“Single con criceto” di Milena Michiko Flašar

Titolo: Single con criceto
Autore: Milena Michiko Flašar
Traduttore: Monica Peretti
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Fluo
Data uscita: 11 Febbraio 2025
Genere: Romanzo contemporaneo
Pagine: 272

Ma Punsuke era la persona più importante per me. D’accordo forse persona non era il termine corretto. Lo avevo semplicemente dotato di caratteristiche umane, e poiché lui sembrava non avere niente in contrario, lo trattavo come un mio pari.
Il motivo che mi aveva spinta ad acquistarlo era indicativo di per sé. Non volevo ammetterlo, ma negli ultimi tempi una parte di me aveva sopportato a fatica la continua solitudine. Essere padrona di me stessa era una cosa. Ben diverso, invece, era la paura di dimenticare qualcosa di basilare se non avessi avuto al mio fianco almeno un animale domestico. Esserci per qualcuno. Occuparmi di lui. L’innegabile evidenza, ossia che le noci e i semi che gli porgevo sparivano nelle sua guance, in un certo senso mi dimostrava che ero viva anch’io. […]
Le sue vibrisse mi facevano il solletico. E ciò che avevo tralasciato di fare per tutta la giornata, ridere di cuore, sgorgava da sé.

“Single con criceto” è uno di quei libri, tra gli scaffali della libreria che attira l’attenzione di centinaia di lettori per il titolo accattivante e una copertina ben curata. Ma questo libro è molto di più, affronta temi molto importanti e delicati, in particolare la solitudine, quella viscerale, che ti fa sentire esclusa da tutti, in un mondo che continua ad andare avanti, senza curarsi delle persone.
La protagonista del libro si chiama Takada Suzu, è una ragazza di venticinque anni del segno dello scorpione, è single e sta bene da sola, con il suo criceto Punsuke.
Suzu ha mollato l’università, dopo aver frequentato solo un semestre, e prova un senso di colpa nei confronti della sua famiglia, che continuano a non capire le sue scelte.
Suzu abita in un minuscolo appartamento, situato in un quartiere anonimo di una metropoli giapponese, e riesce a mantenersi grazie al suo lavoro di aiuto cameriera in un famiresu.

I miei passi risuonavano nelle strade che si stavano svuotando. Il quartiere in cui abitavo era relativamente tranquillo. Ci vivevano soprattutto pendolari, che dopo il lavoro tornavano nei loro cubicoli. Si trascinavano stanchi e curvi, e tranne la proverbiale eccezione, il musicista con la chitarra sulle spalle che si esibiva nei locali o la hostess in tiro che a quell’ora si avviava verso il suo bar, tutti quelli che incrociavo sembravano amalgamati in una massa grigia. Gli edifici piuttosto bassi, in parte malandati, esercitavano una pressione aggiuntiva. Come schiacciata sotto un peso diffuso, la massa strisciava verso casa. In ogni modo la festa era altrove […] inutile guardarsi intorno in cerca di divertimenti. […]
Non era esattamente il posto adatto a chi aveva poco più di vent’anni e tutta la vita davanti, ma la vita era anche una questione di soldi.
A portarmi lì era stato l’affitto conveniente.

Il suo motto è “Vivi e lascia vivere”, ereditato dal suo insegnante di ginnastica e su cui si fonda la sua vita. Suzu non ama la socialità, nemmeno a lavoro, si limita a porre poche domande (quelle essenziali).

Vivi e lascia vivere era il mio motto. L’intimità era troppo per me. Raramente confidavo qualcosa che mi toccava da vicino o ero curiosa dei segreti altrui. Non mi interessava saperli. Il rapporto ideale -non importava con chi- a mio parere era quello in cui non di si aspettava troppo l’uno dall’altro. Due parole di tanto in tanto, sul freddo. E su come si sentiva già l’odore della neve, anche se non era ancora caduta. Di più non mi veniva in mente. Appena il discorso scivolava sul personale mi si stringeva la gola. Un tono confidenziale mi provocava la tachicardia. Mi piacevano le cose semplici e senza impegno.

Ultimamente, alla sera Suzu, controllava il sito di incontri, dove si era iscritta qualche anno fa per combattere la solitudine, prima di adottare quel grazioso criceto, che la faceva sentire “viva” e dava un senso alla sua esistenza. E’ così che Suzu, risponderà al messaggio di un certo “Kotaro”, con cui inizierà una breve frequentazione, che terminerà nel peggior dei modi, ovvero con il “ghosting”, un fenomeno sempre più diffuso non solo tra i giovani, in cui si interrompe all’improvviso ogni forma di comunicazione.

