“L’archivio dei destini” di Gaëlle Nohant

Titolo: L’archivio dei destini 
Autore: Gaëlle Nohant 
Traduttore: Luigi Maria Sponzilli 
Casa Editrice: Neri Pozza 
Collana: I narratori delle tavole 
Data uscita: 23 Gennaio 2024 
Pagine: 336 
Genere: Romanzo contemporaneo 

In fondo al parco, i moderni edifici ospitano decine di chilometri di archivi e di raccoglitori, lungo i quali si potrebbe procedere per ore senza udire le grida e i silenzi che racchiudono. Ci vuole un orecchio fine e una mano paziente. Bisogna sapere cosa si cerca ed essere pronti a trovare ciò che si era smesso di cercare. 
Irène è sempre emozionata nel vedere la targa discreta degli Archivi di Arolsen. Salendo quelle scale per la prima volta, aveva letto solo le parole <<International Tracing Service>>, senza sapere cosa significassero. 
Allora era solo una ragazzina espatriata per spirito d’indipendenza, ma poi era rimasta per amore, per seguire il fidanzato in una regione contornata da foreste, in cui avrebbe dovuto fare ricorso a tanta buona volontà per essere accettata, senza mai riuscirci del tutto. Alla fine, quel luogo era diventato in qualche modo casa sua. Nemmeno quando l’amore l’aveva abbandonata, e lei si era trasferita ai margini della città con un figlio diviso fra due famiglie, aveva preso in considerazione l’idea di andarsene. Perchè ogni volta che sale quelle scale, si sente al proprio posto. Incaricata di una missione che la trascende e la giustifica. 
Il primo giorno, è stato l’odore a colpirla. Quella mescolanza di muffa, carta ingiallita, inchiostro di fotocopiatrice e caffè freddo. Prima di rendersene conto, ha respirato il mistero custodito fra quelle mura, in quegli innumerevoli cassetti, in quei raccoglitori chiusi in fretta al suo passaggio. 

Questo romanzo prende spunto dagli archivi sulla persecuzione nazista, situati a Bad Arolsen, nel cuore della Germania. 
La protagonista del libro si chiama Irène, di origini francesi, ma vive a Bad Arolsen in Germania. Irène si è separata qualche anno fa, dal marito Wilhelm, figlio di un tedesco che aveva commesso atti deplorevoli. Irène, non ha mai sopportato il passato del suocero, soprattutto, perchè dal 1990, lei lavorava nell’unico centro di documentazione dove, dalla fine della guerra, si conducono ricerche sul destino delle vittime del regime nazista. 
Il vecchio capo Odermatt, un signore distinto e rigoroso, proibiva a tutti i suoi dipendenti di divulgare qualsiasi informazione avesse a che fare con il centro, nessuna persona esterna, ad eccezione dei dipendenti, poteva consultare gli archivi storici. 
E’ così che Irène, per anni ha tenuto segreto il suo lavoro al marito e ai suoceri. Ma da quando Odermatt aveva lasciato il centro, le cose erano cambiate, grazie al nuovo capo Charlotte Rousseau. Charlotte, è una donna determinata che ha rivoluzionato il centro, rendendo accessibile ogni documento, facendo visitare gli archivi agli studenti. 
Da quando Irène aveva comunicato al marito e ai suoceri il suo lavoro, i rapporti con Wilhelm si erano deteriorati, fino ad arrivare alla separazione. 
Irène è soddisfatta del suo lavoro, per lei, quegli archivi sono la sua seconda casa e non riuscirebbe mai a privarsi del centro, anche se questo significa, portarsi a casa il lavoro, come gli fa notare suo figlio Hanno. Hanno è l’unica cosa bella del matrimonio tra lei e Wilhelm, Hanno è un ragazzo intelligente, bello, che studia e vive a Gottinga. 
Anni fa, Irène, aveva trovato sul giornale uno strano annuncio di lavoro che l’aveva incuriosita e spinta a rispondere. E’ così che Irène aveva conosciuto Eva Volmann, una giovane donna che lavorava al centro da quando era stato concepito dalle potenze alleate, che avevano previsto che terminata la guerra, il mondo si sarebbe trovato di fronte a milioni di scomparsi di cui indagare le sorti. 

Quell’istituto era nato dalla preveggenza delle potenze alleate. Prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva capito che la pace sarebbe stata raggiunta al prezzo non solo di decine di milioni di morti, ma anche di milioni di profughi e di scomparsi. Sparato l’ultimo colpo di artiglieria, avrebbero dovuto ritrovare tutte quelle persone e aiutarle a tornare a casa. Nonché stabilire la sorte di quelli che non sarebbero più riusciti a reperire. 

Irène e Eva diventano sin da subito amiche, due donne indipendenti che amano il proprio lavoro. Ma Eva è ebea e porta sul braccio, il numero che le era stato assegnato al campo di concentramento. Irène non ha mai voluto indagare, chiedere a Eva cosa aveva subito in quegli anni di prigionia, ma adesso che la sua amica non c’è più, a causa di un brutto male, Irène si sente in colpa di non aver avuto il coraggio di conoscere la storia di quella donna. 

Solo quando Eva si era rimboccata le maniche per approfittare degli ultimi raggi di sole Irène aveva notato i numeri sul suo avambraccio, e aveva distolto lo sguardo per non ferirla. 
Ma Eva se n’era accorta e aveva risposto alla sua muta domanda:<<Aushwitz. Mi hanno preso tutto, ma non la vita.>>
Colta di sorpresa, Irène era rimasta senza parole. E forse la sua guida non si aspettava alcuna risposta, perchè aveva fatto un ultimo tiro di sigaretta e aveva buttato il mozzicone. 
Per anni, del passato di Eva non si era più parlato. Irène non riesce a perdonarselo. A lungo si è detta che la sua amica preferiva il silenzio. E quando ha capito che quel silenzio non mirava a proteggere Eva, era troppo tardi. 
Ogni volta che pensa a lei, o pensa quanto le manca, è troppo tardi. 

