“Il principe della guerra” di Niccolò Varzi

Titolo: Il principe della guerra 
Autore: Niccolò Varzi
Editore: Youcanprint
Data uscita: 2 Dicembre 2022
Pagine: 346
Genere: Romanzo d’azione
Acquista: https://www.amazon.it/Principe-della-guerra-Niccolò-Varzi/dp/B0BP4173RJ/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&crid=21YKLR8YB1F22&keywords=il+principe+della+guerra&qid=1676470569&sprefix=il+principe+della+guerra%2Caps%2C96&sr=8-1

La guerra è nascosta nel cuore di tutti gli uomini: basta sapere come tirarla fuori.

Il romanzo inizia con un prologo conciso e diretto, ambientato a Londra, in cui un’agente di nome Brett Sinclair chiama l’M16 (il servizio segreto della Regina), per avvisarli dell’incredibile scoperta, che potrebbe distruggere e modificare l’intera umanità. L’agente Sinclair rivela che uno scienziato, di nome Dragon Tesla era riuscito a creare per Hendrick Hofgen (un vero e proprio seguace di Hitler che aveva fondato un partito politico ispirandosi al nazismo), la “Bestia” una macchina in grado di far scoppiare una nuova guerra mondiale.
A questo punto, il valido agente William Hill si ritrova a dover indagare, chiedendo qualche informazione alla sua amica giornalista Ross e dalla sua ex allieva del L2K, l’agente Sandra. 
Tra una scoperta e l’altra, emergono gli aspetti umani che vengono evidenziati nei personaggi attraverso le parole di Macchiavelli.
Winston Hill si troverà protagonista in attività molto rischiose, che lo porteranno a conoscere poco a poco Elen, una prostituta che frequentemente clonava le carte di credito dei suoi clienti, Elen aveva conosciuto poco prima della sua morte, lo scienziato ed era entrata in possesso di due buste. Queste due buste contengono dei codici molto difficili da decifrare e che Hofgang farà di tutto per appropriarsene, 
Riuscirà Hill, con l’aiuto di Elen a fermare Hofgang? 
Niccolò Varzi (pseudonimo del vero autore), esordisce con il “Il principe della guerra”, un vero e proprio romanzo d’intelligence, che contiene numerosi spunti sull’animo umano, attraverso le citazioni del principe Macchiavelli. 
I temi affrontati sono l’essere umano, che si ritrova a dover fare i conti con sé stesso e le sue inclinazioni, riprendendo il nazismo e la brutalità dei suoi crimini. 
La descrizione dei personaggi è buona, anche se si sarebbe potuta ampliare di più per cercare di conoscere meglio i loro sentimenti. 
Ho apprezzato molto le citazioni di Macchiavelli, inserite dall’autore nel contesto attuale. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, pieno di colpi di scena e suspence, che tengono incollato il lettore.
Vi ho fatto venire voglia di immergervi nella storia di spionaggio più sconvolgente che mai? Di aiutare Hill a fermare il criminale? 
Scrivetemelo nei commenti!!
Ringrazio l’autore per avermi inviato il suo libro, per avermi permesso di conoscere meglio l’animo umano.
Buona lettura 📚📚!!

 

“Ho ancora gli occhi da cerbiatto” di Salvatore Claudio D’Ambrosio

Titolo: Ho ancora gli occhi da cerbiatto 
Autore: Salvatore Claudio D’Ambrosio
Editore: CSA Editrice
Data uscita: 25 luglio 2022
Pagine: 72 
Genere: Romanzo autobiografico
Acquista: https://www.amazon.it/Ho-ancora-gli-occhi-cerbiatto/dp/8893542056/ref=sr_1_1?crid=1X1S32O8O1YT5&keywords=ho+ancora+gli+occhi+da+cerbiatto&qid=1676036920&sprefix=ho+an%2Caps%2C133&sr=8-1

Io e mio padre siamo stati sempre la nemesi l’uno dell’altro, e ci siamo sicuramente amati, ma non siamo stati capaci di dimostrarcelo né di dircelo.