Mi venne in mente il termine “ghosting”. A quanto pareva erano in aumento i casi in cui una persona spariva senza preavviso, mollando il partner dalla sera alla mattina. Dopo la totale interruzione dei rapporti, chi veniva “ghostato” si ritrovava a fare i conti con un fantasma, con l’ologramma di qualcuno che svanendo nel nulla, si sottraeva a ogni forma di contatto.

A causa della delusione sentimentale, Suzu si isolerà ancora di più, non recandosi nemmeno al lavoro per una settimana, senza avvisare il datore di lavoro. Al suo rientro, Suzu perderà il posto, a causa della sua incapacità di comunicare e di empatia.
E’ così che Suzu, si ritrova ad inviare curriculum e viene assunta dall’impresa di pulizie del signor Sakai. Ma il signor Sakai, ha un’impresa di pulizie specializzata in casi di kodukusha, ovvero persone sole che muoiono nelle loro case, dove rimangono per giorni.

“Voi siete giovani,” disse il signor Sakai dopo aver versato in parti uguali nei nostri bicchieri il whisky rimasto. “Alla vostra età, se mi avessero parlato della morte sarei fuggito a gambe levate. Cosa vi trattiene su queste sedie?”
Grazie al cielo fu il tizio a rispondere per primo, “La solitudine,” esordì, “è una malattia estremamente diffusa […] il fenomeno del kodukushi è una diretta conseguenza di questa disgregazione. Pertanto, non riguarda solo il singolo individuo. Riguarda tutti noi,” concluse”. […]
“Avete espresso esattamente il mio pensiero. Con circa trenta mila casi di kodukushi all’anno, tendenza in aumento, non è più possibile sottovalutare il problema.
E’ qualcosa che tocca l’intera società, e che tra l’altro abita alla porta accanto.
Conoscete i vostri vicini?”
Deglutimmo distintamente. La domanda era arrivata troppo a bruciapelo.
Il signor Sakai rise:” A giudicare dalla vostra reazione, non li conoscete. Ma vi pregherei di una cortesia personale: cercate di conoscerli. Non dovete essere invadenti, basta che ogni tanto gli chiediate come stanno. Sarebbe già molto per la soluzione del problema.

E’ così che Suzu, scopre che i casi di kodukushi, sono in continuo aumento, soprattutto nelle città globalizzate, in un sistema che fa allontanare le persone le une dalle altre, condannandole alla solitudine.
Il signor Sakai insegnerà a Suzu, non solo il nuovo lavoro, ma la farà riflettere sulla solitudine, sul significato della vita.
E solo allora, Suzu, inizierà a vivere di più, a comunicare con i suoi colleghi e ad affezionarsi ai suoi vicini di casa anziani.
Perchè ognuno di noi ha bisogno di sentirsi importante per qualcuno, anche se quel qualcuno è un animale domestico, come un criceto.

Siamo una società di immaturi. Una miriade di regole stabilisce la condotta che dobbiamo tenere, e le regole, gentili solleciti, se volete, mirano a farci attraversare la vita in maniera il più possibile indenne. Che naturalmente è una cosa positiva. Cerchiamo di pensare agli altri, sul serio. C’è bisogno di dirlo? L’appello ad avere riguardo per il prossimo non è piuttosto il triste canto del cigno della nostra cosiddetta, umanità? “Siete pregati di comportarvi da cittadini civili!”
Non significa forse che non lo siamo?
Tutte fesserie ipocrite! Chi si preoccupa degli altri? La verità è che ognuno pensa soltanto al proprio tornaconto, e chi non riesce a piazzarsi in pole position ha persona la gara prima ancora che sia iniziata. Ricordatevi queste parole, […] se andiamo avanti così, presto ci ritroveremo dove siamo già stati.
Troppe norme portano alla cieca obbedienza.
E di cosa è capace chi obbedisce ciecamente, ce lo ha insegnato il secolo scorso.