Irène aveva imparato il suo lavoro da Eva, le aveva mostrato ogni angolo di quegli archivi pieni di documenti. Irène ha una vera vocazione nel suo lavoro, è molto meticolosa e al limite dell’ossessione, riesce a ricucire ogni filo tagliato dalla furia di Hitler, cercando le tracce di coloro che non sono più tornati, e ogni giorno si lascia assorbire dalle montagne di carte sulla loro vita e soprattutto sulla loro morte. 
Ma nell’autunno del 2016, Charlotte Rousseau, affida a Irène un compito molto particolare: restituire alle famiglie i migliaia di oggetti presenti nel centro, rinvenuti nei campi di concentramento. Ogni oggetto che si trova nel centro nasconde un segreto, una storia che Irène deve scoprire per dare voce a tutte/i coloro che avevano subito atti di violenza inaudita. 

Quando sono partiti per questo lungo viaggio verso l’ignoto, hanno portato con sé dei preziosi che non pesavano. I loro documenti d’identità, qualche talismano dal grande valore sentimentale. Ricordi di una vita che speravano di ritrovare intatta dopo l’arresto, la prigione, le torture, il vagone piombato. 
La maggior parte apparteneva ai deportati nei campi di Neuengamme o di Dachau. Politici, asociali, omosessuali, condannati ai lavori forzati. Appena arrivati, le loro cose venivano immagazzinate nel deposito degli effetti personali. Sono pochissimi gli ebrei che hanno avuto questo privilegio. La maggior parte di loro veniva uccisa subito, e tutto quello che possedevano veniva razziato e riciclato dalla macchina di guerra nazista. Perfino i capelli, i denti d’oro, il grasso dei loro cadaveri. 
L’Its ha ereditato quasi quattro mila oggetti all’inizio degli anni ’60. Un migliaio è stato restituito in quel periodo. 
Di un oggetto che aspetta di ritrovare il suo proprietario si dice che è in sofferenza. 
Irène ha la sensazione che la stiano chiamando. Deve sceglierne uno, o farsi scegliere. 

E’ così che Irène decide di iniziare la sua ricerca, da un Pierrot di stoffa, che aveva dei numeri scritti sul ventre. 
A chi apparteneva quel Pierrot? 
Che cosa gli è successo? 
Come si è sentito, quel bambino/a quando i nazisti gli/le hanno strappato quel peluche? 
Irène si lascia travolgere da quel Pierrot, dalla storia che nasconde dietro, rivelando ai lettori una vicenda emozionante, piena di umanità. 
Oltre a Pierrot, Irène ritrova un vecchio medaglione con la Vergine e un fazzoletto ricamato, che nascondono un passato oscuro, una storia che deve essere conosciuta dai discendenti. 
Irène sa che ogni oggetto è il simbolo di un corpo che non c’è più, ed è convinta, come il suo capo Charlotte, che restituendo ogni cosa, gli scomparsi ritroveranno posto tra i vivi. 
Grazie a questa ricerca, Irène incontrerà persone che l’aiuteranno, si ritroverà a viaggiare da Lublino a Varsavia, ma anche a Parigi e Berlino. 
Riuscirà Irène a dare voce a ogni storia nascosta negli oggetti presenti nel centro? 

La scrittrice Gaëlle Nohant con “L’archivio dei destini”, vincitore del Gran Prix Lire Magazine litéraire 2023, racconta una storia poco conosciuta tra gli archivi di Bad Arolsen, pieni di documenti, fotografie e oggetti che nascondono segreti e storie. 
I temi trattati sono i campi di concentramento, il progetto Lebensborn (un’associazione nazista creata da Himmler, allo scopo di accelerare la creazione di una razza ariana dominante), i Desaparecidos, il matrimonio, l’amicizia, le discriminazioni, la Seconda Guerra Mondiale e gli archivi di Bad Arolsen, che custodiscono milioni di documenti e oggetti delle vittime del nazismo. 
Lo stile di scrittura è intenso, sublime, scorrevole, emozionante e pieno di umanità, la scrittrice Gaëlle Nohant, dona ai lettori un romanzo unico, ricco di intensità emotiva. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di inserire numerose descrizioni fisiche e psicologiche dei personaggi menzionati nella storia. 
Ogni capitolo presente nel libro, ha un nome, che racconta il passato, la storia della persona coinvolta.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro potente, pieno di umanità, ambientato ai giorni nostri ma che cerca di ricostruire il passato di chi è stato deportato nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano conoscere meglio gli archivi di Bad Arolsen, dove sono conservati milioni di documenti delle vittime del nazismo. 
A voi piacerebbe visitare l’archivio di Bad Arolsen? 
Fatemelo sapere nei commenti!!
Buona lettura 📚📚!!

“Le sarte della Villarey” di Elena Pigozzi

Titolo: Le sarte della Villarey 
Autore: Elena Pigozzi 
Collana: Omnibus 
Data uscita: 22 Aprile 2025 
Pagine: 240 
Genere: Romanzo storico 

Quando è scoppiata la guerra, erano una famiglia. 
Vivevano nel loro appartamento di fronte alla caserma, in fondo a via Indipendenza, una strada tracciata con il righello per unire Piazza Cavour con la Villarey e il parco del Cardeto. 
Due stanze grandi a piano terra con una cucina e l’ingresso che si affaccia sulle entrate, così attaccate che è normale sapere tutto di tutti. 
Il padre Luigi insegnava greco e latino nella scuola del centro, la madre sistemava le giacche dei soldati, cuciva le tovaglie, aggiustava gli abiti dei vicini. Il fratello Milo andava alle elementari, lei al liceo. […] 
Per un po’, pareva la solita vita, finché il padre è partito per la Grecia, la madre ha iniziato con la tosse e le cose hanno preso una direzione storta. Sono arrivate le tessere annonarie e le code allo spaccio per un poco di zucchero e del pane nero che ti spezza i denti. I soldati con i fucili che spuntano dalla campagna. La radio con i bollettini di guerra, le notizie di proiettili che tranciano gambe e vite, ma niente dalla Grecia, niente da Luigi, niente da papà. 

