“Rosso Carminio” di Massimiliano Cappelletti

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Titolo: Rosso Carminio 
Autore: Massimiliano Cappelletti 
Casa Editrice: Book a book 
Collana: Narrativa 
Data uscita: 27 Marzo 2025 
Genere: Romanzo contemporaneo 
Pagine: 239 

[…] Montparnasse stava freneticamente cambiando pelle. Dove fino a qualche anno prima era ancora possibile ballare all’aria aperta, sorgevano ora edifici moderni alti fino a cinque piani. Così, locali da ballo en plain air all’epoca molto alla moda erano scomparsi per sempre. Al posto della Grande Chaumière, tanto per citarne uno, sorgeva ora una breve strada che, con ironia, ne ricordava il nome. Ma a catturare la mia attenzione non era certo la strafottenze dei nuovi palazzi; era piuttosto, il continuo viavai dell’omnibus a cavalli, dei tram che sferragliavano lungo Boulevard du Montparnasse, dei carri delle consegne, delle prime fragorose automobili; soprattutto erano i numerosi caffè e i bistrot come la Closerie de Lilas, La Coupole, Le Dôme, La Rotonde, Le Sélect, La Bonne Franquette, Le Boeuf sur le Toit che, come avrei scoperto più tardi, con la loro disponibilità ad accogliere nuove idee, mode e tendenze, avrebbero contribuito ad animare la vita artistica e culturale di Parigi. 
Da tempo ormai Montparnasse non era più una maestosa arteria che si perdeva nel vuoto della campagna. Il verde dei prati e i numerosi alberi da frutto, soprattutto ciliegi, che gli studenti decantavano durante le loro scampagnate, erano un ricordo. Come, del resto, lo erano le numerose scuderie e i rimessaggi di carrozze che, con il progressivo fallimento delle imprese di trasporti si erano trasformati in locali abbandonati. Ma furono proprio quelle baracchette vuote e polverose ad attirare artisti più o meno talentosi, che le occuparono per farne degli atelier. Montparnasse si apprestava così a diventare il quartiere degli artisti, come se il nome stesso, Monte Parnaso, datogli per scherno da alcuni studenti, avesse presagito un destino di gloria. […] A quel tempo, anche se molti di loro non avevano ancora raggiunto la fama, potevi imbatterti in personaggi come Pablo Picasso, Tsuguharu Foujita, Möise Kisling, Nina Hamnett, Jacques Lipchitz, Blaise Cendrars, Henry Miller, Man Ray- che creò il suo primo studio fotografico presso l’Hôtel des Écoles al numero quindici di Rue Delambre-, Kiki, ovvero la regina di Montparnasse, e per ultimi Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne. 

Il libro è ambientato nel Novecento a Parigi, racconta la storia di Amedeo Modigliani, della sua musa Jeanne Habuterne e della cantante di cabaret Alice. 
La storia viene raccontata attraverso lettere da Alice, che dopo aver vissuto per un periodo con la nonna, deve trasferirsi a Parigi dalla madre Nicole. E’ proprio a Parigi, che la vita di Alice cambierà completamente il suo destino. Alice inizia a visitare ogni angolo di Parigi, in particolare Montparnasse, conosciuto come il “quartiere degli artisti”. 
Ma Nicole, non è una mamma come le altre, perchè critica continuamente la figlia che non aveva mai desiderato. Alice non ha mai ricevuto affetto dalla propria madre, anzi, si è convinta di essere brutta e sgraziata perché la madre, continuava a ripeterglielo. 
Perfortuna, Alice può godersi il clima parigino, assaporando un buonissimo macaron in una pasticceria esclusiva. E’ così che conosce Colette, una donna con un aspetto stravagante che offre ad Alice un biglietto con il nome di uno scultore, che sta cercando una modella proprio come lei. 
Alice non riesce a crederci: lei una modella?

<<Vallo a trovare: chissà che non ti porti fortuna!>> La fissai incuriosita. 
<<E’ di uno scultore>> mi spiego. <<Ho posato per lui qualche volte. So che sta cercando una modella. Una con la faccia pulita. […] Digli che ti manda la tua amica Colette>> 

[…] Come se il mio aspetto fosse una sciagura a cui non si poteva porre rimedio. Ed era proprio così che mi vedevo attraverso gli occhi di mia madre. Eppure, più la scansavo, più l’idea di posare mi tentava; non ero certo venuta a Parigi per vendere fiori, né tantomeno per andare a servizio! Per una come me, che veniva dal nulla, fare la modella poteva veramente rappresentare l’unica possibilità di riscatto. Così pur non senza provare un certo disagio, presi coraggio e mi recai presso l’indirizzo stampato nel biglietto. 

E’ così che diventa la modella, posando di nascosto dalla madre. Ma un giorno, mentre Alice stava posando per lo scultore, era entrata la madre facendo una scenata e urlandole i peggiori insulti. 
Fu in quell’occasione che Alice, capisce di dover abbandonare la propria madre per essere se stessa. 

