interessa è che siano dei buoni libri.

Oltre alla signora Cerri e Albachiara, Scenù è frequentato da Tobia Weissburgunder, un signore di settant’anni, con un particolare accento su cui ha messo gli occhi Margherita, ma c’è anche Giorgio Bianchi, un ragazzo di trent’anni, con un fisico scolpito, che si reca al locale per prendere un libro per la sua ragazza. Maria aveva capito fin da subito, che Giorgio Bianchi si vergognava di dire che il libro era per lui, e grazie alla sua abilità, di far avvicinare le persone ai libri, era riuscita a far appassionare quel ragazzo alla lettura. 
E’ proprio questo il bello di Scenù, un locale frequentato da persone di estrazione sociale diversa, che condividono l’amore per i libri. 

Anna si guarda intorno. Come abbiano fatto il nonno e la Maria a mettere in piedi un posto dove mondi, linguaggi, riferimenti culturali così diversi, possono incrociarsi, lei proprio non se lo spiega, L’incontro tra la signora Cerri e il Bianchi potrebbe essere materiale di studio per una tesi di laurea in antropologia. Rappresentano due realtà che a Milano difficilmente incappano l’una nell’altra. La città apparentemente inclusiva e democratica, ha un radicato classismo che si declina nelle zone in cui è divisa. 
A Milano si nasce, si vive e si muore nella stessa zona. […]
Le contaminazioni arrivano solo dall’esterno, da coloro che a Milano non sono nati ma ci sono arrivati per studio o per lavoro, e prima di fare cuccia traslocano mille volte, girano per la città, cambiano zona, frequentano gruppi diversi, mischiano conoscenze. 
Contaminano per quanto gli è concesso. 

Ma un giorno, all’improvviso,  si registra la  scomparsa una ragazzina di nome Anna Maria Berceti, che dopo essere andata a danza non è più tornata a casa dai genitori. La polizia ha provato a cercarla ma nessuno, né genitori, né amici e insegnanti, sanno dove sia Anna Maria Berceti. 
Tutta la città di Milano è attonita e ferita, si è stretta in silenzio attorno ai genitori, che dal giorno della scomparsa di Anna, hanno smesso di vivere.
Elena, dato che è madre,  capisce i sentimenti dei genitori di Anna, lei stessa ha paura per Anna e Marco, che rientrano sempre più tardi a casa e hanno deciso di girare per il mondo tra ONG ed Erasmus vari.

<<Eddai, Elena… Perchè sei così in ansia?>> 
<<Perchè ho paura”, vorrebbe urlargli. 
Perchè Elena, e come lei qualsiasi altro genitore- sa che dare la vita a un figlio significa regalargli una valigetta che contiene cose belle e brutte, gioie e dolori, avventure e cadute, successi e malattie, amore e morte. Ma nessuno pensa che, un giorno, il proprio figlio possa essere ridotto in schiavitù ed essere assoggettato ai desideri di qualcuno che crede di possedere un altro essere umano. Perchè, escluso l’allontanamento volontario, la scomparsa di Anna Maria apre scenari inquietanti, uno peggiore dell’altro, dalla violenza al traffico internazionale di organi, fino al sequestro per lo sfruttamento della prostituzione. La necessità di capire qualcosa di più di quel mondo a lei incomprensibile, fatto di ferocia, ragazzine sparite e vite sospese, l’aveva spinta a cercare in rete. E lì aveva trovato l’indicibile. Spietatezza, desiderio di sopraffazione e possesso. E l’orrore l’aveva allagata.
Come spiegare tutto ciò a Ettore?

Per questo motivo Elena, quando legge il nuovo articolo del “suo” giornale, si arrabbia con Scotti per aver scritto delle notizie senza fondamento, non pensando a quei poveri genitori, devastati dal dolore. 
Elena cercherà di indagare sulla sparizione della ragazza, servendosi di Andrea, praticante giornalista-hacker e Giulia, la segretaria della redazione. 
Ma Elena, è stata soprannominata dal precedente caporedattore Carlo Bazzo “quinto senso e mezzo”,  per le sue brillanti intuizioni, ed è sicura che c’entri il femminicidio con la scomparsa della ragazza. 
Elena ha poco tempo a disposizione per presentare a Scotti il nuovo articolo, articolo che deve fare luce sulla scomparsa di Anna Maria. Come fare? 
Mentre Mario e la Maria si godono le loro vacanze alle terme, Scenù viene gestito da Anna e Marco, felici di aiutare il nonno. 
Ma un giorno, Anna decide di controllare tutti i libri presenti da Scenù, dopo che sua nonna Margherita, non aveva perso l’occasione per criticare Maria, accusandola di avere nel locale tutti i libri pieni di scritte. Anna voleva evitare che sua nonna Margherita, infastidisse per ogni singola cosa Maria, che aveva trasformato il nonno Mario in una persona felice e piena di vita. 
Sfogliando tutti i libri, Anna scopre che Margherita, aveva ragione: i libri presentano delle scritte. 
Ma non si tratta di scarabocchi… forse, quelle parole hanno un significato e sono state scritte da qualcuno/a che ha bisogno d’aiuto? 
Anna decide di contattare Albachiara, cliente abituale di Scenù e sua mamma per vederci chiaro. 

