
Titolo: La volta giusta
Autore: Lorenza Gentile
Casa Editrice: Feltrinelli Editore
Collana: Fluo
Data uscita: 7 Ottobre 2025
Pagine: 320
Genere: Romanzo contemporaneo
Sorrido osservando il casolare di pietra con il tetto spiovente che si staglia contro la vallata inondata dalla luce calda del pomeriggio. E’ mal messo, ma perfetto. Qualsiasi catapecchia può trasformarsi in un castello con un po’ di olio di gomito, giusto?
La bellezza sta negli occhi di chi guarda.
E’ il mio sguardo ora, non riesce ad abituarsi alla bellezza che ha intorno. Il bosco fitto e misterioso, il gregge di casette di pietra arroccate sul versante della montagna, poco più in là, la vallata verdissima davanti, e il mare, laggiù, all’orizzonte. E’ davvero il mare? Una fettuccia blu, sopra i crinali e sotto il cielo. In certi giorni si vede la Corsica, mi hanno garantito. E io mi fido.
Sulla porta d’ingresso del casolare c’è un’insegna sbiadita, Locanda.
Una delle prime cose che farò sarà ripassare le lettere con un pennello. Avrò la mano ferma, quando mi impegno le cose mi vengono. Aprirò tutte le finestre, poi, per far entrare la luce e quest’aria tersa che ora mi solletica la faccia. Lo sapevo che qui si respirava. Ce lo siamo detti subito: si respirerà.
Lo sguardo sarà libero. Poche cose che contano. Ci lasciamo alle spalle il mondo. Ricominciamo, da noi e da un posto incontaminato. Altissimo. Puro.
Chiudete gli occhi e immaginate il profumo di bosco e di miele, ma anche il calore di un caminetto di montagna che scoppietta e vi avvolge in un abbraccio.
La protagonista del libro si chiama Lucilla, una giovane donna insicura che ogni volta, rivoluziona la propria vita quando si innamora, convinta che sarà la volta giusta. Lucilla se lo chiede sempre, ma le cose non vanno mai come dovrebbero. E’ capitato con il primo ragazzo, Beniamino, soprannominato “lo sportivo”, che lei seguiva a ogni gara di kitesurf, annullandosi completamente; ed è capitato anche con il secondo ragazzo, Matteo “il geometra dei sentimenti”. Lucilla era la segretaria dell’azienda di famiglia di Matteo, ragione per cui si sentiva costantemente in difetto e sotto esame, dato che non riusciva a restare incinta. Lucilla si sentiva sbagliata, inadeguata come donna, notava gli sguardi discriminatori che Matteo e la sua famiglia le rivolgevano e si sentiva soffocare.
Ma rimaneva quel senso di disagio. Quella voglia di essere diversa. E non sapere proprio come.
Perchè non riesco a essere una donna uguale alle altre, quelle che gli uomini se li tengono, quelle che sono e si sentono abbastanza?
Non che non ci abbia provato. Ho seguito Numero Uno nelle sue gare di kitesurf in giro per il mondo facendo l’assistente ventiquattrore su ventiquattro, sono stata segretaria in tailleur nella ditta della famiglia del Numero Due, ho fatto la fidanzata perfetta in camicetta di seta del Numero Tre… E ora eccomi qui, ma Enrico non è il Numero Quattro, lui non è un numero. E’ Enrico, è quello giusto. Siamo alla pari, in questo sogno. E poi me l’ha giurato: sono la donna per lui. Lo capisco come nessun altro, ha detto, lo ascolto come nessun altro. Siamo in sintonia. […]
E’ un nuovo inizio diverso dagli altri, però. Mi concentro su questa diversità. Non sento quel senso di disagio, di inadeguatezza quando sono con lui, perlomeno non molto. Diciamo quasi mai. Va bene, a volte lo sento, ma perchè il problema è in me. Sono io il problema. E non devo pensarci. Devo concentrarmi sul da farsi.
