“Le sarte della Villarey” di Elena Pigozzi

Titolo: Le sarte della Villarey 
Autore: Elena Pigozzi 
Collana: Omnibus 
Data uscita: 22 Aprile 2025 
Pagine: 240 
Genere: Romanzo storico 

Quando è scoppiata la guerra, erano una famiglia. 
Vivevano nel loro appartamento di fronte alla caserma, in fondo a via Indipendenza, una strada tracciata con il righello per unire Piazza Cavour con la Villarey e il parco del Cardeto. 
Due stanze grandi a piano terra con una cucina e l’ingresso che si affaccia sulle entrate, così attaccate che è normale sapere tutto di tutti. 
Il padre Luigi insegnava greco e latino nella scuola del centro, la madre sistemava le giacche dei soldati, cuciva le tovaglie, aggiustava gli abiti dei vicini. Il fratello Milo andava alle elementari, lei al liceo. […] 
Per un po’, pareva la solita vita, finché il padre è partito per la Grecia, la madre ha iniziato con la tosse e le cose hanno preso una direzione storta. Sono arrivate le tessere annonarie e le code allo spaccio per un poco di zucchero e del pane nero che ti spezza i denti. I soldati con i fucili che spuntano dalla campagna. La radio con i bollettini di guerra, le notizie di proiettili che tranciano gambe e vite, ma niente dalla Grecia, niente da Luigi, niente da papà. 

La narrazione si svolge nella città di Ancona nel 1943, mentre la guerra semina dolore, si insinua nelle abitazioni di ogni famiglia, spezzando ogni legame. 
La protagonista del libro si chiama Laura, una ragazza di diociotto anni, che si ritrova da sola a crescere e mantenere il fratello Milo, di undici anni. 
Da quando è iniziata la guerra, il loro padre Luigi, è andato a combattere in Grecia e da allora, non si hanno più sue notizie. Ma Laura, Milo e la loro madre Leila, continuano a sperare di vederlo attraversare la porta di casa. 
Come se non bastasse, Laura e Milo, si ritrovano da soli perché la madre Leila, a causa di una forte tosse, provocata da una malattia è mancata da poco. 
Laura ha fatto una promessa alla madre, poco prima di morire: si occuperà di suo fratello Milo e troverà un lavoro che le permetterà di provvedere alla loro sopravvivenza. 
E’ così che interviene Alda, una vedova forte e generosa, amica di Leila, che ha cresciuto da sola quattro figlie. Alda è la sarta tuttofare della caserma Villarey, ogni soldato conosce la sua bravura e il suo buon cuore, che la porta ad aiutare quella giovane ragazza, rimasta da sola, senza i genitori e con un fratellino a cui badare. 

Si erano baciati sulla panchina davanti al mare. La medesima che li aveva fatti incontrare. Che poi è certa sia la stessa su cui è seduta in questa sera di luglio. 
Ora il vociare intorno le arriva attutito: Alda è finita nel ricordo di quel primo bacio, la stretta forte di Cesare sui fianchi e la dolcezza delle labbra che la cercano, le accarezzano il viso, le sussurrano <<Alda>>, come soffi di fiato sulla pelle. E lì, sulla riga dell’orizzonte, Alda vede in fila quel passato che torna indietro con la risacca, il matrimonio sbrigato in fretta, perchè sarebbe nata una figlia e poi un’altra e altre ancora, fino a quattro. […] 
Tornano insieme anche frammenti che aveva scordato, finiti lontano nel tempo, sepolti da un dolore che ha più di venticinque anni.

E’ così che Alda, porta Laura a lavorare in caserma, all’inizio la giovane si occuperà di lavare e stirare le divise dei soldati, data la sua incapacità nel cucire. 
Ma ben presto, grazie alla pazienza di Alda, Laura impara a cucire, impara a tenere l’ago in mano, tanto da diventare la più brava sarta della caserma. 
E mentre Laura impara il mestiere di sarta, accade un fatto storico che rovescerà le sorti del Paese: la caduta del Duce e l’armistizio di Badoglio, che divideranno in due l’Italia. 
Mentre Neno, il capo sarto della Villarey, Alda, Laura e le altre sarte, sono impegnate a lavorare per non pensare, il 15 settembre, la città di Ancona viene occupata dai tedeschi e anche in caserma si respirerà un clima teso. 

A che servono le parole? C’è un mucchio di divise da riparare. Stringere sopprattutto. Scosta un poco lo sguardo e nota Laura, china a imbastire un paio di calzoni. Improvvisa le arriva l’immagine della giovane il primo giorno in caserma. La vede afferrare ago e filo, controllare le dita, aggiustare la stoffa, cucire piano. 
Quanto è diventata rapida. Rapida e sicura. 
E’ così che si va avanti. Perchè è da lì che arriva la forza. 

