“Luisa” di Paola Jacobbi

Titolo: Luisa 
Autore: Paola Jacobbi 
Collana: Romanzi 
Data uscita: 22 Ottobre 2024 
Pagine: 320 
Genere: Romanzo contemporaneo 

Le venne in mente che i giovani innamorati che si scambiavano i baci avrebbero potuto apprezzare una sorpresa dentro i cioccolatini: un foglietto con una frase d’amore. 

Questo libro racconta la storia della grande donna Luisa Spagnoli, che ha rivoluzionato l’imprenditoria italiana con le sue idee rivoluzionarie per l’epoca. 
La scrittrice Paola Jacobbi dona ai lettori, la prima e unica biografia di Luisa Spagnoli, colei che ha creato la Perugina e Luisa Spagnoli. 
Il libro racconta la storia di tre donne: Marina, Ida e Luisa, tre generazioni e tre storie che si intrecciano tra loro.
Ida aveva lavorato per Luisa, prima alla Perugina e successivamente alla Luisa Spagnoli, dove si produceva l’angora. Dopo aver lavorato per la signora Spagnoli, Ida e il marito Dino, avevano deciso di andare in Brasile alla ricerca di fortuna. 
Grazie agli insegnamenti di Luisa, Ida in Brasile, aveva aperto un piccolo negozio di bijou e ogni giorno, trascriveva nei quaderni, il periodo in cui aveva lavorato per gli Spagnoli. 
Ed è grazie a questi quaderni, che il lettore conoscerà la terza protagonista di questo libro, Marina, la nipote di Ida. Marina vive in Brasile, lavora in televisione e un giorno, decide di visitare l’Italia per allontanarsi da una situazione opprimente e dolorosa. Marina sente di dover imparare la lingua italiana, sente di voler conoscere la storia di sua nonna Ida, che aveva trascritto nei quaderni. 
E’ così che il lettore avrà modo di conoscere la figura di Luisa Spagnoli, raccontata non solo dalla scrittrice Paola Jacobbi attraverso l’utilizzo della prima persona, ma anche da Ida e Marina. 

La nonna li aveva conservati in una vecchia latta dei biscotti Aymorè, gialla con la scritta rossa, leggermente arrugginita agli angoli. Nella scatola, insieme ai quaderni, si trovavano anche altri effetti personali, ricordini dell’Italia e del Brasile, alla rinfusa. Un paio di foto in bianco e nero di Ida e suo marito Dino. Una di Ida con la figlia in mezzo ai bijou, vestite uguali, con delle tunichette in colori acidi tipo Pucci. Una dell’apertura del negozio Ida Bijou a Ipanema. Un cartellino aziendale dell’Angora Spagnoli di Perugia, datato 1935. Un ritaglio di giornale italiano dove si annunciava la morte di Luisa Spagnoli.

Luisa Spagnoli viveva a Perugia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il padre era un pescivendolo e la madre una casalinga. Luisa è sempre stata una bellissima ragazza, dotata di un’intelligenza unica, di una mente brillante e rivoluzionaria per l’epoca. 
La vita di Luisa cambia nel 1897, anno in cui conoscerà Annibale Spagnoli, che diventerà suo marito. Dopo aver trascorso un breve periodo a Mantova, Luisa aveva deciso di tornare a Perugia, la sua città natale, potendo contare dell’aiuto della madre e della sorella Gemma. 
Mentre Luisa passeggiava in città, insieme al primo figlio Mario, con in grembo il secondo, si ritrova davanti alla confetteria di via Alessi, il luogo in cui qualche anno prima, Annibale aveva acquistato dei buonissimi confetti per la sorella Gemma. 
Grazie a una conoscente, incontrata per caso, Luisa scopre che i proprietari della caffetteria hanno deciso di cedere l’attività. E’ così che la mente di Luisa inizia a vagare, inizia ad esplorare idee nuove, impossibili da fermare: lei e Annibale avrebbero acquistato la confetteria. 
Luisa, dopo aver fatto due conti, chiede aiuto alla cognata Maria, che aveva un negozio di sartoria, per presentare un’offerta ai proprietari della confetteria. 