Ma ciò che aveva colpito Anna, a mano a mano che proseguiva con il lavoro, era stato rendersi conto che i segni proseguivano sempre lo stesso schema: non si trattava di parole sottolineate, ma di lettere cerchiate con una matita o carboncino. Ne aveva parlato con Albachiara che, dopo aver sentito il racconto, si era ricordata che anche lei, in un paio di libri che aveva preso in prestito, aveva notato qualche segno, ma non ci aveva dato troppo peso. Si era quindi proposta di aiutarla e, dopo aver controllato assieme, le due erano giunte alla conclusione che la mano, la tecnica e le lettere debolmente cerchiate erano sempre le stesse e mai nella stessa pagina, bensì sparse nel libro. 

E’ così che Elena, formerà una squadra improbabile, formata dalle simpaticissime sorelle Giuffrida, Andrea, l’agente Russo e i suoi figli Anna e Marco. 
Che cosa scopriranno? 
Che cosa nascondono questi libri?
Elena Donati è determinata a trovare la ragazza e a risolvere il nuovo mistero. 
Ci riuscirà?

La scrittrice e giornalista, in vetta alle classifiche, Sandra Bonzi, dopo il successo del primo volume “Nove giorni e mezzo” (Garzanti, 2022), torna in libreria con “Una parola per non morire”, con una nuova indagine condotta dalla brillante giornalista-detective Elena Donati. 
“Una parola per non morire” è un thriller contemporaneo, in cui il mistero e la vita quotidiana si fondono, creando una trama misteriosa, coinvolgente, ma anche divertente. 
I temi trattati sono il giornalismo, la separazione dei genitori, il cambiamento generazionale, la tecnologia, l’adolescenza, i misteri, l’amicizia, l’analisi, l’amore, la scomparsa, i pregiudizi, il femminismo, i rapporti tra colleghi, le indagini e i libri che tra le loro pagine, oltre a nascondere delle storie, nascondono un segreto, un mistero da scoprire. 

“Come dargli torto?” si domanda Elena. La velocità dei cambiamenti rende il mondo di oggi lontanissimo da quello vissuto da lei anche solo trent’anni prima, quindi incomprensibile per chi, come i propri figli, è cresciuto nel secondo millennio. Anche lei non aveva mai capito fino in fondo la paura vissuta dalla nonna durante la guerra e i ricordi della fame patita dal padre quando era piccolo. 
Ma la guerra era un tragedia che aveva travolto il mondo e stravolto la vita di milioni di persone, un’esperienza che ai suoi occhi di ragazzina era sempre apparsa così lontana da lei. 
Qui invece si tratta di trasformazioni epocali che hanno cambiato profondamente la vita quotidiana, le modalità di relazione tra persone.
Per comprendere serve fare esperienza. Ma è possibile fare esperienza del passato? 
Ovviamente no. 

Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, misterioso, intenso, magnetico e divertente, grazie alla bravura della scrittrice di inserire alcuni simpatici siparietti tra la protagonista e i genitori, ma anche per le sorelle Giuffrida. 
I personaggi sono strutturati benissimo, grazie alla penna inconfondibile di Sara Bonzi, che delinea ogni personaggio nei minimi dettagli, con ampie descrizioni molto reali, che permettono al lettore di affezionarsi all’imperfezione di Elena e degli altri personaggi. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro emozionante, misterioso e psicologico, che vi porterà a indagare insieme a Elena. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro con dei personaggi realistici, imperfetti, tanto da stringere un legame di amicizia con il lettore. 
Buona lettura 📚📚!!

“La fabbricante di stelle” di Mélissa Da Costa

Titolo: La fabbricante di stelle 
Autore: Mélissa Da Costa 
Traduttore: Elena Cappellini 
Casa Editrice: Rizzoli 
Collana: Le narrative 
Data uscita: 8 Aprile 2025 
Pagine: 204 
Genere: Romanzo contemporaneo 

<<Non sei una Custode. Tu disegni. Crei il cielo. Sei una fabbricante di stelle.>> 
Quello fu il giorno in cui battezzai la mamma. 
<<E’ così carino, così poetico. Grazie, Arthur.>>
La fabbricante di stelle. Fu con quel nome che firmò le decine e decine di lettere che inondarono la mia camera dopo la sua partenza. 

