“L’archivio dei destini” di Gaëlle Nohant

Titolo: L’archivio dei destini 
Autore: Gaëlle Nohant 
Traduttore: Luigi Maria Sponzilli 
Casa Editrice: Neri Pozza 
Collana: I narratori delle tavole 
Data uscita: 23 Gennaio 2024 
Pagine: 336 
Genere: Romanzo contemporaneo 

In fondo al parco, i moderni edifici ospitano decine di chilometri di archivi e di raccoglitori, lungo i quali si potrebbe procedere per ore senza udire le grida e i silenzi che racchiudono. Ci vuole un orecchio fine e una mano paziente. Bisogna sapere cosa si cerca ed essere pronti a trovare ciò che si era smesso di cercare. 
Irène è sempre emozionata nel vedere la targa discreta degli Archivi di Arolsen. Salendo quelle scale per la prima volta, aveva letto solo le parole <<International Tracing Service>>, senza sapere cosa significassero. 
Allora era solo una ragazzina espatriata per spirito d’indipendenza, ma poi era rimasta per amore, per seguire il fidanzato in una regione contornata da foreste, in cui avrebbe dovuto fare ricorso a tanta buona volontà per essere accettata, senza mai riuscirci del tutto. Alla fine, quel luogo era diventato in qualche modo casa sua. Nemmeno quando l’amore l’aveva abbandonata, e lei si era trasferita ai margini della città con un figlio diviso fra due famiglie, aveva preso in considerazione l’idea di andarsene. Perchè ogni volta che sale quelle scale, si sente al proprio posto. Incaricata di una missione che la trascende e la giustifica. 
Il primo giorno, è stato l’odore a colpirla. Quella mescolanza di muffa, carta ingiallita, inchiostro di fotocopiatrice e caffè freddo. Prima di rendersene conto, ha respirato il mistero custodito fra quelle mura, in quegli innumerevoli cassetti, in quei raccoglitori chiusi in fretta al suo passaggio. 

Questo romanzo prende spunto dagli archivi sulla persecuzione nazista, situati a Bad Arolsen, nel cuore della Germania. 
La protagonista del libro si chiama Irène, di origini francesi, ma vive a Bad Arolsen in Germania. Irène si è separata qualche anno fa, dal marito Wilhelm, figlio di un tedesco che aveva commesso atti deplorevoli. Irène, non ha mai sopportato il passato del suocero, soprattutto, perchè dal 1990, lei lavorava nell’unico centro di documentazione dove, dalla fine della guerra, si conducono ricerche sul destino delle vittime del regime nazista. 
Il vecchio capo Odermatt, un signore distinto e rigoroso, proibiva a tutti i suoi dipendenti di divulgare qualsiasi informazione avesse a che fare con il centro, nessuna persona esterna, ad eccezione dei dipendenti, poteva consultare gli archivi storici. 
E’ così che Irène, per anni ha tenuto segreto il suo lavoro al marito e ai suoceri. Ma da quando Odermatt aveva lasciato il centro, le cose erano cambiate, grazie al nuovo capo Charlotte Rousseau. Charlotte, è una donna determinata che ha rivoluzionato il centro, rendendo accessibile ogni documento, facendo visitare gli archivi agli studenti. 
Da quando Irène aveva comunicato al marito e ai suoceri il suo lavoro, i rapporti con Wilhelm si erano deteriorati, fino ad arrivare alla separazione. 
Irène è soddisfatta del suo lavoro, per lei, quegli archivi sono la sua seconda casa e non riuscirebbe mai a privarsi del centro, anche se questo significa, portarsi a casa il lavoro, come gli fa notare suo figlio Hanno. Hanno è l’unica cosa bella del matrimonio tra lei e Wilhelm, Hanno è un ragazzo intelligente, bello, che studia e vive a Gottinga. 
Anni fa, Irène, aveva trovato sul giornale uno strano annuncio di lavoro che l’aveva incuriosita e spinta a rispondere. E’ così che Irène aveva conosciuto Eva Volmann, una giovane donna che lavorava al centro da quando era stato concepito dalle potenze alleate, che avevano previsto che terminata la guerra, il mondo si sarebbe trovato di fronte a milioni di scomparsi di cui indagare le sorti. 