La visita di Luisa li sorprese. Vedere una donna, per di più in quelle condizioni, presentarsi per parlare d’affari pareva una cosa inconsueta, ma Luisa ci sapeva fare. Aveva modi simpatici e convincenti, inoltre usò la gravidanza a suo favore. 
<<Mio marito e io compreremo il vostro negozio e renderemo onore all’attività>> attaccò. <<Solo devo attendere il ritorno di Annibale e anche l’arrivo del bambino. Ma, nel frattempo, verrò qui a vedere come lavorate.>> E aggiunse:<<Se me lo permettete.>> 
I due coniugi si guardarono in volto, colpiti dalla determinazione di Luisa. Quanti anni avrà avuto? Non molti più di venti. La forza fisica per lavorare ce l’avrebbe avuta, poco ma sicuro: era robusta, aveva le spalle forti, da atleta. Ma lo spirito di sacrificio? E la pazienza? E la delicatezza? Loro ci avevano messo una vita per impadronirsi di certi gesti, per dominare i segreti del mestiere. Aveva fatto la sarta, che ne sapeva dei confetti? […] 
<<Io vi capisco, signori>> disse Luisa indovinando i loro pensieri. <<Non mi conoscete, ma vi prometto che non vi pentirete. Almeno lasciatemi provare, verrò qui a prendere lezioni. Imparerò in fretta, vedrete.>> […] 
Dall’indomani, Luisa si presentò ogni giorno, puntuale. Affiancava il principale lavorante del negozio, Giuseppe Battaglini, un vero maestro nel fare i confetti. Lo osservava memorizzando i gesti e intanto lo assaliva di domande. In capo a una settimana, aveva imparato ogni cosa, in teoria.

I proprietari della confetteria rimangono molto sorpresi dalla forza e determinazione di quella giovane donna, che inizia a frequentare assiduamente il negozio, per imparare dal lavorante Giuseppe Battaglini, l’arte di fare i confetti. Luisa osservava ogni gesto di Battaglini, cercando di memorizzare ogni passaggio e riempiendolo di domande. 
Dopo la nascita del suo secondogenito Armando, Luisa, ebbe modo di applicare la teoria alla pratica e in poco tempo, riuscì a dimostrate a tutti la sua bravura. 
Giorno dopo giorno, la confetteria di via Alessi diventava sempre più importante, da quando era rientrato dal militare Annibale, lui si occupava dei macchinari e Luisa dei dolciumi. 
Luisa impara a gestire ogni situazione e allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, dato che tutti gli uomini erano al fronte, decide di assumere le loro sorelle, madri e fidanzate. Per la prima volta, le donne hanno modo di dimostrare il loro valore al di fuori delle mura domestiche. 

La guerra aveva reso gli uomini fragili, più che mai consapevoli della propria mortalità, mentre le donne erano diventate importanti: avevano lavorato, si erano impegnate nei servizi d’assistenza come la Croce Rossa, avevano curato ferite e tenuto insieme famiglie, villaggi, comunità. Luisa ricordava di aver letto da qualche parte la frase di una signora istruita, una giornalista che si firmava con lo pseudonimo Donna Paola. Erano parole illuminanti: <<Chi avrebbe mai sognato sino a poco tempo addietro che la guerra, cioè quel complesso di fatti e attività che sembravano i più estranei alle capacità femminili, sarebbe stata di tutti gli eventi della vita nazionale quello che più avrebbe messo in valore il contributo della donna? >>
Proprio così, commentava Luisa. Le loro vicende ne erano la prova. Grazie alle donne, la Perugina era fiorita a dispetto di tutto, come una ginestra che sfida il deserto. 