Si potrebbe iniziare questa storia con “C’era una volta…”, perchè Clarisse Gagnon, la mamma di Arthur (il protagonista e voce narrante), ogni giorno gli racconta dei racconti magici, proprio come se fosse una fiaba. 
Arthur è un bambino di cinque anni, un giorno sua mamma gli confida un segreto, che cambierà tutta la sua vita. Clarisse, tra qualche giorno dovrà partire per una missione segreta, un lungo e faticoso viaggio, per arrivare su Urano, il pianeta magico. 
Arthur è affascinato, ammaliato dai racconti della madre, che gli descrive nei minimi dettagli Urano. E’ così, che Arthur si immagina un pianeta ghiacciato, dove si trovano molti animali strani e insoliti, come le lumache con il guscio azzurro, che per nutrirsi, mangiano il prezzemolo polare, o alberi-cervo, che hanno appeso un campanello che produce un suono fastidioso, e tante altre creature magiche e straordinarie, che Clarisse racconta e disegna al figlio. 

Non ebbi mai l’assoluta certezza che il ronzio che sentivo non fosse quello delle macchine in strada e il cinguettio quello dei passeri in giardino. In compenso, ciò che rimase intatto fu il ricordo di quella giornata meravigliosa nel bosco e la confidenza che la mamma mi fece la sera, mentre mi rimboccava le coperte: le nuvole su Urano erano di un bel verde acqua e a volte si posavano a terra per bere. Era uno spettacolo raro, assolutamente da non perdere. 

Ma Clarisse deve svolgere una missione ben precisa e importante, che gli ha assegnato il Custode delle Meraviglie, colui che disegna il cielo con il Sole, ma anche l’arcobaleno. 
Il Custode delle Meraviglie, è ormai anziano, ha bisogno di qualcuno che prenda il suo posto e Clarisse, grazie alla sua abilità nel disegnare, ricoprirà quest’incarico. Arthur pende dalle labbra di sua mamma, ogni giorno cerca di farsi raccontare nuove curiosità sulla missione segreta. 

<<Su Urano non governa nessuno. Tutte le creature sono libere e vivono come vogliono. […] Ma c’è un Custode delle Meraviglie>> 
<<E chi è?>> 
<<Un anziano signore che veglia su tutti i tesori di Urano.>> 
<<Quali tesori?>> 
<<Gli animali, la banchisa, le piogge ghiacciate, gli alberi-cervo e tante altre cose che non ti ho ancora raccontato, Arthur! Ci sono talmente tanti tesori inestimabili lassù!>> 
Imbambolato, pendevo dalle sue labbra. 
<<Questo vecchio signore non custodisce solo i tesori di Urano. Crea il cielo. […] E’ lui che lo dipinge ogni giorno. Con il Grande Pennello dell’Universo. Quando si annoia, lo cancella con la Grande Gomma dell’Universo e ne crea un altro.>> 
Non riuscivo a parlare, tanto ero meravigliato. 
<<E le nuvole>> continuò la mamma. <<Anche quelle le fa lui. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ne disegna di nuvole, le fa di forme diverse, in modo che chi le guarda non si stufi mai. […] Naturalmente crea anche le stelle. Le stelle cadenti sono particolarmente difficili da disegnare. Si muovono in continuazione, così bisogna finire tutte le punte prima che ti sfuggano tra le dita!>> 

Con la sua fantasia, Clarisse ha inventato questa storia per nascondere la sua malattia al figlio, per evitare di provocargli una ferita troppo grande. Clarisse cerca di trascorrere i suoi ultimi giorni insieme ad Arthur, raccontandogli storie magiche, divertendosi a catturare nei contenitori di plastica il suono degli uccelli, ma anche liberando le barche al lago. 

Quel pomeriggio di primavera, mentre il polline sorvolava il lago, io e la mamma liberammo una delle due barche. La mamma disse che il giorno dopo avremmo liberato l’altra, così avrebbero avuto la possibilità di sgranchirsi le pinne. […]
Non sapevo se il lago fosse felice come diceva la mamma, ma nonostante i miei cinque anni di una cosa ero certo: di quanto fosse felice la mamma quel pomeriggio. E io con lei. 

Clarisse non perde nemmeno un secondo, un minuto, un istante e si gode, ancora per qualche giorno, prima di morire, la compagnia del figlio. 
La narrazione si alterna tra passato e presente, in cui troviamo Arthur adulto, che si trova in ospedale, mentre si prepara a diventare padre e ripensa a sua mamma. 
E’ così che Arthur, rivive i ricordi con sua madre, ripensa agli ultimi giorni che hanno trascorso insieme, quando credeva che sarebbe partita per la missione speciale su Urano. 
Ma Arthur ormai è un adulto, ha acquisito maturità ed esperienza, che lo porta a riflettere sul comportamento della madre. Quando era un bambino, il giorno del suo settimo compleanno, Arthur aveva scoperto la verità e si era allontanato dal proprio padre, che aveva partecipato a quell’inganno. 
Arthur non aveva mai compreso le ragioni della propria madre, il motivo per cui non gli aveva rivelato della sua malattia, ma adesso, Arthur, che sta per diventare padre, capisce che quella bugia meravigliosa era servita per proteggerlo dal dolore. 
In quel corridoio d’ospedale, Arthur è pronto a perdonare la propria madre e a dirle addio per sempre, pronto ad accogliere una nuova vita. 