Quell’istituto era nato dalla preveggenza delle potenze alleate. Prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva capito che la pace sarebbe stata raggiunta al prezzo non solo di decine di milioni di morti, ma anche di milioni di profughi e di scomparsi. Sparato l’ultimo colpo di artiglieria, avrebbero dovuto ritrovare tutte quelle persone e aiutarle a tornare a casa. Nonché stabilire la sorte di quelli che non sarebbero più riusciti a reperire. 

Irène e Eva diventano sin da subito amiche, due donne indipendenti che amano il proprio lavoro. Ma Eva è ebea e porta sul braccio, il numero che le era stato assegnato al campo di concentramento. Irène non ha mai voluto indagare, chiedere a Eva cosa aveva subito in quegli anni di prigionia, ma adesso che la sua amica non c’è più, a causa di un brutto male, Irène si sente in colpa di non aver avuto il coraggio di conoscere la storia di quella donna. 

Solo quando Eva si era rimboccata le maniche per approfittare degli ultimi raggi di sole Irène aveva notato i numeri sul suo avambraccio, e aveva distolto lo sguardo per non ferirla. 
Ma Eva se n’era accorta e aveva risposto alla sua muta domanda:<<Aushwitz. Mi hanno preso tutto, ma non la vita.>>
Colta di sorpresa, Irène era rimasta senza parole. E forse la sua guida non si aspettava alcuna risposta, perchè aveva fatto un ultimo tiro di sigaretta e aveva buttato il mozzicone. 
Per anni, del passato di Eva non si era più parlato. Irène non riesce a perdonarselo. A lungo si è detta che la sua amica preferiva il silenzio. E quando ha capito che quel silenzio non mirava a proteggere Eva, era troppo tardi. 
Ogni volta che pensa a lei, o pensa quanto le manca, è troppo tardi. 

Irène aveva imparato il suo lavoro da Eva, le aveva mostrato ogni angolo di quegli archivi pieni di documenti. Irène ha una vera vocazione nel suo lavoro, è molto meticolosa e al limite dell’ossessione, riesce a ricucire ogni filo tagliato dalla furia di Hitler, cercando le tracce di coloro che non sono più tornati, e ogni giorno si lascia assorbire dalle montagne di carte sulla loro vita e soprattutto sulla loro morte. 
Ma nell’autunno del 2016, Charlotte Rousseau, affida a Irène un compito molto particolare: restituire alle famiglie i migliaia di oggetti presenti nel centro, rinvenuti nei campi di concentramento. Ogni oggetto che si trova nel centro nasconde un segreto, una storia che Irène deve scoprire per dare voce a tutte/i coloro che avevano subito atti di violenza inaudita. 

Quando sono partiti per questo lungo viaggio verso l’ignoto, hanno portato con sé dei preziosi che non pesavano. I loro documenti d’identità, qualche talismano dal grande valore sentimentale. Ricordi di una vita che speravano di ritrovare intatta dopo l’arresto, la prigione, le torture, il vagone piombato. 
La maggior parte apparteneva ai deportati nei campi di Neuengamme o di Dachau. Politici, asociali, omosessuali, condannati ai lavori forzati. Appena arrivati, le loro cose venivano immagazzinate nel deposito degli effetti personali. Sono pochissimi gli ebrei che hanno avuto questo privilegio. La maggior parte di loro veniva uccisa subito, e tutto quello che possedevano veniva razziato e riciclato dalla macchina di guerra nazista. Perfino i capelli, i denti d’oro, il grasso dei loro cadaveri. 
L’Its ha ereditato quasi quattro mila oggetti all’inizio degli anni ’60. Un migliaio è stato restituito in quel periodo. 
Di un oggetto che aspetta di ritrovare il suo proprietario si dice che è in sofferenza. 
Irène ha la sensazione che la stiano chiamando. Deve sceglierne uno, o farsi scegliere. 