Prima o poi arrivi a un punto in cui non puoi spingerti oltre. Così, non sei più disposta a tollerare che altri, compresi tua madre, distruggano la tua vita. Ma devi prenderne coscienze, entrare in contatto con la tua sofferenza, con tutta la rabbia che hai in corpo, che non hai mai saputo, o voluto, liberare. Solo allora, dopo aver pianto la tua ultima lacrima, puoi alzarti in piedi, raccogliere le poche forze che ti sono rimaste e farti coraggio, perchè sei sola e non puoi contare che su te stessa. 
Maman aveva oltrepassato il limite. Capivo che era una donna distrutta, ma non per questo ero disposta a giustificarla, né tantomeno a sopportarne la crudeltà. Una volta per tutte mi era chiaro che, se avessi voluto diventare me stessa, avrei dovuto separarmi da maman e dal fallimento della sua vita. 

Per puro caso Alice incontrerà Charlotte, una donna che forse per pietà o per senso di colpa, deciderà di ospitarla e prendersene cura. Sarà proprio Charlotte, a dare lezioni di canto ad Alice e a proporla in vari locali di cabaret. 
Nonostante il canto, Alice posa per ogni artista, entrando a far parte di quel mondo, che tanto aveva sognato e venerato da quando aveva visitato per la prima volta Montparnasse. 
Alice diventa amica di Jeanne Hébuterne, un’aspirante pittrice, figlia di uno scortese contabile. Una sera, Alice e Jeanne erano andate in un locale e si erano imbattute nel giovane pittore italiano: Amedeo Modigliani. Alice e Jeanne si innamorarono entrambe di Amedeo, rimanendo intrappolate con lo sguardo, un secondo di troppo, nelle iridi del giovane pittore. 
Jeanne inizierà ad uscire con Amedeo, soprannominato da tutti “Dedo”, ignorando i sentimenti di Alice. Infatti, Alice nasconderà i sentimenti che prova per il pittore, dedicandosi completamente alla sua carriera di cantante in un night club. 
All’interno della narrazione, oltre a ripercorrere la vita di Modigliani e delle giovani ragazze, sono descritte le sedute di psicoanalisi di Alice e del dottor Carter. Il lettore si ritroverà tra situazioni sentimentali, relazioni tossiche e arte, alla scoperta di Amedeo Modigliani, un genio incompreso e tormentato con uno spirito bohèmien. 

Lo scrittore e psicoanalista Massimiliano Cappelletti, esordisce con “Rosso carminio”, un romanzo incentrato sulla figura di Amedeo Modigliani, messo a nudo con tutte le sue fragilità. Il lettore conoscerà un nuovo volto di Amedeo, un vero artista ma anche un genio incompreso. 
I temi trattati sono l’amicizia, le fragilità, la psicoanalisi, le dipendenze, i tradimenti, le maschere, le relazioni tossiche, l’amore e l’arte che si intrecciano tra loro. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, la narrazione avviene attraverso Alice, che tra lettere, dialoghi e sedute di psicoanalisi, racconta la sua vita e quella del giovane pittore italiano e della sua musa. 
I personaggi sono strutturati bene, soprattutto Alice che con le sedute di psicoanalisi, descrive i suoi sentimenti e tormenti interiori. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano ritrovarsi a vivere nella bellissima Ville Lumiere del Novecento, alla scoperta del grande pittore italiano Amedeo Modigliani. 
Ringrazio lo scrittore Massimiliano Cappelletti per avermi inviato la copia cartacea del suo libro, che mi ha permesso di conoscere il volto fragile di Modigliani, ma anche di visitare i bistrot parigini. 
Buona lettura 📚📚!!

“Vegliare su di lei” di Jean-Baptiste Andrea

Titolo: Vegliare su di lei 
Autore: Jean-Baptiste Andrea 
Casa Editrice: La Nave di Teseo 
Collana: Oceani 
Data uscita: 3 Settembre 2024 
Pagine: 480
Genere: Romanzo contemporaneo 

Viola mi tese la mano e io la afferrai, e in quel preciso momento diventai scultore. Certo, lì per lì non mi resi conto di niente. Ma fu in quel momento, nell’unione dei nostri palmi in quella congiura di sottobosco e civette, che ebbi l’intuizione che c’era qualcosa da scolpire. 

“Vegliare su di lei”, si è aggiudicato il prestigioso Premio Goncourt 2023 e, racconta la storia di Michelangelo Vitaliani, detto “Mimo”. Mimo è un personaggio di fantasia dello scrittore ma, nella narrazione, ha rivoluzionato completamente il mondo artistico con le sue sculture controccorrenti come la “Pietà Vitaliano” (ispirandosi alla celebre “Pietà” di Michelangelo Buonarroti), o la scultura di San Pietro, realizzata per Monsignor Pacelli. 