Essere genitori significava questo. Non avere più il diritto di sbagliare. Non avere più il diritto di sparire. Mai. Temere per la propria vita, forse per la prima volta. Vivere per qualcosa di diverso da sé, per qualcosa di grande, d’immenso, che ci supererà sempre. 
Che ci illuminerà sempre. 

Il suo sguardo contiene tracce d’infinito. Dice quello che dovrei già sapere, quello che scopro solo ora. Dice che ormai sono padre, che se ce ne fosse bisogno sarei pronto a morire per lei, senza un attimo di esitazione. Dice che per lei inventerei vite su Urano, Plutone o Giove, farei nascere alberi-cervo, creerei lumache polari, disegnerei palazzi di ghiaccio, concepirei migliaia e migliaia di meravigliose bugie.
Per lei passerei le notti a scrivere, fogli su fogli, perchè non mi dimentichi, per essere al suo fianco ogni giorno, anche quando sono lontano. 
Senz’ombra di dubbio, per lei mi trasformerei in un fabbricante di stelle. 

La scrittrice più venduta in Francia negli ultimi due anni, Mélissa Da Costa, dopo l’incredibile successo di “I quaderni botanici di Madame Lucie” (2021), “Tutto il blu del cielo” (2022), “Bucaneve” (2023) e “All’incrocio dei nostri destini” (2024), torna in libreria con “La fabbricante di stelle”, una storia emozionante, che riesce a trasformare il dolore in poesia e la morte, in una bellissima fiaba. 
“La fabbricante di stelle” è una storia commuovente, in cui ogni parola penetra nel cuore e nell’anima del lettore. 
I temi trattati sono la perdita e l’immaginazione, che si fondono nella storia tra la realtà e la fantasia, creando dei luoghi incantati, magici. Ma sono molto importanti anche i temi come l’amore, il legame tra genitori e sorelle, la memoria e la natura. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, struggente, emozionante, intenso e delicato, in cui ogni parola è poesia, scelta accuratamente dalla scrittrice per fare breccia nel cuore dei suoi lettori. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni e dialoghi inseriti dalla scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia con ognuno di loro.
Mi sono affezionata molto alla sorella di Clarisse, Cassie che con la sua intelligenza e dolcezza, riesce a far divertire Arthur, donandogli attimi di felicità e serenità. Cassie è un personaggio fondamentale all’interno della narrazione, che assume un ruolo molto importante nella vita di Arthur, proprio come se fosse una “seconda mamma”. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia struggente, dolorosa e commuovente, che ha la capacità di insegnare e far riflettere che per dirsi un addio, a volte, c’è bisogno di una storia meravigliosa, ambientata in luoghi incantati. 
“La fabbricante di stelle” è un pugno allo stomaco, durante la lettura mi sono commossa, sono rimasta incantata dalle parole di Clarissa, dalla sua immaginazione nell’inventare una fiaba incantata, capace di trasformare il dolore nella bellezza della natura. 
E voi, riuscireste per il bene di vostro/a figlio/a a inventarvi una storia magica, per nascondere una malattia? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Nuovi inizi a Strawberry Patch Pancake House. L’amore può sbocciare nei posti più inaspettati…” di Laurie Gilmore

Titolo: Nuovi inizi a Strawberry Patch Pancake House. L’amore può sbocciare nei posti più inaspettati…
Autore: Laurie Gilmore 
Traduttore: Laura Mastroddi 
Casa Editrice: Newton Compton Editori 
Collana: Anagramma 
Data uscita: 4 Giugno 2025 
Pagine: 288 
Genere: Romanzo rosa 

Lui la stava guardando di nuovo, ma ora c’era qualcosa di un po’ più tenero nel suo sguardo. In effetti, i suoi occhi, adesso che non la fissavano più con ostilità, erano di un bel castano caldo. E quando non se li tirava indietro, i capelli gli ricadevano dolcemente sulla fronte. Iris riusciva a immaginare quella bocca che si ammorbidiva ancora di più, che sorrideva illuminandogli il viso. E poi, di colpo capì. 
Archer Baer, il suo potenziale datore di lavoro, era sexy. 
E quella era una pessima notizia. 
Non poteva avere una cotta per il suo capo! Male. Molto male, Iris.

E dopo la bellissima storia d’amore di Jean e Logan in “Amori e Segreti al Pumpkin Spice Caffè. Un caffellatte speziato può cambiarti la vita”, e quella di Hazel e Noah, in “Dolci misteri alla libreria Cinnamon Bun. Basta un po’ di zucchero e cannella”, quale sarà la nuova storia ambientata a Dream Harbor? 