E’ così che Irène decide di iniziare la sua ricerca, da un Pierrot di stoffa, che aveva dei numeri scritti sul ventre. 
A chi apparteneva quel Pierrot? 
Che cosa gli è successo? 
Come si è sentito, quel bambino/a quando i nazisti gli/le hanno strappato quel peluche? 
Irène si lascia travolgere da quel Pierrot, dalla storia che nasconde dietro, rivelando ai lettori una vicenda emozionante, piena di umanità. 
Oltre a Pierrot, Irène ritrova un vecchio medaglione con la Vergine e un fazzoletto ricamato, che nascondono un passato oscuro, una storia che deve essere conosciuta dai discendenti. 
Irène sa che ogni oggetto è il simbolo di un corpo che non c’è più, ed è convinta, come il suo capo Charlotte, che restituendo ogni cosa, gli scomparsi ritroveranno posto tra i vivi. 
Grazie a questa ricerca, Irène incontrerà persone che l’aiuteranno, si ritroverà a viaggiare da Lublino a Varsavia, ma anche a Parigi e Berlino. 
Riuscirà Irène a dare voce a ogni storia nascosta negli oggetti presenti nel centro? 

La scrittrice Gaëlle Nohant con “L’archivio dei destini”, vincitore del Gran Prix Lire Magazine litéraire 2023, racconta una storia poco conosciuta tra gli archivi di Bad Arolsen, pieni di documenti, fotografie e oggetti che nascondono segreti e storie. 
I temi trattati sono i campi di concentramento, il progetto Lebensborn (un’associazione nazista creata da Himmler, allo scopo di accelerare la creazione di una razza ariana dominante), i Desaparecidos, il matrimonio, l’amicizia, le discriminazioni, la Seconda Guerra Mondiale e gli archivi di Bad Arolsen, che custodiscono milioni di documenti e oggetti delle vittime del nazismo. 
Lo stile di scrittura è intenso, sublime, scorrevole, emozionante e pieno di umanità, la scrittrice Gaëlle Nohant, dona ai lettori un romanzo unico, ricco di intensità emotiva. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni fisiche e psicologiche dei personaggi menzionati nella storia. 
Ogni capitolo presente nel libro, ha un nome, che racconta il passato, la storia della persona coinvolta.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro potente, pieno di umanità, ambientato ai giorni nostri ma che cerca di ricostruire il passato di chi è stato deportato nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere meglio gli archivi di Bad Arolsen, dove sono conservati milioni di documenti delle vittime del nazismo. 
A voi piacerebbe visitare l’archivio di Bad Arolsen? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“La maestra del vetro” di Tracy Chevalier

Titolo: La maestra del vetro 
Autore: Tracy Chevalier 
Traduttore: Massimo Ortelio 
Casa Editrice: Neri Pozza 
Collana: I narratori delle favole 
Data uscita: 17 Settembre 2024 
Pagine: 400
Genere: Romanzo storico 

La Città d’Acqua è senza età. Venezia e le isole che ha intorno danno l’impressione di essere fuori dal tempo. E forse lo sono. Venata di canali, la città è costruita su pali di legno della laguna, e la sua immagine e molta della sua squisita architettura sono rimaste immutate per centinaia di anni. 
Oggi le barche vanno a motore, ma il tempo sembra scorrere a una velocità diversa dal resto del mondo. […]
E’ sorprendentemente difficile valutare la velocità con cui scorre il tempo, se si muove più velocemente per gli altri che per te. Te ne accorgeresti, se in un luogo tutti gli orologi si muovessero a una velocità diversa da quella di un altro? O se gli artigiani della Città d’Acqua e dell’Isola di Vetro invecchiassero più lentamente che nel resto del mondo?