Riporto qui di seguito, un pezzo tratto dal libro, in cui lo scrittore descrive magistralmente la Pietà di Michelangelo Buonarroti e la confronta con la Pietà Vitaliani: 

La Pietà Vitaliani presenta numerose analogie con la sua illustre antenata, quella di Michelangelo Buonarroti, esposta nella Basilica di San Pietro a Roma. E’ una scultura a tutto tondo, alta un metro e settantasei, larga un metro e novantacinque e profonda ottanta centimetri. A differenza dell’altra, però la Pietà Vitaliani, non sembra essere stata pensata per essere esposta in alto. La base vera e propria ha uno spessore di soli dieci centimetri. 
Fedele alla tradizione, la Pietà raffigura la Madonna che sorregge il figlio dopo la deposizione della croce. Anche in questo caso il modello romano non sembra lontano. Cristo è adagiato sulle ginocchia della madre. La precisione anatomica è ancora più scrupolosa che nell’opera del Buonarroti. O, per essere più precisi, la precisione è analoga, ma, a differenza del suo predecessore, Vitaliani non cerca di rendere bello il suo Cristo. Gli effetti della crocifissione sono visibili nella rigidità del corpo, saturo di acido lattico. Paradossalmente, tradurre la rigidità in un materiale duro come il marmo, non è un’impresa facile. Richiede un uso accorto dello scalpello, perchè risulta visibile solo per contrasto. Contrasto con la serenità del volto, col sorriso accennato sulle labbra dell’uomo. 
Vitaliani non cerca di rendere bello il suo Cristo, che pure lo è suo malgrado, con le guance glabre scavate dall’agonia, gli occhi chiusi sfiorati dalla mano preziosa della madre. Dall’opera si sprigiona una sconcertante impressione di movimento, ancora una volta in contrasto con lo stile ieratico di Buonarroti. 
Impressione niente affatto metaforica: molti spettatori, dopo averla fissata a lungo, hanno giurato di averla vista muoversi. 
Il contrasto raggiunge il culmine nella spettacolare figura di Maria. La madre guarda il figlio con un tenero sorriso, una strana assenza di paura e angoscia in cui molti hanno visto la spiegazione del mistero e dell’isteria. La Vergine è pura dolcezza. Una ciocca di capelli le sfugge dal velo e ricade sulla guancia sinistra. Il volto esprime una profonda serenità, piena della vita che ha appena abbandonato il figlio. 

La scultura di San Pietro, realizzata da Mimo e descritta nel libro in questo modo: 

Più volte Pacelli fece per parlare, ma cambiò idea. Sapevo cosa provava. Il mio San Pietro non corrispondeva a quello che aveva in mente. Che senso aveva realizzare ciò che la gente si aspettava? […]
Il mio San Pietro non era il saggio barbuto e paffuto che si vedeva ovunque. Aveva i lineamenti del Cornuto. Perchè aveva vissuto, sofferto come soffre un uomo che rinnega per tre volte il suo migliore amico, un tradimento che nessuno gli permetteva di dimenticare, letto anno dopo anno in tutte le chiese del mondo. E reggeva la chiave del Paradiso senza l’aria solenne degli altri. […]
San Pietro aveva lasciato cadere la chiave. Era sospesa davanti a lui, tra la sua mano aperta, contratta nel vuoto per afferrarla, e il suolo. L’avevo attaccata alla veste, che sfiorava, con un filo metallico quasi invisibile. 
L’effetto era strabiliante. 

Ma prima di diventare uno scultore, chi era Michelangelo Vitaliani? 
Michelangelo Vitaliani è nato in una famiglia di poveri immigrati italiani, che avevano lasciato la Liguria per trasferirsi in Francia in cerca di fortuna. Mimo aveva ereditato dal padre la passione per la scultura. 
Sin dalla nascita, Mimo è affetto da nanismo, considerato da tutti come un nano, un brutto scherzo del destino. Ma il destino, anche se non gli aveva donato l’altezza, aveva per lui, in serbo qualcosa di più grande, ovvero il grande talento per la scultura. 

Non ho mai portato rancore ai miei genitori. Se la pietra ha fatto di me ciò che sono, se una magia nera era all’opera, come mi ha tolto, la pietra mi ha dato. La pietra mi ha sempre parlato, tutte le pietre: calcaree, metamorfiche, persino le pietre tombali, quelle su cui presto mi sarei sdraiato ad ascoltare le storie di coloro che giacciono. 