Trovi la recensione di “Amori e Segreti al Pumpking Spice Caffè. Un caffellatte speziato può cambiarti la vita” (Primo volume), qui: https://deborahcarraro97.com/2024/11/29/amori-e-segreti-al-pumkin-spice-caffe-un-caffellatte-speziato-puo-cambiarti-la-vita-di-laurie-gilmore/

Trovi la recensione di “Dolci misteri alla libreria Cinnamon Bun. Basta solo un po’ di zucchero e cannella” (Secondo volume), qui: https://deborahcarraro97.com/2025/03/28/dolci-misteri-alla-libreria-cinnamon-bun-basta-solo-un-po-di-zucchero-e-cannella-di-laurie-gilmore/

Lo so, che siete curiosi… ma se vi dicessi queste due parole: fragole e pancake? 
Lasciatevi avvolgere dal profumo dei pancake caldi e dalle fragole appena raccolte!
Bentornati a Dream Harbor, un luogo magico e affascinante allo stesso tempo, in cui gli abitanti si sostengono e aiutano, soprattutto nei momenti di difficoltà. 

Da quando era arrivato, era la prima volta che si avventurava nel centro della cittadina. Era… un posto caratteristico, un po’ come nelle vecchie cartoline. Tutto era pittoresco e incredibilmente piccolo. C’era un viale alberato, che si estendeva per circa due isolati, con una manciata di negozi. E poi basta. Dalla zona commerciale si passava subito ai quartieri residenziali. Nulla che assomigliasse lontanamente all’energia pulsante di Parigi. 

Archer Baer è uno chef di successo, vive a Parigi e dedica tutta la sua vita e il suo tempo al lavoro per ottenere la prestigiosa stella Michelin.
Ma un giorno, la vita di Archer viene stravolta, quando viene a conoscenza che Cate Carpenter, una ragazza che aveva frequentato qualche anno fa, era morta in un terribile incidente stradale. E’ così, che Archer ha scoperto di avere una figlia di cinque anni di nome Olive. 
Archer deve abbandonare la sua vita, il lavoro che ama e trasferirsi a Dream Harbor per prendersi cura di quella bambina, sua figlia. Archer non aveva mai pensato di diventare padre, non riusciva nemmeno ad avere un amico, ad eccezione di suo padre, figurarsi prendersi cura di una bambina. 
Ma Archer, non è abituato a fallire e vuole provare a prendersi cura di Olive. 

Il solo pronunciare quel nome, Olive, era una novità. Fino a quel momento lo aveva evitato, come se non pronunciarlo rendesse l’intera faccenda reale. 
Ma era reale. La bambina era reale. Ed era terrorizzata da lui. Accidenti a quella donna al caffè. Se non gli avesse versato addosso quella poltiglia verde, la situazione sarebbe stata diversa. E poi gli aveva messo le mani addosso, come se qui sottilissimi tovagliolini di carta potessero servire a qualcosa. Non che lui stesse ancora pensando alle mani di Iris sul petto (ma avrebbe potuto pensarci più tardi). Al momento aveva problemi più grandi. 
E non aveva idea di come risolverli. 

Olive è una bambina molto dolce, intelligente, sensibile, ma la perdita della madre e l’arrivo improvviso di un padre di cui non aveva mai sentito parlare, la fa chiudere in sé stessa. 
Non è facile per Archer ambientarsi in quella strana cittadina, proprio lui che era abituato alla vita frenetica parigina, mentre adesso si trova a Dream Harbor, piena di abitanti che, desiderano ficcarsi in casa sua per sapere come sta sua figlia. Tutti gli abitanti di Dream Harbor, sono addolorati dalla scomparsa di Cate e sono molto affezionati alla piccola Olive. 
Olive è gioviale, chiacchiera con tutti, ad eccezione di Archer, suo padre, di cui ha paura per la sua statura e il suo carattere burbero. 
Archer ha trovato un lavoro nella tavola calda di Gladys, proprio lui che lavorava nei migliori ristoranti di Parigi, adesso si occupava di servire dei semplici pancake. 
Ma Archer non può occuparsi da solo di Olive e Gladys, gli propone di assumere Iris Fraser come tata. 
Iris Fraser è una ragazza di ventisei anni, che non riesce a mantenere un lavoro e una relazione più di qualche mese, proprio come sua madre. Infatti, ora sua madre si trova in Florida per vivere una nuova storia d’amore, con Gabriel. 
Iris non ha mai fatto la tata, ha sempre preferito gli anziani ai bambini, teme di non avere le competenze adeguate. Ma Iris ha bisogno di soldi per pagare l’affitto, e quando la sua amica Gladys, le fa presente che lo chef sta cercando una tata, alla fine decide di accettare. 

