
Titolo: Single con criceto
Autore: Milena Michiko Flašar
Traduttore: Monica Peretti
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Fluo
Data uscita: 11 Febbraio 2025
Genere: Romanzo contemporaneo
Pagine: 272
Ma Punsuke era la persona più importante per me. D’accordo forse persona non era il termine corretto. Lo avevo semplicemente dotato di caratteristiche umane, e poiché lui sembrava non avere niente in contrario, lo trattavo come un mio pari.
Il motivo che mi aveva spinta ad acquistarlo era indicativo di per sé. Non volevo ammetterlo, ma negli ultimi tempi una parte di me aveva sopportato a fatica la continua solitudine. Essere padrona di me stessa era una cosa. Ben diverso, invece, era la paura di dimenticare qualcosa di basilare se non avessi avuto al mio fianco almeno un animale domestico. Esserci per qualcuno. Occuparmi di lui. L’innegabile evidenza, ossia che le noci e i semi che gli porgevo sparivano nelle sua guance, in un certo senso mi dimostrava che ero viva anch’io. […]
Le sue vibrisse mi facevano il solletico. E ciò che avevo tralasciato di fare per tutta la giornata, ridere di cuore, sgorgava da sé.
“Single con criceto” è uno di quei libri, tra gli scaffali della libreria che attira l’attenzione di centinaia di lettori per il titolo accattivante e una copertina ben curata. Ma questo libro è molto di più, affronta temi molto importanti e delicati, in particolare la solitudine, quella viscerale, che ti fa sentire esclusa da tutti, in un mondo che continua ad andare avanti, senza curarsi delle persone.
La protagonista del libro si chiama Takada Suzu, è una ragazza di venticinque anni del segno dello scorpione, è single e sta bene da sola, con il suo criceto Punsuke.
Suzu ha mollato l’università, dopo aver frequentato solo un semestre, e prova un senso di colpa nei confronti della sua famiglia, che continuano a non capire le sue scelte.
Suzu abita in un minuscolo appartamento, situato in un quartiere anonimo di una metropoli giapponese, e riesce a mantenersi grazie al suo lavoro di aiuto cameriera in un famiresu.
I miei passi risuonavano nelle strade che si stavano svuotando. Il quartiere in cui abitavo era relativamente tranquillo. Ci vivevano soprattutto pendolari, che dopo il lavoro tornavano nei loro cubicoli. Si trascinavano stanchi e curvi, e tranne la proverbiale eccezione, il musicista con la chitarra sulle spalle che si esibiva nei locali o la hostess in tiro che a quell’ora si avviava verso il suo bar, tutti quelli che incrociavo sembravano amalgamati in una massa grigia. Gli edifici piuttosto bassi, in parte malandati, esercitavano una pressione aggiuntiva. Come schiacciata sotto un peso diffuso, la massa strisciava verso casa. In ogni modo la festa era altrove […] inutile guardarsi intorno in cerca di divertimenti. […]
Non era esattamente il posto adatto a chi aveva poco più di vent’anni e tutta la vita davanti, ma la vita era anche una questione di soldi.
A portarmi lì era stato l’affitto conveniente.
Il suo motto è “Vivi e lascia vivere”, ereditato dal suo insegnante di ginnastica e su cui si fonda la sua vita. Suzu non ama la socialità, nemmeno a lavoro, si limita a porre poche domande (quelle essenziali).
Vivi e lascia vivere era il mio motto. L’intimità era troppo per me. Raramente confidavo qualcosa che mi toccava da vicino o ero curiosa dei segreti altrui. Non mi interessava saperli. Il rapporto ideale -non importava con chi- a mio parere era quello in cui non di si aspettava troppo l’uno dall’altro. Due parole di tanto in tanto, sul freddo. E su come si sentiva già l’odore della neve, anche se non era ancora caduta. Di più non mi veniva in mente. Appena il discorso scivolava sul personale mi si stringeva la gola. Un tono confidenziale mi provocava la tachicardia. Mi piacevano le cose semplici e senza impegno.
Ultimamente, alla sera Suzu, controllava il sito di incontri, dove si era iscritta qualche anno fa per combattere la solitudine, prima di adottare quel grazioso criceto, che la faceva sentire “viva” e dava un senso alla sua esistenza. E’ così che Suzu, risponderà al messaggio di un certo “Kotaro”, con cui inizierà una breve frequentazione, che terminerà nel peggior dei modi, ovvero con il “ghosting”, un fenomeno sempre più diffuso non solo tra i giovani, in cui si interrompe all’improvviso ogni forma di comunicazione.