Infatti, i tedeschi hanno occupato la caserma Villarey, rinchiudendo più di 3000 soldati italiani nella soffitta, in attesa di essere deportati nei campi di lavoro nazisti. Anche Franco, il capo dei soldati, è rinchiuso in soffitta, un uomo bravo, intelligente che anni fa, aveva assunto personalmente Alda. Tra Franco e Alda, è nato un legame di amicizia, di rispetto reciproco, che proibisce ad entrambi di lasciarsi andare ai sentimenti. 
Tra i soldati della Villarey, rinchiusi in soffitta, il lettore conoscerà anche Pietro, un giovane ragazzo che sente una forza dentro di lui, un senso di protezione verso Laura. Laura non ha mai conosciuto l’amore ed è preoccupata per le sorti di quel giovane ragazzo, che le ha rubato il cuore. 
Ma Alda non accetta che 3000 ragazzi così giovani, abbiano il destino già segnato… E’ così, che escogita un piano per salvare quei giovani ragazzi dalla deportazione nazista. Per farlo, Alda avrà bisogno di vestiti da donna, utilizzati come travestimenti per evadere i soldati. E’ così che entrano in gioco tutte le donne del paese, pronte ad aiutare quei giovani ragazzi, che potrebbero essere i loro figli. 
Alda, Laura e tutte le altre sarte, impiegheranno tutto il loro tempo, a creare nuovi travestimenti per salvare dei ragazzi innocenti da un destino segnato a causa della guerra. 
“Le sarte della Villarey” si ispira a una storia realmente accaduta, quella di Alda Renzi Laus e Irma Baldoni di Cola, due sarte della caserma della Villarey di Ancona che salvarono dalla deportazione nazista 400 soldati, tra gli oltre 3000 stipati nella caserma, travestendoli da donne. 

Alda non ha dubbi: <<Se sono qui come sarta, c’è un motivo. E non è per stare a guardare che li spediscano tutti e 3000 in Germania.>>

La scrittrice, giornalista e insegnante Elena Pigozzi, dopo il successo di “La signora dell’acqua” (2022, premio Melvin Jones e premio Internazionale di letteratura Città di Como), di cui trovi la recensione sul mio blog: https://deborahcarraro97.com/2023/09/20/la-signora-dellacqua-di-elena-pigozzi/

La scrittrice Elena Pigozzi torna in libreria con “Le sarte della Villarey”, che racconta un episodio storico realmente accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, avendo come protagoniste donne, donne coraggiose, determinate a fare la Resistenza, servendosi dell’ago e del filo. 
La scrittrice Elena Pigozzi, mostra al lettore il genio femminile, l’importanza di aiutarsi tra donne per salvare i propri simili. Le sarte della Villarey non hanno nessun arma, nessun fucile, ma hanno l’ago e il filo che nella storia diventano una sorta di arma, fondamentale per salvare i soldati italiani dalla deportazione nazista. 
I temi trattati sono la morte, la forza delle donne, l’amicizia, l’amore, il fascismo, il nazismo, la resilienza, la Resistenza che diventa un grido di speranza ed esortazione a non rassegnarsi mai al male al buio del mondo. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, emozionante, delicato, sensibile, intenso e unico, grazie al “dono” della scrittrice di raccontare le atrocità della guerra con passione e delicatezza. 
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni caratteriali e psicologiche inserite dalla scrittrice. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere, una storia realmente accaduta, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha come protagoniste le donne, donne che si uniscono tra di loro, servendosi della loro arte, di ciò che sanno fare con l’ago e il filo per combattere il nazismo. 
Ringrazio la scrittrice Elena Pigozzi e la casa editrice Mondadori, per avermi inviato la copia cartacea del libro che mi ha permesso di conoscere le sarte della Villarey, una storia emozionante e realmente accaduta.
E voi conoscevate la storia di Alda e Irma? 
Fatemelo sapere nei commenti!!


“La signora dell’acqua” di Elena Pigozzi

Titolo: La signora dell’acqua 
Autore: Elena Pigozzi 
Editore: Piemme Mondadori S.p.A
Pagine: 348
Genere: Romanzo Contemporaneo
Acquista: https://www.amazon.it/signora-dellacqua-Elena-Pigozzi/dp/8856684195/ref=asc_df_8856684195/?tag=googshopit-21&linkCode=df0&hvadid=589512717808&hvpos=&hvnetw=g&hvrand=3501924045112910213&hvpone=&hvptwo=&hvqmt=&hvdev=c&hvdvcmdl=&hvlocint=&hvlocphy=1008337&hvtargid=pla-1675629884334&psc=1

Impara dall’acqua. Non opporti agli ostacoli, ma vai avanti, scorri fino a superarli, come fa lei. Se necessario, aggirali. 
E ricorda: se hai il dono dell’acqua, hai un destino. Restituiscila dove la terra ne ha bisogno. Togli pietra, fango, sabbia, dissotterrala finché venga alla luce. Riconoscila, inseguila, dai retta a lei. 
Ascolta sempre la sua voce. 

Il libro è ambientato in una bellissima vallata, che si affaccia sul lago tra la provincia di Trento e Verona, si trova la casa bianca. La casa bianca è il risultato di molti sacrifici, di dolorose scelte da parte di Giovanni e Ines. 
Il libro racconta la storia familiare, che inizia con Giovanni e Ines e termina con Sara e Mirta. 
Giovanni e Ines si conoscevano sin da bambini, e una volta adulti decidono di sposarsi in gran segreto, perché il padre di Ines era contrario a quest’unione. Dopo il matrimonio, decidono di partire per la Merica, per migliorare la propria situazione economica. 