La narrazione si svolge nella città di Ancona nel 1943, mentre la guerra semina dolore, si insinua nelle abitazioni di ogni famiglia, spezzando ogni legame. 
La protagonista del libro si chiama Laura, una ragazza di diociotto anni, che si ritrova da sola a crescere e mantenere il fratello Milo, di undici anni. 
Da quando è iniziata la guerra, il loro padre Luigi, è andato a combattere in Grecia e da allora, non si hanno più sue notizie. Ma Laura, Milo e la loro madre Leila, continuano a sperare di vederlo attraversare la porta di casa. 
Come se non bastasse, Laura e Milo, si ritrovano da soli perché la madre Leila, a causa di una forte tosse, provocata da una malattia è mancata da poco. 
Laura ha fatto una promessa alla madre, poco prima di morire: si occuperà di suo fratello Milo e troverà un lavoro che le permetterà di provvedere alla loro sopravvivenza. 
E’ così che interviene Alda, una vedova forte e generosa, amica di Leila, che ha cresciuto da sola quattro figlie. Alda è la sarta tuttofare della caserma Villarey, ogni soldato conosce la sua bravura e il suo buon cuore, che la porta ad aiutare quella giovane ragazza, rimasta da sola, senza i genitori e con un fratellino a cui badare. 

Si erano baciati sulla panchina davanti al mare. La medesima che li aveva fatti incontrare. Che poi è certa sia la stessa su cui è seduta in questa sera di luglio. 
Ora il vociare intorno le arriva attutito: Alda è finita nel ricordo di quel primo bacio, la stretta forte di Cesare sui fianchi e la dolcezza delle labbra che la cercano, le accarezzano il viso, le sussurrano <<Alda>>, come soffi di fiato sulla pelle. E lì, sulla riga dell’orizzonte, Alda vede in fila quel passato che torna indietro con la risacca, il matrimonio sbrigato in fretta, perchè sarebbe nata una figlia e poi un’altra e altre ancora, fino a quattro. […] 
Tornano insieme anche frammenti che aveva scordato, finiti lontano nel tempo, sepolti da un dolore che ha più di venticinque anni.

E’ così che Alda, porta Laura a lavorare in caserma, all’inizio la giovane si occuperà di lavare e stirare le divise dei soldati, data la sua incapacità nel cucire. 
Ma ben presto, grazie alla pazienza di Alda, Laura impara a cucire, impara a tenere l’ago in mano, tanto da diventare la più brava sarta della caserma. 
E mentre Laura impara il mestiere di sarta, accade un fatto storico che rovescerà le sorti del Paese: la caduta del Duce e l’armistizio di Badoglio, che divideranno in due l’Italia. 
Mentre Neno, il capo sarto della Villarey, Alda, Laura e le altre sarte, sono impegnate a lavorare per non pensare, il 15 settembre, la città di Ancona viene occupata dai tedeschi e anche in caserma si respirerà un clima teso. 

A che servono le parole? C’è un mucchio di divise da riparare. Stringere sopprattutto. Scosta un poco lo sguardo e nota Laura, china a imbastire un paio di calzoni. Improvvisa le arriva l’immagine della giovane il primo giorno in caserma. La vede afferrare ago e filo, controllare le dita, aggiustare la stoffa, cucire piano. 
Quanto è diventata rapida. Rapida e sicura. 
E’ così che si va avanti. Perchè è da lì che arriva la forza. 

Infatti, i tedeschi hanno occupato la caserma Villarey, rinchiudendo più di 3000 soldati italiani nella soffitta, in attesa di essere deportati nei campi di lavoro nazisti. Anche Franco, il capo dei soldati, è rinchiuso in soffitta, un uomo bravo, intelligente che anni fa, aveva assunto personalmente Alda. Tra Franco e Alda, è nato un legame di amicizia, di rispetto reciproco, che proibisce ad entrambi di lasciarsi andare ai sentimenti. 
Tra i soldati della Villarey, rinchiusi in soffitta, il lettore conoscerà anche Pietro, un giovane ragazzo che sente una forza dentro di lui, un senso di protezione verso Laura. Laura non ha mai conosciuto l’amore ed è preoccupata per le sorti di quel giovane ragazzo, che le ha rubato il cuore. 
Ma Alda non accetta che 3000 ragazzi così giovani, abbiano il destino già segnato… E’ così, che escogita un piano per salvare quei giovani ragazzi dalla deportazione nazista. Per farlo, Alda avrà bisogno di vestiti da donna, utilizzati come travestimenti per evadere i soldati. E’ così che entrano in gioco tutte le donne del paese, pronte ad aiutare quei giovani ragazzi, che potrebbero essere i loro figli. 
Alda, Laura e tutte le altre sarte, impiegheranno tutto il loro tempo, a creare nuovi travestimenti per salvare dei ragazzi innocenti da un destino segnato a causa della guerra. 
“Le sarte della Villarey” si ispira a una storia realmente accaduta, quella di Alda Renzi Laus e Irma Baldoni di Cola, due sarte della caserma della Villarey di Ancona che salvarono dalla deportazione nazista 400 soldati, tra gli oltre 3000 stipati nella caserma, travestendoli da donne. 