Quando era piccolo, Mimo ha perso il padre, che era stato  chiamato al fronte per difendere il territorio francese. Il padre era uno scultore, aveva una piccola bottega dove tagliava pietre, restaurava doccioni o scolpiva delle meravigliose fontane. Il padre, aveva insegnato a Mimo i rudimenti dell’arte, durante la Prima Guerra Mondiale, quando lui era ancora troppo piccolo. 
Ma la morte del padre, ha rivoluzionato completamente la vita di Mimo. 
La madre era di nuovo incinta e non riusciva a mantenere tutti i suoi figli, pertanto, aveva deciso di affidare Mimo a “zio Alberto” (anche se non era proprio uno zio di sangue, ma suo nonno, aveva contratto un debito con il nonno di Mimo), in Italia. 
Zio Alberto abitava a Torino e anche lui, come il padre di Mimo, era uno scultore, ma dedito più alla bottiglia di vino rosso che allo scalpello. Alberto sembrava vecchio, ma non lo era, perchè aveva trentacinque anni, ma il vizio della bottiglia lo faceva sembrare anziano.
La madre, aveva mandato Mimo da zio Alberto, nella speranza che consolidasse e migliorasse a lavorare la pietra, ma Alberto non gli insegnò niente… ma Mimo aveva un grande talento, una grande passione e ogni volta che vedeva un blocco di marmo o una pietra intatti, riusciva già a immaginare l’opera finita. 
Ma un giorno, zio Alberto, decide di abbandonare la città di Torino e di acquistare una bottega a Pietra d’Alba, dove Mimo conoscerà Viola Orsini. 
A Pietra d’Alba, vi erano essenzialmente due clienti: la Chiesa e gli Orsini. Lo zio Alberto, che conduceva uno stile di vita dispendioso a causa del vizio del bere, decise di presentarsi dagli Orsini, che gli affidarono numerosi lavori e restauri importanti. 

Apparve Pietra d’Alba, stagliata contro il sole nascente sul suo sperone roccioso. La sua posizione, me ne resi conto un’ora dopo, era ingannevole. Pietra non era arroccata su una rupe, ma adagiata sul ciglio di un altopiano. Proprio sul ciglio: tra le mura di cinta del paese e l’orlo del baratro c’era un margine che consentiva a stento a due persone di incrociarsi. Poi cinquanta metri di vuoto, o più esattamente di aria pura, carica di essenze di resina e timo. 

Ma è grazie allo zio e a Pietra d’Alba, che Mimo ha conosciuto Viola Orsini. Nessuno, conosce con certezza l’origine della famiglia Orsini, ma attorno ad essa vi erano numerose leggende, che vengono narrate all’interno del libro. L’unica cosa certa, è che gli Orsini erano una famiglia importante, tra le più potenti di tutta la Liguria. 
Viola Orsini, è una ragazza estremamente intelligente e ambiziosa e ha un sogno: volare. Ma i suoi genitori, hanno in mente qualcos’altro per lei: il matrimonio. Ma Viola è determinata a non sposarsi, desidera costruirsi un futuro, ed è per questo che Viola, si reca di nascosto nella biblioteca del padre per studiare ogni manuale, in particolare le tecniche di volo, studiate da Leonardo. 

Volevo dimostrarti che non ci sono limiti. Non c’è né alto né basso. Nè grande né piccolo. Ogni frontiera è un’invenzione. Chi capisce questo infastidisce quelli che inventano quelle frontiere, e ancora di più quelli che ci credono, cioè quasi tutti. So cosa dicono di me in paese. So che la mia stessa famiglia mi trova strana. 
Chi se ne importa. Saprai di essere sulla strada giusta, Mimo, quando tutti ti diranno il contrario. 

Sin da bambina, Viola va contro le consuetudini tipiche, della classe aristocratica e sogna in grande, fregandosene delle opinioni della sua famiglia e delle persone del paese. 
Secondo gli usi della famiglia Orsini, Mimo e Viola non si sarebbero mai dovuti incontrare e parlare, ma a lei le differenze di ceto non interessano. 
E’ così, che nasce una bellissima storia d’amore platonica tra Mimo e Viola. Mimo e Viola diventeranno i “gemelli cosmici”, ovvero saranno sempre legati, oltre il tempo e lo spazio e nessuno potrà mai spezzare la loro unione. 

“Che cosa significa?” 
“Che saremmo legati, oltre il tempo e lo spazio, da una forza più grande di noi che nulla, potrà mai spezzare. […]
Viola fece un salto di gioia, mi abbracciò e mi trascinò in una piccola danza. 
“Siamo gemelli cosmici!!”

Viola crede nel talento di Mimo e grazie al prestigio della sua famiglia, riesce a fargli commissionare alcune opere per la Chiesa di Pietra d’Alba. 
Ma il loro rapporto, non sarà così facile, a causa delle differenze di ceto, che sembrano precludergli ogni possibilità di stare insieme. 
Mimo si ritroverà a viaggiare da Firenze a Roma, creando delle sculture meravigliose e controcorrenti per il periodo storico narrato. Nonostante la distanza, Mimo continuerà a pensare a Viola per tutta la vita. 

Mi ci sono voluti ottantadue anni, otto decenni di malafede e una lunga agonia, per ammettere quello che già sapevo. 
Non esiste Mimo Vitaliani senza Viola Orsini. 
Ma Viola Orsini esiste senza bisogno di nessun altro.

Sullo sfondo, vengono raccontati gli anni convulsi e turbolenti della Prima Guerra Mondiale, il dopoguerra, il fascismo e la liberazione, attraverso i quali Mimo e Viola, saranno costretti a camminare, cercando di tenersi stretti l’uno all’altra, uniti da un legame incrollabile. 