Se Archer voleva la perfezione da lei, sarebbe rimasto molto deluso. Iris era un ghirigoro, non una linea retta. Era sempre in ritardo, tranne quando faceva lezione (non avrebbe fatto questo ai suoi studenti). Aveva una lunghissima lista di hobby e di libri iniziati e non finiti, tanto che era impossibile elencarli tutti. Era abbastanza brava, ma non sarebbe stata mai perfetta. E se le cose fossero andate come andavano di solito, non avrebbe conservato quel lavoro per più di sei mesi. Forse era meglio andarsene subito, risparmiando a entrambi la fatica. 

Archer, quando Gladys gli aveva proposto una tata, aveva pensato immediatamente a una signora anziana, invece si era ritrovato davanti Iris, una donna molto attraente. 
Dopo aver riflettuto attentamente, Archer assume Iris e le propone di vivere insieme a loro, per aiutarlo a prendersi cura di sua figlia. 
Olive si affeziona subito a Iris, che con il suo sorriso riesce a portare un po’ di luce negli occhi spenti di quella bambina. Tra Iris e Olive nasce un legame inaspettato, ridipingono la camera insieme e costruiscono strani fortini. 

<<La mamma può ancora vedermi?>>
Ahi. Iniziarono subito a suonare campanelli d’allarme. Iris non era pronta per quella conversazione. Ma Olive la fissava con gli occhi spalancati e colmi di tanta tristezza. Una tristezza che una bambina di cinque anni non avrebbe mai dovuto provare. Le venne voglia di prenderla in braccio, avvolgerla in qualcosa di morbido e tenerla al sicuro. […] 
<<La nonna dice di sì.>> 
<<Le nonne sono molto sagge, quindi forse è così.>> Iris si sedette sul telo di plastica accanto a Olive. 
<<Non credo che le persone che amiamo ci lascino mai sul serio.>> 
<<Quindi può vedermi?>> 
Quello non sembrava il momento di fare riflessioni astratte e filosofiche su ciò che accadeva dopo la morte. A quella bambina mancava la madre, e Iris avrebbe detto qualsiasi cosa per farla sentire meglio. 
<<Sì, può vederti.>>

Un pomeriggio, Iris e Olive, immaginano di essere a Londra, a gustarsi un bel tè caldo e mentre stanno giocando, arriva Archer, che su insistenza di Iris rimane a sorseggiare un finto tè. 
E’ proprio grazie a Iris, che Olive inizia a parlare con Archer, ad aprirsi con quella nuova figura paterna. 

Iris si alzò da terra e gli si avvicinò, prendendolo per mano. 
<<Oh, no, insisto. Devi assolutamente unirti a noi. Il tè è di prima qualità.>> Si era rituffata in quell’accento terribile, ma sembrava che funzionasse. Olive tratteneva a stento il sorriso che le si riaffacciava sulle labbra. Iris lo trascinò a terra prima che potesse rendersi conto di ciò che stava accadendo. Archer si trovò seduto accanto a un narvalo a strisce di tutti i colori e a un orso con un occhio solo. Olive lo scrutava da sotto il cappello. 
<<Bè, grazie per l’invito,>> disse, rivolgendole un sorriso incerto. La bambina non ricambiò, ma non distolse lo sguardo. <<Mi andrebbe davvero una bella tazza di tè.>> […]
E forse Iris era un genio o forse solo una pazza, ma tra il suo accento folle, il tè finto, gli ospiti di peluche e i cappelli fatti in casa, Olive era abbastanza rilassata da parlare davvero in sua presenza. 
Archer avrebbe voluto piangere nel suo tè immaginario. […]  E Iris sembrava contenta che il suo piccolo tè avesse funzionato.
Complice l’accento e il cappello, Archer si domandò se lei non fosse un po’ più simile a Mary Poppins di quanto avesse pensato all’inizio. 

Archer, Iris e Olive iniziano a trascorrere sempre più tempo insieme, sembrano una famiglia vera, imperfetta, ma vera.
Ma Iris ha paura di far soffrire Olive, vuole evitare a quella bambina di stare male, come era successo a lei da bambina. Ogni volta che la madre, usciva con un nuovo compagno, Iris, sperava che sarebbe stato una sorta di patrigno. Ma ogni volta, che Iris si affezionava la nuovo compagno della madre, dopo poco si lasciavano e con il tempo, aveva imparato che l’amore svanisce velocemente. 
Iris si è affezionata a Olive, ma anche ad Archer, con cui condivide molte cose, ma ha paura a lasciarsi andare a mostrare i suoi sentimenti.

Quando alzò lo sguardo, Iris lo stava fissando con un sorriso tenero sul volto. Lei cercò subito di riprendere il controllo della sua espressione ma era troppo tardi. Archer aveva visto il modo in cui lo stava guardando. No, non solo lui, come stava guardando lui e sua figlia, come se provasse per entrambi qualcosa di più di un interesse professionale. 
E si sorprese a sperare che fosse così. 