Mi venne in mente il termine “ghosting”. A quanto pareva erano in aumento i casi in cui una persona spariva senza preavviso, mollando il partner dalla sera alla mattina. Dopo la totale interruzione dei rapporti, chi veniva “ghostato” si ritrovava a fare i conti con un fantasma, con l’ologramma di qualcuno che svanendo nel nulla, si sottraeva a ogni forma di contatto.
A causa della delusione sentimentale, Suzu si isolerà ancora di più, non recandosi nemmeno al lavoro per una settimana, senza avvisare il datore di lavoro. Al suo rientro, Suzu perderà il posto, a causa della sua incapacità di comunicare e di empatia.
E’ così che Suzu, si ritrova ad inviare curriculum e viene assunta dall’impresa di pulizie del signor Sakai. Ma il signor Sakai, ha un’impresa di pulizie specializzata in casi di kodukusha, ovvero persone sole che muoiono nelle loro case, dove rimangono per giorni.
“Voi siete giovani,” disse il signor Sakai dopo aver versato in parti uguali nei nostri bicchieri il whisky rimasto. “Alla vostra età, se mi avessero parlato della morte sarei fuggito a gambe levate. Cosa vi trattiene su queste sedie?”
Grazie al cielo fu il tizio a rispondere per primo, “La solitudine,” esordì, “è una malattia estremamente diffusa […] il fenomeno del kodukushi è una diretta conseguenza di questa disgregazione. Pertanto, non riguarda solo il singolo individuo. Riguarda tutti noi,” concluse”. […]
“Avete espresso esattamente il mio pensiero. Con circa trenta mila casi di kodukushi all’anno, tendenza in aumento, non è più possibile sottovalutare il problema.
E’ qualcosa che tocca l’intera società, e che tra l’altro abita alla porta accanto.
Conoscete i vostri vicini?”
Deglutimmo distintamente. La domanda era arrivata troppo a bruciapelo.
Il signor Sakai rise:” A giudicare dalla vostra reazione, non li conoscete. Ma vi pregherei di una cortesia personale: cercate di conoscerli. Non dovete essere invadenti, basta che ogni tanto gli chiediate come stanno. Sarebbe già molto per la soluzione del problema.
E’ così che Suzu, scopre che i casi di kodukushi, sono in continuo aumento, soprattutto nelle città globalizzate, in un sistema che fa allontanare le persone le une dalle altre, condannandole alla solitudine.
Il signor Sakai insegnerà a Suzu, non solo il nuovo lavoro, ma la farà riflettere sulla solitudine, sul significato della vita.
E solo allora, Suzu, inizierà a vivere di più, a comunicare con i suoi colleghi e ad affezionarsi ai suoi vicini di casa anziani.
Perchè ognuno di noi ha bisogno di sentirsi importante per qualcuno, anche se quel qualcuno è un animale domestico, come un criceto.
Siamo una società di immaturi. Una miriade di regole stabilisce la condotta che dobbiamo tenere, e le regole, gentili solleciti, se volete, mirano a farci attraversare la vita in maniera il più possibile indenne. Che naturalmente è una cosa positiva. Cerchiamo di pensare agli altri, sul serio. C’è bisogno di dirlo? L’appello ad avere riguardo per il prossimo non è piuttosto il triste canto del cigno della nostra cosiddetta, umanità? “Siete pregati di comportarvi da cittadini civili!”
Non significa forse che non lo siamo?
Tutte fesserie ipocrite! Chi si preoccupa degli altri? La verità è che ognuno pensa soltanto al proprio tornaconto, e chi non riesce a piazzarsi in pole position ha persona la gara prima ancora che sia iniziata. Ricordatevi queste parole, […] se andiamo avanti così, presto ci ritroveremo dove siamo già stati.
Troppe norme portano alla cieca obbedienza.
E di cosa è capace chi obbedisce ciecamente, ce lo ha insegnato il secolo scorso.
La scrittrice Milena Michiko Flašar dopo aver pubblicato “Il signor Cravatta” ( Einaudi, 2014), torna in libreria con “Single con criceto”, vincitore dell’Evangelischen Buchpreis nel 2024 e finalista dell’Osterreichischer Buchpreis nel 2023.
I temi trattati sono l’amore, il sistema, i siti di incontro, i rapporti famigliari, l’università, il ghosting, la socializzazione, la morte e la solitudine, sempre più presente al giorno d’oggi, dove paradossalmente siamo sempre online tra social network e siti d’incontro, ma in realtà, siamo sempre soli a casa sul divano, in compagnia dei nostri pensieri e di un animale domestico, come la protagonista Suzu.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, riflessivo e a tratti ironico, che rende la storia diversa dalle altre.
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di delinearli dal punto di vista fisico e psicologico.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia particolare, incentrata sulla solitudine e sulle relazioni, sono sicura che vi affezionerete a Suzu e al suo dolcissimo criceto!!
Buona lettura 📖!!