La scrittrice Milena Michiko Flašar dopo aver pubblicato “Il signor Cravatta” ( Einaudi, 2014), torna in libreria con “Single con criceto”, vincitore dell’Evangelischen Buchpreis nel 2024 e finalista dell’Osterreichischer Buchpreis nel 2023.
I temi trattati sono l’amore, il sistema, i siti di incontro, i rapporti famigliari, l’università, il ghosting, la socializzazione, la morte e la solitudine, sempre più presente al giorno d’oggi, dove paradossalmente siamo sempre online tra social network e siti d’incontro, ma in realtà, siamo sempre soli a casa sul divano, in compagnia dei nostri pensieri e di un animale domestico, come la protagonista Suzu.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, riflessivo e a tratti ironico, che rende la storia diversa dalle altre.
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di delinearli dal punto di vista fisico e psicologico.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia particolare, incentrata sulla solitudine e sulle relazioni, sono sicura che vi affezionerete a Suzu e al suo dolcissimo criceto!!
Buona lettura 📖!!

“Tutti gli indirizzi perduti” di Laura Imai Messina

Titolo: Tutti gli indirizzi perduti 
Autore: Laura Imai Messina 
Casa Editrice: Giulio Einaudi Editore
Collana: Supercoralli
Data uscita: 29 Ottobre 2024 
Pagine: 240 
Genere: Romanzo contemporaneo

-Finchè ci sarà qualcuno a scrivere le lettere, vorrei che ci fosse qualcuno qui a riceverle. Vede, dottoressa Katō, le persone hanno bisogno di scrivere. Ho capito che, per alcune di loro, farlo coincide con sopravvivere. […] 
In questi anni, -riprese il direttore,- mi sono imbattuto in tante storie e ho compreso l’importanza del gesto: ci sono persone che vivono meglio quando scrivono all’amante perduto, al padre defunto, al figlio malato oppure a se stesse, nel presente o nel passato. E’ stata un’epifania scoprire quanti io ci sono, uno per ogni anno che viviamo, uno per ogni esperienza che facciamo, e come, sommati insieme, facciano quelli che siamo. Se non avessi letto anziani rivolgersi all’io della prima elementare, oppure giovani donne che scrivevano alle loro versioni future, immaginando il giorno in cui sarebbero diventate mamme… ecco, non ci avrei mai fatto caso. […]
I bambini scrivono ai giocattoli che hanno smarrito, ai compagni con cui per qualche motivo hanno litigato, si rivolgono spesso agli animali di casa, quando, da un giorno all’altro, scompaiono; pongono a sé stessi delle domande enormi e apprendono così la morte. […]
I bambini vivono poeticamente il mondo.

Avete mai pensato dove finiscono tutte le lettere che contengono un indirizzo errato, cancellato o talvolta quelle senza francobollo o indirizzo?
Se vi siete fatti, queste domande, è il momento giusto per conoscere Awashima, una piccola isola del Giappone, in cui si trova un ufficio postale per le emozioni, dove sono custodite lettere destinate a defunti, ad amori mai nati, ma anche di adolescenti vittime di bullismo.
La protagonista del libro si chiama Katō Risa, è una ragazza di ventotto anni, che decide di andare sull’isola di Awashima per svolgere un progetto di ricerca connesso al Dipartimento di Storia e Letteratura dell’Università. 
Risa arriva ad Awashima, in una mattina di primavera dall’aria frizzanti, ed è curiosa di visitare l’ufficio postale alla deriva (questo è il suo nome). Nell’ufficio postale alla deriva sono contenute centinaia, migliaia di lettere molto emozionanti. C’è chi ha scritto al marito che non c’è più, chi al proprio cuscino, chi chiede perdono a una lucertola, a cui da bambino ha rubato la coda, chi si rivolge alla vecchia vicina di casa che gli leggeva libri quando era piccolo, chi manda cartoline alla madre che diventerà, augurandosi di saper trasmettere l’allegria. Il compito di Risa, sarà quello di catalogare tutte le lettere arrivate in dieci anni all’ufficio postale alla deriva. 
Risa ha ereditato dal padre, la passione per il suo lavoro, che ha lavorato tutta la vita come postino. Sin da bambina, Risa osservava il padre portare a casa, una busta piena di lettere, lettere che non era possibile consegnare al destinatario per vari motivi (aveva cambiato abitazione, il codice di avviamento postale era cambiato…), o l’indirizzo si era cancellato ed era quindi illeggibile, oppure non era presente.  
Il padre le aveva spiegato quando era bambina, che le persone scrivono a defunti, a un amore mai nato, anche a sé stessi per stare meglio. Vi erano anche delle lettere in cui era assente il francobollo, e il papà di Risa lo acquistava e lo applicava sulla busta, in modo da far arrivare la lettera al destinatario. 
E’ proprio grazie a suo padre, che Risa ha imparato la dedizione e la tenacia con cui ci si può prendere cura delle cose e delle persone. 