Proprio Iris, che ha sempre scelto storie brevi, fugaci, adesso sente di appartenere a qualcuno…
Riuscirà Iris a lasciarsi andare? 
Che cosa accadrà? 
Riusciranno Archer, Olive e Iris a essere una famiglia?

<<All’inizio era solo una cosa fisica. Eri troppo sexy. Non avrei mai dovuto assumerti, Iris. Ho capito fin dal primo giorno che sarebbe stato un problema, quando ti sei presentata con quella canottiera sottile. […] 
Ma poi ci sei stata solo tu, Iris. Quando eri felice e allegra, quando eri preoccupata, quando eri spaventata, quando avevi bisogno di me e quando non ne avevi, quando giocavi con Olive e quando mi baciavi. 
C’eri tu e basta, Iris.>>
Lei gli passò le dita tra i morbidi capelli ondulati, ancora incapace di parlare, per fargli sapere che era lì. […] E alla fine, tutti i sentimenti di Iris per quell’uomo le piombarono addosso, il divertimento e la paura, la tenerezza e il desiderio e l’amicizia. 
Era tutto spaventoso, ma perfetto. 
<<Ti amo anch’io,>> sussurrò.

La scrittrice Laurie Gilmore dopo l’incredibile successo dei suoi libri precedenti “Amori e Segreti al Pumpkin Spice Caffè” (Volume Primo), e “Dolci misteri alla libreria Cinnamon Bun” (Volume Secondo), con “Nuovi inizi a Strawberry Patch Pancake House. L’amore può sbocciare nei posti inaspettati…”, torna in libreria con una nuova storia d’amore, ambientata a Dream Harbor, il luogo in cui non si smette mai di innamorarsi. 
“Nuovi inizi a Strawberry Patch Pancake House. L’amore può sbocciare nei posti inaspettati…” è un romanzo che racconta la bellissima storia d’amore tra Archer e Iris, che riescono a superare le loro paure e a formare una bellissima famiglia insieme a Olive. 
I temi trattati sono la morte, le paure, le amicizie, il senso di colpa, la crescita, il cambiamento, l’amore e la famiglia, i temi cruciali e nevralgici di questo libro. 
Con questa storia, il lettore imparerà che ogni famiglia è imperfetta, e proprio perché i protagonisti commettono degli sbagli e non sanno come comportarsi, riescono a essere reali. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, commuovente e divertente, la scrittrice con questa storia vuole dimostrare a tutti i suoi lettori, che è possibile inserire dei bambini in un romance, anche se sono presenti scene spicy. 
I personaggi sono strutturati molto bene, grazie alle ampie descrizioni fisiche e psicologiche inserite dalla scrittrice, che permettono al lettore di affezionarsi alla piccola Olive, ma anche ad Archer e Iris. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia d’amore e di famiglia, a chi sogna di vivere in un luogo come Dream Harbor, in cui c’è sempre spazio per innamorarsi. 
Non vedo l’ora di conoscere la prossima storia d’amore, ambientata in questa strana cittadina, a cui mi sono affezionata. 
Vi piacerebbe vivere a Dream Harbor? 
Vi è mai capitato di provare un’amore così forte, come quello tra Archer e Iris? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“La catastrofica visita allo zoo” di Joël Dicker

Titolo: La catastrofica visita allo zoo 
Autore: Joël Dicker 
Traduttore: Milena Zemira Ciccimarra 
Casa Editrice: La Nave di Teseo 
Collana: Oceani 
Data uscita: 17 Marzo 2025 
Pagine: 272 
Genere: Romanzo contemporaneo 

In fondo, le persone sono come le stelle: solo se le guardi con attenzione ti accorgi di quanto brillano. 

