“Vita di una falena. Vita, amori e dolori di Virginia Woolf” di Martina Tozzi

Titolo: Vita di una falena. Vita, amori e dolori di Virginia Woolf 
Autore: Martina Tozzi 
Casa Editrice: Nua Edizioni 
Data uscita: 23 Gennaio 2026 
Pagine: 452 
Genere: Biografia romanzata 

La famiglia era in realtà più complicata di così, pensò Virginia osservando un piccione che andava a posarsi su uno degli angeli dorati del raffinato baldacchino del principe Alberto. Perchè sì, c’erano loro, i quattro fratelli Stephen: Vanessa, la sua preferita, che adorava senza ritegno, ma della quale era anche costantemente gelosa, che aveva quasi sette anni; Thoby, di cinque anni e mezzo, che Vanessa riveriva in maniera disgustosa; poi lei, Virginia, di quattro anni, e infine Adrian, che in ottobre ne avrebbe tre. Ma sia la mamma che il papà erano vedovi, e a casa c’erano anche i figli della mamma, i ragazzi Duckworth: George e Gerald, di diciotto e sedici anni, che andavano a scuola ed erano grandi, e Stella, che aveva diciassette anni ed era bella, gentile e molto buona. 

“Vita di una falena” è una biografia romanzata, ambientata nell’Inghilterra vittoriana, della scrittrice Virginia Woolf, una donna che ha osato cambiare la letteratura in un mondo che voleva tenerla in silenzio. Ed è proprio, grazie alla penna della scrittrice Martina Tozzi, che Virginia prende vita, fino ad assumere sembianze estremamente realistiche. 
Da dove inizia la sua storia? 
Ma chi era Virginia? 
Il suo nome è Adeline Virginia Stephen, una bambina di quattro anni, che insieme alla sua numerosa famiglia, vive al 22 di Hyde Park Gate a Londra. 
I genitori Leslie Stephen e Julia Jackson, amavano la loro famiglia allargata, composta da Vanessa Stephen (Vanessa Bell), Thoby Stephen, Adrian Stephen e da Virginia Woolf, ma anche dai figli, nati dal precedente matrimonio, come Laura Stephen, George Duckworth, Stella Duckworth e Gerald Duckworth. 
Virginia non è mai riuscita ad andare d’accordo con Laura, figlia di Leslie Stephen e della sua prima moglie Minny Thackeray, forse per via dei suoi problemi di salute mentale, che l’obbligarono a passare gran parte della sua vita in cliniche psichiatriche. 
Stella Duckworth era l’anima della famiglia, la sorella maggiore con un ruolo materno verso le sue sorelle. Stella era molto bella, per questo motivo non poteva uscire da sola, onde evitare situazioni compromettenti dei suoi spasimanti, tra cui Jem, conosciuto da tutti come “Jem il pazzo”. 
Virginia, amava recarsi insieme a Stella e alle sue sorelle, fratelli, ai Kensington Gardens, i giardini per i più piccoli, ubicati vicino all’abitazione dei Stephen. 
Sin da bambina, Virginia ha sempre avuto molti soprannomi: Gini, Ginia, Ginny, bellezza, capra, capretto o Billy la capra. 
Virginia ha sempre avuto un legame molto stretto con sua sorella Vanessa, desiderosa di dimostrare il suo affetto e la sua intelligenza, per questo motivo Virginia era gelosa di sua sorella. 

<<Essere fedeli con i propri ideali è la cosa più importante di tutte, Virginia. Fingendo con gli altri, si finisce per fingere anche con noi stessi e così diventa impossibile non perdersi. E’ come nella lettura, Ginny mia: pensa pure tutto quello che vuoi di qualsiasi testo ti troverai di fronte e non fingere mai, neanche una volta, di ammirare quello che non ti piace.>> 
<<E’ per questo che ti arrabbi quando ci piacciono i personaggi più dei romanzi? Pensi che così non ragioniamo con la nostra testa, ma ci accontentiamo di quello che ha stabilito l’autore?>> 
<<Non ci avevo mai pensato, sai?>> Papà si grattò un momento la fronte. <<Può darsi. Sei una bambina molto intelligente.>>

Sin da bambina, Virginia, sa che da grande diventerà una scrittrice, seguendo le orme di famiglia che da sempre vedevano gli Stephen come scrittori. 
Virginia amava leggere, recarsi nell’immensa biblioteca del padre e scegliere tomi sempre più complicati, in grado di sviluppare in lei, un’osservazione critica.
Il padre Leslie, era orgoglioso che Virginia si dedicasse con passione non solo alla lettura, ma anche alla scrittura, ed era convinto che presto, tutti, avrebbero conosciuto il talento di Virginia. 