-Ma queste lettere sono diverse. L’indirizzo non esiste più.
-Non esiste più?
-No, non c’è. Oppure, se anche era scritto, ormai non lo si riesce più a leggere. Come questo, guarda. 
Le mostrò una busta di cartoncino scuro su cui erano sparse macchie irregolari. Pareva che qualcosa (dell’acqua?) fosse precipitato nel mezzo e avesse spinto l’inchiostro ai bordi.
-Sono lettere in cui è illeggibile sia l’indirizzo del mittente che del destinatario, oppure non è stato proprio scritto.
-Se lo sono dimenticato?
-Forse…o lo hanno intenzionalmente omesso.
-E allora a chi scrivono?
-A qualcuno che c’è… ma di cui non sanno l’indirizzo.
Risa strabuzzò gli occhi:-Qualcuno che c’è? 
-Si, per loro c’è. Sentono forte il bisogno di comunicare con quella persona, così forte che scrivono anche se non hanno più un indirizzo. […]
-E tu che fai allora?
-A volte si può risalire alla persona e cercare l’indirizzo giusto. In quel caso, si riesce a recapitare la busta. Però, quando è più leggibile neppure il nome o il codice di avviamento postale, lì c’è poco da fare. Ah, succede anche che alcuni si dimentichino di incollare il francobollo. 
-Che succede se lo dimenticano?
-In realtà, anche a quello si può rimediare. 
-Li metti tu, vero?
Il padre annuì, affrettandosi ad aggiungere-Ma li pago, non li rubo. Metto sempre i soldi in cassa. 
-Vedi,-riprese l’uomo, porgendo un’altra busta alla figlia,-il problema più grande è quando il destinatario non è scritto, come qui. In questo caso, la lettera proprio non parte.
-Non saprebbe dove andare.
-Esatto, non saprebbe dove andare. […]
-E le lettere allora? Cosa si fa? 
-Nulla, si raccolgono, si aspetta che venga qualcuno a reclamarle e, se nessuno si fa avanti, si smaltiscono. 
-Si smaltiscono? 
-Significa che si distruggono.
-Che brutto! 
-Sì, è molto brutto. E’ per questo che papà le tiene da parte, -mormorò l’uomo sfregando tra i polpastrelli la carta. -Alcune sono molto preziose […]
Ci sono dentro cose ancora più importanti dei soldi. Cose che la gente normalmente non riesce a dire a voce e allora le scrive.

Sua madre invece, era una donna che aveva sofferto e quando Risa aveva nove anni, la sua testa aveva preso una direzione diversa. La madre le diceva parole magiche per evocare le creature del bosco e il cui sguardo offuscato si accendeva all’improvviso su ciò che agli altri restava invisibile. Sua madre le aveva insegnato a guardare attentamente la natura, a provare curiosità verso tutto ciò che non si conosce perchè “è dall’incontro con gli sconosciuti che può nascere lo straordinario.”
Ma in realtà, Risa si trova ad Awashima per altri motivi personali, che non ha rivelato né al padre né agli abitanti dell’isola, l’unica persona a cui lo ha rivelato è la sua amica Sayaka. 
Per anni, Risa ha conservato un segreto: leggere le lettere che sua madre le ha scritto per anni. 
E’ così che cerca tra le migliaia di lettere, lettere piene d’amore, rimpianto, riconoscenza, biasimo e gioia. 
Chissà, se tra queste lettere, riuscirà a trovare quelle indirizzate a lei da parte di sua madre?

-Per principio io non credo nella parola <<fallimento>>, è un’espressione che non tiene conto di tutto il tempo che viene prima e di tutto il tempo che verrà dopo,- rispose rapida Risa. -Tuttavia le vite sono sempre riassunte in pochissimo e sì, probabilmente è ingiusto. Ma è solo così che ci si racconta. Non puoi dare i dettagli completi di una storia a una persona e aspettarti che quella ti ascolti e soprattutto che ti capisca. 