Il libro racconta la storia della famiglia Rosso, maestri del vetro di Murano. Murano è la famosa “città del vetro”, che segue la tradizione antica del vetro che ha visto sorgere intere generazioni di vetrai. 
La narrazione si protrae per ben cinque secoli, dal 1486 al 2019: dagli anni del Rinascimento, alla peste, all’Illuminismo, con i grandi pensatori come Rousseau, Locke, Voltaire, le due grandi rivoluzioni (Americana e Francese), la Grande Guerra e la narrazione termina ai giorni nostri, nel 2019, mostrando al lettore i grandi cambiamenti della famiglia Rosso e di Venezia. 
Immaginatevi di essere: 

Sulla riva settentrionale di Venezia, davanti all’isola di Murano, a mezz’ora di gondola sulla laguna. […] 
Siamo nel 1486, all’apice del Rinascimento, e Venezia gode della sua posizione al centro dei commerci dell’Europa e di gran parte del mondo conosciuto. Viene da pensare che la Città d’Acqua sarà ricca e potente per sempre. 
Orsola Rosso ha nove anni. Vive a Murano, ma ancora non lavora il vetro…

Orsola Rosso è una bambina di nove anni, figlia di Lorenzo Rosso un uomo semplice, con una propria bottega tradizionale dove lavora il vetro. Dalla sua bottega escono bicchieri, brocche e scodelle, cose semplici ma curate nei minimi dettagli. 

La bottega dei Rosso aveva garzonetti che alimentavano il fuoco e spazzavano il pavimento, tenevano in ordine gli attrezzi e andavano a prendere l’acqua per spegnere la sete incessante dei lavoranti. Dopo cinque anni diventavano garzoni, e servivano per altri sei come apprendisti, imparando il mestiere da Lorenzo e Paolo. 

Quando Orsola aveva diciassette anni, suo padre Lorenzo Rosso ebbe un brutto incidente in bottega, mentre con i suoi uomini stavano lavorando un tubicino di vetro a filigrana. Una scheggia di vetro era finita nel collo di Lorenzo Rosso, causandone la morte. 
Da quel momento, la bottega passò nelle mani di Marco, il figlio maggiore di Lorenzo. Marco è sempre stato un ragazzo con un carattere difficile, non è mai stato bravo nel lavorare il vetro come il padre o il fratello minore, ma doveva assumersi la responsabilità di proseguire la tradizione di famiglia. 
Su consiglio della madre Laura Rosso, Orsola decide di chiedere aiuto a Maria Barovier, una donna forte, intelligente che è riuscita a dimostrare agli uomini la sua bravura nel lavorare il vetro. 
Maria aveva il talento e il genio dei Barovier, da sempre artisti, artigiani e imprenditori di Murano. 

La vetreria Barovier era simile a quella della famiglia di Orsola, anche se la loro era più piccola e Lorenzo Rosso esigeva che fosse sempre tutto pulito e in ordine. […] 
Ogni bottega aveva uno stile diverso, dettato dal carattere del maestro. […] 
I Barovier erano le stelle più fulgide nel cielo dei vetrai. Da quel caos, Angelo Barovier, padre di Giovanni, aveva ricavato innumerevoli invenzioni, fra cui il cristallo veneziano -che aveva trasformato il lavoro di tutti a Murano, quando agli altri maestri era stato concesso di copiarlo- e il calcedonio, un vetro che somigliava alla pietra dura che porta lo stesso nome. Inoltre erano stati i Barovier a ideare la tecnica che consentiva di tirare il vetro in lunghi steli, adoperati ormai da tutti i maestri per le decorazioni di calici, lampadari e vassoi. 