Virginia sgattaiolò soddisfatta a mettere il tomo al suo posto, nell’immensa libreria che occupava tutte le pareti della stanza e si interrompeva solo per lasciare posto alle tre grosse finestre, dalle quali si godeva la vista dei tetti di Kensington fino alla chiesa di St Mary Abbot, e al grosso camino, dove scoppiettava allegramente un fuocherello gioioso e sopra il quale campeggiava il ritratto della prima moglie di papà, Minny, timida e dolcissima. Su di loro, un alto soffitto decorato con deliziose travi laccate di giallo. 
<<Dunque come hai trovato questo romanzo?>> domandò papà con grande interesse. 
<<Mi è piaciuto, anche se…>>
<<Anche se? Continua, ti prego.>> 
Ma Virginia esitò perchè sospettava che suo padre amasse molto quel romanzo, e non voleva deluderlo dicendo che certe parti le erano parse proprio noiose. Così si riscosse. 
<<Niente se. Mi è piaciuto e basta.>>
<<Va bene>>, papà annuì, si strinse nelle spalle e poi si alzò con un balzo alla sedia a dondolo. Le si avvicinò.
<<Ogni lettore è diverso e reagisce in modo differente a una storia. Non dire mai che ti è piaciuto un libro che hai trovato mediocre, intesi?>>

Oltre alla passione per la scrittura e la lettura, Virginia, amava inventare storie, che raccontava alla sera ai suoi fratelli e sorelle. 
Virginia e Vanessa, hanno ricevuto un’educazione, un’istruzione diversa da quella di Thoby e degli altri fratelli maschi, a cui era concesso studiare fuori dalle mura domestiche.
Virginia amava ascoltare le lezioni di latino e francese della madre, mentre il padre le insegnava la matematica, ed odiava le lezioni di portamento e ballo della signora Wordsworth. 
Quando Thoby, fu mandato in collegio a Evelyn per studiare, Virginia ebbe modo di riflettere per la prima volta, sulle circostanze che subivano le donne rispetto agli uomini. Virginia si era sempre rispecchiata nel padre, dato che condividevano la passione per la lettura e scrittura, ma quella volta, Virginia capì che il suo essere donna, l’avrebbe portata inevitabilmente a essere diversa dal padre. 

In realtà, Virginia non sarebbe stata felice di andare a scuola, non da sola, senza Nessa. Ma la intrigava l’idea di poter ampliare le proprie conoscenze fuori casa, le sarebbe piaciuto poter studiare di più. La sua routine casalinga di apprendimento iniziava a starle un po’ stretta. C’erano ancora le lezioni di latino e francese con la mamma, la famiglia della mamma aveva degli antenati francesi e lei parlava molto bene la lingua. […] Oltre al francese e al latino, Virginia continuava a studiare la matematica con il papà e a istruirsi da sola, avendo il permesso di leggere ogni testo presente nella biblioteca di famiglia, cosa che faceva con grandissimo piacere. Inoltre, le venivano impartite le conoscenze fondamentali per un’esponente del suo sesso. Doveva disegnare, e per questo lei e Nessa prendevano lezioni dal signor Ebenezer Cook, che ogni volta si complimentava per il tratto di sua sorella ma che era molto gentile anche nei suoi riguardi, cosa che la rendeva felice perchè era sensibile alle lodi. Poi c’erano le lezioni di pianoforte e di canto, con la signora Mills, ma né lei né Vanessa eccellevano in quelle attività e detestavano la loro insegnante. Mai, però, quanto detestavano quella che impartiva loro lezioni di portamento e ballo. Si chiamava signora Wordsworth, ed era già a vedersi terrificante: si vestiva solo di lucente satin nero, aveva un orribile occhio di vetro e portava sempre con sé un pesante bastone di legno, che batteva sul pavimento per ordinare i movimenti delle ragazze. […] 
Ora che Thoby se ne andava di casa per studiare, Virginia per la prima volta si trovò a riflettere sulle differenti circostanze che segnavano la vita delle donne e degli uomini. Sebbene si sentisse molto più affine a suo padre, si rese conto che il suo essere donna l’avrebbe inevitabilmente portata a essere diversa da lui, da grande. 