La scrittrice Laura Imai Messina dopo il grande successo nel 2020 di “Quel che affidiamo al vento” (Piemme), un vero e proprio caso editoriale, tradotto in oltre venti lingue, ha pubblicato altri libri come “L’isola dei battiti del cuore” (Piemme, 2022), “Tokyo tutto l’anno. Viaggio sentimentale nella grande metropoli.” (Einaudi, 2021/20222), “Le vite nascoste dei colori” (Einaudi, 2021/2022) e “Il Giappone a colori” (2023/2024). 
La scrittrice Laura Imai Messina torna in libreria con “Tutti gli indirizzi perduti”, utilizzando il suo stile poetico, profondo ed intenso per portare il lettore ad Awashima, una piccola isola nel mare interno di Seto, che ha una forma di un’elica e non più di centocinquanta abitanti. Awashima è un luogo magico e prezioso, dove ogni lettera è piena di pathos e sentimenti. 
Ogni lettera, racconta una storia che porterà il lettore a fare un vero e proprio viaggio, talvolta un viaggio introspettivo verso i nostri pensieri più intimi. 
I temi trattati sono i rapporti umani, imparare ad accettare e a lasciare andare, la fragilità dell’animo umano, talvolta confusa come se fosse una malattia, le lettere, la scrittura, gli sconosciuti, la natura, la poesia e l’amore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, delicato, poetico, profondo ed intenso, pieno di pensieri meravigliosi che racchiudono il significato della vita e delle relazioni umane. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia con ognuno di loro. Mi è piaciuto molto il padre di Risa, un uomo dedito al suo lavoro, che crede fermamente che si possono salvare le persone e le cose, ed è ciò che fa lui, salvando le lettere dalla macerazione, portandole direttamente a casa. Questo passaggio, questo “atto”, del padre di Risa è molto importante, perché si capisce il valore e l’importanza di scrivere, di scrivere per sé stessi, per stare meglio e la scrittura assume un valore quasi sacro. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro in cui la scrittura, prende il sopravvento e mostra al lettore l’importanza e il valore, di scrivere una lettera, che è ben diverso da un’email. Una lettera, possiede parole scelte con cura, nei minimi particolari, richiede tempo per scriverla, ma anche per inviarla e aspettarla.
In un mondo in cui la tecnologia ha praticamente cancellato le lettere, questo libro ci fa tornare indietro nel tempo, in un mondo in cui le relazioni umane avevano più importanza di tutto il resto.
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano emozionarsi, a chi desidera esplorare ogni sfaccettatura dell’animo umano.
Vi piacerebbe visitare Awashima?
Vi piacerebbe visitare l’Ufficio postale alla deriva? 
Fatemelo sapere nei commenti, 
Buona lettura 📚!!

“Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi

Titolo: Finchè il caffè è caldo 
Autore: Toshikazu Kawaguchi 
Traduttore: Claudia Marseguerra 
Casa Editrice: Garzanti 
Collana: Edizioni speciali 
Data uscita: 1 Novembre 2024 
Pagine: 192 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Il caffè aveva acquisito una certa fama, con lunghe code ogni giorno, grazie alla storia dei viaggi nel tempo. Ma per colpa delle rigide regole da seguire non si riusciva mai a trovare nessuno che fosse davvero tornato nel passato. 
La prima regola era: Una volta tornato nel passato, potrai incontrare solo le persone che sono state nel locale. […]
Un’altra regola era: Una volta tornato nel passato, non puoi fare niente per cambiare il presente. 

In Giappone c’è una caffetteria speciale, aperta da più di cento anni, che secondo una leggenda, permette a chi lo desidera, di tornare indietro nel passato. Ma non è così facile tornare nel passato, perchè ci sono alcune regole da seguire e da rispettare. 


Ecco le cinque regole da seguire: 
1) Sei in una caffetteria speciale. 
C’è un unico tavolino e aspetta solo te. 
2) Siediti e attendi che il caffè ti venga servito. 
3) Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4) Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5) Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