Alda non ha dubbi: <<Se sono qui come sarta, c’è un motivo. E non è per stare a guardare che li spediscano tutti e 3000 in Germania.>>

La scrittrice, giornalista e insegnante Elena Pigozzi, dopo il successo di “La signora dell’acqua” (2022, premio Melvin Jones e premio Internazionale di letteratura Città di Como), di cui trovi la recensione sul mio blog: https://deborahcarraro97.com/2023/09/20/la-signora-dellacqua-di-elena-pigozzi/

La scrittrice Elena Pigozzi torna in libreria con “Le sarte della Villarey”, che racconta un episodio storico realmente accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, avendo come protagoniste donne, donne coraggiose, determinate a fare la Resistenza, servendosi dell’ago e del filo. 
La scrittrice Elena Pigozzi, mostra al lettore il genio femminile, l’importanza di aiutarsi tra donne per salvare i propri simili. Le sarte della Villarey non hanno nessun arma, nessun fucile, ma hanno l’ago e il filo che nella storia diventano una sorta di arma, fondamentale per salvare i soldati italiani dalla deportazione nazista. 
I temi trattati sono la morte, la forza delle donne, l’amicizia, l’amore, il fascismo, il nazismo, la resilienza, la Resistenza che diventa un grido di speranza ed esortazione a non rassegnarsi mai al male al buio del mondo. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, emozionante, delicato, sensibile, intenso e unico, grazie al “dono” della scrittrice di raccontare le atrocità della guerra con passione e delicatezza. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni caratteriali e psicologiche inserite dalla scrittrice. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere, una storia realmente accaduta, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha come protagoniste le donne, donne che si uniscono tra di loro, servendosi della loro arte, di ciò che sanno fare con l’ago e il filo per combattere il nazismo. 
Ringrazio la scrittrice Elena Pigozzi e la casa editrice Mondadori, per avermi inviato la copia cartacea del libro che mi ha permesso di conoscere le sarte della Villarey, una storia emozionante e realmente accaduta.
E voi conoscevate la storia di Alda e Irma? 
Fatemelo sapere nei commenti!!


“L’amico ritrovato” di Fred Uhlman

Titolo: L’amico ritrovato 
Autore: Fred Uhlman 
Traduttore: Mariagiulia Castagnone 
Casa Editrice: Universale economica 
Data uscita: 27 Dicembre 2012 
Pagine: 92 
Genere: Romanzo classico

Tutto ciò che sapevo, allora, era che sarebbe diventato mio amico. Non c’era niente in lui che non mi piacesse. In primo luogo il suo nome glorioso che lo distingueva ai miei occhi da tutti gli altri, von compresi. […] Poi il portamento fiero, i suoi modi, la sua eleganza, la bellezza del suo aspetto – e chi avrebbe potuto restare indifferente? – mi facevano pensare a buon diritto che avessi finalmente trovato qualcuno che corrispondeva all’ideale d’amico da me vagheggiato.

Il libro è ambientato in Germania nel 1933, racconta una bellissima storia d’amicizia tra due ragazzi di sedici anni. Il protagonista che racconta la storia si chiama Hans, figlio di un medico ebreo che frequenta il Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, il liceo più famoso di Württemberg. Hans non ha amici a scuola, ma un giorno, arriva in classe un nuovo alunno, diverso dagli altri che si chiama Konradin, il conte di Hohenfels. Konradin appartiene a una delle famiglie più altolocate e importanti della città, sostenitrici della corrente nazista. 
Sin dal primo istante, Hans desidera diventare amico di Konradin, e inizia ad attuare un piano per farsi notare. I due ragazzi, seppur di origini e ideologie diverse, diventano amici, e lo scrittore mette in mostra gli effetti della manipolazione nazista nei ragazzi giovani. 
Hans e Konradin vivono la loro amicizia tra i banchi di scuola, ma l’ideologia nazista inizia a essere sempre più presente e le loro strade si separano. 

L’autore Fred Uhlman con “L’amico ritrovato”, si è ispirato ai luoghi e agli ambienti della sua adolescenza, per raccontare una bellissima e commuovente storia d’amicizia tra due ragazzi di sedici anni durante il nazismo, che nonostante le differenze sociali e culturali stringono una forte amicizia. 
La loro amicizia verrà messa a dura prova dal nazismo… con un finale che lascerà senza fiato il lettore!!
I temi trattati sono l’ideologia nazista, la tolleranza, le conseguenze del regime nazista sulle persone, i pregiudizi, l’esclusione, il razzismo e i loro effetti e l’amicizia forte e duratura, in grado di scavalcare ogni barriera sociale e culturale. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice ed emozionante. Questo libro può essere letto da grandi e piccini, in particolare, ritengo che sia fondamentale per i/le ragazzi/e che frequentano la scuola media e prima liceo, come lettura integrante ai libri di testo scolastici. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni psicologiche inserite dall’autore, che permettono al lettore di entrare in empatia con i protagonisti. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un grande classico, ambientato durante il nazismo, che racconta una bellissima e toccante storia d’amicizia. Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che frequentano le scuole medie/prima liceo, per conoscere e comprendere a fondo la manipolazione e l’ideologia nazista. 
Buona lettura 📚📚!!