Ma Virgina non si arrendeva mai, dato che era sicura delle sue capacità, decise di iniziare a scrivere un giornalino familiare, cercando di convincere sua sorella Vanessa a collaborare con lei, facendole creare le illustrazioni. Vanessa, a differenza di Virginia, amava disegnare e sognava di diventare una pittrice, ma aveva paura del giudizio del padre, per questo motivo rifiutò l’offerta della sorella.
Il giornalino familiare diventò l’appuntamento fisso della famiglia e Leslie, era sempre più orgoglioso delle capacità di scrittura di Virginia. 
Ma ben presto, Virginia e la sua famiglia, dovettero fare i conti con la perdita della loro madre. E fu in quell’occasione che per la prima volta, Virginia smise di trovare conforto nella scrittura, rifiutandosi di prendere tra le mani la penna. 
Nel mentre, sua sorella Stella accettò la proposta di matrimonio di Jack e Virginia iniziò ad interrogarsi sul significato della parola “amore” e sul rapporto tra uomini e donne. 
Dopo un periodo di blocco dalla scrittura, Virginia riprese a scrivere, con ancora più voglia di dimostrare a tutti, che anche una donna era in grado di raggiungere gli stessi successi degli uomini. 
Tra lutti, silenzi e regole soffocanti, Virginia e la sorella Vanessa, entrano nel circolo di Bloomsbury e trovano la forza di immaginare una vita diversa, fatta di arte, pensiero libero e scelte audaci. 
Mentre il nuovo secolo è alle porte, Virginia, sente che la letteratura deve aprirsi, deve cambiare radicalmente, ed è così che inizia a pubblicare i suoi libri sotto lo pseudonimo di Virginia Woolf. 

<<Non ti vedi con un uomo al tuo fianco?>> le chiese Violet chinando un po’ la testa per guardarla meglio. 
<<Generalmente, nei rapporti, ecco, preferisco le donne,>> rispose Virginia con semplicità. Ed era così, naturalmente. 
<<Stare in compagnia di una donna è infinitamente -complicato, e non devo sempre pensare a cosa sia appropriato o meno. E poi, mi affascinano terribilmente le loro menti.>> 
Fu felice di sapere che Violet era d’accordo con lei. La loro amicizia prosperava, in quell’estate di calda campagna. 

La scrittrice Martina Tozzi, appassionata di storia, interessata alle figure femminili del passato, torna in libreria con un’autentica biografia romanzata su Virginia Woolf. 
In “Vita di una falena”, la scrittrice Martina, dona una nuova veste a Virginia, attraverso l’eleganza e la cura delle parole, delinea la figura di Virginia in modo autentico, realistico. 
La scrittrice Martina è riuscita ad entrare nella mente di Virginia, sin dalla prima pagina, accompagnando il lettore, passo dopo passo, nella vita della grande scrittrice che ha subito lutti, torti, sfidando la consuetudine sociale che relegava le donne esclusivamente tra le mura domestiche. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, poetico, semplice, diretto, elegante ed emozionante, la scrittrice riesce a dare voce ai personaggi e a Virginia, in modo unico, descrivendo i loro sentimenti, la loro umanità. 
I libri di Martina Tozzi sono pieni di interesse, cultura, di poesia e di arte, di interesse sulle figure femminili della storia. 
I temi trattati sono gli usi della società, l’amore, le differenze sociali tra uomini e donne, l’amicizia, gli abusi, il matrimonio, il rapporto tra sorelle e la passione per la scrittura e l’arte. 
I personaggi sono strutturati molto bene, con descrizioni accurate dell’aspetto fisico ed emotivo, la scrittrice Martina Tozzi è molto attenta a descrivere minuziosamente ogni dettaglio. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro intenso, emozionante, a chi ama leggere le biografie romanzate, pieni di letteratura e di arte… Sono sicura che la penna elegante, poetica di Martina, vi ruberà il cuore e l’anima!
Ringrazio la scrittrice Martina Tozzi per avermi inviato la copia cartacea del suo libro, che mi ha permesso di tuffarmi nell’Inghilterra vittoriana e conoscere Virginia Woolf. 
Buona lettura 📖!!