E’ così che il lettore incontrerà Fumiko, Kōtake, Hirai e Kei, che per alcuni motivi desiderano tornare indietro nel passato.
Fumiko è entrata per caso nella “caffetteria speciale”, insieme al suo ragazzo Gorō Katada. Gorō è un ragazzo molto intelligente, un’ingegnere dei sistemi e aveva conosciuto Fumiko, grazie a un cliente. Ed è proprio nella caffetteria speciale, che Gorō lascia Fumiko per trasferirsi in America per motivi di lavoro. Fumiko non riesce a reagire, si ritrova ad accettare la decisione di Gorō, senza nemmeno esprimere i suoi sentimenti. Fumiko prima di conoscere Gorō, non si era mai innamorata, aveva sempre dedicato tutto il suo tempo per il lavoro… finché non è entrato Gorō a sconvolgere tutti i suoi equilibri. Per questo motivo, Fumiko vuole tornare nel passato per aprire il suo cuore a Gorō, anche se è consapevole che il presente non cambierà. 
Fumiko si siederà nella sedia speciale, con davanti una bella tazza di caffè che gli permetterà di rivedere Gorō. Ma dovrà stare attenta a rispettare l’ultima regola, la più importante: bere il caffè finché è caldo, per non incorrere in una spiacevole conseguenza. 
Nel secondo capitolo, il lettore conoscerà la storia di Kōtake, un’infermiera sposata da anni con Fusagi, affetto da Alzheimer, che a causa della sua malattia dimentica tutto, anche sua moglie. 
Kōtake è un’infermiera e fin da subito aveva riconosciuto i sintomi della malattia, e si è ritrovata a lavorare anche a casa, dimenticando i suoi sentimenti. 
Kōtake desidera tornare nel passato, per leggere una lettera che Fusagi aveva scritto all’inizio della sua malattia. Non sarà facile per Kotake accettare la realtà… chissà che cosa c’è scritto in quella lettera? 

Nel terzo capitolo, il lettore conoscerà la storia di due sorelle: Hirai e Kumi. Hirai ha sempre avuto un carattere estroverso, e si era allontanata completamente dalla sua famiglia per non dover gestire il locale di famiglia, seguendo la tradizione. Hirai aveva aperto un suo pub, proprio di fronte alla caffetteria speciale, dove si recava ogni giorno per consumare il caffè. 
Kumi si è ritrovata a gestire da sola il locale di famiglia, cercando di avvicinarsi alla sorella maggiore per riportarla a casa. Hirai ha sempre evitato di incontrarla, anche quel giorno che Kumi, si era presentata in caffetteria e lei si era nascosta dietro al bancone. 
Ma il destino gioca brutti scherzi e Hirai si sentirà in colpa per non aver colto l’occasione, per non aver parlato con sua sorella. Hirai vuole rivedere a ogni costo sua sorella, ed è così che si ritroverà a sorseggiare un buon caffè caldo per tornare nel passato. 
L’ultimo capitolo racconta la storia di Kei, la moglie di Nagare, il proprietario della caffetteria speciale, che desidera a tutti i costi essere una buona madre. Per questo motivo Kei, decide di voler conoscere il futuro. Che cosa scoprirà? 

Ognuna di loro, Fumiko, Kōtake, Hirai e Kei, ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutte scoprono che il passato non è importante, perchè non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. 
La vita, come il caffè va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo. 

Tuo padre non è andato in quella scatola perchè lo voleva. C’era una ragione. Doveva andarci. Se tuo padre ci potesse vedere dalla sua scatola e ti vedesse piangere ogni giorno, cosa credi che penserebbe? Secondo me diventerebbe triste. Tu lo sai quanto ti amava, vero?
Non credi che sarebbe doloroso per lui vedere lo sguardo infelice di una persona che amava? 
Allora che ne dici di sorridere ogni giorno, in modo che anche tuo padre possa sorridere dalla sua scatola? 
I nostri sorrisi gli permettono di sorridere. La nostra felicità permette a tuo padre di essere felice nella sua scatola.

Lo scrittore Toshikazu Kawaguchi esordisce con “Finché il caffè è caldo”, il romanzo più venduto negli ultimi quattro anni con oltre un milione di copie vendute in Italia.
Il lettore si ritroverà a sentire l’odore del caffè nella caffetteria speciale, piena di fascino e mistero, dove è possibile rivivere le occasioni perdute. 
I temi trattati sono l’amore, i sentimenti, la malattia, i ricordi, le seconde possibilità, il destino, il rapporto fra genitori e sorelle, la morte, le tradizioni, le occasioni perdute e il saper cogliere il presente senza timore. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, delicato, riflessivo, profondo ed emozionante; ogni storia è raccontata molto bene e mette in luce le fragilità e i sentimenti dell’animo umano. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dallo scrittore, che permettono al lettore di entrare in empatia con ogni personaggio. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano iniziare il nuovo anno con il sorriso, a chi desidera una lettura piacevole e rilassante in grado di farti riflettere sulle occasioni perdute, sul significato della vita passata, presente e futura. 
Lasciatevi coccolare dallo stile di Toshikazu Kawaguchi e vi ritroverete nella caffetteria speciale a gustare un buon caffè e a riflettere sulla vostra vita. 
I libri in mansarda augura a tutte/i voi un buon anno, 
buona lettura 📚📚!!