“Vita di una falena. Vita, amori e dolori di Virginia Woolf” di Martina Tozzi

Titolo: Vita di una falena. Vita, amori e dolori di Virginia Woolf 
Autore: Martina Tozzi 
Casa Editrice: Nua Edizioni 
Data uscita: 23 Gennaio 2026 
Pagine: 452 
Genere: Biografia romanzata 

La famiglia era in realtà più complicata di così, pensò Virginia osservando un piccione che andava a posarsi su uno degli angeli dorati del raffinato baldacchino del principe Alberto. Perchè sì, c’erano loro, i quattro fratelli Stephen: Vanessa, la sua preferita, che adorava senza ritegno, ma della quale era anche costantemente gelosa, che aveva quasi sette anni; Thoby, di cinque anni e mezzo, che Vanessa riveriva in maniera disgustosa; poi lei, Virginia, di quattro anni, e infine Adrian, che in ottobre ne avrebbe tre. Ma sia la mamma che il papà erano vedovi, e a casa c’erano anche i figli della mamma, i ragazzi Duckworth: George e Gerald, di diciotto e sedici anni, che andavano a scuola ed erano grandi, e Stella, che aveva diciassette anni ed era bella, gentile e molto buona. 

“Vita di una falena” è una biografia romanzata, ambientata nell’Inghilterra vittoriana, della scrittrice Virginia Woolf, una donna che ha osato cambiare la letteratura in un mondo che voleva tenerla in silenzio. Ed è proprio, grazie alla penna della scrittrice Martina Tozzi, che Virginia prende vita, fino ad assumere sembianze estremamente realistiche. 
Da dove inizia la sua storia? 
Ma chi era Virginia? 
Il suo nome è Adeline Virginia Stephen, una bambina di quattro anni, che insieme alla sua numerosa famiglia, vive al 22 di Hyde Park Gate a Londra. 
I genitori Leslie Stephen e Julia Jackson, amavano la loro famiglia allargata, composta da Vanessa Stephen (Vanessa Bell), Thoby Stephen, Adrian Stephen e da Virginia Woolf, ma anche dai figli, nati dal precedente matrimonio, come Laura Stephen, George Duckworth, Stella Duckworth e Gerald Duckworth. 
Virginia non è mai riuscita ad andare d’accordo con Laura, figlia di Leslie Stephen e della sua prima moglie Minny Thackeray, forse per via dei suoi problemi di salute mentale, che l’obbligarono a passare gran parte della sua vita in cliniche psichiatriche. 
Stella Duckworth era l’anima della famiglia, la sorella maggiore con un ruolo materno verso le sue sorelle. Stella era molto bella, per questo motivo non poteva uscire da sola, onde evitare situazioni compromettenti dei suoi spasimanti, tra cui Jem, conosciuto da tutti come “Jem il pazzo”. 
Virginia, amava recarsi insieme a Stella e alle sue sorelle, fratelli, ai Kensington Gardens, i giardini per i più piccoli, ubicati vicino all’abitazione dei Stephen. 
Sin da bambina, Virginia ha sempre avuto molti soprannomi: Gini, Ginia, Ginny, bellezza, capra, capretto o Billy la capra. 
Virginia ha sempre avuto un legame molto stretto con sua sorella Vanessa, desiderosa di dimostrare il suo affetto e la sua intelligenza, per questo motivo Virginia era gelosa di sua sorella. 

<<Essere fedeli con i propri ideali è la cosa più importante di tutte, Virginia. Fingendo con gli altri, si finisce per fingere anche con noi stessi e così diventa impossibile non perdersi. E’ come nella lettura, Ginny mia: pensa pure tutto quello che vuoi di qualsiasi testo ti troverai di fronte e non fingere mai, neanche una volta, di ammirare quello che non ti piace.>> 
<<E’ per questo che ti arrabbi quando ci piacciono i personaggi più dei romanzi? Pensi che così non ragioniamo con la nostra testa, ma ci accontentiamo di quello che ha stabilito l’autore?>> 
<<Non ci avevo mai pensato, sai?>> Papà si grattò un momento la fronte. <<Può darsi. Sei una bambina molto intelligente.>>

Sin da bambina, Virginia, sa che da grande diventerà una scrittrice, seguendo le orme di famiglia che da sempre vedevano gli Stephen come scrittori. 
Virginia amava leggere, recarsi nell’immensa biblioteca del padre e scegliere tomi sempre più complicati, in grado di sviluppare in lei, un’osservazione critica.
Il padre Leslie, era orgoglioso che Virginia si dedicasse con passione non solo alla lettura, ma anche alla scrittura, ed era convinto che presto, tutti, avrebbero conosciuto il talento di Virginia. 