 

“Il sogno semplice di un amore” di Martina Tozzi

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Titolo: Il sogno semplice di un amore 
Autore: Martina Tozzi 
Casa Editrice: Nua Edizioni 
Data uscita: 25 Ottobre 2024 
Pagine: 400 
Genere: Biografia storica romanzata

Era una mattina fredda di febbraio quella in cui Lizzie voltò il capo e i suoi occhi incontrarono per la prima volta quelli di Gabriel, il pittore. Se lui percepì la puntura della freccia di Cupido, come poi disse in seguito, Lizzie non se ne avvide, e non solo: lei non sentì affatto una scarica di emozione, il fiato corto, il cuore che scoppiava nel petto. 
Era molto curiosa di conoscere il signor Rossetti, che Deverell sembrava tenere in tanta considerazione, ma non ci fu alcuna magia per lei quando il suo sguardo incrociò quello di lui.

“Il sogno semplice di un amore” è una biografia romanzata, ambientata in Inghilterra nel XIX secolo, della pittrice, poetessa e modella Elizabeth “Lizzie” Siddal. Elizabeth Siddal viene soprannominata da tutti “Lizzie”, è una ragazza di vent’anni che lavora come modista in un negozio situato a Leicester Square, per la signora Tozer. E’ figlia di un venditore di coltelli di nome Charles Crooke Siddal, e vive in una casa umile insieme alla sua famiglia, con i suoi genitori, due sorelle e un fratello. 
Lizzie è una ragazza diversa dalle altre, sia come carattere sia come stile, le piaceva lasciare liberi i suoi adorati capelli rossi e non indossava nessun corsetto, allontanandosi dalla moda tradizionale del tempo. 
Nonostante le sue umili origini, Lizzie ha ricevuto una buona educazione e un buon insegnamento, pur senza andare a scuola. Grazie alla lettura, Lizzie si è appassionata al mondo della letteratura, della poesia e dell’arte. Lizzie sognava ad occhi aperti di poter scrivere poesie, di dipingere e vivere della propria arte. Ma Lizzie, era una donna e a quei tempi, le donne dovevano dedicarsi esclusivamente alla casa e a trovare un buon marito. 
Ma un giorno, la sua vita cambia… e i sogni di Lizzie non sembrano così impossibili da realizzare.
Mentre Lizzie, era intenta a confezionare un cappello, un giovane pittore rimane incantato dai suoi folti capelli rossi, perfetti per la protagonista del suo prossimo dipinto. Il giovane pittore si chiama Walter Howell Deverell, che colpito dal viso e dai suoi lunghissimi capelli rossi, la sceglie come modella per raffigurare Viola ne “La dodicesima notte”.
Da questo momento, Lizzie diventa la modella di Deverell, ed entra in contatto con molti giovani pittori. 

E Lizzie-Viola sorrideva e si struggeva, pensava che sarebbe stato bello poter essere lei dalla parte opposta del cavalletto, a decidere per il proprio futuro. Oh, se avesse potuto, proprio come un uomo dipingere il proprio destino! Ma non era così che andava il mondo, e Lizzie-Viola mascherata da paggio si stringeva le mani, tesa in avanti, e si godeva quella libertà per il tempo che le era concesso. 

E si godeva più che poteva la vita fra gli artisti. Se le avessero chiesto di descrivere la felicità, senza esitare Lizzie avrebbe detto: questo. La sua storia aveva preso una svolta così inaspettata che lei stessa stentava ancora a crederci. L’incontro fortuito con Deverell l’aveva portata a conoscere un gruppo di artisti giovani, vitali e pieni di idee innovative. 

Lizzie posa per William Hunt e per Gabriel Dante Rossetti, l’uomo di cui si innamorerà. Lizzie diventa la modella preferita e l’icona della confraternita dei Preraffelliti, una nuova corrente artistica formata da Rossetti, Millais Hunt, con l’obiettivo di riportare l’arte alla sua purezza primitiva. 

<<Ebbene, io e i miei amici Millais e Hunt – e anche altri ragazzi, siamo sette in tutto- facciamo parte… di una confraternita segreta di artisti!>>
<<E quindi, abbiamo deciso di formare un gruppo, con la promessa che noi saremmo stati alla larga dalle pretese dell’arte attuale. Avremmo reinventato l’arte, l’avremmo riportata alla sua purezza primitiva. Abbiamo deciso di chiamarci League of Sincerità, perchè sinceri erano i nostri intenti e sincere sarebbero state le nostre opere, non artefatte, ma il più possibile reali e pure. Avremmo scoperto una nuova verità, lontana dal manifesto accademico. 