Ma un giorno, Lucilla incontra Pierre, un uomo ricco che si insinua nel suo cuore e lei è convinta che lui, sarà l’uomo della sua vita. Ma Pierre e Lucilla, appartengono a due mondi differenti, proprio lei che è figlia di un giostraio, non può sposarsi con un blasone come Pierre.
E’ così che Lucilla si ritrova di nuovo sola, sbagliata e sente addosso il peso dell’inadeguatezza e del fallimento. Mentre Lucilla, cerca di capire le ragioni dei suoi sbagli, incontra Enrico, un uomo con diversi interessi, con il desiderio di allontanarsi dalla città per respirare l’aria pura di montagna.
Lucilla ed Enrico si conoscono da poco, ma lei non ha dubbi: Enrico è quello giusto, per questo motivo la protagonista, lo soprannomina “Enrico Grandi Sogni”.
Enrico, ha dei sogni ben precisi: vivere in una località sperduta di montagna, all’insegna del Green.
E’ così, che una sera, Enrico mostra a Lucilla un bando per gestire una locanda di un piccolo paesino a rischio spopolamento sulle Alpi Marittime.
Cercasi coppia per la gestione di una locanda con alimentari, in un affascinante borgo sulle Alpi Marittime. Sono compresi alloggio e contributo mensile. Il progetto fa parte di un ampio piano volto al rilancio economico dei piccoli borghi storici a rischio spopolamento, attraverso iniziative capaci di rispondere ai bisogni dei residenti, promuovere i servizi turistici eccetera… C’era una postilla, dopo le istruzioni per la compilazione della domanda, una sorta di messaggio pubblicitario: Un’ottima occasione per migliorare la qualità della propria vita e abbassare i costi, rimanendo in contatto con il resto del mondo grazie alla tecnologia.
Lucilla non ha dubbi, decide di seguire e aiutare Enrico a realizzare i suoi sogni e compila il bando.
Inaspettatamente, Lucilla ed Enrico vincono il bando, ed è l’occasione perfetta per mettere alla prova la loro unione.
Ma Enrico è in ritardo, ha qualche problema da risolvere prima di partire e Lucilla si ritrova da sola in montagna a 1200 metri di altitudine, in un paesino di soli quindici anime.
A valle, l’aspetta la dottoressa Parodi, incaricata dal comune a mostrare la locanda e il piano rigoroso, che la coppia dovrà rispettare, pena squalifica e risarcimento.
La coppia dovrà sistemare l’intera locanda e aprire dopo un mese, un piccolo negozietto con i prodotti locali e genuini per far conoscere a tutti i visitatori le tradizioni e i prodotti locali. Dopo che la coppia, avrà avviato il negoziato, a Natale, dovrà aprire il ristorante e a Pasqua, la locanda dovrà essere completamente disponibile a chiunque vorrà soggiornare lì per qualche giorno.
La Commissione e la dottoressa Parodi, si impegneranno a visitare la locanda (senza avvisare), che ogni norma sia stata rispettata.
Mentre Lucilla prende nota di ogni scadenza e aspetta che arrivi Enrico, conosce Eliseo e Libero, due abitanti della valla, che si riveleranno fondamentali per lei.
Eliseo è l’anziano della comunità, un punto di riferimento per tutti, il custode delle tradizioni locali, che sin da subito insegna a Lucilla le parole dialettali, le tradizioni e alcune pillole di saggezza sulla vita e sull’amore.
“Dev’essere stata davvero felice per aver vissuto così a lungo,” commento.
Eliseo ridacchia. “Ha amato molto, questa locanda soprattutto. L’amore è una bella medicina, ti fa venir meno voglia di andare di là. Certo, ci vuole anche fortuna, e il fisico, ma, dico, l’amore fa la sua parte. L’amore è la seconda regola per campare cent’anni felici. ”
La prima qual è? E poi l’amore quale? Io ne ho avuti tre, prima di Enrico, uno peggio dell’altro.
Alla fine, glielo chiedo.
