“Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” di Alice Basso

Titolo: Le ventisette sveglie di Atena Ferraris 
Autore: Alice Basso 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Narratori moderni 
Data uscita: 21 Gennaio 2025 
Pagine: 368 
Genere: Romanzo giallo

Voi direte: chi è che si dimentica di richiamare il proprio scemo ma pur sempre amato fratello per verificare una cosa importante come che sia ancora in vita?
E io risponderò: io. Moi. Et voilà. 

Perchè la mia memoria funziona così. Posso ricordarmi per tutta la vita, dopo averlo letto una volta a vent’anni, che -che ne so- il formaggio Tilsit è considerato svizzero perchè è stato inventato nel tardo Ottocento da immigrati svizzeri seppur nella città di Tilsit all’epoca appartenente alla Prussia Occidentale, e posso anche dimenticarmi di mangiare, o di avere un appuntamento dal dentista, o appunto di controllare che mio fratello sia vivo. 
Vi sembra roba da pazzi, vero? 
Già. 
Benvenuti nella mia vita. 

La protagonista del libro si chiama Atena Ferraris, una ragazza di trent’anni che vive a Torino. Atena è una ragazza che sembra un po’ “sbandata”, si dimentica ogni cosa e organizza la sua vita impostando ventisette sveglie al giorno, salvo quando il fratello gemello Febo, le chiede richiamarlo dopo un’ora e anche in quel caso, la protagonista imposterà una sveglia per ricordarsi di contattarlo. 
In realtà, Atena è neurodivergente, un tema su cui la scrittrice si sofferma molto e che cerca di sensibilizzare il lettore durante la storia. 
La madre di Atena ha sempre cercato di guidare la figlia, di farle capire il mondo, dato che condivideva con la figlia lo stesso problema. Ma un giorno, la madre aveva avuto un incidente mortale sul lavoro, causando in Atena un vuoto enorme. 
Dalla morte della madre, Atena, oltre ad aver perso la figura nevralgica di un genitore, aveva perso la sua guida, il faro che le spiegava il mondo. 
La scrittrice, durante la storia, non si sofferma molto nel raccontare i dettagli della morte della madre della protagonista, avvenuta dieci anni prima e il lettore rimarrà con un tassello mancante della storia. 

<<Non devi sommergere la gente di informazioni, figlia. Alle persone non piace essere travolte di chiacchiere, o di dati da elaborare.>> […] 
<<Come faccio a sapere quando gli altri pensano che sto dicendo troppe cose?>> 
<<Devi guardare in faccia le persone. Ci sono delle cose che fanno, con gli occhi e con gli angoli della bocca, a volte anche con le mani e coi piedi, che significano che le stai annoiando.>> 
<<E non possono semplicemente dirlo?>> 
<<Hanno paura di offendere.>> 
<<Ma, se tanto lo fanno capire lo stesso con gli occhi e con la faccia, non è uguale, anzi, peggio? Perchè così io rischio comunque di capirlo troppo tardi, e loro nel frattempo di annoiarsi tantissimo!>> 
<<Sai, purtroppo la gente non è sempre logica, Atena>>
<<Non sono brava a guardare in faccia le persone, mamma.>> 

 

Atena è una ragazza diversa dalle altre, veste fuori moda, odia le sorprese, con ventisette sveglie impostate al giorno, per ricordarsi di lavorare, di mangiare, di andare a letto e di smettere di pensare, dato che la sua mente è piena di “voci” che la portano a riflettere ogni secondo della sua vita. 

<<Che tu avessi la testa vuota, Febo, non è una novità per nessuno.>> […]
No, io no. Mai successo. La mia di testa, è sempre stata piena strapiena pienissima di roba. Di correnti: una stanza tutta spifferi che soffiano da ogni direzione e creano vortici e tornadi. Di luci sempre accese e lampeggianti come in un megastore a Natale. Di chiacchiericcio incessante. Di voi. In questo momento siete voi le presenze, le voci nella mia testa, per esempio. Il pubblico a cui sto parlando. Io ho sempre un pubblico che mi commenta dall’interno, che mi accompagna, osserva, distrae, ispira, contesta; che mi sconsiglia e consiglia e dibatte con me e talvolta (spesso) mi critica e mi giudica. Un coro greco portatile intracranico. Non è che senta letteralmente le voci, eh: non sono schizofrenica (almeno credo); penso di avere semplicemente un notevolissimo, costante, turbinoso dibattito interiore. E infatti ho bisogno di tutte queste mie sveglie, scansioni e tabelle di marcia per disciplinare e gestire il caos, come campanelle in una scuola elementare. 
Mi spiego? Nah. Probabilmente no. 
A lungo ho pensato che fosse così per tutti, che fosse roba normale, fino a quando non ho iniziato a sospettare che non lo fosse, ma ci torniamo poi. Però per me, sì, è sempre stato così. E pensavo che lo fosse anche per Febo, che però quel giorno là di un paio d’anni fa piangeva sulla mia spalla perchè aveva scoperto il silenzio. 
Il silenzio nella testa: chissà che bello. 