Salvatore Claudio D’Ambrosio è nato il 1 Febbraio 1987 in Brasile, ereditando da sua mamma l’abbronzatura e gli occhi da cerbiatto. La mamma decise di dare il piccolo in adozione, a una famiglia di napoletani, che non potevano avere figli. Da questo momento si ritrova ad avere due nomi: Salvatore e Claudio, come se stesse vivendo contemporaneamente due vite, con due famiglie diverse.
I genitori adottivi non gli hanno mai nascosto di averlo adottato, ma fin da subito iniziò a sentire dentro di lui delle sensazioni di infelicità e di continuo desiderio di appagare i genitori che lo avevano scelto come loro figlio.
Ma questo bambino deve affrontare anche i pregiudizi e le cattiverie dei bambini, che iniziano a prenderlo di mira solo per un colore della pelle diverso. 
Da questo momento, Salvatore si sente sbagliato, diverso e rifiutato da tutti e inizia un periodo di profonda timidezza.
Con “Ho ancora gli occhi da cerbiatto”, Salvatore Claudio D’ambrosio si mette a nudo e racconta in modo diretto, crudo e con un pizzico di ironia la sua infanzia, e gli episodi drammatici che ha vissuto. 
Affronta molte tematiche importanti e su cui bisogna riflettere. Molto spesso per paura di deludere chi amiamo, nascondiamo chi siamo, i nostri desideri e ciò che ci piace fare, questo provoca dentro di noi insoddisfazione, fino a farci smettere completamente di vivere. 
Affronta le paure di un bambino, che ha dovuto affrontare il dolore fin da subito, che da grande gli ha permesso di capire che la vita è bella a prescindere dal dolore e dalle difficoltà che dobbiamo affrontare. 
Lo stile di scrittura è scorrevole, non risulta mai pesante, grazie alle abilità narrative dell’autore, che gli permettono di raccontare eventi drammatici della propria vita, riuscendo a toccare il cuore del lettore fino alla fine del libro. 
Una storia che vi toccherà il cuore, che vi farà commuovere fino alla fine!!
Vi ho fatto venire voglia di acquistare il libro? Di conoscere il passato di Salvatore? 
Scrivetemelo nei commenti!!
Ringrazio Salvatore per avermi dato l’opportunità e il privilegio, di leggere e conoscere la sua storia, che mi ha toccato profondamente e che tutti dovrebbero leggere. 
Buona lettura 📚📚!!

“O di imbuto” di Gabriella Rinaldi

Titolo: O di imbuto
Autore: Gabriella Rinaldi
Editore: Il seme bianco
Collana: Magnolia
Data uscita: 26 Aprile 2022
Pagine: 138
Genere: Romanzo
Acquista: https://www.ibs.it/o-di-imbuto-libro-gabriella-rinaldi/e/9788833612560?queryId=63aaaf06f7efbda71c1062da5d0734d9

Dubitava di sé e dei suoi mezzi. 
Maddalena era solita dirle che era così stupida da non saper fare una O con un imbuto

Antonella è una bambina di 13/14 anni, che viveva in campagna insieme a sua madre Maddalena. La madre, era rimasta incinta dopo una serata passionale con un giostraio, che dopo sparì completamente dalla sua vita.
A quel punto, Maddalena si ritrovò a dover sopportare i pregiudizi delle persone e dei suoi genitori, che decisero di sconfessarla. Si ritrovò ben presto a fare la prostituta, per poter mangiare e “mantenere” sua figlia. 
Non c’era giorno che Maddalena non scaricasse l’odio e la sua frustrazione nei confronti della figlia, ritenendola l’unica responsabile della sua vita allo sbando.
Antonella sapeva di essere stata un “errore” della madre e ogni giorno, idealizzava il proprio padre, sperando che un giorno la portasse via. Doveva anche affrontare le malelingue dei paesani, soprattutto dei suoi compagni di classe, che per loro era solo “Antonella Topariccia”, la “figlia della baldracca”. 
Una sera, Antonella subì un tentativo di violenza da parte di un uomo che solitamente si intratteneva con la madre, l’unica cosa che poteva fare era scappare di casa e dalla campagna. 
Si ritrova sola, con pochi soldi, senza sapere dove andare a dormire, ma grazie alla sua forza e al suo coraggio, riuscì a ottenere un lavoro da sarta. Antonella un giorno, conosce un bel ragazzo, di nome Federico Mondino, con la fama del dongiovanni.
Ciò che accomuna i due, è il loro animo tormentato che li rende sempre insicuri e “sbagliati” agli occhi delle persone. Antonella si ritrova a dover affrontare una relazione tossica, a dover sistemare di nuovo i cocci della sua vita, ma incontrerà una donna di nome Rubina, che cercherà di donare alla giovane la sicurezza e di imparare ad amarsi. 
Gabriella Rinaldi esordisce con “O di imbuto”, raccontando in modo fluido e con uno stile ricercato la storia, come se avesse pubblicato altri romanzi. 
I temi affrontati sono i pregiudizi che possono essere presenti in campagna e nelle zone rurali, ma anche l’amore tossico e l’autrice ci dona tutti i mezzi per poterlo riconoscere.
A volte ci leghiamo a una persona, per nascondere il dolore, ma dobbiamo ricordarci sempre di amarci e di non “annullarci” per compiacere l’altro/a.
Lo stile di scrittura è scorrevole, con termini mai scontati. La scelta dell’autrice di inserire in ogni capitolo una citazione, una frase o un pezzo di una canzone che ha lo scopo di introdurre il lettore alla lettura, è originale e mi è piaciuta perché ti permette di immergerti con la protagonista.
Vi ho fatto venire voglia di acquistare il libro? 
Vi ho fatto venire voglia di conoscere Antonella? 
Scrivetemelo nei commenti!!
Colgo l’occasione di ringraziare l’autrice, Gabriella Rinaldi, per avermi inviato il suo libro e di avermi dato l’opportunità di leggerlo.
Buona lettura 📚📚!!