Ciò che conta non è ciò che scolpisci. E’ il motivo per cui lo fai. Ti sei mai posto la domanda? Che cosa significa scolpire? 
E non rispondermi ‘spaccare la pietra per darle una forma’. 
Sai esattamente cosa intendo. 
Non potevo conoscere la risposta a una domanda che non mi ero mai posto e non finsi di saperlo. 
Metti annuì. 
“Lo immaginavo. Il giorno in cui capirai cosa significa scolpire, farai piangere gli uomini con una semplice fontana. Nel frattempo, Mimo, un consiglio. Sii paziente. Sii come questo fiume, immutabile, tranquillo. 

Il regista, scrittore e sceneggiatore francese Jean-Baptiste Andrea, dopo il successo del suo romanzo d’esordio “Mia Regina” (2018) e “L’uomo che suonava Beethoven” (2022), pubblica “Vegliare su di lei”, ottenendo il prestigioso Premio Goncourt 2023. 
“Vegliare su di lei” è un travolgente affresco, con cui si mescolano arte, storia e passione, creando una storia avvincente ed emozionante. 
Il lettore resterà travolto dallo stile poetico dello scrittore, che attraverso le parole arriva dritto al cuore. 
I temi trattati sono la prima guerra mondiale, il dopoguerra, il fascismo, la liberazione, la morte, il nanismo, i pregiudizi, l’immigrazione e l’amore, l’amore per l’arte e quello eterno, tra un uomo e una donna, capace di sopportare qualunque cosa pur di inseguire i propri sogni. 
Lo stile di scrittura è poetico, sublime, magistrale, avvincente ed emozionante, a tratti diretta e cruda, con un tocco di cinismo, ma con l’obiettivo di scavare nel profondo dell’essere umano per scoprire i desideri più intimi. 
I personaggi, sono strutturati molto bene perchè Mimo e Viola sono due personaggi forti, pagina dopo pagina il lettore assisterà alla loro evoluzione. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia con una trama originale ed avvincente, con un finale inaspettato. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano una lettura piena di avvenimenti storici, dalla prima guerra mondiale fino ad arrivare al periodo della liberazione.
Ma la protagonista indiscussa, di questo libro è l’arte, la scultura che si mescola perfettamente alla storia, arrivando al cuore del lettore con una forza inaspettata!!
Lasciatevi travolgere dalla penna di Jean-Baptiste Andre, alla scoperta delle sculture di Michelangelo Vitaliano!!
Buona lettura 📚📚!!

“Il sogno semplice di un amore” di Martina Tozzi

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Titolo: Il sogno semplice di un amore 
Autore: Martina Tozzi 
Casa Editrice: Nua Edizioni 
Data uscita: 25 Ottobre 2024 
Pagine: 400 
Genere: Biografia storica romanzata

Era una mattina fredda di febbraio quella in cui Lizzie voltò il capo e i suoi occhi incontrarono per la prima volta quelli di Gabriel, il pittore. Se lui percepì la puntura della freccia di Cupido, come poi disse in seguito, Lizzie non se ne avvide, e non solo: lei non sentì affatto una scarica di emozione, il fiato corto, il cuore che scoppiava nel petto. 
Era molto curiosa di conoscere il signor Rossetti, che Deverell sembrava tenere in tanta considerazione, ma non ci fu alcuna magia per lei quando il suo sguardo incrociò quello di lui.

“Il sogno semplice di un amore” è una biografia romanzata, ambientata in Inghilterra nel XIX secolo, della pittrice, poetessa e modella Elizabeth “Lizzie” Siddal. Elizabeth Siddal viene soprannominata da tutti “Lizzie”, è una ragazza di vent’anni che lavora come modista in un negozio situato a Leicester Square, per la signora Tozer. E’ figlia di un venditore di coltelli di nome Charles Crooke Siddal, e vive in una casa umile insieme alla sua famiglia, con i suoi genitori, due sorelle e un fratello. 
Lizzie è una ragazza diversa dalle altre, sia come carattere sia come stile, le piaceva lasciare liberi i suoi adorati capelli rossi e non indossava nessun corsetto, allontanandosi dalla moda tradizionale del tempo. 
Nonostante le sue umili origini, Lizzie ha ricevuto una buona educazione e un buon insegnamento, pur senza andare a scuola. Grazie alla lettura, Lizzie si è appassionata al mondo della letteratura, della poesia e dell’arte. Lizzie sognava ad occhi aperti di poter scrivere poesie, di dipingere e vivere della propria arte. Ma Lizzie, era una donna e a quei tempi, le donne dovevano dedicarsi esclusivamente alla casa e a trovare un buon marito. 
Ma un giorno, la sua vita cambia… e i sogni di Lizzie non sembrano così impossibili da realizzare.
Mentre Lizzie, era intenta a confezionare un cappello, un giovane pittore rimane incantato dai suoi folti capelli rossi, perfetti per la protagonista del suo prossimo dipinto. Il giovane pittore si chiama Walter Howell Deverell, che colpito dal viso e dai suoi lunghissimi capelli rossi, la sceglie come modella per raffigurare Viola ne “La dodicesima notte”.
Da questo momento, Lizzie diventa la modella di Deverell, ed entra in contatto con molti giovani pittori. 