Atena dirige una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca, che la fa sentire al sicuro. 

Mi ha rovinato la partenza della sessione di ricerche per la Wunderkammer, che sarebbe la pagina delle curiosità della <<Gara degli indovini>>. 
(Parentesi: <<La gara degli indovini>> è la mia rivista online, mia proprio, nel senso: la mia attività preferita al mondo. L’ho chiamata così, <<La gara degli indovini>>, perchè oltre a suonare bene è il nome della prima rivista di enigmistica d’Italia, nata proprio in questa città, Torino, nella seconda metà dell’Ottocento. Che a sua volta è la mia epoca preferita -ma ci torno, ci torno dopo, scusate, tendo a divagare, lo so.) 
In pratica: adesso chi si concentra più. Mi ci vuole un’attività sostitutiva più meccanica. Disegnare dei rebus: li ho già inventati, devo solo illustrarli, e quando si tratta di disegnare non faccio fatica a concentrarmi come su quasi tutte le altre cose. Mi sembra una buona idea, quindi mi metto su un caffè. 
Dico quindi perchè la moka è il mio timer per i rebus. Disegnare rebus è una cosa che adoro e che potrei fare per ore, però per la rivista non ha senso che io produca troppi rebus, così per quelli ho sviluppato un tipo speciale di sveglia: quando inizio a disegnare, metto su una moka da due. A fuoco basso, a casa mia, il caffè per salire impiega sette minuti e mezzo, che è proprio il tempo che mi serve per disegnare un rebus. Poi la moka inizia a gorgogliare e io devo per forza alzarmi a spegnere il gas e quella è la fine della sessione. 
Capite, le sveglie potrei sempre ignorarle, la lavatrice che ha finito il ciclo pure […]; il caffè che esonda sul fornello no. 

Ma a scombinare, la tranquillità di Atena sarà proprio il fratello gemello Febo, uno scrittore di romanzi gialli in crisi, che si diverte a sperimentare ogni sport, attività, pericolosa per poi, trascriverlo nei suoi taccuini. 
Questa volta, Febo, si è iscritto a una scuola serale di magia, ed è convinto di aver assistito all’omicidio dell’assistente del mago, una giovane ragazza molto bella, che aveva catturato il suo interesse durante la prima lezione del corso. 
Febo, è convinto che il mago, tra un gioco di prestigio e un’illusione, abbia ammazzato la sua assistente e supplica la sorella, di frequentare insieme a lui, il corso serale di magia per risolvere il mistero. 
Ad Atena non piace sconvolgere la sua routine, non le piace conversare e soprattutto, detesta la confusione, ma ha una capacità fuori dal comune di notare alcuni particolare che le altre persone non riescono a percepire, soprattutto suo fratello Febo. 
Ed è solo per suo fratello, che decide di uscire di casa di sera, per aiutarlo a fare luce sull’accaduto. 
Durante il corso di magia, Atena, conoscerà alcune persone che la porteranno ad “uscire” dal suo equilibrio, evitando di mimetizzarsi tra la gente. 
Ma forse, il corso di magia, si rivelerà fondamentale per Atena, per sbloccarsi definitivamente e mettere in pratica, tutto ciò che la madre le aveva insegnato, perchè essere unici, non significa per forza essere strani. 

<<Febo ha ragione. Perchè non capisco mai niente?>> 
<<Soffiati il naso. Tu capisci tantissime cose. Ci sono cose che capisci meglio degli altri. E’ solo che a volte non coincidono, e hai bisogno di qualcuno che ti faccia da traduttore. Come un dizionario, ecco. A tutti succede di avere bisogno di un dizionario, quando per esempio vanno in un paese straniero.>> 
<<Solo che non sono in un paese straniero, mamma. Ero al parco qua fuori con i nostri compagni di scuola.>> 
<<Le cose si imparano e si aggiustano. Devi solo avere pazienza fino alla prossima occasione.

E’ così che Febo racconta a due ragazzi del corso di magia, ovvero Gemma e Jacopo, i suoi sospetti e formano un gruppo segreto per ritrovare l’assistente del mago. 
Per risolvere il caso, Atena, dovrà abbattere ogni armatura, che aveva eretto per non lasciarsi coinvolgere da qualsiasi sentimento, compreso l’amicizia e l’amore. 
E forse, per la prima volta, Atena capirà il significato della parola “amore”. 
Atena e il simpatico gruppetto, riusciranno a ritrovare l’assistente del mago? 
Che cosa le è accaduto? 
Il mago ha davvero commesso un omicidio? 