“L’amore,” sospira. “L’amore per un compagno, per l’alpe, per l’animale, per la musica, per l’estate, per il fuoco nel camino, per un figlio…L’amore.”
“Ah, quello.”
Mi avvicina il cestino del pane. “Cotto in uno dei due forni comuni, che ormai usiamo solo per le feste. E il vostro arrivo per noi è una festa.”
Lo ringrazio chinando il capo. Sono orata. Mi dispiace solo che Enrico si stia perdendo tutto questo. E’ come un abbraccio. Quest’uomo sprizza affetto, e non credo che finga. Anzi non finge per niente. Sembra circondato da un’aura.
Invece, Libero è un ragazzo giovane, un architetto, diviso tra la montagna e la valle, che possiede una simpatica pecora di nome Abside. Libero, diventerà il fornitore di formaggi esclusivo della locanda e farà assaggiare a Lucilla il “bruss”, una crema di formaggio fermentata, tipica della zona. Libero che con Lucilla, sembra capirsi senza bisogno di troppe parole…
Siamo un bel gruppo, noi. Bambini, adulti e nuovi giovani come me”, si pavoneggia Eliseo, accarezzando la testa di Tobia, che cammina aggrappato alla sua gamba. “Dedichiamo il nostro tempo libero a mettere il vestito della domenica al paese.”
Mi segno mentalmente quest’espressione per poterla raccontare a Enrico. Mi piace.
“Non vogliamo che si perdano le tradizioni, che il paese si svuoti del tutto, sempre di più, e per sempre…” […]
“Io ed Enrico siamo qui per questo. Ci rimboccheremo le maniche. Se arriviamo alla chiesa lo chiamo, così ci dice quando arriva e…”
Ma Lucilla, mentre aiuta Libero ad accompagnare dei turisti francesi, riceve un messaggio da parte di Enrico, il suo Enrico, che l’avvisa che non raggiungerà mai la locanda.
Lucilla si sente spaesata, ogni cosa intorno a lei, all’improvviso non esiste più…esiste solo un grande buco, una voragine che le squarcia il petto.
Lucilla si ritrova sola, nel sogno di un altro e con un contratto che prevede la presenza di una coppia, con il conto svuotato da Enrico. Lucilla non sa che cosa fare: restare o fuggire?
Nel mentre, Lucilla verrà aiutata dalla gente del luogo, non solo da Eliseo e Libero, ma anche da Nives, esperta di erbe e madre resiliente, da un giapponese misterioso che vive da solo in un paesino spopolato, che comunica con lei attraverso un traduttore simultaneo e Valentina, d’estate apicoltrice e durante l’anno, maestra in valle.
Ha qualcosa di luminoso, ed è come se ci conoscessimo da sempre. (A volte si diventa amiche, prima ancora di conoscersi. Così quando ci si incontra ci si riconosce al volo.) Peccato che di me non dico niente. Ma non devo preoccuparmi. Avremo tutto l’inverno che l’hanno inventato a fare, se non per stare accanto al fuoco a chiacchierare? (E ogni tanto controllare che i bambini non rompano pezzi di casa o di sé stessi?)
Poi pare ripensarci, in fondo non siamo nemmeno in autunno, e allora mi lancia qualche domanda, ma senza incalzare per le risposte.
Quali sono le mie radici? Da quanto stiamo insieme io ed Enrico? Perchè non è ancora arrivato? Perchè abbiamo scelto questo posto? Preferisco il miele e lo sciroppo d’acero? […]
Tutte domanda a cui non trovo risposta. Ma lei non se l’aspetta. La sua è una cantilena, un incantesimo in cui mi trasporta attraverso il mare dei miei pensieri verso la terraferma.
In fondo non c’è altro modo per arrivarci.
Mi sento meglio, poi mi guardo indietro e torno giù, a fondo. In mezzo al naufragio.