E’ così che Luisa rivoluziona i dettami dell’epoca, il modo di fare imprenditoria, interessandosi a ogni donna che lavorava per lei, al punto da creare un’asilo interno alla Perugina. 
Gli anni passano e gli Spagnoli entrano in società con i Buitoni, che gli permetterà di fare un salto di qualità. 
Luisa inventa varie creazioni, dalla caramella Rossana alla Banana, fino al Bacio. Quello, che noi consumiamo quasi tutti i giorni e che si regala soprattutto a San Valentino: il Bacio. 
Luisa, in realtà, lo avrebbe voluto chiamare “cazzotto”, per la sua forma a “pugno chiuso”, ma poi aveva deciso di seguire il consiglio di Giovanni Buitoni. 
E’ così che il lettore conoscerà il ritratto di questa grande donna, dotata di una mente brillante che ha rivoluzionato l’imprenditoria italiana.

La scrittrice, giornalista e critica cinematografica, Paola Jacobbi con “Luisa”, vincitore Premio Selezione Bancarella 2025, racconta per la prima volta la storia di Luisa Spagnoli, permettendo ai lettori di far conoscere la figura di questa grande donna, che ha rivoluzionato l’imprenditoria italiana, creando la Perugina e Luisa Spagnoli. 
Luisa Spagnoli era dotata di una mente brillante e rivoluzionaria, ma anche di un cuore grande e di un’umiltà fuori dal comune. Luisa si è sempre interessata a chi lavorava per lei, creando asili all’interno della Perugina, ma anche corsi per imparare le lingue straniere e non solo, Luisa era convinta che per lavorare bene i lavoratori avessero bisogno di ogni confort. 
I temi trattati sono la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, la generosità, l’amicizia, l’amore, le donne, i tradimenti, l’imprenditoria italiana, la moda e i diritti dei lavoratori. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, semplice, che delinea perfettamente la figura di Luisa Spagnoli. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla bravura della scrittrice di descrivere minuziosamente ogni personaggio, anche quelli secondari. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere la storia di colei che ha rivoluzionato le sorti dell’imprenditoria italiana: Luisa Spagnoli. 
Consiglio questo libro anche a tutte/i coloro che desiderano leggere la storia di una donna che è riuscita a inserirsi in una società prettamente maschile, dimostrando a tutti che una donna è in grado di fare tutto, ed è così che è nata la Perugina e Luisa Spagnoli. 
Lasciatevi travolgere dalle parole di Paola Jacobbi e sedetevi sul divano a leggere “Luisa”, in compagnia di una caramella Rossana o di un Bacio!!
Buona lettura 📚📚!!

“La figlia del Reich” di Louise Fein

Titolo: La figlia del Reich
Autore: Louise Fein
Traduttore: Anna Rusconi
Casa Editrice: Sonzogno
Collana: Romanzi
Data uscita: 27 Maggio 2021
Pagine: 480
Genere: Romanzo storico

<<Mi piace quando mi baci. Solo che non possiamo…>> 
<<Sì, invece. Approffittiamo di ogni occasione, finché ne abbiamo la possibilità. Chi può dire cosa accadrà in futuro.>>

Il libro è ambientato a Lipsia negli anni Trenta, durante l’ascesa del nazismo. La protagonista del libro si chiama Hetty Hofmann, una ragazza impetuosa e piena di entusiasmo, cresciuta con gli ideali e i valori di rinascita predicati dal nazismo. Suo padre ha il compito di gestire un giornale, compito molto importante per plasmare le opinioni delle persone, attraverso articoli di propaganda, volti ad esaltare il Führer e il nazismo. 