Nel 1852 per John Everett Millais, Lizzie diventa Ofelia. Lizzie è sempre stata una brava modella, riusciva a stare immobile nella stessa posizione per ore, dimenticando completamente la realtà e immergendosi completamente nella parte e nell’arte. Per il quadro di Ofelia, Lizzie deve posare vestita, immersa in una vasca da bagno riscaldata con delle candele… ma un giorno, le lampade si rompono e la giovane sviene dal freddo. 
Lizzie viene riportata in fin di vita a casa dal padre, che arrabbiato chiede al pittore un risarcimento. Lizzie riuscirà a sopravvivere, ma ormai la sua salute è compromessa per il resto della sua vita. 
E’ proprio in quest’occasione che Dante Gabriel Rossetti, capisce di non poter più nascondere i suoi sentimenti e si dichiara a Lizzie. Dante Gabriel Rossetti è un pittore di origini italiane, che appartiene a una famiglia benestante. Dante è molto diverso dalla sua famiglia, è considerato un ribelle e un rivoluzionario; infatti, grazie alle sue idee e i suoi quadri, ha rivoluzionato il mondo artistico del tempo. 

Lizzie e Dante condividono l’amore per la letteratura, per la poesia e soprattutto per l’arte. Lizzie diventa la musa personale di Rossetti, imparando da lui tutte le tecniche della pittura. 
E’ proprio Rossetti il primo a credere nel talento artistico e nelle capacità di Lizzie, tanto da mostrare le opere della sua “allieva” a Ruskin, un autorevole critico e sostenitore della confraternita. 
Ruskin rimane affascinato dai quadri di Lizzie e diventa il suo mecenate, acquistando tutte le sue creazioni e sostenendo economicamente tutte le spese necessarie per farla curare. 
Purtroppo, Lizzie soffriva frequentemente di gravi problemi di salute, che la costringevano a recarsi a Parigi e a Nizza per guarire. 
E’ proprio durante le frequenti assenze di Lizzie, che Rossetti conosce altre modelle e diventano le protagoniste dei suoi quadri, intrecciando con alcune di loro una relazione sentimentale, come con Annie Miller, la modella di Hunt. 
Non sarà un periodo facile per Lizzie, si ritroverà a dover superare la perdita del padre, a fare i conti con l’infedeltà dell’uomo che ama e con i suoi problemi di salute. 
A causa dei suoi problemi di salute, Lizzie consuma il laudano, un sedativo derivato dall’oppio e non riesce più a farne a meno. Dopo dieci anni, Rossetti decide di sposare Lizzie, nonostante il parere contrario della famiglia. 
Ma non tutto è roseo come nei semplici sogni d’amore di Lizzie, e il suo futuro è pieno di sfide e demoni da affrontare. 

Se il sogno semplice di un amore fosse vero, allora tesoro, dovremmo essere in paradiso. E questa è solo la terra, mio diletto. 
Dove l’amore vero non è dato.

La scrittrice Martina Tozzi dopo il successo con “Il nido segreto” (Nua edizioni) e “Per la brughiera” (Nua edizioni), pubblica “Il sogno semplice di un amore”, riuscendo a raccontare con naturalezza e semplicità la vita di Elizabeth Siddal. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, poetico, semplice ed emozionante; la scrittrice riesce a dare voce ai personaggi in modo unico, descrivendo i loro sentimenti e caratteri condivisibili da tutti gli esseri umani. 
I libri di Martina Tozzi sono pieni di cultura, di poesia e di arte, pieni di insegnamento e in grado di far emozionare e commuovere il lettore. 
I temi trattati sono l’Inghilterra del XIX secolo, la Confraternita dei Preraffelliti, l’amore, l’amicizia, il tradimento, il matrimonio, la figura della donna, la malattia, la passione per la letteratura e l’arte. 
I personaggi sono strutturati molto bene, con descrizioni accurate dell’aspetto fisico ed emotivo; la scrittrice Martina Tozzi è molto attenta a descrivere minuziosamente ogni dettaglio. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro intenso, emozionante, a chi ama leggere libri storico, pieni di letteratura e di arte… Sono sicura che la penna di Martina vi ruberà il cuore e l’anima!! 
Ringrazio la scrittrice Martina Tozzi per avermi inviato la copia cartacea del suo libro, che mi ha permesso di tuffarmi nell’Inghilterra del XIX e nella vita di Elizabeth Siddal. 
Buona lettura 📚📚!!