Ho avuto conferma che abbiamo la stessa età, proprio la stessa! Lei però ha tre figli, un marito, un lavoro, una casa. Tutte cose che io ho solo sfiorato e mai ottenuto La guardo così adulta, con tutti i sacrifici che fa, e mi sento inadeguata. Non tanto per le cose che non ho, ma per quello che non sono. Come se non fossi riuscita a trovare un giusto compromesso con la vita e mi fossi intestardita a non accontentarmi. O forse è la vita che mi ha respinta, ogni volta. Forse non ho l’abito giusto per l’invito. (O magari l’invito.) […]
Mi dice cosa faremo insieme in questa o quella stagione, in questo o quel mese. Ha in mente il futuro, e in una parte di questo futuro ci sono anch’io. Io la ascolto in silenzio e penso con dolore e un senso di tradimento al fatto che non la vedrò mai più, perchè domani telefonerò alla responsabile del progetto per disdire l’impegno che ho preso per lasciar andare ancora una volta un sogno.
Lasciar andare anche questo.
Lucilla imparerà da ognuno di loro, i segreti e le tradizioni del luogo e forse, per la prima volta, Lucilla si sentirà bene da sola, senza dover affidare la propria vita ad altri.
Da sola, Lucilla sistemerà la locanda, grazie agli abitanti di questo paesino che le insegneranno ogni cosa. La protagonista si ritroverà con Eliseo a cercare tra i boschi, i funghi o a imparare a tagliare la legna, affidandosi completamente a sé stessa e alla natura.
Tra i boschi, il profumo della legna, dell’erba, Lucilla imparerà ad ascoltare il proprio cuore e a fare pace con le ombre della sua vita.
Lucilla non ha mai affrontato il dolore di essere stata abbandonata dalla madre, che da un giorno all’altro, ha lasciato la figlia e il marito, per costruirsi un’altra famiglia a quindici fermate di autobus di distanza. Lucilla è cresciuta con il senso di inadeguatezza, pensando di essere stata la causa dell’allontanamento della madre.
E sarà grazie alla locanda e alla montagna, che Lucilla, avrà modo di guardare dentro il proprio cuore e perdonarsi.
Ma Lucilla inizierà a comprendere che, quando si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, non ci sono scelte giuste o sbagliare: in città o in montagna, da soli o in coppia, è solo una questione di sintesi personale.
Quale sarà quella di Lucilla?
Riuscirà a far funzionare e gestire la locanda?
Il castello è il mio. Il lupo non mi fa più paura. Sono io e non sono più sola.
Chissà se esiste davvero la volta giusta.
Forse, più che giusta dev’essere nostra.
Bè, se esiste, per me è questa. Non è che lo sento: ora lo so.
La scrittrice Lorenza Gentile dopo aver pubblicato “Le cose che ci salvano” (2023) e “Tutto il bello che ci aspetta” (2024), editi da Feltrinelli, torna in libreria con “La volta giusta”, una storia di rinascita, il momento in cui smettiamo di adattarci agli altri e iniziamo a vivere davvero.
I temi trattati sono l’amicizia, il dolore, i cambiamenti, le tradizioni, le cicatrici, l’abbandono della madre, la morte, la rinascita, l’amore e la libertà di vivere senza paura.
Lo stile di scrittura è scorrevole, piacevole, luminoso, emozionante e profondo, la scrittrice descrive minuziosamente, sia i personaggi (descrizioni fisiche e psicologiche), sia le ambientazioni; infatti il lettore si ritroverà nei boschi, a sentire il profumo dell’erba, del muschio insieme a Lucilla e a Eliseo.
I personaggi sono strutturati bene, grazie alle ampie descrizioni inserite dalla scrittrice che permettono al lettore di entrare in empatia con ogni personaggio coinvolto.
Consiglio questo libro a tutte/i coloro che desiderano leggere un libro di rinascita, alla riscoperta di sé, a chi sta affrontando un periodo buio e ha bisogno di uno spiraglio di luce, a chi ha bisogno semplicemente di vivere in funzione di sé stesso, senza ricorrere ad altre persone.
Buona lettura 📚📚!!