Rimetto giù il giornale. Un paio d’anni fa papà aveva portato me e Karl in redazione. Non vedeva l’ora di mostrare a mio fratello quanto fosse meraviglioso quel posto e di convincerlo a prendere in mano le redini, prima o poi. Noi eravamo rimasti incantati ad ammirare l’andirivieni dei giornalisti e ad ascoltare i telefoni che squillavano e la gente che gridava da una parte all’altra della scala. Papà ci aveva spiegato la rapidità con cui era necessario scrivere gli articoli e scegliere le foto per ogni edizione. 
Avevamo guardato le enormi macchine tipografiche in moto, la precisione con cui i tipi di metallo venivano disposti nelle gabbie, lettera dopo lettera, parola dopo parola. La fatica, le condizioni di lavoro, il sudore, la polvere, il calore e la passione: avevamo chiesto a nostro padre il perchè di tanto sforzo, se la gente si limitava quasi sempre a dare un’occhiata ai titoli, per poi buttare il giornale.
Lui aveva reagito con stupore: <<Questo è lo strumento più prezioso che abbiamo!>> Ci aveva risposto tutto infervorato: << Con queste parole d’inchiostro possiamo letteralmente forgiare la nostra nazione. Una notizia in sé non è niente: la notizia è potere confezionato in un messaggio che viene diffuso e ripetuto. Grazie a questo giornale, io ho il potere di fare circolare per il mondo quello che voglio e nel modo in cui voglio che le masse lo comprendano. 

Hetty riceve un’educazione molto rigida, sia in casa che a scuola, lei rappresenta il modello “perfetto” della brava ragazza tedesca. Hetty crede ciecamente nel Führer e nella sua visione della “grande Germania”, che avrebbe portato prosperità e un futuro radioso, costituito solo dall’unica razza pura: la razza ariana. 

<<Resilienti. Forti. Indipendenti. Ragazze degne di diventare le madri della razza padrona. Ecco che cosa si aspetta da voi il nostro Führer.>> […]
E non dimenticate mai le regole della BDM: purezza, pulizia, virtù, obbedienza e remissività. […]
Dice bene: una brava ragazza tedesca non fa mai domande e non si lamenta, ma agisce per il bene della comunità. Le ragazze devono essere alte, forti e belle senza ricorrere a trucchi ed espedienti. Dobbiamo avere un aspetto pulito e curare l’igiene personale. Dobbiamo essere modeste e pudiche.
Soprattutto, una ragazza deve sempre mettere gli uomini prima di sé e sostenerli nei loro sforzi per quanto stanche siamo, per quanto possiamo aver lavorato, i loro bisogni vengono prima dei nostri. 
Il nostro dovere è servire il Führer, la Germania e i nostri futuri mariti. 

Ma un giorno, Hetty scopre che Walter Keller, un tempo il migliore amico di suo fratello Karl, è ebreo. Hetty non riesce a credere che, proprio quel ragazzo che tanti anni fa, le aveva salvato la vita al lago, sia ebreo. A scuola, aveva imparato a distinguere tramite l’aspetto fisico un tedesco, da un ebreo… ma Walter non aveva gli occhi vicini, il naso grosso e sproporzionato, i capelli neri e crespi, come la loro compagna di classe Freda, Walter aveva i capelli biondi e perfetti, degli occhi bellissimi azzurri e profondi come il cielo. 
Come è possibile che Walter sia un ebreo? 
Come può una persona così generosa, che aveva rischiato la sua vita per salvarla, essere considerato “inferiore” e addirittura discriminato e perseguitato?
Hetty non riesce a capire, sa solo che adesso Walter è costretto a non andare più a scuola perchè è considerato da tutti un ebreo. 
Un giorno, Hetty mentre passeggiava con il suo cane, incontra per caso Walter, un ragazzo proprio come lei ma considerato un “errore”, un “ladro” perchè ebreo. Ma agli occhi di Hetty sarà sempre Walter, il ragazzo gentile e affascinante, in grado di ascoltarla e farla sorridere. 

<<Siamo stranieri in patria.>> […]
<<Provaci, per un attimo solo. Immagina se il tuo paese volesse liberarsi di te: sei una fedele cittadina tedesca ma non hai più un posto dove andare.>> 