Maria Barovier è conosciuta da tutti per le sue meravigliose perle, in particolare per aver inventato “la rosetta”, una perla particolare derivata da canne forate composte, come le murrine. 
Maria Barovier capisce che i Rosso stanno attraversando un periodo economico molto difficile e decide di aiutare questa ragazza. Per prima cosa Maria, consiglia ad Orsola di creare degli oggetti più semplici, senza tanti fronzoli e di proseguire con i rapporti commerciali con Klingenberg. 
Klingenberg è un uomo molto colto, di origini tedesche, ed è grazie a lui che i Rosso, sin dai tempi del padre, vendevano una parte dei loro manufatti. 
Ma Maria Barovier, consiglia ad Orsola di recarsi dalla cugina Elena Barovier, che le avrebbe insegnato a fare le perle. 
Orsola sarà sempre grata a Maria, una donna dotata di una forza unica, che la farà avvicinare al mondo delle perle. Grazie a Elena Barovier, Orsola impara a fare le perle diventando sempre più brava, creando una propria rete di affari grazie a Klingenberg. 
Nelle vene di Orsola, scorre il sangue dei Rosso e dimostra una grande passione per il vetro sin da subito. Orsola non può lavorare nella bottega di famiglia in quanto donna, ma con coraggio si dedica alla creazione delle perle, dapprima di nascosto, al lume della cucina, e poi apertamente, ma sempre in lotta con la famiglia, le consuetudini e i pregiudizi. 
Nel corso dei secoli i Rosso, vivranno straordinari trionfi creativi e perdite strazianti, a causa della terribile epidemia di peste, ma il tempo nella laguna si muove lentamente come il vetro fuso, e il dono di Orsola, continuerà a brillare, all’apparenza delicato come le sue creazioni, in realtà indistruttibile. 
Le perle sono per Orsola, tutto il suo mondo, capaci di curare e guarire un cuore spezzato. Orsola si era innamorata di Antonio Scaramal, un veneziano, figlio di pescatori che era diventato il loro garzone. 
Antonio era molto bravo a lavorare il vetro, creava dei candelabri meravigliosi, con dei delfini in rilievo. Ma Antonio era un veneziano, figlio di pescatori e la famiglia dei Rosso si oppone a questa unione. 
Non sarà facile per Orsola superare la partenza di Antonio… ma le sue perle, saranno la sua salvezza. 
Una storia che unisce arte, storia, cultura e bellezza del nostro paese, con una donna determinata, forte e coraggiosa come Orsola Rosso. 

<<Il vetro è difficile da addomesticare.>> 
<<Per questo mi piace>> replicò Maria Barovier. <<E’ un’amante imprevedibile. Segue solo le sue leggi. […] Non ci sono donne nell’arte del vetro perchè i nostri lavori devono essere perfetti per essere accettati dagli uomini. Ma nel vetro la perfezione non esiste. 
<<Voi però siete maestra in quest’arte.>> 
Maria Barovier si strinse nelle spalle. <<Io sono un’anomalia. L’eccezione che conferma la regola. Ma temo che ci vorrà molto tempo prima che le donne siano accolte nel nostro mondo.>>

La scrittrice Tracy Chevalier dopo l’incredibile successo con “La ragazza con l’orecchino di perla” (Neri Pozza, 2000), ha pubblicato molti romanzi di successo come “Quando cadono gli angeli” (Neri Pozza 2002), “La dama e l’unicorno” (Neri Pozza 2003), “L’innocenza” ( Neri Pozza 2007), “Strane creature” (Neri Pozza 2009), “L’ultima fuggitiva (Neri Pozza 2013), “I frutti del vento” (Neri Pozza 2016) e “La ricamatrice di Winchester” (Neri Pozza 2020). 
Quest’anno Tracy Chevalier pubblica “La maestra del vetro”, una storia che racconta le tradizioni antiche di Murano, città conosciuta per gli artigiani del vetro. Sarà un vero e proprio viaggio nel tempo per il lettore, un viaggio tra il 1400 fino ai giorni nostri, arricchito dallo stile unico di Tracy Chevalier, pieno di descrizioni sui luoghi e avvenimenti storici. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, profondo, emozionante, poetico, la scrittrice Tracy Chevalier, descrive minuziosamente i luoghi e gli avvenimenti storici, in cui è narrata la storia. 
I temi trattati sono l’arte, la cultura, le tradizioni, la bellezza, la storia, la morte, la città di Murano, l’arte del vetro, le donne, la società, l’amore e il destino. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite della scrittrice, che permettono al lettore di entrare in empatia con la famiglia dei Rosso e non solo. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un romanzo storico ambientato tra il 1400 e i giorni nostri, a chi desidera leggere un libro pieno di cultura, di arte, in cui la protagonista Orsola Rosso, una donna forte e coraggiosa, decide di affrontare la società maschile per seguire la propria passione. 
Buona lettura 📚📚!!