E Lizzie-Viola sorrideva e si struggeva, pensava che sarebbe stato bello poter essere lei dalla parte opposta del cavalletto, a decidere per il proprio futuro. Oh, se avesse potuto, proprio come un uomo dipingere il proprio destino! Ma non era così che andava il mondo, e Lizzie-Viola mascherata da paggio si stringeva le mani, tesa in avanti, e si godeva quella libertà per il tempo che le era concesso. 

E si godeva più che poteva la vita fra gli artisti. Se le avessero chiesto di descrivere la felicità, senza esitare Lizzie avrebbe detto: questo. La sua storia aveva preso una svolta così inaspettata che lei stessa stentava ancora a crederci. L’incontro fortuito con Deverell l’aveva portata a conoscere un gruppo di artisti giovani, vitali e pieni di idee innovative. 

Lizzie posa per William Hunt e per Gabriel Dante Rossetti, l’uomo di cui si innamorerà. Lizzie diventa la modella preferita e l’icona della confraternita dei Preraffelliti, una nuova corrente artistica formata da Rossetti, Millais Hunt, con l’obiettivo di riportare l’arte alla sua purezza primitiva. 

<<Ebbene, io e i miei amici Millais e Hunt – e anche altri ragazzi, siamo sette in tutto- facciamo parte… di una confraternita segreta di artisti!>>
<<E quindi, abbiamo deciso di formare un gruppo, con la promessa che noi saremmo stati alla larga dalle pretese dell’arte attuale. Avremmo reinventato l’arte, l’avremmo riportata alla sua purezza primitiva. Abbiamo deciso di chiamarci League of Sincerità, perchè sinceri erano i nostri intenti e sincere sarebbero state le nostre opere, non artefatte, ma il più possibile reali e pure. Avremmo scoperto una nuova verità, lontana dal manifesto accademico. 

Nel 1852 per John Everett Millais, Lizzie diventa Ofelia. Lizzie è sempre stata una brava modella, riusciva a stare immobile nella stessa posizione per ore, dimenticando completamente la realtà e immergendosi completamente nella parte e nell’arte. Per il quadro di Ofelia, Lizzie deve posare vestita, immersa in una vasca da bagno riscaldata con delle candele… ma un giorno, le lampade si rompono e la giovane sviene dal freddo. 
Lizzie viene riportata in fin di vita a casa dal padre, che arrabbiato chiede al pittore un risarcimento. Lizzie riuscirà a sopravvivere, ma ormai la sua salute è compromessa per il resto della sua vita. 
E’ proprio in quest’occasione che Dante Gabriel Rossetti, capisce di non poter più nascondere i suoi sentimenti e si dichiara a Lizzie. Dante Gabriel Rossetti è un pittore di origini italiane, che appartiene a una famiglia benestante. Dante è molto diverso dalla sua famiglia, è considerato un ribelle e un rivoluzionario; infatti, grazie alle sue idee e i suoi quadri, ha rivoluzionato il mondo artistico del tempo. 

Lizzie e Dante condividono l’amore per la letteratura, per la poesia e soprattutto per l’arte. Lizzie diventa la musa personale di Rossetti, imparando da lui tutte le tecniche della pittura. 
E’ proprio Rossetti il primo a credere nel talento artistico e nelle capacità di Lizzie, tanto da mostrare le opere della sua “allieva” a Ruskin, un autorevole critico e sostenitore della confraternita. 
Ruskin rimane affascinato dai quadri di Lizzie e diventa il suo mecenate, acquistando tutte le sue creazioni e sostenendo economicamente tutte le spese necessarie per farla curare. 
Purtroppo, Lizzie soffriva frequentemente di gravi problemi di salute, che la costringevano a recarsi a Parigi e a Nizza per guarire. 
E’ proprio durante le frequenti assenze di Lizzie, che Rossetti conosce altre modelle e diventano le protagoniste dei suoi quadri, intrecciando con alcune di loro una relazione sentimentale, come con Annie Miller, la modella di Hunt. 
Non sarà un periodo facile per Lizzie, si ritroverà a dover superare la perdita del padre, a fare i conti con l’infedeltà dell’uomo che ama e con i suoi problemi di salute. 
A causa dei suoi problemi di salute, Lizzie consuma il laudano, un sedativo derivato dall’oppio e non riesce più a farne a meno. Dopo dieci anni, Rossetti decide di sposare Lizzie, nonostante il parere contrario della famiglia. 
Ma non tutto è roseo come nei semplici sogni d’amore di Lizzie, e il suo futuro è pieno di sfide e demoni da affrontare. 

Se il sogno semplice di un amore fosse vero, allora tesoro, dovremmo essere in paradiso. E questa è solo la terra, mio diletto. 
Dove l’amore vero non è dato.