“La felicità del lupo” di Paolo Cognetti

Titolo: La felicità del lupo
Autore: Paolo Cognetti
Editore: Einaudi
Data uscita: 26 ottobre 2021
Pagine: 152
Genere: Romanzo
Acquista: https://www.amazon.it/felicità-del-lupo-Paolo-Cognetti/dp/8806249878/ref=sr_1_1?crid=1P3J98HR2WYOA&keywords=paolo+cognetti+la+felicità+del+lupo&qid=1675435773&sprefix=paolo+cognetti+la+%2Caps%2C103&sr=8-1

Il lupo obbediva a un istinto meno comprensibile […]
Arrivava in una valle, magari trovava abbondante selvaggina, eppure qualcosa gli impediva di diventare stanziale, e a un certo punto lasciava lì tutto quel ben di dio e se ne andava a cercare la felicità da un’altra parte.
Sempre per nuovi boschi, sempre oltre il prossimo crinale, dietro all’odore di una femmina o all’ululato di un branco o a nulla di così evidente, portandosi via il canto di un mondo più giovane, come scriveva Jack London.

 

Fausto Dalmasso ha quarant’anni, uno scrittore allo sbando che si è separato dalla moglie Veronica. Un giorno, decide di lasciare Milano per rifugiarsi in montagna, tra i ricordi della sua infanzia a Fontana Fredda, sul Monte Rosa.
E’ proprio qui, che Fausto conosce Babette, anche lei era scappata da Milano qualche anno fa. Fausto inizia a lavorare per Babette come cuoco e conosce Silvia.
Silvia è una ragazza che ama continuamente viaggiare, spostarsi e anche lei, inizia a lavorare nel ristorante come cameriera. 
I clienti abituali del ristorante erano sciatori, tranne un uomo che aveva il vizio di bere un po’ troppo, di nome Luigi Eraldo Balma che a Fontana Fredda era conosciuto con il soprannome di Santorso.
Tutti i personaggi di questo romanzo si trovano in montagna per scappare da qualcosa, ma contemporaneamente ognuno di loro è alla ricerca della felicità e di un posto da poter identificare come “casa”. Ma è proprio questa continua ricerca alla felicità, che fa emergere l’inquietudine dei personaggi, perché per poter trovare la felicità bisogna riuscire a guardarsi prima dentro sé stessi. 
La montagna è la protagonista indiscussa di questo romanzo, che ti porta ad immaginare il paesaggio fino alla fine del libro. 
La descrizione dei personaggi si sarebbe potuta sviluppare di più, per riuscire a coinvolgere maggiormente il lettore, creando qualche intreccio tra di loro. 
Lo stile di scrittura è poetico, delicato, in cui un semplice luogo di montagna diventa il posto della solitudine e delle delusioni dei protagonisti.
Nel complesso, la trama tiene abbastanza in sospeso il lettore. 
Paolo Cognetti è uno scrittore che ha il dono di utilizzare la prosa in modo delicato, di guardare le relazioni umane dall’esterno a contatto con la montagna. 
Dopo il successo “delle Otto montagne”, vincitore del Premio Strega 2017, non era facile accontentare i lettore/le lettrici, ma Paolo Cognetti, grazie al suo stile di scrittura riesce a sedurre i suoi lettori/lettrici e conferma il suo successo.

 

 

I libri in mansarda

Chi sono

Carissimi lettori e lettrici, 

mi chiamo Carraro Deborah, laureata in Scienze della Comunicazione nel Gennaio 2022. 
Da quando sono bambina amo leggere, mi piace sentire il profumo della carta e dell’inchiostro nelle librerie, sono capace di stare ore e ore in una libreria perché vorrei acquistare ogni singolo libro.
Ho voluto creare questo piccolo spazio, una “mansarda” dove troverete tutte le mie opinioni e i miei commenti sui libri che leggerò. 
Vi ringrazio nuovamente per essere giunti qui,
Deborah Carraro