“Aggiustare l’universo” di Raffaella Romagnolo

Titolo: Aggiustare l’universo 
Autore: Raffaella Romagnolo 
Casa Editrice: Mondadori 
Collana: Scrittori Italiani e stranieri 
Data uscita: 29 Agosto 2023 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Addossato a una rete metallica lacerata in due punti, qualcosa che luccica. Incuriosita, Gilla si accuccia e scopre che si tratta di un planetario meccanico, un ingegnoso prototipo del sistema solare di metallo e cartapesta, la manovella per il moto di rivoluzione, i pianeti dipinti a tempera, la base con i segni zodiacali disegnati a filo d’oro. Stringe gli occhi a fessura, mentre la tiritera del direttore si allontana. Che bellezza, pensa. Se solo non fosse tutto ammaccato, i braccetti storti, inutile. Alla svelta raggiunge la testa della colonna. <<Posso prenderlo?>> chiede. 
Tornata nella soffitta di vico Luna, sistema il planetario sul tavolo della cucina. Sfoglia il libro di scienze dell’istituto magistrale finché trova la doppia pagina dedicata all’universo. Mercurio e Marte sembrano a posto. Venere manca. I braccetti di Urano e Nettuno somigliano ad arti innaturalmente rovesciati. Di Plutone manca anche il supporto e Gilla si convince che il modello sia stato costruito prima che il pianeta più piccolo del sistema solare venisse scoperto. Saturno c’è, ma ha perso gli anelli. Il braccetto di Giove è piegato in due punti, così che la traiettoria metallica del pianeta più grande ostacola quella degli altri. La Luna è rotolata chissà dove.
La Terra è spaccata a metà. […]
Tiene a bada i pensieri studiando il meccanismo, immaginandone la struttura interna. Adora immergersi negli ingranaggi. Ha imparato dal padre orologiaio. Stesse mani d’oro. Un sollievo, ma il passato è lì che aleggia. 

Il libro è ambientato tra Genova e Borgo di Dentro, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In “Aggiustare l’universo” la scrittrice unisce due storie, molto profonde e commuoventi: la storia della maestra Virgilia, soprannominata da tutti “Gilla” e, quella di una bambina di nome Francesca Pellegrini. 
La narrazione inizia ad Ottobre nel 1945, l’anno scolastico comincia in ritardo a causa della fine della Seconda Guerra Mondiale, che ha provocato distruzione, macerie e cicatrici profonde nelle persone, difficili da nascondere. Virgilia è una maestra di ventidue anni, genovese, che insieme ai suoi genitori ha dovuto abbandonare la sua città, devastata dalle macerie per recarsi in un paesino dell’appenino ligure, Borgo di Dentro. 

Nelle settimane successive Genova diventa una trappola. La Royal Air Force torna a bombardare il centro la notte del 6 e quella del 7 Novembre 1942. Colpiti i quartieri orientali, Villa Pallavicini, le acciaierie Ansaldo, la chiesa di Santa Chiara e ancora quella dell’Annunziata. […] Quartieri ridotti in macerie. Il 13 Novembre tocca a Sampiardarena, all’ospedale Galliera, alla loggia dei Mercanti. Il 15 Novembre al porto, a Carignano e alle chiese di Cosma e Damiano e di San Siro. 
La madre di Gilla passa le giornate a caccia di cibo. Gilla si divide tra le poche lezioni che è possibile fare e i soccorsi. Non tutte le macerie vengono rimosse alla svelta. I cumuli puzzano di disinfettante e carne putrefatta. L’orologiaio decide che è arrivato il momento di contare i risparmi e abbandonare la città. <<Ho un conoscente a Borgo di Dentro. E’ disposto ad ospitarci. L’affitto è alto ma ce la facciamo. In campagna c’è da mangiare e forse non bombardano>> dice a colazione. Le due donne si guardano. Poi stremate, acconsentono. 

Ma Gilla continua a pensare al suono delle sirene, ai bombardamenti, alle macerie e ai corpi senza vita, di tutte quelle persone che per scappare delle bombe sono morte schiacciate all’interno di una galleria a Genova. 
A Borgo di Dentro, Gilla conosce alcuni membri della Resistenza partigiana, e diventa la loro staffetta. E’così che Gilla conosce Michele, uno studente di medicina che ha dovuto interrompere gli studi e che adesso, aiuta i partigiani grazie alle sue competenze mediche. Gilla si innamora di Michele, della sua dolcezza e umanità e vivono il loro amore in gran segreto. 
Ma un giorno, Michele insieme ad altri partigiani, vengono catturati, torturati e uccisi dai nazisti della Wermacht e dai fascisti della Repubblica Sociale. Gilla si ritrova ad assistere a questa scena brutale e, dovrà superare il dolore di aver perso per sempre il ragazzo che amava. 
L’Italia è libera grazie ai russi, la guerra è terminata e i genitori di Gilla ritornano a Genova, la loro città natale… ma Gilla decide di restare ancora a Borgo di Dentro. 
E’ così, che Gilla accetta il suo primo vero incarico come insegnante presso una scuola elementare per l’anno scolastico 1945-1946, il primo dopo la guerra. 
Gilla ha ventitré allieve di quinta elementare a cui deve insegnare, un compito molto difficile, dopo la fine della guerra. Al suono della prima campanella, Gilla si ritrova ventitré bambine, ventitré bambine che proprio come lei, cercano di sfuggire ai traumi della guerra. Ma proprio in prima fila, è rimasto un posto vuoto. La bambina a cui è destinato raggiunge la classe poco dopo, accompagnata dalla bidella e da un biglietto del direttore. 

Francesca Pellegrini, 10 anni. 
Da gennaio ospite orfanotrofio Sant’Anna. 
Molto bene ortografia, calligrafia, aritmetica, geometria. 
Non parla. 

Che significa “non parla?” Gilla solleva lo sguardo, suora e bambina sono scomparse. 