La scrittrice Martina Tozzi dopo il successo con “Il nido segreto” (Nua edizioni) e “Per la brughiera” (Nua edizioni), pubblica “Il sogno semplice di un amore”, riuscendo a raccontare con naturalezza e semplicità la vita di Elizabeth Siddal. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, poetico, semplice ed emozionante; la scrittrice riesce a dare voce ai personaggi in modo unico, descrivendo i loro sentimenti e caratteri condivisibili da tutti gli esseri umani. 
I libri di Martina Tozzi sono pieni di cultura, di poesia e di arte, pieni di insegnamento e in grado di far emozionare e commuovere il lettore. 
I temi trattati sono l’Inghilterra del XIX secolo, la Confraternita dei Preraffelliti, l’amore, l’amicizia, il tradimento, il matrimonio, la figura della donna, la malattia, la passione per la letteratura e l’arte. 
I personaggi sono strutturati molto bene, con descrizioni accurate dell’aspetto fisico ed emotivo; la scrittrice Martina Tozzi è molto attenta a descrivere minuziosamente ogni dettaglio. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro intenso, emozionante, a chi ama leggere libri storico, pieni di letteratura e di arte… Sono sicura che la penna di Martina vi ruberà il cuore e l’anima!! 
Ringrazio la scrittrice Martina Tozzi per avermi inviato la copia cartacea del suo libro, che mi ha permesso di tuffarmi nell’Inghilterra del XIX e nella vita di Elizabeth Siddal. 
Buona lettura 📚📚!!

“Barbera al museo” di Marzia Verentino

Titolo: Barbera al museo 
Autore: Marzia Verentino
Casa Editrice: Ivvi
Collana: Narrativa
Data uscita: 14 Giugno 2023
Pagine: 166
Genere: Romanzo contemporaneo
Acquista: https://www.ibs.it/barbera-al-museo-libro-marzia-verentino/e/9791280967688

Barbera seguì scodinzolante la sua padrona che finalmente gliene aveva dette quattro a quel disturbatore di Machete. Si accomodò sul letto e dopo due minuti si ritrovò coperta di vestiti che Rebecca cominciò a buttare istericamente fuori dall’armadio. […]
Rebecca cominciava a dare segni di squilibrio e agitazione e Barbera pensò: Tutti matti davvero.

La protagonista del libro si chiama Rebecca Meloni, ha trent’anni e possiede una cagnolina di nome Barbera. Da qualche giorno, sua sorella le ha affidato il gatto Machete, che si diverte a distruggere tutte le piante e la casa di Rebecca. 
Rebecca è la social manager di un prestigioso museo, che espone opere storiche, precedenti alle due guerre mondiali. Insieme a lei, lavora una delle sue più care amiche Lia, che riescono a completarsi a vicenda.
Rebecca e Lia si preparano ad accogliere il nuovo direttore del museo, il signor Lauzi. Il direttore, decide di organizzare una mostra del fotografo Luca Moa. 
Luca Moa è un fotografo molto famoso, non solo per il suo lavoro, ma anche per la sua vita sentimentale movimentata.
Rebecca si ritroverà a collaborare con il fotografo, riuscendo a percepire alla perfezione ogni sua fotografia. 
Rebecca è una ragazza diretta, che vuole andare dritta al punto, sia in amore che in amicizia; ma questa volta non sarà facile confrontarsi con l’affascinante fotografo. 
Dovrà fare i conti con un tradimento e un lutto improvviso, che risveglieranno in lei, alcuni sentimenti del passato… 
Che cosa deciderà Rebecca? 
Godetevi le avventure di Rebecca, insieme alle sue simpatiche amiche e la dolcissima cagnolina Barbera!! 

La scrittrice Marzia Verentino con “Barbera all’improvviso”, racconta come si svolge la normale routine di una ragazza di trent’anni, che si divide fra la carriera lavorativa, l’adorabile cagnolina Barbera e il suo cuore. 
I temi trattati sono l’arte, la fotografia, i tradimenti, l’inganno, l’amore, l’amicizia, il lutto e il rapporto con i cani. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole e divertente, grazie al carattere di alcune amiche di Rebecca, che permettono di far divertire il lettore.
I personaggi sono strutturati bene, in modo da far percepire i sentimenti che provano al lettore. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono un libro spensierato, pieno d’arte e d’amicizia. 
Ringrazio la scrittrice Marzia Verentino, per avermi inviato la copia cartacea del libro che mi ha permesso di sentirmi parte della vita della protagonista. 
Buona lettura 📚📚!!

“La donna che salvò la bellezza. Storia di Fernanda Wittgens” di Sara Rattaro

Titolo: La donna che salvò la bellezza. Storia di Fernanda Wittgens 
Autore: Sara Rattaro
Illustratore: Carla Manea
Editore: Mondadori
Collana: Contemporanea 
Data uscita: 24 Ottobre 2023 
Età di lettura: da 11 anni 
Genere: Romanzo per ragazzi
Acquista: https://www.ibs.it/donna-che-salvo-bellezza-storia-libro-sara-rattaro/e/9788804782575?lgw_code=1122-B9788804782575&gclid=Cj0KCQjwtJKqBhCaARIsAN_yS_l1csF_fut4Gnc-yXxdHRDEjdtNWFtR2RHhPjSWpR22Iv-g8UIMAKwaArqgEALw_wcB

Li avevo guardati tutti i miei quadri, ed ero rimasta lì, in piedi e immobile, finché le prime luci dell’alba non iniziarono a calmarmi. Sapevo che quello era solo l’inizio e che la guerra sarebbe stata lunga ma io non mi sarei arresa. 
Fu in quel momento che decisi che non avrei permesso alla stupidità e alla cattiveria di certi uomini di distruggere tutta la bellezza che quelle meravigliose opere d’arte, come la Cena in Emmaus del Caravaggio o il Cristo alla colonna del Bramante, sapevano esprimere. 