Virginia sgattaiolò soddisfatta a mettere il tomo al suo posto, nell’immensa libreria che occupava tutte le pareti della stanza e si interrompeva solo per lasciare posto alle tre grosse finestre, dalle quali si godeva la vista dei tetti di Kensington fino alla chiesa di St Mary Abbot, e al grosso camino, dove scoppiettava allegramente un fuocherello gioioso e sopra il quale campeggiava il ritratto della prima moglie di papà, Minny, timida e dolcissima. Su di loro, un alto soffitto decorato con deliziose travi laccate di giallo. 
<<Dunque come hai trovato questo romanzo?>> domandò papà con grande interesse. 
<<Mi è piaciuto, anche se…>>
<<Anche se? Continua, ti prego.>> 
Ma Virginia esitò perchè sospettava che suo padre amasse molto quel romanzo, e non voleva deluderlo dicendo che certe parti le erano parse proprio noiose. Così si riscosse. 
<<Niente se. Mi è piaciuto e basta.>>
<<Va bene>>, papà annuì, si strinse nelle spalle e poi si alzò con un balzo alla sedia a dondolo. Le si avvicinò.
<<Ogni lettore è diverso e reagisce in modo differente a una storia. Non dire mai che ti è piaciuto un libro che hai trovato mediocre, intesi?>>

Oltre alla passione per la scrittura e la lettura, Virginia, amava inventare storie, che raccontava alla sera ai suoi fratelli e sorelle. 
Virginia e Vanessa, hanno ricevuto un’educazione, un’istruzione diversa da quella di Thoby e degli altri fratelli maschi, a cui era concesso studiare fuori dalle mura domestiche.
Virginia amava ascoltare le lezioni di latino e francese della madre, mentre il padre le insegnava la matematica, ed odiava le lezioni di portamento e ballo della signora Wordsworth. 
Quando Thoby, fu mandato in collegio a Evelyn per studiare, Virginia ebbe modo di riflettere per la prima volta, sulle circostanze che subivano le donne rispetto agli uomini. Virginia si era sempre rispecchiata nel padre, dato che condividevano la passione per la lettura e scrittura, ma quella volta, Virginia capì che il suo essere donna, l’avrebbe portata inevitabilmente a essere diversa dal padre. 

In realtà, Virginia non sarebbe stata felice di andare a scuola, non da sola, senza Nessa. Ma la intrigava l’idea di poter ampliare le proprie conoscenze fuori casa, le sarebbe piaciuto poter studiare di più. La sua routine casalinga di apprendimento iniziava a starle un po’ stretta. C’erano ancora le lezioni di latino e francese con la mamma, la famiglia della mamma aveva degli antenati francesi e lei parlava molto bene la lingua. […] Oltre al francese e al latino, Virginia continuava a studiare la matematica con il papà e a istruirsi da sola, avendo il permesso di leggere ogni testo presente nella biblioteca di famiglia, cosa che faceva con grandissimo piacere. Inoltre, le venivano impartite le conoscenze fondamentali per un’esponente del suo sesso. Doveva disegnare, e per questo lei e Nessa prendevano lezioni dal signor Ebenezer Cook, che ogni volta si complimentava per il tratto di sua sorella ma che era molto gentile anche nei suoi riguardi, cosa che la rendeva felice perchè era sensibile alle lodi. Poi c’erano le lezioni di pianoforte e di canto, con la signora Mills, ma né lei né Vanessa eccellevano in quelle attività e detestavano la loro insegnante. Mai, però, quanto detestavano quella che impartiva loro lezioni di portamento e ballo. Si chiamava signora Wordsworth, ed era già a vedersi terrificante: si vestiva solo di lucente satin nero, aveva un orribile occhio di vetro e portava sempre con sé un pesante bastone di legno, che batteva sul pavimento per ordinare i movimenti delle ragazze. […] 
Ora che Thoby se ne andava di casa per studiare, Virginia per la prima volta si trovò a riflettere sulle differenti circostanze che segnavano la vita delle donne e degli uomini. Sebbene si sentisse molto più affine a suo padre, si rese conto che il suo essere donna l’avrebbe inevitabilmente portata a essere diversa da lui, da grande. 