La bambina si chiama Francesca Pellegrini, vive in orfanotrofio, è molto brava a scuola ma non parla. 
Gilla capisce che Francesca ha un trauma causato dalla guerra, i suoi occhi sono colmi di tristezza, paura, di chi si trova solo in un mondo cui non appartiene.
In realtà, la bambina non si chiama Francesca Pellegrini ma Ester, una bambina ebrea che si è dovuta allontanare dalla sua famiglia per le discriminazioni e persecuzioni contro gli ebrei. 
Ester viveva a Casale Monferrato insieme alla sua famiglia, ma le leggi razziali promulgate nel 1938, hanno stravolto la vita di tutti gli ebrei. E’ così che Ester, si ritrova nell’orfanotrofio di Borgo di Dentro, senza aver nessuna notizia dei genitori e con la paura di parlare. 
L’ultimo ricordo felice di Ester, è una gita sul Po insieme ai suoi genitori. E anche se Ester non ha più notizie dei suoi genitori, lei continua a sperare di rivederli. 
Gilla ha intuito cosa nasconde la bambina, sa che per riparare ciò che si è rotto ci vuole tempo e pazienza. Ed è con la stessa pazienza, che ogni sera, Gilla ripara un vecchio planetario meccanico, immaginando di spiegare alle sue alunne i vari pianeti. 
Riuscirà Gilla a curare le sue ferite e quelle di Ester? 

Il vecchio viene avviato nella zona della banchina dove alla spicciolata sta convergendo il grosso dei prigionieri. 
Abram fa per raggiungerlo, ma lo spingono verso un gruppetto radunato dalla parte opposta. Si ribella. Un soldato lo colpisce al fianco, lo obbliga a rialzarsi, lo trascina dove gli hanno ordinato di stare. Abram cerca con gli occhi il padre ma non lo vede più. 
Solo in questo momento si guarda intorno. Maschi. Giovani maschi. Pochi. Lui è uno dei più vecchi. 

 

<<Fuori è pericoloso. Le persone sono cattive>> gli dice Ester. Ha il pianto in gola. Gilla pensa che la bambina abbia ragione. Le persone possono essere molto cattive là fuori, qualche volta, è l’inferno. […] 
<<Vivere è correre rischi>> le sussurra. […]
<<Quando vogliamo bene a qualcuno non possiamo rinchiuderlo. Neanche per tenerlo al sicuro.>>

La scrittrice Raffaella Romagnolo con “Aggiustare l’universo”, libro finalista del Premio Strega 2024, mostra al lettore le atrocità del fascino, ambientate nella bellissima città di Genova, distrutta a causa degli incessanti bombardamenti.  “Aggiustare l’universo” racconta la storia di Gilla ed Ester, una storia di dolore, rinascita, due storie apparentemente diverse ma parallele, che finiscono per incontrarsi. La storia è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e la fine della guerra, che mette in luce i traumi causati dalla devastazione del conflitto. 
I temi trattati sono la persecuzione degli ebrei, le leggi razziali, i campi di concentramento, la libertà, i traumi, il dolore, la morte, l’insegnamento, Genova e il coraggio, la pazienza della maestra Gilla di aggiustare il planetario, sé stessa e la bambina Ester. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, la narrazione si alterna dal racconto della storia di Gilla e della famiglia di Ester Sacerdoti, a numerosi racconti storici, in cui la scrittrice riporta le norme varate in quegli anni contro gli ebrei. 

Nella prima, ciò che agli ebrei non è consentito. Prestare servizio militare. Far da tutore, Possedere terreni, fabbricati, aziende utili alla difesa nazionale. Avere domestici ariani. 
Nella seconda, i luoghi dove gli ebrei non possono più stare. Il Partito, le banche, le assicurazioni, gli enti pubblici. Un rigurgito acido in bocca. L’avvocato scarta una mentina e prende a succhiarla. 
I disegni sono in bianco e nero, il tratto è rapido. Le didascalie ci sono, ma non serve saper leggere: il contenuto lo capirebbe anche un bambino. I fumetti non sono forse roba da bambini? 

I personaggi sono strutturati bene, grazie allo stile di scrittura semplice ma toccante, utilizzato dalla scrittrice, che permette al lettore di affezionarsi ad ognuno di loro.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere una storia intensa, profonda e commuovente, la storia di Gilla e della famiglia Sacerdoti, distrutte dalla guerra. Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che amano leggere libri storici, a chi desidera approfondire il tema della discriminazione sugli ebrei, a causa delle leggi razziali promulgate in Italia nel 1938. 

E come diceva Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” e oggi, lunedì 27 Gennaio 2025, in occasione della Giornata della Memoria, ricordiamo tutti gli ebrei perseguitati e brutalmente uccisi per la stupidità e ignoranza umana. 
E’ importante ricordare il passato, analizzarlo e studiarlo per non commettere gli stessi sbagli… perchè non esistono razze superiori o inferiori, ma esiste l’odio e l’ignoranza, che possono prendere il sopravvento e mostrare la cattiveria di un essere umano. 
Buona lettura 📚📚!!

“Il secondo piano” di Ritanna Armeni

Titolo: Il secondo piano 
Autore: Ritanna Armeni 
Casa Editrice: Ponte Alle Grazie 
Collana: Scrittori 
Edizione: 6 
Data Uscita: 10 Gennaio 2023 
Pagine: 288 
Genere: Romanzo storico 
Acquista: https://www.amazon.it/secondo-piano-Ritanna-Armeni/dp/8833319539/ref=asc_df_8833319539/?tag=googshopit-21&linkCode=df0&hvadid=611016476320&hvpos=&hvnetw=g&hvrand=17165189435864744034&hvpone=&hvptwo=&hvqmt=&hvdev=c&hvdvcmdl=&hvlocint=&hvlocphy=1008337&hvtargid=pla-1947074980031&psc=1&mcid=6fee87bf26ce31d29ee8aa1da7f05193

C’è un cerchio rosso minuscolo, quasi invisibile. Indica un convento e una chiesa. Nel convento abitavano sette suore. 
Qui comincia la nostra storia. 