“Per la brughiera” di Martina Tozzi

Titolo: Per la brughiera 
Autore: Martina Tozzi
Casa Editrice: Nua Edizioni
Data uscita: 24 Novembre 2023
Pagine: 464
Genere: Romanzo storico
Acquista: https://www.amazon.it/brughiera-Martina-Tozzi/dp/B0C8SBKNT7

E così iniziarono a lavorare tutte insieme, proprio come facevano da bambine. La loro stanza era il salotto: sedevano intorno al grande tavolo, Keeper e Flossy ai piedi delle loro preferite, e scrivevano per lunghe ore, fino a che il polso non faceva male.
Ognuna era immersa nel proprio mondo – non potevano essere mondi più diversi – ma ogni tanto un commento casuale, o un gemito di qualche animale, le riportava alla realtà. 

La scrittrice Martina Tozzi racconta la biografia delle famose sorelle Brontë: Charlotte, Emily e Anne. 
Il libro è ambientato nel 1821, a Haworth, un piccolo paesino dello Yorkshire, sommerso dalla maestosa brughiera, in cui vive Patrick Brontë. Patrick è un giovane reverendo, che deve occuparsi dei sei figli piccoli da solo, perché sua moglie Mary è morta. 
Dalla morte di Mary, la zia Branwell decise di trasferirsi nella brughiera, per cercare di ricoprire il ruolo di madre e di fornire un’educazione adeguata a Mary, Elizabeth, Emily, Charlotte, Anne e Branwell, l’unico figlio maschio. 
Trascorsero la loro infanzia nella canonica, circondati dal silenzio e dalla bellezza della natura, lasciando scorrere la propria immaginazione in luoghi magici e fantastici.
Ognuno di loro, si divertiva a scrivere delle storie, era il loro modo di giocare e di condividere la loro passione per la scrittura. 
Charlotte e Branwell erano molto simili, amavano la scrittura, ma erano certi di possedere un dono, che gli avrebbe permesso di diventare degli importanti scrittori. 

Charlotte e Branwell venivano percorsi dallo stesso identico pensiero: anche loro possedevano quel demone. Anche loro erano dei geni, nel loro sangue correva la scrittura, come una maledizione e una benedizione insieme: dovevano scrivere, comporre, dovevano mettersi nella sedia, intingere la penna d’oca nell’inchiostro e poi passarla sulla carta, e creare parole, frasi, mondi e sentimenti nuovi. 
E, se come Byron sentivano quella fame, come lui avrebbero conquistato la fama, per sempre. 

Branwell è un ragazzo molto sensibile, che ha ricevuto un’educazione adeguata dal padre Patrick, un uomo molto severo ma anche coraggioso, che è riuscito a trasmettere ai suoi figli alcuni valori importanti, che raramente si trovavano in quel periodo storico. 
Un giorno, Patrick e la zia Branwell decidono di mandare le giovani sorelle a studiare in una struttura adeguata, che gli avrebbe permesso di avere la giusta istruzione ed educazione femminile. 
Le prime ad andare in collegio, furono Maria ed Elizabeth, in seguito Emily e Charlotte; mentre la piccola Anne ebbe il privilegio di rimanere a casa, insieme al fratello Branwell, al padre, alla zia e alla domestica Tabby. 
Tabby è un personaggio secondario nella storia, ma molto importante, perché è molto prudente e disponibile, e sostiene ogni membro della famiglia Brontë.
Ma la vita in collegio non era semplice, soprattutto per la carenza delle condizioni igieniche, che fecero ammalare Mary ed Elizabeth. 
Il padre Patrick si ritrova a dover elaborare e superare un altro lutto, dopo la perdita della moglie Mary, anche due delle sue figlie erano morte, lasciando dentro di lui un vuoto. 
Da questo momento, Charlotte diventò la sorella maggiore, che avrebbe dovuto proteggere le sue sorelle più piccole: Emily e Anne. 
Charlotte ed Emily tornarono a casa dopo la morte di Elizabeth, assaporando ogni cosa: dalla natura, all’amore del proprio padre e zia, all’affetto del proprio fratello e di Anne, ai loro animali Keeper e Flossy, ma anche alla cucina deliziosa di Tabby. 
Charlotte, Emily e Anne hanno una grande passione: la scrittura. Ma vivono in un periodo storico in cui le donne, sono solo mogli, madri e non scrittrici. Ma la loro passione per la scrittura non le fermerà, e ogni sera le tre sorelle Brontë, si ritroveranno nel salotto a scrivere, per ore e ore. 