Giovanni mi tiene il braccio, mentre scendiamo dal vapore. La Merica è una spiaggia bianca. Ci si sprofondano le scarpe e riempiono i piedi di sabbia. Michele piange e non riesco a calmarlo. 
Sono stanca, sono sporca, sono amareggiata e mi manca casa. Non avevo mai viaggiato così tanto sull’acqua. Non avevo mai lasciato così a lungo il paese. Non ho mai condiviso con così tanta gente notti e giorni e stanze. 

Arrivati nella Merica, Giovanni ed Ines devono superare i controlli fisici e mentali per poter essere ritenuti idonei al lavoro. 
Dopo anni di duro lavoro, di fatiche e sacrifici, Giovanni e Ines ritornano nella propria terra e costruiscono la casa bianca, grazie ai soldi della Merica. 

Ed è proprio questa casa bianca che ha visto crescere figli e nipoti, proprio come Sara, la nipote di Giovanni e Ines. 
Sara si era allontanata per anni da quel luogo, dagli affetti e dai ricordi e dal suo dono di percepire l’acqua; ma adesso era tornata nel posto della sua infanzia. 

Proprio adesso che rischia di perdere la casa, perché il comune intende costruire un’autostrada e cancellare tutti i ricordi della sua famiglia e i sacrifici di Giovanni e Ines. 
Ma Sara non ha intenzione di lasciare la propria casa, rivive ogni attimo della sua vita: il primo amore, la perdita dell’uomo che amava, la nascita di sua figlia Mirta e il rapporto speciale con Italia, che per lei era una zia, madre e amica. 
Sara ha un dono speciale, il dono dell’acqua che aveva ereditato da Giovanni e si tramandava di generazione in generazione. 
Sara sente l’acqua, sa dove trovarla utilizzando la forcella di salice percepisce una leggera vibrazione, che le indica il luogo esatto in cui c’è l’acqua. 
Questo dono è contemporaneamente una benedizione e una condanna per Sara, con cui cercherà di fare pace. Sara desidera riavvicinarsi a sua figlia Mirta, il loro è sempre stato un rapporto particolare, di distanza ma pieno d’affetto a modo loro e proprio per lei, non intende rinunciare alla casa. 

Tra noi le parole sono sempre state difficili da maneggiare. Le abbiamo usate spesso una contro l’altra. Ce le siamo rinfacciate per poi guardarle in controluce e romperle in aria. Contavano di più le azioni, i gesti, il nostro essere una accanto all’altra. E tu ci sei stata. Con me ci sei sempre. 

Riuscirà Sara a fare pace con il suo dono? 
Può un dono unire e distruggere le persone? 
Riuscirà a far valere i propri diritti e a difendere la sua casa e i suoi ricordi? 

La scrittrice dopo il successo del libro “L’ultima ricamatrice”, torna con “La signora dell’acqua”, una storia familiare piena di forza, determinazione e amore che ha come protagoniste le donne della famiglia. 
Il lettore si affezionerà a tutti i personaggi, grazie alla scelta della scrittrice di alternare passato e presente, modificando in ogni capitolo la voce narrante. 
I temi trattati sono l’emigrazione, la difficoltà d’ambientarsi in un paese sconosciuto, la prima e seconda guerra mondiale, il lutto, la perdita di un figlio, il rapporto genitori-figli e l’amore quello vero e profondo che scalda il cuore. 

Lo stile di scrittura è scorrevole, poetico, romantico, armonico e commuovente, che affronta i sentimenti con delicatezza. 
I protagonisti sono strutturati bene, grazie all’impostazione della storia e alla suddivisone dei capitoli, il lettore ha modo di conoscere e di entrare in empatia con ogni personaggio. Personalmente, ogni personaggio mi ha lasciato molte sensazioni, ma ho amato Ines e Italia, che sono due donne molto forti, che non si arrendono mai. Mi immagino Ines nella casa bianca, mentre prepara con le erbe che ha raccolto una tisana, mentre aspetta il marito Giovanni che ritorni dalla guerra.
Italia è un personaggio che non si può non amare, riesce a essere una figura centrale nella vita di Sara e Mirta, e a trasmettere un amore puro e incondizionato. 
Ogni personaggio si unisce, si fonde tra loro, creando una storia familiare, unica e piena di sentimenti. 
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che amano le saghe familiari, a chi si vuole emozionare, commuovere insieme alle protagoniste. 
Ringrazio la casa editrice Mondadori, per avermi inviato la copia cartacea di questo libro, che mi ha permesso di conoscere questo bellissimo libro. 
Ringrazio la scrittrice Elena Pigozzi per avermi fatto emozionare nel profondo del mio cuore. Ogni personaggio da Ines a Mirta lo conserverò nel mio cuore, e spero di riuscire a essere una donna forte e coraggiosa come Ines, Italia, Sara e Mirta. 
Buona lettura 📚📚!!