Il libro è ambientato a Roma nel 1944, presso il Convento delle Francescane della Misericordia, situato in periferia di un quartiere romano in costruzione. 
Nel convento abitano sette suore, guidate dalla Madre superiora Madre Ignazia, di origini tedesche. Ognuna di loro ha delle mansioni da svolgere, come gestire i conti e il cibo, cucinare, coltivare un piccolo orto nel giardino del convento e aiutare coloro che ne hanno bisogno. 
Mentre nella città di Roma, accadono degli episodi inumani nei confronti degli ebrei, il Vaticano tratta in segreto la resa nazista, e il pontefice sceglie la diplomazia e la via della cautela. 
Una mattina, un gruppo di sette ebrei suona il campanello del convento, chiedendo ospitalità alle suore. 

Erano in sette. Fermi sul piccolo piazzale davanti al convento. Dopo aver suonato il campanello si erano allontanati di qualche metro e ora guardavano in alto verso le finestre. 
[…]
Quando il portone si aprì, il gruppo rimase fermo e compatto. Solo gli sguardi si spostarono alla soglia dove era incorniciata la novizia, immobile e silenziosa. 

Queste persone vivevano nel Ghetto, tra di loro c’erano uomini anziani, giovani e bambini, che sono riusciti a scappare prima dell’arrivo dei tedeschi. 

Alle otto del mattino oltre un migliaio di ebrei, catturati al Ghetto e rimasti chiusi per due giorni nel collegio militare di via della Lungara, furono stipati nei suoi diciotto vagoni. Non conoscevano la loro meta né quanto sarebbe durato il viaggio. Avevano solo sentito parlare di campi di lavoro. Il treno non partì subito. Gli ebrei catturati aspettarono al chiuso per oltre sei ore. 
I lamenti, le grida, i pianti dei bambini non arrivarono alla parte della stazione adibita al trasporto passeggeri né alle strade vicine. 

Suor Ignazia e le sue sorelle (Suor Elisabetta, Benedetta, Maria Rita, Emilia, Grazia e la novizia Suor Lina), accolgono nel proprio convento questo gruppo di ebrei, nascondendoli nel secondo piano. 
Il secondo piano diventa il rifugio di queste persone, che devono stare rigorosamente in silenzio, al buio, perché tutte le finestre erano state chiuse dalle suore, per non far vedere dall’esterno gli ospiti al suo interno. 
Ma un giorno, due tedeschi decidono di far visita alle suore per informarle che dopo Natale, avrebbero allestito un’infermieria dove avrebbero portato i soldati tedeschi in via di guarigione. 

Suor Ignazia e le sue sorelle hanno coraggio, e si ritrovano in una situazione molto delicata e sempre di più pericolosa, con l’infermieria tedesca situata al primo piano del convento e gli ebrei da nascondere al secondo piano. 
Ma con coraggio e seguendo la strada della carità, Suor Ignazia e le sue sorelle, dimostrano di avere un grande cuore, pronte a sfidare il nemico posto al primo piano. 
I tedeschi si trovano ad un passo dalla sconfitta, e attuano delle misure sempre più repressive nei confronti degli ebrei. 
La bellezza della città di Roma, lascia il posto a una città devastata dalla guerra e dalle bombe, una città povera, piena di fame e di paura, dove gli ebrei vengono deportati e uccidi con una violenza spietata, fuori controllo. 
Riusciranno Suor Ignazia e le sue sorelle a nascondere il gruppo di ebrei, fino alla fine della guerra? 

La scrittrice e giornalista Ritanna Armeni dopo il successo del libro “Una donna può tutto”, pubblica “Il secondo piano”, che racconta una storia di coraggio, di carità, ambientata in un periodo storico molto difficile, con protagoniste sette suore che nascondono al secondo piano del convento un gruppo di ebrei, mentre nel primo piano si trovano i tedeschi. 
I temi trattati sono la guerra, l’amore, l’amicizia, la forza, la fame, la paura, la violenza, la Chiesa, il coraggio, le donne e la carità. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, imprevedibile, pieno di pathos ed emozionante, arricchito da alcuni racconti sull’occupazione nazista a Roma e da alcune pagine di diario delle protagoniste. In queste pagine di diario, le suore raccontano i loro sentimenti, dalla paura, all’angoscia, al senso di inquietudine e di smarrimento, che cercano di allontanare per aiutare e dare la forza agli ebrei situati al secondo piano. 
I personaggi sono strutturati molto bene, grazie allo stile narrativo utilizzato dalla scrittrice, che permette al lettore di emozionarsi insieme a loro. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che vogliono leggere una storia di donne coraggiose, che in nome della carità e dell’amore decidono di nascondere gli ebrei dai tedeschi. 
Ringrazio la casa editrice Ponte Alle Grazie per avermi inviato la copia cartacea del libro, che mi ha permesso di leggere una storia emozionante, ricca di riflessioni e che racconta un periodo storico in una veste nuova, dove il coraggio, la carità e l’amore diventano i protagonisti indiscussi della storia, insieme alle suore. 
Buona lettura 📚📚!!

“La strada di Clara” di Diana Rosie

Titolo: La strada di Clara 
Autore: Diana Rosie
Traduttore: Francesca Toticchi 
Casa Editrice: Editrice Nord 
Collana: Narrativa Nord 
Data uscita: 14 Febbraio 2023 
Pagine: 348 
Genere: Romanzo contemporaneo 
Acquista: https://www.ibs.it/strada-di-clara-libro-diana-rosie/e/9788842934592?lgw_code=1122-B9788842934592&gad_source=1&gclid=Cj0KCQiA2KitBhCIARIsAPPMEhKU5_0nzjHJljiI1nRpQPQ0CXRCbmauz7bwROTptvMbGIUD3wsbnOoaAvLHEALw_wcB

La madre le mise il braccialetto al polso, facendolo girare due volte mentre ripeteva quelle parole misteriose. Quando ebbe finito, guardò la figlia negli occhi. 
<<E’ un cerchio d’amore, attraverso il quale resteremo sempre legati: io, tu, il papà e tuo fratello.>> Si girarono entrambe verso il bambino. <<Ovunque andrete, qualsiasi cosa farete, la vostra mamma e il vostro papà saranno sempre con voi. Anche quando non staremo al vostro fianco.>> La mamma parlava con voce commossa. 
<<E, se io non potrò, dovrai essere tu a prenderti cura di tuo fratello.>>