Cosa aveva a che fare il suo essere donna con il suo talento, con le sue capacità, con i suoi desideri? Forse perché era donna doveva essere un’immaginetta spenta e noiosa, senza sogni, senza ambizione alcuna se non quella di compiacere un marito – e lei, ormai da tempo, si era convinta che mai ne avrebbe avuto uno – paga solo di compiere il proprio dovere?
Non esistevano donne di tale foggia, le donne, come gli uomini, erano creature fatte di carne, cuori palpitanti e sogni, e come gli uomini avevano cervelli pensanti e immaginazione in cui rifugiarsi, e desideri e aspirazioni.
Erano stati gli uomini a creare quel modello serio e tranquillo di una donna mite e ansiosa di obbedire.

Grazie all’intraprendenza e all’ambizione di Charlotte, riescono a pubblicare le loro opere con lo pseudonimo Currer (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell. La loro scelta non fu casuale, scelsero dei nomi che potevano essere sia maschili, che femminili per cercare di sconfiggere i pregiudizi nei confronti delle donne, che si dedicavano alla scrittura. 
Charlotte, Emily e Anne cercheranno di ottenere la loro indipendenza, in un mondo rigorosamente maschile, rafforzando sempre di più il loro legame unico, molto potente.

Per la brughiera, per la brughiera dove l’erba colta
Come velluto si sdraiava sotto di noi!
Per la brughiera, per la brughiera dove ogni altro valico, 
Si alzava soleggiato verso il cielo limpido!

Per la brughiera, dove il fanello trillava 
La sua canzone sulla vecchia pietra di granito – 
dove l’allodola – la selvaggia allodola riempiva
ogni respiro con una delizia come la sua.

La scrittrice Martina Tozzi dopo il successo del libro “Il nido segreto”, sulla vita di Mary Shelley, torna con il secondo romanzo dal titolo “Per la brughiera”, per raccontare la biografia delle sorelle Brontë. 
Il lettore si ritroverà a vivere nella canonica, immersa nella bellezza della brughiera inglese, gli affetti famigliari profondi e la scrittura. 
I temi trattati sono la morte, il dolore, i legami familiari, la bellezza della natura, gli animali, l’istruzione, l’arte, la scrittura, il matrimonio, il ruolo della donna nella società e la fede. 
Lo stile di scrittura è delicato, profondo, scorrevole, classico e pieno di dolcezza, in grado di far emozionare e commuovere il lettore, grazie alle abilità della scrittrice Martina Tozzi. 

Il lettore prima di immergersi nella storia, troverà all’inizio di ogni capitolo delle citazioni della famiglia Brontë, che lo avvicineranno ai sentimenti di ognuno di loro. 
Le protagoniste sono strutturate molto bene, grazie alla cura nei dettagli e alle descrizioni della scrittrice, che permettono al lettore di conoscere l’intelligenza, la determinazione e i sentimenti delle sorelle Brontë. 
Consiglio questo libro a tutte/i perché è una storia avvincente e commuovente, raccontata con lo stile che contraddistingue la scrittrice Martina Tozzi, uno stile lineare, chiaro, coinvolgente e dolce. 
Ringrazio la scrittrice Martina Tozzi per avermi inviato in anteprima, la copia cartacea del suo libro, che mi ha permesso di immedesimarmi in queste tre grandi donne, che con coraggio hanno “sfidato” la società dell’epoca per dimostrare il loro valore di donna e scrittrice. 
Avete mai letto una biografia romanzata sulle sorelle Brontë? 
Conoscete la loro storia? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Il nido segreto” di Martina Tozzi

Titolo: Il nido segreto
Autore: Martina Tozzi
Editore: Nua Edizioni
Data uscita: 26 Maggio 2022
Pagine: 382
Genere: Romanzo storico
Acquista: https://www.amazon.it/nido-segreto-Martina-Tozzi/dp/8831399829

Il vero amore non si mostra mai alla luce del giorno, ma corteggia le radure segrete.