So cos’avrebbe detto mamma. Regole: ci vogliono, non c’è niente da fare. Chiare ed efficaci. Da stabilire con gli altri e in primis con noi stessi. Non bisogna vergognarsi di avere bisogno di regole: è così che il mondo va avanti senza esplodere. E’ così che il caos primordiale diventa cosmo. Così decido che è il momento di reinserire delle regole nella mia vita, e di fare ordine almeno dove posso. Limitare i danni. 
<<Jacopo, io apprezzo, davvero, che tu sia convinto che io sia -com’è che dici?- la persona meno noiosa di tua conoscenza, ma la verità è che io, semplicemente, ho qualcosa che non va. Non so neanch’io cosa e non lo dico per sembrare misteriosa e affascinante, in me non credo proprio che ci sia un tubo. Io semplicemente so di non essere come le altre persone. L’ho sempre saputo, ma per un pezzo almeno ho avuto mia madre che mi insegnava come sembrare il più possibile, uh, normale, e ho creduto di poterci riuscire. Meglio per certe cose, peggio per altre, ma tutto sommato di potercela fare. Col manuale d’istruzioni, come piaceva a lei a me.>> 
Mi fermo perchè non sono più sicuro di come andare avanti. O meglio, lo so ma non mi va che non ci siano scappatoie. 
<<Mia madre era un’ingegnera. Era rigorosa, scientifica, ordinata, pratica. Ed era… boh. Come me. Non so che altra definizione esista. Sapeva tutto quello che avevo bisogno di sentirmi insegnare. Lei c’era passata prima e faceva il possibile per mostrarmi la strada. E’ grazie a lei se ho avuto degli amici, un’infanzia e un’adolescenza tutto sommato felici, se mi sono diplomata e laureata. Grazie a lei e a mio padre, che a suo modo è stato il suo perfetto complemento: mio padre è un vero hippie, uno che non ha mai giudicato nessuno, per cui nessuno è strano e la parola “normalità” non ha senso, anzi, se ce l’ha è brutto e noioso. Io e Febo siamo stati fortunati, ad avere una mamma e un papà come loro. Ma con me è stata soprattutto la mamma a fare il grosso.>> 
Pausa. Dai, Atena, hai fatto trenta, fai trentuno, 
<<Poi dieci anni fa è morta. A seguito di un’incidente sul lavoro. […] Proprio lei, che viveva di leggi e di regole, che era attentissima in ogni campo, a cosa fare e cosa non fare, che non si concedeva mai l’impulsività, la perdita di controllo. Hanno detto che era stata colpa sua. Che era in un posto in cui non doveva essere, che aveva infranto delle regole. Io non sono mai riuscita a crederci: è un’incongruenza folle, un buco nel cosmo, mi uccide da allora e cerco di non pensarci mai. […] 
Il fatto è che da allora, da quando è mancata lei, io ho perso il faro. Non ho più nessuno che mi spieghi le cose, che legga il mondo per me, nessuno che mi chiarisca quel che mi succede, che mi faccia da interprete. E lo so, dentro di me lo so che non può essere la norma. Voglio dire, tutti -o quasi- perdono un genitore prima o poi, un riferimento, una guida, ecc… Però io lo vedo che per gli altri non è come me. Io non ho perso solo una mamma: ho perso il filtro che riusciva a mettermi in contatto con il resto del mondo.>>
Prendo fiato. Tutto questo per arrivare a dire che. <<Pietro ha ragione quando dice che se una persona è incasinata non dovrebbe pesare su un’altra persona che è incasinata anche lei. Io non voglio che nessuno si senta costretto a prendere il posto di mia madre. A diventare il mio interprete, anzi, peggio: il mio babysitter. Quindi non posso fare finta di non essere lusingata del tuo interesse verso di me, Jacopo. Mentirei se ti dicessi che mi dà fastidio, o anche solo che mi sia indifferente.>>

L’autrice  da mezzo milione di copie vendute, Alice Basso, dopo aver fatto sognare i suoi lettori con le avventure di Vania Sara e Anita Bo, torna in libreria con una nuova protagonista: Atena Ferraris. 
Con “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, la scrittrice racconta le fragilità delle persone, ma anche la forza che custodiamo segretamente dentro di noi. 
I temi trattati sono le abitudini, l’enigmistica, la morte, i rapporti tra genitori e fratelli, le fragilità, la diversità, l’amore e l’amicizia. 
Lo stile di scrittura è abbastanza scorrevole, a tratti macchinoso, costituito da frasi brevi, spezzate, con capitoli dedicati ai dialoghi tra la protagonista e la madre, con cui cercava di farle conoscere il mondo e le sue fragilità. 
I protagonisti sono strutturati nel complesso bene, anche se a mio avviso, manca qualcosa che faccia avvicinare ogni lettore ai personaggi, da identificarsi in Atena, Febo ecc…
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia basata sulle fragilità, sulle diversità che contraddistinguono Atena e che portano il lettore a riflettere su alcune parole come “diversità”, “normale” e “strano”. 
Rispetto ai libri precedenti, il lettore troverà una protagonista e una storia completamente diversa, in cui il tema del giallo risulta forzato e poco dinamico. 
Personalmente, ho apprezzato l’intento della scrittrice di voler dare “giustizia” a chi soffre di disturbi mentali, ma purtroppo non è riuscita a far entrare Atena e gli altri personaggi all’interno del mio cuore, mi auguro che nel successivo libro riesca a svilupparla meglio dal punto di vista descrittivo ed umano. 
Buona lettura 📚📚!!