Il libro è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, e mostra un’Italia distrutta, straziata dalla guerra. I protagonisti del libro sono due fratelli: Clara e Filippo. 
Il loro papà era stato ucciso da alcuni fascisti, e la loro mamma aveva preparato un braccialetto rosso per i suoi figli. Questo braccialetto, rappresenta il legame tra la loro mamma, il papà, Clara e Filippo. Dopo la morte del padre, decidono di trasferirsi dalla campagna, e dopo un lungo e stancante viaggio, arrivano in città. L’appartamento è situato in un palazzo desolato, dove si trova un materasso per terra e molta puzza. Dato che è sera, Clara e Filippo sono molto provati dal viaggio e la loro mamma, li invita a riposarsi, mentre lei doveva incontrare una signora per aggiustare alcuni vestiti. 
La mattina seguente, Clara si sveglia per prima e scopre che la loro mamma non è ancora rientrata a casa. Clara decide di lasciare nel letto il suo fratellino, per andare a cercare la loro mamma. Fuori dal portone del palazzo, Clara è confusa, non conosce nessuna strada e ha due possibilità per ritrovare la sua mamma: andare a destra o a sinistra. 
Incuriosita dalla presenza di una fioraia, decide di andare a destra, dove incontra in un panificio una signora vestita in modo elegante, con un vestito verde che risalta il suo incarnato. 
Questa signora, decide di aiutare Clara a ritrovare la propria madre, ed insieme tornano nell’appartamento… ma non c’è nessuno, nemmeno il suo fratellino Filippo. 
Mentre Clara era scesa per cercare la sua mamma, il suo fratellino Filippo soprannominato da tutti “Pippo” o “passerotto chiacchierone”, perché parlava e poneva domande continuamente, si era svegliato e non trovando Clara e la mamma, aveva deciso di uscire di casa per cercarle. Ma a differenza di Clara, decide di girare a sinistra e si ritrova in una piazza piena di gente. Filippo ha paura, è spaventato e confuso, ma non si arrende e si arrampica su una cassetta di legno per cercare di distinguere le persone dall’alto. Ma vicino alla cassetta di legno, c’era un neonato (Gino) e la sua mamma Dora.
Dora è una donna molto dolce, gentile e sposata con Mario e vedendo questo bambino così spaventato ed indifeso, decide di aiutarlo a ritrovare la propria madre. 
Ed è così che Clara e Filippo si sono separati, seppure senza volere, il destino ha giocato un brutto scherzo, ma sono stati “fortunati” perché hanno incontrato due donne dolci e generose, pronte ad accoglierli in casa loro. 
La signora con il vestito verde è una benestante, sposata con il signor Salvadori in una bella casa e vivono insieme alla loro domestica Filomena. Il personaggio di Filomena conquisterà il cuore di tutti i lettori, con la sua cucina, con il suo carattere e la sua bontà, riuscirà a far sentire la giovane Clara parte integrante di quella famiglia. 
Il signor Salvadori ha un incarico prestigioso nel comune, oltre a essere un fedelissimo del regime fascista e del Duce. Dopo un’iniziale differenza del signore, la signora riesce a convincerlo ad accogliere questa bambina. Clara viene iscritta in una scuola fascista, dove incontra delle coetanee cattive che la insultano quotidianamente. 
Mentre Clara viene educata sul modello del Duce, suo fratello Filippo è stato accolto nella casa di Dora e Mario, delle persone umili, con un grande cuore. Dora e Mario hanno delle idee politiche completamente diverse da quelle del signor Salvadori, sono comunisti e antifascisti. 
Filippo crescerà con queste idee, aiutando Dora e Mario a collaborare segretamente con i partigiani. A Clara non manca niente, ha cibo a sufficienza e vestiti dignitosi, ma continua a pensare alla promessa che aveva fatto a sua mamma. A Clara manca molto il suo fratellino e spera di riuscire a incontrarlo. 
Chissà se Clara e Filippo riusciranno a ritrovarsi?? 
Chissà che cosa imparerà Clara? 
Può un legame di sangue andare oltre alle convinzioni politiche? 

La scrittrice Diana Rosie con “La strada di Clara”, racconta la storia di una famiglia divisa dalla guerra e dal destino. Racconta la storia di un fratello e di una sorella che si separano, che si perdono nel giro di pochi minuti… lei viene adottata da una famiglia fascista, mentre lui viene adottato da una famiglia di partigiani. 
E cosa accadrà?? 
I temi trattati sono l’amore, le amicizie, l’invidia, i favori, la generosità, il fascismo, l’educazione fascista, il primo amore, la guerra e i pregiudizi sugli ebrei, ma anche su tutti coloro che venivano etichettati come “diversi”: 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, serrato, toccante, profondo e coinvolgente, in grado di far emozionare il lettore fino alla fine della storia. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla scelta narrativa della scrittrice di alternare i capitoli per permettere a Clara e Filippo di raccontarsi. All’interno della storia, il lettore incontrerà tanti personaggi molto importanti, la domestica Filomena, ma anche un bibliotecario ebreo di nome Leone che insegnerà la storia alla giovane Clara. 
Il lettore si ritroverà a leggere un libro con una storia originale, profonda e commuovente, una storia di una famiglia separata dalla guerra e dal destino. 
Consiglio questo libro a tutte/ i coloro che vogliono leggere un libro coinvolgente, pieno di sentimenti e toccante, in grado di catturare il cuore di ogni lettore, dall’inizio alla fine della storia!!
Buona lettura 📚📚!!