Con “La catastrofica visita allo zoo”, il lettore scoprirà una nuova veste di Joël Dicker, uno stile di scrittura completamente diverso dai suoi libri precedenti. 
Non aspettatevi omicidi o rapine, ma sedetevi sul divano per avventurarvi in una storia speciale, proprio come i bambini presenti nella storia. 
La narrazione del libro avviene in un piccolo paesino, dove si trova una scuola per bambini speciali. 
Ed è proprio qui, che incontriamo la protagonista e narratrice del libro: Joséphine, una bambina che capisce le cose troppo in fretta. 
Come ogni lunedì, Joséphine è davanti alla scuola, pronta per entrare per la solita lezione della signorina Jennings, quando nota un camioncino dei pompieri e molte persone nei pressi della scuola speciale. Che cosa succede? Come mai ci sono i pompieri? 
La loro scuola, la Scuola dei Picchi Verdi, è diversa da quella posta di fianco, è costruita in legno e ha degli alunni speciali, che vi presento subito: Artie, un bambino ipocondriaco, che ha paura di contrarre qualsiasi malattia, Thomas “il karateka”, che gli ha insegnato il padre, Otto un bambino con i genitori divorziati, e poi ci sono i genitori di Giovanni, che sono molto ricchi, Yoshi, un bambino che non parla mai e infine, la protagonista, Joséphine, che da grande vuole diventare un’inventrice di parolacce. 
Ognuno di loro è speciale a modo suo, nella loro scuola speciale possono esprimersi, essere sé stessi senza pregiudizi. 
Ma la loro scuola è stata dichiarata inagibile dai pompieri, che hanno spiegato alla signorina Jennings, le cause dell’allagamento. Durante la giornata di venerdì, qualcuno si era dimenticato di chiudere il rubinetto del lavandino del bagno, che aveva causato l’allagamento della scuola. 
Joséphine e i suoi amici, dopo essere stati “interrogati” dal capo dei pompieri, un uomo che non aveva molto ingegno e aveva chiuso velocemente l’indagine, avevano deciso di trovare chi aveva distrutto la loro scuola speciale. 
E’ così, che Joséphine, Artie, Thomas, Otto, Giovanni e Yoshi, iniziano ad investigare, insieme alla nonna di Giovanni, esperta di film polizieschi. 

Una volta sistemata la faccenda della visita allo zoo, potevamo dedicarci alla nostra indagine. 
Chi mai aveva potuto allagare la scuola? 
Condurre un’indagine è più facile a dirsi che a farsi. Non sapevamo da dove cominciare. Di norma, quando facciamo per la prima volta un gioco nuovo, c’è sempre un adulto che ci aiuta e ci spiega le regole. Ma in questo caso non potevamo chiedere ai nostri genitori, che non sarebbero stati molto entusiasti all’idea di un’indagine. 
Poi abbiamo pensato alla nonna di Giovanni, che è una vera esperta in materia perchè passa le giornate a guardare le serie poliziesche in tv. 

Nel mentre, il Direttore della scuola di fronte alla loro, decide di ospitare i bambini speciali e la signorina Jennings. Ma i bambini speciali, hanno molto da insegnare ai bambini della nuova scuola e ai loro genitori, che temono questa scelta per l’istruzione dei loro figli. 
La signorina Jennings, è una donna molto intelligente, buona, ma che non accetta i pregiudizi e l’ignoranza delle persone, ed è pronta a tutto per difendere i suoi bambini speciali. 
Ma Joséphine e i suoi amici, sono determinati a trovare il colpevole. 
Chi è che ha allagato di proposito la loro scuola? 
E che vantaggio ne avrebbe ricavato?

Viviamo in un mondo dove le persone hanno dimenticato che ci si deve comportare in modo educato.

 

Lo scrittore Joël Dicker, dopo aver venduto con i suoi romanzi più di 20 milioni di copie, come “La verità sul caso Harry Quebart” (La Nave di Teseo, 2013), “Gli ultimi giorni dei nostri padri” (La Nave di Teseo, 2015), “Il libro dei Baltimore” (La Nave di Teseo, 2016) e tanti altri, pubblica “La catastrofica visita allo zoo”, una storia speciale e piena di valori, di umanità, raccontata da dei bambini speciali. 
“La catastrofica visita allo zoo” è una storia universale, per i temi trattati come i pregiudizi, l’inclusione, la democrazia e la censura, i rapporti tra genitori e insegnanti e i bambini speciali. 

I genitori degli alunni normali hanno detto di essere molto preoccupati del fatto che i loro figli fossero a contatto con i bambini della scuola speciale. Alcuni avevano perfino paura che i figli venissero contagiati da noi, come se essere speciali fosse una malattia. La signorina Jennings si è innervosita molto, ci ha difeso e ha affermato che, al contrario, era una cosa molto importante che stessimo tutti insieme, soprattuto con dei genitori simili, e che questo si chiamava “inclusione e tolleranza”. 

Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, con parole molto semplici perchè la storia viene raccontata da una bambina. Ma è anche un romanzo molto divertente e commuovente, pronto a stupire e catturare anche i lettori più scettici. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia scorrevole, speciale, emozionante, raccontata dai bambini speciali. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro, che desiderano investigare insieme alla simpatica squadra, composta da Joséphine e i suoi amici, capitanata dalla nonna di Giovanni. 
Lasciatevi travolgere dalla simpatia dei personaggi, ma riflettete molto sui temi che ricorrono nella storia, perchè lo scrittore Joël Dicker attraverso i dialoghi (a tratti) umoristici, desidera insinuarsi nella mente dei suoi lettori per farli riflettere sulla democrazia, sulle sensibilità dei bambini speciali, ma anche sul comportamento inadeguato e sbagliato, di molti genitori nei confronti di chi è diverso. 
Buona lettura 📚📚!!