Il libro racconta la storia di Fernanda Wittgens, la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera durante il periodo del nazifascismo.
Oltre alla storia di Fernanda, il lettore incontrerà due protagonisti molto importanti: Rachele e Vittorio. Rachele è una ragazzina ebrea, che con la promulgazione delle Leggi razziali del 1939, è costretta a cambiare tutta la sua vita. Rachele non può più andare a scuola, molti amici si allontanano da lei, perché ebrea e considerata “diversa”. 
Ogni giorno dovrà affrontare la paura, il terrore e la fame, causati dalla guerra.
Un giorno, Rachele incontra un ragazzo di nome Vittorio, che le darà il coraggio e la forza per affrontare la situazione.
Vittorio è un ragazzino di quindici anni, suo padre è un fascista molto violento, che pretende lavori alla Pinacoteca di Brera, insieme a Fernanda Wittgens. Fernanda amava l’arte e la bellezza sin da bambina, grazie a suo papà che ogni domenica la portava al museo. 

La bellezza me l’ha mostrata, per primo, mio padre. Lo faceva ogni domenica quando ci trascinava tutti in un museo. […]
<<La bellezza è il nutrimento dell’anima>> ci disse. 
<<Che cosa vuol dire papà?>> risposi io osservando l’immagine di un uomo sdraiato che sembrava stesse dormendo. […]
Io rimasi lì, immobile a fissare quell’immagine perché non riuscivo a staccarmi. Fu mio fratello a trascinarmi via, altrimenti, mi disse, sarei rimasta lì per sempre.
E in un certo senso è stato così.

Fernanda è riuscita a fare della sua passione, il suo lavoro, diventando la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera. Da vera appassionata della bellezza, decide di salvare dai bombardamenti tutte le opere d’arte conservate nei musei milanesi, grazie all’aiuto di Vittorio. 
Insieme a Vittorio riusciranno a salvare molti quadri, ma anche amici, conoscenti e familiari ebrei, costretti a scappare per salvarsi la vita. 
Fernanda è una donna molto coraggiosa, che non ha paura dei fascisti, ed è pronta a rischiare la propria vita per cercare di salvare la bellezza dei quadri e degli esseri umani. 

Prima di incontrare Fernanda avevo le idee confuse. E’ stata lei a mostrarmi una via possibile. Poteva chiudersi nel castello dorato dei suoi privilegi e invece si annoda i capelli come può e sale su un camion scomodo, solo per tentare di salvare tutta la bellezza di questo mondo, perché ha capito che anche gli esseri umani sono delle opere d’arte! 

La scrittrice Sara Rattaro con “La donna che salvò la bellezza. Storia di Fernanda Wittgens”, racconta la storia di questa donna, che con coraggio, forza e determinazione ha sfidato il nazifascismo per salvare vite umane e opere d’arte. E’ grazie a lei, se oggi possiamo ammirare la bellezza di molti quadri. 
Il lettore imparerà a conoscere la storia di Fernanda, durante un periodo storico molto difficile, che ha evidenziato la cattiveria degli esseri umani. 
I temi trattati sono la guerra, le discriminazioni, la cattiveria, la povertà, il coraggio, la fame, il nazifascismo e le sue leggi disumane e le opere d’arte in tutta la loro bellezza e unicità.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, intenso, appassionante e commuovente; il lettore riuscirà a percepire tutte le difficoltà dei personaggi. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle abilità della scrittrice Sara Rattaro di riuscire a descriverli nei minimi dettagli, ma soprattutto di far entrare in empatia il lettore con ognuno di loro. 
Consiglio questo libro a tutte/i i ragazzi, ma anche agli adulti perché è un romanzo adatto a tutti. Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono conoscere la storia di una donna coraggiosa, ma anche a tutti gli appassionati d’arte e di storia. 
Ringrazio la casa editrice Mondadori, per avermi inviato la copia cartacea del libro, che mi ha permesso di rivivere il periodo del nazifascismo e di ripercorrere la storia di Fernanda. 
Un ringraziamento speciale va alla scrittrice Sara Rattaro, per aver creduto in me e avermi trasmesso la sua passione per la scrittura all’Università. Grazie a questo libro ho rivissuto le ingiustizie e le discriminazioni che hanno subito gli ebrei, ma ho anche imparato che in ogni essere umano è racchiusa la bellezza, proprio come ogni opera d’arte. 
E voi conoscete la storia di Fernanda Wittgens? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!