Giorno dopo giorno, Hetty incontra di nascosto Walter, incontri brevi e fugaci, ma molto importanti perchè lui le rivela gli aspetti oscuri del Reich, e le fa conoscere il vero volto del nazismo e del Führer. 
E’ così che Hetty si ritrova smarrita, tutti gli ideali e i valori con cui è cresciuta e che ha sempre sostenuto, condiviso, erano solo menzogne e celavano il vero volto crudele, feroce e violento del Führer e del nazismo. 
Hetty è confusa, lacerata ma le parole e il sentimento profondo che prova per Walter, sono più forti di tutto. I loro appuntamenti, sono pieni d’amore e anche se molto rischiosi per entrambi, rappresentano l’unico momento in cui essere semplicemente sé stessi. 
L’atmosfera a casa di Hetty diventa sempre più oppressiva, specialmente da quando Karl, è stato arruolato nella Luftwaffe e lei, non ha più nessuno con cui parlare, confrontarsi e confidarsi delle recenti scoperte. 
Hetty dovrà decidere che cosa fare: essere una brava tedesca o seguire il proprio cuore? 
Riuscirà a fingere di essere una brava tedesca, adesso che conosce il vero volto del nazismo? 
Che cosa sceglierà Hetty?

Se ripenso agli albori del Reich, alla speranza di un futuro magnifico, mi domando come abbiamo fatto in così pochi anni ad arrivare dove siamo ora. Perchè nessuno si è reso conto davvero che stavamo scatenando un mostro. Un mostro che ha potuto crescere fino a trasformarsi in una forza incontrollabile, che nessuno ormai può più fermare. 

La scrittrice Louise Fein con “La figlia del Reich”, racconta una commuovente storia d’amore e sacrificio, durante l’ascesa del nazismo, ispirandosi alle vicende della sua famiglia. 
Il lettore si ritroverà a vivere una struggente storia d’amore tra Hetty e Walter, che incarnano la storia di Romeo e Giulietta, ambientata in un periodo difficile. 
I temi trattati sono il nazismo, le leggi razziali, i campi di concentramento, la notte dei cristalli, il giornalismo, l’educazione insegnata a scuola, la propaganda, i mezzi e la censura del Regime, i rapporti familiari, la morte, l’amicizia e l’amore vero, capace di sfidare ogni pregiudizio e pericolo, anche a costo di incorrere nelle morte.

Il giorno che sono arrivato, l’11 Novembre, ci hanno trasportato con dei camion all’ingresso del campo. Ci hanno fatto saltare giù e per raggiungere il cancello abbiamo dovuto correre tra due file di SS armate di mazze e sbarre di ferro che al nostro passaggio ci picchiavano. Al cancello c’è stato un ingorgo, cercavamo tutti di entrare per sfuggire alle guardie, per un attimo mi sono appoggiato con la mano al muro, in modo da mantenere l’equilibrio mentre gli altri mi spintonavano. Uno di loro, me l’ha colpita con una sbarra di ferro e con tutta la forza che aveva. Mi ha spezzato tre dita. Spappolata. La punta del mignolo era ridotta a una specie di poltiglia, un dolore indescrivibile. Sono svenuto e finito per terra, ma mi hanno picchiato finché non sono riuscito a rialzarmi. 

Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, emozionante e struggente, che racconta una storia d’amore e profonda tra due adolescenti considerati diversi agli occhi della società. 
Per la prima volta, la scrittrice racconta la discriminazione razziale degli ebrei, servendosi degli occhi e della voce della protagonista, una ragazza educata con i valori e i principi predicati dal Führer e che un giorno, capisce di essere stata ingannata in virtù di un uomo senza scrupoli e violento. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alla scelta della scrittrice di descrivere minuziosamente ogni personaggio (anche quelli posti ai margini). Ogni personaggio viene descritto sia dal punto di vista fisico che psicologico, incastrando la storia di ognuno di loro all’interno della storia, una storia appassionante, emozionante di un amore proibito durante il nazismo. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro emozionante, profondo, che mette in luce come è nata la propaganda e il consenso al nazismo, una storia raccontata da una ragazza cresciuta con gli ideali del Führer che si ritrova a mettere in dubbio tutta la sua vita. 
Consiglio questo libro perchè “le lezioni del passato non vanno mai dimenticate”, è fondamentale ricordare la storia e le azioni crudeli e inumane che sono state eseguite dai nostri simili. 
Buona lettura 📚!!