Ma Virgina non si arrendeva mai, dato che era sicura delle sue capacità, decise di iniziare a scrivere un giornalino familiare, cercando di convincere sua sorella Vanessa a collaborare con lei, facendole creare le illustrazioni. Vanessa, a differenza di Virginia, amava disegnare e sognava di diventare una pittrice, ma aveva paura del giudizio del padre, per questo motivo rifiutò l’offerta della sorella.
Il giornalino familiare diventò l’appuntamento fisso della famiglia e Leslie, era sempre più orgoglioso delle capacità di scrittura di Virginia. 
Ma ben presto, Virginia e la sua famiglia, dovettero fare i conti con la perdita della loro madre. E fu in quell’occasione che per la prima volta, Virginia smise di trovare conforto nella scrittura, rifiutandosi di prendere tra le mani la penna. 
Nel mentre, sua sorella Stella accettò la proposta di matrimonio di Jack e Virginia iniziò ad interrogarsi sul significato della parola “amore” e sul rapporto tra uomini e donne. 
Dopo un periodo di blocco dalla scrittura, Virginia riprese a scrivere, con ancora più voglia di dimostrare a tutti, che anche una donna era in grado di raggiungere gli stessi successi degli uomini. 
Tra lutti, silenzi e regole soffocanti, Virginia e la sorella Vanessa, entrano nel circolo di Bloomsbury e trovano la forza di immaginare una vita diversa, fatta di arte, pensiero libero e scelte audaci. 
Mentre il nuovo secolo è alle porte, Virginia, sente che la letteratura deve aprirsi, deve cambiare radicalmente, ed è così che inizia a pubblicare i suoi libri sotto lo pseudonimo di Virginia Woolf. 

<<Non ti vedi con un uomo al tuo fianco?>> le chiese Violet chinando un po’ la testa per guardarla meglio. 
<<Generalmente, nei rapporti, ecco, preferisco le donne,>> rispose Virginia con semplicità. Ed era così, naturalmente. 
<<Stare in compagnia di una donna è infinitamente -complicato, e non devo sempre pensare a cosa sia appropriato o meno. E poi, mi affascinano terribilmente le loro menti.>> 
Fu felice di sapere che Violet era d’accordo con lei. La loro amicizia prosperava, in quell’estate di calda campagna. 

La scrittrice Martina Tozzi, appassionata di storia, interessata alle figure femminili del passato, torna in libreria con un’autentica biografia romanzata su Virginia Woolf. 
In “Vita di una falena”, la scrittrice Martina, dona una nuova veste a Virginia, attraverso l’eleganza e la cura delle parole, delinea la figura di Virginia in modo autentico, realistico. 
La scrittrice Martina è riuscita ad entrare nella mente di Virginia, sin dalla prima pagina, accompagnando il lettore, passo dopo passo, nella vita della grande scrittrice che ha subito lutti, torti, sfidando la consuetudine sociale che relegava le donne esclusivamente tra le mura domestiche. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, poetico, semplice, diretto, elegante ed emozionante, la scrittrice riesce a dare voce ai personaggi e a Virginia, in modo unico, descrivendo i loro sentimenti, la loro umanità. 
I libri di Martina Tozzi sono pieni di interesse, cultura, di poesia e di arte, di interesse sulle figure femminili della storia. 
I temi trattati sono gli usi della società, l’amore, le differenze sociali tra uomini e donne, l’amicizia, gli abusi, il matrimonio, il rapporto tra sorelle e la passione per la scrittura e l’arte. 
I personaggi sono strutturati molto bene, con descrizioni accurate dell’aspetto fisico ed emotivo, la scrittrice Martina Tozzi è molto attenta a descrivere minuziosamente ogni dettaglio. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro intenso, emozionante, a chi ama leggere le biografie romanzate, pieni di letteratura e di arte… Sono sicura che la penna elegante, poetica di Martina, vi ruberà il cuore e l’anima!
Ringrazio la scrittrice Martina Tozzi per avermi inviato la copia cartacea del suo libro, che mi ha permesso di tuffarmi nell’Inghilterra vittoriana e conoscere Virginia Woolf. 
Buona lettura 📖!!

 

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