Il nido segreto racconta la vita dell’importante scrittrice Mary Shelley. Mary, è famosa per il suo libro “Frankenstein”, che ha dato inizio al genere gotico in Inghilterra. 
La storia è ambientata a Londra nell’800, racconta l’infanzia di Mary, Fanny e Jane (Claire). Sono tre sorelle che trascorrono la loro giovinezza a casa del padre, il filosofo William Godwin. 
Godwin si ritrova a crescere le sue figlie da solo, in quanto vedovo di Mary Wollstonecraft, una delle più importanti filosofe femministe del suo periodo. Ben presto, si rende conto di non poter crescere le sue figlie da solo, per questo motivo decide di risposarsi con Mary Jane. 
Mary, Fanny e Jane sono molto diverse tra loro, ma hanno in comune un’educazione diversa e insolita. Sin da bambine potevano ascoltare i discorsi (anche quelli stravaganti e paurosi), di filosofi, letterati che si intrattenevano a cena con il padre. 
Mary è molto coraggiosa, ma è anche la più intelligente, che custodisce sin da piccola delle idee, molto simile a sua mamma Mary Wollstonecraft. Fanny è la sorella maggiore, ma è l’esatto opposto di Mary, è sempre insicura, obbediente a ogni regola del padre e di Mary Jane. Jane è un’idealista, ma anche impertinente, molto legata a sua sorella Mary. 
Mary soffre molto per la mancanza della madre, che è morta dopo pochi giorni dalla sua nascita, a causa di un parto difficile. Godwill vive una vite agiata, tra i suoi quaderni, i suoi libri, per questo ha bisogno di continui prestiti, ma all’improvviso la situazione economica si aggrava e non riesce a trovare nessuno che gli concede il credito. Ed ecco, che arriva un affascinante e tormentato ragazzo, il poeta Percy Shelley. Shelley è un profondo estimatore di Godwill e di sua moglie Mary Wollstonecraft, per questo decide di farsi carico di tutte le loro spese economiche, finché il filosofo sarà in vita. 
Ma Mary si innamora di Shelley, nonostante sia sposato e con due bambini. Questo amore cambierà totalmente la loro vita, perché dovranno fare i conti con la morale, il buon costume della società dell’epoca, ma anche con il padre Godwill, che fin da subito si rivela contrario a quest’unione. 
I due giovani decidono di scappare insieme a Jane, per poter continuare a vivere il loro amore, nonostante i pregiudizi delle persone. Si sposteranno dall’Inghilterra alla Francia, ma anche in Svizzera e in Italia, alla continua ricerca del denaro, della felicità e di un posto dove poter mettere le radici. 
L’autrice Martina Tozzi con “Il nido segreto”, porta il lettore a vivere a Londra nell’800, raccontando la storia di Mary in modo originale. 
I temi trattati sono le relazioni umane, grazie alle minuziose descrizioni psicologiche dei personaggi da parte della scrittrice, che rendono la storia reale. 
Ho apprezzato molto, la scelta di dare spazio anche a Fanny, soprattutto quando la scrittrice ha voluto evidenziare e confrontare il carattere tra Fanny e Mary. 
Un altro tema che viene messo in luce nel romanzo, è la continua lotta contro il dolore, quando accadono degli eventi spiacevoli, dolorosi e traumatici, solo grazie alla forza e all’amore, si riesce ad andare avanti per sopravvivere. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, si nota la passione che Martina Tozzi ha nei confronti di Mary Shelley, perché ogni parola trasuda d’amore, di ammirazione ed è stata scelta nei minimi dettagli per creare una figura minuziosa, nei minimi dettagli. 
I personaggi sono strutturati molto bene, il lettore riesce a percepire ogni sensazione. dalla felicità al dolore, grazie alle frequenti descrizioni psicologiche da parte della scrittrice. 
Ringrazio l’autrice Martina Tozzi, per avermi inviato il suo libro, che mi ha fatto amare Mary Shelley e le sue idee “rivoluzionarie” per l’epoca. 
E voi, cosa sareste disposti a fare per amore? 
Riuscireste ad abbandonare la propria casa, città e famiglia per seguire il proprio cuore? 
Conoscevate la storia di Mary Shelley?
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!